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  • Erbando

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  • Copia di Erbando

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  • DELLE GINESTRE

    ...La qual null’altro allegra arbor nè fiore, Tuoi cespi solitari intorno spargi, Odorata ginestra, Contenta dei deserti... G.Leopardi Ho esitato a scriverne prima perché fra i fiori, che tutti mi piacciono, la ginestra non è ai primi posti. Certamente ne riconosco una e ne aspetto l'esplosione in primavera per l'allegria che le sue macchie gialle portano. Forse il mio scarso interesse è perché non si mangia. Ecco, appunto, non si mangia, questo è però il motivo che mi ha indotto a decidermi a scrivere qualcosa, visto il quantitativo di post che vedo sui social di piatti con la ginestra, bevande con la ginestra, frittelle di ginestra, risotti alla ginestra... ecc... Ma quando mai abbiamo mangiato la ginestra? in casa mia no. Che sia una specie tossica non è che lo dico io, lo dicono i testi. cit. "La ginestra comune contiene soprattutto nel fiore e nei semi un alcaloide, la citisina che in piccole dosi ha effetti diuretici e purgativi, ma considerata la sua alta tossicità non deve essere ingerito." Pure nell'altra, quella dei carbonai, è presente un glicoside tossico, che in questo caso viene utilizzato come cardiotonico, ma da chi lo sa utilizzare, non così tanto per dire... Se poi si ci basa sul fatto che la piccola quantità non può farci morire (ma chissà quale sarà la dose personale che fa male a ognuno), come sempre si è liberi di fare come si vuole ma da qui a consigliare di mangiarla e mostrarla nei piatti... Se poi nell'infinito mondo della botanica ci fosse qualche pianta comunemente chiamata ginestra definita con certezza commestibile fatemelo sapere, certamente non lo sono quelle che vedo usare sui social. A grandi linee le ginestre più conosciute sono: La Ginestra odorosa, la Ginestra dei carbonai, e più raramente il Ginestrone, o altre piante che ginestre non sono, come il Ginestrino, che assomiglia e condivide la famiglia, ma non è propriamente una ginestra. Come sempre ci sono diverse varietà, più di 40 in Italia. La Ginestra dei carbonai, Cytisus scoparius e varietà simili, è chiamata così perché quando gli uomini andavano sulle montagne a fare il carbone rivestivano il legno delle carbonaie con uno strato di foglie fresche, felci, e di questa varietà di ginestra, perché di scarsa infiammabilità, favorendo una combustione più lenta. Per lo stesso motivo l'appellativo scoparius deriva dall'abitudine di fare le scope per pulire il forno, sempre perché non prendeva fuoco facilmente e i rami sono flessibili. Con le cime fiorite o solo i fiori si possono tingere tessuti e lana, precedentemente mordenzati e si può ottenere una tinta che va dal giallo a giallo con sfumature di verde. I fiori contengono alcaloidi che vengono usati per la tachicardia, ma certo l'uso non può essere casalingo. carbonaia La Ginestra di Spagna odorosa, Spartium junceum, ha usi diversi. È la ginestra che un tempo, specie nel centro-sud Italia veniva filata, con un procedimento simile al lino, i suoi rami flessibili erano usati in campagna, oltre che a fabbricare corde, .proprio a legare le piante, pomodori e simili, ai tutori. Lo stesso nome deriva da parole greche che significano corda, legare e congiungere. lavorazione della ginestra in Calabria - foto dal sito Fame di Sud Il fiore di questa è più tossico della Ginestra dei carbonai, perché contiene un alcaloide che anche in piccole dosi può dare effetti pericolosi Come distinguere queste due ginestre? Le foglie della ginestra dei carbonai sono divise in tre piccole foglie, le altre sono lanceolate singole. Altra differenza è nel fusto, nella ginestra dei carbonai è a sezione pentagonale, mentre in quella di Spagna è cilindrico e quindi ricco di fibre da poter filare. foto di Actaplantarum - Ginestrino Il Ginestrino, Lotus cornicolatus, così simile nei fiori, è in realtà una specie di trifoglio, molto usata nella fienagione, per la sua resistenza alla siccità e al freddo. Condivide la famiglia con le ginestre, le Fabaceae, o Leguminose, per via dei semi chiusi in un baccello come piselli, fagioli soia, ecc. ma non è detto che tutti si possano mangiare, anzi occorre stare molto attenti a quelli selvatici, spesso sono stati abbandonati perché di scarso interesse dal punto di vista del sapore ma anche perché non completamente commestibili. Nel caso delle ginestre sono tossici, meglio non avventurarsi in assaggi anche con le altre piante. foto d Actaplantaum - Ginestrone Nella foto sopra il Ginestrone, Ulex europaeus, che si differenzia dalle altre soprattutto per le lunghe spine. Con la pioggia di questi giorni ho avuto davvero difficoltà a trovare e fare fotografie decenti così posto quelle di Actaplantarum in attesa di averne mie. Ne esistono ancora altre ma queste, le più comuni, sono solo per evidenziare che tutte sono tossiche e NON SI MANGIANO. Non pubblico di proposito i siti dove vengono spiegati cibi a base di ginestra, ma una piccola ricerca sul web li fa facilmente trovare, e spesso uniti a espressioni tipo "sapori naturali" "cucina antica" "la mia nonna faceva" ... io continuo a non farlo e giuro, mia nonna non lo faceva davvero. Poco serve, secondo scrivere verso la fine: - Attenzione a non abusarne perché potrebbero essere tossici - Con tutto quello che mette a disposizione la natura... a che scopo? avessero un sapore paradisiaco... Una piccola curiosità botanica: il fiore della ginestra usa una "strategia esplosiva" per favorire l'impollinazione. In pratica gli stami sono chiusi sotto pressione fra due petali, che formano una pista di atterraggio per gli insetti, ma si aprono solo sotto il peso dell'insetto giusto, cioè se si posa un'ape troppo leggera non succede nulla, se si posa invece un bombo più pesante avviene un'esplosione che libera il polline sporcando l'insetto che si allontana e si posa su un altro fiore. Esistono varietà da giardino colorate. In ultimo condivido senza pubblicare il nome, solo uno dei tanti post che mi passano sull'uso dei fiori di ginestra nel cibo ... Mi sconvolge il numero abnorme di visualizzazioni e di condivisioni, numero che altri dove sono consigli veri e utili non avranno mai, e non parlo di me, ma di persone ben più autorevoli di me. Non capirò mai perché un notizia falsa viaggia più di una vera. La cosa che mi intristisce di più è essere tacciata di terrorismo botanico, mi sono spesso sentita dire: - Se fosse per te sarebbe velenoso tutto - Peccato che non sono io a dirlo ma ad attestarlo a inizio '500 un tizio a nome Paracelso, il primo botanico sistematico, che asserì: Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto. Vabbè, pare che anche lui fosse preso per pazzo. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • MANGIA LA FOGLIA...

    Finito il ragionar l'erba salubre Porsemi già dal suol per lui divelta, E la natura divisonne: bruna N'è la radice; il fior bianco di latte; Moli i numi la chiamano: resiste Alla mano mortal, che vuol dal suolo Staccarla; ai dèi, che tutto ponno, cede Odissea - Omero La più accreditata spiegazione della locuzione "mangiar la foglia" si deve all'Odissea dove Omero fa mangiare a Ulisse foglie di moli, pianta divina inesistente. Gliela consegna il messaggero degli dei Ermes, perché annulli l'efficacia della bevanda che Circe vorrebbe fargli bere per stregarlo in suo potere, e la frase è rimasta come significato di chi sta per capire preventivamente un pericolo, un intrallazzo, un qualcosa di poco pulito nel quale potremmo essere coinvolti. In realtà foglie vere se ne mangiano tante e non solo quelle delle comuni verdure. Questo articolo vorrebbe scrivere di foglie inusuali, quelle che forse non ci ricordiamo che i nostri avi mangiavano, quelle che ancora si mangiano ma non così spesso, ma sta finendo questa estate le foglie cadranno e io non so se avrò ancora finito questo post in tempo. Ogni volta che mi approccio trovo ancora tante cose da dire e da far vedere, pensavo fosse più semplice e di cavarmela alla svelta, alla fine farò una categoria a parte e una serie di articoli. foglie di tiglio in insalata Potrei fare un banale elenco interminabile di foglie consumate tutti i giorni in tutto il mondo: forse l'esempio più eclatante è il Tè, la foglia di Camelia sinensis è davvero usata ovunque. O delle aromatiche comuni presenti in qualsiasi cucina: Alloro, Salvia, Maggiorana ecc. e lasciando perdere le orticole, insalata ecc. che tutte foglie sono. Poi paese che vai foglie che trovi. Le foglie di banano, pur non essendo edibili, sono usatissime in Asia, in Centro Sud America come contenitore, per avvolgere cibi in cottura, per il profumo che rilasciano ai cibi, ma non certo da noi, così come le foglie di Bambù o di Giunco, di Gelso, di Loto, ecc. in Cina. Concentrerò la mia attenzione sulle più inusuali, mediterranee, ricordando anche di quelle che ho già scritto. Per esempio delle Foglie di Castagno>>> , e ormai la provvista sarà fatta. Ho già detto dell'uso, comune in tutto l'Appenino, come carta forno, o anche in tisana contro la tosse. classici pacchetti di foglie di castagne pronti per essere conservati per l'inverno O delle foglie di Tiglio qui>>> in primavera le prime foglie tenere possono essere usate come insalata, ne ricordo una mista ad altre verdure, assolutamente non riconosciuta dagli ospiti, o essere usate per farcire panini, come i germogli che si fanno lessati come una qualsiasi verdura, o ancora le foglie raccolte e seccate, ridotte in farina semplicemente frantumate con le mani e passate al setaccio per essere usate come addensante nelle minestre o nel brodo vegetale per un risotto, per la loro consistenza mucillaginosa. foglie di tiglio per addensare minestre, zuppe, risotti, ecc Anche delle foglie di Fico qui>>> già scrissi, e quest'anno mi sono lanciata in un uso più assiduo, ho rifatto l'olio, ho fatto una salsa semplicemente frullando qualche foglia sbollentata con mandorle. Ho provato la tisana per la tosse dei giorni passati, un cucchiaio di foglia secca sminuzzata per due tazze di acqua bollente, ricordando che serve anche per controllare glicemia e trigliceridi. Sono ora gli ultimi giorni utili di raccolta, visto che quelle di fico come quelle di castagno possono servire anche come carta forno, come base per involtini ecc. con l'unica accortezza di ricordare che sono molto aromatiche, con un profumo che va dalla vaniglia al cocco. Adatte ad avvolgere il pesce da cuocere alla griglia o per fasciare un formaggio, tipo tomini, da fare sempre poi alla brace o sulla Ciappa>>> Foglie secche e poi macinate fine possono servire per colorare di verde una torta o bevande alla frutta, per dare un sapore particolare al tutto. Meraviglioso il gelato dove nella panna si è messo a macerare una foglia di fico. Consiglio di provare con poco perché il gusto, come l'aroma, è particolare e potrebbe non piacere o essere soverchiante. Ricordare sempre che il lattice che fuoriesce quando si raccolgono è ustionante per la pelle, ma può essere usato per cagliare il latte. foglie di fico seccate L'uso delle foglie di vite in cucina è comune in tutta l'area mediterranea. Gli involtini di riso in queste foglie erano presenti già sulle tavole dell'antica Grecia. Chiamati Dolmadakia, Dolma, Dolmadies, dolmads, dal turco "ripieno", ho provato a farli dopo aver assaggiato quelli di Shaden, lo studente palestinese conosciuto quest'anno e che me li ha insegnati così: Raccolte delle belle foglie di vite vanno sbollentate per 10 secondi in acqua già calda. Scolate si mettono su un canovaccio pulito belle allargate. Si prepara un ripieno, questo è tutto a crudo, mescolando in una ciotola carne di pollo (meglio cosce disossate) tagliata a pezzetti piccolissimi, riso crudo, cipolla tritata, timo, maggiorana, origano, sale, pepe. A questo punto servirebbero le spezie come la paprika, ma io non posso metterne, o anche altre erbe come prezzemolo o menta. Si mescola bene il tutto, si prende una foglia, con il picciolo in su, si toglie il picciolo, si mette un po' di ripieno, si posa sulla foglia e si avvolge, piegando ai lati e stringendo bene. Dovrebbero essere della misura di un dito, i miei sono venuti un poco più grossi, ci sono metodi con un foglio di plastica per stringerli al massimo, ma non ho ancora provato. È importante chiudere e stringere bene perché restino chiusi e non esca il ripieno. In una pentola sufficientemente alta si mettono altre foglie a foderare il fondo, si copre con uno strato di fette di pomodoro e sopra si sistemano gli involtini uno vicino all'altro senza lasciare vuoti. Sopra si mette un piatto che terrà fermo il tutto e si copre di acqua fredda. Con il coperchio, a fuoco alto per i primi dieci minuti e poi si abbassa il fuoco per altri dieci, in pratica fino a che non è cotto il riso. A fuoco spento, prima di toglierli dalla pentola ho spruzzato mezzo limone. Si servono anche come antipasto spesso accompagnati da yogurt greco o qualche salsa fatta con questo, tipo la Tzatziki che faccio con la Pimpinella qui>>> risultando più digeribile che con il cetriolo. Si mangia ovviamente anche la foglia. Questa è una ricetta base, infinite le varianti, si può passare tutto in padella compreso il riso, si può cuocere prima il riso, si può omettere la carne, si può mettere qualsiasi tipo di verdura: melanzane, peperoni, ecc. In Turchia esiste una varietà di peperoni coltivata apposta per i dolma, così come facilmente si trova nel ripieno la frutta secca. Importante il contributo di spezie, che io non metto per problemi personali, mi limito a insaporire con erbe varie. Si possono raccogliere e conservare semplicemente divise in pacchetti in congelatore, e sbollentare quando servono. La loro storia è intuitiva: quel cucchiaio di riso avvolto in una foglia sazia di più... Quando, in autunno, raccoglierete l’uva dalle vigne per il torchio, dite in cuor vostro: “Anch’io sono una vigna, e i miei frutti saranno raccolti per il torchio, e come vino nuovo sarò tenuto in botti eterne”. Kahlil Gibran Acero giapponese Le prossime foglie non sono di uso comune in Europa, ma la storia che porta a cibarsene in Giappone è talmente magica e affascinante che valeva la pena ricordarla. In Giappone, paese dove tutto si ferma per l'Hanami, la settimana di festa in primavera per guardar fiorire i ciliegi, c'è anche Momijigari, il periodo di "caccia alle foglie d'acero", che proprio adesso cambiano colore, passando dal verde al giallo al rosso, in particolare quelle dell' Acer palmatum, quello con le foglie con i lobi più appuntiti. I giapponesi si spostano per andare a cercare i luoghi dove gli alberi sono più numerosi, un po' come sta diventando di moda adesso qui il foliage. La loro però è un'usanza antichissima che oltre ad ammirare la bellezza ha un connotato spirituale simbolico. Il cambiamento e la caducità delle foglie induce a riflettere sulla vita e sulla sua effimera durata. Per festeggiare completamente, lungo le strade si trovano grandi padelle che friggono le foglie d'acero immerse in una pastella di farina e acqua ghiacciata. La ricetta originale prevede foglie, le migliori, scelte fra le più belle quando da gialle stanno per diventare rosse, messe in salamoia per un anno. Si possono usare anche appena raccolte, ma il risultato sarà meno saporito. La tempura, la classica pastella giapponese per i fritti, prevede solo l'aggiunta di acqua freddissima, ghiaccia, alla farina, ottenendo una pastella abbastanza densa perché ricopra le foglie. Per questa ricetta si aggiungono semi sesamo o se si vogliono dolci un po' di zucchero, si lascia riposare dieci minuti in frigo, prima di immergere le foglie nella pastella e friggere in olio caldo, e buon Momiji Tempura. Questo tipo di albero non è comune nei nostri boschi, piuttosto, proprio per la particolarità delle sue foglie, già belle per la forma, è molto usato nei parchi e nei giardini come decorazione. Ne avevo due a disposizione conosciuti e accessibili, e così oggi ho fatto il mio Momijigari, portando a casa una piccola quantità per provare a friggerle. Sono venute buone, senza un sapore accentuato particolare, intriganti per essere servite a una cena d'autunno come aperitivo. Da provare. Momijigari Il più comune da noi Acero campestre, chiamato qui oppio, ha la proprietà di assomigliare al tè matcha, le foglie polverizzate oltre che per fare appunto un tè, usate nei dolci danno un gusto particolare. Si possono mangiare crude nelle insalate, bollite come gli spinaci, come si vuole. Non tutti gli aceri sono commestibili però. Non sarebbe da finire qui, tante sono le foglie degli alberi che si possono mangiare, già avevo parlato del Faggio qui>>>, così come degli aghi di alcune conifere, che uso abitualmente per fare uno sciroppo, ma che possono essere usati tritati in insalata o mescolati a formaggi teneri, ma tante altre foglie che ormai rimangono cibo da sopravvivenza e non vengono più usate Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • BIANCOSPINO

    -1970- mia mamma raccoglie il biancospino dalle stesse piante dove lo raccolgo io ora - Si porta il nostro amore alla maniera in cui si porta il fior di biancospino, che avvinto all’albero tutta la notte tremando resta nella pioggia e al gelo fino al domani, quando il sol s’effonde sul ramoscello tra il verde fogliame. - Guglielmo IX d’Aquitania, Con la dolce stagione rinnovata, vv. 13-8 È maggio, è il tempo dei Biancospini. Come sia possibile tanta bellezza in così poco fiore, la forma delle foglie, i mazzolini, le brocche, di piccoli fiori a cinque petali, come merletti, trine dalla corolla bianchissima, a volte rosata, e poi ... ... nascoste lunghe spine acuminate. Ogni anno aspetto che rifiorisca, sul monte dove l'ho raccolto 43 anni fa per adornare il mio altare di sposa, senza nessun altro fiore che ne turbasse la delicatezza. Non sapevo allora che anche gli antichi greci lo usassero per lo stesso scopo come simbolo di buon auspicio, come non sapevo, che è proprio vicino alle piante di biancospino, con un po' di pazienza, si possono vedere le fate che lì vi abitano. Il suo nome scientifico Crataegus deriva dal greco e significa "forza", forse quella che si credeva avesse nello scacciare gli spiriti maligni e chissà che non servano a quello le spine aguzze, e a questo proposito andrebbe sempre regalato come protezione per la casa, per metterlo intorno alle culle e per augurare buona fortuna. Se le leggende su questa pianta sono molte e son leggende, è invece stato appurato che ha scientificamente proprietà legate al buon funzionamento del cuore, sulla pressione sanguigna, e sul colesterolo, per sedare gli stati d’ansia, l’agitazione, l’angoscia e in caso di insonnia. Di corsa quindi, in questi giorni a farne scorta, per farne infuso. Per il riconoscimento non credo ci siano problemi, pur esistendo varietà diverse, hanno tutte in comune la forma delle foglie, più o meno dentate e le brocche di fiori. Si trova spesso ai bordi delle strade di campagna e basta inoltrarsi ai margini dei boschi per trovarlo pulito, non inquinato dagli scarichi delle automobili. Si deve cercare quello non ancora completamente dischiuso, altrimenti perde le sue proprietà, quello in boccio con pochi fiori aperti, io uso raccoglierne rami e poi a casa tagliare da dietro, con la punta delle forbici le brocche. e metto a seccare, sempre all'ombra, coperto. Una piccola mia trasgressione personale quando raccolgo le erbe per farne infusi e tisane. Pare non si dovrebbe ma io lavo tutto, cioè immergo per un attimo, ma veramente un attimo, in questo caso, tutto il ramo in acqua, per togliere quel minimo di polvere, qualche animaletto ecc. ecc. Uso questo sistema solo con quello che poi mi serve in tisana, perché mi sento meglio. Certo devo scegliere la giornata giusta, magari ventosa, per poi farlo velocemente asciugare, poi taglio e faccio seccare. Normalmente secco tutto in panieri di vimini, coperti con un telo leggero, messi in alto sopra la stufa accesa, se non è possibile all'aperto all'ombra. Raramente uso l'essiccatore, non so, mi sembra inutile sprecare energie per qualcosa che posso fare naturalmente, e poi mi sembra che scaldi troppo, almeno quello che ho io. Secco, non avrà un buon profumo, o almeno così è per me, il Biancospino, anche da fresco, ha un olezzo particolare per attirare alcuni insetti che prediligono quel tipo di odore. Altra nota negativa di questa pianta è che essendo portatore del "colpo di fuoco batterico", malattia degli alberi da frutto, potrebbe favorirne la diffusione e per questo motivo in tante località italiane (vedi Emilia Romagna) ne è proibita la coltivazione, anche delle specie ornamentali. Due parole sulle bacche, che colorano di rosso l'arbusto in inverno. Anche esse ricche delle stesse proprietà e usate fin dall'uomo preistorico, addirittura ridotte in farina. Si può farne una marmellata, con lo stesso procedimento delle bacche di Rosa Canina (qui>>>) o se ne può fare una tintura alcolica, casalinga, da assumere a gocce prima di andare a letto. In mezzo litro di alcol buon gusto, 20 gr. di bacche fresche per 15 giorni, agitando spesso, poi filtrare. Difficile per me consigliare dosi, preferisco le chiediate a persona più esperta, io mi regolo con dosi personali che ho imparato su di me. Il Biancospino ha anche proprietà astringenti, utili in caso di diarrea, e qualcuno mi ha insegnato a non abusarne per non avere effetti troppo stringenti. Per la tisana un cucchiaio da minestra di fiore secco, nella tazza tisaniera, lasciato in infusione in acqua vicina alla bollitura, coperto, per dieci minuti. Ma anche qualche brocca di fiore fresco, già adesso alla sera, insieme a qualche petalo di papavero, per dare forza al cuore e sedare gli affanni di questo difficile maggio del 2018. - Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini...- (G.Pascoli) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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