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  • FIOR DI ORNIELLO

    Allora disse Jafnhár: “Il frassino è di tutti gli alberi il più grande e il migliore; i suoi rami si allungano per tutto il mondo, fin sopra il cielo”. Con incommensurabile ritardo pubblico il post sul frassino. In pratica è dall'anno scorso che volevo scrivere qualcosa, il caldo anomalo ha fatto sparire in fretta i bianchi fiori sugli alberi che si mescolano confondendosi con gli arbusti di sambuco nella macchia. Forse qualcuno ancora fiorito si trova andando verso quote più alte. Profondamente diversi dal sambuco raccontano anche loro la storia di un albero che per il resto dell'anno rimane qui semi sconosciuto fra carpini, roverelle, cerri e altro, nati a caso, a formare i boschi misti insieme ai castagni che ammalati e poco curati stanno lentamente sparendo. A me, fortunata, ne è nato uno in un vaso. Diversa la considerazione degli antichi per questa pianta, nella cultura nordica è la chioma di un frassino che sostiene il cielo e per altri è il primo albero creato, e da questi è uscito il primo uomo. Nelle sue radici vivono le Ninfe melìadi, le ninfe del miele, custodi del destino, che incessantemente tengono bagnate le sue radici perché non secchi. La sua magia è legata alle acque e si diceva salvasse dall'annegamento. Proprietà guaritrici affidate alle sue foglie, alla corteccia e ai semi. Con le foglie giovani si fa un ottimo tè. Associato al mito della creazione diventa simbolo di fecondità. Tali sono le sue proprietà magiche che è solo con un paletto di frassino, robusto ed elastico, che si possono uccidere i vampiri. Ieri sera un frassino sul punto di dirmi qualcosa - tacque. Octavio Paz Le foglie formate da un rametto con da 5 a 9 foglioline leggermente dentate sul bordo cadono in autunno. Il legno pregiato e bianco, elastico, leggero largamente usato da sempre per tutto ciò che necessita di un legno resistente, gli archi e frecce per esempio o le ruote dei carri, manici per attrezzi agricoli e poi in seguito anche sci, eliche, strumenti musicali, sedie ecc. Tra le innumerevoli varietà il più pregiato è il Frassino maggiore, Fraxinus excelsior, diverso il fiore da quello sopra, ma qui trovo più frequente questo, l'Orniello, Fraxinus ornus, anche esso dalle innegabili proprietà. Ottimo come legna da ardere anche verde, per via di una sostanza infiammabile che contiene, il primo fuoco dell'anno veniva acceso con legno di frassino perché la stagione fosse propizia e le piogge primaverili abbondanti. Tenuto spesso vicino alle abitazioni e capitozzato per fare con le foglie foraggio, tutto l'albero è commestibile, semi, corteccia foglie, anche per l'uomo e le donne romane lo usavano le sue proprietà dimagranti. I contadini di una volta preparavano per i giovani polli in primavera "l'acqua blu" di Orniello. I giovani rami, i polloni dell'anno con la corteccia che si stacca facilmente, venivano immersi un po' sbucciati e un po' no, in acqua fresca per almeno due giorni al buio, l'acqua prende una colorazione bluastra e questa veniva data una volta, ogni due o tre giorni per qualche settimana, si diceva che servisse per prevenire e rinforzare, probabilmente l'effetto antinfiammatorio contro artrite e reumatismi, gli effetti blandamente lassativi e diuretici servivano come serviva a noi la ... Manna. Solo da pochi anni ho scoperto essere l'Orniello lo stesso Frassino da manna, coltivato in Sicilia, per la produzione di quest'ultima, una coltivazione antichissima. La manna è ottenuta da un liquido biancastro dolce, frutto dell'unione fra le due linfe dell'albero che incontrandosi e uscendo all'esterno solidificano naturalmente grazie alle particolari condizioni ambientali, caldo secco ecc.. L'uomo favorisce la fuoriuscita nei mesi caldi, incidendo la corteccia e creando un taglio, posizionando particolari accorgimenti per far si che si raccolga in cannoli, o in coppette alla base, o raschiando quella naturale. Un lavoro che si concentra tutto intorno al parco delle Madonie in Sicilia e gran parte della produzione mondiale per dolci, prodotti di bellezza o medicinali naturali arriva da lì. Nonostante l'albero sia lo stesso, l'Orniello, da noi non avviene la trasformazione della linfa da liquida a solida per questioni proprio di clima. Chi fra quelli della mia età non ricorda come le veniva propinato al mattino il panetto di Mannite da sciogliere nel te o nel latte, per rinfrescare l'intestino, quando, per esempio, si andava in villeggiatura e "bisognava abituarsi all'aria"? Purtroppo un prodotto destinato a sparire, sostituito come sempre da surrogati chimici, il Mannitolo, che non sempre è Mannite da Frassino. Anche la produzione di Manna in cannoli, era diminuita drasticamente e i frassini sostituiti da oliveti o simili se non fosse per alcuni giovani che hanno ripreso in mano le antiche tradizioni e adesso la Manna in Cannoli è un presidio Slow food. La casa d'Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con miele. Libro dell'Esodo. Incredibile come si sia potuto abbandonare un prodotto così fantastico, dalle molteplici proprietà curative, a cominciare dai diabetici che possono usarlo al posto dello zucchero, a chi vuole un blando lassativo per bambini e anziani, favorire la diuresi, come antinfiammatorio per avere miglioramenti nelle bronchiti croniche e calmare la tosse, più un buon contenuto di antiossidanti. D'altra parte cosa mandò Dio agli Ebrei nel deserto che gli bastasse per tutto? Anche se le ipotesi sono diverse e non certe che si tratti di una linfa di albero, vero è che si usò la parola manna per definirlo. Ancora adesso si usa l'espressione "come Manna dal cielo" per un benessere inaspettato e gratuito. La cura di Mannite era un classico primaverile, del cambio di stagione o come dicevo prima, quando si effettuava un cambiamento d'aria per purificare gli organi e predisporli alle nuove cose che si sarebbero mangiate, ai nuovi pollini che si sarebbero incontrati nelle passeggiate, all'acqua diversa che si sarebbe bevuta. Ora, ahimè, si vive nella globalizzazione e si va velocemente con un aereo da un posto all'altro dove ci illudiamo di trovare le stesse cose, gli stessi sapori in qualsiasi posto del mondo siamo, ma forse non è proprio così e sono convinta che il nostro organismo ne risenta più di quanto ce ne accorgiamo, perché, come diceva mio padre, se fossimo nati per volare ci avrebbero pur fatto le ali anche a noi, se ci hanno fatto per muoverci con i piedi significa che si deve andare più lentamente... Il video sotto è estrapolato da un video più lungo del National Geographic , salvato diversi anni fa con mezzi di fortuna e me ne scuso, probabilmente ci sono diversi altri video sul web ma questo mostra in maniera molto concisa il procedimento Mario Cicero vive ancora a Castelbuono e come guida ambientale escursionistica organizza eventi e accompagna grandi e piccini in bellissime avventure, oltre ovviamente a produrre manna. A questi link per conoscerlo e incontrarlo. https://madonieexplorers.com/chi-siamo/ https://madonieexplorers.com/visita-produttore-di-manna/ Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • TIGLIO

    Tiepide sere estive Adesso i tigli sono rifioriti davvero e la sera, quando comincia a far buio ed è finito il faticoso lavoro, giungono le donne e le fanciulle, salgono in cima alle scale appoggiate ai rami e riempiono un cestino di fiori di tiglio.. . Dai vecchi alberi, attraverso le tiepide sere estive, giunge sempre un profumo dolce come il miele... Hermann Hesse Se c'è un albero che tutti conoscono quello è il Tiglio, non c'è bisogno di spingersi in campagna per trovarlo, è uno degli alberi preferiti per formare viali alberati in tutte le città d'Europa e del mondo. Unter den Linden, (Sotto i Tigli) il viale di Tigli più famoso si trova a Berlino. Forse per la sua longevità, forse per le innumerevoli proprietà, l'impiego di ogni sua parte, sta di fatto che in ogni paese da tempo immemorabile si usava piantare un Tiglio nella piazza del paese e sotto si riunivano gli abitanti per discutere e decidere su tutto ciò che riguardava la cittadina. Fra i Tigli Monumentali chi sostiene che il più vecchio sia quello di Macugnaga in Piemonte, pare abbia 800 anni, una lapide posta lì vicina, riporta: -Dal 1200 intorno a questo tiglio si adunavano per civili incontri e mercati genti delle valli nostre e straniere. Sotto la sua ombra con animo patriarcale si amministrava la giustizia...- O a Cava de'Tirreni dove pare ci sia il Tiglio sotto al quale studiava Torquato Tasso... Tiglio monumentale di Macugnaga Riconoscerlo quindi non sarà difficile, non fosse che per il profumo dei suoi fiori, talmente dolce e inebriante da rilassare chiunque. Al giorno d'oggi si potrebbe pensare di fare sotto a un Tiglio per esempio, le assemblee di condominio... 😜 Ne esistono diverse varietà europee e americane, che spesso danno origine a ibridi, io uso quello che c'è qui vicino a casa mia senza sapere esattamente a che specie appartenga. Da sempre considerato pianta sacra, e legato a mille e una leggenda. La sua foglia a cuore ne ha fatto l'albero dell'amore di coppia, della fedeltà anche per quello che racconta Ovidio ne Le Metamorfosi, che vuole i coniugi Filemone e Bauci, in perfetta armonia tutta la vita ("comandano e obbediscono" dice Ovidio), gli Dei esaudiscono il loro desiderio di continuare così per l'eternità trasformando lui in quercia e lei in Tiglio. Perché tu non abbia dubbi, sui colli di Frigia c’è una quercia vicino a un tiglio, e intorno un muro di altezza modesta... Per avvicinarsi alle tante proprietà terapeutiche del Tiglio, basti pensare all'altra leggenda che vuole Chironte, il centauro conoscitore di erbe, che curava tutti i mali degli uomini con queste, fosse nato da Filira poi trasformata in albero: un Tiglio appunto, il primo. Ma ogni posto ha i suoi racconti e il Tiglio è caro anche ai popoli germanici. Il suo nome ha dato origine al verbo lindern , alleviare, calmare, mitigare... oltre che ad altre mille e una leggenda nordica, impossibile da raccontare tutte, ma se cercate in ogni narrazione antica, troverete il Tiglio. Non resta che farne man bassa quando fiorisce, appena fiorisce, fra maggio e giugno a seconda della posizione. Si raccolgono i fiori con le "ali", le due bratee attaccate al fiore, e si fanno seccare all'ombra, all'aria, prima che siano del tutto aperti. Credo sia inutile dire che non bisogna raccogliere quelli dei viali in città, inquinati dai gas di scarico, cercate un Tiglio in aperta campagna... comunque quando raccolgo erbe per fare tisane, per scrupolo, immergo velocemente per un attimo nell'abbondante acqua della fontana, fosse solo per togliere la polvere. Una volta secchi per bene, sommariamente sminuzzati con le mani, ne farò la dolce tisana preferita della sera, il prossimo inverno, magari con un pizzico di Biancospino (qui>>>), per rilassarmi, dormire meglio, ma anche nel caso di tosse raffreddore, per sciogliere il catarro, per sudare in caso di febbre, con l'aggiunta o meno del Miele di Tarassaco (qui>>>) . Ha anche effetti diuretici. La preparazione, sempre la stessa, quella dell'infuso, un bel cucchiaio di erbe secche, anche due, nella tazza tisaniera, acqua quasi bollente, copro e bevo dopo almeno 10 minuti. Questi dolcissimi fiori sono fra i più bottinati tra le api, che ne fanno un miele profumato, sempre sperando che anche loro non vadano a raccogliere il polline per le strade di città ... Ma non è finita qui... ora viene la parte più dimenticata... In primavera le prime foglie tenere possono essere usate come insalata, addirittura per farcire panini, come i germogli che si fanno lessati come una qualsiasi verdura, in estate mentre raccolgo i fiori raccolgo anche i rametti con le foglie, che faccio seccare e poi frantumate con le mani e setacciate per eliminare le parti grosse, trasformo in farina. Per la loro caratteristica mucillaginosa sono un ottimo addensante per minestre. Certo deve piacere il gusto, ma si può sempre provare. In anno di raccolta abbondante uso fiori e foglie anche per imbottire cuscini profumati DEI CUSCINI PROFUMATI E FATATI (qui>>>) Oltre alle innumerevoli proprietà terapeutiche c'è da dire che il legno di Tiglio non è particolarmente pregiato, facile però da lavorare, usato per lo più per fiammiferi, matite, tasti di pianoforte, paste per la carta, le fibre della corteccia invece si possono usare per fabbricare corde e intrecciare stuoie, in Russia fabbricavano scarpe, sulla corteccia ridotta in foglietti anticamente ci si scriveva come con il papiro, insomma davvero una pianta magica e utile, forse per quello non poteva mancare in nessuna città. "Sotto a quel tiglio nella campagna, là c'era un letto per noi due, e là potete ben vedere come sono spezzati i fiori e l'erba. In una valle al limite del bosco, tandaradei, dolce cantava l'usignolo..." -Under der Linde - Walther von der Vogelweide (XII secolo) - Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • SAMARE

    Nel mezzo un olmo immenso, ombroso, stende i rami e le braccia annose: dicono che questa sia la casa dove stanno di solito i vani Sogni, appesi, sotto ciascuna foglia. Eneide VI, 282-249 Era il tempo delle Samare... Sono pochi anni che le ho ritrovate per caso, passando in un sentiero, dopo che negli anni '50 un fungo trasportato da insetti ha decimato tutti gli Olmi europei. Le Samare sono i frutti dell'albero di Olmo, i primi frutti, credo, dell'anno. Quando le ho viste non credevo ai miei occhi, in quanto ne avevo una memoria lontanissima, e non le avevo mai più trovate, ma non ho avuto dubbi. Questo particolare frutto, che in due sottili membrane leggere avvolge il seme, è commestibile, buono, con un gusto fresco che ricorda la nocciola. Buoni in insalata, mescolati ad altre erbe, o aggiunti a zuppe e minestre, o anche come decorazione nei piatti. Sono più gustose prima che si intraveda il seme rossiccio all'interno. Basta raccogliere e pulire velocemente senza tenerle troppo immerse nell'acqua. L'Olmo è un altro albero magico di cui si è persa memoria, quella memoria che faceva sì che anche un bambino sapesse distinguere un albero da un altro, ora non più. Ignoro se vengano insegnati a scuola, ma certamente in casa è difficile. Spesso la magia era la spiegazione alle proprietà curative e anche l'olmo ne ha, ma chi se ne ricorda? Forse solo gli erboristi oggi affidano all'olmo la cura della pelle, dell'acne, di alcune dermatosi. All'Olmo era affidato il mondo dei sogni, il potere di rimettere in ordine ciò che era in confusione, spesso sotto un olmo i giudici decidevano le sentenze. Albero caro vicino alle case, a lui si affidava la speranza di una prole numerosa, bambini che poi si suggeriva fossero messi a dormire fra rami e foglie di Olmo che li avrebbero fatti crescere con ossa forti e robuste. Non c'era vigneto dove l'Olmo non fosse maritato alla vite, sostituito ora da pali di cemento... Spesso piantato vicino alle chiese, il più vecchio d'Italia, che ha resistito alla grafiosi, è l'Olmo di Casa Mordini, di circa 500 anni, inserito negli alberi monumentali, protetto da almeno 4 leggi, 2 nazionali e 2 regionali. Anche se la circonferenza di 682cm non è data da un solo fusto ma da più alberi della stessa ceppaia. Con la disconoscenza degli alberi se ne va un altro sapere antico come l'uomo, quando ogni albero aveva una funzione all'interno della comunità. Finiti i tempi dove alla nascita di un figlio si piantava un albero. Due anni fa, senza grandi motivi apparenti, forse per fare luce su un sentiero, sono stati tagli gli enormi tigli che il nonno di mio marito aveva piantato alla nascita delle figlie, ho provato un dolore sordo. Loro non ci sono più da tanto, ma i tigli erano lì, forti e diritti a ricordarle... sì, ma da chi? forse solo da me. Chi li ha tagliati non lo sapeva e forse non sapeva nemmeno fossero tigli. Solo con me stesso Gli alberi si piegano ad accarezzarmi. La loro ombra abbraccia il mio cuore. Candy Polgar Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FIOR DI LUNARIA, FIOR DI MONETA

    È davvero questo l'anno della Lunaria! Non ne avevo mai visto tanta, andando e tornando dai miei monti al mare è tutto un color rosa violaceo ai bordi delle strade, quasi qualcuno l'avesse seminata. Speriamo sia di buon auspicio, visto che nel linguaggio magico delle piante, per la somiglianza dei suoi frutti con delle grosse monete, il nome con il quale è più conosciuta è Moneta del Papa, la si ritiene portatrice di ricchezza, in grado di proteggere dalla miseria e dagli spiriti maligni e che ce ne sia bisogno in questo periodo non c'è dubbio Lunaria pare invece derivi dal nome "luna" che gli alchimisti davano all' argento convinti come erano che questa pianta riuscisse a trasformare il mercurio appunto in argento. D'argento diventano i frutti quando seccando, strofinati e tolti delicatamente i semi fra le due parti, rimane un sottilissimo disco madreperlaceo che può ricordare una moneta e per alcuni riflette la luce lunare. Quanti ne facevamo una volta perché fossero pronti per abbellire le case in inverno, adesso mi piacciono anche così seccati e basta, sempre per usarli in composizioni dall'autunno in poi . Il motivo perché ne parlo qui non è il mero ricordo melanconico del suo uso decorativo, ma per il fatto che anche questa è un'erba commestibile, e commestibile in tutte le sue parti. I fiori, decorativi in un angolo del giardino, sotto ad altri alberi o arbusti, profumano specie di sera e sono ricercati da api e farfalle. Dal fiore si evince facilmente si tratti ancora una volta di una parente del cavolo, della senape, del ravanello ecc. cioè della famiglia delle Brassicaceae o Crucifere per via dei quattro petali in croce, quindi il suo gusto è piccante, da tener presente se si usano i fiori, o i frutti verdi ancora immaturi, le siliquette, nelle insalate. I semi possono essere pestati e dare un condimento davvero molto simile alla senape, mescolati ad aceto e sale. Ho già scritto diverse volte che le piante con sapore così prevalentemente piccante non fanno parte dei miei misti di erbe, per il semplice motivo che mi sembra alterino troppo il gusto delle altre, mentre sono usate da chi piace. Così le prime foglie che escono in primavera, basta essere certi di riconoscerle, il fusto, i fiori, la radice in autunno quando diventa più carnosa, bollito o crudo tutto è commestibile, basta che sia gradito il sapore. Come sempre esistono diverse varietà botaniche di Lunaria, alcune con fiori anche bianchi e frutti più allungati che rotondi e si nota la somiglianza con una parente, la Alliaria>>>qui che però si distingue immediatamente per l'odore di aglio. Come altre erbe comuni le si sono sempre attribuite proprietà curative, ora studi scientifici si soffermano sui suoi contenuti di acido nervonico, utile per il cervello, che potrebbero essere interessanti nella cura dell' Alzheimer e della Sclerosi. Ricca di vitamina C e minerali e antiossidanti, qualche foglia non può che far bene. Non mi risulta sia protetta, ho letto comunque che in alcuni luoghi è ritenuta rara, qui quest'anno non lo è di sicuro. Occorre ricordare che è una pianta bienne, solo in alcuni casi eccezionalmente annua, nonostante il nome dato a una varietà da Linneo, Linaria annua, la più comune. Sarà il caso di farne gran scorta, nella speranza che funzionino gli effetti magici, che possa regalarci salvaguardia dai maligni, dalla miseria e riporti gli uomini alla chiarezza e all'onestà come il suo nome inglese Annual honesty sembrerebbe significare. Forse quest'anno ce n'è tanta proprio perché la natura sapeva che ne serve una quantità notevole, per tutti. Buona Pasqua -foto dal web- Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • I CUCULLI

    A l’è a riunda di cuculli che tò moe a l’ha ruttu i tondi a l’ha ruttu i recamme cinque lie ghe son costè. A l’è a riunda di cuculli i cetroin sensa i peigulli a bursetta recamma scignuria sciu spezià. A l’è a riunda de zenà che comensa u carlevà carlevà u l’è zà passou l’ommu du saccu u se l’è piggiou. Mancavano alla categoria dei fritti di Liguria i Cuculli, le frittelle di farina di ceci, che forse facciamo solo qui così piccole, simili alle pettole pugliesi che sono però di farina bianca. Segreti non ce ne sono, anche perché ognuno le fa un po' come vuole, è semplice farina di ceci, acqua e lievito. Di solito lascio l'impasto di una consistenza per così dire a nastro, e una volta lievitato lo prendo con un cucchiaio passato prima nell'olio caldo e con l'aiuto di un altro cucchiaino lo faccio scivolare a friggere. Uso il lievito a lievitazione naturale in grani, con la dose indicata sulla bustina. C'è chi fa un impasto più sodo, io vado molto a occhio, perché come diceva mia nonna "A éuggiu se fâ sôlo i frisceu" a occhio si fan solo le frittelle, quindi per una volta sono più che giustificata. Messo il tutto a lievitare per qualche ora, anche 12, dalla sera alla mattina o viceversa, all'impasto finale viene aggiunto poco sale, il verde tritato della cipollina fresca e maggiorana, o anche niente. Qualche volta ho aggiunto pochi pezzi di carciofo tritati o anche un cucchiaio di Rossetti, il novellame di pesce, insomma si può aggiungere tutto quello che sta bene con la farina di ceci, così come si fa con la farinata. La ricetta è già presente con il nome di "cucullo" ne "La Vera Cuciniera Genovese" del 1862, dove sono anche dei cuculli di patate. Per quanto mi riguarda abbiamo sempre chiamato così solo quelli di farina di ceci per distinuerli dai Frisceau, quelle di patate semplicemente polpette. Più importante è come friggerli, pochi alla volta, in olio profondo, caldo ma non caldissimo per permettere la cottura anche dentro. Appena dorati si tirano fuori. E fritti nell'olio di oliva... eh sì, acquistano sapore. Resta da capire cos'era questa "rionda di cuculli" che tutti quella della mia età hanno sentito raccontare. Anche la parola "cucullo" non si capisce bene l'etimologia, qualcuno parla del bozzolo del baco da seta, anche se cucullus in latino significa cappuccio a cono, proprio dei monaci che a loro volta lo presero dal gallico, chissà che non derivi proprio dal tradizionale cono di carta paglia dove vengono da sempre serviti come cibo da strada. Ad ogni buon conto, qualche anno più tardi, qualcuno ha pensato di individuare la famosa rotonda (riunda) a Rapallo ... chissà ... 😜 A riunda dita “Siggi” amìa ben cumme ti a piggi, se ti sgàri in stisinin ti te u piggi in tu stupin. Ti ghe treuvi biciclette, camiun motu e carussette, tutti nun san cose fà se fermase o cuntinuà. Quelu in machina cu sùa, quelu a pè cu-a sò scignua, i furesti e i rapallin se ne sbattan u belin. Quella lì, cari fanciulli, a l’è a riunda di cuculli. Traduzione La rotonda detta Siggi guarda bene come la prendi se ti sbagli appena un poco trovi biciclette, camion, moto e carrozzelle nessuno sa cosa deve fare se fermarsi o continuare Quello in macchina suda quello a piedi con la sua signora agli stranieri e ai rapallini non gliene frega niente. Quella cari fanciulli è la rotonda dei cuculli Traduzione filastrocca inizio post E’ il girotondo delle frittelle tua madre ha rotto i piatti ha rotto quelli ricamati cinque soldi le son costati. E’ il girotondo delle frittelle le arance senza picciolo la borsetta ricamata riverisco signor speziale. E’ il girotondo di Gennaio che comincia il carnevale carnevale è già passato l’uomo del sacco se l’è pigliato.

  • LE CRÊPES

    Per molti anni in questa casa non sono entrate Crêpes, crespelle le chiamavamo, si andava di cannelloni, parevano troppe le uova nelle ricette che giravano per i libri di cucina allora reperibili. Mia madre, quando la parola colesterolo non esisteva, mai ho capito in base a quale concetto, aveva un numero ristretto di uova nel suo firmamento culinario: ovunque, nel pan di Spagna come nella crema pasticciera o nelle Crêpes erano sempre troppe. Poi un giorno, per il mio secondo figlio, che aveva ambizioni da cuoco fin dalla più tenera età, comperai un libro di ricette da fare con i bambini, quando lui nemmeno sapeva leggere e meraviglia! trovai una ricetta che non ho più abbandonato. Mi si aperse un mondo... facili, economiche, trasformabili in mille modi, si possono preparare con anticipo, e soprattutto con poche uova. 250 gr. di farina un pizzico di sale 1/2 litro di latte e acqua mescolati nella proporzione che volete 1/4 di latte e 1/4 di acqua per esempio 2 uova un cucchiaio di burro fuso In una fondina setaccio la farina e metto le due uova intere, mescolo con il burro fuso e aggiungo l'acqua e il latte fino ad aver mescolato bene MA niente sbattere con fruste o mixer, non va incorporata aria, per avere un impasto fluido meglio lasciar riposare un po', mezz'ora, un'ora... Una prima variante è nell'uso di farine diverse, grano saraceno, farina di castagne, anche di mais, farina integrale,farina di ceci, sempre in proporzione metà e metà con farina bianca doppio zero. Importante per cuocere, la padellina bassa e sottile antiaderente della misura giusta apposta per questo uso, se non c'è una padella antiaderente qualunque. La padella sul fuoco leggermente imburrata con l'aiuto di carta da cucina, dopo qualche esperimento si trova sia il fuoco giusto, inizialmente alto, che la quantità da mettere ogni volta nel padellino per avere una crêpe sottile. Una volta versato al centro, con il mestolo l'impasto, muovere la padella in modo rotatorio inclinandola velocemente per far si che si allarghi sul fondo e con il fondo del mestolo in un movimento circolare in pochi secondi coprire la padella con l'impasto. che si rapprenderà all'istante. Un attimo ed è pronta per essere girata, con una spatola o se siete dei giocolieri esperti, saltandola in aria. Non si unge ogni crêpe ma solo ogni 4 o 5. Altri sistemi, che possono essere usati all'inizio, tipo quello di eliminare l'eccedenza di impasto inclinando la padella hanno solo l'effetto di sporcare ovunque. Se non si riesce, all'inizio si può, per imparare a farle sottili, provare, facendo cadere l'impasto in un'altra ciotola però. In sostanza appena allargato nel padellino basta tenere in verticale, non cade, per eliminare l'impasto in più, quello che non si è rappreso immediatamente. A questo punto su di uno strofinaccio pulito preparato alla bisogna, le allargo affinché raffreddino, dopo possono essere tranquillamente impilate in un piatto, chiuse con pellicola e conservate in frigo qualche giorno. Non attaccano. Con questa ricetta a me ne vengono 18 - 20 di circa 19 cm di diametro. Con l'impasto si può, sulla piastra elettrica fare una grande crêpe rettangolare da farcire e tagliare poi a fette, molto utili in un finger, messi in piedi e detti "turbanti" Una volta pronte possono essere farcite con un'infinità di ripieni: classico: verdure, tipo Prebuggiun (qui>>) e ricotta, formaggio parmigiano. Le verdure bollite, tritate, aggiunte a ricotta in proporzione da rendere il ripieno morbido. elegante: besciamella, funghi, prosciutto con funghi porcini o misti spadellati a pezzetti piccoli, aggiunti a prosciutto cotto tritato, poca besciamella per amalgamare, o senza fungi solo prosciutto e formaggio. appetitoso: radicchio, taleggio e noci. Il radicchio crudo, soffocato in padella con pochissimo aglio e olio, aggiunto a taleggio e noci tritate. Adatto l'impasto con grano saraceno gourmet: chiusa a sacchetto con dentro un risottino primavera o come si vuole sfizioso: un asparago bollito ogni crêpe, stracchino. Buono con la farina di castagne vegetariano: con verdure miste, tipo una caponada e formaggio molle e l'impasto di grano integrale autunnale: di farina di castagna condito con pesto invernale : lardo o pancetta rosolato in padella posato sopra a una crepes di farina di mais o di ceci dolce: marmellata, crema, panna, quella crema famosa di nocciole e cioccolata..., frutta sciroppata, ecc. ecc. in questo caso poi gratinate in forno con lo zucchero sopra famose: Suzette, dalla Francia, a dir la verità ricetta monegasca, nonostante gli aneddoti di cuochi famosi e principi... Dolce, vuota, piegata a triangolo, immersa in una salsa di burro, arancia e limone, e incendiate con il Grand Marnier. Certo per queste sarebbe meglio la ricetta originale, che ha più uova e un cucchiaio di zucchero ... e poi con la fantasia quello che si vuole e quello che a volte si ha in casa. Un altra variante è la chiusura. Esiste più di un metodo per chiudere una crêpe arrotolandola tipo cannellone chiusa dalle parti e arrotolata piegandola a metà e poi ancora a metà a formare un triangolo a sacchetto chiusa con due fili di erba cipollina arrotolata e tagliata a pezzi e messi in piedi come turbanti a pacchetto Si capisce perché mi si è aperto un mondo, perché davvero le versioni sono davvero infinite tra cambiare l'impasto, il ripieno, il modo di chiuderle e di condirle, e tutte da affidare alla propria fantasia, al proprio gusto, e poi veloci da preparare. È possibile anche farcirle in anticipo il giorno prima, disporle nella teglia, coperte da pellicola perché non secchino e conservate in frigo. L'importante è lasciare il condimento da unire all'ultimo minuto, e infilarle in forno giusto 15-20 minuti prima di portarle in tavola. Tutte possono essere condite con poca besciamella allungata, senza esagerare, spesso basta un fiocchetto di burro su ogni crêpe, formaggio, qualche aroma, e poca panna o besciamella. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SPINA CHRISTI, LA MARRUCA

    foto dal web (qui>>>) In tema, la pianta di queste giornate spinose non può che essere la Marruca o Paliurus spina-christi o anche Ziziphus spina-christi. Per i genovesi, liguri in generale, Ziziphus riporta alla mente la parola dialettale "zìzoa" che vuol dire giuggiola e in effetti di un albero della stessa famiglia si tratta. Spina christi è evidente che si riferisce alla corona di spine di Gesù. Al di là di leggenda e verità le spine conservate, considerate reliquie attendibili, sono tutte di questa pianta, mentre la corona, sempre quella considerata attendibile, conservata a Notre Dame di Parigi è intrecciata, per tenere la forma, insieme con una semplice varietà di giunco. E tutte le spine, sempre quelle accettate e conservate in giro per il mondo, sono state staccate dalla suddetta corona, e sono di Marruca. Si suppone che in origine fossero circa sessanta, settanta spine, e fu Luigi IX di Francia, San Luigi, a staccarle e a distribuirle in giro. Egli comperò la corona dal Re di Costantinopoli Baldovino, a saldo di un debito da questi contratto con Venezia e costruì la Sainte-Chapelle per conservare la preziosa reliquia. ... siepe che il passo chiudi co' tuoi rami irsuti al ladro dormi 'l dì; ma dài ricetto ai nidi e pascolo a gli sciami; siepe che rinforzai, che ripiantai, quando crebbe famiglia, a mano a mano, più lieto sempre e non più ricco mai; d'albaspina, marruche e melograno, tra cui la madre selva odorerà io per te vivo libero e sovrano, verde muraglia della mia città... La siepe G. Pascoli - Primi Poemetti La Marruca cresce abbondante intorno a Gerusalemme, dal Marocco all' Iran, ma non disdegna neanche i nostri siti su fino alle Alpi, in posti molto soleggiati, ora abbastanza rara, certamente più conosciuta al Sud, poco sulle isole. L'arbusto una volta molto usato per creare siepi inviolabili atte per il portamento ramoso e le lunghe spine a recintare il bestiame e le proprietà, ha una corteccia rossastra, piccole foglie lucenti, fiori galli graditissimi alle api, il che ne fa un'ottima pianta mellifera. I frutti singolari tondi, piatti danno il nome volgare alla pianta di cappellini o soldini. Questi hanno un sapore che ricorda la mela secca e una volta, maturi, venivano tostati e macinati e usati come caffè. foto dal web (qui>>>) Le proprietà accertate sono innumerevoli, diuretiche, antinfiammatorie, contro colesterolo e acidi urici e largamente usata in preparazioni erboristiche. Dalle foglie si ottiene un preparato per le pelli grasse, i brufoli, come polvere deodorante, ed è anche una delle piante con le quali si prepara il Sidr, conosciuto anche impropriamente come Henné puro, anche se la pianta dell'Henné è un'altra, ma gli effetti sono molto simili sia sulla pelle che sui capelli, dove è usato per il potere lavante e rinforzante, non colorante, infatti è adatto per i capelli chiari. È in vendita in molti siti o nelle erboristerie, in polvere ottenuta anche da altre varietà di Ziziphus. foto web (qui>>>) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SALSA DI NOCI, DI NOCCIOLE O DI PINOLI .... NÒXE, NISÊUE E PIGNEU...

    foto di Antonio Andreatta “E o dixeiva, frattanto che i pigneuoi pestava co-e noxe in tò mortâ: -Andavimo pe pigne da figgeu, e sentivimo o vento sciù in ti pin…-” - Edoardo Firpo - Tra le salse liguri spicca la Salsa di Noci, a Sàrsa de Nôxe, per condire i Pansoti (qui>>>), ma anche delle tagliatelle o una pasta. Salsa senza cottura, un pesto se vogliamo, in quanto per tradizione è fatta al mortaio, pestando le noci con altri ingredienti fino a ridurle a crema. Vediamoli questi ingredienti : Noci, pinoli, aglio,mollica di pane bagnata nel latte, olio, sale. Nella foto manca il parmigiano reggiano grattugiato, ingrediente indispensabile, ma tradizionalmente non nella confezione della salsa, messo poi al momento di condire la pasta, c'è invece un po' defilato il bicchiere di un frullatore perché ...insomma... siamo negli anni della tecnologia e se voglio uso pure il mortaio, ma faccio decisamente prima nel frullatore con un risultato davvero accettabile. Bandita invece la panna, e pure la ricotta, basta la mollica imbevuta di latte che dà la cremosità giusta. Qualcuno indica l'uso della Prescinseua>>>, io no, qui mai messa. Per le quantità invece ci si regola a piacere. La tradizione vuole le noci spellate e il risultato finale è diverso. Sgusciate le noci, si gettano per pochi minuti in acqua bollente, si spegne il fuoco e si procede a spellare i gherigli, togliendo la pellicina Ho spellato chili di noci da ragazza, fino a che un giorno ho deciso che bastava sbollentarle, per togliere il forte che possono prendere le mie noci campagnole un po' selvatiche, specie dopo quasi un anno dalla raccolta. Almeno la sbiancatura delle noci rimane un'operazione importante per avere una salsa chiara e non abusare in proporzione del pane ammollato. Sistemo tutti gli ingredienti nel bicchiere del frullatore e frullo. Aggiungo il parmigiano E così per fare una buona Salsa di Pinoli, ottima per condire i Corzetti o Corsetti o Croxetti,>>> dischetti di pasta fresca ottenuti tagliando e successivamente pressando la pasta, ottenuta con farina e acqua, in uno particolare stampino di legno intagliato. Il procedimento è uguale come la Salsa di Noci, semplicemente sostituendo le noci con soli pinoli, certamente italiani, usando l'aglio se gradito e con l'aggiunta, in questo caso utile, di qualche ciuffo di maggiorana. L'uso della maggiorana non si disdegna nemmeno nella salsa di noci, se piace. Della differenza importante fra i pinoli ho già detto qui >>> nel post dedicato a Sua Maestà Re Pesto>>>, e pure dell'aglio di Vessalico che è sempre meglio usare per le salse liguri. Stesso metodo e ingredienti per la Salsa di Nocciole, se non con la differenza di tostare le nocciole per privarle della pellicina e qui sì, una buona aggiunta di ricotta. Con questa salsa è buona anche una semplice pasta integrale. Tutte e tre, con il frullatore, sono salse veloci da preparare all'ultimo minuto, anche per l'arrivo di un ospite improvviso, basta avere i pochi ingredienti sempre in casa. Ricordo che qui, a pochi chilometri da dove abito, esattamente dove sono nata, è stato registrato da qualche anno, il marchio "Nocciole Misto Chiavari", che tutela le diverse varietà di nocciole coltivate sulle colline dell'entroterra ligure, pare da addirittura 4000 anni, e i prodotti da esse derivati, come il pregiato olio di nocciole, ottimo a crudo su pesce e carne, ma anche sulla pelle. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Nel 2018 darà vita all'Associazione Culturale Erbando, un'associazione senza fine di lucro volta a promuovere la cultura in tutte le sue forme, con particolare interesse, da un lato alla divulgazione della conoscenza delle Erbe Selvatiche Commestibili Spontanee, dall'altro lo studio e valorizzazione della donna attraverso la storia dell'evoluzione dei lavori femminili nell'ultimo secolo. A tal fine, l'Associazione dà vita ad incontri, convegni, conferenze, interventi nelle scuole, corsi didattici per bambini e ragazzi, manifestazioni, eventi e mostre (qui>> per gli eventi). Una delle espressioni dell'Associazione Culturale Erbando è questo Blog, tenuto, curato e messo a disposizione direttamente da Lella Canepa senza alcun intermediario e, come puoi notare, senza alcuna pubblicità che ne possa sostenere i costi. Per questo ti chiediamo una piccola donazione di solo 1€ che ci aiuterà concretamente a ridurre/eliminare i costi di gestione del Blog e di continuare a darti la possibilità di leggere i tuoi contenuti preferiti senza alcuna pubblicità. Clicca sul pulsante qui sotto e apri il link sul tuo browser fuori da Facebook! Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Clicca qui sotto per avere il manuale "Il Mio Prebuggiun" e apri il link sul tuo browser fuori da Facebook! Clicca qui sotto per acquistare il libro "Donne da Ieri a Oggi" (né Lella Canepa né l' Associazione Culturale Erbando percepiscono alcun compenso per l'acquisto del libro; il link ha il solo scopo statuario di diffusione e promulgazione della conoscenza dei lavori femminili dell'ultimo secolo) Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare. Sostieni il Blog di Erbando, clicca sul pulsante qui sotto e apri il link sul tuo browser fuori da Facebook!

  • CROSTATA AL LIMONE

    Il mio dolce di questa strana Pasqua è la crostata al limone. Dovevo fare qualcosa che oltre al dolce avesse anche quel poco di aspro perché non sarà questa la festa tutta serena che si vorrebbe avere, gioiosa e allegra, l'aspro lo dobbiamo mandare giù volenti o nolenti. La Pasta Frolla per le mie crostate è la stessa da anni, la classica dell'un-due-tre o come l'ho imparata io, del tre-sei-nove, dove il tre sono 3 etti di zucchero, il sei 6 etti di burro e il nove 9 etti di farina. La proporzione resta la stessa, quale si voglia sia la quantità. Nella marea di paste chiamate frolle questa è pressoché infallibile. Dico così perché si può impastare, conservare in frigorifero chiusa in un contenitore anche 20 giorni, l'importante che uovo e burro siano freschissimi. Si può congelare, si possono fare e congelare biscotti e crostate già pronte da infornare. Inoltre in questo post vorrei riuscire a dimostrare come sia facilissimo farla con qualsiasi robot da cucina, quando tante volte mi sono sentita dire impossibile e io non saprei invece quasi più impastarla a mano. Nella frolla vera non ci va lievito. Si chiama frolla perché deve "frollare" in un luogo fresco, solitamente in frigorifero per un po' e perché anche dopo cotta è meglio se mangiata il giorno dopo, sarà più morbida. Un'altra cosa che toglie sofficità implacabilmente è la lunga lavorazione, che non fa altro che scaldarla e renderla poi dura in cottura. Il procedimento per il robot è severo in alcuni passaggi: prima zucchero, farina, burro morbido ma non troppo, un pizzico di sale, vaniglia, buccia di limone e solo per ultimo un tuorlo d'uovo per la dose da uno-due-tre. Mai mettere l'uovo o il burro per primi. Anche i tuorli d'uovo sono in proporzione, per la dose tre-sei-nove sono tre e così via. Si aziona e in pochissimi minuti si ottiene un impasto più o meno così, anche meno di così. granuloso, staccato, che con due movimenti con la mano direttamente nel robot, si riduce a una palla poco liscia, si fascia nella pellicola o si mette in un contenitore con coperchio in frigo Come si vede il risultato è lo stesso che sia l'impastatrice che il robot, dipende dalla quantità. Nel frattempo preparo la crema. Questa è stata per tanto tempo "la crema di limone della Sig.ra Marta" perché fu una signora Marta che me l'insegnò milioni di anni fa, poi negli anni ho scoperto tante analogie con il Lemon Curd, molto più ricco sia in burro che in uova e sicuramente anche in sapore ma mi accontento di questa, la versione povera. Le dosi per la crostata con la pasta frolla 1/2/3 sono: scorza di un limone 150 grammi di zucchero 25 grammi di fecola 25 grammi di burro 250 ml di acqua il succo di un limone se grande, due se piccoli In pentolino faccio sciogliere a freddo la fecola con poca acqua, poi aggiungo il resto dell'acqua, il burro, lo zucchero, la scorza e in pochi minuti di cottura girando a fuoco basso si addensa. Come accenna ad addensarsi, spengo. Fuori dal fuoco, appena intiepidita aggiungo il succo del limone. Lascio raffreddare completamente, tolgo la scorza, e solo prima di metterla sulla crostata aggiungo un uovo intero. Riprendo la pasta, almeno una mezz'ora, un'ora dopo, si vede in foto la differenza di come il riposo l'abbia resa liscia, senza averla toccata. Stendo velocemente, manipolando il meno possibile, con il matterello allo spessore di un cm per la larghezza di una teglia da 24cm, ritaglio un disco, sistemo nella teglia, di alluminio, NON IMBURRATA, senza carta forno, non serve, la quantità di burro presente nell'impasto impedisce che si attacchi, lo giuro. Con un poco di pasta formo un cilindro che poso intorno al bordo, con il polso dentro la teglia, pollice e indice verso il bordo, pizzico e formo la decorazione ondulata. Questa è la più semplice e spedita, poi ce ne sarebbero altre. Metto la crema e con gli avanzi di pasta, con il metodo della coda di topo, cioè una pallina di pasta nella sinistra (topo), con la destra modello i tondini (la coda) per formare la grata della crostata. E qui parte l'aneddoto... perché rotolini di pasta e non strisce? In questa zona la crostata è conosciuta con il nome di "Tórta in prexón", torta in prigione e quindi la pasta sopra deve essere rotonda come sarebbero le grate di ferro di una prigione ... guai a farla con le strisce.... Questa volta la crema mi è venuta un po' liquida ma niente paura durante la cottura si solidifica sufficientemente e dopo circa 35-40 minuti a 180° è pronta. Una volta cotta, la giro tranquillamente con un piatto e la metto a raffreddare. Un ultimo segreto rivelatomi da un grande maestro pasticcere, Budicin di Ruta di Camogli che secoli fa, ma proprio secoli, mi insegnò che per sapere se una crostata è cotta dentro, bastava bagnarmi l'indice di saliva e metterlo sotto la teglia calda, non c'è pericolo di bruciarsi, se la crostata dentro è cotta si sente un particolare sfrigolio sul polpastrello, ripeto non c'è pericolo di bruciarsi, so che tutto ciò sarebbe più semplice se potessi farlo vedere e provare, ma credetemi sulla fiducia e se volete tentate. Garantisco. il maestro Marco Budicin e io Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CANESTRELLI - e roête

    Come promesso proseguo la lavorazione dei dolci in via del Natale 🤶. Il Canestrello, "u canestrelléttu", è uno dei dolci liguri più conosciuto e certamente uno di quelli delle feste nella zona di Varese Ligure, dove è chiamato "roêta", rotella, con chiaro riferimento alla forma rotonda dentellata. Tante sono le ricette della pasta frolla che lo compongono. Come sempre io scrivo la mia. Questo foglietto è in casa da almeno 60 anni. ricapitolando 1 kg di farina 6 etti di zucchero 1/2 kg di burro 6 tuorli d'uovo il succo di un limone di mio negli anni ho aggiunto un cucchiaino di essenza di vaniglia. Con la farina faccio la fontana, metto il burro a pezzetti, morbido ma non troppo, aggiungo lo zucchero, i tuorli d'uovo, il succo di limone e la vaniglia. Se non ho voglia di fare a mano uso un robot o una planetaria mettendo nell'ordine: la farina, lo zucchero, il burro a pezzetti, il limone, la vaniglia; solo per ultimo aggiungo i rossi d'uovo. Impasto velocemente, solo a mescolare gli ingredienti, fino ad avere un impasto granuloso che metto sul tavolo e a mano formo una palla che metto a riposare in frigo per almeno un'ora. Ma posso farlo anche il giorno prima. Passato il tempo, taglio un pezzo, lo ammorbidisco velocemente e lo tiro in una sfoglia di 3 millimetri. Per avere la regolarità uso due strisce di legno che mi sono comperata in un brico center delle varie altezze che mi servono, e passo il matterello, in questo caso rotante, appoggiandolo su di esse, per avere uno spessore uniforme A questo punto ho bisogno della forma a fiore con il buco al centro classica dei canestrelli. Io ne ho di diverse misure per poter sfruttare tutta la pasta. Anticamente le vecchie forme non avevano i petali ma l' esterno tutto ondulato. Per tagliare infarino le forme, premo sulla pasta e poi per staccarle uso un coltello lungo sottile Posiziono via via su carta forno in una teglia e cuocio a 180 gradi per 10 - 12 minuti. Li sforno ancora chiari e molto morbidi e non li tocco fino a che non sono freddi. Rimpasto i vari ritagli fino ad usare tutta la pasta. Raffreddati, li spolvero di zucchero a velo. Come tutta la pasta frolla li preparo prima, perché siano pronti da mangiare dopo qualche giorno. A volte ne preparo delle grandi quantità, già tagliati e posizionati sulla carta forno e li congelo per averli pronti da cuocere, infornando senza scongelarli. So con certezza che a Varese Ligure, proprio Varese, io disto forse 10 km., c'è chi usa anche gli albumi o parte degli albumi, ma per me restano un poco più "duri" meno friabili e così continuo con la mia ricetta antica. Nelle mio "In Favola", Ricette di cucina infavolate, che aspetta sempre un editore compiacente, ne ho dedicata una alle ruêtte, se avete cinque minuti: Di Ella e della sua voglia di scappare Ella viveva in convento già da diversi anni. Le suore l’avevano amorosamente accolta quando una mamma distratta e affaccendata in altre cose del mondo l’aveva provvisoriamente posta sulla famosa Ruota degli Innocenti del monastero, quel meccanismo che concedeva una speranza a piccoli frugoletti che della vita non avevano colpa. E della vita appunto Ella conosceva solo il convento, la chiesa del convento, l’orto del convento, tutto si svolgeva dentro quelle mura e le uniche persone che aveva visto erano le suore. Aveva imparato ad ubbidire, a dire sì, ad essere docile ed era tutto quello che le suore le chiedevano e davvero nella sua innocenza credeva che al mondo non esistesse altro e nessuno. Amava passare le sue ore libere dallo studio e dalla preghiera specialmente ad aiutare Suor Cuoca ed era diventata brava a fare dolci. Le suore erano contente di questa sua per così dire “inclinazione”, i dolci di Ella erano molto apprezzati fuori nel mondo e la loro vendita segreta contribuiva a sostenere le spese di mantenimento del monastero anche se ogni tanto la giovane si chiedeva come facessero le suore a mangiare tutti quei dolci ... Cresceva Ella e capitava passeggiasse sola in luoghi che non aveva mai visitato, porte che si aprivano su giardini, stanze e chioschi ma che finivano sempre con davanti l’alto muro. Un pomeriggio, appena dopo pranzo, nell’ora che le suore si ritiravano nelle celle in contemplazione Ella capitò in cima ad una grande scala da dove scorse in fondo un enorme portone. Un tintinnio di campanello ed ecco arrivare Suora Portiera, Ella si nascose in una nicchia e l’enorme portone si aprì, nell’arco di luce una figura alta, bruna con una voce possente mai udita ringraziò la suora del pacco che gli porgeva. Oltre, una strada polverosa e un infinito sconosciuto, sulla strada un carro con due grandi ruote ....Un attimo e la porta si richiuse, tutto sparì, ritornò il silenzio, solo l’inspiegabile accelerare del battito del cuore di Ella rimbombava nella tromba delle scale e lei fece non poca fatica a farlo tornare normale. Le avevano insegnato a non fare domande a Ella e forse aveva paura delle risposte, non disse nulla, non chiese nulla, tornò in cucina prese burro uova zucchero e farina fine, un nonnulla di limone e tirata una grande sfoglia cominciò a ritagliare delle rotelle dentate a ricordo delle ruote del carro che avevano portato via il bel giovane. Le “ruette”, così si chiamano i canestrelli liguri di pasta frolla piacquero molto alle suore che non sapendo nulla si intenerirono credendo che la ragazza sfornasse ruote su ruote pensando a quella prima ruota che girando l’aveva chiusa per sempre lì. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. 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  • IL MIO CONIGLIO ALLA LIGURE... e anche un po' alla piemontese 🐇🐇

    È primavera, con le feste, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, prime comunioni e matrimoni, e ahimè, in queste campagne una volta il coniglio veniva sacrificato a rappresentare la carne che tutti potevano preparare in queste occasioni. La carne del coniglio è annoverata tra le carni bianche, è tra le più leggere, con poco colesterolo, si dimentica spesso che è fra le più adatte per i bambini, anche nello svezzamento, con molta attenzione agli ossicini pericolosissimi, e quindi meglio tritata. Abitando in campagna galline e conigli erano i primi animali da cortile che uno si procurava, e i conigli se tenuti bene, proliferano in tal modo che uno deve inventarsi le ricette per usare la carne, che devo dire pur essendo molto buona tende a stufare un po'. Avendo avi piemontesi il mio approccio con le ricette di coniglio è multiplo e negli anni credo di averlo cucinato in tutti i modi. Questi di seguito sono alcuni. La prima e più usata è quella del coniglio in umido da mangiare con la polenta. Una piccola osservazione personale sulla pentola da usare: a me il coniglio viene buono solo in questo tipo di pentola, vecchissima, di alluminio. Non chiedetemi perché, non lo so, anche se penso che in una pentola di terra cuocia altrettanto bene. Un passaggio importante è quello di mettere il coniglio lavato e asciugato, tagliato a pezzi moderatamente grandi, in una pentola senza nulla e a fuoco vivace, con attenzione, girarlo, facendolo colorare e poi con il coperchio, abbassare il fuoco fino a che non esce l'acqua, che contribuirà a togliere il gusto di selvatico. Getto via il liquido ottenuto e metto da parte i pezzi di coniglio. È un'operazione che con quelli di supermercato si può ovviare. Un'altra regola da ricordare con il coniglio è che essendo una carne magra è meglio aggiungere un qualche grasso, lardo o pancetta e burro per insaporirlo. Quindi trito aglio, abbondante timo, pancetta e li metto a fondere nella stessa pentola dove avevo asciugato il coniglio, con un pezzo di burro e olio, rimetto i pezzi e faccio rosolare, sempre girando per far assorbire bene. Per gli aromi preferisco usare solo aglio e timo, al massimo Rosmarino (qui>>>), aggiungo gli immancabili e abbondanti pinoli e qualche gheriglio di noce, che in campagna era più facile avere. Quando è rosolato ben bene sfumo con un bicchiere di vino, aggiungo le mie olive liguri in salamoia, aggiusto di sale e metto il coperchio. Sulla stufa, a cuocere fino che la carne è tenera, e il tempo dipende dall'età del coniglio, controllando che il liquido non evapori troppo, nel caso aggiungo un po' di brodo fatto con il mio dado vegetale. Negli anni ho smesso di aggiungere il fegato e anche la testa, per una mia questione personale, ma non posso esimermi dal dire che sono entrambi buoni, per gli appassionati. Come secondo piatto è tradizione accompagnarlo con un'ottima Scorzonera (qui>>>) passata al burro Ma non è festa senza fritto e il coniglio fritto garantisco è una prelibatezza. Taglio a pezzi più piccoli, cerco di togliere qualche osso, spesso uso le cosce dietro e i pezzi più polposi della schiena per friggere, lasciando all'umido il resto. Batto con il batticarne, sulla polpa, perché le ossa se rotte formano punte molto affilate, e anche un piccolo pezzetto è molto tagliente, e non è il caso di ingerirlo, passo nell'uovo battuto, senza infarinare prima e poi in una panure fatta aromatizzando a piacere il pane grattugiato con timo e poca scorza di limone tritati. Fritto in abbondante olio caldo e magari accompagnato da fette di carciofo pure queste impannate e fritte ... E se non l'avete mai assaggiate è l'ora di provare le polpette di coniglio. Cerco di ricavare più possibile polpa e la trito in un comune tritatutto con aglio, pancetta, un'erba a piacere prezzemolo, timo, santoreggia... Aggiungo parmigiano, uovo e formo delle polpettine rotonde. Passo nella farina, nell'uovo e nel pane grattugiato e friggo, oppure cuocio in umido. Con le ossa avanzate dal difficile compito di prelevare la polpa per il fritto e le polpette e quindi con tanta carne ancora attaccata, si può fare questo ottimo brodo. Ricordo che una delle cose più leggere e digeribili, per anziani bambini e convalescenti, nello stesso tempo ricco di proteine e altro, è il brodo di coniglio. Bastano le solite verdure: carota cipolla sedano, una foglia di alloro e un rametto di rosmarino, uno spicchio d' aglio, qualche gambo di prezzemolo, qualche grano di pepe se si vuole e un pomodoro secco. Aggiungo i pezzi di coniglio e faccio bollire per un'ora. Poi spolpo manualmente e condisco con olio, succo di limone, e un' erbetta a piacere, sistemo sopra ad un letto di insalatina. Ho provato a fare il famoso Tonno di coniglio, una specie di tonno sott'olio, ma devo dire non ha riscontrato grandi favori in casa mia. Questa è certamente la mia parte piemontese. Con il brodo si può fare una leggerissima minestrina, molto ricostituente anche per una persona convalescente... ma ci sono ancora oggi i convalescenti? O imbottiti di antidolorifici, antinfiammatori, antistomale, si va a scuola e a lavorare lo stesso? No, perché una volta c'era la cura, intesa anche come "accudimento" della persona malata e della malattia, ora c'è solo la guarigione istantanea a tutti i costi. Piccola disgressione, scusate... meglio farci una risata ... A proposito del coniglio bollito ricordo con tenerezza il mitico Gully, parlando di una sorella che viveva a Cassinelle, vicino ad Ovada, un giorno ebbe a dirmi: - Quella stordîa de mæ seu a l'è andæta a stâ in Piemónte e òua a fâ o conìggio a balétto cómme e castàgne - Ah! se non avessi avuto un quarto di Piemonte nel sangue ... non l'avrei mai capita😂😂😂 Avrei altro da dire sul coniglio in cucina, tipo come disossarlo e farcito imporchettato, ma per il momento mi fermo qui. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FIOR D'AGLIO

    “Dagli e dagli, anche le cipolle diventan agli.” Avventurarsi nell'infinito mondo degli agli selvatici, ma perché? mi domando, io che poco ne so dal punto di vista botanico e nemmeno ho avuto la possibilità di trovarli e assaggiarli tutti, tanti che sono. Come sempre il mio interesse è solo per conoscenza empirica, per esperienza personale con regole precise trasmesse senza conoscenza scientifica. Molti però mi chiedono e quindi qui ... è tutto quello che so. Intanto le regole che mi hanno insegnato: Tutti gli agli selvatici sono commestibili, SE sono agli Tutti gli agli selvatici puzzano di aglio o cipolla Praticamente impossibile trovare l'erba cipollina selvatica, è un aglio, e comunque anche l'erba cipollina è un Allium Anche la cipolla coltivata è un Allium Anche il porro, selvatico o meno, è un Allium NON TUTTE LE PIANTE CON BULBI SOTTOTERRA SONO AGLI SELVATICI !!! anzi la stragrande maggioranza sono tossiche, qualcuna mortale, pur appartenendo a famiglie parenti degli Allium ed essendo molto simili. Foglie strette, foglie larghe, foglie piatte, foglie tonde non bastano per l'identificazione. Se non si è estremamente sicuri di cosa siano, aspettare che fioriscano e cercare di capire. Degli agli selvatici si usa tutto, bulbo, fiore, foglie. A conoscerli bene si possono togliere quando il fiore è secco e il bulbo ingrossato e tenere tutto l'inverno come l'aglio coltivato. Per non sbagliare meglio affidarsi al fiore che dirà con certezza se e quale aglio sia e usarlo fresco, bulbo, fiore, foglie. Tutti hanno il bulbo in profondità, quindi è quasi impossibile raccoglierli senza strumento adatto. Essendo un numero importante di varietà di aglio selvatico presenti in Italia, mi limito a quelle personalmente trovate nella mia zona e limitrofe e cioè solo quattro o cinque. Per San Zuanne chi non compra l’aglio, per tutto l’anno non arà guadagno ALLIUM TRIQUETRUM Quello della mia infanzia, che non arriva dove abito ora a 800mt, che vedo solo in riviera è l'Allium triquetrum L., chiamato da mia nonna "aggiu spussu" e mai raccolto o mangiato, ho scoperto molto tempo dopo che era commestibile, anzi qualcuno lo ritiene buonissimo e lo usa come un comune aglio coltivato e devo dire che è gradevole, anche se forte. Per riconoscerlo, il fiore, tra i primi a fiorire, formato da campanelle riunite a mazzetti sullo stelo a sezione triangolare (triquetrum), ha sempre una striatura verde all'interno, come in quasi tutti gli agli e cipolle, è profumato le foglie a nastro non sono piatte sul retro. ALLIUM VINEALE Molto comune è l'aglio delle vigne o aglio pippiolino, a fine inverno forma gruppi numerosi nei prati con piante piccolissime, è quello spesso scambiato per erba cipollina. Lo stelo rotondo, la foglia, che sembra rotonda ma non lo è, fascia lo stelo. Il fiore rosso, rosato ha i bulbilli che cadendo maturi, daranno luogo poi ad altre piante. Il gusto è un misto di cipolla e aglio. ALLIUM ROSEUM Anche questo comune, dall'odore molto forte di aglio, e in anche in questo lo stelo è inguainato dalle foglie nastriformi ma non piatte, larghe circa un cm. . Le ombrelle di numerosi fiorellini sono in delicate sfumature di rosa, con alla base le capsule dei semi I bulbilli sono alla base del bulbo e andrebbero lasciati nel terreno ALLIUM COLORATUM Un altro bellissimo che trovavo, ahimè, e non trovo più perché una colata di cemento gli ha precluso la possibilità di rispuntare (e per una volta quanto mi sono pentita di non averne sradicato un po') è l'aglio delle streghe, o aglio cirroso. Il fiore di un bel rosa carico, ha un aspetto etereo, scapigliato come i capelli di una strega. Purtroppo non avendolo più ritrovato non ho altre foto. ALLIUM URSINUM Un altro che cerco da anni, ma qui mai riuscita a trovarlo, è l'aglio ursino. Forse anche perché mi hanno inculcato il terrore di sbagliare e raccogliere foglie di mughetto o di colchico, come purtroppo è successo ad un esperto raccoglitore poco tempo fa. Insieme alle foglie, che lui conosceva benissimo, c'è finita una piccola quantità di foglie somigliantissime di colchico, velenoso quest'ultimo, e la distrazione gli è costata la vita. Devo dire che mi accontenterei di guardare capitando in un posto questo come nella bellissima foto dell'amico Antonio Andreatta. È praticamente l'unico aglio, insieme all'Allium victorialis, ancora più raro, che ha le foglie larghe, con le quali si fa un buonissimo pesto. Ripropongo la foto trovata in rete, che mostra la differenza fra le foglie buone e profumate di aglio ursino e di colchico e mughetto velenosi. ALLIUM AMPELOPRASUM Questo il porraccio, o porro selvatico, che come tutti quelli dello stesso genere è un Allium, e in questo caso è probabilmente l'antenato del porro coltivato. Nonostante sia caratteristico della zona meridionale, lo trovo anche qui, più facilmente in riviera. Il fiore grande, a palla, tra il lillà e il rosa. Le foglie, uguali a quelle del porro coltivato, a nastro, si alternano sul fusto fasciandolo. Il bulbo grosso ha i bulbilli. Da questo selvatico deriva anche il famoso Aglione della Val di Chiana. MUSCARI COMOSUM Pur non appartenendo allo stesso genere degli Allium, mi sembra giusto parlare qui del Muscari, visto che è del suo bulbo che si va in cerca. Conosciuto come Lampascione o come Cipollaccio ha nella Puglia il suo regno. Lì infatti è consumato sott'olio o fritto, ma si trova comunemente anche qui. Non è l'unico Muscari esistente ma l'unico commestibile riconoscibile con facilità, visto che gli altri con un fiore diverso, sono difficilmente distinguibili tra commestibili e poco consigliabili. Questo provoca spesso confusione fra chi raccoglie solo questo e chi conosce bene anche l'altro o chi non sa che molti hanno un contenuto di saponine importante oltre a non avere un gusto particolarmente appetibile. Lo stesso Lampascione viene messo a bagno e sciacquato più volte. Per andare sul sicuro consiglio vivamente di raccogliere nel caso solo questo distinguibile dal pennacchio in cima allo stelo dopo i fiorellini blu violacei. - Lampascione - - Muscari - Ci sarebbero ancora molte cose da dire e molti agli da mostrare ma al momento mi sembra più che sufficiente e questi sono comunque quelli intorno a me. Da questi selvatici sono derivate tutte le varietà di agli e cipolle che l'uomo consuma e coltiva ormai da tempo immemorabile. Tante le proprietà degli agli, selvatici o coltivate da essere arrivate fino a noi, a parte la capacità ipotensiva e ipoglicemizzante, quella antisettica tale da farlo considerare un antibiotico naturale, già gli antichi sapevano quanto fosse importante per chi doveva faticare, i Romani grandi marciatori, gli schiavi egizi che sollevavano grandi pesi, avevano la dotazione d'aglio. Virgilio suggeriva di pestare aglio e timo serpillo per gli uomini stanchi sotto il caldo estivo. Nella cultura popolare contadina gli si danno anche quelle di afrodisiaco Oggi la scienza ha dimostrato come abbia capacità di ridurre cortisolo e aumentare testosterone, quindi favorire la crescita muscolare. Per non parlare poi dei poteri magici, da sempre scaccia streghe e malocchio, e i vampiri... L' àggio u fà adrisâ u batàggio Mi riesce difficile non infilarlo in tutti i piatti, forse perché sono ligure e si dice che bastasse seguire l'odore di aglio per trovare l'accampamento dei genovesi alle Crociate. Fosse per me lo metterei anche nella macedonia di frutta. Quindi decine di salse diverse non solo nel pesto, nel pesce come nella carne e nelle verdure, nei sughi, sulle bruschette, nelle zuppe (la mia preferita qui>> ) ... Circa una trentina le varietà coltivate in Italia, qui in Liguria regna quello di Vessalico delicato e digeribile, ma paese che vai aglio che trovi. Da un ultimo viaggio in Francia, di ritorno dalla Provenza altri avrebbero portato profumi e lavande: io aglio di Piolenc. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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