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  • PRIMAVERA ERBANDO 2026

    ANTEPRIMA EVENTI Pochi giorni a febbraio, come succede ormai da qualche anno un altro inverno senza freddo vero e mi ripeto, ma si sarebbe potuto raccogliere a oltranza tante erbe. Per scelta non faccio incontri in inverno e se posso non raccolgo. Le giornate sono corte con poca luce e le piante sono confuse dalle temperature strane, e anche il sapore cambia. Siamo a Febbraio e mi trovo a preparare un primo calendario degli incontri per le passeggiate e altri eventi, anche se non completo. Ricordo che le date sono sempre postate anche sul mio profilo fb, sulla pagina dell'Associazione e sul blog con un ragionevole anticipo, visto le condizioni del tempo che determinano la presenza o meno di erbe e non permettono di decidere mesi prima. Purtroppo non tutti riescono a prenotare o essere presenti quando decido io il giorno o il posto, quindi: DISPONGO DI UN CERTO NUMERO DI DATE INFRASETTIMANALI PER EVENTI PRIVATI PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE È NECESSARIO : UN TERRENO MESSO A DISPOSIZIONE DAL PROPRIETARIO UN POMERIGGIO O UNA MATTINATA circa DUE ORE, DUE ORE E MEZZA, massimo TRE UN MINIMO DI DIECI PERSONE DURANTE L'INCONTRO NON SI RACCOGLIE MA SI RICONOSCE A ogni partecipante viene dato un taccuino dove fare le proprie annotazioni e compilare un erbario personale da portarsi a casa con le erbe che si incontrano o in alternativa i sette manuali cartacei È richiesto un contributo minimo a persona di 15 euro all'Associazione Erbando Trovate dieci amici o amiche e sarò felice di essere dei vostri e passare qualche ora insieme nella natura a parlare di erbe selvatiche commestibili. È possibile anche un incontro personalizzato anche con meno persone, con un contributo da concordare Mi potete contattare solo via Wsapp  al 348 69 30 662 per ogni chiarimento Gli eventi non si limitano al riconoscimento erbe, da diverso tempo alterno con amici e amiche competenti esperienze che riguardano la natura, come intrecci vari di rami per la costruzione di cestini o di filatura e tintura lana, approcci a lavorazioni varie e show cooking di ricette di piatti liguri. Si inizia a febbraio a Santo Stefano d'Aveto con La collaborazione con Sara Diana è recente ma da subito è stata intensa, da un evento all'altro per tutto il 2025. Dopo la pasta e le torte ripiene, uncinetto e filatura lana, questo è l'ultimo sulle più comuni arti manuali che una volta erano normale quotidiana routine, prima dell'evento dedicato l'otto marzo dove una mostra e altre sorprese sono ancora in progettazione. Durante la giornata di sabato, con arrivo dalle 9,30 con il materiale fornito, rami di salice, ognuno potrà costruire un cestino da portare a casa finito. Ci aiuterà Maurizio Leone e tutti, proprio tutti riusciranno a fare un cestino. Durante la giornata una breve interruzione per un brunch con assaggi di prodotti del territorio per proseguire nel pomeriggio fino a finire. L'offerta con il pernottamento è per la notte di venerdì per essere pronti al sabato mattina o per quella del sabato così da poter poi alla domenica, dopo un'abbondante colazione, fare un giro per Santo Stefano d'Aveto, e magari se ci sarà, una passeggiata sulla neve. Per l'evento cestino occorre portare una cesoia da potare, necessarie, un coltello e un piccolo tagliere se possibile. I posti sono disponibili sono davvero pochi, per potere seguire ognuno, occorre mettere a bagno il salici diversi giorni prima quindi prenotarsi per tempo Per tutti i particolari chiamate Sara al 348 618 9707 DOMENICA 1 MARZO Una dei più suggestivi siti dove mi capita di fare la passeggiata di riconoscimento erbe Fin dalla prima volta che Silvia mi ha accompagnato la parola è stata: magico. Antico Mulino del 1690, sapientemente restaurato da Silvia e Maurizio, ora funzionante con l'acqua opportunamente mandata alla macina aprendo un canale destinato, tutto come più di trecento anni fa. L'incontro unisce il riconoscimento delle erbe, con particolare attenzione a quelle commestibili, alla visita del mulino funzionante e un assaggio dei prodotti dell'Azienda Agricola Appuntamento alle 14,30 per poter essere tutti presenti alle 15. Ogni partecipante potrà comporre un erbario da portarsi a casa, con il taccuino fornito dall’Associazione. L'evento è aperto a un massimo di 20 persone, prenotarsi in tempo chiamare al 347 3108995 Contributo Passeggiata riconoscimento erbe + visita e degustazione 30€ SABATO 8 - DOMENICA 9 MARZO - SANTO STEFANO D'AVETO EVENTO ANCORA IN VIA DI DEFINIZIONE DEDICATO ALLA MANUALITÀ NON SOLO... DONNE DA IERI A OGGI DOMENICA 22 MARZO - NEIRONE Altro posto magico delle erbe sono i prati dell'Az.Agr. Schiappacasse Simona a Neirone. La formula è la stessa degli altri anni un giro nei prati, la costruzione dell'erbario per chi vuole farlo, e per chiudere il pomeriggio una breve dimostrazione di pulitura e cottura del prebuggiun, veloce produzione casalinga di simil prescinseua da gustare subito, insieme all'aperitivo, con i prodotti dell'Azienda Agricola. Passeggiata con taccuino fornito dall'Associazione e Aperitivo € 30 Per prenotazioni e informazioni Simona   347 420 3054 VENERDÌ 27 SABATO 28 ANCORA DA DEFINIRE LA DATA ESATTA DA GAGGERO INTRECCIARE LE PALME DOMENICA 12 APRILE CASALEGGIO BOIRO CUCCO D'APRILE Come potrei non tornare al Cucco, il programma è tutto da definire, perché ogni anno ne inventiamo una nuova con Sara e Fabio. La data è fissata, presto seguiranno i particolari. ANTEPRIMA MAGGIO FINE SETTIMANA 2 - 3 MAGGIO AL RISVEGLIO NATURALE Anche qui evento in via di definizione Fine aprile - primo maggio importante evento dedicato all'AGLIO ORSINO sui prati della Val d'Aveto dedicato al suo riconoscimento sicuro, ad una consapevole raccolta e ai gli usi più comuni in cucina. Se questo come altri di questi eventi, ancora non definiti, incuriosisce, scrivetemi su wsapp al 3486930662, così da potermi rendere conto dell'eventuale interessamento, per meglio organizzare il numero di persone. Non faccio mai giornate con troppe persone, desidero che ognuno abbia il maggior coinvolgimento possibile e torni a casa con il maggior numero di informazioni. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • BUCANEVE E CAMPANELLINO

    al timido sole di febbraio, al primo fiore di bucaneve Il 2026 è iniziato fra tante difficoltà, anche con un bellissimo sogno sfumato. Da un mese circa ci si preparava a partecipare a un evento internazionale che all'ultimo momento, passaporto, valigia e biglietti in mano, non si è concretizzato. Tornando a casa delusa per quella che poteva essere un'avventura bellissima, per tutto il lavoro preparato in un mese, salendo le scale di casa, nell'angolo dei vasi al riparo per il freddo, mi scappa l'occhio su di uno con foglie verdi e rigogliose e timido fra di esse vedo spuntare un bucaneve. Sempre la natura mi aiuta, la tenerezza di quel fiorellino che portai a casa anni fa, nell'entusiasmo di averlo finalmente trovato, e scorgerlo proprio nel momento che avevo bisogno di essere consolata, nonostante quest'anno di neve non se ne sia vista, ma ecco, aveva aspettato proprio oggi per me. Mi è venuto in mente quante persone non sanno davvero cos'è il bucaneve e spesso anche in pagine autorevoli lo vedo confondere con il campanellino, così un po' per distrarmi, un po' per scrivere quel poco che so, ho deciso di fare il post. Sono andata alla ricerca anche di questo, segnalatomi da Don Sandro in un bosco qui vicino, ma non l'ho trovato fiorito. Al momento per il campanellino posto foto prese da internet, ripromettendomi di sostituirle appena riuscirò a fotografarlo nei dintorni. La differenza fra i due si vede subito, ma il fatto di comparire più o meno nello stesso periodo, con foglie simili, ha creato la confusione BUCANEVE - Galanthus nivalis L. CAMPANELLINO - Leucojum vernum L . - foto di Actaplantarum Bucaneve e Campanellino condividono la famiglia, la stessa di Narcisi e dell'aglio, cipolla ecc. quindi con un bulbo sotto, ma in questo caso bulbo e tutte le parti della pianta sono tossiche, anche se come al solito vengono riconosciute importanti proprietà curative, da non provare assolutamente in maniera casalinga. Il Bucaneve è più diffuso, da nord a sud con poche esclusioni tipo Calabria e Sicilia, è possibile trovarlo fiorito anche in autunno, prima della neve, dal mare a poco più di 1000mt. Il Campanellino è più raro e difficile da trovare, sta piano piano sparendo, specialmente dalle pianure e vicino al mare, quasi solo nel nord Italia fino alla Toscana, presente per lo più in zone collinari montane. Pur avendo tanto in comune sono due piante diverse, che fanno solo di Galanthus nivalis il vero Bucaneve, d'altronde " nivalis " ne tradisce la presenza anche in caso di neve, da dove spesso spunta primo fiore ancora in pieno inverno. Al contrario " vernum " lega il Campanellino alla primavera ( primo vere) anche se il tempo di fioritura è quasi lo stesso, probabilmente la differenza è nella temperatura, motivo per cui non l'ho ancora trovato. I MIEI BUCANEVE PRONTI A FIORIRE Resto sempre meravigliata della mia costante connessione con la natura, spesso involontaria. Come poteva non venirmi in mente, trovando i primi bucaneve in boccio proprio ieri, sconfortata come ero, una delle tante leggende che se ne raccontano. Si dice che Eva scacciata dall'Eden, trovatasi nel freddo inverno piangesse il perduto stato di perfezione del Paradiso, senza sofferenza, freddo e fame. Mosso a pietà le fu inviato un angelo a donarle la speranza, sotto forma di bianchi boccioli nella neve e da allora , per ricordalo a tutti, nel gelo dell'inverno spuntano i bucaneve. Saranno leggende, sarà che la mia generazione è abituata a guardarsi intorno, a cogliere piccoli segnali che nessuno vede più, ma ieri tornando a casa, sconsolata e delusa, nel gelo del vento che soffiava, perché proprio su quel vaso abbandonato in un angolo, qualcuno di lassù ha fatto andare il mio sguardo? Perché proprio al primo bucaneve sbocciato, unico fiore in un giardino brullo e spoglio? Lui solo il cui compito è di consolare e donare speranza? Ora devo aspettare la prima notte di luna piena di febbraio (2 febbraio) coglierne uno e sarò felice tutto l'anno ... Se un mattino fra I capelli Troverai un po' di neve Nel giardino del tuo amore Verrò a raccogliere il bucaneve Passa il tempo sopra il tempo Ma non devi aver paura ... La stagione del tuo amore Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • C'È CANNELLA E CANNELLA

    a sinistra Cassia a destra Cannella vera Questo periodo fra impedimenti personali e problemi con la piattaforma, non riesco ad aggiornare il blog come vorrei, ma con l'avvicinarsi delle feste natalizie e per questo, dell'uso più assiduo di spezie, mi sono convinta a scrivere della Cannella in quando ho capito che molti ignorano che c'è cannella e cannella, sempre perché le persone si sono allontanate dal quotidiano contatto vero con qualsiasi cosa. C'è differenza fra la vera cannella e quella che spesso viene chiamata cannella e cannella non è. Ormai si compra, c'è scritto cannella e si porta a casa, basta. Ho ancora nel naso il profumo dolce e aromatico di quella che nonno metteva sulla panna delle meringhe alla domenica, talmente forte che mi fastidiava persino. In casa ho sempre visto comperare i bastoni, nessuno l'hai mai presa già in polvere, e non è una spezia proprio fra le più economiche. Poi intorno agli anni 70 si è diffusa la moda Biedermeier, tutta decorazioni di pignette, nastrini e... bastoncini di cannella. In quegli anni mi trovavo in un garden center alla ricerca di nastri quando in uno scaffale mi scappa l'occhio su un sacco di cannella lunga circa 30cm a un prezzo ridicolo. Ben sapendo quando costasse una stecca, quando si faceva la provvista delle spezie per conciare il maiale, mi chiesi come fosse possibile. Così fu che scoprii che esiste la Cannella dell'albero Cinnammoum verum, originaria dello Sri Lanka e anche altre simili, di alberi della stessa famiglia Lauracee, come lo sono l'Alloro, la Canfora, l'Avocado , ecc., e la Cinnamomum aromaticum , che nasce in Cina, normalmente conosciuta come Cassia, ma dall'aspetto molto simile alla Cannella vera e che viene definita "decorativa". Sono spezie queste delle quali non si usa il seme o la foglia o il frutto, ma fusto e rami che una volta lavorati e seccati sembrano sottili pergamene arrotolati. Questa è la prima grossa differenza fra le due. La Cassia NON è in sfoglie sottili. Un'altra differenza è nell'odore, più forte e pungente nella Cassia, dolce e aromatico nella Cannella. Cinnamomum verum - Cannella dello Skri Lanka o Ceylon Cinnnamomum aromaticum - Cassia o Cannella della Cina Visto che vengono tutte e due vendute come cannella e sono da molti considerate entrambe cannella qual'è il problema? Primo: il costo, il prezzo della Cassia è anche sei volte più basso di quello della Cannella vera, ma se comperi una al prezzo dell'altra... specie se è in polvere e non c'è scritto cosa è veramente... Secondo: l'aroma, a volte pensi che non piaccia, forse perché non è vero profumo di vera cannella, lo ricorda ma non uguale, a me per esempio non piace Terzo: e per me il più terribile, le infinite, incredibili, quasi sconosciute proprietà della Cannella, se anche sono presenti nella Cassia lo sono in minore quantità, ma nella Cassia il contenuto di cumarine è fino a più di 50 volte che nella Cannella di Ceylon, e le cumarine causano danni al fegato. È tranquillamente venduta una al posto dell'altra, adesso che nessuno ne sa la differenza, perché l'uso minimo rende difficile pensare che se ne possa assumere tanta da avere problemi, ci si dimentica dell'accumulo negli organi come il fegato di questa, insieme ad altre sostanze che giornalmente ingurgitiamo senza sapere cosa stiamo bevendo o mangiando. Ma se per caso usiamo la cannella con l'intento di farci del bene e non usiamo quella vera... La Cannella vera è una delle sostanze con più antiossidanti, ricca di oli essenziali utili per i malanni di stagione, come antinfiammatorio, analgesico, antimicrobico, antispastico. Le sono riconosciute scientificamente capacità di abbassare il colesterolo, i trigligeridi, l'ipertensione. Studi recenti sembrano garantire risultati nelle malattie di Alzheimer e Parkinson. Quindi l'uso specie in inverno, nei dolci, nello strudel, nell'acqua di mela, nel brodo di pollo alla Messeguè può solo essere consigliato, quello della Cassia meno. Visto poi che se ne usa comunque piccole quantità concediamoci il lusso di usare quella di Ceylon e lasciamo quella simile alle decorazioni natalizie. Purtroppo la perdita di "confidenza", di conoscenza, dei profumi veri, del reale valore di tutto, fa sì che come succede anche con lo zafferano, o con la semplice lavanda e ancor più con il famoso falso gelsomino siamo soggetti a quelle che io definirei comunque piccole truffe. Ci accontentiamo di spendere meno, di trovarlo più facilmente, di avere meno fastidi, ma se ci dicono che è Cannella, Lavanda, Gelsomino va bene, anche se ci lasciano degli indizi dai quali potremmo intuire. Il Rincospermum se è chiamato Falso Gelsomino... il Lavand ino se non è Lavanda pura, la Cannella vera ha con sé il nome Cinnamomun verum un po' di colpa l'abbiamo noi che non approfondiamo. Fior di Gelsomino... https://www.lellacanepa.com/single-post/fior-di-gelsomino-e-di-non-gelsomino Lavanda https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/07/11/lavanda Fior di zafferano sì... https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/10/20/zafferano-s%C3%AC-zafferano-no-e-dello-zafferano-ligure Polàstro alle cipolle... https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/03/13/POL%C3%80STRO-ALLE-CIPOLLE-E-LA-SUA-ZUPPA?fbclid=IwAR20aKjhczV60OJdhwmZrVlaxb0zS7yQ1WEGeJrSocyZ03bKh-6MuSKAxOo foto di MatchaMatcha a questo link si vede il momento della raccolta a cui segue l'essiccazione dove si forma la stecca arrotolandosi https://www.reddit.com/r/oddlysatisfying/comments/1lcirp0/the_process_of_harvesting_cinnamon/?show=original Per non creare confusione, un altro albero delle regioni orientali si chiama botanicamente Cassia con diverse varietà, ed è usato come purgante come la Senna, anche questa un tempo classificata come una Cassia Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CROSTATA SBRISOLATA

    Da tempo volevo provare questa crostata e a dirla tutta volevo farla con la farina di grano saraceno, ma tant'è ho dimenticata di comperarla una, due, tre volte e allora mi sono rassegnata a farla con farina bianca. La ricetta è quella di una frolla normale, già descritta più volte, per esempio qui >>>Crostata al limone , la solita con la regola dell'un-due-tre, farcita però con ricotta e marmellata e ricoperta di briciole di pasta frolla. Per questa piccola torta, tendo ormai a diminuire sempre le dimensioni dei dolci, di circa 20 cm. ho messo 60 gr. di zucchero, 120 gr. di burro, 180 di farina 00, un uovo intero, una grattugiata di buccia di limone, ho impastato velocemente e messo a riposare per almeno mezz'ora in frigorifero. Nel frattempo ho mescolato un vasetto di ricotta con qualche cucchiaio di zucchero, meglio a velo. Divido il panetto di pasta in due parti, una leggermente più grande dell'altra. Stendo il pezzo più grande e sistemo nella teglia, sempre senza imburrare, non serve con la pasta frolla, creo pizzicando un bordo o aggiungo un rotolino di pasta per formarlo come viene meglio, riempio con la ricotta e a cucchiaiate sopra uno strato di marmellata, meglio se di frutti di bosco, lamponi, fragole, mirtilli o simili. Sopra, semplicemente con le mani, sbriciolo a pezzetti, ricoprendo tutto, la rimanente pasta. Inforno a 180° fino a cottura, 35-40 minuti. AGGIORNAMENTO Causa mani doloranti che mi impedivano di impastare la pasta tirata fuori dal frigorifero ho provato a sbrisolare anche la parte sotto, a mucchietti così tolti dall'impasto con le dita e sistemati vicini sulla tortiera. Viene buonissima, forse anche meglio Sono soddisfatta del risultato, la torta è morbida, piacevole e un po' diversa dalle solite crostate, resto dell'idea che con farina di grano saraceno in parte o tutto sia ancora più buona. Non finisce qui. AGGIORNAMENTO Ho provato a sostituire la farina di grano saraceno ed è ok, se non piace il gusto così rusti si può fare metà e metà. Ho provato anche a farla senza ricotta, con marmellata di arance, di gelatina di uva fragola, ecc. buonissima Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • OGNISSANTI O HALLOWEEN... DOLCETTO O SCHERZETTO? O CALDARROSTE ALL'INFERNO?

    è l'è de' vivi che bisogna avè paura, no de' morti..! Gli zii di mia mamma intorno agli anni 20-30 del '900, nelle sere che precedevano l'uno e il due novembre, tentavano di impaurirla con una candela accesa infilata in una zucca intagliata, raccontandole di morti che per una notte ritornano tra i vivi e lei ne conservava un ricordo poco piacevole. Questi zii, oltre a non essere mai stati in America, erano cattolici praticanti, uno organista e l'altro campanaro, per tutta la loro vita, in una delle basiliche più belle di Liguria, la Basilica dei Fieschi, tanto da essere chiamati "I Parrocchia" come soprannome di famiglia, quindi impensabile un rito di sfregio alla loro religione. Qui, alta Val di Vara, ancora negli anni '50, prima della grande ultima emigrazione verso le americhe e le fabbriche, i giovani vagavano di casa in casa mascherati per chiedere un'offerta di cibo per i propri morti. In realtà in tutta Italia, senza scomodare altri paesi stranieri, ma un po' dappertutto è così, la fine dell'estate e quindi l'inizio del buio invernale venivano salutati con rituali che ricordano gli spiriti dei defunti, i poveri chiedevano qualcosa da mangiare a chi più ricco aveva accumulato più provviste per l'inverno e l'intenzione è sempre più o meno quella di accogliere con qualcosa i propri cari trapassati che per una notte tornano sulla terra, ai quali si accende una luce, che sia in una zucca, in una rapa o semplicemente una candela sulla finestra o un lumino acceso in casa. Dalla festa celtica di Samhain alle Parentalia romane si è arrivati al nostro Ognissanti e Festa dei defunti ... I miei ricordi di bambina sono nei lunghi rosari serali nella basilica a San Salvatore a far sciogliere gli Offiçiêu, con attenzione a non sporcare e bruciare la panca della chiesa. Questi offizieu o"mucchetti", propri della tradizione ligure, sono una sorta di lungo cerino avvolto attorno a delle forme in legno, che simulano piccole borsette, fiaschetti, cestini, scarpette, ecc. che venivano accesi e lasciati consumare durante il rosario serale di questo periodo. Facevano bella mostra nelle vetrine di pasticcerie e drogherie, e fra bambini era gara a chi aveva il più bello, il più grande. Spariti come tante altre cose, non c'è più nessuno che li fa e che li usa, i miei figli non ne hanno mai visto o acceso uno. Davanti ai negozi de tûtti i speziæ, esposti in bell'ordine pe mettine coæ gh'è un mûggio asciortio de belli offiçieu delizia, sospio de tanti figgieu Nicolò Bacigalupo Offiçiêu di Adriana Dagnino foto di Luciana Brescia - Chiavari - autrice del magnifico macramé sul quale sono posati gli Officieau Se posso comprendere il fastidio di qualcuno nei confronti della mercificazione di queste usanze, meno capisco chi non ricorda da dove arriva davvero tutto ciò e non certo dall'America. Nel dopoguerra, e io da lì vengo, abbiamo volutamente accantonato e dimenticato usi e tradizioni, modi di fare e di dire, cibi che ci ricordavano la povertà, la campagna, assettati di modernità e industria, che ci rappresentavano e adesso non riconoscendoli li chiamiamo addirittura strumenti del demonio... Meglio sarebbe, se si vuole davvero sapere cosa è Halloween, lo si chiedesse alla nonna, senza nemmeno scomodare i Celti. Gli uomini di tutti i tempi hanno sempre avuto paura del buio invernale che si avvicina in questa stagione e con qualsiasi rito cercavano di conservare e omaggiare la luce sperando che questa tornasse la primavera successiva. Nel nord dell'Europa i bambini facevano e fanno processioni di lanterne intagliate nelle rape, chiedendo offerte per i defunti e ogni paese ha la sua leggenda, ma tutte riportano ai morti che tornano per una notte. Per la facilità con la quale si trovavano più zucche che rape i primi emigranti in America iniziarono a intagliare quelle. Non è obbligatorio sottostare alle regole di mercato, si può sempre come me continuare ad intagliare la zucca dell' orto, a mettere candeline e cere ( se potessi avere ancora uno dei nostri offizieu! ) nella speranza che per una sera i miei morti ritornino, fosse possibile vederli ancora una volta! La zucca classica da intagliare qui dalle mie parti era il chéussu o zucca a fiasco, fra gli infiniti usi che ho cercato di elencare in quest'altro post >>> O CHÉUSSO Ai bimbi liguri venivano regalate "reste di balletti e mele carla" una sorta di collana che anche gli adulti si mettevano al collo per andare a messa la sera dei defunti. Con poca pasta di mandorla insaporita con curaçao, cacao, pistacchio, venivano confezionate fave e castagne arrostite dolci da regalarsi di casa in casa. Oggi è ancora possibile comperarle nelle pasticcerie più pregiate come Romanengo>>> Proverbi liguri ricordano che " Ognissanti senza becco, Natale poveretto " o " Pe i Morti, bacilli e stocchefisce no gh’è casa che no i condisce" dai quali si capisce che tradizione vuole un qualche volatile in tavola, che poteva essere il gallo, la faraona o altro da eliminare nel pollaio prima dell'inverno, o anche il bottino del cacciatore di casa, fagiano o (ahimè!!!) uccelletti, così da riservare le carni più pregiate del maiale a Natale. Oppure lo Stoccafisso con i bacilli , ovvero un legume tipo una piccola fava secca, praticamente introvabile, che negli ultimi anni è ricomparso con il nome di Favino, qui da me con le fagiolane, i grandi fagioli di Spagna, semplicemente bolliti e conditi con il primissimo olio nuov In casa mia non c'erano grandi tradizioni culinarie per questo periodo, se non forse per i ceci o a volte fagioli a zimin, del quale ho già scritto qui>>>A Zimino . - zimino in cottura - Certamente erano i giorni delle castagne, nella tradizione fatte a " balletti", le castagne bollite con la buccia, ma ricordo con più piacere le serate fra ragazzi, qui, a fare le " Rustie all'inferno " caldarroste, spolverizzate di zucchero, innaffiate di grappa e accese poi sempre mescolando. È d'obbligo spegnere la luce durante il procedimento così da godere dello spettacolo, o almeno così a noi sembrava, ci si divertiva davvero con poco. Sempre perché ci si divertiva con quello che si aveva, finì in canzoncina la serata fra ragazze del dopoguerra che non avendo la grappa un po' ne chiesero ai giovani, i quali per vendicarsi di non essere ammessi al divertimento, offrirono una bottiglia di acqua al posto della grappa che alla fine non bruciò annacquando miseramente le castagne. Quando furono nel piatto pronte ben bagnate continuarono per mezz'ora a mescolar ma l'acqua dei Ghiggeri non volle mai bruciar La ricetta, con qualche attenzione, è quanto di più facile ci sia. Fatte le caldarroste, si sbucciano il più velocemente possibile cercando di tenerle in caldo. Si sistemano in una pirofila, si mette qualche cucchiaiata di zucchero, un bicchierino di grappa, si mescola e CON ATTENZIONE si dà fuoco, sempre mescolando. Bruciato tutto l'alcool si gustano le castagne così condite, quasi caramellate. Se proprio non c'è altra soluzione, è possibile fare qualcosa di simile a delle caldarroste nel forno o nel microonde, e ci sono decine di modi diversi. Uno è quello di praticare il solito taglio nella parte rotonda, mettere le castagne tagliate a bagno per 10 minuti in acqua tiepida, mettere sul piatto del microonde e far andare per cinque minuti alla massima potenza. Un sistema veloce per fare una minima quantità di castagne per una - due persone. Se se ne devono fare di più, dopo l'ammollo, si asciugano e si passano in forno a 180° per una mezz'ora, mescolando spesso. In entrambi i casi, a fine cottura, si mettono dentro ad un sacchetto di carta ben chiuso o in uno strofinaccio, per cinque minuti, in modo da poterle sbucciare bene. - castagne all'inferno - Per vedere la lavorazione degli Offiçêu qui: https://www.youtube.com/watch?v=X0_DvwpbILA&t=86s&ab_channel=PrimailLevante Per saperne di più sulle tradizioni italiane antiche di zucche intagliate e regali dolci ai bambini qui: https://www.thinkdonna.it/festa-ognissanti-commemorazione-dei-defunti-tradizioni-italia.htm?fbclid=IwAR1aN2r3aCS_WahxRUKOcWGktFrJYrkpUfYPXskK-jYR5wJAyLm0b4163Zw# Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • O CHÉUSSO, LA ZUCCA A FIASCO

    Quest'anno la mia zucca di Halloween è stata proprio quella della tradizione nostra, dei miei nonni, dei miei zii che la intagliavano per spaventare le sorelle agli inizi del '900 e più tardi mia madre, un po' per dimostrare per l'ennesima volta come le zucche intagliate e festa compresa, non siano un'importazione dall'America, ma una tradizione dimenticata di ritorno, qu ando si è capito che si poteva mercificare. Tutte le mie considerazioni, quello che si è sempre fatto, le ricette della tradizione sono in questo altro post >>>OGNISSANTI O HALLOWEEN, DOLCETTO ecc Questa particolare zucca è quasi dimenticata, dopo essere stata presente nella vita quotidiana dell'uomo da migliaia di anni, in Liguria come in tutte le parti del mondo. Conosciutissima, chiamata chéusso, cossa, cusso, cösso e chi lo sa in quanti altri nomi, cresceva sulle téupie , le pergole che ogni casa di campagna aveva davanti all'uscio, insieme all' uva merella, l'uva fragola. foto dal web Talmente antico il suo uso che non si riesce nemmeno a rintracciarne l'origine, uno dei primi ortaggi coltivati, pare addirittura prima del frumento. Tracce ne sono state trovate fino a 13000 anni fa, sia in Africa, che in Cina ma anche in Messico, tutti i popoli ne hanno e ne fanno uso. Il suo nome botanico è Lagenaria siceraria, della famiglia Cucurbitacee, unica zucca presente prima della scoperta delle Americhe, quando arrivarono le altre, sempre stessa famiglia ma genere Cucurbita. Contrariamente a quanto si pensa è commestibile da giovane, una varietà, la Lagenaria longissima o Serpente di Sicilia è molto conosciuta al sud, e i suoi germogli chiamati tenerumi apprezzatissimi in zuppa. foto dal web Difficile possa venire in mente di mangiarla matura, la polpa di consistenza schiumosa è un purgante e un emetico e la buccia dura. Secca è leggera ed è stata usata come galleggiante per le reti e anche per imparare a nuotare. Seccando diventa come legno e da sempre l'uomo ha pensato che svuotandola dei semi e dei residui di polpa secca aveva a disposizione un recipiente ottimo per i liquidi acqua e vino, ma anche per farine, tabacco e simili. L'origine del nome viene dal greco lagenos che significa fiasco e l'uso antico è dimostrato nelle frequenti raffigurazioni in dipinti e statue. Specialmente nell'iconografia dei Santi, la Lagenaria è rappresentata quando si tratta di santi pellegrini come per esempio San Rocco e San Giacomo. Si usa anche una forzatura nella crescita per farla rimanere piatta come la più classica borraccia piatta In Cina è simbolo dei farmacisti in quanto vi venivano riposti erbe e rimedi vari. Appese fuori significava che lì c'era una bottega di rimedi tradizionali, così la frase "cos'hai in zucca?" deriva proprio da chi entrava e chiedeva cos'hai nella zucca per curarmi? Sono anche considerate portafortuna per la casa foto dal web Svuotata e divisa, modellata, diventava recipiente, mestolo. Qui veniva usata per per concimare gli orti con la chintànn-a... e separare l'olio dall'acqua e i miei nonni che in tempi più moderni ne ebbero uno di lamiera, continuarono a chiamarlo cossu, mi ci volle un po' di tempo per capire che il nome veniva direttamente dalla zucca, Nel libro sotto come trasformarli in utensili di uso quotidiano https://www.amazon.it/Historic-Gourd-Craft-Traditional-Vessels/dp/0764328301 Prima ancora di pensare a svuotarla, semplicemente scuotendola, secca con i semi dentro, l'uomo scoprì uno dei primi strumenti musicali. Le vere Maracas ancora oggi sono fatte spesso con una zucca dipinta. In seguito zucche svuotate sono state usate come cassa armonica, uno dei Sitar indiani, Kaccapi vina , è fatto con una lagenaria svuotata e sei corde, e pure il Berimbau, strumento tribale emigrato dall'Africa con gli schiavi e diventato indispensabile elemento della Capoeira brasiliana. Non ci è voluto molto per pensare a decorarle e quindi dipinte, incise, disegnate sono diventate elemento decorativo di arredo. Qualche esempio in foto, ma si può trovare di tutto. Chi di noi, di una certa età, non ha avuto un presepe in una zucca? Non privo della giusta rilevanza, l'uso, comune in tutte le parti del mondo, che ne fanno alcuni gruppi etnici come astuccio penico, la Koteka. Dall'Africa al Nord America, ancora oggi in Papua Nuova Guinea gli uomini usano la parte opportuna della zucca essicata e svuotata a protezione del pene, tenuto con una cordicella di palma, dando a questo indumento, l’unico spesso indossato, simbolismi particolari, tipo protezione contro gli spiriti maligni a tutela della propria fecondità e decorato in maniera diversa a secondo dell'occasione nella quale viene messo caccia, danza, eventi sociali. foto dal web Ultimi, ma forse chissà non ne trovo altri, l'uso nell'orto per allontanare roditori e istrici e quello nella medicina popolare L'odore delle foglie di una varietà, la Lagenaria Mayo Giant, sembrerebbe essere sgradito e quindi in un orto a carattere familiare, una pianta di Lagenaria, opportunamente cimata per non sopraffare le altre coltivazioni, potrebbe tenere lontano fastidiosi visitatori notturni. Ho già scritto della polpa che ha effetti purganti e emetici, e un impiastro con le foglie pari curi il mal di testa. https://www.cercatoridisemi.com/product-page/zucca-mayo-giant-lagenaria-siceraria Mi resta da fare una piccola considerazione personale. Al di là degli innumerevoli impieghi di un qualcosa che cessato l'uso ritorna alla terra, alla natura, senza lasciare traccia, mentre per tutte le cose che si possono fare si spreca spesso plastica, chi mai ci restituirà la fantasia, l'inventiva, che una semplice zucca in tutto il mondo ha saputo suscitare? Qualche anno fa, quando per curiosità un amico le aveva seminate, me le portò dicendo che nessuno sapeva cosa farne... Servirà l'intelligenza artificiale? Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DI SCOPE E DI STREGHE

    Passando appena fuori del paese lo sguardo al campo sotto strada rivedo il Sorgo che cresce, seminato tardi e tagliato verde per essere usato come foraggio fresco alle mucche e mi è venuto voglia di parlarne per chi non lo ricorda più. Il Sorgo un tempo era molto usato e non solo per le bestie, a dir la verità è ancora molto usato, essendo il quarto o il quinto cereale coltivato al mondo, questo ha portato ad una selezione delle specie per l'alimentazione umana o per quella animale, solo in Italia ne sono coltivate circa 115 varietà, e ne esiste anche inselvatichito. È pianta resistente alla siccità, alle malattie, e per questo molto usata, per esempio in Africa. Assomiglia vagamente al granoturco, pianta alta con foglie larghe e piatte e infiorescenze a spighette, che contengono i semi, la granella. foto dal web È un cereale e come tale usato per farine dall'epoca greco-romana, conosciuto come melica , sostituito poi dal mais tanto da far rimanere questo vocabolo " melica " nella parlata volgare, per identificare il granoturco, o almeno qui è così, la meliga , contratto poi in mega, è nel nostro dialetto, il mais. Non contiene glutine e oltre la macinatura per polenta, pane, pappe, può essere usato in granella come il riso, ormai reperibile solo nei negozi di alimenti naturali. Ma la voglia di parlarne mi è venuta non per l'uso alimentare, ma per un'economia basata su questa pianta e ormai praticamente sparita: la fabbricazione delle scope. Da strega qual sono mi sembrava giusto parlarne. La Saggina , il materiale con il quale erano fatte gran parte delle scope fino a una cinquantina di anni fa, è il sorgo, o meglio nella tradizione popolare il sorgo veniva chiamato e usato come saggina. Il termine Saggina o anche Scagliola è però usato anche per le piante acquatiche del genere Phalaris. Di questa stagione, tolto il seme, si vedevano appesi nelle campagne i mazzi di sorgo a seccare, e nell'inverno gli uomini fabbricavano le scope che dovevano durare il più possibile. Le scope non erano solo di saggina ma di brugo ( qui>>> dell'erica e del brugo ) , di ginestra, di tamerice, di sanguinello, di betulla, di scoparia, e altre piante, ma soprattutto non erano altro che un ramo al quale veniva legato semplicemente un mazzo dell'erba scelta. Poi, un giorno del 1797, a Hadley nel Massachusetts , tale Levi Dickenson, contadino, rivoluzionò il mondo delle pulizie casalinghe assemblando un certo numero di mazzi di sorgo in maniera piatta legandoli con del salice, inventando così la Scopa di Saggina , così come è ancora conosciuta adesso. Fu la pubblicità che sua moglie fece alla scopa presso le amiche, a far sì che egli ne fece un mestiere inventando pure una macchina per assemblarle. Oggi la produzione è prettamente affidata ai paesi dell'Est da dove provengono praticamente quasi tutte le scope di saggina, anche se in tutti i paesi contadini d'Italia esiste la conoscenza di chi in passato fabbricava manualmente scope e anche musei che ne raccontano la storia. Fino a qualche anno fa, in provincia di Lucca esisteva l'ultimo artigiano che fabbricava ancora le " granate ", come sono chiamate in Toscana le scope, appunto da grano , ricordando il sorgo che è cereale usato come il grano . Nel video a questo link potete vedere tutta la lavorazione: https://www.youtube.com/watch?v=G5AQvKBRR64&ab_channel=NoiTvLucca foto dal web Prima del Sorgo molte altre piante venivano usate per fare le spasoîe, le Urxe, Uxe, Úrscia, Uexie , nomi in dialetto dell' Erica arborea , (dopo un milione di anni che abito qui, non riesco ancora a pronunciarli bene), di brugo, di Erica scoparia , e ancora adesso di queste erbe sono fatte quelle per pulire la cenere del sō, il rialzo nella grae, gré, il seccatoio, dove si cuoceva il pane e le torte sotto il testo qui>>> https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/11/28/paneprofumo-di-pane Oggi, giornata fresca di tramontana, ma soleggiata, ho fatto un giro per fotografare qualche pianta e per raccogliere qualche ramo. Intendo fare qualche piccola scopina da regalare per le prossime feste per scacciare via tutti i cattivi pensieri e tutto quello che questo anno ha portato, c'è davvero molto da scopare via. Fino a qualche decennio fa, chi ha tanti anni come me, ricorda un uomo che girava nelle campagne per acquistare le ciocche, i ciocchi, le radici di questa, l' Erica arborea , che dovevano essere scelte con cura per fabbricare le pipe, e anche questo rappresentava un piccolo guadagno per i contadini che sapevano quali cavare. La pianta deve avere dai 50 ai 70 anni per produrre il ciocco, la radice ottimale. La pianta resiste agli incendi, rispuntando ed è per quello che è adatta alla costruzione delle pipe, ma per essere usata la sua radica non deve aver subito incendi in quanto il calore rovina il prezioso rizoma, deprezzandolo. Frequentissima nelle macchie mediterranee a ridosso del mare è presente in tutti i boschi anche qui, spesso sui poggi a fianco la strada. erica in fiore a primavera Tornata a casa con l' Erica, l'ho tagliato quattro o cinque pezzi, uno un poco più grande e diritto, poco filo di rame. Ho rifinito con qualche fiore secco di Achillea, di Romice, un pezzo di cannella vecchia, un pignetta raccolta chissà dove, un cuoricino di feltro, il biglietto con l'augurio di scopare via tutte le negatività, ago filo e ad essere moderni colla a caldo... ma è solo una prova. Ora deve seccare e perderà gran parte del verde diventando una scopina da streghetta, penso che possa essere un bel chiudi pacco. Ti mettiâe ou brûggu réddenu'nte 'n cantùn Che se d'â cappa a sgûggia 'n cuxin-a á stria A xeûa de cuntà 'e págge che ghe sun ... A çimma ... metterai la scopa diritta in un angolo, che se dalla cappa scivola in cucina la strega, a forza di contare le paglie che ci sono ... E la scopa, di saggina o altro, da tempo immemorabile è collegata alla magia, alle streghe, alle superstizioni, a tradizioni ecc. ecc. Difficile arrivare all'inizio di tutto ciò, pare che maestri, sciamani, guaritori in tutto il mondo, abbiano sempre avuto una sorta di bastone in mano, alla stessa erba aggiunta a questi bastoni erano sempre dati poteri magici o di sacralità, vedi la ginestra per esempio, e questo in tutte le culture, anche se era palma da dattero. Il fatto poi che scopando si togliesse l'immondizia, la sporcizia, aggiunge simbolismo. Tutti sappiamo di tradizioni di balli e di chi rimane con la scopa in mano, o la malignità di scopare i piedi alle ragazze nubili così che non si sposassero, o di riti di matrimonio saltando la scopa, o di non scopare dopo il tramonto per non scopare via la fortuna. I versi della canzone sopra ricordano la credenza popolare di mettere una scopa a testa in sù vicino al camino, perché la strega che volesse entrare sarebbe costretta a contare i fili che la compongono e quindi a perdere tempo. -Donne valdesi raffigurate come streghe, miniatura da un manoscritto di Martin Le Franc, Le champion des dames, 1451- Tanto importante la simbologia affidata alla scopa che da strumento delle streghe si riesce a trasferirle il potere di tenerle lontane, vedi le scopine augurali variamente decorate che si usano regalare nelle festività natalizie proprio per spazzare via i mali e le sfortune e impedirne il ritorno. Appunto la strega ... il primo attestato storico che parla di un qualcuno a cavallo di una scopa è del 1453, ma ops... era un uomo Guillaume Edelin , priore e pare amante del diavolo. Anche se ci sono testimonianze più antiche di cavalcate con la scopa, lo stesso Pitagora, pare sconsigliasse di cavalcarne una. Sorvolo sul significato fallico dato al manico di scopa, cavalcato dalle streghe, che ha portato poi a usare il termine per definire anche l'atto sessuale e relegato l'uso alle streghe in quanto donne, ma anche i maghi ve lo dico qui, cavalcano scope per recarsi ai sabba. Per conoscenza aggiungo che la Befana, nulla a spartire con le streghe e meno che meno simbolo sessuale, proprio per questo inforca la scopa con la "spazzola" sul davanti, al contrario di come si vede, ahimè, in quasi tutti i disegni in giro. Resto dell'idea che tutto ciò derivi dal fatto che lo strumento scopa era presente in tutte le abitazioni e munito di bastone servisse come unica arma presente, e le streghe, donne sempre povere che usano erbe, cosa potevano avere velocemente alla mano? Le fate, solitamente ricche, per niente girano in carrozza e hanno la bacchetta magica dorata... L'uso della scopa come simbolo è talmente legato all'uomo, ma ci veniva comodo dimenticarlo, che il riconosciuto popolo dei Metis, i discendenti dei primi coloni nelle terre degli indiani d'America che con loro si unirono, ne portano la tradizione in un ballo tutto maschile. A questo link per vedere come è la Broom dance: https://www.youtube.com/watch?v=4UgwRj-JDSk&ab_channel=MetisPrairieSteppers Per conoscenza mi piace riportare che il famoso gioco di carte chiamato " scopa " si chiama così perché il punto si prende proprio lasciando il tavolo pulito, come fosse spazzato. Scopa nuova scopa bene ma scopa vecchia conosce tutti gli angoli 😜 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL CIPRESSO

    Quanti anni sono ormai che vedo crescere questi cipressi! Da bambina, sulla via delle vacanze, questa era l'unica strada per arrivare qui dalla riviera e il viaggio mi sembrava lunghissimo, quando arrivavamo vicino a questo gruppo, ero convinta di essere in Toscana. Troppo piccola per sapere di Bolgheri e dei suoi cipressi, forse chissà, qualcuno la recitava e qualcuno mi diceva - Guarda, quelli sono cipressi - Ora, da adulta, vado avanti e indietro di frequente e non è più un viaggio, guardo con la stessa riverenza insegnatami da piccola a queste piante. Mio nonno falegname mi aveva insegnato il profondo rispetto per questo albero e per il suo legno. Conservo, purtroppo mal collocato, l'armadio di cipresso che, negli anni '30, lui costruì per nonna, perché negli armadi di cipresso non entrano le tarme. Legno durissimo, inattaccabile da funghi e insetti, elegante, con nodi e venature. particolare dell'armadio di nonna Fatti un'arca di legno di cipresso (Genesi 6, 14) È la Bibbia che ne consiglia l'uso, per la sua resistenza all'umidità, quindi per gli esterni, per le saune e bagni, e ahimè, per le bare più pregevoli. Tradizionalmente è uno dei tre legni del catafalco del papa, non lo fu quest'anno per quello di Bergoglio, che non volle questo legno prezioso La leggenda vuole di cipresso la freccia di Cupido e la clava di Ercole e forse uno dei legni della Santa Croce. All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Ugo Foscolo Per la sua radice lunga e fittonante che non interferisce con le tombe vicine è da sempre l'albero preferito a custodia dei cimiteri, anche per la leggenda di Ciparisso che trafitto il suo cervo compagno, per il dolore si trasformò in albero, il Cipresso appunto, che ne fece così l'emblema della tristezza e del lutto ma anche dell'eternità. galbulo di cipresso Tutto del cipresso viene distillato e usato in profumeria e in certi prodotti farmaceutici per gli usi più disparati, dalla tosse al ristagno dei liquidi e la circolazione e perfino per contrastare una sudorazione eccessiva. Si potrebbe dire che è commestibile ma come sempre l'uso è da sconsigliare in cucina se non in piccolissime quantità per aromatizzare, perché come sempre può essere irritante. Il suo olio essenziale è da usare con le precauzioni del caso, non molto, non per tanto tempo. Viale dei Cipressi I cipressi che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar Quasi in corsa giganti giovinetti Mi balzarono incontro e mi guardar.. G. Carducci Pochi altri alberi, hanno ispirato poeti e narratori come il cipresso. Chi non conosce Davanti a San Guido? Il Viale dei Cipressi, sull'Aurelia, nei pressi di Castagneto Carducci, è lungo 5 km ed è una delle strade più belle del mondo, ad oggi ci sono 2400 piante, che negli anni scorsi sono stati colpiti da un cancro e si è cercato di salvarne il più possibile, anche ripiantando nuove piante per sostituire quelli morti. Si spera diventi patrimonio dell'Unesco, così da convogliare fondi e attenzione su una più estesa e costante manutenzione. Al fine un largo spazio in forma scorge d’anfiteatro, e non è pianta in esso, salvo che nel suo mezzo altero sorge, quasi eccelsa piramide, un cipresso. Torquato Tasso Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DUE MARRONI...

    Che sia questa la mia svolta nella volgarità più becera? Quando mai! No! Intendo parlare proprio dei marroni, la castagna che l'uomo ha sapientemente coltivato, innestato, selezionato per ottenere un frutto più liscio, più grosso e più facile da sbucciare. Le differenze si comprendono bene con l'immagine sopra. Una castagna, se pur di dimensioni ragguardevoli, vicino a un marrone è di dimensione più piccola, ma soprattutto l'interno della castagna è arzigogolato in numerose pieghe dove si infila la pellicina mentre il marrone è liscio e quindi risulta molto più facile da pelare. Un Regio decreto del 1939 >>> stabilisce la differenza fra castagne e marroni, come confezionarli e come spedirli, e di quanti frutti deve essere composto un chilo. La foto non fa sentire il gusto, se pure più neutro, cioè alcune varietà di castagne possono sembrare più saporite, ma il marrone è almeno il 20% più dolce di una castagna normale. Ragion per cui l'uso più scontato è quello nei dolci e quindi Marron Glacè e Mont blanc e marmellata. Il prezzo è purtroppo un elemento deterrente, perché molto più caro della comune castagna, quando poi non succeda purtroppo di trovarle bacate, ed è per quello che dopo una brutta esperienza non ne ho mai più comperato. Tanti anni fa un amico piantò pochi alberi di marroni non lontano da casa mia e mi chiedeva tutti gli anni di andare a vedere se le nuove piante avessero cominciato a produrre. Stamattina mi è tornato alla mente, e vista la buona produzione di castagne, anche grandi, mi sono decisa ad andare. Lui non c'è più, ma le sue castagne c'erano, grosse, belle e sane. È stata un'emozione trovarle e pensare a lui, grande amico della mia adolescenza. Purtroppo non ci è stato concesso di mangiarle assieme e negli anni scorsi, dopo la sua scomparsa, fra il cinipide, la siccità, la scarsa produzione, un po' di malinconia, non ero più andata a vedere. Nonostante qualcuno ci avesse pensato prima di me, qualcosa era rimasto. Giusto quelle da fare qualche marron glacés e forse un cucchiaio di Mont blanc... MARRON GLACÉS CASALINGHI Come sempre fatti un po' a modo mio Ho tolto la buccia esterna, l'ho messi in acqua fredda e ho bollito una quindicina di minuti. Pelate molto facilmente da calde, ho preparato uno sciroppo di zucchero fatto con 250gr di acqua e 250 di zucchero. L'acqua deve coprire bene i marroni, si pesa e si aggiunge lo stesso peso di zucchero. Si mette al fuoco, si possono aggiungere i semi di una bacca di vaniglia, si fa bollire per cinque minuti, si mettono le castagne pelate una a una delicatamente e si fanno sobbollire per un minuto. Si spegne. Si copre e si lascia tutto lì per 24 ore. Si tolgono le castagne, si rifà bollire lo stesso sciroppo e si immergono di nuovo facendo bollire per un minuto. Si spegne e si copre per altre 24 ore e così per almeno 4 volte in totale. Al quarto giorno si mettono a raffreddare su una gratella. Se nel corso delle operazioni se ne rompe qualche pezzo non importa, sono buoni lo stesso e servono per decorare il Mont blanc. È possibile rifinirli sopra con un glacé fatto con poco sciroppo avanzato e zucchero a velo mescolati. Se dovesse avanzare dello sciroppo anche quello può essere conservato e usato per dolcificare qualsiasi cosa. MONTBLANC A MODO MIO A modo mio perché trovate casualmente le castagne l'ho arrangiato con quello che avevo in casa, e per fortuna avevo una confezione di panna fresca. Per questa ricetta ho provato a cuocere i marroni in maniera diversa della precedente. Incise, l'ho messe a cuocere per in acqua fredda per una quindicina di minuti, poi l'ho pelate. Tutto sommato ritengo meglio il metodo di sbucciare prima le castagne, farle bollire e poi pelarle. Una volta pelate facilmente, ma nel caso di questo dolce anche dovessero rompersi non ha molta importanza, visto che poi vengono passate, le ho messe in una pentola con del latte e zucchero. Avevo inizialmente circa 250gr. di castagne con la buccia, ho aggiunto circa 300ml. di latte e 50gr. di zucchero, un cucchiaino di estratto di vaniglia o i semi di una bacca e ho fatto bollire piano per una ventina di minuti, facendo molta attenzione che assorbissero tutto il latte e non bruciassero. Devono diventare morbide tanto da poter facilmente essere schiacciate anche con una forchetta. Se dovesse mancare il latte va aggiunto fino a che le castagne non sono cotte bene. Con uno schiacciapatate, con un passaverdura o con quello che si vuole ridurle a una purea consistente. A questa purea le ricette prevedono l'aggiunta di qualche cucchiaio di cacao amaro, non l'avevo, ho sciolto poco cioccolato fondente e ho messo quello, più un cucchiaino di rum. Ho mescolato tutto bene. Ho formato con la purea una montagnola su un piatto, rigandolo con una forchetta, non mi piace fatto come viene passandolo nello schiacciapatate, a vermicelli, e mi piace più morbido, giusto quel tanto che stia su. Una generosa porzione di panna fresca montata al momento sopra, pezzetti di cioccolato fondente e amaretti rotti perché non avevo la meringa, che si trova spesso nelle ricette, ma ci stavano benissimo. Marmellata di Marroni Ho già fatto la marmellata di castagne altre volte, certo con i marroni è tutto più facile. Pare che il metodo migliore per pelarle bene sia quello di inciderle con un taglio, metterle a bagno per mezz'ora, farle cuocere in acqua bollente per 4 cinque minuti, e poi asciugate bene su una padella calda. Procedimento da fare poche castagne alla volta. Una volta pelate si pesano, si rimettono in pentola, si coprono d'acqua e si fanno cuocere per almeno mezz'ora, 35 minuti, fino a che non si spappolano e l'acqua è quasi tutta consumata. Si frullano con un mixer o con un robot fino ad avere un composto liscio. A questo punto, tenendo a mente il peso delle castagne pelate, si aggiunge 600gr di zucchero a chilo e si fa cuocere con molta attenzione girando spesso fino a che non si ottiene la consistenza di una marmellata che vela il cucchiaio. Alcune ricette prevedono metà zucchero integrale, alcune un aggiunta di estratto di vaniglia, altre rum. Per una volta, cosa che non faccio mai con le mie marmellate, ho bollito per venti minuti i barattoli dopo averli chiusi, perché mi è successo che la marmellata di castagne sia più deperibile di altre e dopo tanto lavoro sinceramente dover aprire e trovare della muffa... E SE LE CASTAGNE NON CE L'HAI? Se non ce l'hai te le fai finte. Biscotti a forma di castagna fatti con una parte di farina di castagne e immersi nel cioccolato fondente Ne avevo giusto un rimasuglio in frigo e per completare il post ne ho fatto qualcuno. Gli ingredienti semplicissimi: 60gr. di burro ammorbidito 50gr. di zucchero a velo un uovo piccolo (ma si può fare senza) 80gr. di farina di castagne 60gr. di farina 00 cioccolato fondente per finire i biscotti Mescolare zucchero e burro ammorbidito, unire l'uovo e poi le due farine, fino ad ottenere un impasto morbido. Lasciar riposare per mezz'ora. Riprendere l'impasto e formare delle palline, appiattirle da un lato e creare una punta per assomigliare la forma a una castagna. Cuocere in forno a 180° per una ventina di minuti massimo mezz'ora. Lasciar raffreddare, sciogliere il cioccolato a bagnomaria e immergere i biscotti con la punta lasciando scoperto il fondo. Altre ricette sul blog con le castagne qui: IL CASTAGNACCIO DOLCE O SALATO>>> PAN MARTIN>>> DELL'USO DELLE FOGLIE DI CASTAGNO>>> STRUDEL DI FARINA DI CASTAGNA>>> PASTA FRESCA DI FARINA DI CASTAGNA>>> CALDARROSTE ALL'INFERNO>>> I CÀSSARILEU >>> Diverse varietà di marroni sono coltivate in Italia e hanno l'Igp o altri prestigiosi riconoscimenti, come si può leggere sulla Gazzetta Ufficiale di cui sopra, fin da allora sono nominati come gli unici a essere riconosciuti di categoria AAA quelli di produzione della Campania " i marroni di Napoli" che addirittura erano 48 in un kilo. Ma Toscana con il Marrone del Mugello, Veneto con i Marroni di San Zeno e quelli del Monfenera e i Marroni di Combai, Emilia Romagna Marroni del Castel del Rio, i Marroni della Val di Susa, nel Cilento i Marroni di Roccadaspide, e in Irpinia quelli di Serino e chissà quanti non so. La castagna una volta si mise in dosso una sua veste orrida, spinosa, spiacevole, coprendosi tutta insino al volto, talché li viandanti non ardivano toccarla, anzi detestandola la schifavano. Passando per la selva Autunno, l a pregò che ‘l volto si scoprisse e dicessegli chi ella era. Il che fatto, e la sua grata condizione conosciuta: – Quanto son pazzi li omini – disse Autunno – che da la vista di fòra de l’altrui condizione fanno iudicio! - Pandolfo Collenuccio - A CANDIDO Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • OTTOBRE EVENTI

    Dopo la calura estiva, dopo un'influenza che mi ha lasciata senza forze, in qualche modo bisogna parlare dell'autunno incombente. DOMENICA 28 SETTEMBRE Ho un posto riservato per il mio gazebo e le mie erbe, manuali ecc. qui alla Fiera dell'Agricoltura. Spero con tutto il cuore di riuscire ad andare. Sono due giorni di manifestazioni, io sarò presente solo alla domenica SABATO 11 E DOMENICA 12 OTTOBRE Con questo fine settimana iniziano una serie di eventi dalla cadenza mensile, tutti presso il B&b C'era Una Volta di Santo Stefano d'Aveto, dedicato alla manualità una volta più femminile, oggi per tutti Ritorna con una nuova formula “Donne da Ieri a Oggi” . A distanza di quasi vent’anni dall'esperienza di Lella Canepa con mostra e pubblicazione del libro, una serie di appuntamenti nei fine settimana per riscoprire la manualità. Nel corso dei mesi invernali, un week end al mese, affronteremo insieme varie tecniche manuali, consuetudine quotidiana e necessaria nella vita di ieri, una volta più facilmente dalle donne, oggi anche degli uomini, fino ad arrivare all'otto marzo. Primo appuntamento 11 e 12 ottobre dedicato agli intrecci. Sabato pomeriggio un infarinatura di tutto ciò che era uso intrecciare, dal semplice ojos de Dios al più complicato macramè, passando per uncinetto, ferri da calza e altre tecniche con filati di vari tipi. Sarà presente Luisa con un telaio nomade da far provare. Ognuno riuscirà a portare a casa un piccolo manufatto: a scelta o secondo disposizione personale un quadrato all’uncinetto, un ojos de Dios, un approccio ai quattro ferri o un piccolo manufatto a macramè. Nello svolgersi dell’incontro un momento di convivialità con tisane e dolcetti caratteristisci delle aziende del territorio Domenica giornata interamente dedicata all’intreccio di un cestino. La giornata di sabato è solo il preludio alla domenica dove, dalle ore 10 alle 17,30, Maurizio Leone vi accompagnerà passo passo nella tecnica dell'intreccio, altra attività manuale che inizia con la presenza dell'uomo sulla terra. In questa stagione saranno usati salici raccolti a fine inverno e opportunamente reidratati. Con pochi consigli e facili mosse, con il solo uso delle mani tornerete a casa con un cestino finito e con i consigli per continuare a provare a casa semplicemente raccogliendo tutto il necessario in natura. A metà giornata un veloce brunch in condivisione, sempre con prodotti del territorio, per poter continuare e portare a termine il progetto. Tutto il materiale usato sia sabato che domenica sarà fornito e compreso nel contributo Per sabato occorre portare possibilmente una cesoia da potare e un coltellino Sabato dalle 15,30 alle 19 con pausa tisana e dolci classici del posto € 15 Domenica dalle 10 alle 17,30 con pausa per assaggio prodotti di aziende agricole locali € 50 Partecipazione a entrambe le esperienze sabato e domenica 60€ È possibile prenotarsi solo ad un evento o a tutti e due senza pernottare nel B&B Pernottamento del Sabato in B&B con esperienze del sabato e della domenica tutto incluso 120€ a persona Prenotarsi per tempo pochi posti disponibili Per maggiori informazioni e per prenotare chiamare SARA 348 618 9707 Per la domenica di Intreccio è necessario prenotare entro il Primo Ottobre per permettere a Maurizio di reidratare i salici Prossimo incontro a Novembre: filatura della lana e tintura con le erbe DOMENICA 19 OTTOBRE Ancora in fase di definizione il programma completo l'evento d'autunno al Birrificio Taverna del Vara di Torza. Ci sarà birra, cibo e musica e le erbe! ALTRI AGGIORNAMENTI A BREVE Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA PIANTAGGINE

    Oggi vi presento la Piantaggine, per mia esperienza, la più trascurata delle erbe spontanee, la più dimenticata delle erbe commestibili e con grandi proprietà terapeutiche ignorate da molti. In realtà faceva parte delle nove erbe sacre, proprio per le sue virtù, conosciuta e amata già da Alessandro Magno e Dioscoride. A me riguarda come erba del Prebuggiun ( qui>> ), come dicevo non molti la usano per scopi alimentari, eppure a parte il misto di erbe, è un ottima verdura per zuppe, minestre, polpette ecc. Forse il suo gusto non è esaltante, non spicca per un sapore o profumo particolare, ma oltre a donare le sue qualità, dà anche una certa corposità alla mescolanza, visto che non sparisce nella bollitura come tante altre. Anche questa appartiene alle più facilmente riconoscibili, è dappertutto, specie sui bordi delle strade dove narra la leggenda fu mutata in Piantaggine la fanciulla che aspettava inutilmente di veder passare l'amato. È presente quasi tutto l'anno, sparisce solo con il freddo intenso. Esiste in formati essenzialmente diversi , dalle foglie lunghe e strette "lanceolate" fino a rotonde enormi, ma è davvero la stessa pianta. La consistenza delle foglie è coriacea, glabre o a volte molto pelose, a guardar bene si vedono evidenti le nervature sia in un tipo che nell'altro. Nervature che sono uno dei parametri per l'identificazione, infatti nel linguaggio comune è chiamata anche "cinquerighe" o sette nervi, proprio perché le nervature, ben visibili girando le foglie. Il fiore è poco appariscente, scarsamente colorato. È conosciutissima per nutrimento agli uccelli, tutta la pianta, soprattutto i semi raccolti, possono servire nelle mangiatoie in inverno. "Quando un rospo è punto da un ragno si precipita presso la piantaggine e lì trova soccorso" Quanto tempo per parlare delle proprietà? Non riuscirò sicuramente a elencarle tutte. Secondo questo antico proverbio medievale, le foglie applicate sopra lenirebbero le punture di insetti. Nella mia tradizione casalinga, oltre all'uso alimentare, mi servo delle sue foglie rotonde infilate nelle scarpe per alleviare i dolori da piaghe per lunghe camminate, e come medicazione per piccole ferite. Nella foto sotto un cerotto d'emergenza ottenuto con una foglia di piantaggine lanceolata, per una piccola ferita da sfregamento per uso di un rastrello, ma anche fosse un taglio. Direttamente sulla piaghetta metto un poco di foglie di piantaggine triturate e se voglio esagerare anche qualche pezzettino d'aglio schiacciato, e fascio con una foglia lunga. Inoltre il macerato di foglie, 50gr in litro d'acqua, fatte bollire per un minuto e spento, lasciate a macerare per una notte, la mattina dopo filtrato, per lavarmi gli occhi affaticati dal computer e cisposi per l'allergia, o per disinfiammare la pelle affetta da acne. È una delle erbe con più bassa tossicità, praticamente bisogna essere allergici specificatamente al genere Plantago per avere degli effetti indesiderati. Ha un'azione anche sull'intestino e curiosamente può essere sia lassativa che agire diversamente. E in questo periodo di tosse e raffreddore un po' di sciroppo di piantaggine, veloce e semplice da fare io lo tengo in serbo. PER LO SCIROPPO In mezzo litro d'acqua, in una pentola di acciaio inossidabile, metto a bollire qualche chiodo di garofano tritato grossolanamente, aggiungo una bella manciata di foglie (circa 100gr.) tritate a coltello e faccio bollire a fuoco basso per mezz'ora. La proporzione fra acqua e foglie è variabile, spesso io vado a occhio, basta che siano ben coperte di acqua, anche se è meglio non scendere sotto i 100gr. a litro. Si tratta pur sempre di preparati casalinghi. Trascorso questo tempo, spengo e lascio in infusione per almeno 2 ore meglio tutta la notte. Filtro e aggiungo al liquido ottenuto 2 etti di zucchero, meglio di canna, in questo caso preferisco il muscovado, rimetto sul fuoco il tempo di sciogliere lo zucchero. Lo zucchero muscovado da a questo sciroppo un bel colore ma soprattutto toglie il gusto di erbaceo che potrebbe non piacere. Aspetto che diventi tiepido e aggiungo mezz'etto di miele, possibilmente di tiglio, eucalipto o simili. Lo conservo in frigorifero e ne prendo 2 o 3 cucchiaini quando serve. Tengo la bottiglietta in frigorifero con lo sciroppo fatto con lo zucchero muscovado, perché non conosco la shelf-life di questo prodotto, ultimamente sterilizzo le bottigliette come per la salsa e le metto in frigo solo dopo aperte. Se fatto con lo zucchero normale o di canna e la proporzione tra liquido e zucchero non scende da 800gr. di zucchero per 1000gr. di liquido, è uno sciroppo normale che potrebbe essere tenuto in dispensa. "Eh tu Piantaggine, madre delle piante, aperta verso Oriente, sopra di te cigolavano i carri, sopra di te cavalcano le spose, sopra di te sbuffano i torelli; a tutti resisti, a tutti ti opponi, Opponiti dunque anche al veleno al contagio e al male che infesta." Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • FIOR di ZAFFERANO SÌ ... FIOR di ZAFFERANO NO .... e .... dello zafferano ligure

    o Giromin de Fascia, a Relia, a Carmelinn-a, o Gigio de Rondaninn-a, o Momo de Cascinghen con l'armonica in spalla; e a Majolin de Propâ ch'a ven pe' cancaxêu : i fiori pe-o decotto pe-o so foentin marotto. - Edoardo Firpo - Come tutti gli anni di questi tempi si apre la diatriba sullo Zafferano Selvatico . Discussione non da poco visto che ogni tanto qualcuno ci rimette la vita. È dell'anno scorso l'ultimo, credo, caso di avvelenamento mortale ( qui>>> ). Senza arrogarmi competenze che non ho, scrivo questo post semplicemente come tutti gli altri, con le conoscenze mie personali, arricchite delle informazioni che amici e pubblicazioni hanno contribuito a darmi in questi anni. La prima notizia è che sì, esiste in Liguria, un cosiddetto tipo di "Zafferano Selvatico" , in genovese " cancaxêu" . Per chi come me vive in Liguria è facile riconoscerlo, da fine estate, quando con la sua presenza invade i prati, e quando fin da piccola ti hanno insegnato a distinguerlo per i suoi stimmi sfrangiati, di colore rosso scarlatto acceso. Stimmi che sarebbero poi quelli che andrebbero raccolti, fatti seccare e polverizzati per ottenere una polvere rossa simile allo zafferano. Crocus ligusticus Mariotti Si tratta del Crocus Ligusticus e si capisce dal termine ligusticus, trattasi di pianta endemica in Liguria o nei pressi della Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna. Di fatto è simile e della stessa famiglia del vero zafferano, il Crocus Sativus. Nella vicina Francia e nel nord della Spagna ne esiste uno simile classificato come Crocus nudiflorus. Altrove non c'è , quindi facile che possa non essere mai stato visto, che sia inutile cercarlo e che non si possa trovare. Quello con il quale viene confuso con esiti letali è il Colchicum autumnale L. Sono due piante diverse, scientificamente classificate in maniera diversa, ma come sempre preferisco semplificare e mostrare quello che a vista li rende diversi anche a noi profani di botanica. L'unica cosa che li accomuna è il periodo di fioritura, fine estate-inizio autunno e un certo portamento simile. Intanto il colore , più vivido nel Crocus e più pallido e rosaceo nel Colchico il Colchico velenoso manca completamente degli stimmi rosso acceso del Crocus Viste le foto di entrambi il riconoscimento mi sembra possibile e più difficile sbagliare, dal momento che mancando gli stigmi rossi non c'è niente da raccogliere, da seccare e da ridurre in polvere. Sulla tossicità c'è da dire che, nonostante alcune proprietà curative del Colchico , (fin dal Medioevo le fattucchiere facevano pericolosi decotti) pare ne bastino 7mg per farne una dose letale. Non è così del Crocus , ma non bisogna pensare che sia completamente innocuo, qualcuno lo classifica come leggermente tossico pure questo. Vi dirò, che in anni passati, sempre con mia mamma, dalla quale ho imparato a riconoscerlo, abbiamo più volte pazientemente raccolto i fiori, fatti seccare i suoi stimmi rossi , e polverizzati, ma devo anche dire che ne abbiamo ricavato in cambio una estrema delusione. Poco hanno dello zafferano, sia in termine di gusto che di colore, ma davvero poco, forse quando non c'era la possibilità di avere il vero zafferano, ci si accontentava di quello che c'era. Quindi meglio godere solo della vista dei meravigliosi prati ricoperti di crocus e colchichi fioriti in questa stagione, dove sono quasi gli unici fiori presenti, lasciandoli lì, per evitare pericolose confusioni , correre qualche rischio nocivo, e per avere inoltre uno scarso risultato . Sempre meglio comperare, come ho fatto io, una certa quantità di bulbi di Crocus Sativus, e coltivarsi, con un po' di fortuna il vero zafferano, che tra l'altro è la spezia più costosa al mondo, visto che per un grammo di secco servono ben 150 fiori freschi. E per questo è anche molto contraffatto, se va bene con curcuma, cartamo, calendula, ma anche barba di mais tinta, per non parlare di polveri di ogni genere nemmeno alimentari. Il mio zafferano sta germogliando, questo è appena spuntato stamattina, in poche ore è uscito il fiore e l'ho lasciato aprire per fotografarlo, altrimenti va raccolto ancora in boccio, al mattino presto, prima che schiuda completamente. Già, lo za’hafaran , questo il suo nome arabo, visto che dal'Asia minore arrivò tanti anni fa, con i Fenici, più per tingere le stoffe che per essere usato in cucina. Gli arabi lo portarono in Spagna e qualcuno lì lo mise nella paella, e dalla Spagna un frate domenicano lo portò in Italia e provò a coltivarlo nelle sue terre abruzzesi. Ma già i Romani lo conoscevano come medicinale e lo usavano come afrodisiaco, visto che a dosi elevate ha un effetto eccitante mentre in piccole quantità è un sedativo antispastico. Che le tue ceneri, o Pomptilla, fecondate dalla rugiada, si trasformino in gigli e in un verde fogliame dove risplenderanno la rosa, lo zafferano odoroso e l’imperituro amaranto. (Cagliari, tomba romana) Non mancano le leggende, una raccontata da Ovidio ... Krocus, giovane guerriero commette l'errore di innamorarsi di una ninfa immortale. In preda alla disperazione per l'amore impossibile finirà per suicidarsi e gli Dei pietosi lo trasformeranno nel delizioso fiore di zafferano. E quella legata al risotto alla milanese ... di un giovane pittore impiegato nella fabbrica del duomo di Milano (lo zafferano è da sempre usato dai pittori come colore), questi non aveva cosa regalare ad una giovane sposa, e pensò di presentarsi al matrimonio con due pentole di riso sapientemente dorate dalla preziosa spezia, inventando, così pare, la deliziosa pietanza. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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