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  • Erbando

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  • "IN SCIÂ CIÀPPA ..."

    ... «Sovra quella poi t'aggrappa; ma tenta pria s'è tal ch'ella ti reggia». Non era via da vestito di cappa, ché noi a pena, ei lieve e io sospinto, potavam sù montar di chiappa in chiappa. La Divina Commedia, Inferno, canto XXIV. Con un titolo del genere sarà questo uno di quei post introvabili su Google, di quelli che non rispettano nessuna delle regole affinché sia facilmente individuabile in quella ricerca globalizzata che è la ragnatela del web, tanto gli sarà sconosciuta la terminologia "in sciâ ciappa", ma tant'è come mai avrei potuto scrivere altrimenti? "Cottura alla piastra"? no ... "barbecue su lastra di pietra"? ma direi no ... La traduzione letterale "sulla chiappa" induce al fraintendimento...😜 "In sciâ ciàppa" è uno di quei termini che descrive un mondo o forse anche più di uno, un sentimento, un modo di essere che per capirlo bisogna essere liguri dentro. Partendo dalla traduzione di "ciàppa" che già è complicata di suo, letteralmente forse lastra, solitamente di pietra, perché può essere anche di marmo, quella delle pescherie di una volta per esempio, di solito si intende di pietra di Lavagna, un' ardesia storicamente estratta dalle cave nella riviera ligure del Tigullio e nella Val Fontanabuona, resistente agli agenti atmosferici e quindi usata tantissimo per i tetti, ma anche pavimenti e scale o facciate, un "schisto", cioè una pietra che si divide, si sciappa appunto. Muretti, case, chiese, tutto è più o meno fatto in Liguria, con questa pietra, ed inoltre erano le donne "Le Portatrici di Ardesia" che con in testa una lastra di circa 7 rubbi , quasi 60kg, scalze, filando, scendevano un dislivello di circa 500mt. dalle cave al mare, dove c'erano i leudi che aspettavano per portare le ciàppe in tutto il mondo. Più informazioni su questa pietra, foto, ecc. qui>> http://www.rotarygolfodigenova.org/pubblicazioni/ardesia.pdf Un uso antico come l'uomo qui nel Tigullio dove sono state rinvenute in una necropoli, a Chiavari, tombe a cassetta costruite con ardesia datate VIII - VII secolo prima di Cristo. Sì, giusto Gesù Cristo, che disse a Pietro: - tu sei Pietro e su questa pietra ... - no, pare di no, se lo disse, sembra disse: - tu sei chiapas, ... - che forse in aramaico significa pietra. Credibile, visto che la nostra lingua (il genovese non è un dialetto) ha molti termini di provenienza aramaica. Potrei mai dare la fonte di questa notizia? lascio al vostro buon cuore credermi, essendo curiosità che chissà quando e dove ho letto o sentito o chi me l'ha detta, anzi se qualcuno ha riferimenti certi che confermano o meno, gliene sarò grata. Ne fece uso anche Dante, nell'Inferno, ... potavam sù montar di chiappa in chiappa, non sarà poi tutta colpa mia se Google non capisce facilmente in sciâ ciàppa" 😜. Dante è certo. Ma cosa si fa più di tutto qui, in sa ciàppa? si cuoce, l'alimento a diretto contatto . Un metodo di cottura che non è solo cosa ligure, è antichissimo, primordiale, solo che qui è andato avanti nei secoli, senza mutamenti, e il segreto è che la ciappa conferisce un particolare gusto al cibo, una cottura omogenea, un sapore unico. Non preparate a un ligure, specie del Tigullio, un barbecue alla brace, una grigliata sulla carbonella, si metterà a piangere. Tuttavia la lastra di pietra giusta per cuocere non è nemmeno l'ardesia vera e propria, ma quella di qui, dove il monte che ho di fianco a casa si chiama appunto Monte Chiappozzo, Ciàppozzu. Monte dove i Ciàppain andavano a procurarsi, spaccando, le lastre per fare i nostri tetti, le ciàppe, e si vede dalla foto sopra come non fosse difficile trovarne da lavorare. "Si tratta di un "calcare palombino" roccia sedimentaria calcarea con una percentuale di silice che stranamente si spacca a lastre invece che a conca, per il tipo di mutazione a compressione che ha subito" cito testualmente le parole di un amico geologo, al quale mentre me lo spiegava ho annuito come se capissi, mentre "l'ardesia è sempre una roccia sedimentaria metamorfica la quale si spacca a lastre per la trasformazione subita in seguito a forti pressioni" ... fate conto che non so nemmeno se ho scritto giusto, ma è solo per dire che sono due cose diverse. Per chiarire ulteriormente non ha niente a che fare con la pietra Ollare, con la losa valdostana, la pietra Serena, ecc. ecc. Chi non trova questa si accontenta di cuocere sull'ardesia, ma non è cosa giusta, corre il rischio di ritrovarsi in bocca sfaldature della pietra, si spacca con più facilità, ecc. ecc. Ora sono giustamente proibiti fuochi liberi in estate, una volta si faceva il tradizionale picnic nei prati o una qualsiasi riunione di amici, Pasquetta, il primo maggio, 25 aprile, sempre il ferragosto, con una bella ciàppa di carne o pesce. Due grosse pietre, la lastra posta sopra, ben lavata, magari con acqua e aceto, un fuoco di legna acceso sotto, all'inizio moderatamente, fino a portare a calore la pietra, che via via sarà unta, se si intende cuocere carne, con un bel pezzo di grasso, tenuto con uno sticco di rosmarino o di alloro, che rimarrà lì, da parte per essere poi ogni tanto passato ad ingrassare. Altrimenti olio. Una volta calda, basta provare con la mano, la brace sotto tenuta accesa, sopra si mette quello che si vuole. Prima verdura, cipolle, zucchine a fette, melanzane, ma anche pomodori a metà. Poi belle fette di carne, di solito controfiletto, tagliato del giusto spessore, non troppo spesso e non sottile, braciole di maiale, costine, pezzi di pollo messi a marinare qualche ora prima in vino bianco o succo di limone e aromi, spezie varie, le salsicce non possono mancare, ma anche spiedini, arrosticini ... Ora va di moda la "tagliata" o la "picanha"... Altrimenti moscardini, gamberoni, orate, piccoli polpi, tonno, ecc... Il tonno dopo una breve marinatura, viene passato nel pan grattato, prima di essere messo a cuocere. Qui, che il pesce lo vendevano ai ristoranti, quando eravamo ingenui di tutto e forse ci bastava poco per essere felici, ciàppe piene di sarde, pesce economicissimo, che non va assolutamente pulito, eviscerato, per questo tipo di cottura, ma semplicemente posato sopra a cuocere. In riva al mare, in spiaggia, di sera, mentre il sole tramontava, e lo sciabordio era il sottofondo di tante risate e sogni. Ora, proibito tutto ciò, ci si organizza diversamente. Si mette la pietra su una griglia elettrica, su un barbecue a gas, così si controlla anche meglio la temperatura e si può anche fare sul terrazzo, perde un po' di magia, ma il gusto resta. Dove reperire la ciàppa? Non saprei dire dove esista la stessa pietra, quindi necessario venire in Liguria, in questa valle e battere questa campagna, chiedere di qualche tetto andato giù, di qualche ristrutturazione avvenuta da poco, stringere amicizie con qualcuno che sa e che ha. A me le rubano regolarmente. Quando finiranno i vecchi ruderi, i tetti caduti, sarà difficile trovarne, sul monte non va più nessuno a spaccar pietre. Non ne basta una, spesso si rompe per il calore, farci fuoco è cosa da esperti, una griglia sotto è consigliata comunque, con un po' di attenzione si impara a mantenere il giusto calore. Che dire? provare per credere ... venire per assaggiare. Post da condividere tra gli amici, ovviamente, altrimenti chi lo trova? In sciâ ciàppa da töa ... In sciâ ciàppa do barcón ... In sciâ ciàppa do lêugo ... ... vanni a da du cu in sciâ ciàppa ... ...e sótta a ciàppa cómme in picétto ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA PORTULACA OVUNQUE

    Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono, donne, ragazzi, vecchi, fanciulle ... Ho scritto "Portulaca ovunque" perché ovunque se ne sente parlare, appena si nominano erbe selvatiche, subito qualcuno interloquisce: "la portulaca che buona! tu la mangi? la portulaca ha gli omega3 ... ecc. ecc. Alla fine ovunque è anche qui, nel mio blog dove mi sembrava giusto parlarne, a mio modo come sempre, anche se non ho mai capito quando e perché è cominciato il delirio per questa pianta. Al nord nessuno la conosceva fino a qualche tempo fa, un po' come la rucola che ce la siamo ritrovata in tutti i piatti mentre prima la schifavamo quasi. Al centro e al sud invece era conosciuta da tempo e con i nomi più diversi da sempre mangiata, poi con i cambiamenti climatici la stiamo ritrovando come infestante anche al nord, persino nei vasi sul terrazzo. Come per altre erbe, qualcuno ha riscoperto le sue innumerevoli proprietà, spingendo soprattutto su questi famosi Omega3, grassi polinsaturi che così tanto fanno bene, come se fosse l'unico vegetale ad averli. Non ho le competenze per discutere sui riconosciuti benefici di questi grassi, vorrei solo ricordare come le popolazioni lontane dal mare, queste ultime potevano avere il giusto apporto dei detti grassi dai pesci e dalle alghe, hanno sempre mangiato per esempio Semi di lino (qui >>>Del lino dei semi e delle loro virtù) o il tanto invece disprezzato olio di colza. Tutto ciò non per sottovalutare la tanto amata Portulaca, ma per dimostrare come è facile, se non si approfondisce, farci credere un po' quello che ci si vuole far credere. Tanto da omettere quasi sempre che l'erba in questione ha anche qualche controindicazione e cioè la presenza importante di ossalati che la sconsigliano vivamente a chi soffre di calcoli renali ed è scientificamente provato inibiscano l'assorbimento di calcio e magnesio da parte dell'intestino. Sempre perché la verità è quella che tutto, ma proprio tutto va assunto con la giusta dose, e non sull'onda di mode o simili, tipo precipitarsi a mangiare portulaca tutti i giorni "perché ho sentito dire che ha gli omega3". Tanti altri vegetali li hanno. Regolarmente venduta a mazzi sui mercati specie del Nord Europa, dove non è ancora così infestante, quest'erba è conosciuta e mangiata in tutto il mondo da sempre, per il suo sapore acidulino, fresco, fra il dolce e il salato, qualche volta leggermente pungente, che può piacere o meno. Spesso cruda, in insalate miste, ma la moda adesso suggerisce zuppe e cotture che secondo me già tolgono abbastanza delle famose proprietà. Visto che si trova senza difficoltà in abbondanza, l'aggiunta classica a dei pomodorini, con o meno cipollina fresca, su una galletta genovese, se non meglio friselle, specie la volta che non si ha insalata, piace anche a me. Qualcuno ci fa un pesto, per quanto mi riguarda ho sempre pensato che con pinoli, olio e aglio sia facile far diventare appetibile molte cose. Non ho ricette da mettere cotta. So che si può mettere sott'olio con lo stesso procedimento di altri ortaggi e che viene venduta così confezionata anche a prezzo alto. Proverò per capire, bollita in vino bianco e aceto con un chiodo di garofano, lasciata asciugare e poi coperta di olio, chissà che non mi convinca nei duri e freddi inverni. Il riconoscimento è facile, l'aspetto strisciante, incontrollato, tanto che gli Arabi la chiamavano "pianta pazza", spesso in mezzo alle piante di pomodori, nell'orto resistente a qualsiasi forma manuale di diserbo. Le foglioline piccole, grasse, carnose, verde chiaro, ricche di acqua, per questo resistentissima anche alla siccità, una delle poche vegetazioni che si ritrovano verdi anche in pieno solleone, specie nelle regioni mediterranee. Un' erba che proprio per questa sua caratteristica serviva a nutrire uomini e animali nelle lunghe e calde estati del sud, e quindi si ritrova facilmente in piatti greci, nella cucina cretese, nel sud della Francia, ma anche in Argentina, ecc. Il fiorellino di quella selvatica piccolo e insignificante di colore giallo. Una curiosità sul nome Portulaca oleracea, la specie più comune, oleracea significa più o meno ortaggio, invece portulaca sarebbe da "piccola porta", per il curioso aspetto della capsula che contiene i semi, che si apre come un piccolo scrigno. I tanti nomi popolari Porchiacca, Purcacc, ‘Mbrucacchia, Purchiadedda, forse derivano dal fatto che è un'erba grassa, o che era cercata dai maiali, mentre al nord è più facile trovarla con il nome di Porcellana per la sua consistenza e il suo aspetto liscio, verde e rigoglioso, quasi lucido, mentre intorno è tutto secco. Come per altre piante comuni sono state selezionate specie ornamentali resistenti al caldo e alla siccità, per i giardini, con fiori grandi semplici o doppi, di colori diversi, che si possono trovare in tutti i garden. Chissà se anche quella ornamentale è commestibile? non ho trovato notizie al riguardo, certamente gli eventuali trattamenti per piante fiorite da giardino ne sconsigliano l'uso alimentare Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CARDO DEI LANAIOLI

    Quando il cardo fiorisce e da un albero la cicala canora diffonde l'armonioso frinire battendo le ali, è giunto il tempo dell'estate ... Esiodo - Le opere e i giorni - VII sec. A.C Da tempo volevo parlare dei cardi selvatici spontanei nei nostri prati, e il momento giusto mi sembra questo, per scrivere almeno di uno fra i più appariscenti, il Cardo dei Lanaioli. Adesso, che le sue infiorescenze svettano fino a due metri di altezza e si incontrano ai bordi delle strade, negli incolti, sui ruderi, e con l'Associazione sto portando avanti il progetto della lana con Federica (qui>>>Federicadellalana). Se si chiama Cardo dei Lanaioli un motivo c'è. Appunto i suoi capolini secchi sono da tempi antichi usati per cardare la lana e "pettinare" i tessuti, ma non strettamente per un uso casalingo come si potrebbe pensare, bensì anche industriale fino ad arrivare a coltivazioni di specie che fornissero fiori sempre più grandi. Se inizialmente questi erano usati manualmente si arrivò poi al montaggio su nastri e su macchinari enormi. Ancora oggi aziende del settore (qui>>>FratelliPiacenza) usano il fiore di cardo per la garzatura dei loro tessuti pregiati foto del Lanificio F.lli Piacenza - Biella Il riconoscimento è facile in questo periodo, appunto per l'imponenza che la pianta ha, alta, spinosissima, grandi foglie strette e lunghe, con la nervatura centrale sul retro grossa e con grosse spine. Foglie che avvolgono il fusto come a formare una coppa, adatta a trattenere l'acqua piovana e recenti studi hanno dimostrato che se in questa raccolta rimangono insetti, la pianta se ne nutrirebbe come ad essere quasi carnivora, infatti un tempo quest'acqua veniva considerata magica per la sua capacità di sciogliere gli insetti e si credeva fosse bevuta da elfi e fate e che Venere si lavasse con questa acqua tanto che il nome antico della pianta era Lavacrum veneris. Questa caratteristica dà il nome al genere Dipsacus, da "sete", mentre fullonum, nel caso di questo selvatico, deriva dai fullones, etimo di origine etrusca che indicava coloro che si occupavano della lavorazione della lana. È una delle possibili spiegazioni del toponimo Follonica, in provincia di Grosseto. In realtà botanicamente non è nemmeno un cardo come gli altri, appartenendo ad una altra famiglia. Come altri cardi è mangereccio, quando la rosetta basale spunta in primavera, le spine più tenere, e successivamente le coste private delle spine. Bollito, condito semplicemente con olio e limone, deve piacere il gusto amaro. Mescolato con altre erbe commestibili, nei vari misti primaverili. Ha anche proprietà diuretiche, in fitoterapia si usa la radice, ma anche le foglie in tisana possono favorire la disintossicazione dell'organismo in caso di gotta, artrite, reumatismi, così come il decotto era usato per lavaggi per problemi alla pelle come psoriasi, foruncoli, ecc. Un uso meramente decorativo con i capolini secchi, spesso spruzzati di vernice dorata o colorati nelle composizioni di fiori secchi, insieme a lunaria, grano, semprevivi, ecc. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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  • Lella Canepa | Donne da ieri a oggi | Erbando

    "Ogni filo d'erba sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla bontà" (Fabrizio Caramagna) scopri "Erbando" Io, me, me stessa medesima, la mia storia, le mie passioni... ​ Leggi di più > Blog Scopri tutti i post del blog... Leggi i post > I MANUALI DI ERBANDO Scopri come ricevere i manuali a casa Vai al link >

  • donazione donne da ieri e oggi | lellacanepa

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  • Anemia

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  • I have been told I need to cut out gluten

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