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Il Blog di Lella Canepa

PALME INTRECCIATE



Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori:

rami di palma, rami con dense foglie

e salici di torrente e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni.

Levitico 23,40



-Genova-Intreccio delle Palme- foto di Alfred Noack - dal web


AGGIORNAMENTO MARZO 2024

Una aggiunta a questo articolo di qualche anno fa, per dare qualche notizia storica e curiosa in più sull'uso delle palme intrecciate in Liguria.

La tradizione è noto, deriva dall'entrata trionfante di Gesù in Gerusalemme la domenica prima della Pasqua, dove la folla lo accolse osannante agitando rami di palma e di ulivo.

La gente, come pure Gesù, si stava riunendo a Gerusalemme per il Sukkot, la festa ebraica che ricorda il pellegrinaggio del popolo nel deserto e la religione impone agli ebrei di recare in mano rami di palma, di mirto, di salice legati con un filo di canapa.

Le prime notizie della benedizione delle palme sono del VII secolo, anche se era già presente prima nella liturgia di Gerusalemme, Siria ed Egitto.

Col giungere in Europa il rito, arrivò pure la tradizione di intrecciare le palme da benedire, per condividerle poi con amici e parenti.

I cristiani per distinguersi dagli ebrei che usano la palma verde, e per mantenerli morbidi da poter intrecciare, iniziarono legare i ciuffi della pianta per sbianchirne i rami.

L'usanza radicò al sud, tra Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia e al nord solo in Liguria, forse per il porto di Genova e i frequenti scambi fra i paesi mediterranei.

Insomma se ancora oggi andate a Milano o In un'altra città del nord non vedreste una palma intrecciata.

Diventata quasi una forma d'arte, si ammirano in Sardegna veri e propri capolavori di intreccio di sa pramma pintada, arrivando a dare un significato simbolico ad ogni nodo o intreccio.





Parmureli, così vengono chiamati tra Sanremo e Bordighera, mentre nella riviera di Levante Parmê, i Palmizi, cioè i rami di palma intrecciati.

L'aneddoto curioso che riguarda i Parmureli è che quelli portati in processione dal Papa e dai Cardinali, provengono da Sanremo e Bordighera, e in origine dal Palmeto storico del Beodo, il palmeto spontaneo di Phoenix dactylifera, più a nord al mondo, che soffre ora dell'attacco del punteruolo rosso, anch'esso purtroppo.

Perché papi e cardinali da quasi 500 anni portino i Parmureli di Sanremo si deve al curioso intervento di un capitano di mare, tal Benedetto Bresca da Sanremo, il 10 settembre 1586 durante l'innalzamento e la posa dell'obelisco di 25 metri e dal peso di 300 tonnellate in Piazza San Pietro.

Papa Sisto V ordinò il silenzio alla folla per la tensione dovuta al difficile lavoro degli operai che tiravano le corde di canapa, pena la morte per chi avesse parlato.

Ma le corde per lo sforzo stridevano e si surriscaldavano e stavano cedendo.

Un grido: "aiga ae corde", acqua alle corde, l'architetto Fontana afferrò il consiglio al volo, bagnate le corde, l'obelisco andò a posto.

Il Papa non punì il capitano, per aver parlato, anzi gli chiese cosa volesse di ricompensa.

Il Bresca chiese e ottenne di provvedere per sempre le palme dalla sua città, portate ogni anno in Vaticano con una barca che lungo il Tevere poteva fregiarsi della bandiera pontificia avendo così la precedenza sulle altre.

A lui è intitolata una piazza a Sanremo.

Quante volte me l'ha raccontata mio padre, praticamente tutti gli anni.




Ai palmizi benedetti furono poi affidate virtù particolari: lo scambio fra amici e parenti per l'augurio di pace e buona salute, per lo stesso motivo conservare salute e pace in famiglia si appendeva sopra il letto, la capacità di difendere la casa dai fulmini e dai danni di una tempesta (chi in Liguria non ha avuto un anziano che correva palma in mano per attaccarla alla finestra al primo tuono e fulmine), e anche stalle e bestiame godevano di questa protezione.

Per questo loro aspetto sacrale le palme dell'anno precedente non si buttano ma vanno bruciate, e dovrebbero fornire le ceneri per la cerimonia del Mercoledì delle Ceneri.




 


foto Famiglia Cristiana


Un velocissimo post solo di immagini per permettervi, di intrecciare la vostra palma per domani

Per prima cosa si apre ogni foglia e la si divide.

Si parte da una base di 14 o 16 foglie legate strettamente insieme, il più possibile diritte e uguali.

Se non lo sono si cerca di uguagliarle il più possibile sfilando con un ago la parte in più.

Si taglia la punta per agevolare il lavoro.



Da questa base si parte tenendo il mazzetto come in fotografia e piegando una palma per volta alternando e intrecciando.

Man mano che si procede con la lavorazione si deve stringere bene, per avere "la pancia" della palma, e si intrecciano solo le ultime cinque , quindi si procede a fermare il lavoro chiudendo ad una ad una.

A questo punto si chiude lateralmente con vari metodi

Buona lavorazione!

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Lella

 

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

 

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