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Il Blog di Lella Canepa

CARDO DEI LANAIOLI

Aggiornamento: 28 mar


Quando il cardo fiorisce e da un albero la cicala canora

diffonde l'armonioso frinire battendo le ali,

è giunto il tempo dell'estate ...

Esiodo - Le opere e i giorni -

VII sec. A.C


Da tempo volevo parlare dei cardi selvatici spontanei nei nostri prati, e il momento giusto mi sembra questo, per scrivere almeno di uno fra i più appariscenti, il Cardo dei Lanaioli.

Adesso, che le sue infiorescenze svettano fino a due metri di altezza e si incontrano ai bordi delle strade, negli incolti, sui ruderi, e con l'Associazione sto portando avanti il progetto della lana con Federica (qui>>>Federicadellalana).

Se si chiama "dei Lanaioli" un motivo c'è.

Appunto i suoi capolini secchi sono da tempi antichi usati per cardare la lana e "pettinare" i tessuti, ma non strettamente per un uso casalingo come si potrebbe pensare, bensì anche industriale fino ad arrivare a coltivazioni di specie che fornissero fiori sempre più grandi.

Se inizialmente questi erano usati manualmente si arrivò poi al montaggio su nastri e su macchinari enormi.

Ancora oggi aziende del settore (qui>>>FratelliPiacenza) usano il fiore di cardo per la garzatura dei loro tessuti pregiati



foto del Lanificio F.lli Piacenza - Biella




cardatrice manuale Museo della Frutticoltura A. Bonvicini
cardatrice manuale Museo della Frutticoltura A. Bonvicini

Il riconoscimento è facile in questo periodo, appunto per l'imponenza che la pianta ha, alta, spinosissima, grandi foglie strette e lunghe, con la nervatura centrale sul retro grossa e con grosse spine.

Foglie che avvolgono il fusto come a formare una coppa, adatta a trattenere l'acqua piovana e recenti studi hanno dimostrato che se in questa raccolta rimangono insetti, la pianta se ne nutrirebbe come ad essere quasi carnivora, infatti un tempo quest'acqua veniva considerata magica per la sua capacità di sciogliere gli insetti e si credeva fosse bevuta da elfi e fate e che Venere si lavasse con questa acqua tanto che il nome antico della pianta era Lavacrum veneris.

Questa caratteristica dà il nome al genere Dipsacus, da "sete", mentre fullonum, nel caso di questo selvatico, deriva dai fullones, etimo di origine etrusca che indicava coloro che si occupavano della lavorazione della lana.

È una delle possibili spiegazioni del toponimo Follonica, in provincia di Grosseto.

In realtà botanicamente non è nemmeno un cardo come gli altri, appartenendo ad una altra famiglia.




Come altri cardi è mangereccio, quando la rosetta basale spunta in primavera, le spine più tenere, e successivamente le coste private delle spine.




Bollito, condito semplicemente con olio e limone, deve piacere il gusto amaro.

Mescolato con altre erbe commestibili, nei vari misti primaverili.

Ha anche proprietà diuretiche, in fitoterapia si usa la radice, ma anche le foglie in tisana possono favorire la disintossicazione dell'organismo in caso di gotta, artrite, reumatismi, così come il decotto era usato per lavaggi per problemi alla pelle come psoriasi, foruncoli, ecc.


foto dal web
foto dal web

Un uso meramente decorativo con i capolini secchi, spesso spruzzati di vernice dorata o colorati nelle composizioni di fiori secchi, insieme a lunaria, grano, semprevivi, ecc.











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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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