Il Blog di Lella Canepa

IL CINGHIALE A MODO MIO - 🐗 la mia carbonade



Inizio subito dicendo che ripudio la caccia, ma sono purtroppo stata mio malgrado figlia e moglie di cacciatori, madre no, i miei figli al momento del battesimo hanno ricevuto oltre al "rinunci a Satana" anche il "rinunci alla caccia".

Resta il fatto che per anni ho dovuto affrontare il problema di cuocere il cinghiale e quando questi erano ben più selvatici e la loro carne dal sapore più marcato.

Avendo gustato in Val d'Aosta una buona carbonade di camoscio, ho adattato la ricetta.


LA RICETTA

Questa ricetta non prevede marinatura.

Avuta la carne di cinghiale dovrò pazientemente sgrassarla completamente (cioè privare con un coltello di tutte le parti grasse visibili), in quanto il grasso del cinghiale non ha buon gusto, se non è già stato fatto, lavo molto bene la carne lasciandola anche in acqua corrente, per togliere tutto il sangue.

Poi taglio a pezzi piccoli, più piccoli di uno spezzatino e per capirci che non superino i 2 cm, e li infarino.



Nella mia vecchia e fidata casseruola di terracotta avrò fatto appassire in olio, burro e dello scalogno in abbondanza, metto a rosolare la carne infarinata con una buona manciata di pinoli.



Giro spesso e sorveglio, perchè tende ad attaccarsi data la farina.

Raggiunta una rosolatura uniforme aggiungo, se piacciono, un poco di funghi secchi tritati fini, fumo e stacco ben bene la carne con un ottimo vino rosso corposo tipo Dolcetto, Nebbiolo, Barbaresco, senza arrivare al Barolo che secondo me, per il cinghiale è troppo.



Sale poco, pepe e, se piace, uno o due chiodi di garofano; continuo la cottura coprendo con il vino.

A questo proposito tengo sempre vicino un pentolino dove scaldo il vino e lo aggiungo sempre caldo perché tale è la carne e non voglio provocare uno sbalzo termico alla pietanza.

Incoperchio e, a questo punto, devo aver rosolato bene la carne altrimenti quello che risulterà sarà un lesso.

Lascio a sobbollire pazientemente fino a cottura completa.