Il Blog di Lella Canepa

SAPONARIA

È scritto tutto qui, nel mio prezioso libro "Per Le Scuole Femminili di Campagna" anno 1879, ritrovato 45 anni fa, e che è una vera Bibbia per la perfetta massaia di campagna, dove si sprecano istruzioni e consigli originali di una volta.

Dopo il grande bucato settimanale con la cenere, del quale parlerò un'altra volta, c'era il lavare delle cose delicate quelle che non si potevano passare nella bugâ con la lisciva.

Per quelle serviva la Saponaria, un'erba comune lungo i fossi,

i ruscelli, proprio per essere pronta da usare dalle lavandaie.

Il riconoscimento è abbastanza facile, la Saponaria officinalis, è una pianta alta fino a 70 cm, dai bei fiori a cinque o a volte sei petali riuniti in una specie di grappolo, che vanno dal bianco al rosa carico, a secondo dell'esposizione al sole e con un delicato profumo.

Frequente anche lungo le strade, coltivata fino dagli Assiri per le sue proprietà detergenti, anche per il corpo, usata dai Romani nelle terme, ha un contenuto di saponine notevole in tutte le parti ma specialmente nella radice.

Fiorisce adesso, da giugno a ottobre, la radice sarebbe meglio raccoglierla a fine autunno, anche se tutta la pianta, steli foglie e fiori, contiene fino al 20% di saponine quando è in fiore.

Identificata, adesso con i fiori è più semplice, non mi resta che raccoglierla, pulirla sommariamente, e se voglio seguire la ricetta del mio libro, metterla in acqua di fonte o distillata, a mollo per una notte, dopo averla sminuzzata il più possibile con un buon paio di cesoie da potare, più o meno nella proporzione di una bella manciata di erba in un litro di acqua.

L'indomani mattina faccio bollire per una decina di minuti.

Devo dire che ho provato a farla bollire anche senza aspettare la notte in ammollo e l'effetto detergente si nota immediatamente agitando con la mano la schiuma che si forma.

Filtro e ho pronto un buon sapone liquido per lavare lana e indumenti delicati, che ravviva i colori, e che può