Il Blog di Lella Canepa

IL GELATO DI NEVE

Con tutta questa neve intorno non potevo non ricordare un inverno lontano quando, in vacanza per le feste natalizie, nevicò abbondantemente e qualcuno disse: - Finalmente possiamo fare il gelato! -

A me ancora molto cittadina, la frase risultò incomprensibile.

Il gelato, ora che faceva freddo?

Poi una sera, una di quelle sere che si andava in véggia, comparve quello strano arnese di legno, con una manovella e preparata una semplice crema tipo pasticcera, girando e ridendo, ridendo e girando, imparai come si fa il gelato.

Il suddetto aggeggio è una delle poche cose che manca al mio corredo di oggetti antichi, chi ha i miei anni o più, lo ricorda, e ancor di più chi viveva in campagna ricorda sorbetti e gelati fatti con l'aiuto della neve.

Occorre precisare subito che la neve non fa parte degli ingredienti, ma è usata per raffreddare, cioè trasformare uno sciroppo di zucchero aromatizzato in sorbetto e o una crema in gelato.



Una volta la neve veniva conservata nelle neviere, essenzialmente grotte o buche, in luoghi impenetrabili al sole, dove la neve veniva compressa sopra uno strato di rami e felci, coperta da uno strato di paglia.

In estate, veniva tagliata con picconi e a blocchi fasciata in sacchi di iuta trasportata a valle nelle città.

Questo commercio, per la produzione di neve si pagava una tassa, e la stessa venduta a caro prezzo, sembra impossibile ma durò fino all'avvento del frigorifero, in tempi tutto sommato recenti.

In tutte le città, anche in estate, arrivavano i muli carichi di blocchi di neve indurita fasciata con paglia e felci dentro a sacchi di iuta e portata in altrettanti luogh