Non sono poi tanti anni che le donne ereditano dal marito (nuovo diritto di famiglia 1975), ma, orrore, all’inizio del XX secolo non ereditavano neppure dai genitori se c’erano figli maschi.

 

Tutti i loro averi erano costituiti dalla dote.

La dote comprendeva una parte in corredo, con accurata descrizione nel contratto matrimoniale, dove erano elencati gli oggetti del corredo, costituiti in capi di biancheria per la casa e per la donna, contenuti in un baule o cassapanca  di legno spesso lavorati, materassi e coperte, ma anche in oggetti di rame per la cucina, che venivano quantificati in peso

Un'altra parte della dote era costituita dal denaro, che veniva consegnato all'atto del matrimonio in una unica soluzione o dilazionato in pagamenti stabiliti davanti a un notaio.

 

Solo nelle famiglie più ricche comprendeva appezzamenti di terra o case.

 

Per non disperdere il patrimonio di famiglia spesso venivano combinati matrimoni nella cerchia familiare: tra cugini, vedove con i fratelli del marito, sorelle che sposavano fratelli e diventavano cognate.

Se entravano in convento la dote determinava il trattamento che la giovane aveva nel monastero.

Chi  prendeva i voti senza dote era assegnata ai lavori più pesanti di pulizia, cucina o cucito

del Corredo

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"1835. 13 Gennaio in Notaio Luigi Basteri.

Dote in lire nuove seicento oltre l'apparato in altre lire cento fatta da Gaspare Ghiglieri fu Lorenzo in favore di Agostina sua figlia futura sposa di Antonio De Paoli figlio di Guglielmo con quetanza dell'apparato e la dote esigibile fra un anno a contare dal giorno del Matrimonio cogli interessi del Cinque per Cento dal giorno suddetto,"

Documento privato in Ghiggeri di Varese Ligure