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- CIPOLLE GLASSATE
O caramellate o in agrodolce o come si vuole. Non solo per il nome, ma anche per la ricetta ognuno ha la sua. Con aceto di vino, con aceto balsamico, con zucchero di canna, con zucchero normale, con il miele, bianche, rosse, gialle, intere, a fette, cipolline, al forno, in padella ... Oggi ho fatto quelle al forno, normali, svelte, da non guardare più di tanto. Spesso le faccio a fette nella pentola a vapore della quale ho già parlato (qui>>>) A BagnoMaria , anzi fu proprio la prima ricetta che fece mia madre per provare la suddetta pentola e che ci entusiasmò. Oggi invece ho preso due o tre cipolle normali, bionde, pulite, tagliate a fette alte anche due cm., sistemate in una pirofila unta con un po' d'olio sul fondo, con un filo d'olio sopra, un cucchiaino di sale fino e uno di zucchero, un cucchiaio di acqua. Non ci sta male uno spicchio d'aglio e qualche erbetta, Timo (qui>>>) per esempio, a profumare Inforno a 180°, io nel forno della stufa a legna quando è caldo. A metà cottura, dopo 10 minuti circa, spruzzo di aceto bianco e finisco di cuocere. Poco prima di togliere dal forno un giro di aceto balsamico, a piacere. Si possono lasciare a caramellare più a lungo fino ad avere un colore più ambrato. Io avevo fame. Sono un ottimo contorno per un piatto di carne, ma frullate, in maniera grossolana, specie se fatte con quelle di Tropea, si ottiene una crema da spalmare su un crostone di pane rustico molto particolare magari con aggiunta di speck, un formaggio tipo scamorza o quel che viene in mente, per esempio per un aperitivo. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- A MENËNÈSTRINN-A CO-E ÊUVE
T' ho dïto che t'a prepari O stocchefisce e bacilli A gongorzola co-i grilli E ûn bottigion de vin bon E invece ti m'æ preparou A menestrinn-a co-e êuve A fà ciû fïto scì a chêuxe Ma o l'è ûn mangiâ do belin Intere generazioni allevate a minestrina con le uova, più elegantemente chiamata altrove Stracciatella in brodo. Piatto semplice, veloce, nutriente, corroborante, al quale dedico un post solo perché piatto davvero di tradizione, per il resto c'è poco da spiegare. Passato di moda temo, per scelte più impegnative, quasi che ricordi un po' la miseria di un tempo e la necessità di nutrirsi con davvero poca spesa, chissà quanti la fanno ancora. Ma come dice il proverbio "Anno nuovo, ogni gallina ricomincia a far l'uovo" e inoltre fa freddo, e se una sera è zuppa di cipolle, una sera quella d'aglio, una sera ci sta anche questa. Ho la sensazione che un tempo non si avesse proprio il brodo di carne necessario per farla, e che spesso bastasse una costa di sedano in un po' di acqua per dare sapore, perché non è brodo o minestra senza la costa di sedano. Poi arrivarono i dadi. Mia mamma la faceva con il brodo della Cima (qui>>>) più leggero del brodo classico, al quale le uova aggiungevano corposità. Quindi un avanzo di brodo, o un brodo vegetale o di dado. La differenza con la stracciatella di altri posti è la presenza della pasta. Per tradizione sarebbero le Reginette, pasta lunga arricciata ai lati che normalmente si usa asciutta. Devono il loro nome alla nascita della secondogenita di Vittorio Emanuele III, Mafalda, alla quale vennero dedicate, anche se erano conosciute prima con altri nomi. In casa mia andavano bene anche i Fidelini, quelli a nido, che si rompono prima di buttarli. In realtà basta una dose d'acqua, una costa di sedano divisa in due pezzi, sale, a bollore si butta la pasta. Per me, al posto o insieme alla costa di sedano, nell'acqua uno spicchio d'aglio schiacciato, ma questo deve piacere. Mentre la pasta cuoce, velocemente si rompono le uova in un piatto fondo, è sufficiente un uovo ogni due persone, ma se si vuole proprio fare ricca anche uno a testa, si aggiungono un cucchiaio di parmigiano a uovo, un poco d'olio a sentimento, un cucchiaio di acqua della pasta, sbattere appena appena per mescolare il tutto e assolutamente, imprescindibilmente il tocco di Maggiorana, (qui>>>) anche secca polverizzata. Impossibile fare "a menëstrinn-a co-e êuve" senza, sarebbe stracciatella, quella dove si mette per esempio la noce moscata e non si mette la pasta. Pochi minuti di cottura con qualche mescolatura perché appunto le uova si straccino e si serve in tavola. Se si vuol parlare di difficoltà sta tutta nel momento giusto per aggiungere le uova, quei due minuti prima della fine della cottura della pasta. La velocità e la semplicità di esecuzione ha fatto sì che il piatto diventasse famoso grazie a un canto popolare in lingua ligure dei primi anni settanta, talmente celebre da essere usato come inno da stadio e in qualunque festa, gita, sagra, balera, per fare allegria e conosciuto oltre i confini della regione. Il duo dei Trilli lamenta nella canzone la differenza tra il buon stoccafisso con le fave e la minestrina con le uova che è un mangiare da... poco, per una traduzione elegante, al quale la moglie è ricorsa per risparmiare tempo, forse in altre faccende affaccendata. Chi non conosce la canzone eccola, chi non conosce la minestrina con le uova è l'ora di provarla. Stan ben ben quelli c'han quarcösa, stan ben ben, stan ben ben ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- IL GELATO DI NEVE
Con tutta questa neve intorno non potevo non ricordare un inverno lontano quando, in vacanza per le feste natalizie, nevicò abbondantemente e qualcuno disse: - Finalmente possiamo fare il gelato! - A me ancora molto cittadina, la frase risultò incomprensibile. Il gelato, ora che faceva freddo? Poi una sera, una di quelle sere che si andava in véggia, comparve quello strano arnese di legno, con una manovella e preparata una semplice crema tipo pasticcera, girando e ridendo, ridendo e girando, imparai come si fa il gelato. Il suddetto aggeggio è una delle poche cose che manca al mio corredo di oggetti antichi, chi ha i miei anni o più, lo ricorda, e ancor di più chi viveva in campagna ricorda sorbetti e gelati fatti con l'aiuto della neve. Occorre precisare subito che la neve non fa parte degli ingredienti, ma è usata per raffreddare, cioè trasformare uno sciroppo di zucchero aromatizzato in sorbetto e o una crema in gelato. Una volta la neve veniva conservata nelle neviere, essenzialmente grotte o buche, in luoghi impenetrabili al sole, dove la neve veniva compressa sopra uno strato di rami e felci, coperta da uno strato di paglia. In estate, veniva tagliata con picconi e a blocchi fasciata in sacchi di iuta trasportata a valle nelle città. Questo commercio, per la produzione di neve si pagava una tassa, e la stessa venduta a caro prezzo, sembra impossibile ma durò fino all'avvento del frigorifero, in tempi tutto sommato recenti. In tutte le città, anche in estate, arrivavano i muli carichi di blocchi di neve indurita fasciata con paglia e felci dentro a sacchi di iuta e portata in altrettanti luoghi riparati dal caldo. Questo fino a metà dell'ottocento quando fu inventata la refrigerazione meccanica, ma a Chiavari la fabbrica del ghiaccio, ottenuto ormai meccanicamente, era ancora attiva dopo gli anni '50 del '900, fino a quando con il boom economico in tutte le famiglie fece la comparsa il frigorifero. Un uomo passava con un carretto con su i blocchi di ghiaccio che venivano comperati per essere messi in un "mobile", la ghiacciaia, di legno ricoperto di zinco internamente dove venivano messi gli alimenti per essere meglio conservati. foto dal web Spesso non si riflette su quanto un' invenzione come quella del frigorifero abbia rivoluzionato la vita delle donne, la semplice spesa doveva giocoforza essere fatta tutte le mattine, pena il deterioramento di quello che si comperava, latte, burro, carne, ecc. Inoltre, fin dai tempi antichi, il ghiaccio e la neve compressa venivano usati per curare alcune malattie ed erano preziosi per gli ospedali. Ma stavo parlando di gelato, una leccornia che fino a un secolo fa in estate era riservata ai ricchi, visto che erano gli unici a potersi permettere la spesa del ghiaccio, per chi aveva meno mezzi, chi viveva dove la neve era gratis, il gelato era il lusso dell'inverno. La gelatiera non l'avevano in molti, anche perché per fare un buon sorbetto, basta un pentola, fare un buco nella neve della misura di quest'ultima, aggiungere nel buco un po' di sale per favorire lo scioglimento del ghiaccio e l’acqua intorno alla pentola diventerà così freddissima, abbassando la temperatura assorbendone il calore. Lo sciroppo di zucchero all'interno (aromatizzato con limone per esempio) girando velocemente la pentola con le mani, diventerà in pochi minuti un delizioso sorbetto. La macchina consente un movimento più veloce e regolare e nei modelli più professionali, (come questa della mia amica, che invidio profondamente) la spatola interna mescola anche il sorbetto. La gelatiera manuale fu inventata da Nancy Johnson nel 1843, un'altra sconosciuta donna che ha inventato un oggetto di uso quasi quotidiano senza averne poi un riscontro economico importante, e consiste in un cestello di legno, dove dentro viene infilato e bloccato un contenitore metallico più piccolo, anticamente di peltro. Lo spazio rimasto fra i due, viene riempito con una miscela di sale e neve a strati, nel contenitore viene messo quello che si vuole gelare e con la maniglia si gira. È come sempre un divertimento antico, ma proponibile anche ai giorni nostri provando magari solo con una pentola di sciroppo girata nella neve per ottenere un delizioso sorbetto. brevissimo video girato a febbraio 2018 all'esterno della Birreria il Vero di Varese Ligure come dimostrazione di questa vecchia usanza Per un buon sorbetto la base consiste nel miscelare a freddo una quantità di acqua a uguale peso di zucchero, per esempio 200gr di zucchero in 200gr di acqua, lasciando a riposo a freddo il tempo necessario perché lo zucchero si sciolga. A questo si può aggiungere, nel caso del sorbetto al limone il succo di 3 limoni bei succosi e un poco se piace di buccia grattugiata. É opportuna l'aggiunta, per questa dose, di un albume d'uovo montato a neve. Ovviamente si può fare al mandarino, all'arancia o come si vuole. É meglio che lo zucchero sia sciolto a freddo piuttosto che scaldando l'acqua, gelifica meglio, a parte che poi si dovrebbe far raffreddare il tutto perdendo ugualmente tempo. Per quanto riguarda invece i gelati di crema bisogna ricordare che nulla è possibile con l'opportuna dose di zucchero e grassi che, se non sono portati dalle uova, devono essere necessariamente portati dalla panna. Quindi per un gelato alla crema: 4 tuorli 125 gr. di zucchero 1/2 litro di latte un baccello di vaniglia un pizzichino di sale Il procedimento quello della classica crema pasticcera, i tuorli sbattuti a parte con lo zucchero dove verrà aggiunto il latte tiepido insaporito con la vaniglia e i granelli di sale. Rimesso il composto sul fuoco, al primo accenno di bollitura si spegne, si cerca di raffreddare il prima possibile, spostando in un contenitore freddo e mescolando. Si può sostituire una metà di latte con1/4 di panna liquida fresca ed eliminare le uova. A questa base può essere aggiunta cioccolata grattugiata, o sostituire un quarto di latte con un quarto di caffè e mille altre variazioni. Queste ricette ovviamente vengono benissimo con una gelatiera elettrica, la mia ha 45 anni e funziona ancora. Ora come ora, in tempi di inquinamento di tutti i tipi, non azzardo più ... ma una volta una piccola felicità era anche un bicchiere pieno di neve fresca, uno spruzzo di sciroppo di amarena o di lamponi o di rosa o di menta e una paglia ... e poiché tutto il mondo è paese lascio il link di un bellissimo video di un ragazzo sardo, Sebastiano Pranteddu, che porta avanti l'antica tradizione del gelato fatto a mano con il ghiaccio https://www.youtube.com/watch?v=H21MjsZVmQI&ab_channel=SaCarapignaSebastianoPranteddu Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- FA FREDDO... se non ora quando?
FA FREDDO... Questo è un post anomalo, non appartiene alla categoria di cucina, a quella delle erbe o altre, è solo una riflessione personale suggerita da questi giorni di freddo intenso. In inverno è freddo. Punto. Pare invece che il freddo di inverno non vada più di moda come per altro il caldo in estate e meno male che viviamo in una regione mediterranea dove non abbiamo ne freddissimo in inverno ne caldissimo in estate. Ora, mi sono chiesta, ci sarà una qualche utilità anche al freddo? La natura stessa ha bisogno di un periodo di riposo, quantomeno apparente, per prepararsi ai rinnovamenti che porta la primavera. Anche gli uomini una volta rallentavano le attività con il freddo e il cattivo tempo dell'inverno, con il buio che durava di più. Noi no, noi abbiamo, credendo di fare bene, alterato i ritmi della natura. Vogliamo avere 25 gradi in casa per la sola soddisfazione di girare in maniche corte anche se è gennaio. Abbiamo città e case illuminate per poter svolgere attività quasi come le galline che vengono tenute a luce costante ingannandole per favorire l'ovodeposizione. Detto questo elenco qui di seguito i vantaggi saputi da sempre e comprovati scientificamente negli ultimi anni, ma volutamente ignorati dai più. - Mangiare al caldo, dormire al freddo! - dicevano una volta... IL FREDDO FA DIMAGRIRE Ebbene si, il corpo consuma calorie e al freddo consuma più energia per riscaldarsi. Infatti da sempre in inverno si mangiano cibi più grassi, più ricchi di calorie. Difficile mangiare polenta e salsicce in luglio, ce lo dice l'istinto se non altro. ILFREDDO È ANTIAGE Il freddo favorisce il rallentamento delle attività cellulari, in altre parole rallenta il processo di invecchiamento dei tessuti... e produce anche un effetto rassodante: le basse temperature hanno il potere di tonificare la pelle, rendendola più soda e compatta... è l'antiage per eccellenza. IL FREDDO AIUTA A DORMIRE Oltre a rendere più efficace il metabolismo durante il sonno, ci aiuta anche a dormire. Dormire al freddo aiuta ad addormentarsi più velocemente. Ben lo sanno i paesi nordici dove i bambini vengono messi a dormire all'aperto, certo ben coperti. In camera da letto la temperatura non dovrebbe superare i 16-17 gradi. Il segreto è sempre quello di stare al caldo sotto le coperte, IL FREDDO AIUTA A STUDIARE Il freddo ha un effetto vasocostrittore. Quindi un miglioramento della circolazione del sangue che raggiunge gli organi del corpo, anche il cervello, proprio per questo, ne trae beneficio. Secondo uno studio condotto in passato nelle scuole dell’Inghilterra la temperatura ideale per studiare bene sarebbe di 16°C. IL FREDDO HA UN EFFETTO ANALGESICO Il freddo secco aiuta a ridurre i dolori determinati da infiammazioni delle terminazioni nervose. È l'umidità che non fa bene soprattutto per i dolori reumatici e il freddo umido ancora peggio. La “terapia del freddo” la usiamo tutti, per esempio per sgonfiare lividi. Come usiamo il ghiaccio così le basse temperature aiutano a combattere il dolore fisico. IL FREDDO PREVIENE I MALANNI Il sistema immunitario ha bisogno del freddo per imparare a reagire ai cambi di stagione. Non ci ammaliamo per il freddo ma per le lunghe permanenze in ambienti chiusi caldi, spesso con un alto tasso di umidità dove proliferano batteri, virus e funghi, e facilmente con il contatto e le goccioline di saliva si trasmettono da persona a persona. Invece le basse temperature li distruggono. Almeno imparassimo a ricambiare l'aria spesso aprendo le finestre. D'inverno, l'aria tersa e fredda è più pulita. -Se hai freddo ai piedi copriti il capo- Viviamo una strana crisi, sicuramente più di senso che di soldi e siamo supportati in questo dai servizi giornalistici che seminano terrore per una cosa naturale come il freddo in inverno. Crisi di senso comune perchè ci siamo dimenticati che basta vestirsi adeguatamente per non soffrire il freddo e quando la gente moriva era perchè non aveva di che coprirsi. C'era forse un cappotto in ogni casa e girava da un familiare all'altro per tutta la vita. L'alimentazione diversa poi faceva il resto. Noi abbiamo la fortuna di avere tutto, e materiali nuovi e leggeri per stare caldi. Tornando al proverbio e all'importanza di coprire la testa basti sapere che la testa è un vero e proprio radiatore. Più o meno il 15% del sangue si trova nella testa che insieme al collo è responsabile della dispersione di circa il 40% del calore di tutto il corpo. Coprire testa e collo aiuta moltissimo a conservare il calore corporeo. Anche coprire la testa durante la notte, se si sente freddo, è utile. Così come non si deve tenere i piedi al freddo. Nessuna porta più i calzini di lana, soprattutto quelli di lana di pecora, usati nelle campagne, fatti a mano dalle donne con i quattro aghi, gli scapìn ... garantisco siano in grado di scaldare da qualsiasi freddo, assorbire l'umidità ... ma certamente non sono estetici e pungono, ma questo fastidio riattiva la circolazione. Così il primo freddo che si fa sentire un poco più intenso, magari a gennaio- febbraio, (quando deve venire se no?) ci trova impreparati, nessuno è più capace di camminare sul ghiaccio, nessuno sa guidare, cinque centimetri di neve fermano una città, e la colpa la diamo al freddo, all'inverno, a febbraio, non a noi che sconvolgiamo le leggi della natura. La voce della carne è: non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Chi ha queste cose può gareggiare in felicità anche con Zeus. Epicuro, Sentenze e frammenti, IV-III sec. a.e.c. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
- BACI ... a tutti
Questi, a quanto pare, gli unici baci che ci possiamo scambiare quest'anno e allora facciamone scorta. Spero che nessun esperto in pasticceria legga mai quanto segue, ma tant'è questo è il metodo usato qui, dove sono di tradizione, e dove nelle case si mangiano i migliori baci di dama del mondo, per fare questi deliziosi dolcetti e pure io mi sono dovuta ricredere. Il foglietto con la ricetta, compagno di quello dei Gobeletti (qui>>>) è in casa da 50 anni e più. Ho spesso provato a farla con il risultato che dopo aver preparato tutte bene le palline, nel forno si scioglievano fino a fare un'unica dolce lastra al sapore di bacio di dama. Poi un giorno ho chiesto ad un'amica di vedere tutti i passaggi del procedimento, non descritti nel foglietto. Orrore! qui le nocciole vengono passate a mano, in un tritacarne di quelli antichi più e più volte fino a far uscire tutto l'olio e avere così una massa molle molle. Non credevo ai miei occhi. Ho dovuto fidarmi, anche perché gustavo i loro baci da anni e anni, in assoluto i migliori mai mangiati, nemmeno paragonabili a quelli comperati. Da quel momento i miei baci sono venuti perfetti. Ora, pur non riuscendo ad avere un risultato come ho visto fare, trito le nocciole, sgusciate, appena tostate nel forno, private della pellicina nel mixer, senza zucchero, più e più volte finché non si impastano nel loro olio, formando una pasta, e che questo resti un segreto fra noi, non confessatelo mai, soprattutto a un pasticcere che vi insegnerà sempre come lo sbaglio più grande sia far fare l'olio alle nocciole. Non ho spiegazioni e visto che i baci vengono buonissimi non mi faccio domande. In una ciotola aggiungo alla pasta di nocciole ottenuta, zucchero, burro non troppo morbido, farina, fino ad avere un impasto liscio. Formo i filoncini e taglio della misura che voglio per avere poi girando fra il palmo delle mani e la punta delle dita, le palline da mettere sistemate su carta forno nella teglia. Cuocio a 170° a forno statico per una ventina di minuti, sorvegliando che prendano appena appena colore. Lascio raffreddare prima di unirli a due a due con poco cioccolato fondente, sciolto a bagnomaria (se volete sapere chi era la Maria del bagno qui>>>). Preferisco fare il piatto dei dolcetti delle feste con più varietà, ma negli anni ho ridotto le quantità, quindi divido la dose sopra in quattro, ieri sera ho impastato: 150 gr. di nocciole 200 gr. di farina 00 100 gr. di burro 100 gr. di zucchero Con questa dose ho ricavato più di 100 palline per un totale di 50 baci una volta uniti con il cioccolato. Nelle foto sotto i passaggi Metto queste foto sotto, recuperate, vecchie e sgranate, del giorno che ho imparato a farli, tanti anni fa, a sinistra le nocciole finito di passarle nel tritacarne, a prima vista non mi riusciva di capire nemmeno cosa fosse quella poltiglia e non volevo credere fossero le nocciole passate. Pur se la foto è vecchia si intuisce quanto siano molli. A destra, foto di parte dell'enorme quantità di baci, che era capace di sfornare la cara Angela in un pomeriggio, con l'aiuto della cognata, figlia e nipote. Ricordi indelebili di felici pomeriggi fra donne antiche di campagna.
- A OCCHIO E FEDE -post sulle misure in cucina-
---- un cucc.no ??? ---- Mia nonna diceva"A éuggiu se fâ sôlo i frisceu" - a occhio si fanno solo le frittelle -, quando con costernazione seguiva il mio metodo "a occhio e fede" e non solo per quello che riguarda la cucina. Così quando le amiche mi chiedevano e chiedono ma quanto ne hai messo? prima? dopo? non so come rispondere. L'istinto è quello che mi guida e non nego le volte che non ha funzionato, ma sono più quelle che mi è andata bene anche se non è detto che tutte le volte il gusto delle mie pietanze sia identico. In America, bontà loro, vanno ancora a tazze e cucchiai, chi si occupa di pasticceria sa quanto è difficile tradurre una ricetta e hanno inventato aggeggi come questi dove c'è il cucchiaino, il mezzo cucchiaino, il cucchiaino da te il cucchiaio ecc. o per la misura delle tazze, la mezza tazza, il quarto di tazza. Sapevo quindi che affrontando un blog che narra spesso di cucina, sarebbe stato difficile farmi comprendere e cercherò per voi e per me di provare a spiegarmi. Un pugno di farina è quella che mi sta in una mano chiusa, un pizzico è quello che riesco a tenere fra due dita: pollice e indice. Così è troppo facile... Vorrei riuscire a spiegare che con la pratica si impara che una farina a causa del contenuto integrale o no, manitoba o semola, della giornata umida o secca assorbe più o meno acqua o liquido, quindi è più importante sapere esattamente la consistenza dell'impasto che volete ottenere. Così come io cerco di usare sempre lo stesso sale, marino e spesso integrale e, se mi cambiate il sale, vado in paranoia; questo perchè non tutti salano in egual maniera e poi è più o meno amaro, infatti uso sali diversi per cucinare da quelli che uso per salare a crudo. Così è con l'olio. Il sapore che dà un cucchiaio di olio extravergine ligure è completamente diverso da quello che dà un cucchiaio di olio pugliese o addirittura di un olio di semi e, di conseguenza, la quantità può cambiare. Nella mia cucina ci sono solitamente almeno quattro qualità di olio: Ligure a crudo per pesci e piatti leggeri, pesto, salsa di noci Toscano a crudo per zuppe, carni consistenti rosse del sud: Puglia, Sicilia, Calabria per bruschette, sugo al pomodoro ecc. ecc. un olio per friggere quasi sempre di arachide e anche quello di cocco, che non si sa mai. Ora le uova vengono vendute in confezioni diverse a seconda della grandezza ma se io ho un uovo piccolo devo rinunciare a fare una torta? Aggiungo un po' di latte o di olio a seconda del risultato che voglio o per arrivare alla consistenza desiderata. E se ho un uovo di oca, e qui in campagna ce l'ho in primavera, il più buono di tutti, perché le oche pascolano e quindi si nutrono principalmente di erba, secondo voi non lo uso per via della sua misura? e certo non lo considero come "un" uovo, visto che vale come due, quasi tre. Mentre è più importante che le uova per un impasto, per la maionese, per montare un albume, al momento di usarle siano fuori dal frigorifero da un po' di ore. Non cambia di molto il discorso per la verdura: ci sono più qualità di patate con resa completamente diversa di quelle che riuscirò a conoscere. Più importante sapere guardandola e toccandola, se è una patata granulosa bianca dura che non si disferà nello stufato o una morbida che mi piacerà di più bollita o nella minestra. Le cipolle? dolci, piccanti, bianche, rosse, piatte, rotonde...come dirvi quanta cipolla mettere se non so se la vostra cipolla pizzica più o meno? Per cucinare normalmente uso le cipolle bionde anche perché hanno una migliore durabilità, bianche per fare crude, di Tropea crude nelle insalate o quella di Pignona, paesino nell'entroterra Ligure che produce una deliziosa cipolla piatta di dimensioni notevoli, rosata, dolcissima, meraviglia quando riesco ad averla nell'orto. E l'aglio? sono un'estimatrice di aglio, ovunque vado ne faccio scorta, di Piacenza, quello rosso di Sulmona, sono andata in Provenza e sono tornata con un mazzo di aglio di Piolenc invece che di lavanda...e il nostro ligure di Vessalico? bianco, piccolo e dolce, indispensabile per un pesto più digeribile. Non affronto nemmeno il discorso dei formaggi. Solo di grana ne esistono almeno quattro tipi, più i diversi tipi di pecorino da grattugia per i quali un cucchiaio di uno non vale come quello di un altro in un ripieno o altrove, senza contare la stagionatura. E se vi piacciono erbe e spezie posso io sapere quanto pepe, cannella o noce moscata, timo, origano piacerebbe a voi? Pertanto pur tenendo d'occhio una certa idea di misura negli ingredienti, una ricetta cambia a secondo di cosa mettiamo dentro, spesso più di quanto! A occhio e fede appunto, o meglio a sentimento ... E comunque la quantità più difficile da capire e da spiegare, almeno così dice mio figlio, è "un nonnulla" che ci va, che serve, che è importante, quel nonnulla di... Abbiate fede. La stessa mancanza di indicazioni quantitative, caratteristica di molti ricettari europei, sembra legata a questa destinazione professionale i cuochi sanno bene che LA CUCINA É UN ARTE EMINENTEMENTE CREATIVA E SPERIMENTALE , E CHE LE 'DOSI'SERVONO SOPRATUTTO AI DILETTANTI E AI PRINCIPIANTI. Non deve essere un caso se i pochi manuali in cui tali indicazioni compaiono sembrano appartenere - così almeno in Italia - alla sezione borghese di questa letteratura. "La fame e l'abbondanza" Massimo Montanari Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- PREBUGGIUN D'AUTUNNO passeggiando, riconoscendo, erbando con MARCO e LELLA
Con pochissimo preavviso, ma purtroppo questo periodo che stiamo vivendo questo ci impone, ho pensato a un appuntamento per parlare di erbe. Ho anche preparato una nuova formula di incontro, evitando i luoghi chiusi, sarà tutto all’aperto. Per questa speciale occasione il sito scelto è l'Agriturismo Il Risveglio Naturale di Valletti (vedi qui>>> Il Paradiso può attendere) Inizio ore 10 di Sabato 3 Ottobre Passeggiata nei dintorni vicinissimi all'agriturismo. Ogni partecipante sarà dotato di taccuino e penna in sughero e canapa, forniti dall’associazione. A mano a mano che si trova un’erba seguirà una piccola presentazione con le caratteristiche peculiari che ne favoriscono il riconoscimento. Ognuno potrà prendere una fogliolina da inserire nel taccuino così da portarsi a casa un piccolo erbario personale e aggiungere le note personali che preferisce. Al ritorno, in attesa del pranzo, poche semplici nozioni su pulitura e cottura delle erbe e avvio di una piccola dimostrazione di produzione di "Prescinseua" (qui>>>) casalinga. Il menù Aperitivo all' Erba Pimpinella Torta Cipolla e Borragine Frittelle alle erbe e fiori Affettato dell'Antica Fornace di Varese Ligure Tortelli di Prebbugiun con salsa di nocciole o burro e salvia Arrosto Profumato alle erbe di Liguria con insalata selvatica Dolce potrà subire delle varianti a seconda delle erbe o fiori trovati: Dopo pranzo, assaggiata la Prescinseua, conversazione con Marco Fossati, Erborista, che racconterà le proprietà, gli effetti depurativi e disintossicanti delle erbe conosciute al mattino e un loro possibile uso nella piccola farmacopea erboristica casalinga. La giornata intera, comprensiva di passeggiata con taccuino, pranzo, chiacchierata erboristica, è offerta a 50 euro a persona. È possibile arrivare al sabato e pernottare in agriturismo, prenotando in anticipo. Per le informazioni ai seguenti numeri: Tel. : 01871854393 Cell.: 3493386861 Mob. : 3922195962 Il numero di partecipanti sarà limitato, per rispettare le attuali normative. Si consiglia abbigliamento e scarpe consone all'evento. Terrò informati di altre possibili date di incontri, anche di un solo pomeriggio, la stagione e la situazione non permettono, a mio avviso, di pensare date troppo lontane, sarà comunque mia premura aggiornare sia il blog sia la pagina Fb dell'Associazione, quanto la mia personale, mano a mano che si decide. Grazie dell'attenzione. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- LA MIA ZUPPA D'AGLIO
A dir la verità è diventata la mia zuppa d'aglio con gli anni, ma il suo nome vero è Tourin all'Aglio, presa in prestito da Maurice Mességué che, con la sua bontà ha scaldato tante delle mie sere invernali. È un altro piatto povero e veloce, dal procedimento molto semplice, ma dal risultato gustoso. Dell'aglio non vi dico più, diverse volte ho parlato di quello di Vessalico (qui >>) e, anche in questo caso, il tipo di aglio usato è importante. PROCEDIMENTO Ne metto qualche spicchio, diciamo anche due a testa, tagliato a fettine, in una pentola (ve lo dico, la pentola di terracotta fa la differenza) con qualche cucchiaio di olio, sempre extra vergine di oliva e, appena scaldato (non deve soffriggere, ne tanto meno colorare) verso una quantità d'acqua in proporzione a quante persone siamo e aggiungo il sale o posso insaporire con un cucchiaino del mio dado vegetale (qui >>) Oppure se ce l'ho, del brodo. Lascio bollire il tutto per qualche minuto. Nel frattempo rompo un uovo ogni due persone, separando tuorlo da albume in due recipienti diversi. Condisco i tuorli mescolando con un pizzico di sale, pepe e un cucchiaino di aceto ogni tuorlo. Getto l'albume, leggermente sbattuto con una forchetta, nella pentola continuando a sbattere fino a che non rapprende, tolgo dal fuoco e aggiungo i tuorli mescolando velocemente. Servo su fette di pane raffermo, meglio se di semola di grano duro e finisco con una bella spolverata di formaggio, Parmigiano o se voglio anche Gruyere. Se la voglio profumata, aggiungo all'aglio, prima di mettere l'acqua, una manciata di erbe a piacere: timo, maggiorana, salvia, alloro, finocchio...sbriciolate, se secche, lascio bollire qualche minuto in più e poi passo al colino prima di mettere l'uovo. Au revoir! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- IL PREBUGGIUN DI NE
L'Italia è un posto particolare, le ricette cambiano con gli stessi o simili ingredienti, e spesso cambia anche il nome mantenendo gli stessi componenti. Ho sempre considerato questo un valore aggiunto e se c'è una regione dove succede, si può dire di casa in casa, questa è la Liguria ed è proprio la Liguria "quella lingua di terra selvatica e aspra che ben poco ha da offrire e che solo la fantasia dei suoi abitanti sa trasformare in raro e prezioso". Nel caso del Prebògion è riconosciuto da Levante a Ponente come un misto di erbe selvatiche commestibili (qui>>>), da mangiare bollite con patate, o da usare come ripieno per torte, ravioli, pansoti o altro, e salvo alcune zone limitrofe dove è considerato un misto di ortaggi per il minestrone, finirebbe qui. Ma si sa poi intervengono leggende e fantasia ... e per l'etimologia della parola Prebuggiun si racconta quella delle truppe genovesi al soldo di Goffredo di Buglione, che girando fuori di Gerusalemme andavano cercando erbe un po' per sfamare la soldataglia, un po' per curare i mali di pancia di Goffredo e raccogliendo dicevano "Pro Buglionis", per Buglione. Ma arrivando in Val Graveglia nel comune di Ne, se si chiede del Prebuggiun si scopre che è invece un piatto di cavoli e patate bolliti e schiacciati conditi con olio di oliva... si doveva pur dar una spiegazione e quindi visto che in Italia o è passato Napoleone o è passato Garibaldi, questa volta si scelse di dar la colpa a Napoleone. Narra la leggenda che per queste terre capitò nella Prioria di S.Eufemiano, posta giusto all'ingresso della Val Graveglia, dove gli fu servito patate e cavoli schiacciati e conditi generosamente con buon olio della vallata. Era quella sera il Grande Corso, accompagnato da un nobile luogotenente di cognome Bouillon, che rifiutava di assaggiare tal umile pietanza e Bonaparte di più buona bocca, lo invitò con un fantomatico "éprouvez" Bouillon, sconosciuto alla grammatica francese . Fu così che da quel dì, per la Val Graveglia nel comune di Ne, patria peraltro degli avi di Garibaldi (questo sì, provato storicamente) fu in uso di chiamare Prebuggiun cavoli e patate schiacciati e conditi con abbondante olio extravergine di oliva rigorosamente della Riviera Ligure. Dopo la bella cena mercoledì scorso al Ristorante La Brinca di Ne in Val Graveglia mi sembrava doveroso parlarne. La serata era dedicata alle scelte naturali di un gruppo di amici toscani, fra loro Michele Guarino di Tenuta Lenzini, Saverio Petrilli di Tenuta Malgiacca e Valgiano, Beppe Ferrua di Fabbrica di San Martino, Giovanni Frullani Mr.Liquor, che hanno raccontato i loro splendidi vini delle colline della Lucchesia provenienti da vigne coltivate con il metodo dell'agricoltura biodinamica facenti parte del progetto Lucca BioDinamica . I loro vini accompagnavano le eccellenti pietanze de La Brinca, piatti a base di ingredienti locali e ricette del territorio. Sono stata invitata a parlare del Prebuggiun (qui>>>) classico, quello che la mia Associazione porta avanti, e per assaggiare quello tradizionale della Val Graveglia, di cui narravo sopra, peculiare invece di questa zona, anche se tutte le altre erbe commestibili liguri sono usate tantissimo pure qui, un valore aggiunto, precisamente.. È stato certamente per me un onore e soprattutto un piacere assaggiare la cucina della famiglia Circella, e arrivo sicuramente ultima a decantarla e a consigliarla. Posso sembrare di parte, in realtà sono orgogliosa, che al giorno d'oggi persone dedichino la loro vita con grande professionalità a portare avanti un modello di ristorazione fatta di cultura del territorio, di prodotti locali, senza trascurare un'eleganza particolare nel servirla. Vi passo la versione della ricetta aggiornata del Prebuggiun di Ne di Sergio Circella, dove come vedrete sono presenti anche le erbette classiche. Spero solo che questo particolare momento di emergenza sanitaria che stiamo attraversando, finisca il prima possibile perché tanto io come voi si possa tornare a godere di altre serate come quelle di mercoledì e soprattutto della buona cucina de La Brinca e della sua cantina. I piatti assaggiati durante la serata, le foto parlano da sole. Il menù della serata: Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- LA RADICHELLA A COSTANEIGRA
La Natura non fa nulla d'inutile. (Aristotele) Ancora un'erba del Mio Prebuggiun (qui>>>), facilmente reperibile nelle campagne qui intorno a me. A primavera spunta con la sua rosetta basale somigliante a un Tarassaco (qui>>>) e per questo spesso confusa. Con il Tarassaco condivide la famiglia delle Asteracee , il suo genere invece è quello delle Crepis che possiede 200 o 300 specie, facilmente confondibili per un profano. Per quel che mi riguarda sono arrivata ad individuare quella che raccolgo nella Crepis vesicaria e nelle sue sottospecie, ma come ho già avuto modo di dire non ho competenze botaniche specifiche, il mio interesse per il nome scientifico è puramente a livello amatoriale. È questa quella raccolta un po' ovunque con il nome di Radichella o Radichiella. In questa zona è chiamata Costaneigra, nome che favorisce il riconoscimento per il colore rosso scuro dello stelo alla base. L'altro segno particolare è il "bottone" centrale che formerà il fiore, che la fa distinguere dal Tarassaco e dalla Cicoria(qui>>>). Anche se spesso è confusa con questi, non ci saranno conseguenze di sorta, ha un gusto tendente all'amaro e per questo depurativa, disintossicante e diuretica come appunto Tarassaco e Cicoria. Il fiore, a differenza del Tarassaco, che è uno su ogni stelo, nelle Crepis forma una ramo ad ombrello di simil-margherite gialle, spesso con sfumature rossastre, alto anche 80 cm. Non c'è molto altro da dire, non la mangio né cruda né da sola, ma solamente nel misto di erbe, bollita, stando attenta a ben equilibrarla con qualcun altra più dolce. Pare che l'appellativo vesicaria le derivi dalle brattee rigonfie, simili a vesciche, che la contraddistinguono nel momento della fioritura. Sono venuta a conoscenza di una Crepis con una certa tossicità la Crepis lacera, che per fortuna non è presente qui in Liguria e penso in gran parte del Nord Italia, la segnalo solo per chi non cerca erbe qui, ma al centro e al sud. Non avendo avuto occasione di fotografarla propongo una foto presa dal web. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- 🌿🌿 I MANUALI DI ERBANDO 🌿🌿
AGGIORNAMENTO 2020 Questo post per parlarvi con molto piacere del progetto dell'Associazione ERBANDO: i manuali cartacei per il riconoscimento delle erbe. In seguito alle numerose richieste di chi preferisce ancora avere un qualcosa di carta in mano da consultare, a chi non piace o non può accedere con facilità a internet, abbiamo realizzato dei semplici manuali dedicati, per il momento, alle erbe del Prebuggiun. Per poter offrire un prodotto economico, ma valido, semplice ma dettagliato, abbiamo pensato a delle piccole guide pratiche che radunano in maniera veloce le informazioni su ogni erba, mettendo a confronto fra quelle che assomigliano evidenziando le differenze per una più facile identificazione. Fotografie chiare, particolari in evidenza, informazioni di base, come sempre con un linguaggio non ufficiale, più di tradizione che scientifico, il nome botanico, la descrizione e foto del fiore, della foglia, sull'uso. Ogni sezione dedicata ad una pianta è completata del codice QR per una più facile consultazione del post sul blog Ogni manuale è in formato depliant, in cartoncino premium opaco. Grazie alla calorosa accoglienza e la partecipazione al progetto siamo finalmente riusciti a stampare la serie completa di sette manuali. Il MIO PREBUGGIUN dove sono presentate le principale e più buone erbe spontanee che lo compongono TARASSACO, CICORIA, ASPRAGGINE TALEGUA, GRUGNIN, BUNOMMO PIANTAGGINE, ORTICA, BORRAGINE RAPERONZOLO, SCIGUELLI, PIMPINELLA SCISCERBOA, SENIE, COSTANEIGRA PRATOLINA, PRIMULA, VIOLETTA, PAPAVERO, VALERIANA È possibile ordinare con donazione a parte anche un manuale riepilogativo in lingua inglese I sette manuali insieme sono offerti con il contributo di una donazione all'Associazione di 12 € comprese le spese di spedizione. Per spedizioni all'estero è necessario effettuare la donazione di 15 euro per le spese di spedizioni più alte. Abbiamo cercato di contenere il più possibile i costi, che coprono appena le spese di stampa, con la speranza di offrire un prodotto che sia comunque apprezzabile e utile, ma nonostante questo senza il vostro aiuto non riusciremo a raggiungere l'obiettivo finale, quello di avere un compendio il più possibile esaustivo sulle erbe delle quali si occupa l'Associazione. Se saranno di vostro gradimento in futuro saranno aggiunte le schede per ogni erba che trovate nel blog, con gli usi e i particolari di riconoscimento, come Iperico, Malva, Achllea ecc... Cosa manca quindi? la vostra preziosa donazione a questo link: https://www.lellacanepa.com/donazione-tutti-manuali Per questioni burocratiche possiamo accettare solo pagamenti tramite carta sul conto Pay Pal dell'Associazione, in quanto tutti i fondi pervenuti saranno impiegati per stampare altri manuali e non possono essere usati per scopi diversi da quelli che si prefigge l'Associazione. Non dimenticate di aggiungere il vostro indirizzo dove spedire i manuali GRAZIE A CHI VORRÀ PARTECIPARE Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- IL RAMPUSI, questo sconosciuto o quasi
Oggi voglio parlare di questa erba, per me ancora difficile da riconoscere. Ho avuto occasione di vederla e raccoglierla sono una volta con l'amica che me ne ha parlato e mostrata. Da allora, anni e anni fa, è tutto un girare e vedere se la ritrovo. La principale difficoltà sta, per sapere con certezza se è lei, che bisogna scavare e trovare anche le radici: i "rampunsi" appunto, quello che mi ha a un certo punto fermata, Per il resto mostra fiori e foglie facilmente confondibili con altre erbe commestibili: foglie dentate, fiore giallo, rosetta basale. il nome scientifico stesso Leontodon tuberosus, la indica come "dente di leone tuberoso" per l'estrema somiglianza con le altre. Per quanto mi riguarda sono sicura di averla raccolta più di una volta scambiandola per Grugnin qui>>> che la ricorda non poco, le foglie ispide e pelosette, anzi più pelose del Grugnin, il portamento della rosetta basale, il fiore giallo sullo stelo rigido, ed è per questo che dopo aver cercato scavando le radici commestibili senza praticamente mai trovarle, ho smesso, nella speranza di individuare un tratto caratteristico specifico che me la faccia individuare senza tanto danneggiare piante e radici. Ho letto che comunque è un'erba non proprio da montagna, più facile negli oliveti e nei terreni della macchia mediterranea, e forse questo è uno dei motivi che mi impedisce di trovarla con facilità, come potrebbe essere il Bunommo qui>>>, altra pianta che qui non esiste praticamente, mentre a pochi km, scendendo, si trova in quantità. Altro tratto caratteristico: fiorisce molto prima delle altre. Dei Rampusi, o Rampunsi, o Rampunsci, si cercano e si raccolgono le radici perché commestibili tanto quanto le foglie, leggermente amare, che possono consumarsi sia crude che cotte. É indubbiamente un' erba del Prebuggiun qui>>, non del mio purtroppo o se lo è, lo è stata inconsapevolmente. A questo proposito vorrei specificare che non raccolgo erbe a caso, ma questo è uno di quegli esempi che spiega come una volta non si andava troppo per il sottile nel distinguere una varietà o una specie dall'altra, si sapeva istintivamente che erano commestibili e questo istinto è proprio quello che è andato perso e che mi ha convinto a fare ricerche accurate presso le anziane raccoglitrici di erbe per riuscire a "codificare" i tratti empirici che permetteva loro di riconoscerle, nel tentativo di recuperare quello che ritengo sia un tesoro da conservare per chi verrà dopo di me. Questa è un 'erba che ho visto raccogliere da chi conosceva il nome volgare, ma poi in realtà raccoglieva Grugnin, Bunommi, o addirittura il Raperonzolo qui>> convintissimi che fossero la stessa cosa. Ma non demordo, giorno verrà, che mi riuscirà, come ho fatto per le altre, di trovarla, riconoscerla e raccoglierla e allora non avrà più segreti ... o quasi 😜 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>











