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- Erbando
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- Copia di Erbando
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Eventi (5)
- 12 marzo 2021 | 13:4016030 Castiglione Chiavarese GE, Italia
- 1 maggio 2019 | 08:0018017 Costarainera IM, Italia
- 25 giugno 2017 | 08:0016043 Chiavari GE, Italia
Post sul blog (398)
- LA RADICHELLA A COSTANEIGRA
La Natura non fa nulla d'inutile. (Aristotele) Ancora un'erba del Mio Prebuggiun ( qui>>> ) , facilmente reperibile nelle campagne qui intorno a me. A primavera spunta con la sua rosetta basale somigliante a un Tarassaco ( qui>>> ) e per questo spesso confusa. Con il Tarassaco condivide la famiglia delle Asteracee , il suo genere invece è quello delle Crepis che possiede 200 o 300 specie, facilmente confondibili per un profano. Per quel che mi riguarda sono arrivata ad individuare quella che raccolgo nella Crepis vesicaria e nelle sue sottospecie, ma come ho già avuto modo di dire non ho competenze botaniche specifiche, il mio interesse per il nome scientifico è puramente a livello amatoriale. Anche quelle che in Emilia chiamano "asprelle" credo siano una varietà di Crepis. È questa quella raccolta un po' ovunque con il nome di Radichella o Radichiella . In questa zona è chiamata Costaneigra, nome che favorisce il riconoscimento per il colore rosso scuro dello stelo alla base. L'altro segno particolare è il " bottone " centrale che formerà il fiore, che la fa distinguere dal Tarassaco e dalla Cicoria( qui>>> ) . Anche se spesso è confusa con questi, non ci saranno conseguenze di sorta, ha un gusto tendente all'amaro e per questo depurativa, disintossicante e diuretica come appunto Tarassaco e Cicoria. Il fiore, a differenza del Tarassaco , che è uno su ogni stelo, nelle Crepis forma una ramo ad ombrello di simil-margherite gialle, spesso con sfumature rossastre, alto anche 80 cm. Non c'è molto altro da dire, non la mangio né cruda né da sola, ma solamente nel misto di erbe, bollita, stando attenta a ben equilibrarla con qualcun altra più dolce. I suoi boccioli chiusi li mangio qualche volta anche in insalata, mescolata a tarassaco, ma bisogna essere abituati a certi gusti selvatici. Pare che l'appellativo vesicaria le derivi dalle brattee rigonfie, simili a vesciche, che la contraddistinguono nel momento della fioritura. Sono venuta a conoscenza di una Crepis con una certa tossicità la Crepis lacera, che per fortuna non è presente qui in Liguria e penso in gran parte del Nord Italia, la segnalo solo per chi non cerca erbe qui, ma al centro e al sud. Non avendo avuto occasione di fotografarla propongo una foto presa dal web. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- DELLA COLAZIONE DI PASQUA E DELL'UOVO DEL VENERDÌ
E con un ramo di mandorlo in fiore, a le finestre batto e dico: «Aprite! Cristo è risorto e germinan le vite nuove e ritorna con l'april l'amore Amatevi tra voi pei dolci e belli sogni ch'oggi fioriscon sulla terra, uomini della penna e della guerra, uomini della vanga e dei martelli. Aprite i cuori. In essi irrompa intera di questo dì l'eterna giovinezza ». lo passo e canto che la vita è bellezza. Passa e canta con me la primavera. Ada Negri Ricordo zio Genin, organista in basilica dei Fieschi, per più di 50 anni, che aveva un vero e proprio culto per l’uovo del venerdì santo. Secondo lui questo uovo non marcisce mai. Adolescente ribelle io, mentre lui mi ripeteva ogni anno la stessa, e scettica lo ascoltavo, pensando che sette anni di prigionia in India qualche danno lo avevano pur fatto. Parlava di farlo benedire, conservarlo, mangiarlo la mattina di Pasqua e così quel giorno in tavola c’erano sempre queste uova del venerdì santo portate a benedire, spesso colorate, che tutto sommato preferivo mangiarmele piuttosto che aspettare per verificare che non andassero a male. Negli anni, anche se i ricordi son confusi e in casa non si è mai fatto veri e propri digiuni di quaresima, la colazione di Pasqua abbiamo sempre cercato di farla diversa, con quel qualcosa in più che desse significato alla giornata, e poi a messa con il vestito nuovo. Ho scoperto poi che l’usanza è ancor ben presente nelle regioni centro-meridionali e che quella dell’uovo del venerdì santo la raccontano in tanti e arriva forse dalla Francia. Pare lo tenessero da parte per darlo poi agli ammalati gravi. Certo è che l’uovo è l’ emblema della nascita, e una volta si arrivava alla mattina di Pasqua dopo la quaresima che non prevedeva nulla di animale, e dopo il lungo digiuno del venerdì santo. Adesso i digiuni si fanno per dimagrire, trovare un uovo con la certezza che sia stato deposto il venerdì santo nemmeno dal gioielliere, anche se tutti gli anni ci provo. Con questo una bella colazione la mattina di Pasqua, soprattutto se l’aria fosse finalmente gentile e si potesse apparecchiare in giardino, sul terrazzo, perché no? Anche a letto ma con le finestre aperte, chi ce lo impedisce? Le uova sode colorate, come appunto si usava fare con quelle benedette del venerdì, i primi salumi finalmente stagionati dell’anno, qualche fetta di formaggio fresco, un pane cotto apposta che sia un po’ più brioche salata, due fiori e come diceva mia madre: - Ora dobbiamo solo resuscitare.- Per la simil brioche salata tutti gli anni leggo tante ricette, poi invento un po'. L'anno scorso l'ho fatta tipo casatiello piena di salumi prosciutto e formaggio. Quest'anno l'ho fatta tipo treccia arrotolata e con queste dosi: 500 g farina 300 manitoba+200 farina 00 4 g lievito di birra secco 200 ml latte tiepido 1 uovo 50 g burro morbido 25 g zucchero 10 g sale fino 100 g di speck a striscioline sottili 1 tuorlo + 2 cucchiai di latte semi sesamo o di papavero come piacciono Ho mescolato il latte al burro sciolto, ho aggiunto l'uovo, ho messo tutto nelle due farine e aggiunto lievito e sale. Impastato e dopo un'ora ho fatto due pieghe direttamente nella ciotola. Lasciato lievitare tutta la notte. Se si vuole far prima basta raddoppiare il lievito. Il mattino dopo ho allargato la pasta a rettangolo ho messo sopra dello speck a striscioline sottili ho arrotolato e poi tagliato in tre parti che ho inciso a fondo e intrecciato e poi chiuso a cerchio. Lasciato lievitare altre due ore, spennellato in superficie con tuorlo d'uovo sbattuto con un po' di latte, cosparso di semi di sesamo. Cotto in forno per 40 minuti a 200-180 gradi Per le uova colorate quest'anno ho provato a fare quelle sode, sgusciate e immerse nel colorante, che può essere fatto con spinaci, curcuma, barbabietola o anche coloranti alimentari. Dopo averle rassodate l'ho sgusciate e lasciate coperte dal colore, una per ogni bicchiere, un colore diverso. Ho aggiunto un cucchiaio di aceto in ogni acqua colorata. Pensavo assorbissero più colore, ma così per provare una cosa diversa. Tutto sommato preferisco colorarle con il guscio. Questa che mi era piaciuta tanto è semplicemente rassodata nel vino rosso con l'aggiunta di zucchero di canna che crea un brillio in superficie, che in foto non si vede ma è molto bello. Tanto mi piacciono invece le uova traforate ma mi devo ancora specializzare un po' e soprattutto trovare il tempo per farle. Quest'anno mi sono fatta questi biscottini forma di colombina che mi saranno capitate davanti in mille ricette più o meno uguali, io le ho fatte così, il più leggere possibili. 125 g Yogurt greco 250 g Farina Spadoni autolievitante 25 g Mandorle non pelate macinate fini 130g Zucchero 50 g Burro sciolto 1 uovo scorza grattugiata di limone e aroma di mandorla Zucchero a velo Mescolato yogurt e burro sciolto, aggiungo lo zucchero, le mandorle ridotte farina, la farina, la buccia di limone, l'uovo. Mescolo bene e ottengo un impasto molle e appiccicoso che metto in frigorifero un'oretta. Riprendo l'impasto che sarà meno appiccicoso e formo i biscotti a colombina. Ci sono decine di video sul web e altrettanto ricette diverse. In forno a 180° per mezz'ora Buona Pasqua a tutti, vado che ho fame. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- DEL BURRO FIORITO ... E DEI BISCOTTINI PETALOSI
Mi chiedi perché compro riso e fiori? Compro il riso per vivere e i fiori per avere una ragione per cui vivere. Confucio Da qualche parte, nell'anno del non so quando, nella località di non so dove, mi arrivò all'orecchio la parola "burro fiorito" probabilmente legato nel discorso alla parola "malga"... Da qualche tempo mi girava e rigirava in testa e una rapida ricerca su internet non ha dato nessun esito o non ho saputo cercare, quindi era necessario provare a fare quello che vedevo già fatto nella mia mente... Di come si fa il burro ho parlato nel primo post che ha inaugurato questo blog ( qui>>> Burro?grazie me lo faccio ) ma è talmente semplice che non fatico a riscrivere. Per farlo fiorito però è necessario avere qualche corolla di fiori selvatici appena raccolti. È buona cosa rimanere su fiori semplici e conosciuti sicuramente edibili e mescolati di vari colori, quindi calendula, trifoglio rosso, tarassaco, malva, qualche tralcio di finocchio, uno dei pochi casi dove metto uno o due fiori di borragine per via del blu intenso che non guasta, qualche fiore di ortica morta, il lamium, lillà, geranio molle selvatico e erba roberta, ma anche viole, viole del pensiero, roselline. Tutto assolutamente bio e appena raccolto. Per fare il burro serve la panna liquida fresca. Quella che al negozio sta nel frigorifero del latte, con la scadenza breve, non quella a lunga conservazione da cucina tanto per capire. Il procedimento è uguale a come si fa la panna montata, al di là del metodo campagnolo del fiasco, oggi basta un qualunque frullino, robot, frullatore, quel che si voglia. In tempo che definire cinque minuti è tanto, frullando dalla panna liquida, si raggiunge lo stato di panna montata. Continuando il colore da bianco diventa giallino, si ottiene la separazione del grasso dal liquido, il burro è fatto. Va messo in un colino a maglie strette e sotto l'acqua fredda corrente, senza paura, sciacquato per bene lavorandolo con una spatola per eliminare il liquido che ne comprometterebbe la durata oltre che il gusto. A questo punto su una carta forno ho sparso i petali a caso e sistemato il burro appena fatto sopra, aiutandomi con la carta, l'ho "impastato" con i fiori, rotolandolo poi su altri petali perché aderissero bene anche all'esterno. Ho formato il mio panetto e Il risultato è delizioso, da verificare la durata del colore dei fiori, e da tenere conto che comunque i fiori rilasciano un poco di sapore, ma servire questo burro a un tè o ad una prima colazione, è quel momento di coccola che non può che fare bene. Avendo ancora due fiori ho deciso di proseguire a fare biscotti fioriti. Questi invece mi erano passati davanti mesi fa, sfogliando internet, vai a ritrovare ora come e perché, ma provare si può sempre provare. La pasta ho deciso per la sucrē di Evelindecora (qui>>>) che se non avete visto i suoi biscotti decorati correte subito, una frolla ricca, in pratica per farla serve: 100 gr. di burro morbido 100 gr. di zucchero fine (non a velo) 2 tuorli di uovo a temperatura ambiente 200 gr. farina 00 scorza di limone, vaniglia Mescolato burro e zucchero con una spatola, aggiungo i tuorli, gli aromi e la farina finendo di formare una palla a mano. È possibile anche stenderla subito, io ho lasciato riposare un'oretta in frigo. Per facilitare l'operazione si può stendere tra due fogli di carta forno, lasciandola relativamente più spessa dei biscotti finiti. Sistemo a piacere, con un po di fantasia i fiori, tenendo presente la misura del tagliapasta rotondo che userò per tagliarli, copro con la carta forno e premo leggermente con il matterello. Taglio semplicemente rotondi e inforno a 180° forno anche ventilato, controllando attentamente. Non devono colorire, bastano 10 minuti. Quando li tolgo dal forno sono ancora morbidi da non toccare fino a che non sono freddi. A prova finita sono soddisfatta del risultato, certamente i colori forti rimangono di più e questo sarà tenuto presente la prossima volta, ma la mia mente vola e già immagino i soliti biscotti salati di pasta sablé che faccio per gli aperitivi, decorati con fiori di rosmarino, finocchio (che rende benissimo) fiori di origano, di timo serpillo e altro.... Un'altra delle cose che ho preparato giorni fa per questa estate sono i cubetti del giaccio fioriti.... credo non servano ricette per farli ma sono di grande effetto. Ripeto SOLO FIORI EDULI, fate una veloce ricerca se avete dei dubbi, impossibile ricordarli tutti qui, oltre a calendula, trifogli, tarassaco, malva, finocchio, lamium, lillà, primule, geranio molle selvatico e erba roberta, viole, viole del pensiero, roselline, meglio rimanere sul semplice. Per sambuco e acacia solo i petali perché le parti verdi sono tossiche anche se la quantità è davvero minima ed è per questo che qui uso i pochi fiori di borragine che mangio durante l'anno. Sul glicine sorvolo, ma io non lo mangio. ❌Sicuramente NO fiori di ranuncolo, vitalba, celidonia, aquilegia, clematidi, ortensie, falso gelsomino, azalee e rododendri, narcisi e tulipani, digitale, lantana, mughetto, pervinche, calle, erica, ginestra, oleandro e altri ancora più pericolosi di questi come lo stramonio e l'aconito. Tutti tossici se non anche velenosi, ma chissà quanti ne dimentico. Quindi attenzione. Attenzione anche a dove si raccoglie, se sono fiori del giardino, che non provengano da un garden pompati con concimi chimici non adatti all'alimentazione. Ancora una piccola stupidaggine, io vivo in campagna, circondata da migliaia se non milioni di fiori, nonostante questo non raccolgo inutilmente ciò che realmente non mi serve e solo il minimo indispensabile. Non sono la padrona della natura e sono quella a cui i fiori sono meno necessari, quando raccolgo lo faccio consapevolmente e quando, per esempio, prima dello sfalcio, dopo poche ore sarebbero tagliati comunque. Così, per rispetto verso di loro ma soprattutto verso di me. Altre idee con i fiori sono in questo post : Mi è fiorita l'insalata (qui>>>) e in giro per il blog. Spero un giorno di incontrare Dio, perché voglio ringraziarlo per i fiori. Robert Brault Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. 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Pagina dedicata all'evento Erbando svolto a Chiavari. Mappa >> Programma >> Informazioni >> 158° Mostra del Tigullio Lella Canepa Riconosciuta esperta in materia, eredita le sue competenze dai suoi avi, attraverso esperienze dirette pluriennali, libri, manoscritti. Chiavari 158° Mostra del Tigullio "Erbando" lo trovi in passeggiata a Mare a Chiavari. dal 22 al 25 Giugno 10:00 - 00:00 Programma dell'evento Erbando © Esposizione erbe da Prebuggiun. Illustrazione sul come riconoscerle, raccoglierle, prepararle e cucinarle all'interno della 158° Mostra del Tigullio. Mappa Programma Vuoi avere maggiori informazioni sull'evento? Inserisci i tuoi dati qui a fianco e un tuo messaggio. Ti contatteremo nel più breve tempo possibile. Chiedi informazioni! Successo! Messaggio ricevuto. Informazioni
- Donne da Ieri a Oggi | del filare
Scopri l'antica arte del "Filare", uno dei tanti lavori delle Donne di campagna, ormai perso nel tempo e rimasto solo un antico ricordo del rattoppare del bucato del Filare Fra i vari lavori delle donne di campagna non ultimo, specialmente nell’inverno si è il filare e conviene impratichirsene per tempo. Ora sappiate che per ben filare si piglia una roccata di canapa o d’altro, si apre, si scuote bene e poi si arrocca, cioè si avvolge alla conocchia o rocca, su cui si ferma colla così detta pergamena o con un largo nastro. Quindi si fissa la rocca al lato sinistro, infilandone la parte inferiore in un nastro, legato alla vita, e sorreggendone la parte superiore con un cappietto, chiamato pensiere, appuntato al petto; e questo è d’uopo tanto più per chi ha poca pratica. Tenendo poi il fusto della rocca tra il petto e la mano sinistra, col pollice e l’indice di questa, sì tiran giù a poco a poco le file della canapa e si guidano con garbo, riunendole per mezzo della saliva con cui di tratto in tratto si bagnan le due dita, in guisa che il filo venga sempre uguale ed uniforme. Intanto col pollice e coll’indice della mano dritta si scocca il fuso all’infuori, che prillando avvolge il tiglio e forma la gugliata, la quale di mano in mano si tira sulla pancia e sul collo del fuso stesso al fine di poter filare l’altra. Allorché, dopo d’aver filato parecchie roccate, sì son fatti cinque o sei fusi di filo, questo si annaspa, avvolgendolo sul naspo per farne una matassa. Con una diecina di matasse si fa un mazzo e i mazzi poscia s’imbiancano. Imbiancato che sia il filato, si dipana e si fa poi la tela. Giova lavare presto il filato, perché se si serbasse a lungo senza imbiancarlo verrebbe roso dalla saliva. Quanto a filar la lana la si lava ben bene, e asciutta che sia si unge con un pò d’olio poi la si fa conciare per farne i così detti cannetti o voglioli, così preparata si fila sulla rocca, ma non si bagna colla saliva. Filata si lava nella saponata preparata il giorno prima con la radica saponaria e fatta asciugare si torce e si lavora... Da “ Libro per le Scuole Femminili delle campagne” Stamperia Reale di Torino 1879 dello stirare del caffè della spesa del corredo DEL PUDORE Se ti è piaciuta questa pagina, clicca Condividi !😀 Condividi! acquista il libro su: ibis AMAZON
Post sul forum (7)
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