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Il Blog di Lella Canepa

HEMEROCALLIS, IL GIGLIO TURCO

Aggiornamento: 7 mag 2022


... possa l’Hemerocallis al di là degli alberi

salvarmi dalla mia miseria ...

Canti Classici


L'Hemerocallis, "bellezza di un giorno", più o meno questo è il significato di questo fiore di un arancio caldo, che se si è fortunati si può incontrare nei boschi adesso a giugno, e certamente nei giardini di una volta dove formava abbondati bordure profumate, fino a diventare infestante.

Se ne parlo qui fra erbe e fiori mangerecce e ricette di campagna è perché questo bellissimo fiore è commestibile.

Confesso che la prima volta che mi è stato proposto in un piatto ho pensato che mai avrei mangiato un giglio e lì feci il primo errore, nel senso che l'Hemerocallis non è propriamente un giglio anche se la sua somiglianza lo fa confondere spesso con il così detto Giglio di San Giovanni, il Lilium bulbiferum, presente nello stesso periodo, sempre allo stato selvatico, protetto e non commestibile.

Alcuni caratteri distintivi permettono l'identificazione. L'Hemerocallis ha foglie nastriformi in grossi cespi solo alla base, il fiore arancio striato, leggermente pendulo sullo stelo gracile privo di foglie.

Il Giglio ha portamento eretto con lo stelo rigido dove sono presenti le foglie.

Per questa somiglianza e per il medesimo periodo di fioritura spesso vengono chiamati entrambi Giglio di San Giovanni, ed è per questo che il nome botanico è sempre importante e non bisogna affidarsi solo al nome popolare.


- a sinistra Hemerocallis, a destra Lilium -


il Lilium nella foto, protetto non va raccolto, questo si è trovato, ahimè, sulla strada di una falciatrice durante la fienagione.

È necessario non fare confusione perché il Lilium potrebbe essere tossico, mentre l'Hemerocallis si mangia.

Identificato non resta che portarlo nel piatto.

L'uso in cucina è antico come il tempo, già è nominato negli scritti del Confucianesimo, Dioscoride ne parla e forse per questo è chiamato Giglio turco.

In Cina dove è largamente usato, in cantonese chiamato "verdura d'oro", intere famiglie vivono della coltivazione e la raccolta di questo fiore, che poi essiccato è portato ai mercati.

SI mangiano i fiori interi, i petali dal sapore dolce e profumati leggermente di limone, meno gli steli e i tuberi, usati anche dalla medicina popolare cinese.

Le foglie no, è meglio di no.

Raccolti quando appassiscono, prima che cadano, oppure quando il bocciolo è pronto a sbocciare, usati freschi per una meravigliosa decorazione per piatti e insalate, zuppe, fritti, cotti stufati in padella pochi minuti, o fatti seccare, poi reidratati in acqua tiepida e saltati velocemente in padella con erbe aromatiche e spezie sempre tenendo conto del sapore tendente al dolce.



Nel mondo occidentale ha trovato largo spazio anche nei giardini dove forma angoli tappezzati molto gradevoli, ed è stato ibridato in altri colori.











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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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