Il Blog di Lella Canepa

IL MIO CONIGLIO ALLA LIGURE... e anche un po' alla piemontese 🐇🐇

È primavera, con le feste, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, prime comunioni e matrimoni, e ahimè, in queste campagne una volta il coniglio veniva sacrificato a rappresentare la carne che tutti potevano preparare in queste occasioni.

La carne del coniglio è annoverata tra le carni bianche, è tra le più leggere, con poco colesterolo, si dimentica spesso che è fra le più adatte per i bambini, anche nello svezzamento, con molta attenzione agli ossicini pericolosissimi, e quindi meglio tritata.

Abitando in campagna galline e conigli erano i primi animali da cortile che uno si procurava, e i conigli se tenuti bene, proliferano in tal modo che uno deve inventarsi le ricette per usare la carne, che devo dire pur essendo molto buona tende a stufare un po'.

Avendo avi piemontesi il mio approccio con le ricette di coniglio è multiplo e negli anni credo di averlo cucinato in tutti i modi. Questi di seguito sono alcuni.

La prima e più usata è quella del coniglio in umido da mangiare con la polenta.

Una piccola osservazione personale sulla pentola da usare: a me il coniglio viene buono solo in questo tipo di pentola, vecchissima, di alluminio.

Non chiedetemi perché, non lo so, anche se penso che in una pentola di terra cuocia altrettanto bene.

Un passaggio importante è quello di mettere il coniglio lavato e asciugato, tagliato a pezzi moderatamente grandi, in una pentola senza nulla e a fuoco vivace, con attenzione, girarlo, facendolo colorare e poi con il coperchio, abbassare il fuoco fino a che non esce l'acqua, che contribuirà a togliere il gusto di selvatico.

Getto via il liquido ottenuto e metto da parte i pezzi di coniglio.

È un'operazione che con quelli di supermercato si può ovviare.