Il Blog di Lella Canepa

DEL MANDÌLLO DA GRÓPPO e di quando si viveva senza plastica ...

“Quella umana è l'unica specie al mondo ad aver inquinato la Terra

ed è l'unica che può ripulirla.” Dennis Weaver

Si fa un gran parlare ultimamente in senso dispregiativo di plastica, e in realtà l'uomo ha vissuto fino al secolo scorso senza conoscerla.

Sono talmente vecchia (o no? è il mondo che è cambiato in fretta?) da ricordarmi i negozi di alimentari che vendevano pasta, farina, zucchero, sale, addirittura la salsa di pomodoro super concentrata, non confezionati.

Anni fa, in occasione della mia Mostra sulle Donne, nel tentativo di rappresentare la spesa di una volta, mi aiutò una vecchia bezagnìnn-a, per riprodurre la chiusura dei pacchetti di carta, nessuno sa più farlo, non riuscivo più nemmeno io.

Bezagnìn, Bezagnìnn-a, è il termine dialettale con il quale si identificavano i venditori specialmente di ortaggi, da Bisagno, in quanto le verdure venivano coltivate nelle paludi del fiume tra i quartieri genovesi di Marassi e San Fruttuoso, che brulicavano di mercati ortofrutticoli. Termine facilmente passato ai piccoli negozi di alimentari che oltre alla verdura vendevano appunto pasta, zucchero e altro sfusi.

Mi sono soffermata su questa parola perché credo siano trent'anni che non la sento e non so in quanti ancora la pronuncino.



Dunque si comperavano cose che venivano confezionate in carta, specie quella detta pappê mattu, introvabile oggi, una sorta di carta di scarto, la carta straccia: Carta di cattiva qualità, senza colla fatta di cenci più ordinari e d'ogni fibra vegetale, che non è acconcia a scrivervi ma sì a fare viluppi, così la definisce il dizionario antico genovese e non siamo nemmeno morti nessuno per gli alimentari avviluppati in codesta carta ...

il macellaio aveva la carta paglia , appena più resistente dell'altra.

Latte, vino, aceto si portavano le bottiglie o i fiaschi vuoti, e poi?


E poi tutto nel Mandìllo, il Mandìllo da Gróppo,

il fazzoletto, un quadrato di stoffa resistente, di buon cotone, quasi sempre a fantasia tipo madras, solitamente blu o grigio.

Si poteva mettere intorno al collo, in testa, non pesava come il cavagno da portare vuoto all'andata e con l'aiuto di qualche nodo diventava una comoda sporta.

Niente ci vieta anche al giorno d'oggi di portarci appresso un così comodo oggetto.

Non mi soffermo sul modo più elementare di fare un fagotto annodando le cocche incrociate, preferisco mostrare altre soluzioni a mio modo di vedere molto carine.


Questa borsa in foto è realizzata con un Mandìllo antico, originale. In qualche negozio di buona merceria si trovano ancora, ma possono essere usati tutti quei fazzoletti anche di seta che tanto erano di moda qualche decennio fa, o qualunque pezzo di stoffa quadrato.

É molto semplice da realizzare.

Sistemate gli oggetti al centro annodare come nelle foto.

Un'altra versione semplicissima per una borsa a tracolla.

piegare a triangolo

Annodare da entrambi i lati

Rivoltare sistemando le cocche annodate all'interno

Annodare i restanti angoli per ottenere le maniglie da usare come tracolla

In tutto il mondo orientale sono famosi i fazzoletti da trasformare in borse, in Corea sono chiamati genericamente Pojagi, ma è il Giappone che è specializzato nel confezionare tutto dentro a un quadrato di tessuto, per ogni tipo di oggetto, regalo, c'è il nome e una stoffa, la tecnica si chiama più o meno Furoshiki.