Il Blog di Lella Canepa

I MIEI RABATON DI ORTICA


Poco resta nella mia memoria della nonna paterna nata e cresciuta a Molare, se non questo piatto che mia madre ricordava fatto da lei, più che altro perché anche questo è realizzato con le sue amate erbe selvatiche commestibili.

Questa è una di quelle preparazioni che con pochi ingredienti di base e pochissime varianti gira per l'Italia con nomi diversi.

Se fossimo a Brescia li chiameremmo Malfatti, in Toscana Gnudi, in Romagna Topini, senza contare anche il semplice Gnocchi, pur non contenendo patate.

Gli ingredienti sono erbe di campo, tipo il misto del Prebuggiun (qui>>>) ricotta, cambiando paese cambia la ricotta usata, formaggio grattugiato, uovo, farina e poche spezie.

Stasera me li sono fatti semplici semplici, con quello che avevo e non avendo uova non ne ho messo ed erano buonissimi.

Nel pomeriggio avevo raccolto delle belle punte di Ortica (qui>>>) e bollite in abbondante acqua e spremute per bene.


Tritate finissime, anche con il robot e aggiunte alla ricotta, uso quella buonissima del Caseificio Val di Vara.

Per dare un'idea della quantità, la ricotta metà peso delle erbe cotte e spremute.

Le mie erano più o meno 200 gr. di ortica, 100 di ricotta ho aggiunto ancora due cucchiai di farina, due di pane grattugiato, due di parmigiano, un pizzico di sale.

A questo punto ci andrebbe l'uovo, ma devo dire che sono venuti benissimo senza.

La ricetta prevede un pizzico di noce moscata.



Amalgamo il tutto e con l'aiuto di due cucchiai formo delle quenelles che passo nella farina facendole diventare dei cilindri della misura di un grosso dito.

Le nonne li facevano direttamente con le mani e da questo movimento prendono il nome, da "arrabattare".



A questo proposito occorre basare la farina, il pane e il formaggio, se la verdura ha trattenuto più o meno acqua, per ottenere un impasto sostenuto ma non troppo duro.

La tradizione piemontese li vuole molto più grandi, ma a me stanno bene così.



Nel frattempo ho messo sul fuoco una pentola di acqua, salo, e a bollore butto tutti i Rabaton a cuocere per pochi minuti, come per altri gnocchi simili fino a che non salgono a galla.

È possibile cuocerli in brodo vegetale o di carne leggero.


Disposti in una pirofila imburrata, conditi con burro e parmigiano, salvia, gratinati minuto in forno.

È possibile porzionarli e pronti da infornare, conservarli in congelatore.

Da qualche parte in provincia di Alessandria c'è la sagra del Rabaton.

Da questo tipo di piatto, sarà solo una leggenda, sono poi derivate le varie paste ripiene e in special modo i ravioli.

Si narra che tal Ravioli, cuoco in quel di Gavi Ligure, allora roccaforte della Repubblica di Genova, confezionasse degli "Gnudi", più piccoli dei Rabaton, ma con gli stessi ingredienti, talmente buoni che non si riusciva a soddisfare tutti coloro che ne volevano mangiare.

Fu necessario inventare un modo perché fossero facilmente trasportabili per poterli cuocere anche a casa, non erano i tempi della plastica, e fu così che l'impasto fini in mezzo a due sfoglie di pasta all'uovo, ma questa è tutta un'altra storia ...


pitost che niente...le mei pitost

- proverbio Alessandrino -






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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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