Il Blog di Lella Canepa

AMARANTO COMUNE DEI CAMPI




Amaranto rigoglioso nel mio orto, sullo sfondo il granoturco

Tutto intorno a me è ormai arido e secco, la fienagione è avanti, con questo sole caldo degli ultimi giorni di giugno, gran parte delle erbe sono tagliate, imballate, pronte per essere servite alla mensa di mucche, pecore e altri animali, il prossimo inverno.

Quello che non è tagliato è comunque secco, difficile trovare qualcosa di selvatico che resista, l'orto innaffiato regolarmente dà invece, se pur faticosamente, i suoi prodotti.

Ed è proprio lì fra una zucchina e un pomodoro, fra le patate già sarchiate, i fagioli e le cipolle, che spunta adesso l'Amaranto.

Tra le infestanti più odiate per i contadini di qui, non mi risulta nessuno l'abbia mai mangiata.



Io stessa non la conoscevo come pianta commestibile o perlomeno non pensavo fosse anche questa Amaranto, fino a non molti anni fa.

L' Amaranto che conoscevo una volta io, era quello con il pennacchio rosso che si vedeva e si vede in molti giardini, credevo una specie ornamentale, poi l'innata curiosità di capire che piante avevo intorno, mi ha impegnata a cercare il nome anche di questa selvatica.

Inoltre molte spontanee dimenticate sono state riscoperte dalle nuove tendenze dell'alimentazione, vedi vegetariani e vegani, molte ricercate per proprietà indispensabili a certi regimi e riconosciute con nomi nuovi.

Un po' come è successo per la Quinoa, improvvisamente si è sentito parlare della farina di Amaranto per ricette senza glutine, facendolo arrivare da lontano ignorando che sia più o meno la stessa infestante dei nostri orti.

Ne parlo adesso sollecitata da un post di qualche giorno fa su fb, dove ho scoperto che in Grecia è molto usata e si chiama βλίτα.

È davvero buona, per quanto mi riguarda, la rosetta appena nata o la cima prima della fioritura, anche solo bollita e condita con olio e limone. Il gusto assomiglia agli spinaci, più delicato, senza la sensazione di ferro che danno gli questi ultimi in bocca.

Come altre verdure del genere, spinaci, bietole ecc. è ricco di ossalati e quindi sconsigliato a chi soffre di reni.

Per questo è necessaria la bollitura in abbondante acqua, essendo una verdura ricca di nitrati, che vengono dispersi nell'acqua di cottura, che non va riutilizzata.

Le innumerevoli altre proprietà, alto contenuto di fibre, vitamina A e K, contrasto del colesterolo cattivo, ne fanno una verdura da prediligere rispetto ad altre.

Si può mangiare tutta, radice nel momento giusto, fusti giovani come fossero asparagi, foglie tenere.

Bollita quindi, può essere utilizzata come altre verdure, nel post di cui dico sopra sono stati fatti dei ravioli usando ricotta e formaggio di capra e mi riprometto di provare a farli.


Radice e fusto di amaranto

Per il riconoscimento, forse le prime volte è meglio aspettare che cresca per osservarla meglio con la fioritura, il fusto diventa quasi legnoso con spesso striature rosse, la lunga pannocchia di fiori, che in questo selvatico è quasi sempre verde, a volte tendente al rossiccio o giallastra, che spesso si curva, dando il nome in questo caso di Amaranthus retroflexus L. Le foglie con il picciolo lungo, con nervature, ovali, nell'orto fra patate, galinsoga, farinello, simili, bisogna farci un pochino attenzione inizialmente.






La farina si ottiene delle tre varietà idonee a produrre i semi da macinare o usare così Amaranthus cruenus, Amaranthus hypochondriacus, Amarantus caudatus di cui mi risulta esistano alcune coltivazioni in Veneto.

Gli stessi semi possono essere scoppiati come il pop corn, così come facevano già 8000 anni fa.

Per gli Atzechi era il grano degli Dei, usato nelle loro cerimonie religiose tanto era importante come cibo.

Una statua di Huitzilopochtli, una delle più importanti divinità Mexica, fatta impastando semi di amaranto e miele nero, veniva portata in processione e poi mangiata nella festività dedicate al dio.

Ancora oggi in Messico il dolce tipico della ricorrenza dei morti, chiamato Alegria, ricorda nella ricetta l'antico Tzoalli con il quale si componeva la statua, una specie di croccante di semi di amaranto, zucca e miele.

In queste cerimonie venivano effettuati anche sacrifici umani, di conseguenza all'arrivo degli Spagnoli la pianta non fu subito apprezzata e conosciuta in Europa come avvenne per altre.

Con il Mais e la Quinoa servì a sfamare intere popolazioni, per la sua facilità e velocità di crescita anche con climi siccitosi e la sua produttività, visto che una pianta produce minimo 200.000 semi e che questi possono rimanere nel terreno 20 anni e poi germinare.


"Nelle cronache spagnole dei primi anni della conquista, la pianta di amaranto è descritta come maialino, santoreggia o armuelle, poiché gli europei le trovarono simili ad alcune piante selvatiche del Vecchio Mondo. Il seme di amaranto era anche paragonato al seme di senape e al seme di lenticchia, e nel Codice Fiorentino sono chiamati cenere. a, b) "Bledos". Codice Fiorentino , lib. XI, f. 134r. c, d) Stoccaggio, processo di raccolta e selezione dell'amaranto. Codice Fiorentino , libs. IV e VII, ff. 72v e 16r. "

https://arqueologiamexicana.mx/mexico-antiguo/los-cuerpos-divinos-el-amaranto-comida-ritual-y-cotidiana




È tra i vegetali con il maggior contenuto di proteine che assomigliano a quelle della carne ed è per questo che la sua riscoperta si deve in gran parte a chi pratica il veganesimo.

Non essendo un vero cereale è privo di glutine, in commercio è possibile reperire farine e paste alimentari di questa pianta adatte a celiaci


bellissimo Amaranto fiorito nel giardino dell'amica Mariarosa da semi arrivati casualmente

Il colore dei suoi "pennacchi fioriti" ha dato il nome alla tonalità di rosso che lo ricorda, tanto che è stata usata da noi per molto tempo solo come ornamentale, fino ad ottenere varietà apposta per decorazione dei giardini.

In realtà il nome "amaranto" datole molto tempo dopo il suo arrivo in Europa, significa "che non appassisce!

In alcune specie anche le foglie a volte hanno colorazione amaranto o macchie










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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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