Il Blog di Lella Canepa

ERBA DELLA MADONNA


Quasi a richiesta, mi ritrovo a parlare di questa erba che ancora qualcuno conosce. Ne avevo già fatto cenno in Fiori antichi dei miei giardini spariti (qui>>>) dove nostalgicamente parlavo dei giardini di una volta dove anche i fiori avevano una ragione di essere e un uso non solo decorativo.

Mi sono ritrovata a parlarne con una coetanea dei miei figli, che chiedendomene il nome e se la conoscevo, mi ha raccontato come fosse preziosa e intoccabile nel giardino dei suoi genitori e avrebbe voluto sapere se era vero tutto quello che le era stato tramandato, compreso il rispetto nel conservarla accuratamente.

In queste zone, ora spariti gli anziani, dimenticate le proprietà, i giardini diventati parcheggi di cemento, resiste vicino ai rustici abbandonati o di chi la conserva gelosamente.

Sto parlando del Sedum Telephium, aggiornato scientificamente con il nome completo di Hylotelephium telephium (L.) Holub.

Qui, alta Val di Vara, Liguria, semplicemente come Erba da Calli o anche Erba della Madonna, da alcuni Erba di San Giovanni, creando pericolose confusioni con l'Iperico (qui>>>) .

Come Erba da Calli l'ho conosciuta io e le sue foglie grasse, opportunamente spellate, moderatamente pestate, vengono messe sui calli per favorirne la rimozione. So pure di qualcuno che faceva cuocere dette foglie in burro o olio per fare una specie di crema.



Tutto il mio sapere si sarebbe fermato a questo uso o al massimo a quello di favorire, sempre mettendone una foglia spellata sopra, la fuoriuscita di una spina, o di una scheggia, far maturare un foruncolo o a quello di guarire un giradito, se non mi fossi imbattuta tempo fa in un articolo che parlava dell'esperienza di Sergio Balatri come medico di guardia all'Ospedale di San Giovanni di Dio.

Potrei raccontarvela io, ma chi meglio di lui e con le parole sue? e voi, forse, rimarrete senza parole ...

Qui troverete, gratis, il pdf con il suo racconto e non mi sento di aggiungere altro

http://www.societabotanicaitaliana.it/uploaded/1794.pdf



Nel mio giardino c'è, resistente ai geli, svanisce nell'inverno, per rispuntare con le sue rosette di foglie grasse e i suoi fiori rosa abbelliscono l'aiuola quando in piena estate gli altri fiori per il caldo vanno diminuendo.

Sparisce con il freddo intenso ma ritorna con la primavera, facilissima da coltivare, in America o giardinieri la chiamano Stonecrop, perché solo le pietre hanno bisogno di meno cure, e ancora più facile da propagare, un po' come tutte le piante grasse, basta un rametto regalato e messo nella terra.

Non è raro incontrarla nei sentieri e nei poggi, sfuggita ai giardini, almeno da queste parti, anche se alcuni volumi non la danno presente, posso garantire che c'è. Ne esiste anche una varietà a fiori bianchi, che però io non ho mai visto.

Ho letto da qualche parte che è possibile conservare le foglie spellate in congelatore, un po' come si fa con l'Aloe, alla quale tutto sommato un po' la somiglio per l'uso, come se la Natura, a noi che abitiamo dove l'Aloe non cresce, avesse voluto dare qualcosa ugualmente.

Buona Pasqua.


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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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