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Il Blog di Lella Canepa

È TEMPO DI AMENTI





Di scorcio nel pendio

della collina pallida sul lago

non fronde non verdezza.

Solo i nocciuoli

tra i fusticelli diramati all'aria

hanno allungato i ciondoli giallini

e ingemmato il rossore degli stimmi.

Forse così d'incerta pubescenza

trasparve nella prima

età la primavera ermafrodita.

Più in là, dimenticato

al margine dell'acqua,

è un rimasuglio delle nevi...

A. Richelmy - Febbraio -



È tempo di amenti e occorre parlarne.

Appunto, ma esattamente cosa sono questi "amenti"?

Passeggiando in campagna, tra fine gennaio e febbraio, il primo debole segnale della primavera in arrivo sono i fiori penduli del nocciolo, mentre lungo i corsi d'acqua i salici iniziano a mostrare i loro "gattini". Ebbene questi sono amenti, nome di alcuni fiori di specie botaniche.

I primi fiori, anche se pochi sanno che sono fiori. Quelli penduli, spesso se non sempre, sono maschili, come quelli del nocciolo, mentre le infiorescenze femminili di quest'ultimo sono piccole e poco evidenti se non ad un occhio attento.

Piano piano più avanti nei mesi si vedranno quelli di betulle, ontani, querce, castagni e pioppi.

Sono fiori che si servono del vento (anemofili) che trasporta il polline anche a km di distanza ad un altro albero simile, visto che di solito non possono impollinare lo stesso albero.


-amenti di nocciolo-


Pur non servendosi di insetti impollinatori, il pensiero va ugualmente alle api che trovano negli amenti di nocciolo il primo cibo utile dopo l'inverno per riprendere l'attività, nutrire la regina dell'alveare che ricomincerà a covare.

Le api andranno in seguito a raccogliere il nettare di tutti i fiori primaverili, prodotto da questi proprio per attirare le api e favorire l'impollinazione, con il quale produrranno il miele, fonte di zuccheri nella loro nutrizione, ma adesso servono le proteine e se pur il polline degli amenti di nocciolo non ne è ricchissimo, la grande quantità di fiori prodotti dagli alberi è di primaria importanza per la loro sopravvivenza.


- amenti di ontano -


Al di là della curiosità botanica di scoprire che sono fiori, anche l'uomo se ne è servito nella sua alimentazione.

In questa corsa a scoprire quello che c'è di edibile in natura, e basterebbe capire che se siamo qui dopo più di 200.000 anni e perché è quasi tutto commestibile, si riscoprono ricette e usi abbandonati ed è tutto un fiorire di frittelle e bevande a base di amenti.

Personalmente, pur sapendo che ci si poteva nutrire di questi particolari fiori della betulla, dell'ontano, del pioppo, del nocciolo e del castagno, della quercia, anche se più la pianta è ricca di tannini più sono amari, non mi è mai venuto voglia di provare a metterli in una zuppa o di pastellarli e friggerli.

So che alcuni fanno una bevanda frizzante tipo birra, o li usano in altri processi di fermentazione.

Non sono contraria alle prove in generale, e sono contenta di avere questo tipo di conoscenza, fosse mai un giorno mi servisse, ma non ne sento la necessità.

In rete si possono trovare ricette di tutti i tipi.


- amenti di Castagno -


Occorre ricordare che hanno diverse proprietà medicinali.

Basta pensare al salice che contiene salicina e pochi amenti possono raggiungere il potere medicinale di una aspirina, e non è possibile in maniera casalinga misurare la quantità di principio attivo.

Qui in valle era usato il decotto di amenti secchi e foglie di castagno per curare bronchiti e influenze con febbre alta, tosse e dolori vari.

Anche quelli di nocciolo sono usati per lo stesso scopo, consigliati dalla Antica Farmacia Sant'Anna di Genova >>> cliccando si legge la ricetta.

Inoltre per la l'ovvia massiccia presenza di polline, sono tra i responsabili delle maggiori allergie, quindi attenzione agli usi ...


- amenti di Pioppo tremulo -


Conosciamo tutti la leggenda dei "gattini" di salice, la gatta disperata perché avevano gettato i suoi piccoli nel fiume così regalò la morbidezza delle sue zampine al salice pietoso che si chinò a salvarli... qualche ramo non poteva mancare in casa nei vasi di fiori secchi, quando le stanze si adornavano di cose semplici e naturali ed era tutta una corsa a cercare di raccoglierli prima che si aprissero




... ma non s’adira il giovinetto alloro,

il leccio, il pioppo tremulo ed il lento

salice: a prova corrono con loro;

cantano al vento.

G.Pascoli




- Pino in fiore -














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Lella

 

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>


 


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