Il Blog di Lella Canepa

LE MIE ERBETTE SOSPETTE, del perché non raccolgo alcune piante e come non confonderle


Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit

Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno.

Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto

Paracelso

Spesso durante gli incontri dell' Associazione (qui>>>) mi viene chiesto della possibilità di confondere le piante commestibili con con piante pericolose per una eventuale tossicità e così questo post è dedicato, come sempre, agli insegnamenti che mi sono stati tramandati.

Desidero anticipare che in casa c'è sempre stata una particolare attenzione nell'evitare qualunque cosa potesse anche minimamente nuocere, non siamo mai state persone portate al rischio, almeno per quello che riguarda l'alimentazione.

Così parlerò di piante comunemente raccolte e usate da molte persone e del mio personale pensiero al proposito e di come, con qualche informazione, ho capito da cosa derivava la diffidenza nel raccoglierle in famiglia.

La mia opinione in proposito è che una volta, e io ho l'età per ricordarmelo, le campagne erano pulitissime, tutto era tagliato e qualunque filo d'erba veniva usato per l'alimentazione umana e animale.

Le infestanti erano mantenute, manualmente, sotto controllo dai contadini, specie in una regione come la mia, la Liguria, dove ogni granello di terra era utile.

Va da sé che in condizioni particolari, di povertà, di carestia, di tempi di guerra, di difficoltà di reperimento del cibo, tutto veniva raccolto.

Una condizione che fortunatamente non è più presente oggi e che ci permette di scegliere con più attenzione cosa raccogliere e cosa no.

È anche il caso di ricordare che con la cottura, parte delle sostanze che potrebbero essere dannose, finiscono nell'acqua ed è da qui che trae il nome di Prebuggiun (qui>>>) il nostro misto ligure, da pre - bogîo, cioè prima bollito, proprio perché se qualche erba veniva confusa e raccolta, nell'acqua andava persa molta della pericolosità.