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Il Blog di Lella Canepa

DI QUEL CHE SO SUI RAMOLACCI O RAVANELLI SELVATICI

Aggiornamento: 13 apr 2022



Insomma, sono stata tutto il giorno senza titolo perché davvero non sapevo come chiamare questa erba perché fosse riconoscibile il post.

In comune con tante altre ha cento nomi popolari, che si intersecano con altre erbe simili ma diverse, non poi così usata qui, nonostante ci sia chi la inserisce nelle erbe del Prebuggiun.

Ho già scritto e detto più volte come i misti di erbe siano il risultato di quello che si trova, dove si è, nel momento che si raccoglie, quindi qualsiasi erba commestibile è possibile.

Nel caso di questa, specialmente qui nel Tigullio, non si usa proprio a meno che piaccia il suo sapore, destinato però a ricoprire il gusto delle altre e a dare un'impronta particolare.

Ramolaccio spesso chiamato, ma tanti chiamano così la radice, chi la crede un ravanello chi pensa sia il rafano, chi confonde con la rucola.

Partendo da uno dei nomi più usati qui intorno, Ravizzun, si capisce che è simile a qualcosa tipo rapa, un ravanello selvatico più o meno e di questo mantiene il piccante e il pungente, anche nell'odore, anche nelle foglie.

Nella pianta erbacea selvatica però non si sviluppa molto la radice, che al contrario esiste nelle varietà orticole seminate chiamate appunto Ramolaccio, fino ad arrivare al Rafano, e in botanica questa selvatica ha il nome scientifico di Raphanus raphanistrum

Ulteriori confusioni, per me povera mortale, derivano dalle sottospecie, che cambiando colore del fiore da giallo a bianco con qualche sfumatura di viola lo fanno assomigliare alla rucola.

Tutto questo mi interessa a livello di conoscenza, perché fra una e l'altra, riconosciute per odore, forma della foglie se non proprio per la specie esatta sono tutte commestibili, basta che appunto piaccia.

Solitamente quando mi incapono su una pianta, cerco il posto dove cresce in abbondanza, e la osservo per almeno due stagioni, in tutte le sue fasi di crescita, dalla rosetta basale fino al fiore per essere ragionevolmente sicura.

Se alla fine ho il conforto di qualche amico più esperto di me con il quale discuterne, meglio ancora.



Giorni fa mi sono fermata nel posto dove ho scoperto l'anno scorso cresceva in abbondanza questo Raphanus, e non ci sono dubbi che lo fosse, visto che mesi fa ne ho potuto osservarne anche il fiore in questo pezzo di incolto a bordo strada.

Come si evince il fiore ha quattro petali in croce, tanto che un tempo si identificavano come "Crocifere", ora diventate Brasiccaceae, la stessa famiglia di Cavoli, Rape e Ravanelli, Senape ecc., ed ecco spiegato il motivo del sapore e dell'odore.



Pioveva talmente forte che non sono riuscita a fotografare quello che ho trovato, praticamente tutto infestato da nuove piantine tenerissime, ma tornerò.

Così appena nate, dalle temperature miti dei giorni scorsi e l'acqua che ne ha favorito lo sviluppo, non ne avevo mai viste tante tutte assieme, quasi da non riconoscerle, ma il forte odore che pervaso l'auto mentre tornavo a casa e la certezza del luogo non mi hanno lasciato dubbi, anche se come si può vedere dalle foto, le foglie giovani sono abbastanza diverse da quelle della pianta adulta.

Sono sicura che siano il risultato dei semi caduti dalle tante piante che avevo trovato lì l'anno scorso, anche se così tenere e così tante non mi era ancora capitato.

LEGGERE L'AGGIORNAMENTO IN FONDO ALLA PAGINA



Della pianta si mangia tutto, specie quando la radice è così bella bianca e sempre ricordando il piccante che lascia, anche se le foglie bollite ne perdono gran parte lasciando come un gusto di cavolo, quindi se piacciono, per esempio, i cavoli neri.

Preferisco, quando ne ho voglia, gustarle da sole, saltate in padella con aglio, per accompagnare per esempio un bollito.

Certamente come i suoi parenti stretti, ha virtù innegabili, ormai riconosciute anche dalla scienza ufficiale, si studiano gli effetti sul cancro, si sa dell'effetto disintossicante su fegato e bile, proprietà che contribuivano una volta a mantenere sani gli organi del popolo volgare, che di questa povera erba si nutriva in abbondanza essendo essa infestante.

Ne parla già Plinio, anche se non sembra l'ami, molto pur ammettendone le qualità.




Talmente tenere che al ritorno ho provato a metterne qualche foglia sulla pizza, le foglie possono essere facilmente confuse con la rucola, colore, sapore e odore diversi anche se simili.

È stato un esperimento riuscito direi.



AGGIORNAMENTO APRILE 2022


Sono ripassata dall'angolo dei ramolacci e vedi un po' cosa ho trovato!

Insieme ai numerosi ramolacci cresciuti, anche questa pianta!

Probabilmente, vedendola adesso fiorita, una Calepina, sempre della stessa famiglia, e sempre con il gusto un po' piccante che ricorda la rucola ...

Ah! poveri noi erbandi dilettanti!

Probabilmente le piante fotografate sopra e messe sulla pizza sono appunto di Calepina, troppo diverse dal ramolaccio anche se simili nell'odore e nel gusto.

Come più volte rimarco nel post, per essere sicuri, bisogna avere la costanza di osservare più volte la pianta nel corso dei mesi se non degli anni specie per chi come me ha imparato e continua ad imparare sul campo senza supporto di una conoscenza scientifica.

Quindi sono ormai quasi certa che quelle che avevo portato a casa tenere non fossero ramolacci, d'altra parte pioveva a dirotto (l'unico giorno di pioggia in mezzo a mesi di siccità assoluta) e avevo raccolto frettolosamente senza osservare bene bene, i dubbi li avevo e sono ritornata proprio perché non ero convinta.

Spargendomi il capo di cenere chiedo scusa per le fotografie delle rosette basali erroneamente descritte come ramolaccio anche se tutto il resto scritto su questa pianta resta valido.

Spero che questa mia esperienza abbia convinto anche i più renitenti a quanto serva anzi sia assolutamente necessaria un'osservazione attenta del luogo, del come, del quando e di tutto lo sviluppo della pianta.



e insieme vicino i Ramolacci che avevo trovato l'anno scorso











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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>



3 commenti


cri.pauly
12 gen 2022

Buongiorno Lella,

in Sicilia, e soprattutto nel territorio catanese dove ho vissuto per 15 anni, la brassicacea che hai pubblicato è un culto. I caliceddi, contrazione di cavoliceddi (cavolicelli, Brassica fruticulosa), si cuociono al vapore e si condiscono con olio e limone, oppure si saltano con l'aglio in padella e si accompagnano alla salsiccia: la morte loro!

Buona raccolta,

Cristina

Mi piace
cri.pauly
12 gen 2022
Risposta a

Sembravano proprio cavolicelli... che nostalgia.

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