Il Blog di Lella Canepa

LA TALEGUA Reichardia picroides 🌱🌱


Nell'elenco di piante del Il Mio Prebuggiun (qui>>>) mancava il post dedicato specificatamente alla Reichardia picroides, da noi nel Tigullio chiamata generalmente Talegua o Cialegua ma, come succede con altre piante, conosciuta con un'infinità di altri nomi dialettali.

Nello specifico "legua", nel dialetto ligure dei monti significa "lepre", e questa erba è talmente buona che dette bestiole, erbivori dal palato fino, la prediligono, e quindi Ta-legua.

È generalmente riconosciuta anche dagli umani, come una fra le più buone erbe selvatiche commestibili, anche coloro che hanno perso l'attitudine a raccogliere, la conoscono, e nelle campagne liguri tanti finiscono per prendere solo questa.

È poco amara, delicata, ottima sola lessata, ma ancor di più nella mescolanza con altre erbe a mitigare il sapore più amaro di Tarassaco(qui>>>), Sciscerbua(qui>>>), Bunommo, ecc.

Ne scrivo adesso, perché è una di quelle erbe che, passata la calura estiva, alle prime piogge fa la sua ricomparsa, sulle vecchie radici, dove ancora sono gli steli secchi dei fiori, anche se la sua raccolta è più abbondante e migliore nel gusto in primavera.

Per l'identificazione, uno dei suoi nomi dialettali, Terracrepolo, richiama il luogo dove prospera, perché cresce unicamente nei muri sassosi, fra le pietre, dove la terra è più arida, nelle frane, lungo sentieri e strade.

Non cercatela fra i prati umidi e fertili.

La foglia, lunga e stretta, può essere dentellata o meno, è assolutamente senza peli, glabra, di consistenza non sottilissima, colore come si dice glauco, un verde chiaro tendente al grigio, che già di per sé la fa riconoscere.

Il fiore, classico di questa famiglia, una specie di margherita gialla su uno stelo lungo, che dal momento che compare non è più possibile trovare la rosetta basale da raccogliere.

Si può vedere fiorita tutto l'anno, meno che nei periodi di gelo intenso, quando con il freddo arrossa le foglie, senza però sparire del tutto.

Per la raccolta, questa come le altre, muniti di coltellino a punta dentato, si recide alla base, tanto da lasciare intero il colletto della radice, e si procede sul posto ad una pulitura sommaria, per non portare a casa inutilmente foglie e parti secche o terra che sporcherebbero tutto.

A casa si provvederà ad un lavaggio in abbondante acqua fredda e poi alla cottura in acqua bollente fino a che la base non sia tenera.

Bollite si possono consumare così, condite con buon olio evo, limone, o usate come verdura del ripieno di torte, frittate, ravioli e pansoti.

Per il sapore delicato che ha non la prediligo da sola nei ripieni, nel caso è opportuno limitare gli altri ingredienti che ne nasconderebbero il gusto.

Si può consumare cruda in insalata, specie le piantine giovani primaverili.

Non le sono riconosciute particolari proprietà curative se non quelle depurative, diuretiche, rinfrescanti, comuni a tutte le erbe primaverili anche se ho letto qui e là di alcune qualità analgesiche... pare che tritata fresca e applicata possa attenuare i dolori di mal di denti, mal di testa e simili. Non resta che provare.





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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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