Il Blog di Lella Canepa

FIOR DI CAROTA


Si va dove che l'erba è più verde e ci crescon carote e lattuga

e un coniglio di libera stirpe si conosce dai graffi sul muso

Richard Adams La collina dei conigli

Ora, dopo le prime piogge d'Agosto, sui prati falciati rispunta e fiorisce la Carota Selvatica, Daucus carota, quest'anno particolarmente abbondante.

Ed è per quello che ne parlo, proprio perché adesso si vedono ovunque le sue corolle bianche, e questo dovrebbe servire a renderne più facile il riconoscimento, visto che per la stretta somiglianza, potrebbe essere confusa con la pericolosa Cicuta.

Una delle regole più severe delle vecchie raccoglitrici è proprio quella di non raccogliere nulla che assomigli alla cicuta, e quindi erbe che potremmo credere prezzemolo, cerfoglio e appunto la carota selvatica, le più comuni, ma ce ne sono altre, tutte della stessa famiglia, le Apiaceae, una volta chiamate Umbelliferae, per il fiore a ombrella formato da piccolissimi fiori bianchi, e anche per le foglie molto molto simili.

Resta quindi per me ferrea la regola di cui sopra, ai miei incontri raccomando di non scegliere proprio questa fra le prime erbe da riconoscere, lasciandola a quando si avrà preso più confidenza con il mondo delle selvatiche.

Il riconoscimento si fa più difficile quando in primavera c'è solo la rosetta basale.

Le foglie piccole, incise, sullo stelo presentano tante varianti da poter essere confuse.

Io stessa non ne faccio molto uso, pur essendo nell'elenco delle piante del misto ligure del Prebuggiun, in quello della mia famiglia non c'è, anche per il gusto prettamente aromatico che la distingue.



Una delle cose immediate che la fa riconoscere è l'intenso profumo di carota leggermente piccante, che si sente strofinando le foglie e lo stelo, anche senza la presenza del fiore, ma mi sono purtroppo resa conto che non tutti abbiamo la stessa affinità di olfatto, quello che per me profuma evidentemente di carota per un'altra persona ha un altro odore.

Il secondo importante segno di riconoscimento certo è che nel centro del fiore, nella quasi totalità dei casi, è presente un fiorellino scuro, rosso scuro, mentre tutti gli altri che formano la corolla sono piccolissimi con i petali arrotondati bianchi, spesso con sfumature rosa.

Ci sono tantissime corolle di carota che non lo hanno o lo hanno talmente piccolo o si deve ancora formare, ma quando c'è, è innegabilmente Carota selvatica.


La corolla bianca, paragonata ad un delicato pizzo, è infatti chiamata nei paesi anglossassoni Queen Anne’s Lace, dalla leggenda che racconta come la regina Anna si punse un dito ricamando un pizzo e dalla ferita sgorgò una goccia di sangue, appunto il fiorellino scuro al centro.

Questo era usato dai miniaturisti per colorare, chissà come, non l'ho ancora capito.


Sotto la corolla, le evidenti ed eleganti brattee verdi distese, quando sfiorisce per produrre i semi, altra caratteristica della carota, si chiude come una mano, formando un altrettanto gradevole insieme che può essere usato anche secco come decorazione.

Talmente fine ed elegante e decorativa che intorno al 1600 in Inghilterra le donne solevano adornarsi i capelli con ghirlande di fiori di carota e fu pianta molto usata nei giardini dei cottage e ancora oggi molto rappresentativa del genere Shabby.

Era considerata una pianta curativa, sembrava favorire il concepimento e la scienza ha confermato tali proprietà specie per quanto riguarda la fertilità maschile.

Dai semi si estrae un olio profumato usato in cosmetica.


La radice è bianca e sottile e anch'essa molto aromatica.

È sicuramente una pianta commestibile, stesso nome quella coltivata, l'usatissimo ortaggio, arriva sulle tavole nel color arancione, solo intorno al XVI secolo, per una selezione fra le selvatiche dovuta più al colore che al sapore. Ancora oggi esistono carote di tutti i colori, dal nero al bianco al rosso e ognuna ha proprietà diverse secondo la tinta.

Sì, perché la carota di oggi, al di là del colore allegro che dona ai piatti, è fonte di vitamine, il beta-carotene prende il nome proprio da lei, flavonoidi e altri antiossidanti, proprietà utili per la pelle, il cuore, gli occhi, intestino.

La cottura non altera le proprietà del beta-carotene, anzi viene liberato dalle fibre, per la vitamina C invece meglio crude e condite con limone.

Vengono vendute senza foglie perché la foglia continuerebbe ad assorbire il nutrimento dalla radice, privandola delle proprietà, e se pur la foglia è commestibile non ha la dolcezza della radice.

Nella carota selvatica la radice è piccola e spesso legnosa all'interno.



Da non confondere con la Pastinaca, Pastinaca sativa, anche se in molte regioni la Carota selvatica viene chiamata così.

In realtà la Pastinaca è simile ma con i fiori gialli, sempre commestibile e officinale, non avendo foto mie ne pubblico al momento una dal sito Actaplantarum.

Una varietà di Pastinaca, per difendersi da un bruco, ha la capacità di produrre una sostanza irritante per la pelle che può provocare una dermatite da contatto quasi come un'ustione di 2°grado.


https://www.actaplantarum.org/galleria_flora/galleria1.php?view=1&id=

Tornando al riconoscimento fra carota e Cicuta, nelle foto sotto un fiore di Cicuta, il fusto della pianta intensamente macchiato di rosso, e il prato vicino a casa dove convivono felicemente insieme Cicuta e Carota, perché spesso mi sento chiedere: - Ma da noi la Cicuta c'è? Sì, c'è, e ce ne sono più varietà.

Quindi attenzione.



Altre piante sono simili, della stessa famiglia, conosciute, alcune molto usate come cerfoglio, cumino, coriandolo, e tanti mi chiedono come fare a riconoscerli, ma davvero non è il caso di provare con qualcosa raccolto a caso.

Se qualcuno vuole approfondire, pubblico le belle foto del sito Actaplantarum di alcune delle più consuete che si possono trovare nei nostri prati, e faccio questo solo per far comprendere come e quanto nel caso di queste Apiaceae siano davvero molto simili e rischioso fare confusioni.

Le differenze ci sono ma non sono immediatamente visibili ai profani e soprattutto quando se ne vede una per volta, senza il possibile confronto.

Alcune di queste sono tossiche altre commestibili.

Cliccando su ogni foto c'è il nome scientifico e con quello è possibile approfondire la ricerca e vedere meglio le differenze.


Se sai di non sapere, sai già molto. Socrate

Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un’aria sul flauto.

“A cosa ti servirà?” gli fu chiesto. “A sapere quest’aria prima di morire”.

Emil Cioran

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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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