top of page

Search Results

397 risultati trovati con una ricerca vuota

  • LA CIALLÈ–DD

    La Cialledda... ogni tanto mi permetto un'incursione, piacevole, nei piatti che ho assaggiato qui e là. È un piatto del sud, pugliese e lucano, dalle mille varianti, fatto con ingredienti poveri, semplici di facile reperimento nelle campagne. Esistono Cialledde calde e Cialledde fredde. Questa è la versione Materana che ho gustato al ristorante "Il Terrazzino" (qui>>>) di Matera. Mi è piaciuta tantissimo e non esito a farmela abbastanza spesso, visto che posso usare le erbe del Prebuggiun,(qui>>>), più o meno le stesse raccolte al sud. Ed è velocissima, se si possiede un poco di erbe già bollite. In una padella abbondante olio, in questo caso pugliese, un bello spicchio d'aglio schiacciato. Mentre si scalda l'olio, aggiungo qualche oliva, andrebbero quelle grandi baresi, queste della foto sono le mie che ho messo in salamoia io, pochi pomodorini tagliati in quattro e li faccio passare qualche attimo. Aggiungo il Prebuggiun bollito, tagliuzzato grossolanamente, e lo faccio insaporire pochi minuti, aggiungo due mestoli d'acqua calda, aggiusto di sale e lascio sobbollire qualche minuto perchè i gusti si mescolino. Il tempo di preparare una fondina con due fette di pane, e qui ci vorrebbe il meraviglioso pane di Matera con la sua crosta croccante, spessa, nera, quasi bruciata, la mollica dalla grande alveolazione e il caratteristico colore giallo paglierino della farina di grano duro... scusate la divagazione... dunque prendo le due fette di pane pugliese che trovo qui. L'alternativa per non arrivare fino a Matera è comperarlo on-line, viene spedito ovunque. Lasciata consumare l'acqua aggiunta, non va troppo brodosa, un minuto prima di spegnere rompo dentro un uovo, mescolo e appena l'albume è rappreso impiatto. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • ZEPPOLE E FRISCEU DI SAN GIUSEPPE

    - A San Giöxèppe, se ti pêu, inpî a poêla de friscieu - Tradizione antichissima quella delle frittelle per il giorno di San Giuseppe. Una di quelle feste che si è sovrapposta ad altre di fine inverno nelle popolazioni non ancora cristiane, l'ultima degli antichi romani ad essere sostituita con quella dedicata del 19 marzo. E non solo ligure, in tutta Italia si frigge, da nord a sud, tanto da far conquistare al Santo l'appellativo di "San Giuseppe frittellaro". Una leggenda racconta che San Giuseppe dopo la fuga dall'Egitto, si arrangiò a vendere frittelle, visto che non poteva più esercitare il mestiere di falegname. Per questo fino a qualche anno fa, quando ancora esistevano, erano loro, i falegnami, che davanti alle loro botteghe allestivano un banchetto provvisorio e il bancâ (il falegname) offriva a amici e passanti i frisceu, dolci e salati, ripieni di uvetta o verdura. Fra tanti uno era pieno di bambagia e chi lo trovava doveva pagare da bere a tutti. nonno Giuanin, nella sua piccola falegnameria in Via Entella a Chiavari - A éuggio se fa sôlo i frisceu - La ricetta è semplice e più o meno uguale in tutta Italia. Questa è la mia, simile alla pastella che uso per fare le verdure appastellate nel fritto misto alla genovese, con l'aggiunta di un rosso d'uovo per sancire la festività. Quella antica vuole il lievito di birra unito alla farina il mattino presto perché la pastella per i frisceu sia pronta da friggere per il mezzogiorno. Per far prima ora uso la farina autolievitante, per esempio quella della Spadoni, per circa 250gr., un rosso d'uovo e l'acqua che basta a formare una pastella ancora abbastanza sostenuta, perché di mio, aggiungo il bianco montato a neve. Come dicevo, i frisceu sono cucchiaiate di questo impasto messe in olio abbondante a formare friggendo delle palline. Nell'impasto si può mettere la qualsiasi, per tradizione il Prebuggiun (qui>>>), i fiori di Boraggine (qui>>>), la lattuga, la cipolla, il baccalà, e in quelli dolci lo zibibbo (l'uvetta). Mio padre, di origini piemontesi, preferiva, in questo giorno, le frittelle di mele come si fa nel fritto misto piemontese, la fetta rotonda con il buco e in ricordo suo così li faccio ancora. La mela deve essere necessariamente Renetta, qualsiasi altra mela si perde. Dopo averla sbucciata e privata del torsolo e tagliata a fette, immergo ogni fetta nella pastella e poi nell'olio bollente. Attenzione ... una è di cipolla 😂😂😂 - San Giuseppe frittellaio è un dì per metà festaio - Al sud, per San Giuseppe, si fanno le zeppole, di ogni misura, e dopo aver passato due anni a rimpinzarmi di queste a Taranto, non posso fare a meno di rifarmele qui tutti gli anni. Sempre al Sud per questa giornata, si organizzano anche le Mattre, le Tavolate di San Giuseppe, mirabolanti tavole ripiene di ogni ben di Dio che vengono offerti alla folla. Una volta venivano riservate ai poveri mendicanti di ogni paese, e per me assistere a una di queste feste, proprio a San Marzano di San Giuseppe, è stata davvero una esperienza emozionante. Tornando alle zeppole, i puristi le intendono fritte, in realtà in ogni pasticceria si trovano a piacere anche quelle al forno. Si tratta di una pasta choux, la pasta dei bignè, servita con crema pasticcera e decorata con una amarena sciroppata. La ricetta viene direttamente da Taranto e fra le tante che potete trovare questa ha veramente poco burro. Dunque in 250gr di acqua metto 50gr di burro a pezzetti a sciogliere sul fuoco, quando prende il bollore butto tutto di colpo 150gr. di farina e faccio cuocere mescolando fino a che non ottengo una palla. Metto a intiepidire, poi uno alla volta, facendolo assorbire bene, aggiungo un uovo intero alla volta, fino a tre, per questa dose. Con l'aiuto di un sac à poche e una bocchetta stellata grande, formo, su quadratini di carta forno (anticamente su di un piattino unto) un anello a due giri. A olio caldo, ma non troppo, poso delicatamente dentro, ogni zeppola con la carta in su, aspetto qualche secondo e tolgo la carta. Lentamente la zeppola si gonfia, la giro e la tolgo quando è di un bel colore ambrato e bella gonfia. Si capisce che la pasta deve essere bella sostenuta, quindi attenzione ad aggiungere l'ultimo uovo, e l'olio deve essere ben caldo, ma meno che per i frisceu, per permettere alla zeppola di gonfiare. Se l'olio è troppo caldo secca senza gonfiare. Una volta fritte le decoro con una crema pasticcera, un'amarena sciroppata e zucchero a velo. Con lo stesso impasto si possono fare e mettere in forno statico a 180° e aspettare che gonfino ben bene. Per la crema pasticcera, semplicemente metto un cucchiaio raso di farina, (o di amido di mais, o di fecola), e di uno di zucchero e un bicchiere di latte scarso, per ogni uovo, in una pentola. Aggiungo qualche semino preso con la punta de coltello, da una bacca di vainiglia, due pezzetti di scorza di limone e sul fuoco basso porto a cottura sempre mescolando. Appena si rassoda e si formano le bolle alle pareti della pentola tolgo e metto a raffreddare. Se qualcuno appartiene al popolo di "quelli che gli impazzisce sempre la crema" conviene provare a cuocerla a bagnomaria (qui>>>) Non resta che deliziarsi il palato sperando nella primavera che si avvicina anche se San Giuseppe ha la barba bianca e quindi può ancora nevicare ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • POLÀSTRO ALLE CIPOLLE E LA SUA ZUPPA

    Ricetta semplice, post veloce, massima resa e gusto. Una ricetta imparata in gioventù da Messegué, Maurice, colui che con i sui scritti diede parola ai miei nebulosi pensieri di adolescente, rischiarando i miei orizzonti e facendomi capire che quello che volevo nella vita era abitare in campagna. È francese, pazienza, ma tant'è siam cugini... La facilità consiste nel prendere un pollo, ruspante è meglio, metterlo in pentola a bollire e invece del solito carote sedano cipolla aggiungere solo cipolle, ma tante, anche sei, sette, dieci, e ovviamente sale. Una o due cipolle possono essere steccate con due o tre chiodi di garofano e qualche grano di pepe e a piacere un piccolo pezzo di stecca di cannella. Si fa bollire il giusto per cuocere il pollo. La carne del pollo non avrà nessun gusto strano di cipolla e il brodo, opportunatamente sgrassato dopo un riposo di frigorifero di qualche ora, fornisce una deliziosa zuppa dove le cipolle con la loro dolcezza contribuiscono a rendere particolare, quasi zuccherato. Per guarnire questo piatto qualche crostino ottenuto da quadratini di pane spruzzati d'olio, di sale, cosparsi di una qualche erba che potrebbe essere maggiorana (qui>>>) o origano o timo e messi in forno per qualche minuto sorvegliando che non brucino. Non è possibile descriverne la bontà. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • L'INSALATA DEL RE

    Presso le rive dei ruscelli, nelle acque lente ma correnti, pulite, cresce la Veronica Beccabunga L. Che aveva questo nome l'ho scoprii quando finalmente la trovai su un libro delle erbe, dopo che in casa l'avevamo sempre chiamata insalata del re o falso crescione. Il nome Veronica pare le venga dalla pia donna, così si chiamava colei che asciugò il sudore di Cristo, durante la Via Crucis, con un panno, sul quale rimase impressa l'impronta del viso e leggenda vuole che nel tenero fiorellino aperto si possa intravedere un volto umano. Ci provo da cinquant'anni ma io non l'ho ancora visto. Beccabunga invece, forse dal fiammingo "che brucia" Nelle vostre passeggiate buttate l'occhio lungo i fossi, nei piccoli rii ai bordi dei campi e con un po' di attenzione potrete scorgere le sue foglioline carnose, glabre, lucide, di un bel verde, che spuntano dall'acqua, sul fusto prostrato che affonda le radici a pelo d'acqua. Se vi attardate nelle passeggiate da fine aprile fino a tutto settembre, la potete notare per i suoi delicati fiorellini azzurri a quattro petali. Cresce ovunque, in specie al nord, nei versanti ben soleggiati, fino a 2500 mt. In ogni caso vi consiglio di segnarvi il posto, di raccoglierne un poco con le radici e a casa sistemarle in un vaso con acqua dove continuerà a darvi foglie per diverso tempo. Per il consumo si raccolgono le cime prima della fioritura, in acque che dovete controllare siano pulitissime, che non provengano, se pur correnti, da uno scolo di stalle o simili, in quanto va mangiata cruda. Il gusto piccante, leggermente allapante, va bene in un misto di insalate per dare quel tocco in più, a me piace anche da sola con un poco di olio e limone. E' preziosa ed elegante come guarnizione a molti piatti primaverli. Non è possibile cuocerla, diventa amarissima, e per me immangiabile. Anticamente usata per le infiammazioni del cavo orale, ne esistono diverse varietà, più o meno officinali, anche con le foglie più grandi. Ho fatto un salto qualche giorno fa a controllare la mia riserva selvatica di insalata del re, nonostante fosse un poco arrossata dal freddo intenso dei giorni scorsi, sta bene, e anche quest'anno per Pasqua sarà sulla mia tavola a deliziare i palati dei miei ospiti. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • LA VALERIANA ROSSA

    Costeggiando il mare, sui vecchi muri calcarei delle strade di Liguria non si può non notare questo bellissimo fiore rosa acceso che, pur se colpito dai venti di mare, si abbandona con il suo lungo stelo cavo, senza rompersi. È il Centranthus ruber o meglio la Valeriana semplice, leggermente diversa da quella officinale, ma con più o meno le stesse qualità. E cioè la sua radice ha proprietà sedative, antispasmodiche, antinevralgiche anche se non si è ancora capito come agiscano. I pareri sono discordi, qualcuno pensa che questa varietà rossa non abbia nessuno degli effetti della simile Valeriana Officinalis. Personalmente penso che se si è sempre usata qualche effetto lo avrà, visto che la leggenda narra del suo uso addirittura per calmare gli animi infuriati degli innamorati litigiosi e farli riconciliare. Peccato averlo scoperto in tarda età! In realtà a me interessa come una delle piante raccolte per il misto genovese del Prebuggiun (qui>>>) . Non mi piace molto il suo profumo quindi non riesco ad usarla, per esempio, cruda nelle insalate e pare che l'odore della sua compagna Valeriana officinale sia ancora peggio. Nel misto di erbe bollite invece può starci ed è usata da sempre. È conosciuta come Cannuggi, Erba Canna, Cannaezzu per il suo stelo lungo, vuoto all'interno. Per questo motivo è una di quelle piante della quale si usano solo i teneri germogli quando escono dai muri rocciosi alla fine dell'inverno. Se non piace in cucina, resta l'uso dei poteri magici attribuitigli fin dal Medioevo: le radici essiccate erano usate sparse per casa per proteggere la casa dai fulmini, le streghe le usavano per entrare in contatto con gli spiriti e gli imbalsamatori usavano i suoi semi nelle pozioni per conservare i corpi. Detto questo io ne faccio dei grandi mazzi da mettere a bagno per rallegrare casa perché il fiore mi piace tantissimo. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • TORTA PATATE E CARCIOFI 😋😋😋 a modo mio

    Ahhhhhhh.... il carciofo, come può non piacere? Eppure succede, e succede anche in casa mia dove dagli avi in poi tutti erano golosi di questa verdura speciale e poi trac! ... I miei figli no, non li mangiano. Pazienza, non rinuncio di sicuro a mangiarmeli da sola. E se voi volete condividere, oggi mi faccio la torta di patate e carciofi a modo mio, o meglio a modo della mia amica Gabri che me ne ha passato la ricetta anni fa. Prima due parole sul carciofo ligure, di Albenga, si intende, al massimo in periodi bui uso quello sardo. l' Ardiciocca o Articiocca (dal nome arabo الخرشوف) come è chiamato in Liguria il carciofo, è diverso da tutti gli altri, assomiglia ai Liguri, spinoso ma tenero e all'interno senza sorprese di barba o altro. Del carciofo ligure mangi tutto, anche il gambo appena spellato, crudo e cotto, una volta che hai tolto le spine. Come dei Liguri, se lasci perdere le spine ... Per niente si narra che Zeus innamorato della bella Cynara, dagli occhi verdi dalle rarissime sfumature viola, ai suoi continui rifiuti decise di trasformarla in una pianta che aveva le stesse caratteristiche dell'orgogliosa ninfa. Spinosa e rigida all'esterno, come era il suo carattere, ma dentro un cuore tenero e dolce, come l'animo della bella Cynara, come sono i nostri carciofi... e come siamo noi. Le proprietà dei carciofi? Innumerevoli, la prima, lo sanno tutti, la cinarina, utile al fegato. Poi diabete, pressione sanguigna, colesterolo tutte patologie che traggono benefici dall'uso del carciofo, financo ossa e cervello per la presenza di vitamina K. Con le foglie si può fare una tisana disintossicante, un pò amara, ma salutare. Peccato che molte qualità spariscano con la cottura e quindi conviene mangiare il carciofo crudo. Il pinzimonio di carciofo crudo è uno dei primi ricordi della mia infanzia, la cena preferita di mio padre; il piattino, la forchetta sotto da una parte, per tenerlo alzato, sale fino e via una foglia dietro l'altra, fino al cuore tenero che facevamo finta di contendercelo se uno finiva prima dell'altro: - Me ne dai un po' del tuo?- - No, è troppo buono- -Sei egoista- diceva mio padre, per poi lasciarmi anche il suo. Per il resto, frittate, risotti, minestra, ripieni, sugo di carciofi.... ma oggi è il giorno della torta di patate e carciofi. Ho spadellato i carciofi tagliati a fette non troppo sottili, con aglio (a me piace a pezzi) e bagnati con poco vino bianco. Nel frattempo ho sbucciato le patate, sempre a pasta dura che non tendano a sfaldarsi, tagliate a fette, come dice l'Artusi, dello spessore d'un soldo, e messe nella teglia antica di alluminio di nonna (e non venite a dirmi che quelle moderne cuociono uguale) e le condisco con olio e sale direttamente con le mani In una tazza ho messo un poco di mollica di pane a bagno nel latte In un "grilletto" a parte ho messo uova, parmigiano e tanta "persa" (maggiorana) tritata, ho sbattuto e aggiunto la mollica di pane spremuta, ho sistemato i carciofi passati sopra le patate nella teglia, e ancora sopra ho sistemato a cucchiaiate la pappina di uova, formaggio e pane. Ripeto: a strati, patate, carciofi e condimento. Non tutto mescolato assieme. L' accorgimento del pane permette di usare molto meno uova e crea una crosticina deliziosa. Infatti per una teglia di 30 cm.ho usato solo due uova. Un bel giro d'olio e in forno a 200 gradi per 35-40 minuti. Vorrei arrivasse anche il profumo, un bel bicchiere di bianchetta genovese e ... bón apetìtto . "A l'ëa in sce ‘n'articiocca ch'a ghe punzeiva o cû a criava Gente aggiutto / a criava Gente aggiutto A l'ëa in sce ‘n'articiocca ch'a ghe punzeiva o cû a criava Gente aggiutto / mi no ghe a fasso proprio ciû! Olidin, olidin, olidena sabbo a Camoggi, domenega a Zena; Olidin, olidin, olida sabbo a Camoggi, domenega a Pra!" 😂 😂 😂 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • L'ULTIMA ZUCCA 🎃

    In questi giorni si è reso necessario smaltire le zucche conservate per l'inverno prima che marcissero, visto le temperature alte di questi giorni, così mi sono ritrovata con una grossa quantità di zucca tagliata e pulita da utilizzare in qualche maniera. Io avrei detto alla fata Smemorina: “No, la zucca no... mi serve per i tortelli” ​ L'unico modo possibile è trasformarla e conservarla in freezer o sott'olio o come marmellata. Un quantitativo va a pezzetti, sbollentato due minuti in acqua bollente, fatto asciugare, sistemato in congelatore, per sughi, risotti e altro. Una parte è andata a cuocere in pentola, con pochissima acqua, poco sale, frullata appena tenera con il frullatore ad immersione, ridotta in crema. Divisa in contenitori per la dose che mi può servire per due, tre persone, e sistemata anche questa in congelatore, come base per vellutate di zucca dove andrò ad aggiungere quello che mi farà più piacere al momento. Cipolla, patate, aromatizzata con aglio o rosmarino o curry o zafferano, o anche così con crostini di pane condita con formaggio fresco, magari di capra, e timo. Una certa quantità va in agrodolce tipo alla palermitana: tagliata a fettine non troppo sottili. in una padella dal fondo largo, coperto di olio, friggo le fette di zucca, un paio di minuti per parte, tolgo, salo, e nello stesso olio faccio soffriggere un attimo dell'aglio e della cipolla a fettine, aggiungo zucchero e aceto in proporzione di un cucchiaio di zucchero due di aceto, spengo e sistemo sopra allle fettine di zucca. Ottimo antipasto, si conserva chiusa in contenitore, almeno una settimana in frigorifero. per la marmellata di mele e zucca vi rimando a questo post (qui>>>) Poi, improvvisamente mi è venuta voglia di fare due tortelli da congelare già pronti per cuocere. Guardo in dispensa e gli amaretti... finiti, niente mostarda, ma acciderbolina, nemmeno uova. Le galline latitano, in questa confusione di caldo inverno e quindi? Oramai decisa, mi accingo a fare tortelli senza uova nella pasta e senza uova nel ripieno. Impasto velocemente metà farina 00 e metà semola, con acqua fredda, formo la palla e faccio riposare coperta. Nel frattempo, scelgo i pezzi di zucca più sodi e di un bel colore carico, proprio della qualità di zucca da tortelli che avevo seminato nell'orto, li metto tagliati e senza buccia, in un contenitore coperto, nel microonde per circa un quarto d'ora alla potenza di 800watt. Controllo se è cotta, scolo la poca acqua che ha fatto, metto nel robot e frullo. In un contenitore, aggiungo alla zucca frullata ricotta, parmigiano, sale, pepe e noce moscata e un goccio di olio. Tiro la sfoglia, lasciandola appena un poco più spessa di quello che avrei fatto se avesse le uova, e taglio dei tondi Ho ereditato i forma-tortelli, metto il tondo sull'aggeggino di plastica e nel mezzo un cucchiaino di ripieno, e chiudo premendo bene Zucca di qua zucca di là, è arrivato mezzogiorno, mentre bolle l'acqua, faccio sciogliere in padella un pezzetto di taleggio con un po' di burro e latte, un rametto di rosmarino per profumare e cotti i tortelli pochi minuti in acqua salata, li spadello velocemente. Ottimi, delicati, leggeri, non si sono aperti. Gli altri vanno in congelatore. Bene, ora fino all'autunno prossimo non voglio più vedere una zucca. 😅 🎃 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • TORTA DI RISO FINITA? e allora rifacciamola 😜

    Prima che la primavera porti in tavola le sue preziose erbe, quando le galline ricominciano a fare le uova, nella cucina povera antica ligure di campagna arriva la torta di riso. Per quello che riguarda il posto dove vivo, potrei asserire con certezza che nella gente di qui, che ho conosciuto, erano rari altri usi culinari del riso. Niente risotti, niente riso all'inglese, niente polpette. Forse semplicemente perché era un ingrediente non coltivato in questa campagna, andava comperato e quindi tenuto da conto per questa pietanza. Come tutte le ricette liguri anche questa si avvale di pochi ingredienti per avere un risultato gustoso. LA RICETTA Questa, come sempre, è la mia versione, insegnatami qui da un'anziana, quando ero ancora una fanciulla. Intanto il riso, non un riso da risotti, ma un riso che rimanga morbido, un originario, meglio un semifino. Inizio con cuocere quest'ultimo, al contrario di come si fa solitamente, mettendo a freddo il riso in proporzione di una tazza di riso in 2 tazze e mezza di acqua fredda. Metto sul fuoco con un pezzetto di lardo, se possibile, o un poco di olio e burro. Salo e cuocio a fuoco basso con il coperchio senza mescolare. Sorveglio la cottura perchè non scuocia, ma non deve essere al dente. Con questo rapporto dovrebbe arrivare a cottura consumando quasi tutta l'acqua. Scolatelo con una schiumarola. In un "grilletto", (traduci dal genovese insalatiera, terrina, ciotola) metto un certa quantità di uova; diciamo che per mezzo chilo di riso almeno almeno sei uova ma anche sette, otto. Intere, tuorlo e albume, sbatto con sale, pepe, "ina bella cascetta de furmaggiu", quando il formaggio si grattugiava con la grattugia a mano, quella di legno con il cassetto sotto, ma insomma vuol dire una bella quantità, perchè a questo punto non c'è altro, nessun altro ingrediente, che una dose generosa di olio. Unica aggiunta quando c'era, qualche fetta di fungo secco, rinvenuta in acqua e tritata, ma poco, giusto per dare sapore, come spesso succede nella cucina ligure. Quando il riso, scolato, è intiepidito lo unisco, per ottenere un composto molto morbido. Nel frattempo avevo fatto una pasta matta con farina, acqua, olio e sale, morbida che ho lasciato riposare per poi tirare con il mattarello una sfoglia sottile. La faccio nel robot, due tazze di farina, due cucchiai di olio, sale e aziono per poco più di un minuto aggiungendo, poco per volta, una tazza scarsa di acqua, fino a che non forma una palla. Sistemo la sfoglia nel tegame basso e dentro stendo con l'aiuto di un cucchiaio l'impasto di riso, uova e formaggio livellando per bene in uno spessore poco più di un dito. Non mi resta che fare sopra un bel giro di olio e qualche fiocchetto di burro. Qualche buco qua è là, anche con la forchetta, per far passare meglio il vapore. A me piace fare l' "oêxìn", il bordino arrotolato, formato arrotolando la pasta in eccedenza sull'indice della mano destra aiutandosi con pollice e indice della sinistra Anche questa sarebbe una ricetta da cuocere sotto il testo sulle foglie di castagno (vedi qui>>>) ma mi accontento del forno elettrico di casa o di quello della stufa a legna. Inforno a 200° e cuocio per 40 minuti circa. È una pietanza buona tiepida, o anche fredda, che si può comodamente fare il giorno prima, utile da mettere in un cestino da picnic. È vero che la torta di riso fa presto a finire da tanto che è buona, ma, poffarbacco, rifacciamola! 😜 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • CROCCANTE ... voglia impellente, pressante, incombente, non rinviabile

    È così, quando ti prende in un pomeriggio piovosissimo d'autunno e hai bisogno di qualcosa di consolatorio veloce veloce e nello stesso tempo ricordi la festa, e anche se non sei sola e da consolare se hai bambini per casa e vuoi divertirli, o se come me vivi a km e km dalla civiltà più vicina, e non hai niente in casa ma per fare il croccante servono al massimo tre cose, anche due: zucchero, miele e a scelta mandorle o pinoli o nocciole o arachidi o sesamo o tutti insieme. Dosi indicative: 350gr. supponiamo di mandorle 150 di zucchero bianco semolato 100 di miele delicatissimo acacia o millefiori Se non piace il miele, che peraltro non si sente nemmeno, è possibile farlo solo con lo zucchero, anzi l'Artusi e tutti i libri di cucina lo danno con solo zucchero, chissà perché ci metto il miele... non so ... è possibile anche aggiungere poche gocce di essenza di vaniglia, bucce di limone. Questo post sarà ad alto tasso di critica da parte dei cultori della cottura dello zucchero, ma di fatto io lo faccio come mi viene e per me va benissimo e un giorno mi comprerò un termometro per fare tutto perfetto... un giorno, quando non avrò più voglia di giocare. Ungo con olio il più possibile neutro nel gusto, il pezzo di marmo che tengo all'uopo, ma io sono antica, voi il foglio di silicone, o carta forno . In una teglia metto nocciole o mandorle o pinoli o tutte insieme a scaldare nel forno, attenta che non brucino. In pentola con fondo spesso metto zucchero e miele con un cucchiaino di acqua, o poche gocce di succo di limone, e a fuoco lento lo faccio sciogliere mescolando, quando bolle e imbiondisce aggiungo la frutta secca calda e giro per qualche minuto. Attenta che non scurisca troppo e lo zucchero prenda l'amaro, nel caso si sente anche dall'odore e allora sarà immangiabile, dopo qualche minuto quando le mandorle o chi per esse si sono amalgamate bene, butto tutto sul piano di marmo e con due coltelli larghi oliati per bene impasto per qualche attimo. A questo proposito consiglio la visione di questo video: (qui>>>), io logicamente non ci assomiglio nemmeno, però dai, giocare è bello... Ora poso sopra alla massa di zucchero e frutta un foglio di carta forno o silicone oliato e con il mattarello spiano e prima che raffreddi completamente taglio, anche se fino a qualche tempo fa lo livellavo con un'arancia o un limone intero bagnato. Fatto e mangiato immediatamente. Una curiosità: al sud spesso è chiamato torrone, le due cose torrone e croccante si cambiano il nome di luogo in luogo. Pare che gli antichi romani già facessero qualcosa di simile, forse con il nome di "Cupedia" e dubito avessero lo zucchero bianco raffinato, in alcune zone del sud esiste "a' cupeta" che appunto ha negli ingredienti zucchero e miele e altri segreti. Si dice che il termine cupedia si riferisca a Cupido come sinonimo di voglia, delizia o desiderio improvviso come quello che è venuto a me ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA TALEGUA Reichardia picroides 🌱🌱

    Nell'elenco di piante del Il Mio Prebuggiun (qui>>>) mancava il post dedicato specificatamente alla Reichardia picroides, da noi nel Tigullio chiamata generalmente Talegua o Cialegua ma, come succede con altre piante, conosciuta con un'infinità di altri nomi dialettali. Nello specifico "legua", nel dialetto ligure dei monti significa "lepre", e questa erba è talmente buona che dette bestiole, erbivori dal palato fino, la prediligono, e quindi Ta-legua. È generalmente riconosciuta anche dagli umani, come una fra le più buone erbe selvatiche commestibili, anche coloro che hanno perso l'attitudine a raccogliere, la conoscono, e nelle campagne liguri tanti finiscono per prendere solo questa. È poco amara, delicata, ottima sola lessata, ma ancor di più nella mescolanza con altre erbe a mitigare il sapore più amaro di Tarassaco(qui>>>), Sciscerbua(qui>>>), Bunommo, ecc. Ne scrivo adesso, perché è una di quelle erbe che, passata la calura estiva, alle prime piogge fa la sua ricomparsa, sulle vecchie radici, dove ancora sono gli steli secchi dei fiori, anche se la sua raccolta è più abbondante e migliore nel gusto in primavera. Per l'identificazione, uno dei suoi nomi dialettali, Terracrepolo, richiama il luogo dove prospera, perché cresce unicamente nei muri sassosi, fra le pietre, dove la terra è più arida, nelle frane, lungo sentieri e strade. Non cercatela fra i prati umidi e fertili. La foglia, lunga e stretta, può essere dentellata o meno, è assolutamente senza peli, glabra, di consistenza non sottilissima, colore come si dice glauco, un verde chiaro tendente al grigio, che già di per sé la fa riconoscere. Il fiore, classico di questa famiglia, una specie di margherita gialla su uno stelo lungo, che dal momento che compare non è più possibile trovare la rosetta basale da raccogliere. Si può vedere fiorita tutto l'anno, meno che nei periodi di gelo intenso, quando con il freddo arrossa le foglie, senza però sparire del tutto. Per la raccolta, questa come le altre, muniti di coltellino a punta dentato, si recide alla base, tanto da lasciare intero il colletto della radice, e si procede sul posto ad una pulitura sommaria, per non portare a casa inutilmente foglie e parti secche o terra che sporcherebbero tutto. A casa si provvederà ad un lavaggio in abbondante acqua fredda e poi alla cottura in acqua bollente fino a che la base non sia tenera. Bollite si possono consumare così, condite con buon olio evo, limone, o usate come verdura del ripieno di torte, frittate, ravioli e pansoti. Per il sapore delicato che ha non la prediligo da sola nei ripieni, nel caso è opportuno limitare gli altri ingredienti che ne nasconderebbero il gusto. Si può consumare cruda in insalata, specie le piantine giovani primaverili. Non le sono riconosciute particolari proprietà curative se non quelle depurative, diuretiche, rinfrescanti, comuni a tutte le erbe primaverili anche se ho letto qui e là di alcune qualità analgesiche... pare che tritata fresca e applicata possa attenuare i dolori di mal di denti, mal di testa e simili. Non resta che provare. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CENTO FOGLIE DI AMARENA sciroppo di foglie

    Sì, avete letto bene, Sciroppo di foglie, non di frutti. Questa è una ricetta antica antica, di quelle da sempre fatte in casa, con poco dispendio di energie e tanto risultato. Servito volentieri agli ospiti in visita da nonna, che lo vantava come quel qualcosa di più di una semplice amarena e negli anni sempre ben accolto anche dai miei ospiti, che di primo acchito non ne indovinano la provenienza. Al gusto assomiglia in tutto e per tutto allo sciroppo di amarena, con un piccolo segreto... Procediamo con ordine. Andando per la campagna in questo periodo, tra funghi e bacche varie, si raccolgono anche le foglie e oltre a quelle di Castagno (qui>>>), sono gli ultimi giorni per recuperarne un po' anche da un albero di amarene. Occorre saper riconoscere l'albero di amarena da quello di ciliegie. Mentre il ciliegio è quasi sempre un albero imponente dai rami frondosi, l'amareno assomiglia di più ad un arbusto, piuttosto basso con rami sottili. Molto comune in questa zona, la varietà dai frutti rosso chiaro molto aspri, come comune è lo sciroppo di amarena che da essi si ottiene, dissetante, che quest'anno non sono riuscita a fare per mancanza della materia prima. Purtroppo l'abbandono della campagna e l' inselvatichimento dei terreni fa sì che piano piano queste piante, oltre ad invecchiare senza il rinnovo di piante nuove, vengano soffocate da vitalbe e rovi e sempre più difficilmente producano tanti frutti. Dunque, ritorno dalla passeggiata con un bottino di foglie di amarena, almeno un centinaio circa, qualcuna in più, raccogliendole con attenzione fra le più belle e senza difetti. Senza fare niente altro le metto nella proporzione di cento foglie a macerare in un litro di vino rosso, buono, non troppo corposo, per almeno 36 ore. Dopo 36 ore scolo dalle foglie, aggiungo 800 gr. di zucchero ogni litro di vino e metto sul fuoco a bollire come un comune sciroppo per circa venti minuti, dopo di che verso ancora caldo in bottiglie pulitissime. Il gusto del vino non si sente più, mentre preponderante diventa gusto e profumo di amarena tanto da non credere che sia fatto solo con le foglie. Come tutti gli sciroppi si diluisce in acqua per dissetare. Aggiungo una deliziosa ricetta, che mi riprometto di provare, di questo sciroppo trasformato in liquore. Lasciare qualche giorno di più in infusione le foglie, sempre circa 100 in un litro di vino rosso, da 15 giorni a un mese. Filtrare, portare ad ebollizione il vino con 300 gr di zucchero, spegnere e lasciar raffreddare. Quando è completamente freddo aggiungere 300 gr di alcol da liquore. La ricetta mi è stata inviata da un'affezionata lettrice del blog, la proviamo? Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ESTATE, TI CONSERVO - 1- I POMODORI

    ... In dicembre senza pausa il pomodoro, invade le cucine, entra per i pranzi, si siede riposato nelle credenze, tra i bicchieri, le matequilleras la saliere azzurre. Emana una luce propria, maestà benigna... Pablo Neruda "Ode al Pomodoro" Tanta la tristezza con la quale lascio andare via l'estate che non mi resta ogni anno che provare a imbottigliarla, invasarla, essiccarla, per poterla così ritrovare mesi dopo nelle giornate buie e fredde dell'inverno. Vivere in campagna significa, per fortuna, avere a disposizione sempre in qualunque stagione qualcosa di fresco a portata di mano, ma è settembre il mese più adatto per mettere via l'estate ... ancora qualcosa nell'orto, quando si è ormai stufi di zucchini, melanzane ecc., tanta frutta, mele, pere, fichi, quando già si era fatto scorpacciata di ciliegie, albicocche, fragole,... il mese giusto per le ultime conserve È certamente periodo di salsa. Finiti per me i tempi di quintali di pomodori fatti davvero in tutte le salse, le ho provate e fatte tutte, anche la conserva concentrata, dura, che si seccava al sole e che si comperava a fette nei negozi di alimentari di una volta ... ma chi la ricorda più e il dado fiordagosto venuto dopo? Ora mi limito ad un tipo, semplice, versatile, che può essere usato così o con aggiunte dell'ultimo minuto. Pomodori, fortunatamente dell'orto, come sono sono, per prima cosa lavati. Tolgo la parte apicale (cavità peduncolare) dove il pomodoro è attaccato, qualcuno un giorno mi disse che proprio lì si annidano più tenacemente microrganismi e nel caso di frutta e verdura comperata, residui di anticrittogamici e altri veleni. In una pentola con un pugno di sale grosso, con il coperchio, finché non si sfaldano, stando attenta che non attacchino al fondo. Appena ammorbiditi li passo. Essendo dell'orto mi capita di farne pochi vasetti per volta e allora mi avvalgo dell'aiuto dell'estrattore, altrimenti se capita una quantità più rilevante uso la macchina apposita passapomodoro, in mancanza d'altro un comune passaverdura a mano. Non sono abituata a eliminare l'acqua di vegetazione che fanno i pomodori, mi sembra che così rimangano con un gusto di pomodoro più fresco, altrimenti acquistano un sapore di conserva, un po' come se di un minestrone tenessimo solo la verdura... Finito di passare, rimetto sul fuoco fino a raggiungere la consistenza che mi piace. Una volta ottenuta invaso in bottigliette o vasi sterilizzati in forno o in microonde (qui>>>) , con tappi nuovi e procedo alla pastorizzazione. Molto utile per riempire conserve e marmellate varie, questo imbuto particolare, con il buco largo. Ho già parlato a lungo della mia idea di pastorizzazione casalinga qui>>> se volete dare un'occhiata, comunque per vasetti più o meno da mezzo chilo non vado oltre i venti minuti di bollitura in pentola con acqua che supera i tappi. Con questo semplice procedimento ottengo una passata fresca, che non ha per niente il gusto di concentrato o di conserva, come avrebbe togliendo tutta l'acqua di vegetazione. A questa base, buona così com'è per la pizza, è possibile aggiungere anche solo aglio, o cipolla, per avere una salsa pronta per la pasta, solo da scaldare o aggiungerla ad ogni ricetta che serve. Una variante può essere zucchini e melanzane o peperoni a pezzetti, stufati in aglio e cipolla, da aggiungere alla passata a finire di cuocere insieme, poi invasata e pastorizzata così da avere una salsa pronta per la pasta asciutta. Se invece si vuole un concentrato per il sugo, per il ragù, basta aggiungere all'inizio, ai pomodori, verdura tipo aglio, carota, sedano, cipolla, prezzemolo tagliata grossolanamente. Mentre si passa si può togliere un po' di liquido, non tutto. Una volta passata, si fa cuocere a lungo fino ad avere un buon concentrato da invasare i vasetti più piccoli, che può essere usato a cucchiai e conservato in frigo coperto di olio. O per far prima in contenitori per il ghiaccio e messo in congelatore per avere una piccola quantità pronta da aggiungere al bisogno. Il concentrato non è un tipo di conserva economica da fare se non si possiede un fuoco a legna, per la lunga cottura che comporta. Un accorgimento è quello di dosare bene il sale per evitare che concentrando divenga troppo salato. La cosa più importante è fare barattoli della misura che serve in modo che una volta aperti non debbano essere conservati più di qualche giorno in frigorifero. Un'altra buona conserva imparata dai vicini di casa salernitani, è quella di riempire il vasetto di pomodorini interi, appena sbollentati, ricoperti a riempire di salsa passata. Una bontà. Se l'annata nell'orto è stata particolarmente abbondante, posso fare qualche pelato. Praticato un taglio a croce, messi in acqua bollente pochi minuti, e subito in acqua fredda, così da poterli facilmente spellare, privati dei semi e tagliati a fettine, invasati e pastorizzati. Se ho posto nel congelatore e tanta produzione e poco tempo, non faccio altro che lavare, specie i pomodorini, e interi così come sono sistemarli a congelare. Basterà passarli sotto l'acqua calda per togliere la pelle e avere quasi dei pomodori freschi. Attenzione, perché in cottura daranno molta più acqua. Finito di fare la salsa vi ritroverete le mani morbidissime, e se vi avanzano due cucchiai di succo di pomodoro fatevi una maschera sui capelli prima dello shampoo. Dieci minuti in posa per avere capelli lucenti e brillanti. Un'altra cosa buona da farsi in casa è una sorta di Ketchup. Il Ketchup arriva da lontano ed è completamente cambiato dalla sua ricetta originale che comprendeva fermentato di pesce e salsa di soia, vista la sua provenienza orientale. In Europa cominciarono a metterci di tutto, in America all'inizio del 1800, qualcuno decise di aggiungere il pomodoro chiamandola Tomato Ketchup, fino a quando il sig.Heinz perfezionò la ricetta che è quella di oggi. Durante il periodo fascista si cercò un nome e una ricetta italiana, ecco allora la Cirio inventare la Salsa Rubra, di diretta derivazione dal Bagnet ross, tipica salsa piemontese per il bollito. Le tre ricette si differenziano per pochi particolari, ma da questo ho dedotto che posso farmi il Ketchup come piace a me, in generale quello che metto sono: su circa mezzo chili di pomodori belli maturi una bella cipolla rossa una mela non proprio matura uno spicchio d'aglio una costa di sedano tagliati grossolanamente e fatti stufare assieme Nel frattempo in un'altra pentola faccio sobbollire per circa un quarto d'ora un bicchiere e mezzo di aceto bianco due bicchieri di aceto balsamico un chiodo di garofano, un pizzico di cannella e un cucchiaino di paprika. Quando le verdure sono cotte le passo con l'estrattore o con un passaverdura, rimetto sul fuoco a concentrare e aggiungo l'aceto filtrato e un bel cucchiaio di zucchero. Controllo il sale, un pizzico di pepe e quando raggiunge la consistenza giusta, imbottiglio in bottiglie piccole che pastorizzo per venti minuti. Una volta aperto si conserva in frigorifero per qualche giorno. È possibile cambiare la ricetta a piacimento, per esempio togliere l'aglio o il sedano, o l'aceto balsamico, o aumentare la cipolla... Per quanto riguarda altre ricette comuni, combatto una personale battaglia contro i pomodori verdi, che molti usano conservare come sottaceti, o a fare la marmellata. Molti non sanno che i pomodori che si possono consumare verdi e sempre dopo cottura, sono di varietà particolari, per esempio la “Emerald Evergreen”, che mantengono la colorazione verde anche a maturazione completata. Il pomodoro è una solanacea come patate, melanzane e simili e come tale le parti verdi contengono solanina, un sostanza potenzialmente pericolosa, che non viene eliminata completamente con la cottura. Pur non essendo così facile intossicarsi con pomodori o patate o melanzane, si possono avere disturbi gastrointestinali che non imputiamo nemmeno al consumo delle parti verdi di questi frutti, pomodoro Emerald Evergreen visto che poi è nella quantità che se ne mangia. Certo un consumo costante e in quantità non è consigliabile, sta di fatto che conserve in commercio di pomodoro verde o i famosi Pomodori Verdi Fritti americani saranno alla fermata del treno ma non sono fatti con i pomodori dell'orto rimasti verdi a inizio autunno. ...e sopra il tavolo, nel mezzo dell'estate, il pomodoro, astro della terra, stella ricorrente e feconda, ci mostra le sue circonvoluzioni, i suoi canali, l'insigne pienezza e l'abbondanza senza ossa, senza corazza, senza squame né spine, ci offre il dono del suo colore focoso e la totalità della sua freschezza. Pablo Neruda "Ode al Pomodoro" Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

bottom of page