Il Blog di Lella Canepa

Il KAKI, la MELA d'ORIENTE

月つき夜よに米こめの飯めし

tsuki-yo ni kome no meshi

Un piatto di riso sotto la luna di sera




Come non parlare del Kaki, un altro dei frutti che l'autunno ci regala con il suo colore acceso.

Ho fatto caso come l'arancione, che si ritiene un colore caldo, nell'immaginario umano legato all'estate, al sole, un periodo dove i colori ci sono tutti, è invece l'ultimo colore, quello che la natura ci regala in autunno per poter sopravvivere al buio dell'inverno.

Tutto intorno è arancio, le foglie, le zucche, le ultime carote dell'orto, le più grosse, le prime arance, i primi mandarini, e appunto il Kaki.

Il colore arancione denuncia la presenza nei vegetali del carotene, precursore della vitamina A, che curiosamente protegge dalle infezioni polmonari, stimolando la difesa immunitaria, la struttura ossa ed è importantissima per la vista. Eh sì, la natura ci pensa a cosa serve.

E la parola "arancione" non è esistita prima della comparsa delle arance, portate forse dal Portogallo circa 1000 anni fa, il colore considerato e identificato prima come una sfumatura del colore rosso tanto che è rimasto nel linguaggio popolare dire i capelli rossi, i gatti rossi, e così via anche se sono visibilmente arancioni.

Tornando al frutto del Kaki, cosa potrei dire che non sia già stato ampiamente detto?

Frutto dolcissimo se lasciato maturare bene, ricco di potassio, proprietà se non proprio lassative, certamente un rimedio contro la stitichezza, mentre acerbo è astringente e allappante, mangiato così con il cucchiaino o messo nello yogurt al mattino come colazione rigenerante, trasformato in cottura perde tutti i nutrienti e non vale la pena fare una marmellata, almeno io la penso così.

È possibile congelare la polpa per usarla poi per dolci e mousse ma anche questa soluzione non mi attira.

Un minimo di attenzione per chi soffre di diabete per la presenza importante di zuccheri, mia nonna diceva che mangiare un kaki era come mangiare un uovo, forse confondendo fegato con pancreas, e che era meglio non mangiarne più di uno o due al giorno, tempi che di pancreas e diabete poco si sapeva, probabilmente si moriva e basta. In realtà è utile sia a fegato e pancreas ma come diceva nonna con la giusta parsimonia.

Raccolti acerbi, è un frutto climaterico, continua a maturare dopo averlo raccolto, messi in una cassetta se vicino alle mele meglio, il rilascio di etilene delle mele contribuisce a farli maturare prima.

Un sistema per farlo maturare velocemente è quello di massaggiarlo con un po' di grappa, provare per credere.

Il modo migliore di mangiarlo resta con il cucchiaino, controllando la consistenza più del colore, appena è morbido al tatto.

Oppure la polpa mescolata ad yogurt, al mattino appunto, per il contenuto in potassio e il potere energizzante.

Così visto che non mi va di cuocere i Kaki, a proposito non esiste il caco, plurale e singolare è sempre Kaki, ho scartabellato libri e web per trovare qualcos'altro.


Hoshigaki

A volte tutto parte da una parola letta magari in un racconto e il grande strumento che è internet ti permette di sapere subito cosa significa, e così quest'anno si va di Hoshigaki e forse pure di Kakishibu.

Che si fanno i Kaki secchi già lo sapevo, non troppo maturi tagliati a fette, nell' essiccatore e diventano uno piacevole snack.

In Giappone, davvero la terra dei Kaki, come tutto l'Oriente, dal quale arrivò in Europa, invece usano un sistema tanto simpatico che in queste giornate uggiose ho deciso di provare, l' Hoshigaki.

Consiste nel pelare i kaki che hanno cambiato colore, ma ancora duri, legarli a due a due con un nastro e appenderli fuori al sole o dietro una finestra sempre all'aria e al sole, o in una soffitta luminosa arieggiata e calda.

Dopo qualche giorno vanno massaggiati per muovere le sostanze zuccherine e nel giro di un mese dovrebbero essere al punto giusto per aprirli e assaggiare la delicata crema dolce che si è formata all'interno.