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Il Blog di Lella Canepa

ABETE O NON ABETE? L'ALBERO DI NATALE





O Tannenbaum


Dein Kleid will mich was lehren:


Die Hoffnung und Beständigkeit


Gibt Mut und Kraft zu jeder Zeit!



O Tannenbaum... da fine 1700 è una delle più antiche canzoni di Natale e parla di abeti illuminati

Finite le feste si ripongono gli addobbi, ornamenti e decorazioni ben riposti in scatole, prendono la via della soffitta o della cantina.

Per il presepe è tradizione aspettare un po' di più, in casa si arrivava al 2 febbraio, il giorno della Purificazione della Beata Vergine Maria, passati i 40 giorni dal parto, e Presentazione di Gesù al Tempio.

Quest'anno la sindrome influenzale mi ha impedito di addobbare alcunché, ma tosse e sintomi li ho alleviati con lo sciroppo di gemme d'abete fatto questa estate e così ho pensato di scrivere qualcosa sugli Alberi di Natale.

L'usanza di decorare un albero nel periodo del solstizio d'inverno è antichissima, nel Nord Europa come i Romani, legata alla speranza di veder tornare la primavera e la luce (non ne erano così certi una volta) ed era normale scegliere per quello scopo una pianta che avesse ancora le foglie verdi.

L'uso pubblico di un abete decorato sembra risalire al Natale del 1411 nella piazza di Tallin, anche la città di Riga se ne appropria la paternità, ma non esistono documenti.

Sembra invece certo che all'epoca di Martin Lutero in tutte le case si addobbasse un abete con candele vere, e che già venissero commercializzati alberi a quello scopo, fino ad arrivare al XIX secolo quando principesse e principi di origine germaniche lo introdussero nelle loro residenze e divenne normale anche nel resto d'Europa.

Per quanto riguarda la Liguria, fino alla seconda guerra mondiale era un ramo d'alloro l'albero di Natale e sulle montagne dell'entroterra assolutamente un ginepro.

Le decorazioni nelle case erano per lo più fatte di carta, frutta secca, qualche dolcetto e mandarini.

Immancabili le luci, che con l'avvento della luce elettrica resero tutto meno pericoloso delle candele vere.



Ma quelli che comperiamo oggi sono abeti?

Abies è un genere botanico che comprende numerose specie di alberi, Conifere, della famiglia delle Pinaceae.

Per dirla semplice Conifere (o Pinophyta) perché i semi sono contenuti in coni legnosi, Pinaceae perché le foglie sono aghiformi.

Pini, Cedri e Larici appartengono alla stessa famiglia e gli Abies si distinguono per avere gli aghi inseriti singolarmente nel ramo mentre gli altri li hanno riuniti in gruppi.

Ma quello che portiamo a casa per decorare è un vero abete? cioè un Abies? Quasi sempre no, a meno che non si chieda esplicitamente.

Solitamente è un Picea abies o Peccio, detto anche Abete rosso, non del genere Abies, ma Picea.

La differenza? gli Abies hanno le pigne mature erette, i Picea le pigne mature pendule.

Le foglie trasformate in aghi per offrire meno superficie alla neve e raccogliere meno peso, sono piatti negli negli Abeti e spesso disposti a pettine, nei Pecci sono di forma rombo-quadrangolare e tutto intorno al ramo.




Abies alba Picea abies

foto di Monaco Nature encyclopedia



Si preferiscono i Pecci per il portamento più regolare, la crescita abbastanza veloce, le radici che si estendono orizzontalmente e quindi più facile alla sopravvivenza anche in vaso, per qualche anno.

A scopo ornamentale è sicuramente la specie più coltivata in tutta Europa, usata anche come rimboschimento.

Occorre tener presente che la selvicoltura, specie di Picea abies, occupa migliaia di ettari solo in Europa, anche se noi quando entriamo in un bosco pensiamo sempre che sia la "natura" e che l'oculato taglio di alcuni esemplari non è solo a scopo commerciale, ma rientra in un progetto ampio di tutela delle piante e del bosco tutto, anche quando si tratta di alberi molto grandi.

La Selvicoltura moderna prevede il bosco disetaneo, cioè con piante di diversa età, che vengono prelevate con oculatezza, per permettere la crescita delle piantine giovani.

Se qualcuno pensa che la Selvicoltura sia una pratica moderna esclusivamente commerciale è bene ricordare che arriva dalla preistoria, e che diversi secoli fa il legno era molto più usato di adesso per la costruzione di tutto, navi, case, scaldarsi.

Basti pensare a Venezia costruita su pali di pino, quercia, larice, tutti provenienti dalle foreste del Friuli trasportati sull'acqua dei fiumi Adige, Brenta e Piave e non è che a quei tempi fossero così tonti da non capire che se tagliavano e non ripiantavano presto sarebbe finito il legname a disposizione.

Semmai è recente, intorno al 1800, la regolamentazione della selvicoltura con regole ben precise che tengano conto delle esigenze commerciali ma anche del bosco e delle piante.

Tutte le piante che si possono trovare sul monte Biscia venendo dalla riviera in questa vallata sono state piantumate una cinquantina di anni fa e una decina le ho piantate io.



Gli abeti del Biscia visti dalla cima del Monte Porcile


Quindi vorrei spezzare una lancia per gli alberi di Natale veri, così contestati tutti gli anni.

Non è possibile andare a tagliare l'albero nel bosco, tutte le piante immesse regolarmente in vendita nei garden sono con certificato e provengono da vivai autorizzati, così come qualsiasi altra pianta che si acquista.

Per coltivare questi abeti vengono utilizzati terreni, spesso abbandonati, poveri, marginali di collina e bassa montagna e contribuiscono a prevenire il dissesto idrogeologico.

Vengono regolarmente sostituiti all'espianto con piante giovani.

Un albero comperato con il pane di terra ha sempre una possibilità, anche se inizialmente si tiene in vaso.

Nel caso sopravvivesse alle temperature interne, per cortesia è da evitate di trapiantarlo a caso nella prima campagna, o peggio nel giardino, a meno che non si abbia a disposizione una villa con parco.

In Italia non esistono i terreni di nessuno, o sono proprietà privata o sono demaniali e un abete messo in un posto sbagliato può fare più danno che guadagno.

Molte altre varietà di Pecci e di Abeti sono coltivati per l'utilizzo come Alberi di Natale.





Pianta di Picea abies acquistata come albero di Natale una ventina di anni fa e trapiantata nel giardino pensando non resistesse, è cresciuto tantissimo, e dovrà essere tagliato purtroppo.

Sotto un'altro abete di Natale, trapiantato proprio qui nel giardinetto in mezzo alle case.

Dopo diversi anni, meno di quanti si possa pensare, è stato necessario tagliarlo perché cresciuto oltre i tetti, nella foto non si vedono più i rami bassi, già tagliati, che lambivano i muri e lasciavano le finestre in un'ombra perenne e impedivano la ristrutturazione degli edifici.

Non è stato semplice nemmeno abbatterlo perché lo spazio dove farlo cadere era pochissimo e ci sono volute persone veramente esperte e l'operazione non è costata pochissimo.




Se l'abete sopravvive, messo nel posto giusto, a primavera potrà regalare le nuove gemme che possono essere utilizzate in tanti modi.

Ne ho già scritto qui Di Sciroppi e zuccheri con fiori gemme foglie e...>>> dove racconto dello sciroppo cotto, ma da qualche anno invece mi limito a fare quello al sole, che quest'anno mi è stato utilissimo per la tosse di questa brutta influenza.

Basta fregare tra le mani qualche ago per accorgersi dal profumo delle proprietà balsamiche di questi alberi, che vengono trasferite dal sole nello zucchero, sciolto dallo stesso sole diventa sciroppo.

A primavera, appena sui rami appaiono le geme verde tenero si raccolgono, nella quantità necessaria e soprattutto senza raccogliere a cottimo tutte quelle che si vedono, ma lasciandone anche all'albero, si mettono in un vaso coperte di zucchero (non ho quantità vado ad occhio) e si lasciano al sole chiuse per il tempo, almeno 40 giorni. Lo zucchero sciogliendosi al sole assorbirà profumi e proprietà delle gemme diventando uno sciroppo balsamico con il quale dolcificare latte e tisane nel periodo invernale, o preso anche così, un cucchiaino al mattino.

Il migliore è quello ottenuto con il Pino mugo, dal quale deriva il famoso mugòlio e sicuramente ci sono differenze anche fra gemme di abete, gemme di pino o di peccio, ma non le conosco in maniera approfondita, so che in ogni caso fanno bene, sempre nella giusta misura.

L'uso alimentare non si limita allo sciroppo, gli aghi profumati possono essere aggiunti alle insalate, agli impasti, seccati con altre erbe per farne tisane, regaleranno un gusto inaspettato.

I germogli sono più teneri e dolci e profumatissimi.









Nella seconda foto ho aggiunto qualche fiore di sambuco e petali di rosa, così come faccio per le tisane




Per quanto riguarda il riconoscimento fra albero e albero, molto ci sarebbe da dire ancora oltre le nozioni elementari scritte sopra, l'unica attenzione può essere nel non confondere abete con tasso, albero molto pericoloso, sicuramente uno dei pochi vegetali che contengono una sostanza velenosa mortale.

Non è così facile imbattersi in un albero di Taxus baccata selvatico, in quanto la pianta non forma boschi, si mescola a faggi e aceri.

È molto usata per siepi e nei parchi, perché adatta all'arte topiaria, e non mi capaciterò mai del perché visto la sua pericolosità.

Come tutti i vegetali molto tossici si è rivelato prezioso in medicina, la tassina, il potente alcaloide mortale contenuto nelle foglie e nella corteccia e nei semi, è usato in via sperimentale nella chemioterapia per alcuni tumori della mammella e dell'ovaio.

L'albero è meno imponente dell'Abete, di crescita più lenta, con chioma meno regolare.

Gli aghi, molto somiglianti all'abete, sono più erbacei, pure il ramo è verde e non marrone come nell'abete, e finiscono a punta, non rotondeggianti come l'abete, anche se non pungono in quanto morbidi.

Sui rami potrebbero essere presenti i fiori maschili o gli arilli rossi che proteggono il seme, che sarebbero anche l'unica parte non velenosa della pianta, solo l'arillo rosso, il seme dentro è pericolosissimo, che lo distinguono dall'abete con certezza.

La corteccia è di colore rossastro e tende a staccarsi.




Taxus baccata - foto prese dal sito Actaplantarum



Quest’anno mi voglio fare


un albero di Natale


di tipo speciale,


ma bello veramente.


Non lo farò in tinello, lo farò


nella mente,


con centomila rami,


e un miliardo di lampadine


e tutti i doni


che non stanno nelle vetrine.


Un raggio di sole


per un passero che trema,


un ciuffo di viole


per il prato gelato,


un aumento di pensione


per il vecchio pensionato.


E poi giochi,


giocattoli, balocchi


quanti ne puoi contare


a spalancare gli occhi:


un milione, cento milioni


di bellissimi doni


per quei bambini


che non ebbero mai


un regalo di Natale,


e per loro un giorno


all’altro è uguale,


e non è mai festa.


Perché se un bimbo


resta senza niente,


anche un solo, piccolo,


che piangere non si sente


Natale è tutto sbagliato.


G.Rodari





























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Lella

 

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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