top of page

Search Results

470 risultati trovati con una ricerca vuota

Servizi (4)

  • Impara a conoscere le Erbe!

    Prenota ora la tua sessione esclusiva con Lella in cerca di Erbe! Ricordati di vestirti adeguatamente e armati di coltellino da cucina! Andrai alla ricerca delle preziose erbe...

  • Cucinando le tue Erbe!

    Non sai come si cucinano le Erbe? Prenota la tua sessione esclusiva con Lella e impara i segreti di una cucina semplice!

  • Erbando

    Passeggiando, conoscendo, raccogliendo e imparando ad usare le più comuni erbe spontanee commestibili. Con LELLA CANEPA Per prenotare 3331205390 - 0185 408000

Visualizza tutti

Eventi (5)

Visualizza tutti

Post sul blog (396)

  • TORTA MIMOSA ovvero PAN DI SPAGNA o GENOISE?

    Quanti rossi d'uovo sbattuti con la forchetta per le torte che faceva mia madre per tutte le feste possibili. In una casa dove si festeggiava anche il compleanno dei ragni, eravamo sempre a sbattere e avercelo! uno sbattitore elettrico. Mi sarei messa a piangere al primo robot con le fruste che arrivò in casa. E mi annoiavo a morte a sbattere, oltre che stancarmi: - Mammaaa, va bene così?- - No, devono diventare quasi bianchi, essere belli gonfi, devono scrivere - Si usavano solo i tuorli di uova freschissime e mai state in frigo ( e chi ce l'aveva allora) e la regola era un cucchiaio di zucchero e quasi due di farina finissima per ogni tuorlo Le uova aperte una per una separando tuorlo da albume per controllarne la freschezza, i tuorli sbattuti a lungo con lo zucchero. Quando il composto "scriveva" si poteva aggiungere la farina a poco a poco setacciandola e girando con dall'alto al basso con il cucchiaio di legno piatto (quello tenuto per i dolci). Nel frattempo si erano montati a neve ferma gli albumi e lì sbatti sbatti sbatti fino a che la forchetta non stava ferma diritta nel mezzo e si univano anche questi al composto con delicatezza. Nella tortiera imburrata e infarinata, SENZA SBATTERE e in forno per 45minuti - un'ora a 180° Ora tutto è cambiato, bilancia, robot, e uova intere. Ieri volevo fare una torta mimosa per oggi e all'ultimo minuto ho tirato fuori le uova dal frigo, sono anni che le sbatto meccanicamente e soprattutto, anche se non so perché, uso uova intere con lo zucchero per almeno una decina di minuti e poi aggiungo la farina, sarà la potenza dello sbattitore ma il risultato mi soddisfa a sufficienza. Altrimenti, sempre con la planetaria o le fruste elettriche, come una volta: gli albumi montati bene a neve e messi da parte, i tuorli con lo zucchero, a mano si unisce la farina, poi gli albumi molto delicatamente per non smontare il tutto Le dosi per questa mia sono queste: 6 uova medie 225gr. di zucchero 225gr. di farina 00 un poco di polvere di vaniglia naturale teglia da 22 cm. imburrata e infarinata o imburrata e con la carta forno Per prima cosa preparo la teglia, imburro leggermente il fondo e applico un rotondo di carta forno ritagliato, imburro le pareti e o le infarino sbattendo via l'eccesso, o copro anche queste con una striscia di carta forno specie se non ho una teglia sufficientemente alta. Metto tutto nel robot, con la frusta e sbatto, sbatto, sbatto per almeno 10 minuti, nel frattempo mi ero setacciata la farina, quando sono montati per bene diventano chiari e gonfi, a mano la aggiungo a cucchiaiate sempre facendola cadere dal setaccio, piano con movimenti delicati dall'alto al basso, solo il tempo necessario per amalgamare la farina. Metto nella teglia e NON SBATTO per assestare, come vedo fare spesso, perché tutta la fatica fatta per montare l'uovo e creare delle bolle d'aria diventa inutile. NEL PAN DI SPAGNA NON VA MESSO IL LIEVITO, NON VA MESSO NESSUN GRASSO TIPO OLIO O BURRO. Cuocio a 180° per un'oretta, senza aprire il forno nella prima mezz'ora, solo verso la fine infilando uno stecchino per capire se è cotta. Se lo stecchino viene fuori asciutto va bene. Di norma si capisce anche dal profumo che esce dal forno. C'è chi la cuoce per meno a temperatura più bassa nel forno ventilato, non ho ancor provato. Senza aspettare molto, capovolgo su una griglia e metto a raffreddare. Per farcire o per qualsiasi uso è meglio quando è raffreddata completamente, ancora meglio dopo un giorno. Quando volevo fare le cose perfette facevo la pasta genoise, che poi è più o meno la stessa cosa, salvo che si monta a caldo, a bagno maria. Le uova vanno battute intere a bagnomaria, il che fa sì che lo zucchero si sciolga meglio e si incorpori meglio alle uova. Nelle foto si vedono le uova con lo zucchero a bagnomaria, trasferite poi nella planetaria, montate, la farina setacciata e unita, nella teglia pronta da cuocere Una volta raffreddato per bene, meglio il giorno dopo, con un coltello con i denti, tipo da pane, ho tolto tutta la parte scura, ho tagliato in tre dischi di un centimetro, più uno più sottile che è servito a pareggiare. Ho posato il disco superiore, al quale non ho tolto la crosta, alla rovescia su un pizzo da torta, facendolo diventare il fondo della torta. Avevo preparato e lasciato raffreddare una crema pasticcera fatta con 500gr. di latte 4 tuorli d'uovo 4 cucchiai di maizena 8 cucchiai di zucchero un scorzetta di limone Per far prima metto tutto nel microonde, cuocio per 4 minuti a 900w, tiro fuori mescolo, e faccio ancora cuocere per altri 4 - 5 minuti. Anche questa non è la ricetta della classica crema pasticcera vera di pasticceria, in quanto ci andrebbero più uova per quella quantità di latte. C'è chi anche per la crema usa le uova intere, tuorlo e albume e in questo caso si può arrivare a usarne solo due per mezzo litro di latte. Far raffreddare per bene e qui vorrei dire che io non sono fra quelli che mette la pellicola aderente sulla crema calda per non "fargli fare la pelle", è una cosa che non mi convince, la mescolo qualche volta e poi la copro ma non attaccata alla crema. Anche questa fatta la sera prima meglio. Il giorno dopo basta mescolare con forza per farla tornare morbida e vellutata. Avevo della panna, una confezione, l'ho montata e unita alla crema ben raffreddata. Ho imparato diversi anni fa a farcire le torte servendomi dell'anello regolabile in acciaio, se mettere tutto nella tortiera che si è usato per cuocere il pan di spagna, ricordandosi di foderare prima con la pellicola. Si mette per primo il disco che sarà il sopra della torta che poi andrà rovesciata su un piatto. Con l'anello invece si prepara la torta direttamente sul pizzo. Ho preparato uno sciroppo con acqua e zucchero e sciroppo di rose, perché in questo caso non potevo usare alcolici, altrimenti una aggiunta di limoncello non ci sta male. Qualche pasticceria la bagna con lo sciroppo di ananas. Ho bagnato con un pennello e poi farcito il disco, poi un altro e infine ho coperto tutta la superficie della torta, ricordandomi di tenere da parte la quantità di crema che mi servirà per rifinire la torta. Poso un piattino e sopra un piccolo peso, in questo caso il batticarne, metto tutto in frigo per almeno due ore. La torta si riposerà diventando più stabile, la crema più soda e il tutto più facile da tagliare. Stamattina è bastato togliere il piattino, aprire l'anello e la torta è perfetta per essere finita. Il primo disco, quello più sottile, l'avevo tenuto da parte tagliato a quadretti e passati tra le mani ridotti a briciole grandi e con questi ho coperto tutta la torta. Andrebbe tutta solo con briciole di pan di spagna giallo, ma odio buttare via cose buone, quindi intorno l'ho ricoperta con la crosta che avevo tolto mescolata a mandorle frullate. Si può rifinire la torta sempre con il coltello con i denti, per farla diventare a forma di cupola. Il pan di spagna sbriciolato ricorderebbe il fiore della mimosa. In realtà la torta mimosa nasce da un pasticcere di Rieti, Adelmo Rienzi, che vinse un premio di pasticceria a Sanremo nel 1962 con questo dolce, inventato per omaggiare la città dei fiori. La ricetta è mantenuta segreta, la torta è ancora prodotta dagli eredi di Adelmo, ma da sempre è riproposta abitualmente con pan di spagna, sbriciolato sopra per creare l'effetto mimosa. Diverse invece le storie che si narrano sulle origini del pandispagna che in Spagna si chiama di Genova Una è quella di un ambasciatore della Repubblica di Genova che portò al suo seguito un cuoco, tal Giobatta Cabona, il quale, alla richiesta di un dolce diverso, servì questa leggerissima torta montata a caldo, ispirata alla torta Biscotto di Savoia. Ebbe talmente tanto successo che gli spagnoli vollero chiamarla Genoise, e dato era stata fatta per gli spagnoli in Italia divenne Pan di Spagna. C'è chi invece racconta che la genoise sia stata inventata in Francia con l'aggiunta di una piccolissima quantità di burro, gli anni erano quelli più o meno la metà del '700 e io non c'ero per sapere come andò veramente. Non vorrei aver creato confusione, riassumendo: RICETTA CLASSICA PANDISPAGNA: uova montate con lo zucchero aggiunta di farina setacciata aggiunta albumi montati a neve a parte RICETTA GENOISE uova intere battute insieme allo zucchero a bagnomaria fino ad arrivare a circa 55° Montate in planetaria Aggiunta di farina setacciata, eventualmente una parte di fecola RICETTA SIMIL PANDISPAGNA CHE HO FRETTA uova intere montate con lo zucchero aggiunta di farina setacciata. Riguardo una piccolissima aggiunta di burro so che in tante ricette c'è, specie nella genoise, io non l'ho mai messo. Resta il fatto che il pan di spagna o la genoise è una delle prove che deve saper superare un pasticcere. Sostanzialmente i veri segreti sono: le uova non di frigorifero sicuramente meglio la lunga montatura degli rossi con lo zucchero quella perfetta degli albumi la mano leggerissima nel unire gli ingredienti senza smontare il tutto il non sbattere la teglia prima di metterla in forno Indubbiamente le ricette classiche garantiscono una torta più morbida, ma il risultato oggi è stato apprezzabile comunque, anche se mio figlio mi ha criticato la crema al microonde, venuta benissimo, che se non lo dicevo volevo vedere se se ne accorgeva. La mamma è quella persona che vedendo che i pezzi di torta sono quattro e le persone sono cinque, dice che i dolci non le sono mai piaciuti. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FIOR DI BUCANEVE O DI CAMPANELLINO?

    al timido sole di febbraio, al primo fiore di bucaneve Il 2026 è iniziato fra tante difficoltà, anche con un bellissimo sogno sfumato. Da un mese circa ci si preparava a partecipare a un evento internazionale che all'ultimo momento, passaporto, valigia e biglietti in mano, non si è concretizzato. Tornando a casa delusa per quella che poteva essere un'avventura bellissima, per tutto il lavoro preparato in un mese, salendo le scale di casa, nell'angolo dei vasi al riparo per il freddo, mi scappa l'occhio su di uno con foglie verdi e rigogliose e timido fra di esse vedo spuntare un bucaneve. Sempre la natura mi aiuta, la tenerezza di quel fiorellino che portai a casa anni fa, nell'entusiasmo di averlo finalmente trovato, e scorgerlo proprio nel momento che avevo bisogno di essere consolata, nonostante quest'anno di neve non se ne sia vista, ma ecco, aveva aspettato proprio oggi per me. Mi è venuto in mente quante persone non sanno davvero cos'è il bucaneve e spesso anche in pagine autorevoli lo vedo confondere con il campanellino, così un po' per distrarmi, un po' per scrivere quel poco che so, ho deciso di fare il post. Sono andata alla ricerca anche di questo, segnalatomi da Don Sandro in un bosco qui vicino, ma non l'ho trovato fiorito. Al momento per il campanellino posto foto prese da internet, ripromettendomi di sostituirle appena riuscirò a fotografarlo nei dintorni. La differenza fra i due si vede subito, ma il fatto di comparire più o meno nello stesso periodo, con foglie simili, ha creato la confusione BUCANEVE - Galanthus nivalis L. CAMPANELLINO - Leucojum vernum L . - foto di Actaplantarum Bucaneve e Campanellino condividono la famiglia, la stessa di Narcisi e dell'aglio, cipolla ecc. quindi con un bulbo sotto, ma in questo caso bulbo e tutte le parti della pianta sono tossiche, anche se come al solito vengono riconosciute importanti proprietà curative, da non provare assolutamente in maniera casalinga. Il Bucaneve è più diffuso, da nord a sud con poche esclusioni tipo Calabria e Sicilia, è possibile trovarlo fiorito anche in autunno, prima della neve, dal mare a poco più di 1000mt. Il Campanellino è più raro e difficile da trovare, sta piano piano sparendo, specialmente dalle pianure e vicino al mare, quasi solo nel nord Italia fino alla Toscana, presente per lo più in zone collinari montane. Pur avendo tanto in comune sono due piante diverse, che fanno solo di Galanthus nivalis il vero Bucaneve, d'altronde " nivalis " ne tradisce la presenza anche in caso di neve, da dove spesso spunta primo fiore ancora in pieno inverno. Al contrario " vernum " lega il Campanellino alla primavera ( primo vere) anche se il tempo di fioritura è quasi lo stesso, probabilmente la differenza è nella temperatura, motivo per cui non l'ho ancora trovato. I MIEI BUCANEVE PRONTI A FIORIRE Resto sempre meravigliata della mia costante connessione con la natura, spesso involontaria. Come poteva non venirmi in mente, trovando i primi bucaneve in boccio proprio ieri, sconfortata come ero, una delle tante leggende che se ne raccontano. Si dice che Eva scacciata dall'Eden, trovatasi nel freddo inverno piangesse il perduto stato di perfezione del Paradiso, senza sofferenza, freddo e fame. Mosso a pietà le fu inviato un angelo a donarle la speranza, sotto forma di bianchi boccioli nella neve e da allora , per ricordalo a tutti, nel gelo dell'inverno spuntano i bucaneve. Saranno leggende, sarà che la mia generazione è abituata a guardarsi intorno, a cogliere piccoli segnali che nessuno vede più, ma ieri tornando a casa, sconsolata e delusa, nel gelo del vento che soffiava, perché proprio su quel vaso abbandonato in un angolo, qualcuno di lassù ha fatto andare il mio sguardo? Perché proprio al primo bucaneve sbocciato, unico fiore in un giardino brullo e spoglio? Lui solo il cui compito è di consolare e donare speranza? Ora devo aspettare la prima notte di luna piena di febbraio (2 febbraio) coglierne uno e sarò felice tutto l'anno ... Se un mattino fra I capelli Troverai un po' di neve Nel giardino del tuo amore Verrò a raccogliere il bucaneve Passa il tempo sopra il tempo Ma non devi aver paura ... La stagione del tuo amore Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SUCCEDE... nei SEPPONI di CARRO

    Succede che tu nasca a Milano, e che tu cresca con tutte le opportunità che una grande città così ti offre. Succede che poi un giorno una tua compagna di scuola ti inviti a passare le vacanze estive nel tranquillo paesino sull'Appenino Ligure, alle spalle delle Cinque Terre. Succede che lì in un attimo tutto si compia, che proprio lì, incontri chi accompagnerà i tuoi giorni futuri, chi cambierà la tua breve vacanza di giovane donna in una scelta di vita. Eh sì, proprio lei Silvia Bonfiglio , a Carro, incontra Maurizio , si innamora, lo sposa per non andarsene più. Carro è un grazioso paese adagiato su una collina dell'Appennino ligure, nell'Alta Val di Vara, con sullo sfondo le Alpi Apuane, una di quelle felici posizioni liguri che permettono alla mattina di fare un giro per funghi e alla sera un bagno nel più bel mare azzurro della Riviera di Levante, veramente una manciata di chilometri da Moneglia, Deiva Marina, Bonassola, Levanto. Un piccolo comune dove non manca nulla, famoso al mondo per gli antenati di Nicolò Paganini che lui veniva a trovare al paese, e che viene ricordato ogni estate con il Festival Paganiniano (qui>>>) , una serie di concerti di musicisti famosi. Ha pure il Santuario, la Cerreta , edificato presso la casa che diede i natali al Santo Antonio Maria Gianelli ( qui>>> ) , fondatore delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto , le Giannelline di Chiavari, ma non c'è dubbio che qualche differenza con Milano ce l'ha. Silvia e Maurizio, da giovani sposi vivono a Genova, lui ha una ditta di elettrotecnica, agli inizi degli anni '90, Maurizio eredita l'antico castagneto del nonno, ormai abbandonato e rinselvatichito, impraticabile, frequentato solo da cinghiali e inizia a pulirlo, sistemarlo, recintarlo, tutto nei fine settimana, quando tornano al paese. Il bosco, denominato località Sepponi , probabilmente proprio dai ceppi, i seppi in dialetto, i grossi castagni che c'erano, era una volta famoso anche per gli ottimi funghi porcini che crescevano in simbiosi con gli alberi. Maurizio cerca di informarsi sulle varietà di castagne della valle, della storia del castagno così importante per la sopravvivenza della gente di quella vallata, impara a innestare i giovani polloni nati a caso dalle vecchie piante ormai tagliate. Recupera le marze di varietà che nessuno conosce più, e tutto questo ascoltando gli anziani, una cosa qui, una cosa chiesta là, una cosa capita, una intuita. foto da ETNOBOTANICA IN VAL DI VARA UN MARRONE DEI SEPPONI La passione fa fare grandi cose e e succede che dopo qualche anno Silvia e Maurizio scelgono la loro terra, le loro castagne, si trasferiscono definitivamente, creano l' Azienda Agricola Silvia Bonfiglio con il proposito di produrre inizialmente marroni, poi arriveranno le castagne per la farina, le api per l'impollinazione e il miele, i funghi secchi, e piano piano una produzione di confetture con frutta biologica del posto. Importante il recupero del vecchio seccatoio, fabbricato nel 1821, situato direttamente nel bosco, che una volta seccava quintali e quintali di castagne di tutto il paese, e intorno al vecchio casone gli eventi organizzati tutti gli anni, l'accensione del fuoco alla fine della raccolta, che brucerà per più di un mese costantemente, la festa del castagnaccio quando finalmente è pronta la farina, dopo che le castagne secche, private della buccia, sono state selezionate a mano UNA AD UNA per aver un prodotto di buonissima qualità, escursioni notturne alla luna piena e incontri con bambini. Qualche anno fa la loro farina ha vinto il Primo Premio Nazionale come migliore Farina di Castagne. A questo proposito vorrei ricordare qui, a tutti coloro che a settembre cominciano a fare castagnaccio convinti di comperare farina nuova, che la cosa non è possibile, stando che la raccolta avviene più tardi, dura per tutto il tempo che le castagne cadono e si cominciano a seccare a fine ottobre, per avere il prodotto finito non prima di dicembre. Quindi l'illusione di avere farina dell'anno subito appena si vedono cadere le prime castagne, è appunto un'illusione. Quella che si compera a settembre, ottobre, è farina dell'anno precedente, non per questo deve essere per forza cattiva, ma non è certamente fresca. Ogni anno in questi giorni ai Sepponi si ripete l'antica cerimonia dell'accensione del fuoco nel seccatoio, con una piccola festa tra i presenti che quest'anno, per le ovvie ragioni legate al Covid, si è svolta per forza in formato ridotto. É possibile seguire un filmato di qualche anno fa qui>>> https://www.youtube.com/watch?v=Ob-nADMebGU&ab_channel=TeleLiguriaSud Per chi non avesse nozione di cosa sia un essiccatoio per le castagne, comune una volta su tutto l'Appennino, si tratta di una costruzione in muratura, di forma quadrata, che presenta un piano terra dove viene acceso a pavimento un fuoco di grossi pezzi di legna che brucerà lentamente per più di un mese, sopra un soppalco, oggi di rete metallica, dove da una finestra a sotto tetto vengono messe le castagne in modo che secchino con il calore che sale attraverso. La costruzione è dotata di piccole aperture in alto che la fanno funzionare come un grande camino. Silvia e Maurizio continuano la loro opera di recupero e innesto di castagneti, di recente stanno cercando di restaurare anche il vecchio mulino del paese, hanno lottato e lottano contro il cinipide, contro il mal dell'inchiostro, cercando di invogliare i giovani al recupero dei boschi abbandonati della zona, organizzando ogni sorta di eventi direttamente nel bosco come anche corsi di innesto. Il loro lavoro è stato riconosciuto e il castagneto visitato dagli studiosi del settore. Nonostante l'immenso lavoro fisico che c'è dietro al lavoro delle castagne, oltre la cura del castagneto, confrontato tutta la filiera con l'esiguo guadagno che resta, Silvia e neppure Maurizio, rimpiangono la città e meno che meno ora, quando la loro scelta di vita ha ancora di più un senso, quando la libertà e la possibilità di lavorare all'aperto permette di lasciarsi alle spalle le problematiche quotidiane di questo periodo. È possibile trovare Silvia nei mercati e fiere della zona, dedicati alle produzione agricole di nicchia, con le sue marmellate, i funghi secchi, la farina e tutto quello che riesce a produrre in azienda e quest'anno le principali manifestazioni non si sono potute fare rendendo tutto ancora più difficile. Così, a crederci, succede che a volte i sogni si avverano ... Proprio per loro mi sembra adatta la favola del Fungo e la Castagna, che avevo scritto anni fa e con tutto il cuore a loro la dedico: FUNGO E CASTAGNA Quando Castagna, da bambina, provò ad infilare le sue tenere radici nell’ubertosa terra del sottobosco, lassù sulle pendici del verde Appennino Ligure, incontrò uno strano filamento bianco profumato. Ne restò inebriata e lui da lei avvinto. Decisero di proseguire insieme per la strada della vita. Castagna crebbe albero frondoso, indaffaratissimo a far foglie, fiori e frutti, era molto richiesta. Le sue foglie usate perfino come tortiera, il tronco come legno da costruzione e da ardere, e soprattutto lei, chiusa nel suo riccio spinoso aspettava di diventar farina, tanto attesa al finir dell’estate a servir da pane e companatico per il lungo inverno in arrivo. In tutto questo daffare non è che Castagna riuscisse a vedersi molto con l’amato nonostante egli fosse saldamente attaccato alle sue radici e la loro vita insieme mooolto felice. Si doveva risolver la questione e la soluzione si trovò, come sempre nelle coppie che funzionano, a mezza strada. Castagna si decise a cadere a terra ed egli a far capolino fuori, improvvisamente, quando meno lei se lo aspettava, per abbracciarla ancora con il suo profumo, nascosti fra le foglie gialle e rosse nel respiro umido dell’autunno AZIENDA AGRICOLA SILVIA BONFIGLIO Via Alfonso Garibotti, 7, 19012 Carro SP laboratorio e vendita, si prega telefonare per appuntamento o visita al castagneto 347 310 8995 SITO : http://www.boscosepponi.bio/index.html FB : https://www.facebook.com/CastagnetodeiSepponi/?ref=page_internal Negli ultimi anni Silvia e Maurizio si sono dedicati intensamente al recupero dell'antico Mulino del 1690 nei pressi del Torrente Travo del 1690, ripristinandolo totalmente e facendolo di nuovo funzionare ad acqua Un luogo magico, visitato ormai da studenti e studiosi, dove tutti gli anni, fra i tanti eventi, anche quello del riconoscimento erbe, unito alla possibilità di vedere il mulino funzionare. https://www.mulinodeltravo.it/ FB: https://www.facebook.com/mulinodeltravo Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

Visualizza tutti

Altre pagine (58)

  • News (All) | lellacanepa

    Latest News I'm a title. Click here to edit me.

  • Manuali Erbando | Lella Canepa |

    Ottieni i tuoi manuali attraverso una picola donazione! Dona 12€ per tutti e sette i manuali di Erbando Se non vuoi utilizzare PayPal puoi effettuare un bonifico a queste coordinate Intestato a: Associazione Culturale Erbando SWIFT: BAPPIT21R95 IBAN: IT06J0503449860000000001053 Causale: Tutti i Manuali di Erbando I sette manuali sono spediti in busta chiusa con "Pieghidilibri", affrancati allo sportello postale dall'impiegato con la certezza dell'invio. Le spedizioni avvengono mediamente una volta alla settimana.

  • Un po' di teatro | Eventi | Lella Canepa

    Pagina dedicata alle partecipazioni a spettacoli teatrali Vai alla pagina dell'Evento Non manca molto! Stiamo provvedendo a costruire la pagina

Visualizza tutti
bottom of page