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Il Blog di Lella Canepa

SAPONARIA

Aggiornamento: 14 nov 2020

È scritto tutto qui, nel mio prezioso libro "Per Le Scuole Femminili di Campagna" anno 1879, ritrovato 45 anni fa, e che è una vera Bibbia per la perfetta massaia di campagna, dove si sprecano istruzioni e consigli originali di una volta.

Dopo il grande bucato settimanale con la cenere, del quale parlerò un'altra volta, c'era il lavare delle cose delicate quelle che non si potevano passare nella bugâ con la lisciva.

Per quelle serviva la Saponaria, un'erba comune lungo i fossi,

i ruscelli, proprio per essere pronta da usare dalle lavandaie.

Il riconoscimento è abbastanza facile, la Saponaria officinalis, è una pianta alta fino a 70 cm, dai bei fiori a cinque o a volte sei petali riuniti in una specie di grappolo, che vanno dal bianco al rosa carico, a secondo dell'esposizione al sole e con un delicato profumo.

Frequente anche lungo le strade, coltivata fino dagli Assiri per le sue proprietà detergenti, anche per il corpo, usata dai Romani nelle terme, ha un contenuto di saponine notevole in tutte le parti ma specialmente nella radice.

Fiorisce adesso, da giugno a ottobre, la radice sarebbe meglio raccoglierla a fine autunno, anche se tutta la pianta, steli foglie e fiori, contiene fino al 20% di saponine quando è in fiore.

Identificata, adesso con i fiori è più semplice, non mi resta che raccoglierla, pulirla sommariamente, e se voglio seguire la ricetta del mio libro, metterla in acqua di fonte o distillata, a mollo per una notte, dopo averla sminuzzata il più possibile con un buon paio di cesoie da potare, più o meno nella proporzione di una bella manciata di erba in un litro di acqua.

L'indomani mattina faccio bollire per una decina di minuti.

Devo dire che ho provato a farla bollire anche senza aspettare la notte in ammollo e l'effetto detergente si nota immediatamente agitando con la mano la schiuma che si forma.

Filtro e ho pronto un buon sapone liquido per lavare lana e indumenti delicati, che ravviva i colori, e che può essere conservato in frigo per una settimana, dieci giorni, ma con una bella etichetta grande, perché la Saponaria e tutte le saponarie sono tossiche, quindi molto pericolose se ingerite, come per altro i detersivi chimici.

A questo proposito in primavera, quando rispunta, la rosetta basale potrebbe essere confusa con la Silene alba, pianta commestibile, se pure anche di questa non si deve esagerare, avendo anch'essa un certo contenuto in saponine.

Questo è uno dei motivi per il quale raccolgo solo la Silene vulgaris (qui>>>), per il mio Prebuggiun (qui>>>), più facilmente riconoscibile e perché consiglio sempre di guardare in questa stagione le piante fiorite in modo da sapere poi la primavera successiva se in un posto si è vista la Silene o la Saponaria.

Tornando al sapone, con la Saponaria si può fare anche un ottimo shampoo per i capelli, con una soluzione più leggera, tenendo presente che non è adatto per i bambini perché brucia gli occhi e per gli animali che potrebbero leccarsi.

Allo shampoo si può aggiungere sia semi di lino, che altre erbe che possono essere utili per i capelli come l'Ortica (qui>>>) o il rosmarino, come si può aggiungere pure qualche cucchiaio di aceto.

Come per i capelli, la si può usare su tutto il corpo sempre ricordandosi le proporzioni più leggere, quindi una manciata in due litri di acqua.

Si fa seccare per produrre il detergente che ci serve anche durante l'inverno.

Anche la sua cugina prossima, la Saponaria ocymoides, che forma meravigliosi tappeti rosa intenso, ha le proprietà detergenti.

Pur avendo le caratteristiche di pianta tossica, ha anche proprietà curative, resta il consiglio di non fare da sé, non inventarsi tisane e fare esperimenti.

Nonostante questo la Saponaria officinalis è fra gli ingredienti di un dolce arabo, la Halva, a base di sesamo e zucchero, mandorle e pistacchi!



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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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