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- UOVO ALL'ACQUA
Posso cucinare ricette davvero complicate, ma ci vuole un vero talento per fare l’uovo perfetto. C. Teigen In seguito a numerose richieste mi sono decisa a "passarvi" questa complicatissima ricetta che potrebbe mettere in difficoltà chef pluristellati che forse nemmeno la annoverano fra i loro prontuari 😂😂😂 Dalla ricercatezza degli strumenti, alla difficoltà di reperimento dei preziosi ingredienti e di incommensurabile difficoltà per i più. Una volta all'anno devo pur pubblicare qualcosa di difficile... Cominciamo: Ingredienti: Un uovo, due cucchiai di acqua, pizzico di sale. Padellino antiaderente, forchetta, fuoco. Si prenda il padellino antiaderente, questo aspetto facilita l'esecuzione, lo si ponga sul fuoco acceso e si metta in esso due cucchiai di acqua del rubinetto. In breve tempo l'acqua friggerà come fosse olio, a questo punto rompere dentro un uovo. Mentre l'albume si rapprende velocemente, con una forchetta, di lato al tuorlo, sollevare delicatamente il velo di albume che lo ricopre, e tenendo la forchetta aderente al tuorlo spostare il velo di lato. Condire il tuorlo con un pizzico di sale, mentre il bianco finisce di rapprendersi. Spegnere e trasferire su un piatto piano, con poche strisce di pane tostato da intingere. Tutta l'operazione dura pochi minuti. Si avrà un uovo perfettamente cotto nell'albume e quel poco nel tuorlo come dovrebbe essere dal punto di vista nutritivo, più leggero perché non fritto nell'olio e con un gusto delizioso. È ovvio che la materia prima, l'uovo, deve essere incredibilmente fresco e di qualità. Se pensate sia come un uovo alla coque, sbagliate se pensate sia come un uovo in camicia, sbagliate se pensate che l'acqua nella padella antiaderente sia ininfluente ai fini del gusto e della cottura, sbagliate non resta che provare. Ho voluto scherzare un po', ma la ricetta è vera e da sempre la faccio, ricetta antica, da padella di ferro, di quando in casa, pur se produttori di olio, non ci si pensava nemmeno a sprecarne una goccia per friggere un uovo, tanto buono anche così. Chi mangia le uova super strapazzate imbevute di grassi vari o chi ha paura dell'uovo non cotto adeguatamente non gradirà ma Dei palati uguaglianza non può stare, perciò non s’ha dei gusti a disputare. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- LE GRAMIGNE
Svelga dunque il Cultor destro, e vegliante Ogni germoglio reo d' Erba malnata; Che il nutrimento fura all'altre piume, E suggendol per se s'erge, e dilata; L'Involvulo, l' ingorda abbarbioante Gramigna tenacissima cacciata. In bando sia dal fortunato sito, Che alla Rosa gentil fia sabilito Pietro Guadagnoli 1785 Un altro tentativo di riabilitare un'erba odiata, da coltivatori, da giardinieri e pure dagli allergici ... ci riuscirò? Se si segue il proprio cane o gatto, se si osserva l'asino nel campo a primavera proprio quella andranno a cercare, o un tempo dopo l'aratura, maiali lasciati liberi e cavalli gustavano le radici di questa pianta o di queste, visto che più di una pianta è conosciuta volgarmente con il nome di gramigna. Infatti quando chiedevo ai contadini quale era la Gramigna mi indicavano, con enorme fastidio, genericamente, una quantità di erbe diverse contribuendo a crearmi confusione, con un ringhioso -Tùtta l'èrba gràmma a l'è gramigna - A loro interessa solo che il lungo e tenace rizoma sotterraneo che può a espandersi per 50 metri fino ad una profondità di 2metri, ruba spazio alle altre piante e hanno dimenticato, almeno gli agricoltori del dopoguerra, di quando con le radici di gramigna ci si faceva di tutto. Dal pane: aggiungendo la farina ottenuta macinando i rizomi essiccati, ad altra farina di cereali, il pane risulterà più soffice. Questa strana farina ha il 20% di amido, il 5-6% di proteine e fino al 40% di carboidrati e altro ferro, potassio, ecc. e ben lo sanno ancora oggi i paesi che sono rimasti poveri più a lungo di noi. Uno sciroppo zuccheroso, una gelatina medicamentosa e non solo, una specie di birra dei poveri. Copio da "Nuovo Dizionario universale tecnologico o di arti e mestieri e ...", 1840 -Si raccolgono in primavera e sul finir dell'autunno le radici di gramigna, si lavano ben bene e dopo averle tagliare in pezzi si fanno seccare ... La gramigna così tagliata deve essere macinata ma grossolanamente, dopo di che si opera come per l'orzo per la birra ... - Lo sfizio dell'asino è la gramigna fresca In altri paesi, come il Canada o in Europa centrale ha interesse come pianta foraggera, fino a che non diventa dura e stopposa. Era abitudine mescolarla con il mangime per i cavalli per far diventare loro il mantello lucido. Le stesse radici fibrose e lunghe servivano per fare le scope e i pennelli. I benefici più grandi un tempo, e ancora adesso se andrete dall'erborista, si avevano dal decotto della radice. Per "ripulire il sangue" si diceva una volta e quindi fegato, ma anche per gli effetti sui reni e le vie urinarie, ottima per le cistiti, per lo stesso motivo per la cellulite. È talmente diuretica che può interagire con farmaci che si stanno assumendo, e nel contempo occorre ricordare come sia responsabile insieme ad altre graminacee, di grandi allergie prima di avventurarsi da soli in decotti e tisane. È quasi primavera, e quindi oltre alle radici si può andar cercando le sue prime tenere foglie, che si possono mettere nelle minestre, nelle zuppe ... cose dimenticate, ma se conosciute qualcuno dell'Est Europa, provate a chiedere ... Dopo tanto sono arrivata alla conclusione che comunemente vengono indicate due piante con il nome volgare di Gramigna: Cynodon dactylon la vera gramigna e Agropyron repens la falsa gramigna. Entrambe hanno le stesse proprietà, delle due la prima, il Cynodon, è quella più allergenica nel periodo estivo della fioritura. Le differenze: Agropyron repens ha la foglia che abbraccia il fusto e poi prosegue piatta, fino a 20cm, molto ruvida finendo a punta, successivamente le spighe, chiamate anche grano delle formiche, lunghe dai 10 ai 30 cm Quando riesco raccolgo verdi le spighe del Agopyro, prima della maturazione per metterle occasionalmente nelle composizioni di fiori secchi Agropyron repens foto dal web qui > La vera Gramigna, Cynodon dactylon ha foglie più corte, ugualmente ruvide, le spighe sono riunite in cima come dita protese, di colore tendente al rosa scuro quando sono fiorite. Cynodon dactylon foto dal web qui> Cynodon dactylon foto dal web qui> È possibile che andando al garden a cercare un prato resistente al sole, alla salsedine, al calpestio, che non dia noia, venga facilmente consigliato seme di Cynodon dactylon nano, che altro non è che Gramigna ibridata perché resti nana e poco bisognosa di cure La gramigna cresce maligna e ovunque si arrigna ... Cleonice Parisi Non avendo foto mie, per questo post ho dovuto necessariamente usare foto prese da altri siti linkati e saranno sostituite appena con il caldo troverò la pianta qui da me da poter fotografare. Segnalo pure che entrambe sono conosciute anche con altri basionimi, un altro nome che in pratica significa la stessa pianta. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- BISCOTTOSI SBAGLIATI ALL'OLIO D'OLIVA
Biscottosi sbagliati è il giusto titolo visto l'incidente di percorso accaduto che li ha trasformati da Biscotti all'olio d'oliva come dovevano essere. Ricetta antica del sud, sempre imparata nei miei girovagare, che prevede l'uso dell'ammoniaca da dolci. E li ho fatti diverse volte, scettica all'inizio, su questo agente lievitante usato prima dell'avvento del lievito chimico da dolci. Poi avere in cucina un odore come avessi fatto la tinta dal parrucchiere invece che profumo di dolce mi dava comunque fastidio, nonostante i biscotti da freddi non ne conservassero minimamente il gusto, così non li ho più fatti. L'altro giorno ricordando questi deliziosi e poveri biscotti da prima colazione ho provato a farli usando il lievito da dolci... Impastato il tutto, è suonato il telefono, e in tempo di isolamento forzato una videochiamata con un'amica è tanta cosa, ho dimenticato l'impasto. Dopo ore e dico ore... ho ricordato e non volendo buttare via ho rilavorato questa massa che nel frattempo era semi lievitata e ho formato alla belle e meglio dei dischetti. Messi in forno sono ulteriormente gonfiati e diventati biscotti più morbidi di quelli che ricordavo, molto semplici, poco dolci, giusto da tutti i giorni. La ricetta originale comprende: 250 g di farina 00 400 g di farina di rimacinato 200 ml di latte 50 ml di olio extravergine d'oliva 200 g di zucchero 5 g di ammoniaca per dolci (ho sostituito con un cucchiaino di lievito da dolci) 1 bustina di vanillina scorza grattugiata di 1 limone Impastare il tutto, e nel caso dell'ammoniaca, lasciare riposare la pasta coperta come fosse una frolla. Tirare la pasta non sottilissima e in origine mi piaceva farli tipo Macine, con il buco. In questo caso non sono riuscita e mi sono limitata a fare dei dischi. Probabilmente con il lievito in polvere da dolci non deve essere lasciata riposare, soprattutto non deve essere dimenticata... Comunque sono venuti, e buoni sono. Quando dico buoni mi viene sempre il sospetto che chi legge non la pensi come me, ma il mio è un gusto rustico, povero, disabituato al forte e aggredente delle cose comperate sempre troppo dolci o troppo salate, sempre troppo ricco per quanto mi riguarda. Il sapore è poi sempre in misura degli ingredienti, un impasto che contempla solo 50 gr. di olio e 200 etti di zucchero in proporzione alla quantità di farina usata non può essere né tanto dolce, né tanto grasso, ma anche questi sono biscotti senza uova ed è possibile mangiarne qualcuno tutti i giorni a colazione senza affaticare troppo fegato e altro. Inoltre per me che male mi trovo con la farina normale, la presenza della semola me li rende oltre che più gustosi, più digeribili. Conservati in una scatola durano diversi giorni, se durano ... La prossima volta provo con farina integrale e zucchero di canna. Aggiornamento post: è passato un po' di tempo e li ho rifatti con zucchero integrale e un po' di cannella nell'impasto ... questa volta Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- RAPA O BARBABIETOLA?
In casa mia mi sa meglio una rapa, ch'io cuoca, e cotta su 'n stecco me inforco e mondo, e spargo poi di aceto e sapa, che a l'altrui mensa tordo, starna o porco selvaggio; e così sotto una vil coltre, come di seta o d'oro, ben mi corco. Ludovico Ariosto C'è una sola risposta: quella che frequentemente si sente chiamare rapa rossa è in verità una barbabietola. Una varietà di Bieta vulgaris selezionata e coltivata normalmente per le sue belle radici tonde rosse e sugose, una sorella della comune bietola. E questo dai tempi dei Babilonesi che già ne apprezzavano le innumerevoli proprietà. Di come e perché ci si confonda con facilità tra rape e barbabietole non so, forse per via dei tuberi che assomigliano, ma basterebbe guardare le foglie e potendo i fiori, per capire la differenza a livello botanico. Le belle coste rosse e le grandi foglie ricordano assolutamente quelle della bietola, ma ormai siamo abituati a vedere le barbabietole chiuse in confezioni sottovuoto già cotte, e raramente si trovano nei banchi della verdura fresca, almeno qui da me. barbabietola da zucchero Sempre Bieta è la Barbabietola da zucchero, selezionata per dare il massimo rendimento in sostanza zuccherina dalla quale ricavare lo zucchero bianco. Anche in questo caso si vede la foglia con i tratti della bietola. Ancora la Barbabietola da foraggio, usata per l'alimentazione animale, specie per migliorarne il latte. E infine la Bietola da foglia a coste larghe o strette usata in cucina. Tutte pare derivate dalla Barbabietola rossa. Questa, per qualche ragione che mi è sconosciuta, viene ormai quasi esclusivamente venduta già cotta al forno, sottovuoto, pronta da consumare. Avendo finalmente trovato qualcuno che l'ha coltivata mi sono cimentata nell'arduo compito di cuocerla, per scoprire che non c'è niente di difficile, che si può cuocere tranquillamente nel tempo delle altre verdure come ricordavo aver fatto tanti anni fa quando l'avevo seminata nel mio orto. Si può bollire sbucciata e tagliata a pezzi insieme a patate e cipolle, ovviamente usando pure le buonissime foglie. Tutto insieme diventerà di un bellissimo e carico rosso porpora, condito poi con olio e limone può essere un'ottima cena o un allegro contorno nelle buie e fredde sere invernali. Per impedire che colori tutto di rosso basta cuocerla intera, con la buccia. Per conservarne al massimo le innumerevoli proprietà uso la mia pentola a vapore della quale ebbi già modo di raccontare qui >>> A Bagnomaria ... ma che Maria era a Bagno? È possibile cuocerle anche in forno in teglia o anche intere in un cartoccio di carta alluminio o carta forno, con il forno caldo a 180° - 200°. Sbucciata, tagliata a fette sottili o a cubetti e condita con olio e limone. È ingrediente più che altro decorativo del Cappon Magro Genovese qui>>> Inutile dire che bollita chissà quando e conservata sottovuoto perde in sapore e qualità. Nella continua riscoperta delle sue virtù apprezzo il Succo fresco di Barbabietola Cruda, una piacevole bevanda ottima per una prima colazione energizzante. Basta poco, qualche pezzo di barbabietola cruda non sbucciata,ben lavata, mezzo limone con la buccia, qualche spicchio di arancia con l'albedo, la parte bianca, che poi è quella che fa bene, tutto bio. Inserire nell'estrattore o nella centrifuga o ancora meglio nel frullatore con poca acqua. Si ottiene uno smoothie molto cool, ai miei tempi un frullato che fa bene, al quale si può aggiungere yogurt o acqua a piacere. Per cambiare il gusto o la densità basta aggiungere mela o banana o sedano o carota ma anche frutta secca o mix di muesli, provare per credere. Ma quali sono le infinite e semisconosciute peculiarità della Barbabietola rossa? Fibre che favoriscono il transito intestinale, vitamine e sali minerali, acido folico e una certa quantità di flavonoidi e antociani, associata al limone aiuta ad assorbire il ferro. Di recente il succo di barbabietola con il limone è consigliato ai ciclisti per il potenziamento dei muscoli, stimola la ri-ossigenazione delle cellule e la produzione di nuovi globuli rossi, combatte le infezioni, aiuta la pelle, allieva varie infiammazioni cutanee, acne, secchezza della pelle, forfora. La betaina che le dà il colore rosso e favorisce la produzione di seratonina, può colorare urina e feci senza che questo possa spaventare. In mezzo a tante meraviglie occorre ricordare che ha anche un certo contenuto di ossalati e quindi potrebbe dare fastidio ai reni o a uno stomaco delicato e con attenzione, cotta, a chi soffre di diabete . Ma non è finita qui. La Barbabietola rossa è molto usata come colorante alimentare naturale con la sigla E162 e anche a casa è facile colorare qualunque cosa estraendo il succo coloratissimo, meglio da cruda che da cotta, con l'estrattore, ma anche spremendola dopo averla frullata e inserita in un sacchetto di tela. E per tutto intendo tutto, la pasta fresca, la pasta del pane, uova, dolci e altro in cucina. Si può passare un pomeriggio facendo divertire i bambini con pennelli e succo di barbabietola, alterando le sfumature di rosso con succo di limone, sale, aceto o bicarbonato. Ma anche per una occasionale tinta tutta naturale per i capelli, usando sia il succo versato direttamente che la poltiglia spremuta distribuita con il pennello. Ovviamente il risultato cambia a secondo del colore di base Pure lana e stoffa naturale da sempre sono tinti con la barbabietola. L'intensità del colore si ottiene con la quantità di barbabietola, tritata e messa a bollire insieme con aceto, che darà gradazioni diverse sul rosa intenso. Difficile avere uniformità nella tinta, almeno lo è stato per me, ma è sempre una bella sorpresa il risultato. Cosa si può pretendere di più da un tubero considerato da sempre un ortaggio povero? rape (Brassica rapa) A proposito queste sono rape, stessa famiglia dei cavoli, e per tornare al discorso iniziale, prossimamente racconterò di esse, bianche e rosse, sedano rapa, cavolo rapa, cime di rapa ... a presto. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- PAPPARDELLE DI MAIS AL SUGO DI PORRI E LUGANEGA
Inventata sul momento stamattina per fare domenica come una volta, con la pasta fresca, ma con la variante delle farina di mais. Avevo, tantissimi anni fa, strabuzzato gli occhi davanti al mio cuoco preferito quando decise di fare le tagliatelle con il mais per un menù tutto autunnale, ero giovane e inesperta e lui guardandomi mi disse:- è farina, con qualunque farina fai pane e pasta. E così, avendo ancora farina di mais da smaltire e non avendo voglia di polenta, vado di pappardelle anche io oggi, per condirle il sugo di porro. Per la pasta ho usato 150gr.di farina di granoturco e 200 di farina di grano duro, non semola, ma può andare bene anche una farina 00, un uovo di oca, ma ovviamente sostituibile con due uova grandi o tre piccole normali, mezzo bicchiere di vino bianco, un pizzico di sale qui lo metto. Impastato il tutto e formata una palla lascio riposare coperto mentre taglio finemente un bel porro, lo sistemo con olio in un tegame e lo lascio stufare, una punta di cucchiaio del mio dado di verdure (qui>>>), aggiungo qualche pezzetto di luganega o salsiccia, lascio insaporire insieme e dopo qualche minuto la polpa di pomodoro, di solito la mia, non tantissima e metto il tutto a finire di cuocere coperto, il tempo di tirare la sfoglia e far bollire l'acqua. Garantisco ottimo anche il sugo di solo porro. Tirata la sfoglia e tagliata in larghe fettucce non resta che cuocerle in abbondante acqua salata e condire con il sugo ottenuto. La vita è una combinazione di pasta e magia Federico Fellini Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- TORTA TENERINA A MODO MIO
Sono da tempo abituata, per la mia particolare scelta di vita, ad arrangiarmi con quello che ho, e vivendo abbastanza lontana da negozi e supermercati vari, con lunghi inverni di isolamento, con una dispensa ben fornita. Ultimamente, essendo sola, poco mi serve ed evito di accumulare per non dover buttare. Mi ha completamente spiazzato quindi questa chiusura, mi sarei preparata ben diversamente, sono andata a fare una bella spesa ignara di quello che sarebbe successo, il 24 di febbraio e poi più. E quindi modifico, provo, e tolgo, soprattutto tolgo da ricette conosciute, per usare quello che ho. Oggi avevo voglia di torta al cioccolato e inoltre devo rifocillare mio figlio a casa dal lavoro e non volevo adoperare di nuovo uova, già usate ieri sera per una frittata fatta con avanzi di riso e prebuggiun, e nel contempo tenere da conto la farina di grano che uso per pane e pasta. Così rivangando ho trovato farina di riso e zucchero integrale, avanzi vari di cioccolato e quindi subito procedimento e dosi: Sciogliere a bagno maria (Ma chi era 'sta Maria? qui>>>) 200gr di cioccolato fondente grattugiato con 50 gr. di burro. Nel frattempo in una ciotola mescolare 100gr di latte con 100gr di acqua. In un'altra ciotola 80 gr. di farina di riso, mezza bustina di lievito per dolci, un pizzico di sale fino e 100 di zucchero integrale( se piace più dolce o se il cioccolato è particolarmente amaro aggiungere zucchero) essendo lo zucchero integrale e la farina di riso abbastanza granulosa ho passato tutto insieme al mixer per avere un composto uniformemente fine. Quando cioccolato e burro sono sciolti mescolare prima i liquidi, poi le polveri, tutto insieme. L'impasto è molto liquido. Teglia da 24 cm circa con carta forno. Attenta cottura nel forno a 170°statico per 25 minuti, perché faccia una bella crosta ma resti morbidissima dentro. Nel forno della stufa a legna ho avuto un risultato strepitoso. Una spolverata di zucchero a velo e vi mostrerà tutto il suo buon sapore nella sua estrema semplicità. Penso sia possibile sostituire il burro con la stessa quantità di olio di mais o chi lo sa con poco più di panna, così come farina o metà fecola con farina, ma come ho detto ho usato quello che avevo. Ogni volta che diminuisco una ricetta di qualcosa, mi viene in mente la storiella che mi raccontava mia nonna per essere la più bella della festa, e che molti di voi conosceranno, almeno ai miei tempi si raccontava. Dunque si narra di quella che voleva essere la più bella della serata e chiese consiglio alla fata dell'eleganza, la quale le disse:- Preparati di tutto punto e quando sarai pronta vieni. La principessa si adornò del suo più bel vestito e dei suoi più bei gioielli e si rimise al giudizio della fata. Questa le disse subito:- Togli una cosa - e lei tolse la collana. -Bene ora togli due cose - e lei tolse gli orecchini -Adesso leva tre cose - lei tolse lo scialle dorato, il bracciale, e la corona -Ecco ora vai - Un po' insoddisfatta si recò alla festa, dove tutti però poterono notare ammirando il suo collo flessuoso, le sue spalle nude e candide, le braccia sinuose, i morbidi capelli. Unica, fra le altre, a mostrare la sua preziosa, elegante e semplice bellezza. Chissà perché, funziona anche con il cibo, più è semplice più si esalta il gusto. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- IL FINOCCHIO SELVATICO
Alle prime tiepide giornate d'Aprile, qui, fra il rumore dell'erba che cresce, spuntano i teneri germogli del finocchio selvatico. Da tanto volevo parlarne, ma non sapevo mai quando fosse più opportuno, ora o a fine estate quando si raccolgono i semi, ma andare oggi a cercarli, trovarli per farne un'insalata gustosa mi ha fatto decidere. Erano lì sopra il sentiero, a tappezzare quasi interamente il solito prato come fosse una mia piccola Maratona personale, sì perché marathṓn è il nome greco del Foeniculum vulgare e proprio nella piana di Maratona, quella della famosa battaglia, cresceva largamente il finocchio tanto da dare il nome al luogo. È pianta largamente diffusa, usata da sempre, nei tempi antichi non come verdura come noi usiamo i finocchi coltivati, ma come aroma, condimento, che sfiora la magia e il mito, visto che sembra come forse in un gambo cavo di questa pianta o della famiglia, Prometeo nascose il fuoco rubato a Zeus, donandolo agli uomini che tutto di un botto, tanto per dirne una, poterono cuocere il cibo. Ma anche un medicamento importante per le sue proprietà, diuretiche, carminative cioè di aiutare ad eliminare i gas, antispasmodiche, aiuta a fermare il vomito e il singhiozzo, profuma l'alito, rinfrescanti e rigeneranti. Talmente rinvigorenti che i gladiatori masticavano semi di finocchio prima di scendere nell'arena, i soldati romani per le lunghe marce, insieme all'aglio, i cristiani per sopportare il digiuno e anche per altro ... insomma la pianta era la preferita di Adone, voluttuoso figlio di Venere e alle feste licenziose di Dionisio il finocchio era sempre presente. Sull'onda della magia, della leggenda e della superstizione è arrivato fino ai giorni nostri con "Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio" per difesa contro l'invidia, appeso fuori la porta per impedire al diavolo di entrare, i semi a chiudere il buco della serratura, per la prosperità della casa, per la fecondità della famiglia. Tutti abbiamo usato semi di finocchio ricoperti di zucchero rosa o azzurro, i "fenogétti" ben auguranti, per annunciare la nascita di un bambino o di una bambina in famiglia. Le proprietà digestive sono certe, tanto che i suoi semi e anche le foglie sono usate non solo in tisana per averne beneficio, ma in molte pietanze per garantirne la digeribilità come per esempio aggiungerlo alle castagne o alla carne di maiale. Una volta era uso alla fine di lauti pasti servire semi di finocchio da masticare. Certo l'aroma deve piacere e nel caso del finocchio selvatico è più intenso. Il riconoscimento dovrebbe essere abbastanza facile, le foglie possono essere forse confuse con qualche altra pianta, ma il profumo è inconfondibile. Attraversando lunghi campi al Sud mi sembrava di aver individuato distese di alte piante di finocchi in realtà si trattava di Ferula, è bastato avvicinarsi per accorgersi dell'errore. La Ferula, molto simile, è proporzionalmente più grande, più alta, i fiori più grandi, quasi a palla, gialli ma soprattutto NON ha odore di finocchio, anzi spesso puzza. Ferula (foto dal web) fiore del finocchio con ospite Il fiore del finocchio, a ombrella, diventa giallo a fine estate, e con qualche accortezza si riesce a raccogliere i semi. I vecchi contadini erano soliti, quando il fiore iniziava a sfiorire prima che il seme maturasse completamente, chiudere intorno all'infiorescenza un sacchetto di carta, perché i semi non cadessero a terra e così faccio ancora io. Oltre alla tisana che ha davvero mille proprietà, i semi e le "barbe" verdi, possono essere usati nel pane,famosi quelli di segale e finocchio dell'Alto Adige, con le carni, il pesce, formaggi e uova così come si userebbe una qualsiasi erba aromatica, in Toscana nel salume chiamato Finocchiona, ma anche in certi formaggi, specie pecorino. Il suo aroma è talmente intenso che ha dato luogo al termine "infinocchiare" inteso come imbrogliare, visto che si usava alterare cibi e vino scadente con il finocchio. Sui rami di Finocchio alberga volentieri il bruco del Macaone, nato dalle piccolissime uova deposte dalla bellissima farfalla Papillo machaon. I teneri germogli raccolti si possono consumare come si vuole, crudi o cotti, nelle minestre, nelle insalate. Questa la mia pietanza al ritorno dalla raccolta, puliti, lavati e grossolanamente spezzati con le mani, qualche fogliolina di rucola, qualche piantina ancora tenera di Talegua (qui>>>) fettine di pera caramellate al miele, noci, pinoli, un fiore di tarassaco, sfogliette di parmigiano, olio sale. Le fronde avanzate, a seccare, le userò poi per la mia tisana primaverile, insieme o alternata a quella di rosmarino o di ortica, ora è il momento di queste. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- PASTA AVVANTAGGIATA DI FARINA DI CASTAGNE
Post quanto mai breve, perché ripetitivo, visto che sulla pasta a vantaggio già tutto dissi e narrai su perché e percome si chiama così qui >>> nel post dedicato. A richiesta, questa pagina per quella avvantaggiata con farina di castagne. Bisogna partire dal presupposto che A Vantaggio significava essenzialmente vantaggiosa per chi la faceva, a meno costo, quindi spesso con materiale quasi di scarto, il meno costoso. Sembra strano ma una volta la farina di castagne era a disposizione di tutti gli abitanti dell'Appennino e costava molto meno di quella pregiata di grano, così alle famiglie di contadini non restava altro che la crusca e questa. Assurdo crederlo adesso che la proporzione nel prezzo fra farina di grano, anche della migliore, e quella di castagne può arrivare da 1 a 10. Per questo motivo nessuno mi può convincere che nella pasta avvantaggiata ci vadano le uova, sarebbe finita la convenienza, quando anche le uova erano un lusso, e per questo io non le metto. Con questo migliorando le condizioni economiche e volendo rafforzare gusto e tenuta si possono mettere. Di solito uso metà farina di grano 0 o doppio 00 e metà farina di castagna, non è una pasta che secondo me migliora con la semola di grano duro, anzi. Si impasta con poca acqua velocemente e si stende facilmente (anche quella senza uova), anche con la macchina, e si taglia come tagliatelle o come maltagliati e si butta in acqua bollente per pochi minuti. I condimenti possono essere vari, i migliori un pesto leggero, allungato se si vuole, questa volta ci può stare, con panna. Panna, mascarpone, ricotta e parmigiano, tutte le salse di formaggi tipo taleggio e gorgonzola, ma anche accostamenti con salsiccia, speck, sempre in bianco. Nel caso l'erba aromatica preferita da aggiungere è la maggiorana(qui>>>). Diciamo che non mi è mai venuto in mente di condirla con il pomodoro, una verdura che in autunno-inverno non dovrebbe essere reperibile, almeno una volta non lo era. Oggi stimolata dall' idea di un' amica l'ho fatta con il finocchietto fresco (qui>>>) un' altra erba che bene si accompagna alle castagne Mentre la pasta riposava, ho sbianchito in poca acqua qualche ciuffo di barba di finocchio, l'ho messa nel frullatore ad immersione con pinoli, l'acqua di cottura del finocchio, ricotta, poca panna, un pizzico di sale. Ho frullato il tutto e per comodità sistemato in una larga padella. Tagliata la pasta, questa volta tipo mandilli, l'ho cotta e buttata nella padella che avevo messo sul fuoco giusto il tempo di amalgamare. Aggiunto parmigiano e mangiata. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- LE MIE FRISELLE
Dopo aver pubblicato su Fb le foto delle mie pseudo friselle ho ricevuto diverse richieste sulla ricetta e ho esitato a pubblicarla perché non so quanto sia fedele all' originale. Mi perdoneranno quindi le amiche pugliesi, se da lontano ho deciso di provare, anche se il mio sogno resta quello di farle, laggiù, sotto l'egida preziosa di qualcuno che le sappia fare sul serio. Devo comunque dire che il risultato ottenuto mi soddisfa, visto che le uso abitualmente come sostituto del pane, e così ecco ricetta e procedimento, se non altro per dimostrare quanto è facile. Dopo aver scopiazzato qui e là le ricette che ho trovato, ora seguo questa perché mi viene sempre bene. Dunque servono 500 grammi di semola di grano duro 100 grammi di farina integrale, o anche con farina bianca, dipende da quello che ho lievito, io uso una miscela di lievito secco di pasta madre, altrimenti una bustina di lievito di birra secco tipo Mastro fornaio a lievitazione normale. un cucchiaio di sale fino due cucchiai di olio Metto tutto nel robot e 350 gr. d'acqua tiepida dovrebbero bastare per formare in pochi minuti una palla morbida che metto a lievitare in un contenitore coperto dentro al forno spento con la luce accesa. Dopo un congruo tempo, che dipende dal tipo di lievito usato, quando la pasta è lievitata la giro sul tavolo, e senza lavorarla più di tanto taglio dei pezzi lunghi 8 - 10 cm. che arrotolo e giro intorno al dito indice per formare una specie di panino bucato Sistemo uno a uno sulla teglia e rimetto nel forno spento con la luce accesa per un'altra breve lievitazione. Lascio lievitare un'altra mezz'oretta e poi inforno in forno caldo statico a 200° per circa 15 minuti. Tolgo dal forno e una a una mentre sono calde le taglio a metà con un coltello dentato da pane, risistemo sulla teglia e nel forno sempre a 200° per altri 15 - 20 minuti circa, se è il caso gli ultimi minuti con forno ventilato perché secchino e prendano un bel colore. Ecco fatto. Sembra un lavoro lungo ma non è così, questa dose è giusta per ottenere 35 - 40 friselle, secondo la misura iniziale. Non mi limito ad usarle nel modo canonico cioè appena bagnate con acqua e condite con pomodori, olio e tutto quello che mi piace mettere sopra, ma le uso anche a colazione con la marmellata, e praticamente come pane, insomma ovunque comunque. e se fa caldo sponzati due friselle ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- CORNETTI SFOGLIATI SALATI
Tempo di aperitivi, di stuzzichini, di spuntini, brunch, cene in piedi, voglia di serate estive con amici ... purtroppo quest'anno sembra tutto più difficile. Senza questo periodo di astinenza sociale forzata forse non mi sarei dedicata a rispolverare ricette per cose che è ormai abitudine prendere tranquillamente al bar. Fra questi le briochine salate per gli aperitivi, una delle mie passioni... Non c'è niente di nuovo o di non visto in questo post se non la semplice condivisione della mia ricetta, sempre il più possibile semplice e veloce. Intanto è un comune pan brioche che con l'aggiunta di zucchero diventa ottimo per le brioche della colazione. Il metodo è quello sfogliato veloce con una lievitazione più un'altra breve dopo aver formato le brioches, visto ormai tante volte. Gli ingredienti, solo quelli indispensabili in una proporzione accettabilissima per il risultato ottenuto, con queste dosi si ricavano 16 cornetti grossi come un panino al latte ma più gradevoli dal punto estetico. 150 gr. di farina 00 150 gr. di farina manitoba 10 gr. di lievito di birra o 5gr. di lievito secco un uovo non grandissimo 40gr. di burro + una piccola quantità per ungere le sfoglie 125gr. di latte un cucchiaino di sale fino un pizzico di zucchero Si può con risultati diversi sostituire il latte con acqua, il burro con olio di semi. La farina può essere tutta 00, una parte semola o una parte farina integrale o ai cinque cereali. Nel latte tiepido sciolgo il lievito, aggiungo l'uovo e il burro sciolto, il sale e lo zucchero. Aggiungo le farine a poco a poco mescolando con una forchetta fino ad avere un impasto da lavorare un poco con le mani e rifinire a palla. Metto a lievitare in una ciotola coperto con pellicola ed un panno. In queste giornate già abbastanza calde uso il metodo sole, cioè lo metto fuori al tepore del sole, ma non nel momento di massimo calore perché potrebbe essere troppo caldo e rovinerebbe, invece di favorire la lievitazione, altrimenti è sempre meglio il forno spento con la luce accesa. A lievitazione avvenuta dopo circa un'ora, un'ora e mezza riprendo l'impasto e sulla spianatoia lo allargo, lo piego e formo un cilindro. Taglio otto pezzi più o meno uguali che formo a pallina. Da ogni pallina con il matterello ottengo un disco di circa 20cm. Sovrappongo un disco sopra all'altro ungendo con il burro sciolto tra un disco e l'altro. Esauriti i dischi premo la pila sempre con il matterello e tiro fino ad allargare a 40 cm. Taglio in sedici triangoli. Avvolgo ogni triangolo a brioche. A questo punto andrebbero spennellate con tuorlo d'uovo, ma a me non piace e ripasso con poco latte e se voglio qualche seme di sesamo. Copro e metto a lievitare per mezz'ora questa volta nel forno spento con la luce accesa. Cuocio a 200° per una ventina di minuti fino a che non colorano. A questo punto sono pronte da farcire nei più svariati modi: con una crema di formaggio molle e pimpinella per esempio, prosciutto cotto e funghi sott'olio o anche champignon saltati un attimo in padella, crema di tonno e capperi, pomodorini, mozzarella e origano, lattuga e pasta di olive, gorgonzola e noci, o semplicemente salumi e formaggi vari. Questo è il modo più semplice in assoluto con meno ingredienti possibili per avere un risultato più che ottimo. Nell'impasto può essere aggiunto anche 50 gr. di parmigiano grattugiato, ma solitamente nei mei appetizer ci sono sempre anche i biscottini salati al formaggio evito di metterlo anche nei cornetti. Per fare delle ottime brioche dolci per la colazione basta aggiungere 50gr. di zucchero all'impasto, togliere il cucchiaino di sale fino limitandosi ad un pizzico. Fra un disco e l'altro oltre a ungere con il burro spolverare con lo zucchero e in ultimo tagliare in otto triangoli per avere delle brioche un poco più grandi. Per il resto stessa procedura e cottura. Se vi rimane ostica la mia spiegazione su You tube ci sono decine di video, gli ingredienti sono più o meno gli stessi anche se ognuno si sa, ha suoi. Un popolo con una così grande varietà di aperitivi come il nostro non può morire di fame. Marcello Marchesi Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- IL DOLCE DI MENELIKKE
Post ad alto tasso nostalgico, inadatto a chi ha trascorso infanzia e adolescenza dopo il 1970. L' avvento del tiramisù ha cancellato anche la memoria di questo dolce, una volta frequente nelle case per il pranzo della domenica insieme a zuppa inglese e crème caramel. Qualche giorno fa è tornato improvvisamente alla mente chiacchierando fra amiche della mia età e così ... è tornata la voglia di assaggiarlo, chissà quanti lo ricordano, magari non con questo nome. Dolce a freddo senza cottura, la base sono i biscotti ORO SAIWA, quelli classici quadrati con il bordo smerlato, semplici, secchi da prima colazione. Questi biscotti sono universalmente chiamati Marie per la stretta somiglianza con la ricetta delle vere Marie, i biscotti creati nel 1874 da un fornaio inglese per le nozze tra la granduchessa Maria Alexandrovna Romanov e il principe Alfredo, duca di Edimburgo. Un biscotto fatto con farina, zucchero, olio vegetale e vaniglia. I biscotti leggermente inzuppati nel caffè appena zuccherato, disposti a strati, come una mattonella rettangolare, fra uno strato e l'altro crema al burro bianca alternata a crema al burro al cacao. L'ultimo strato ricoperto di crema e decorato con chicchi di caffè. La crema al burro fatta in casa era quella con il tuorlo d'uovo crudo, quando la parola salmonellosi non la conosceva nessuno e il miglior ricostituente era il rosso d'uovo sbattuto con lo zucchero alla mattina a colazione. Diventavi grande quando ci potevi mettere il caffè. La parola salmonellosi l'ho imparata più tardi da adulta, sulla mia pelle, per un catetere non sterilizzato in ospedale, dopo il parto... ma è tutta un'altra storia. Dicevo burro morbido sbattuto a lungo con zucchero a velo e tuorlo d'uovo, una delle creme più usate per i frosting dei cup cake e delle torte americane. In pasticceria questa si chiama italian buttercream e si fa con lo sciroppo di zucchero a 121° per pastorizzare l'uovo. Basta un termometro e il procedimento giusto lo trovate qui >>> https://www.youtube.com/watch?v=Jch1RMk2A-E fattibile anche in casa Per il burro consiglio vivamente un burro buono, se non si vuole farselo in casa in pochissimo tempo, a me piace il burro Occelli . (BURRO? Grazie, me lo faccio qui>>> ) (qui>>>DEL BURRO FIORITO ... E DEI BISCOTTINI PETALOSI) Passiamo all'atto pratico, per 3 persone: 24 - 28 biscotti Oro Saiwa due caffè zuccherati se piace mezzo cucchiaino di rum qualche chicco di caffè per decorare per la Crema al burro 125 gr. di burro 100 gr. di zucchero a velo un tuorlo d'uovo Alla maniera di una volta, sbatto a lungo il burro morbido con lo zucchero setacciato fino a montarlo e farlo diventare chiaro, poi aggiungo, sempre sbattendo con la frusta, il rosso d'uovo, fino a che non è amalgamato alla perfezione. La crema è pronta. Per farla con la pastorizzazione dell'uovo, per essere più tranquilli, basta seguire il video che cito sopra. Per questo uso la divido a metà in due ciotoline e in una mescolo cacao amaro in polvere, circa 2 cucchiai. A questa crema di base, per altri usi, tipo farcire torte, cup cakes ecc. può essere aggiunto di tutto: liquori, vaniglia, cacao, nocciole, insomma per il gusto che si vuole dare. In un piatto preferibilmente quadrato sistemo 4 biscotti velocemente passati nel caffé con il rum, copro con un leggero strato di crema chiara. Un altro strato di biscotti bagnati, uno strato di crema al cacao, un altro strato di biscotti uno di crema alternando i colori fino a finire i biscotti. Copro il dolce con la crema al cacao e dopo il riposo in frigorifero rigo con una forchetta, avrei decorato se li avevo, con un giro di chicchi di caffè, personalmente sono anni che non ne vedo e sospetto ci sia gente convinta che il caffè nasca macinato... È dolce da preparare con largo anticipo e mettere in frigo, non lo disturba nemmeno un breve passaggio in congelatore, così come in congelatore si può conservare l'avanzo. Non è dei più digeribili, specie a fine pasto, più adatto ad un tè, sostituito nel tempo dall'onnipresente Tiramisù con l'erronea convinzione che quest'ultimo sia più leggero. Se per uguale peso il burro ha quasi il doppio di grassi del mascarpone, per via del liquido contenuto in quest'ultimo, (il mascarpone non è altro che panna inacidita e centrifugata) l'imponente uso di uova nel tiramisù, (non si deve dimenticare che savoiardi o pavesini sono fatti di solo uovo e pochissima farina) gli fa raggiungere in fretta più o meno lo stesso contenuto in grassi. Ignoro il motivo del nome, sicuramente riporta all'imperatore d'Abissinia Menelikk II, forse per la presenza del cacao e del caffè che una volta non erano così presenti sulle tavole di tutti, chissà se diventati più disponibili con la triste avventura dell'Italia in Abissinia. Retaggio di un epoca lontana, di un'Italia che anelava all'impero, che è arrivata a noi, invece che con i libri di storia, con un dolce o con un modo di fare, come quando bambina facevo la vanitosa e nonna mi apostrofava: - Chi ti credi di essere? La regina Taitù? - per la cronaca Taitù Batul, moglie di Menelikk II . Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- VERDURE GRIGLIATE
Imperversano le verdure nell'orto, per chi fortunello l'orto ce l'ha, zucchini in quantità, soprattutto, ma anche melanzane, pomodori ecc.. Dopo aver dedicato agli zucchini diverse ricette, tutte abbastanza semplici, scrivo quella delle verdure grigliate alla mia maniera, che di più facile non c'è, che si possono conservare qualche giorno nel frigo, che si possono preparare in anticipo, che vanno bene come contorno, come cena con una mozzarella, in un panino da portare in spiaggia con carne, petto di pollo o anche da sole, insomma versatili, sane, economiche Verdure alla griglia. In casa mia nascono come contorno della "carne alla ciappa" tradizionale cottura ligure di carne su una lastra di ardesia scaldata al fuoco di legna, della quale presto parlerò, e così raccolgono il gusto della carne. Per questo motivo non tollero la griglia con il fuoco di carbonella, troppo sono abituata al gusto buono che dà l'ardesia, ma non sempre si può avere tutto e le verdure si possono grigliare anche sole, a casa, con la padella antiaderente, la piastra o la griglia elettrica, o con la bistecchiera, facendone un contorno prezioso. Servono le verdure, zucchini, melanzane, cipolle, pomodori, funghi, peperoni. ZUCCHINE, CIPOLLE E MELANZANE Tutta verdura freschissima, turgida, in special modo le zucchine che se lasciate qualche giorno in frigo diventano amare e per me immangiabili. Le cipolle con gli zucchini ritengo siano indispensabili per completare il gusto finale. Le melanzane invece anche da sole Tagliate le zucchine a fette per il lungo, le melanzane anche tonde, le fette spesse non meno di 5 mm., io taglio con l'affettatrice, va bene anche la mandolina, o un coltello ben affilato, ma devono essere il più possibile uguali per una cottura omogenea. La griglia, padella, o piastra è lo stesso, deve essere inizialmente scaldata benissimo e poi abbassato a fuoco medio, per non fare attaccare la verdura. Sempre per non fare attaccare le fette metto in un contenitore un filo d'olio con un pizzico di sale e pepe e mescolo le fette per farle insaporire e poi le poso sulla griglia. Pochi minuti per parte, il tempo che colorino e si girano, con le molle da cucina o una spatola. Non serve che cuociano più a lungo, una volta tolte le rimetto nello stesso contenitore di prima e le spruzzo di aceto, meglio di mele. La quantità di aceto è a discrezione, ma poco per volta ogni strato poi diventa tanto quindi conviene prestare attenzione perché alla fine non ce ne sia troppo. Di solito le lascio così per qualche ora, è meglio, l'aceto contribuisce, otre al gusto a cuocerle come fossero . Se si vogliono mangiare subito conviene regolarsi con il minimo di aceto gradito. Dopo qualche ora, tolgo l'eccesso di aceto, con l'acqua che hanno fatto e condisco con aglio, origano, olio. Le lascio nel contenitore in frigo ad insaporire e poi all'ultimo se piace qualche goccia di aceto balsamico. Conservati in frigo, coperti durano anche una settimana, se si riesce a non mangiarli prima. Per questo motivo e per gusto personale metto l'origano invece che il prezzemolo, che conservato mi sembra diventi amaro. Per variare, le melanzane si possono tagliare più spesse, almeno un cm, e dopo la cottura, il passaggio nell'aceto essere tagliate a quadretti e condite sempre con olio, aglio e foglie di basilico grossolanamente spezzate. POMODORI e FUNGHI Sono buonissimi, leggermente unti e salati e messi sulla piastra calda, e pochi minuti girati e serviti, immediatamente. Funghi, solo il cappello, senza il gambo, Porcini e Colombine, specie le verdi, Mazza di tamburo, sono meglio di una fetta di carne. Nel caso, può essere utile tenerli premuti sulla griglia con un peso, tipo un batticarne. Non si prestano ad essere preparati in anticipo e conservati PEPERONI Purtroppo non posso fare dimostrazioni con i peperoni, da anni sono diventata allergica e non posso nemmeno guardarli. Per quanto ricordo, prima dell'impossibilità di mangiarne, non li ho mai messi sulla griglia ma nel forno interi, sulla carta forno, in una teglia a forno caldo statico o ventilato, per una mezz'oretta circa, e tolti quando sono flosci e bruciacchiati. Per spellarli o chiusi in un sacchetto per alimenti per un'ora o passati sotto l'acqua fredda velocemente e poi conditi. SORPRESA! LA FRUTTA ALLA GRIGLIA Ebbene anche la frutta, pesche, pere, fragole possono essere passate velocemente sulla piastra. Se si tratta di una preparazione dolce conviene posare la frutta spruzzata di zucchero su carta d'alluminio, per contenere il succo che esce in cottura. Buonissimi gli spiedini misti. La frutta così cotta può essere accompagnata con yogurt, il sugo di cottura messo in un pentolino con miele o uno sciroppo a piacere, di rosa, di sambuco come si preferisce, aromatizzato con vaniglia e decorato con foglie di melissa o di menta o una goccia di Rum o Cointreau. Ma così, per qualcosa di diverso, da provare qualche frutto per contorni salati. La pesca non sbucciata, bella soda, meglio tipo pescanoce, divisa a metà, tolto il nocciolo, leggermente unta, colorata pochi minuti per parte sulla griglia calda e condita con aceto balsamico e rosmarino. Così fette di pera, ragionevolmente spesse e passate in cottura, aggiunte ad una insalata verde croccante e quadretti di feta. Il più ricercato alla piastra è l'ananas, a fette e servito insieme al petto di pollo. La frutta si accompagna bene anche al pesce alla griglia. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>











