Il Blog di Lella Canepa

DEL LINO, DEI SUOI SEMI E DELLE LORO VIRTÙ


Lino bienne

Sì, quell’anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose,

ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro,

e nessuno avrebbe potuto rubarmela più”.

"Il dialogo tra il mozzo e il capitano"

Alessandro Frezza


Avrei voluto parlare del Lino a maggio, quando i suoi fiori dal delicato colore indefinibile tra il pervinca e il lavanda chiaro mi incantano, ma ho lasciato questo post per adesso perché scrivendolo mi riporti dentro un poco di bella stagione.

Infatti il Lino è uno dei fiori che aspetto ogni anno per godere della sua semplice bellezza e che copre qui interi prati o bordi dei sentieri, quando lo vedo intorno sono certa che la primavera è definitivamente arrivata e mai mai mi stancherò di perdermi a guardarlo.

Lino usitatissimum - foto dal web -

Per fare chiarezza quello che nasce qui, nella foto sopra, è il Lino selvatico o Lino bienne, Linum usitatissimum subsp. angustifolium (Huds.) Thell, mentre quello coltivato e usato per essere trasformato in filo è Linum usitatissimum L. subsp. usitatissimum, la differenza è tutta nel fiore molto più grande e nelle fibre che se ne ricavano molto più lunghe, anche se nelle campagne veniva usato pure quello selvatico, come mi fece vedere un'anziana un milione di anni fa.


Il vocabolo usitatissimum denota già quanto questa erba sia conosciuta, coltivata e usata da tempo immemorabile, presso gli Egizi erano di lino le bende delle mummie e anche le vele delle imbarcazioni, è di lino la Sacra Sindone conservata a Torino e pure la parola lino viene dal latino filo.


La mitologia narra di Aracne, abile a tessere, fanciulla mortale di Colofone, la città della porpora, che inventò il lino e con questo sfidò Atena, figlia di Zeus, proclamandosi miglior tessitrice. Vinse la sfida, ma Atena, un po' perché davvero la tela di Aracne era più bella, un po' perché questa vi aveva riprodotto le immagini di abusi e stupri che gli dei facevano alle ragazze mortali, la trasformò in ragno costringendola a tessere tutta la vita.

Essendo la tela ricavata dal Lino fine e resistente, più delle stoffe ottenute dalla filatura di erbe più grezze, canapa, ginestra, ortica, (il cotone non divenne accessibile a tutti fino ai primi del 1800) venne destinata ad usi più eleganti e preziosi.


Del Lino non si butta niente, le fibre vengono divise in fini e meno fini, e destinate all'uso appropriato, non solo stoffe ma corde, stoppa e anche carta.

Di lino sono le migliori tele per dipingere.

Per trasformarlo in fibra il metodo è simile a quello di tutti gli altri vegetali, essiccazione, macerazione, battitura, pettinatura, ecc.


In questo video si vede la lavorazione antica manuale.


Purtroppo in Italia non è praticamente più coltivato, e viene tutto importato, anche se poi il nostro filato di lino rimane uno dei più richiesti.

Nonna mi regalò al mio matrimonio il suo tailleur di lino bianco, 50 anni dopo averlo cucito lei stessa, sarta, per il suo viaggio di nozze. La distrazione di persone non interessate come me, fece sì che in un attimo che io ero assente, andò gettato negli stracci, lasciando a me il cuore a pezzi...


L'eleganza del tessuto di lino sta tutta nella resistenza del filo, paragonabile ad alcuni acciai, e questo lo rende poco elastico tanto da far sì che si stropicci facilmente, ma un vestito di lino deve essere stropicciato.

Si intende per lino un tessuto fresco, facilmente usato in estate. In realtà, come gran parte delle fibre vegetali, è termoregolatore, in grado di donare freschezza ma anche di contenere il calore.



Ma il post è per parlare dei semi del Lino.

Il primo uso è quello di ricavarne olio, sia per uso alimentare che industriale.

Usato dai pittori per sciogliere i colori a olio, risaltano e non diventano opachi, ma anche per finiture su legno, tecnica anche questa antichissima e che sta tornando in auge proprio per la scarsa tossicità a confronto con resine sintetiche che hanno preso il sopravvento. Esiste l'olio di lino crudo e l'olio di lino cotto e nella falegnameria di nonno o in quella di zio c'erano sempre.


Per l'uso alimentare non lo avevo mai trovato, fino a qualche mese fa, nello scaffale del supermercato, ha proprietà antinfiammatorie legate alla presenza di Omega3, ma anche per il trattamento dell'ipertensione, della stitichezza ecc. ecc.

Analogo risultato si può avere con l'impiego casalingo dei semi, che ahimè non sento più nominare, nonostante fossero una di quelle cose che nella piccola farmacia casalinga di una volta non poteva mancare .


Chi non ha mai bevuto l'acqua dei semi messi a bagno la sera prima e chi non ha mai avuto un impacco di pappetta tiepida di semi di lino sul petto per sciogliere il catarro? ... sicuramente tanti della mia età.

Proprio perché non ne sento più parlare, in tempo di tosse e raffreddore e altro ho deciso di rinnovarne la conoscenza, stavo per dimenticarli anche io.

I semi di Lino, sempre lo stesso, Lino usitatissimum, hanno grandi proprietà emollienti, innanzitutto per l'intestino.


Molti ritengono siano lassativi, invece per l'aspetto gelatinoso che assumono dopo il riposo in acqua, sono emollienti favorendo l'evacuazione e curano le infiammazioni dell'intestino, anche quelle provocate dall'uso indiscriminato di lassativi chimici o a base di erbe irritanti, e non solo l'intestino anche lo stomaco in caso di gastrite.

Basta un cucchiaio in un bicchiere scarso di acqua fredda, lasciato tutta la notte, coperto, l'indomani mattina bere quest'acqua diventata gelatinosa, e se si vuole, mangiare anche i semi, meglio a digiuno. Sono insapori e inodori.

Fino a 40-50 anni fa questa pratica era comune in tutte le case.



Per la "pappetta", il cataplasma, da mettere sul petto, basta macinare o pestare nel mortaio grossolanamente, qualche cucchiaio di semi, messi a cuocere con poca acqua, quel tanto che diventi una specie di polentina, da stendere su un panno di cotone, ripiegare in due e porre caldo sul petto, sotto la gola, sopra i bronchi, coprendo con un panno di lana e tenere per 20 minuti.

Con il suo potere emolliente e antinfiammatorio serve per la tosse stizzosa.

Attenzione che non sia bollente!



Tutte le proprietà rimangono anche se si usano i semi tali e quali o sommariamente macinati, aggiunti a insalate, yogurt, minestre, pane e dolci, ricordando che le mucillagini fungono da collante e bene lo sanno i vegani che sostituiscono con il gel di semi di lino le uova.

Si trovano in internet numerose ricette che sostituiscono le uova con i semi di lino.


Ma non finisce qui.


L'acqua mucillaginosa dei semi di Lino è un portento per i capelli, a parte favorire la crescita, usata come balsamo o come impacco prima di lavare i capelli o anche come gel fissante.

Non appesantisce i capelli, non unge, non sporca.

Si mette a sobbollire qualche cucchiaio di semi in acqua, circa 50 gr. in 250 gr. di acqua, fino a formare la mucillagine bianca, colare e conservare quello che non si usa in frigorifero, dura circa due settimane.

Essendo incolore e insapore è possibile una volta freddo aggiungere qualche goccia di olio essenziale, per esempio di lavanda.

I semi usati, dopo aver colato il gel, possono essere messi in una minestra.



Ancora, se al mattino non si riesce a mangiare i semi ammollati, si possono far germinare, dopo pochi giorni si vedono spuntare i germogli freschi, buoni per essere consumati.

È stata l'occasione per tirare fuori il vecchio germogliatore di mamma, basta sistemare i semi ammollati e badare di tenerli bagnati spruzzandoli almeno due o tre volte al giorno.



Trovare i semi di Lino è facilissimo, in farmacia al costo di due o tre euro per un pacchetto da 200 gr. sottovuoto, o anche in erboristeria.

Forse come tante altre cose messe in disparte costano troppo poco per credere a tutti i benefici.




Quando entreranno dalle porte dell’atrio interno, indosseranno vesti di lino;

non porteranno alcun indumento di lana…

Porteranno in capo turbanti di lino e avranno mutande ai fianchi

Ezechiele 44,17-18





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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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