Il bucato è tra le faccende più importanti delle donne di casa: e deve star loro molto a cuore.

Bucato si dice l’imbiancatura dei pannilini, la quale si ottiene per mezzo della cenere e dell’acqua bollente, che vi si versa sopra.

Per far bene il bucato, scelgonsi giornate, per quanto si può, serene e ariose.

Al mattino per tempo si scernono tutti i pannilini sudici, macchiati: e si portano al torrente, o al fiume, o alla fontana ovvero si mettono in un fontino e si ammollano e si insaponano a modo.

Poscia si riportano nei panieri o nelle ceste al mastello entro cui si vuol fare il bucato.

Sul fondo del mastello si possono collocare alcuni sermenti a fine di tenere un po’ sollevati i pannilini i quali vi si dispongono poi fino al sommo.

Chi ama di dar buon odore alla biancheria suole porre due o tre mazzi di timo o di lavanda al di sopra dei pannilini, su cui si distende il ceneràcciolo, che è una tela grossolana.

Sovr’essa ponsi la cenere che prima fu passata per istaccio.

E per mezzo d’un secchiello si versa sopra la cenere l’acqua bollente, la quale passando attraverso di essa la spoglia della potassa, che ha la forza di sciogliere l’untume dei pannilini.

Alcune usano invece gettare la cenere nella caldaia dell’acqua bollente, e poi attingere il ranno, e a poco a poco versarlo sul cenerraciolo.

Il ranno che cola dal foro al basso del mastello si raccoglie e si pone sul fuoco ancora per riversarlo sui pannilini: e si cessa quando il ranno esce caldo dal mastello, poiché allora il bucato si può dire fatto.

Da “ Libro per le Scuole Femminili delle campagne” Stamperia Reale di Torino 1879

del Bucato

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