Il Blog di Lella Canepa

L'UMILE MALVA


"La malva da ogni malattia salva"

- S.Ildegarda di Bingen -

Ci sono piante, frutti e fiori dei quali mi sembra superfluo parlare, come nel caso del post sul Limone (qui>>>) faccio fatica a pensare che esistano case dove non se ne faccia uso.

Via via, parlando e ascoltando, mi rendo conto che ognuno ha la sua storia, il suo vissuto e sì, quindi ci può essere qualcuno che non conosce la Malva, che non l'ha mai usata, che non la riconosce, come può succedere a me di tante cose che per altri appaiono banali.

Mia nonna per farmela riconoscere e ricordare come panacea per tutti i mali mi disse che il suo nome era significativo: - Mal-va - il male va, se ne va....

Tante le sue qualità per finire di essere identificata con l'amor materno.

Dunque la Malva, Malva sylvestris L., qui Varma o Valma in dialetto, umile la definisco, vive ovunque ai margini di strade, nei campi, tra i ruderi, forse perchè voluta da Carlo Magno nel suo Capitulare de villis, in tutti gli orti come "omnimorbia", buona per tutti i mali.

I romani la usavano dopo le pesanti libagioni, per Pitagora e i suoi seguaci era pianta sacra.

Usata da sempre, nella farmacopea tradizionale familiare, per tutte le affezioni della bocca, delle gengive, dei denti... chi davvero non ha mai tenuto in bocca l'acqua di Malva per sfiammare un dente? Forse quelli delle generazioni dopo la mia, all'avvento di vari antinfiammatori dei quali non voglio nemmeno fare un nome, che sì, agiscono con più velocità ma con effetti collaterali che la Malva certamente non ha.

Anzi, proprio il suo nome, che significa "rammollire", avuto per le mucillagini di cui è ricca tutta la pianta, ha un'azione benefica anche sul tratto gastrointestinale come blando lassativo, come protettivo per la mucosa gastrica.

Di fatto è un potente antinfiammatorio che agisce su tutte le mucose.

Oltre a rimedio per il mal di denti, la sua radice, lavata e pulita, era data come masticatorio ai bambini nel periodo della dentizione.

Combinata con la Lavanda (qui>>>) utile anche per lavande vaginali.

Così come non può far male unita ai fiori di Sambuco (qui>>>) contro la tosse.

O in un pediluvio per i piedi gonfi insieme alla Piantaggine (qui>>>)

Nel caso della Malva serve il decotto, cioè l'erba fresca o secca, messa in acqua fredda, portata a bollore, per qualche minuto, poi spento il fuoco finire l'infusione per una decina di minuti. Se si vuole si uniscono altre erbe in infusione come i fiori di Sambuco.

Questa è la differenza fra infuso e decotto, nel senso che si intende infuso quando si versa l'acqua bollente, come si fa con il tè, il decotto quando si fa bollire anche l'erba.

Per tisana si intende un infuso o decotto, di solito un infuso, fatto con più varietà di erbe e fiori.. sembrerebbe essere la stessa cosa... non è così, l'estrazione delle sostanze è diversa.

Per quello che riguarda la Malva occorre far bollire le foglie per estrarre le preziose mucillagini, mentre mi piace aggiungere i soli fiori negli infusi con altre erbe. Ancora meglio il macerato, a freddo, foglie e fiori in acqua tutta la notte sempre per le mucillagini, ha tutte le proprietà.

Per il riconoscimento tutta la pianta, alta 60-80cm quando è fiorita, prostrata in primavera quando spunta dopo le gelate invernali, il fusto legnoso, le foglie con il lungo stelo, vellutate, pelosette.

I fiori del particolare colore, tra il rosa e il viola, appunto color malva.

Per il decotto va bene tutto fiore e foglia, certo il fiore è più pregiato,e come dicevo delizioso unito ad altre erbe in tisana.

È meglio fresca, se non si ha a disposizione tutto l'anno, sparisce con le gelate, si può seccare per averla sempre a portata di mano, ma perde gran parte delle mucillagini, quindi ne occorre di più.

Di solito faccio seccare i ciuffi di foglie che all'ascella hanno i fiori.

Viene facilmente attaccata da un fungo, la ruggine della Malva, che rende le foglie piene di macchie color appunto ruggine. In questo caso non va raccolta perché di sapore sgradevole.

Un antico unguento si otteneva facendo cuocere le foglie e i fiori nel burro, fino a completo assorbimento dell'acqua contenuta nella pianta.

Questa crema era utile per le prime rughe, per la pelle secca o infiammata.

Sempre se il gusto piace, niente impedisce di aggiungerla alle minestre, di fare frittelle con i fiori, di usarla nei ripieni, le foglie tenere in insalata, certo non è delle più ricercate per il suo sapore.

Una famosa minestra, la “Melokhia egiziana”, detta zuppa del Faraone, si ottiene bollendo foglie di un'erba simile alla Malva, per gusto e proprietà, il Corchorus olitorius o Malva degli Ebrei, tagliate fine nel brodo di carne o di pollo, aggiungendo aglio soffritto, pepe e coriandolo.

Simile, più grande è la Malvarosa o Malvone, l'Alcea rosea, con le stesse proprietà e usi della Malva comune.

Fino a qualche anno fa era in tutti i giardini di campagna con fiori delle varie sfumature da rosa pallido a bordò scuro, usata comunemente come la cugina selvatica.

Un'altra pianta della stessa famiglia ma molto più efficace dal punto di vista terapeutico, meno frequente da vedere, almeno per me, è l'Altea officinalis, comunemente chiamata Bismalva

Tali sono la quantità di mucillagini collose da permettere con questa pianta unita a albume sbattuto e zucchero la fabbricazione della pâte de guimauve, l'antenato francese del marshmallow.