Il Blog di Lella Canepa

DONNA

Lascio da parte le sterili polemiche sulla festa della donna si, la festa della donna no... la strumentalizzazione o meno.

Bisogna analizzare il momento storico nel quale è nato questo giorno e riflettere di conseguenza.

Contesto e momento ignorato e travisato da molti, ripetuto in maniera sbagliata e quasi ossessiva dai più, perché l'importante è aver qualcosa da sbandierare nel bene o nel male, se poi è la verità o meno, poco importa.

Insomma la storia falsa delle donne morte nell'incendio della fabbrica non muore mai, il perché non mi è dato saperlo, ma sta di fatto che non ce ne è traccia in nessuna fonte ufficiale e non c’è cronaca che lo registri.

Se vi può consolare in ogni paese europeo o meno esiste una storia fantasiosa sulle origini della festa della donna.

In realtà dalla nascita dei primi movimenti delle donne operaie, che si battono per i diritti alle donne e primo fra questi il diritto di suffragio, cioè il diritto di voto, (da qui il nome di suffragette) in America e in Europa, in qualche maniera si festeggiano vari Women's Days qui e là per ribadire i diritti che allora le donne non avevano.

Alla conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen del 1910, presenti le maggiori femministe dell'epoca e fra queste Clara Zetkin si decide per un giorno uguale per tutti, ma non è ancora l'OTTO MARZO.

Scoppia la prima guerra mondiale e a San Pietroburgo le donne uscite per le strade rivendicano la fine della guerra, vogliono pane per i loro figli e invocano il ritorno degli uomini dalla guerra.

E' il 23 febbraio 1917 del calendario giuliano, il nostro OTTO MARZO.



Non riescono a fermarle quelle donne e ciò dà inizio alla rivoluzione di febbraio che accenderà altre rivolte che porteranno al crollo dello zarismo.

Il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, riprende la proposta di Clara Zetkin e decide l' OTTO MARZO, la « Giornata internazionale dell'operaia » a ricordo di quella protesta, e in modo da fissare un giorno comune per tutti i Paesi.

Non è ancora così in Italia, l'Italia è ancora un paese dove un ministro del Regno, Pietro Bertolini, medico, dimostra in parlamento l'inferiorità mentale della donna affinché non le sia dato il voto, documentato dagli studi scientifici del neurologo tedesco Paul Julius Möbius.

L'Italia è ancora un paese dove le donne non hanno diritto a un'istruzione superiore, dove non ereditano dal padre se c'è un maschio in casa e figuriamoci dal marito, dove non possono essere testi per un processo o per un testamento.

Purtroppo erediteranno dal marito, quello che insieme a lui hanno contribuito a costruire durante il matrimonio, solo nel 1975.

Per il voto dovranno aspettare la fine della seconda guerra mondiale, quando dopo aver partecipato alla resistenza ed essere state coinvolte nella guerra anche come civili, le viene loro concesso quasi come premio.

È il 1945, e sarà la vera prima libertà della donna, dentro la cabina elettorale, non c'è il padre, non c'è il marito...ma si deve aspettare ancora un anno per dichiarare la donna eleggibile e finalmente il 10 marzo del 1946 le donne votano alle amministrative.

Le uniche non ammesse al voto sono le prostitute schedate.

A quel punto l'Unione Donne Italiane a connotazione socialista e comunista ripropone anche in Italia l' OTTO MARZO e Teresa Mattei insieme a Rita Montagna e Teresa Noce, sceglie di adottare la mimosa come simbolo, proprio perché un fiore semplice, comune, che era facile da trovare nei campi e che secondo lei a quei tempi non andava di certo comperato. Le ricordava la lotta sulle montagne quando i partigiani lo regalavano alle staffette.

Ma nei primi anni cinquanta, gli anni della guerra fredda, distribuire in quel giorno la mimosa diventa un gesto «atto a turbare l'ordine pubblico», figuriamoci fare riferimento a una festa della donna di connotazione di sinistra. I vari tentativi portati in parlamento del riconoscimento di tale data cadono nel vuoto.

È solo dopo l' OTTO MARZO 1972, in seguito a una famosa manifestazione a Roma, dove la polizia caricò e manganellò le donne che, con cartelli, proclamavano a gran voce il diritto all'aborto, (potete vedere un filmato su you tube) che non fu più possibile arrestare il fenomeno del femminismo in Italia e si cominciò a festeggiare l'OTTO MARZO.

Se siete arrivati/e a leggere fino a qua, forse ora troverete un po' più comprensibile il perché e il percome anche un ramoscello di mimosa rappresenti molte cose.

Perché in un modo o nell'altro sia giusto ricordare quanto sono costate certe conquiste e soprattutto quanto siano recenti.

Che fino al 1956 sopravvisse lo Jus corrigendi, il potere correttivo dato legalmente al marito, in parole povere diritto di legge, di picchiare la moglie che non si comportasse come desiderava il marito.

Anche se, bisogna dirlo, in base all'articolo 29 della Costituzione, che sanciva l'uguaglianza morale dei coniugi, veniva punito l'abuso di questo diritto qualora avesse implicato un ricovero di almeno venti giorni ...!!!

Pretendetelo il rametto di mimosa per ricordare, soprattutto a voi stesse, che non è più così, che non deve essere più così, e che non è stato facile, anzi non è ancora facile.


- Il marito e la moglie sono una persona sola.

Questa persona è il marito -

Blockstore -1853


8 MARZO 2021


Il mio pensiero è ancora lo stesso, semmai immalinconito dal vedere passare gli anni senza grandi cambiamenti.

In questi anni la violenza sulle donne è ormai cosa di tutti i giorni e non solo perché finalmente se ne parla, ma purtroppo perché è nel quotidiano.

Ancora nel momento di grave crisi chi ne paga le spese per prime sono le donne, se non c'è lavoro certamente non c'è per le donne.

Di contro una continua malcelata "imitazione" del maschile come a rivendicare il diritto di essere come l'uomo fosse la soluzione.

Il diritto è quello di essere trattata uguale, pari stipendio per lo stesso lavoro, stesso potere decisionale, valutazione in merito ai risultati conseguiti che si sia uomo o donna, stesse possibilità di carriera, lo dimostrano i dati che individuano le donne laureate in numero maggiore degli uomini ma non allo stesso modo occupate, libertà di gestire la propria autonomia, ecc.

Certo io non mi sono mai sentita pari ad un uomo, mi hanno insegnato che ero una persona, molto tardi ho scoperto che ero anche una donna, quasi fosse quel qualcosa in più, non certamente in meno.

Non mi sono mai messa in competizione con gli uomini e ho sempre sospettato che loro avessero paura a mettersi in competizione con me, non ho mai permesso che mi apostrofassero in qualche frase con esclamazioni tipo - sei una donna - se qualcuno ci ha provato se ne è amaramente pentito, così come non ho mai usato le lacrime o il mal di testa come scusa o mezzo di persuasione.

Ma forse bisogna pensare anche a chi questa forza non ce l'ha, a chi è stata vessata fin da piccola inculcandole il malo pensiero di essere meno, di valere meno perché donna, così come chi è stato educato come maschio l'essere superiore e spesso questo avviene con l'esempio in casa più che con le parole.

E invece noi siamo ancora qui che ci perdiamo in inutili diatribe su direttore e direttrice senza ricordare che sono le parole che cambiano mano a mano che il mondo cambia non noi che cambiamo a secondo di come veniamo chiamate.

Commettendo lo stesso errore di sempre: quello di entrare in competizione ed l'essere identificate come maschio ci facesse sembrare superiore, dimenticando che siamo persone e non personaggi.


persona: un essere dotato di coscienza di sé e in possesso di una propria identità




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Lella

Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi.


Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna.


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