Il Blog di Lella Canepa

DELL'ERICA E DEL BRUGO

L’ha mai osservata l'erica, Isabella?

E’ tormentata dai venti, dalle tempeste, dai ghiacci dell’inverno, eppure l’erica resiste,

rimane attaccata alla sua terra e alle rocce sempre e comunque, non tradisce mai,

non le abbandona per rifiorire in posti più tranquilli, le sue radici non muoiono,

sanno che il loro destino è legato alla brughiera,

anche se aspra e ostile, ma l’amano così com’è, senza riserve.


Brugo o Calluna vulgaris

Molti ma molti anni fa ebbi una discussione con un amico apicoltore che in questo periodo trasportava le sue api più in alto su queste colline perché producessero un buon miele di Erica.

Il mio pensiero era che quella che fiorisce adesso non è Erica ma Brugo, mentre lui insisteva dire fossero la stessa pianta con due fioriture annuali e finì con io che a suo dire non capivo niente e che l'apicoltore era lui.

Dopo tanti anni quando a fine estate rivedo l'amato Passo del Biscia ricoprirsi di un manto roseo, al di là del desiderio smodato di mettermi a urlare Heaaaaaathcliffffff! fra la nebbia, ogni tanto mi viene in mente che non sono mai riuscita a convincere l'amico apicoltore, ma, mentre lui non fa più miele io sono ancora qui a parlare di erbe.

Il peccato non era gravissimo, in quanto molti pensano davvero che sia la stessa pianta, quando invece, oltre a evidenti differenze se si osservano bene, basta il periodo di fioritura per definirli: l' Erica carnea fiorisce a fine inverno, il Brugo a fine estate.

Ovviamente la famiglia è la stessa, ma per questo anche i mirtilli sono della famiglia delle Ericaceae.

Una l'Erica carnea, o specie simile, da "frangere", il Brugo, la Calluna vulgaris, da "scopare" per l'uso che se ne faceva nel fabbricare scope.

Più o meno lo stesso habitat, spesso vicine, il portamento quasi uguale, piccoli arbusti, a volte striscianti, il colore simile, ma le foglioline nell'Erica assomigliano di più ad aghi, sempreverdi, i fiori leggermente più grandi, più rigonfi e più chiusi di quelli del Brugo e dal colore roseo più intenso, che ricorda la carne appunto.

Le differenze evidenti nelle foto sotto.

L'Erica adesso presenta i fiori in formazione, quindi non ancora completamente definiti e senza il colore che li contraddistingue, il Brugo è un trionfo di rosa.

Si notano le foglie completamente diverse, successivamente aggiornerò il post con il fiore dell'Erica sbocciato.




La fioritura appunto in due epoche diverse, da adesso fino a novembre il rosa delicato del Brugo mentre a fine inverno, quando ancora qui e là sprazzi di neve dai quali spunta il rosa carico dell'Erica.

Due piante officinali entrambe, usate nella farmacia del contadino per le vie urinarie, cistiti, più potente l'Erica, la specie "cinerea ", per il colore tendente al grigio della corteccia e presente solo in Liguria e Piemonte, inserita insieme alla Calluna nella lista di piante medicinali ammesse dal Ministero della Salute.

Entrambe mellifere, il miele ottenuto ottimo ugualmente, quindi la discussione di cui all'inizio post aveva poco senso per l'amico apicoltore, mentre per un appassionato di piante è diverso.

Se si vuole essiccarne un po' per le composizioni di fiori secchi con l' Erica è praticamente impossibile, mentre il Brugo è più resistente.

A questo link parlo dell'altra Erica, l'Erica erborea e dell'uso per fare le scope https://www.lellacanepa.com/single-post/di-scope-e-di-streghe

Come in Italiano Erica anche la traduzione inglese Heather è usata come nome femminile.

Il brugo è uno dei fiori nazionali di Scozia e Norvegia, la brughiera più famosa è quella delle sorelle Brontë, la brughiera di Haworth, dove ambientarono i loro romanzi, Cime Tempestose e Jane Eyre.

In questi anni ho visto diminuire tantissimo le piante, su al passo, una volta davvero due volte l'anno era ricoperto di un manto rosa, forse per le stagioni sempre più diverse e per l'avanzare di vegetazione che prima non viveva lì.

Questo non impedisce a me di sognare ancora e alle prime nebbie udire nel vento che sferza fischiando, anche stasera, al tramonto, mentre facevo le fotografie, Catherine che chiama il suo Heathcliff ...

«Helen, tra quanto tempo potrò salire sulla cima di quelle colline?

Che cosa c’è al di là? Il mare?» «No, signorina Cathy,» rispondevo io, «ci sono altre colline, proprio come queste.»

«E che aspetto hanno quelle rocce dorate a guardarle da sotto?» mi chiese una volta. Lo strapiombo della Rupe di Penistone la attirava in modo particolare, specialmente quando era illuminato dal sole al tramonto, e tutto il paesaggio intorno era in ombra. Io le spiegavo che erano soltanto una massa di nude rocce, con così poca terra nelle fenditure da non lasciar crescere neppure l’albero più stento.

Emily Brontë, Cime Tempestose, Capitolo 18

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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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