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Il Blog di Lella Canepa

STORIA DI UNA GEMMA

Aggiornamento: 12 nov 2020



Tre anni e devo ancora capire che è vero.

Non ho mai saputo quanto fosse alta, sapevo che era piccola, soprattutto vicino all'omone che era mio padre, alto sì ma anche con un gran portamento che incuteva un certo timore.

Novant'anni li aveva fatti il settembre prima, inconsapevolmente come tante altre cose faceva nella vita.

Di passi indietro a quell'uomo di una vita, lei era stata sempre anche di dieci, in un mondo dove era obbligatorio essere un po' meno intelligente, un po' meno capace, un po' che senza un uomo non sai cavartela.

L'aveva sposato non perché fosse il grande amore, quello era stato, come quasi tutti i grandi amori, impossibile, ma affascinata dalla sottile intelligenza, dalle enormi capacità che si intravedevano e anche dal carattere particolare, perché ad uomo così ci si poteva stare anche dietro.

Si era decisa quando in un dopoguerra di città e genti devastate, una sera, che già frequentava la casa, lui smontò pezzo per pezzo la macchina da cucire di mia nonna sarta che non funzionava più rimontandola alla perfezione prima di andarsene, mentre il gelo era calato in quella cucina dove l'unico attrezzo che procurava qualche lira era ridotto a pezzi piccolissimi sul tavolo e miracolosamente dopo qualche ora a posto e funzionante.

Il nonno dopo averlo ringraziato e richiudendo la porta quando se ne fu andato, si girò e le disse: -Sto chi u l' atrovâ da mangia ànche in sce in schéuggio -

Una vita non facile vicino a lui, piena di cose che lei non voleva, quando le sarebbe bastato abitare in campagna, andare per erbe e per funghi, chiusa invece in un negozio così poco femminile, dove l'unico vantaggio era conoscere tanta gente, persone che poi lui le portava a casa a pranzo senza nemmeno avvisarla.

Amici che in casa nostra avevano il portatovagliolo tanta era la frequentazione, tipi spersi che non sapevano dove andare perché magari erano stati appena lasciati dalla fidanzata, rappresentanti girovaghi per i quali casa nostra era una seconda famiglia, clienti che venivano a comperare apposta all'ora di chiusura nella speranza di essere invitati.

Mio padre, vero showman, aveva bisogno di pubblico, di una corte che lo acclamasse e lei invisibile, coinvolta solo per spignattare, con una leggerezza e senza la minima organizzazione, inconsapevole di dover dare da mangiare a un dozzina di persone in un'ora, che poi c'era il negozio da aprire.

Inconsapevole l'unico vero aggettivo che la descrive, inconsapevole lei e noi di riflesso delle sue capacità, e non l'abbiamo mai sentita dire no.

Sarebbe stata un ottimo medico, guardava una persona e le diceva di cosa soffriva e il rimedio possibile, con una frase definiva lo stato di una persona, da come camminava, dal colore del viso, dal tono della voce o da chissà cosa non lo sapeva nemmeno lei.

Rimasto proverbiale il suo: - Quello lì, u là inn-a faccia ... - e poi si veniva a sapere che non stava bene.

Curava tutti distribuendo litri del suo olio di iperico quando nessuno sapeva cosa fosse l'iperico e tanto meno un oleolito.

Ha sconfitto un tumore terribile per la tempestività con la quale se lo è quasi trovato da sola e quando le dissero che era cattivo cattivo lei rispose: - Io sarò più forte di lui- La morte non rientrava nella sua idea di vita, se n'è andata senza rendersene conto, inconsapevolmente.



Felice davvero l'ho vista solo nei prati, per erbe, per funghi, felice la facevano i fiori, qualunque fiore, che lei faceva tripudiare.

Una volta mise le radici un ramo di abete che aveva messo a Natale nel bicchiere portaspazzolini del bagno, altro che pollice verde. Le piante ricambiavano il suo grande amore.

La sua tomba tutti gli anni, nella campagna della sua infanzia, si copre naturalmente delle erbe del Prebuggiun.

Le preferite le rose, vere, finte, disegnate, ricamate, sui cuscini, sui lenzuoli, sui piatti, sui vestiti, vedeva e metteva rose ovunque e lavanda, quella vera, non il lavandino, anche con quel suo fare leggermente kitsch che non badava molto al gusto.

E libri, libri di erbe, libri di cucina, romanzi, Cime Tempestose, storie, la rivista Intimità al mercoledì e la Traviata, lei che aveva la voce da soprano.

Solo dopo ci siamo resi conto chi era, di quanto valeva la sua innocenza, la sua semplicità. Solo dopo ci siamo ricordati che non aveva mai litigato con nessuno, che non si era mai imposta con una sua idea, fatta notare per il suo carattere.

Quando qualcuno le faceva del male, la feriva con una cattiveria, la invidiava per quella che sembrava una vita più agiata, lei non se accorgeva o meglio mandava giù senza replicare e alle mie proteste rispondeva: - Mi dispiace tanto per quella persona, se mi ha fatto una cattiveria è perché sta tanto male - e riapriva sempre la porta e il cuore a tutti.

Per lei erano tutti buoni, tutti bravi, non esistevano gli assassini, i ladri, certe cose non potevano essere vere, a cosa serviva il male?

Se andava a Genova in treno riusciva a parlare con tutta la carrozza, al supermercato usciva che era parente alla lontana di qualcuno.

Parlava, parlava, parlava, non importava molto che la ascoltassero, e diceva:

- Devo scrivere un libro -

La conoscevano tutti, dopo la sua morte, ancora oggi ci imbattiamo in persone che l' hanno incontrata una volta sola, magari alla fermata del bus, e che fanno sempre la ricetta che gli ha passato in quella occasione e tutti le volevano bene, quanto ce ne siamo accorti in questi tre anni!

Nel deserto di desolazione che ci ha lasciato la sua scomparsa a noi, rimasti improvvisamente niente senza di lei, l'idea di mio figlio di fare un'Associazione sulle erbe a lei dedicata e un blog anche di cucina, dove io potessi scrivere quello che sapevo prima di dimenticarlo o come dice lui - che poi muori anche tu - è stata vincente per metabolizzare il dolore e grazie a chi legge.

Penso a quanto questo la farebbe contenta, lei i social li aveva inventati già nella sua testa, la condivisione era obbligatoria, cosa serviva sapere una cosa se non la potevi condividere con qualcuno? Conoscere un'erba e non mostrarla a tutti e farci una tisana? Cucinare qualcosa di buono e non farlo assaggiare?

- Fermite a mangiâ - ... fermati a mangiare ...


Un amico raccontava che

negli ultimi anni Elsa chiedeva a tutti:

“Qual è secondo voi la frase d’amore più vera,

quella che esprime al massimo il sentimento?”.

Tutti dicevano grandi cose.

Lei rispondeva: No. La frase d’amore, l’unica, è

- Hai mangiato? -

Laura Morante , attrice, nipote di Elsa Morante




Gemma Busani in Canepa

21 gennaio 2017


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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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