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Il Blog di Lella Canepa

FIOR DI PRATO... PARTE PRIMA




Maggio è sempre stato per me il mese più atteso, il più bello per il tripudiare di prati fioriti prima della fienagione.

Son almeno due anni che preparo questo articolo e mi sono resa conto come con il passare degli anni, i fiori sono sempre meno e diversi.

Fra le tante ragioni c'è anche quello dell'abbandono di queste campagne.

Errore di molti è pensare che i nostri meravigliosi prati fioriti fossero opera della natura e basta.

In un ambiente antropizzato è difficile che sia così.

Da tempi immemori l'uomo ha selezionato erbe che meglio servivano all'alimentazione animale e umana seminando e tagliando quando la pianta era andata in seme.

Così da tempo cerco di chiedere ai pochi anziani e rintracciare fisicamente tutte le erbe da fieno che vedo perdersi in mezzo a selvatiche mai viste prima, quasi tutte contenenti qualcosa di tossico, colonizzatrici, veramente infestanti, che rendono i prati spogli della bella fioritura multicolore di un tempo.

In Trentino, per esempio, hanno una cura diversa delle erbe, in specie di quelle usate anche nell'alimentazione umana e per i bagni di fieno, nella foto sotto io che mi godo un bellissimo bagno all'Alpe di Siusi.

In pianura padana invece ormai si semina quasi solo erba medica e trifoglio.

Un post sicuramente incompleto, tanto che ho deciso di dividerlo in più parti.



- Luglio 2018-

meraviglioso bagno di fieno all' Alpin Relax Chalet Tianes a Castelrotto -

 

I TRIFOGLI


È o è stata una delle piante foraggere più importanti, in Europa è ancora coltivato per centinaia di migliaia di ettari più per l'uso come pianta fresca che per fieno secco.

Oltre a essere gradito dagli animali è pianta importantissima per il terreno dove viene seminata.

Le radici sono in grado di trasformare l'azoto presente nell'aria, così da rendere il terreno fertile.

Ciò avviene tramite colonie di batteri detti simbionti, presenti appunto nelle radici.

Studi cercano di trasferire queste colonie ad altre piante per evitare interventi con costosi fertilizzanti chimici.

Per questo il Trifoglio viene impiegato nelle colture di rotazione e spesso interrato.

Il trifoglio è una delle migliori e più usate erbe da foraggio, una volta i contadini la chiamavano "erba da latte" .

Usata preferibilmente fresca, secca tende a sminuzzarsi troppo.

È una pianta commestibile, se ne possono mangiare i germogli teneri e i fiori e se ne può fare un tè.

Una volta, le corolle seccate venivano macinate e unite alla farina per renderla più nutriente, specie durante le carestie.

Ricco di proprietà curative, è un'estrogeno naturale raccomandato per prevenire l'osteoporosi in menopausa.



Esistono come sempre diverse varietà di trifoglio.

Il più comune, è il Trifoglio rosso, Trifolium pratense, delicatamente profumato, gradito anche a bombi e farfalle, oltre che alle api che non lo disdegnano per il miele millefiori, anche se alcuni pensano che non riescano a succhiare il nettare per i capolini troppo lunghi.



Bellissimo e non mi stancherei mai di guardare, il Trifolium incarnatum, dai capolini allungati dalle delicate sfumature di rosa fino ad arrivare al rosso e il Trifolium repens, bianco e pure il Trifolium campestre giallo.

Ma ce ne sono infiniti altri, divisi in ulteriori sottospecie





 

L'ERBA MEDICA


Ma non basta aver tre foglioline per credersi trifoglio, un'altra pianta da foraggio importante è l'Erba medica, Medicago sativa, forse più importante, perché più adatta di questo ad essere essiccata e insilata, anzi è preferibile servirla secca per evitare gonfiori negli animali.

È ricca di vitamine e minerali e proteine vegetali, viene usata anche per estrarre carotene, clorofilla e vitamina k.

È un altro ottimo fertilizzante del terreno, e usata come sovescio nei terreni impoveriti dalle precedenti coltivazioni.

È specie officinale oltre che commestibile, anche se non conosco nessuno che la mangia.

Una volta si usavano i germogli e i semi per insaporire le insalate, le foglie tenere crude o cotte e per fare pane e tisane.

Studi scientifici confermano la sua capacità di ridurre il colesterolo nel sangue, e come il compagno trifoglio è utile nel periodo della menopausa e nelle convalescenze.

Nonostante le sue proprietà non si chiama "medica" perché cura, si crede provenga da Media, regione della Persia, molti la conoscono come Erba Spagna, perché reintrodotta in Italia dalle dominazioni Spagnole del 1500.

Anche di questa sono molte varietà, in foto quelle che ho trovato residue nei campi intorno.

Negli anni qui praticamente nessuno l'ha più seminata ed è andata quasi sparendo.



- Medicago sativa -

- Medicago arabica -

o Trifoglio del Calvario, dai fiorellini gialli,

chiamato così per le macchie sulle foglie che si dice siano gocce di sangue cadute

visto che la pianta si trovava ai piedi della Croce

 

LA LUPINELLA


Quanto mi è sempre piaciuto il fiore della Lupinella, del genere Onobrychis Mill., ce ne sono talmente tante e simili che davvero non riesco a definirne la varietà precisa.

Una volta i prati e i poggi erano un tripudiare di rosa ed è una pianta foraggera seminata fin dal 1400, sconosciuta ai romani, importata forse dall'Asia più vicina per le sue grandi qualità, anche se adesso si trova spontanea, sempre meno, residuo delle semine di una volta.

Resistente al freddo, alla neve, alla siccità, vive in terreni poveri, è uno dei fiori più bottinati dalle api, sia per il nettare che per il polline, una volta forniva un miele particolare ora rarissimo e adesso si spera ce ne sia nel millefiori.

Come fieno è adatto sia verde che secco con davvero importanti proprietà nutritive e gli animali che lo sanno, la gradiscono.

Non conosco se i suoi usi sono anche alimentari per l'uomo, se ho letto di lei non ho trovato si parlasse di tossicità, anzi.


- genere Onobrychis Mill -


 

LA SULLA


Altra importante pianta foraggera e pure commestibile è la Sulla, che in fatto di coltivazioni se la batte con Trifoglio e Erba medica.

L' Italia è il paese in Europa che ha più grandi coltivazioni di Sulla anche per la produzione di un miele uniflorale speciale ricco di proprietà e il rinvenimento di polline di Sulla viene considerato indice di provenienza italiana del miele.

Oltre ad essere un ottimo foraggio per gli animali sia da pascolo che per essere tagliato e seccato, è un buon alimento per noi, si usano foglie e fiori cotti o crudi.

La Sulla coronaria ha diverse proprietà usate in erboristeria sia per l'uomo che per gli animali.

Contrasta efficacemente le infezioni gastro intestinali di ovini, bovini e pollame e nell'uomo riduce il colesterolo e ha proprietà astringenti.

Qui non fiorisce prima di giugno e per forza ho dovuto scegliere una foto dal sito Actaplantarum


- Sulla coronaria -


 

LA VECCIA


Al genere Vicia L. appartengono piante somiglianti al pisello e spesso sento chiamarle "pisello selvatico" e di fatto il nome botanico per esempio della fava è Vicia faba.

Con i piselli condivide la famiglia, Fabaceae, ma non il genere Vicia, e occorre fare attenzione perché come tutte le leguminose va a seme con un baccello, ma non è detto che tutte le piante così siano completamente commestibili.

Spesso si chiama pisello selvatico la Roveja, la Cicerchia, e appunto la Veccia, ma è necessario imparare a distinguere.

Nel caso di una Cicerchia selvatica, Lathyrus hirsutus, comunissima, l'uso dei semi è stato abbandonato perché provocava un disturbo chiamato "latirismo" per la presenza di un amminoacido tossico, ed è proprio questa che spesso vedo confusa con il pisello selvatico e con la Veccia.

Sono molto simili sia nel fiore che nella pianta


le foto sono del sito Actaplantarum


La Vicia cracca, quella di monte che nasce qui, o anche la Vicia sativa, sono commestibili e venivano consumate foglie e fiori insieme ad altre erbe selvatiche.

I semi non hanno molto gusto e nessuna proprietà di rilievo, quindi il suo uso in alimentazione è stato abbandonato, se non in una zuppa di origine francese.

Anche questa è una importante foraggera e mellifera attira le api.


varietà di Veccia



- Vicia cracca -

Tutte le piante presentate appartengono alla famiglia delle Fabaceae e sono state usate da sempre oltre che per alimentazione animale e umana per sovescio essendo, come scrivevo per il trifoglio, in grado di fissare attraverso le radici, l'azoto e rendere il terreno fertile per altre colture che ne hanno bisogno.

 

CONSIDERAZIONI MIE

Per concludere questa prima parte, alla quale seguirà una con le erbe meno appariscenti per i fiori e poi una dedicata alle varietà tossiche infestanti che hanno preso piede dopo l'abbandono dell'uomo nelle campagne, mi viene da dire che tutte queste erbe, che presto in gran parte dell'Appennino spopolato non esisteranno più, non servivano solo agli animali, ma anche all'uomo che le usava così o le dava appunto come foraggio, ottenendo sicuramente carne e latte più preziosi dal punto di vista nutritivo e del gusto.

Gli animali oggi non hanno più una biodiversità così di alimento se pur lasciati liberi, perché i pascoli non sono più seminati, mi sono resa conto di questo perché ancora nei miei terreni tagliamo il fieno per venderlo e seppur in valle biologica, ho assistito personalmente al degrado dei prati in questi anni.

Tanto da farmi un punto d'onore di seminare più che posso, ricercando semi che ancora sono in vendita per chi vuole, e scrivere queste poche parole per ribadire ancora una volta che la Natura è bella ma che noi a lei non siamo necessari, fa quello che le pare adattandosi.

Se l'uomo la trascura e perde l'equilibrio con essa, non sarà lei a rimpiangere l'uomo.

Se facciamo i turisti per andare a vedere la fioritura bellissima di Castelluccio di Norcia ricordiamoci che è opera della semina dell'uomo.

A proposito c'è un progetto in corso perché i semi delle così dette infestanti che contribuiscono allo spettacolo, papaveri, fiordalisi, trifogli, ecc. che da sempre si cerca di isolare dal seme delle lenticchie, vengano messi in vendita e visto il via vai di turisti chissà se continueranno a seminare lenticchie dal timido fiore bianco.

E per fortuna a Castelluccio ora è stato interdetto l'ingresso a auto e camper.

Ancora una considerazione che pochi fanno quando amano avere un bel prato all'inglese e tutto tagliato intorno, per pulizia dicono, se non si lascia fiorire l'erba non andrà a seme e si estinguerà favorendo erbe più resistenti.

L'erba alta con i fiori è rifugio di molti animali e insetti.

Molti nidificano o hanno il loro cuccio protetti dall' "erba alta", nessun contadino avrebbe mai tagliato il fieno prima che questo andasse in seme e sopratutto perché a quel tempo uova e cuccioli sono schiuse e cresciuti.

E se capitasse di trovare un nido di fagiano, o un cucciolo di capriolo allontanarsi lentamente e silenziosamente senza toccare nulla.

Ricordo un anno che mio figlio interruppe il taglio del fieno quando si accorse di un nido di fagiana con i piccoli non ancora autonomi.

E non accenno minimamente ai danni da taglio con i macchinari al posto delle grosse falci a mano usate un tempo.

Camminare, saltare, giocare, insensatamente nel fieno alto, oltre ad essere di disturbo, crea un danno al fieno che non si rialzerà più rendendo difficile tagliarlo e sistemarlo, e comunque diventa poco appetibile per gli animali, insomma voi la mangereste un insalata tutta ciancicata?

Per quello è così importante il ripristino e la pulizia degli antichi sentieri, dove sarebbe opportuno passare in armonia con la natura circostante, non con moto strombazzanti, per fare un esempio.

Ricordo una solenne sgridata di quando ragazzina con gli amici distruggemmo una piana di fieno per andare a raccogliere fragoline e allegramente saltammo per tutto il prato e di quante volte fui accompagnata nei mesi successivi a vedere quei segni che avevamo lasciato e il danno che avevamo procurato.

Ora chi oserebbe? ma forse non si salta nemmeno più nei prati...


foto dal web


Ape! Ti sto aspettando! Proprio ieri dicevo A qualcuno che conosci Che ormai dovevi arrivare-

Le rane sono rientrate settimana scorsa- Si sono sistemate, messe all’opera- Gli uccelli, per lo più già qui- Il trifoglio caldo e folto-

Riceverai questa mia entro Il diciassette; rispondimi Ö meglio, vieni direttamente- Tua, Mosca. E.Dickinson






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Lella

 

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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