Il Blog di Lella Canepa

PETTO DI POLLO AL LIMONE DI NONNA MARIA

Da giovane ragazza ero riuscita ad ottenere dal mio severissimo padre, il mezzogiorno di giovedì libero per poter andare a pranzo da chi volevo.

Questo giovedì poteva essere da amici o parenti, ma spesso era dalla nonna Maria.

Un must da lei era il pollo al limone che ancora oggi dopo più di 50 anni continuo a fare e che tutti quelli che assaggiano replicano, e che mangiavo con piacere visto che mio padre aveva bandito il pollo dai tavoli di casa.

Niente altro che scaloppine al limone ma di pollo, una ricetta semplice ancora oggi sulla mia tavola, che non stufa mai, che contiene il segreto di come la carne rimanga morbidissima e saporita, oltre al velocissimo tempo di esecuzione, proprio da ultimo minuto.

Occorre solo petto di pollo a fettine, farina, uno spicchio di aglio (a piacere), due o tre cucchiai di succo di limone, olio, sale, un pizzico di dado di verdura in polvere (il mio qui>>>IL DADO È TRATTO ) ma se non si hanno preclusioni verso glutammati e simili anche mezzo dado sbriciolato, o una punta di estratto.

Preparare il succo di limone spremuto.

In una padella grande mettere uno spicchio di aglio vestito e schiacciato a scaldare in poco olio, mentre si infarinano le fettine, dopo averle eventualmente battute.



Sistemarle nella padella non sovrapposte, il tempo di far sbianchire un lato, girare velocemente, abbassare il fuoco, togliere la buccia dell'aglio, salare, mettere il dado, distribuire il succo di limone, chiudere il gas, incoperchiare e lasciare almeno 5 minuti con il fuoco spento e il coperchio.

Questo procedimento è d'obbligo per far rimanere il pollo morbidissimo, deve necessariamente finire di cuocere con il limone e il calore trattenuto dal coperchio.

Se si finisce la cottura sul fuoco il petto di pollo diventerà sgradevolmente stopposo ed è il motivo per il quale viene spesso disdegnato e considerato un piatto da malati.



Il tempo di stendere la tovaglia, apparecchiare e servire.

Le fettine saranno morbidissime, l' aglio e il dado insaporiscono la carne scipita del pollo, il succo di limone conclude la cottura della carne senza renderla stopposa e gommosa, il vapore che si forma con il coperchio favorisce il sughetto gustoso, nessuna crema a incidere sulle calorie del piatto.




Questo piatto, che ho cucinato ancora oggi, mi dà modo di ricordare mia nonna Maria, della quale volevo parlare da tempo, non era una gran cuoca, il tempo in cucina le pareva un po' sprecato, aveva da cucire lei, ma non si adattava comunque a mangiar male, sapeva i banchi del mercato dove avevano la verdura migliore, il negozio con il parmigiano più buono ma in offerta, la carne più tenera, passava la mattinata a fare la spesa, come si usava una volta.

Aveva comunque dentro i segreti della mamma sua, la famosa bisnonna Clorinda, la "curandera local", che tanto ha tramandato a figli e nipoti in fatto di erbe e usanze.

Lei invece, nonna Maria, donna indomita e volitiva, con tutto il cuore voleva diventare autonoma e cittadina, dimenticare riti e erbe, curarsi con l'Aspirina, passeggiare per Chiavari con calze, cappello e guanti, e comperare il necessario nei negozi.

Nonostante fossero contadini sì, ma proprietari di terre, scendeva alla fine della prima guerra mondiale, a nemmeno 14 anni, sola, tutti i giorni da San Salvatore di Cogorno a Chiavari 5 km andare e 5 di ritorno a sera, a piedi, per imparare a diventare sarta.

Con fare civettuolo per tutta la vita si tolse due anni, perché l'età una donna non la deve mai dire.

Per affrancarsi dalla vita di campagna, si scelse accuratamente per marito un giovane chiavarese con due appartamenti, con il quale si scambiò solo qualche occhiata per strada, prima che lui andasse a chiederla.

Il romanticismo non faceva parte della sua esistenza, baci abbracci carezze banditi, relegò il povero nonno innamorato della bella campagnola, a dormire in uno dei due appartamenti subito dopo la nascita di mia madre, perché lei aveva da cucire anche di notte.

Nell'altro, diventata sarta prima di sposarsi, allestì la sua sartoria, arrivando ad avere fino a 12 lavoranti tutte assieme, giovani allieve che venivano ad imparare, e nessuno l'udì mai più dire una parola con la còcina dialettale.

Come gestiva le sue sartine con piglio deciso e pugno di ferro in guanto di velluto, così nessuno riusciva a fare qualcosa contro la sua volontà, la sua parola era legge, l' abilità caratteriale nel perseguire un obiettivo il suo credo, ci metteva anni ma arrivava, pochissime cose non sono andate come voleva lei.

In tarda età tornarono a dividere lo stesso appartamento ma mai la stessa stanza e i racconti ilari di mio nonno dei suoi tentativi di dormire con lei vengono ancora oggi riportati in famiglia.

Il loro rapporto, per noi nipoti, era esattamente come vivere dentro ad una commedia di Gilberto Govi.

Stonata come pochi altri ho conosciuto, in una famiglia di cantanti e suonatori, per ninna nanna ci cantava Fratelli d'Italia a ritmo sostenuto.

Per lei, pragmatica e con tante cose da fare, la lentezza non esisteva.

Chi avrebbe detto che il mondo ce l'avrebbe fatta senza di lei ...

Il fallimento più grande della sua vita, questa giovane nipote dotata, che volle fare la strada all'indietro e sposare un campagnolo, vivere scalza e senza mutande in mezzo alle erbe: io.

Non voleva nemmeno venire al matrimonio... il regalo me lo diede due anni dopo, sotto il ricatto di battezzare mio figlio nella Basilica dei Fieschi, chiesa di famiglia.

E questo nonostante mio marito le piacesse moltissimo.



- a 16 anni -