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- CASTAGNACCIO: dolce o salato?
Fino agli anni 50 del secolo scorso la castagna è stata il principale nutrimento di queste campagne dell'Appennino, qui come in altre parti d'Italia. Dalla macinatura delle castagne secche si ricava una farina, dal sapore dolce, oggi molto ricercata, con la quale si confezionano diverse ricette e fra queste il Castagnaccio. Nella mia infanzia in riviera ho sempre assaporato il castagnaccio nella sua versione dolce, con aggiunta di pinoli e uvetta, cotto nella teglia in forno . Trasferita in campagna, circondata da piante di castagno e seccatoi, ho imparato, dopo un iniziale diffidenza, a gustarlo salato, o meglio accompagnato da cibi salati, ed è di questa versione che voglio parlarvi. Era abitudine, in inverno inoltrato, mangiarlo per colazione, quella che in campagna si faceva a qualche ora dal risveglio, finiti i lavori in stalla, solitamente consumato cosparso di ricotta fresca e accompagnato da salumi vari tipo salsiccia, sanguinacci (berodi), pancetta, lardo. Non nascondo che la prima volta che ho visto piegarne una fetta a mo' di panino con dentro una salsiccia son rimasta interdetta e se non fosse stato per il grande godimento che percepivo in chi lo mangiava e per il profumo che sprigionava l'insieme non mi sarei azzardata ad assaggiare... e una volta assaggiato! Conosco due differenti ricette. Quella che segue era cotta sulle foglie di castagno sempre nel fuoco sotto il testo, come il pane che vedete qui>>, improponibile ai tempi nostri, quindi mi rassegnerò a mostrarvi la versione nel forno di casa. Per la farina, ho già detto di abitare vicino a un mulino, ma non lontano dal mio paese, a Carro dall'Azienda Agricola Silvia Bonfiglio (qui >>) potete trovarne di altrettanto eccellente. LE RICETTE (salate) IN FORNO Verso in una ciotola farina e acqua e mescolo. Le dosi, come è mia abitudine, non le posso quantificare, vado a naso fino a che non ottengo un impasto, per così dire "a nastro", tipo quello di una comune torta dolce. La farina di castagna è solita formare facilmente molti grumi a contatto con l'acqua e l'unico vero segreto è quello di lasciare l'impasto a riposare per qualche ora, riposo che serve proprio a scioglierli. In un altra terrina sistemo la ricotta, condisco con un pizzico di sale, un rosso d'uovo crudo, una manciata di parmigiano e un poco di panna liquida o latte e mescolo fino ad avere un miscuglio morbido ma non liquido. Versato per primo l'impasto del castagnaccio nella teglia ben unta di olio extra vergine di oliva, sopra sistemo con delicatezza quello di ricotta, con l'aiuto di un cucchiaio. Inforno in forno caldo a 220° per mezz'ora-quaranta minuti a seconda della misura della teglia. Uso spesso questa versione negli antipasti o ai buffet, insieme alle torte di verdura e alla Baciocca (clicca qui per il post!!). Spesso sistemo nella teglia le Foglie di Castagno (clicca qui per il post!!) che daranno un tocco di rusticità e anche un po' di sapore. NEI "TESTETTI" L'altra ricetta, più usata con i salumi, è invece quella cotta nei "testetti" di terracotta tipici di questa zona. Piccole teglie, di circa 17cm in terracotta costruite artigianalmente, arroventate su braci ardenti, Nella mano sinistra sistemo tre foglie di castagno rinvenute in acqua (clicca qui per il post!!), sopra poso due cucchiai abbondanti di impasto, nel frattempo avevo preso al momento giusto, con l'aiuto di un paio di molle da camino ed appena diventato rosso, un testetto sistemo con attenzione le tre foglie con l'impasto copro con altre tre foglie incrociando con quelle sotto, e sopra poso un altro testetto caldo, dove metto altre foglie con l'impasto e così via fino a formare una pila di sette, otto Dopo qualche minuto, estratti i castagnacci, ripuliti dalle foglie bruciacchiate, sono pronti per essere gustati, piegati a metà e farciti di leccornie varie, salumi o anche formaggi. Credetemi, c'è una differenza sostanziale di gusto fra quelli cotti in forno e quelli cotti nei testetti. Provare per credere. 😋😋😋 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze appassionanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- LA FARFRITTATA - 😮 la finta frittata senza uova
In questo mondo bislacco i nostri anziani hanno lottato e si sono sacrificati per raggiungere quello che pensavano essere "il benessere", le generazioni moderne di questo "benessere" hanno solo goduto i frutti, ma ora pare che tutta questa floridezza si stia ritorcendo contro e si è scoperto che questo fa male, quell'altro pure e così si reinventano cose che sono sempre esistite quando si chiamavano povertà, e ridiventate attuali si chiamano etiche, salutari o vegane . E così oggi vi parlerò della Farfrittata, una frittata senza uova che è sempre esistita ma che solo di recente ne ho risentito parlare, da parte di chi non vuole o non può mangiare uova. In una campagna come la mia, con una agricoltura a misura di braccia d'uomo, si sa che le galline hanno un periodo dell'anno dove fanno meno uova o addirittura smettono di produrne e quindi era giocoforza farne a meno. Così per fare una buona frittata senza uova si usava la farina di ceci. LA RICETTA Metto la quantità desiderata in una ciotola, un pizzico di sale ed inizio ad aggiungere acqua fino ad avere un impasto cremoso, esattamente come quello di qualche uovo sbattuto. Aggiungo anche un poco di olio. Se ho tempo lascio l'impasto a riposo per qualche ora, perchè la farina di ceci tende a formare grumi e con il riposo si sciolgono. Con il tempo la farina si gonfia un poco e quindi lascio l'impasto leggermente più liquido. A questo punto aggiungo la verdura tagliata a pezzetti che voglio, come per una normale frittata e o anche formaggio. Zucchine e/o cipolle appassite in padella, bietole o spinaci bolliti, carciofi o quello che più mi piace. Procedo per la cottura come una normale frittata. Una padella (antiaderente è più facile...), un filo d'olio, fuoco vivo all'inizio, appena rappresa abbasso la fiamma e lascio cuocere fino al momento di girare e finire di cuocere dall'altra parte. Garantisco che pochi si accorgeranno della differenza. Si può fare anche in forno, con l'accortezza di non lasciarla asciugare troppo, affinché non secchi. Va ricordato che i ceci sono i più calorici fra i legumi secchi, cioè non è la stessa cosa mangiare due fagioli o due ceci, ma sembra che oltre all'acido linoleico, abbiano una buona quantità di saponine che aiutano a pulire il sangue da trigliceridi e colesterolo. Per smaltire, non resta che tornare a tutte le buone usanze antiche, quindi oltre alle ricette tornare pure al movimento che facevano i nostri vecchi. Tanto lavoro manuale, tanti passi a piedi... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- TERESA CICERI CASTIGLIONI la mia donna della settimana
Oggi voglio parlarvi di un personaggio non molto conosciuto, legato all’agricoltura e quindi alle erbe. Teresa Ciceri Castiglioni, nobildonna, nasce a metà del 1700, figlia del conte Giobatta. A vent’anni va in sposa al nobile comasco di ventitré anni più vecchio di lei, Cesare Ciceri. Nonostante abitino nel centro di Como in uno stabile di cinquantanove stanze, e il matrimonio sia allietato dalla nascita di dodici figli, donna Teresa non disdegna di interessarsi del grande podere del marito che comprende un terreno di 438 pertiche e 21 tavole e le due proprietà della Rienza e della Figarola. Rimasta vedova a quarantanove anni, nelle difficoltà quotidiane, oltre a cercare di sanare i debiti del marito, a reperire denaro contante per la vita di tutti i giorni, mandare avanti tutto, far maritare dignitosamente le figlie, studia attivamente come far fruttare al meglio le proprietà terriere. Introduce per prima la coltivazione della patata e dedica i suoi studi anche a utili applicazioni nell’industria. Scrive una relazione su come ricavare un filato dalla scorza dei lupini, molto comuni nei terreni acidi del posto e alcune frammenti di tele tessute da lei con questo particolare filato sono al Museo di Como. Ma la storia più curiosa su di lei arriva adesso. La sera del 4 novembre 1776 ha ospite l’amico Alessandro Volta e a questi parla di una strana “aria infiammabile” che c’è laggiù nella palude all’ Isolino Partegora. Questi si reca sullo scoglio e rovistando tra le canne scopre alcune bolle di gas. Riesce ad imbottigliarle e, dopo studi di laboratorio ed esperimenti darà a quelle bolle il nome di Metano. E’ grazie a questa scoperta che Teresa Ciceri viene proposta dallo stesso Volta per essere accettata dalla Società Patriottica di Milano come "Sozia Corrispondente Nazionale per le cognizioni e lo zelo rispettivamente agli oggetti dell'agricoltura e delle arti", dove lei presenterà una relazione sull’arte di " pettinare, filare, torcere e tessere a maglia la scorza di lupini". Certamente la nobile signora avrà avuto domestici e camerieri, ma questo non mi toglie come malgrado abbia affrontato dodici gravidanze portate a termine, allevato questi dodici figli, gestito una grande casa e un vasto terreno, sopperito alla costante mancanza di denaro e, tutto ciò alla fine del 1700, avesse ancora tempo, forza e salute per dedicarsi alle arti e alle scienze, potesse avanzarle tempo per provare a filare i lupini e a vagare per le paludi cercando arie infiammabili. Ma qualcuno a voi lo aveva detto che il metano era stato scoperto grazie a una donna che aveva notato delle strane bolle di gas che si infiammavano in uno stagno? Nel ritratto conservato al Museo Giovio di Como si vede sullo sfondo un ramo di lupini e i fogli della sua relazione. Tra le mani una medaglia d'oro consegnatale per il suo impegno a promuovere la coltivazione della patata. A lei è intitolato il Liceo Teresa Ciceri di Como. Condividi il post! e poi torna, troverai storie appassionanti!. E se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> clicca qui sotto e vai al libro >>
- PASTA E CÖI - pasta con i cavoli
So per certo che nella tradizione ligure contadina è sempre esistita la pasta con i cavoli. E nella ricetta originale, per cavoli si intendeva Verza. In casa mia si è sempre mangiata con i cavoli ramosi che mia madre chiamava "broccoletti calabresi", che vedete qui in foto. Ho usato quelli dell'amica Cristina dell'Azienda Agricola Santa Giulia perché i miei sono piaciuto molto all'amico capriolo come si evince dalla foto sotto Puliti, divisi in cimette, tolte le coste e foglie più dure, lavati. Possono senz'altro essere sostituiti dalla verza tagliata a strisce. pelo qualche patata e la taglio a spicchi Nel frattempo ho messo al fuoco abbondante acqua, e al bollore aggiungo il sale e butto la pasta, meglio penne o mezze penne rigate. A questo punto la cosa importante è la cottura dei diversi ingredienti, nel senso che devono arrivare a cottura tutti insieme pur essendo di consistenza diversa. quindi calcolando (a seconda della qualità di pasta) 10 minuti per le penne, dopo due tre minuti butto le patate aspetto ancora qualche minuto e butto le cime di cavolo mentre aspetto, in una larga padella, in abbondante olio, metto aglio e pinoli a scaldare e aggiungo anche un poco del mio Dado Vegetale. Il tempo di scaldare l'olio e spengo il fuoco. Scolo la pasta e cavoli al dente e, trasferita la padella sul fuoco, salto per qualche minuto. Servo e, a chi piace, con formaggio grattugiato. Questa ricetta fa parte di quelle dove preferisco usare un olio del sud, sia calabrese, pugliese o siciliano e dove sta bene un formaggio anche un poco piccante tipo cacioricotta o al limite pecorino. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- Sua Maestà 👑 RE PESTO
Torno dai tre giorni di Pane e Olio a Sestri Levante, dalla partecipazione alla manifestazione con il mio Erbando dove ho contribuito, con la collaborazione di Barbara, alla lezione di Pesto al Mortaio a cura dell’ "Accademia dei Sapori". Potevo non farvene partecipi? Dunque: il Pesto. Se c’è una parola che identifica la Liguria questa è - Pesto - . Per Pesto si intende una salsa fredda a base di basilico, con l’aggiunta di formaggio, pinoli, aglio, olio, normalmente usata per condire la pasta. Così sembrerebbe facile; vediamo gli ingredienti, quelli del disciplinare del Consorzio del Pesto Genovese. BASILICO GENOVESE D.O.P. E per Basilico Genovese D.O.P. si intende quasi esclusivamente Il il basilico di Prà, quartiere del ponente di Genova, dove la coltivazione avviene da secoli e dove il microclima favorisce le caratteristiche particolari, sia di gusto che di odore, perfette per la preparazione del pesto genovese. Le foglie di dimensioni medio - piccole, il colore di una tonalità di verde particolare, lo distinguono da ogni altro tipo di basilico. In più il basilico genovese D.O.P. si riconosce per non avere profumo di menta che invece è presente in quasi tutte le altre varietà. PINOLI Rigorosamente italiani, per i Genovesi possibilmente Pisani, niente pinoli orientali, niente anacardi, no alle noci, alle mandorle ecc. ecc. Le differenze oltre che nel gusto si intravedono nella forma: regolare, non allungata o piatta nel colore: bianco avorio uniforme nel profumo: resinoso di pino e nel prezzo: elevato, perché ci vogliono due anni a un pinolo per crescere e perché ci vogliono 100 chili di pigne per avere circa 7 chili di pinoli FORMAGGI Grana nel senso di Parmigiano Reggiano, è tollerato il Grana Padano, e Pecorino Fiore Sardo nella proporzione di tre parti di grana e una di pecorino. AGLIO C'è chi non digerisce le pietanze con l'aglio, forse non ha mai provato l' Aglio di Vessalico. Vessalico è un paese della Valle Arroscia in provincia di Imperia, in questo territorio viene coltivata questa varietà di aglio che si distingue per un aroma intenso ma una alta digeribilità. E' un aglio dalla buon conservabilità, dai bulbilli non molto grandi. Il 2 luglio di ogni anno si tiene la fiera dove potrete farne scorta. Si riconosce anche per la particolare forma che viene data alla sua "resta", la treccia diversa dalle altre. Quindi indispensabile per il pesto. Lo sentirete pizzicare in bocca un attimo e poi non ne rimarrà traccia. OLIO Solo olio extravergine ligure. Il sapore leggero sposa benissimo, senza sovrastare, quello del basilico. Sale grosso marino. Non esagerate, potrete sempre aggiungerne dopo. PROCEDIMENTO Occorre il mortaio classico di marmo con il pestello di legno. Si inizia mettendo l'aglio (il disciplinare dice uno spicchio per 28-30 foglie) e si picchia leggermente con il pestello per romperlo, con qualche grana di sale grosso Successivamente si aggiungono i pinoli, una manciata E' importante ogni tanto, raccogliere con un cucchiaio quello che si va ad attaccare alle pareti per rimetterlo al centro si continua con le foglie di basilico, solo le cime, senza i rametti che sono amari e difficili da rompere. Vanno lavate? Sì,ovviamente, ma molto prima e poi lasciate asciugare allargate su un canovaccio. Devono essere aggiunte asciutte. Quando l'aglio e i pinoli avranno la consistenza di una crema, e sarà il momento di aggiungere il basilico, non servirà più "pestare", piuttosto effettuare una pressione con il pestello di legno nelle pareti del mortaio stracciando delicatamente le foglie, e qui sta la differenza con la lama del frullatore che "taglia" il basilico. Nel fare questo movimento ci si aiuta tenendo con l'altra mano le "orecchie" del mortaio per girarlo mentre si preme E' il momento dei formaggi, si aggiunge continuando a mescolare e a raccogliere. Quando il pesto sarà sufficientemente cremoso si incorpora l'olio, direttamente nel mortaio senza pestare 😂😂😂 E grazie a Barbara. Vi sembrerà una procedura lunga, ma garantisco che nel tempo di mettere a bollire l'acqua di cottura della pasta, il pesto è pronto. Ora potete condire la vostra pasta, o bavette o trenette o trofie o gnocchi o anche una pasta all'uovo sottile tagliata molto larga "i mandilli de saea" (fazzoletti di seta). E' d'uso aggiungere nella cottura della pasta qualche patata farinosa a pezzi, cosi che l'amido rilasciato da queste renda ancora più cremoso il piatto al momento di condirlo, e in stagione se volete anche fagiolini. Vi ricordo che il minestrone genovese non è tale se non con l'aggiunta di un generoso cucchiaio di pesto a fine cottura. Riguardo alla quantità da usare per condire, beh, vi rimando a Gilberto Govi 😀 "E stasseia me fe menestrun cu in po de pestu, ansi pestu cu in po' de menestrun" (Colpi di Timone 1958) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- NON C'E' AUTUNNO SENZA ZUCCA, non c'è zucca senza semi. 🎃
Saggia la natura che a fine estate ci offre un prodotto come la zucca, di lunga durata, che ci terrà compagnia nelle buie giornate invernali con il suo colore acceso, che ci permetterà di confezionare con essa zuppe, tortelli, creme, minestre, marmellate, dolci, torte e quant'altro... Tante sono le sue qualità che i più non si soffermano a indagare anche quelle dei suoi semi, sempre numerosi all'interno e al più ci si limita a seccarli e a salarli. Hanno proprietà incredibili,ricchi di vitamine, persino del gruppo B, di grande aiuto per il cuore, la prostata, ricchi di selenio, zinco, magnesio, omega 3, Invece sbucciati e seccati sono un ingrediente prezioso per insalate, per aggiungere al pane fatto in casa e anche per essere gustati così. Ne devo preparare parecchi perchè vanno a ruba letteralmente. Per togliere i filamenti basta sciacquarli sotto l'acqua corrente, e dopo una breve asciugatura, cerco di romperli un poco con l'aiuto di un mattarello, senza schiacciarli troppo A questo punto, li butto in acqua bollente per pochi minuti, circa 5, così saranno più facili da sbucciare Con l'aiuto di un coltellino e con pazienza li pulisco ad uno a uno. Il segreto sta nell'imparare a schiacciarli al punto giusto. Così puliti li metto a seccare e CERCO di conservarli; sono così buoni che raramente ci riesco. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- La PUTA, polenta con i cavoli neri
Dopo un'estate lunghissima aspettare con ansia i primi freddi, questa non mi era mai successa! Qui a 800 mt. sul livello del mare è sempre un po' più freddo e un po' prima, ma questa volta ho dovuto decidere velocemente proprio appena la temperatura è cambiata a causa delle visite frequenti, direi giornaliere, del capriolo nel mio orto. Ora che non gli è rimasto altro ha deciso che anche i cavoli vanno bene...😡 La varietà di cavoli più indicata per la Puta sono i cavoli neri lunghi ovviamente liguri. Ho portato a casa quel poco rimasto, ho lavato e tagliato a pezzetti. Nel frattempo avevo messo sul fuoco a legna il vecchio paiolo di famiglia. Andrebbe di rame (e in effetti in casa c'è...), ma quello più usato è sempre stato questo di alluminio e non mi decido a cambiare. Misuro l'acqua per poter avere una proporzione di 400 gr. di farina per ogni litro e mezzo di acqua, ma in questo caso metto più abbondante l'acqua perchè deve bollire con i cavoli per almeno un quarto d'ora e si consuma un poco. Quando bolle metto i cavoli tagliati a tocchetti piccoli. Dopo circa 15 minuti aggiungo la farina di mais, fino a quando non ottengo la consistenza desiderata. Mi hanno sempre detto che la polenta non rassoda più di quello che è, cioè pur restando sul fuoco per almeno 45 minuti non diventa più dura; quindi date alla polenta la consistenza che volete più o meno fin dall'inizio. In questo caso la polenta è chiamata Puta proprio perchè rimane morbida, diciamo "a cucchiaio". Anche nella scelta della farina non devo faticare; anche se i cinghiali non mi hanno lasciato nemmeno un chicco del mio granoturco, nel mio paesello di pochissimi abitanti resiste un mulino con le macine in pietra che produce farine di grano, mais e castagna derivate da coltivazioni locali, che un giorno vi mostrerò e dove, se volete, potete portare il vostro grano o altro a macinare o semplicemente a comperare la farina. La tecnica per girare la polenta, quella che ho imparato io perlomeno, è difficile da mostrare con una fotografia; cercherò quindi di spiegarvela. Inizialmente lascio il mestolo nel centro del paiolo girandolo, mentre getto la farina a spaglio. Successivamente giro il mestolo su se stesso e contemporaneamente intorno alla pentola, esattamente come il movimento della planetaria qui sotto: questo per almeno 45 minuti. Non meno perché la farina di mais risulti digeribile. Quando comincia a staccarsi dalle pareti del paiolo è quasi pronta [a dir la verità c'è un detto popolare che suggerisce quando la polenta è cotta, specialmente per chi la cuoce e la mescola per 45 minuti davanti a un fuoco vivo, ma non posso davvero renderlo publico, scrivetemi e ve lo dico in privato 😂]. A cottura ultimata la verso nel piatto e la condisco con buon olio ligure e una spolverata di parmigiano. E buon appetito 😋. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- TASHA TUDOR - la mia Donna della settimana
«Al giorno d’oggi, le persone sono così trafelate. Se prendessero un po’ di camomilla e trascorressero più tempo dondolandosi seduti sotto il portico e ascoltando nelle serate il canto del tordo eremita che scorre fluido, potrebbero godersi di più la vita». (Tasha Tudor) Ho chiamato il mio sito Erbando per via dell'ultima esperienza che sto vivendo, legata alle erbe commestibili selvatiche spontanee, ma tutto questo parte da lontano, dalla mia passione per i lavori femminili di qualsiasi genere, quelli che facevano parte della quotidianità delle donne di una volta, sicuramente più faticosi e di come queste fatiche siano state alleviate dalla tecnologia, e dalle storie delle donne che hanno cercato di cambiare la loro vita impegnativa. Legata profondamente da un concetto di vita semplice, che non vede il superfluo come una necessità, ho scelto di vivere in campagna, una campagna molto solitaria oramai e, per questo, ho ricevuto se non critiche, diciamo così, opinioni contrarie alla mia scelta. Questo per dire che non ho incontrato molte persone come me, se non qualche anno fa quando sono capitata sulla storia della vita di Tasha Tudor e mi sono sentita meno sola. Così mi sembra giusto cominciare le mie storie parlando di donne con lei che, della vita in campagna senza tecnologia, ha fatto quasi una professione. Nasce a Boston nell'agosto del 1915, suo padre architetto navale le da il nome di Natasha come la protagonista di Guerra e Pace, lei sceglierà il cognome della madre, famosa ritrattista. Famiglia e antenati facoltosi, fin da piccola, spaventata dal ritmo frenetico preso dal progresso, sa di volere una vita semplice in campagna e si appresta giovanissima ad imparare tutto ciò che è necessario alla vita di tutti i giorni; ad esempio impara a cucire la sua camicetta di lino, ma non le basta. Vuol cominciare dall'inizio, coltiva il suo lino e lo fila personalmente, per poi tesserlo prima di cucire. Da appena adolescente suo nonno le regala una mucca, poi oche e galline e si dedica a studiare modi di conservazione dei cibi. Poco prima dei vent'anni scopre la sua vena artistica, ereditata dalla madre, e disegna un volumetto sulla vita agricola nella Nuova Inghilterra. Diventa famosa e la vendita dei suoi disegni per cartoline e biglietti d'auguri (chi non ha mai visto il disegno accanto o uno simile?) le permette, al suo matrimonio, di comprare un cottage nel New Hampshire; lì alleverà i suoi 4 figli, disegnando anche libri per bambini, coltivando giardino e orto, cucinando sulla stufa a legna, cucendo i suoi lunghi vestiti, circondata dai suoi animali per i quali organizza deliziosi afternoon tea party nel giorno del loro compleanno. Nella sua casa non c'è acqua né calda né fredda, niente corrente elettrica e meno che meno elettrodomestici. Gira comunque l'America tenendo conferenze e convegni, senza essere mai tentata ad un ritorno alla vita moderna. Divorzia nel 1961, ha un breve secondo matrimonio, si trasferisce nel Vermont in un secondo cottage, costruito manualmente da suo figlio Seth nel 1970 e continua a curare il giardino, fiori, erbe e orto, dedicandosi alla cucina, al disegno, ai racconti. Intreccia cesti, realizza bambole, case di bambole e meravigliose coperte in pachtwork. Oggi è possibile visitare la sua casa, prendere il tè tra i suoi fiori e aspettarsi quasi da un momento all'altra di vederla sulla sedia a dondolo costruita da lei. Muore nel 2008, a 93 anni dopo essere diventata un'icona, per chi, specie negli anni '80, rifiuta lo stile di vita moderno, con il progresso che allontana ogni giorno di più dalla serenità, dal piacere di fare quello che più interessa. Alla sua morte solo il suo cottage viene valutato 2 milioni di dollari, più tutte le sue opere e la sua collezione di abiti antichi. Muore il 18 giugno, giorno del mio compleanno...fosse che non fosse che abbiamo qualcosa in comune. Condividi il post! e poi torna, troverai storie appassionanti. E se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> clicca qui sotto e vai al libro >>
- BURRO? Grazie, me lo faccio 😋
Nevica. E’ novembre e un caldo autunno estivo è improvvisamente scivolato dentro a un inverno precoce. Una singolare giornata per parlare di erbe (argomento più adatto alla primavera) ma poi, proprio solo di erbe Ti vorrò parlare? In realtà il mio desiderio è di trasmettere ciò che ho imparato in questa mia ostinata vita in una campagna che purtroppo sta morendo, abbandonata per le più facili abitudini e le più redditizie occupazioni. Mi rendo conto ogni giorno che passa quanto le nuove generazioni non avranno in nessun modo la possibilità di vedere ciò che ho visto io e non tanto per la mia età, quanto per i cambiamenti tecnologici e di costume che, come in nessuna altra epoca, sono avvenuti così rapidamente. Uscendo da una civiltà prettamente contadina alla fine della guerra, quando sono nata io, sia uomini che donne ancora sapevano fare qualunque cosa fosse necessaria. Si partiva quasi sempre producendo la materia prima per arrivare, spesso, con molta manualità a quello che serviva per la vita di ogni giorno. abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento (Franco Arminio) Pur non rimpiangendo una quotidianità senza corrente elettrica, spesso senza acqua corrente, senza caldo a comando, senza medicine, senza informazioni globali, mi sembra che il saper fare non sia giusto averlo messo così presto da parte. Comprensibilmente, le generazioni che si sono trovate sottomano quello che alleviava fatiche e risparmiava tempo, non hanno esitato e, ancor meno, hanno pensato fosse utile o necessario insegnarlo alle nuove. Per fortuna mi capita sempre più spesso di trovare giovani che intuiscono ci sia un "modo diverso per" e ne hanno quanto meno curiosità di sapere e di provare. Nella marea di informazioni che si possono trovare facilmente oggi su internet il mio intento è quello di trasmetterti come ho imparato e anche come ho cercato di trasformare le mie esperienze, in una maniera più fattibile per il giorno d’oggi. Per iniziare ho scelto una cosa molto semplice, ma che ho scoperto rappresentare un mistero per molti e vedrai che tutto sommato si parlerà pure di erbe. IL METODO ANTICO Nella stragrande maggioranza delle case, una volta il latte veniva o prodotto o comprato direttamente dal contadino che lo produceva. Per la produzione del burro casalingo veniva semplicemente messo in larghi piatti di ceramica, in un luogo fresco e coperto, quasi sempre quello della mungitura della sera. L'indomani mattina il latte ovviamente intero, non omogeneizzato e non pastorizzato, aveva affiorato la panna. Ed è proprio l’omogeneizzazione del latte (inventata alla fine del 1800 per renderlo più digeribile) che impedisce al giorno d’oggi la separazione del grasso dalle altre sostanze che lo compongono. Di fatto i grassi tendono ad accumularsi verso l’alto mentre l’acqua verso il basso e questo impedisce a noi di comprare una bottiglia di latte ed avere dopo almeno 12 ore la possibilità di raccoglierne la panna. Se hai l’occasione di avere del latte da un contadino puoi provare, altrimenti devi rassegnarti ad acquistare della comune panna fresca liquida (quella che di solito è vicina al latte al supermercato e con la quale si può fare anche la panna montata). Se sei fortunata ed hai trovato il latte appena munto sistemalo in un piatto il più largo possibile per avere una superficie più grande possibile, coprilo, mettilo in un luogo fresco (va bene il frigorifero) e, dopo aver aspettato pazientemente (di solito dalla sera alla mattina), avrai la panna affiorata e potrai quindi raccoglierla pazientemente con un cucchiaio. Nel frattempo dovrai procurarti un fiasco privato della "veste" e un ciuffo di Parietaria o Erba Vetriola (Parietaria officinalis L.). Visto che si finisce per parlare di erbe? La Parietaria, responsabile di tante allergie, è un’erba comune che cresce nei muri, commestibile, buona come gli spinaci per minestre o ripieni e che deve il suo nome di Erba Vetriola alla capacità di pulire bene il vetro. Della famiglia delle ortiche è grazie lei che puoi attutire gli effetti di quest’ultime se ti sei punta, strofinando la parte lesa con la pianta. Con l’assurdo svilupparsi di questa società allergica il suo uso è andato scomparendo. In ogni caso ne devi raccogliere un po' e, dopo averne sciacquato un bel ciuffo, lo infilerai nel fiasco con un po' d'acqua e, scuotendo per bene il tutto, ne pulirai la superficie interna. Una volta pulito bene il fiasco, con l’aiuto di uno stecchino devi togliere l’erba risciacquando il tutto per bene. A questo punto metti la panna, tappa e agita attentamente per un po’ di minuti, che dipendono dalla quantità di panna usata. Puoi aiutarti con un cuscino dove, con movimenti precisi, andrai a "sbattere" il fiasco. Dopo qualche minuto comincerai a sentire il fiasco come "pieno", senza niente da sbattere dentro; in questa fase, se vuoi usarla, la panna è montata! Insisti con determinazione fino a quando vedrai la parte grassa completamente separata dal siero. A questo punto il tuo burro è pronto e non ti resta che tirarlo fuori dal fiasco, versandolo con decisione (e qualche colpo), su un colino pulitissimo. Con l’aiuto di un getto di acqua fresca, devi mantecare e poi spremere con le mani il composto ottenuto per “lavare” il tuo burro da tutto il siero e garantirne così la conservabilità oltre che un gusto migliore. Componi ora un "panetto" a piacimento ed ecco il tuo burro fresco e gustoso!!! Puoi gustarlo così sul pane con un po’ di zucchero, per una merenda dal sapore antico, oppure farne un buon burro alle erbe tritando erbe aromatiche a piacere, erba cipollina, timo, salvia, prezzemolo, prese singolarmente o nel misto che più ti piace, amalgamandole alla quantità di burro desiderata. Lo puoi usare per delle tartine o per accompagnare il pesce e la carne a seconda delle erbe usate. Per esempio buccia, succo di limone e aneto per delle tartine al salmone, rosmarino e timo per una grigliata di carne, salvia per il pollo ecc... a piacere puoi aggiungere un nonnulla di aglio. Niente impedisce di adoperarlo per un qualsiasi uso di cucina dove sia necessario il burro. Tieni presente che, con questo metodo, da 200 gr. di panna puoi produrre circa 75gr. di burro in 15-20minuti. I contadini che avevano diverse mucche e una quantità di panna considerevole usavano la zangola. Ne esistono di vari materiali e forme; in casa di mia suocera c’era questa in vetro che, come puoi vedere, il metodo è quello di un frullatore a immersione Quindi: IL METODO MODERNO Non hai 20 minuti e vuoi un metodo veloce? Devi solo mettere la tua panna liquida in un frullatore o in un sbattitore a fruste e azionare alla massima velocità per pochissimi minuti; ottenuto il burro, il procedimento successivo è uguale a sopra ed il risultato praticamente identico. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- ALL' ORTICA ... 🌱🌱🌱
“... Finché nel seno tuo fuggito Riposo e decotti di ortica Mi hanno guarito..." (Catullo) Per parlare a sufficienza dell'ortica non servirebbe un post ma un blog intero dedicato a lei. Eppure abbiamo dimenticato tutti i benefici che si possono trarre da questa pianta e ci rammentiamo solo dell'unica cosa negativa: che punge... Ha talmente tante proprietà e usi che se ce ne ricordassimo non dovremmo coltivare altro e invece la estirpiamo... Usiamo frasi dispregiative nei suoi confronti come "gettati alle ortiche" per dire buttati via in malo modo e da non riprendere, "punge come un'ortica" per chi ha la lingua tagliente, proverbi per fannulloni "A chi non vuol far fatiche, il terreno produce ortiche"... ma magari fosse... e avercene di ortiche. Chiamata un tempo "oro verde", citata da poeti e scrittori... ... barbara regina, irta tra i suoi aculei scintilla, di verde insostenibile, guerriera... M.L.Spaziani. Intanto, l'Urtica dioica L.,e la parente l'Urtica urens (meno pungente) è pianta utilissima per il terreno, cresce solo in terreni ricchi, e a questi cede a sua volta elementi, che la rendono un buon fertilizzante. La mia riserva personale di ortica Tutti conosciamo il macerato di Ortica contro gli afidi, pochi sanno che può essere usato come concime naturale. Vediamo come si fa: In un contenitore (mai di plastica) si mette 10 litri di acqua e un chilo di ortica fresca sminuzzata (senza la radice e prima che fiorisca). Tutto va lasciato, non completamente coperto, per favorire il ricambio di aria, per una o due settimane, a seconda della temperatura che ne favorisce la macerazione, insomma finché il liquido diventa nero. Va mescolato una volta al giorno, e non sarà cosa piacevole per l'odore, visto che macerare vuol dire marcire... A questo punto il nostro fertilizzante e antiparassitario è pronto, basta aggiungere il 5-10% di aceto per fermare il processo. Il prodotto ottenuto è molto ricco di azoto, potassio, calcio ed è importante per lo sviluppo delle piante da orto e da giardino. Spruzzato, diluito in 10 parti di acqua, alla base per lo sviluppo delle radici, viene velocemente assorbito. Anche le nuove piantine da trapiantare immerse prima in questo prodotto diluito attecchiranno con più facilità. Per un antiparassitario più violento contro gli afidi, bastano 12 ore di macerazione e si può spruzzare puro, contro il ragnetto rosso 4 giorni e diluito a metà. E non ho ancora detto niente. Che l'Ortica è cugina della Canapa e come questa si può filare. Le divise di Napoleone e quelle tedesche della prima guerra mondiale erano di filato di Ortica. E si possono tingere di verde i tessuti e filati naturali fatti bollire insieme a una certa quantità di Ortiche. Con la radice invece si ottiene un giallo leggero. Per venire poi ai benefici che può portare al nostro corpo, dall'esterno come cura per i capelli grassi, aiuta la crescita, rinvigorisce, ed è un aiuto naturale contro la forfora. Basta l'infuso, una manciata di foglie in mezzo litro d'acqua, da spruzzare in testa dopo lo shampoo, magari con l'aggiunta di qualche cucchiaio di aceto di mele o di limone. O se si ha voglia di provare una tintura casalinga ottenuta con 10 grammi di foglie essiccate in 100 grammi di alcool buon gusto, allungato con 30 millilitri d'acqua. Dopo dieci giorni in un vaso di vetro scuro si filtra e si usano poche gocce in testa per massaggiare. Per la pelle, sempre quella grassa, un bagno di vapore con l'infuso caldo, un suffumigio, con la testa coperta da un asciugamano sopra a un catino con una manciata di foglie. Il succo fresco blocca le piccole emorragie, con un batuffolo di garza nel naso per l'epistassi. La cura primaverile di infuso di Ortica è da fare tutti gli anni, tutti i giorni in questo periodo, prima che fiorisca, con le punte, meglio se raccolte di luna calante, bastano poche foglie , fresche o secche, in una tazza d'acqua calda, coperta per dieci minuti. Ha proprietà depurative, antinfiammatorie e rimineralizzanti, aiuta a dimagrire, abbassa i livelli di zucchero nel sangue, è ricca di ferro, rinforza le unghie, se il gusto non piace si può aggiungere qualche foglia di menta. Si può godere dei benefici del succo fresco mettendo un pugno di ortiche nell'estrattore insieme all'altra frutta. Attenzione: le proprietà dell'Ortica sono davvero notevoli. Le sue componenti sono talmente importanti che possono interagire con alcuni farmaci, se è vero che l'Ortica agisce sulla glicemia sarà quindi possibile che interagisca con gli antidiabetici, se è ricca di vitamina k con gli anticoaugulanti, e così via. Quindi un uso consapevole e nel caso di patologie importanti con il consiglio di un professionista. Non solo agli umani, ma anche agli animali. Da sempre nel mangime delle galline fresca o essiccata, nel fieno per aumentare la produzione di latte. Conviene farne provvista anche essiccata. Raccolgo gli steli interi e appesi a mazzi li metto a seccare all'ombra. Una volta secca, sfilata dallo stelo e passata con il mio meraviglioso passino, o con un setaccio o più violentemente nel moulinette la aggiungo dove voglio, sia alla tisana o per esempio alla farina per le tagliatelle o per il pane, visto che c'è tutta una cultura culinaria legata all'uso delle ortiche. E' molto buona al palato. Oppure, sempre prima della fioritura, raccolgo e uso sbollentarne una grande quantità, qualche minuto finché non sono cotte, poi spremo e formo delle palline della misura di una pallina da tennis, che metto in congelatore. L'acqua di cottura, una volta raffreddata, è ottima per bagnare le piante, i fiori. È da tener presente che l'Ortica, pianta molto tenera, non rende in cottura, e quindi bisogna ricordarsi che, una volta spremuta, quella che sembra una piccola quantità rappresenta un volume importante di materia fresca. Taglierini di pasta fresca verde di Ortiche, gnocchi di Ortica, pane di Ortiche, minestra di Ortiche, frittata di Ortiche, risotto alle Ortiche. Per la pasta fresca, come per gli gnocchi, o il pane, basta una di queste palline, oppure far cuocere un pugno di Ortiche fresche, spremere, tritarle finemente e unirle alla farina con le uova. Una pallina è più che sufficiente per un risotto per tre-quattro persone. Metto a soffriggere questa dose di Ortica con poca cipolla, tosto il riso in questo soffritto e porto a cottura con brodo vegetale ottenuto con il mio Dado fatto in casa (qui>>>). Così come la minestra primaverile, anche solo patate, Ortiche e cipolla, o meglio porro, fatta cuocere quella mezz'ora, quaranta minuti prima di aggiungere la pasta, ottima con la Pasta Avvantaggiata tradizionale ligure (qui>>>) Una buona spolverata di parmigiano e un giro di olio crudo ... e fu con la minestra di ortiche che mi accolse mia suocera al ritorno dal viaggio di nozze ... forse pensava che io nata cittadina ... so che davanti al mio entusiasmo restò sicuramente spiazzata. Con la stessa dose, una pallina per due - tre uova, sbattute insieme a parmigiano e un' erbetta a piacere: maggiorana, timo, origano e formo una frittata sottile. Inoltre è una delle erbe che non possono mancare nel misto del Prebuggiun(qui>>>) E per finire nei paesi anglosassoni ancora si fa il vino di Ortica e la birra di Ortica ... prendendo un ramo da mille foglie della pianta da noi chiamata ortica, e tenendolo con la mano sinistra sapremo vincere qualunque timore e nemmeno la vista di un fantasma potrà spaventarci... (Alberto Magno 1206-1280) Non ho ancora scritto come fare a riconoscerla... Sembra strano ma qualcuno che ha dei dubbi c'è, in effetti altre piante assomigliano nell'aspetto, nella forma delle foglie, nel colore. Basta comunque toccarla per distinguerla da tutte le altre piante, il nome lo dice: Urtica dal latino "urere", bruciare. Ha una parente stretta, il Lamium, che non punge, e pur essendo commestibile non è consigliabile per il contenuto in saponine. Sembrano quasi identiche, e spesso sono assieme, ma a guardar bene nella foto sotto, non ci sono i peli urticanti, e il fiore è diverso Ci sono comunque almeno due tipi di ortiche, che a me hanno insegnato essere maschio e femmina... una più tenera, dalle foglie più arrotondate, di un verde più chiaro, che punge meno e ha meno odore e un'altra dalle foglie più allungate più scura che punge di più e puzza. Io cerco sempre questa di un bel verde brillante. Un consiglio per raccoglierla pungendosi meno possibile, se seguite il verso della peluria, il peli non si spezzano e non esce il liquido urticante, che poi è solo un meccanismo di difesa della pianta. E poi comunque se ci si punge anche un pochino, una volta si fustigavano con i rami di ortica per stimolare la circolazione sanguigna e curare i reumatismi, anzi era l'unica cosa che avevano quando sospettavano un attacco di cuore, buttare il sofferente nelle ortiche ... A Milano esiste un quartiere chiamato l'Ortica proprio per la massiccia presenza di quest'ultima quando lì era ancora campagna bagnata dal Lambro. Un' ultima curiosità, a Dorset, nel Regno Unito, si svolge tutti gli anni il Campionato Mondiale di Mangiatori di Ortiche, legato alla leggenda secondo la quale l'ortica non farebbe inacidire la birra. Pare esista un sistema per non pungere l'interno della bocca e vince chi "mangia" più "metri" di ortica, misurando alla fine gli steli nudi rimasti ai partecipanti. 😱😳😮 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
- PASTA A VANTAGGIO
Popolo scarno, di poche preziose risorse il Ligure, con tanta acqua davanti e poca terra dietro, poi i monti. Ogni centimetro di terra coltivata e se non c'era si portava la terra e te lo inventavi il campo, dove mettere quello da vivere niente di più. Avvantaggiarsi, quindi in tutto, anche in un semplice piatto di pasta. Se la pasta fatta con la farina fine bianca era riservata a chi se la poteva permettere, quella integrale con la crusca costava meno a vantaggio di chi la comperava. Al giorno d'oggi c'è da riflettere che in questo caso il vantaggio sta tutto nel mangiare un'alimento nella sua completezza con tutte le proprietà che non vengono tolte dalla raffinazione. La pasta integrale, detta appunto avvantaggiata, specie nel formato delle trenette, è nella tradizione pastaia ligure, e la morte sua è con il pesto. Addirittura pare venisse prodotta con la farinella che si ottiene setacciando ulteriormente dopo aver tolto il fior di farina. A volte si aggiungeva una certa quantità di farina di castagne, sempre perché erano tempi che quest'ultima costava meno della farina di grano. Qui, nella mia campagna era uso fare le tagliatelle, più che trenette (formato impossibile da fare in casa per la loro forma a sezione ellittica), la mattina presto mentre gli uomini facevano colazione, impastando velocemente farina e acqua e tirando la sfoglia con il cannello, perchè fossero pronte da condire a mezzogiorno, o da buttare nel minestrone la sera al ritorno dai campi, quando passato l'inverno non era più tempo di polenta. Per farla io uso per la farina intera di grano tenero, del mulino sotto casa, del grano prodotto in zona, senza levare la prima bianca e non metto uova e il risultato è molto gustoso. Nella fontana di farina sulla tavola di legno da impastare metto un poco di acqua appena appena tiepida e inizio a impastare raccogliendo la farina dal bordo del cratere. consumata tutta l'acqua, aggiungendone poca per volta se ne serve, impasto con forza con il fondo del palmo della mano premendo e tirando e ripremendo fino ad ottenere una pasta il più possibile omogenea e formo una palla che lascio riposare ben coperta per una mezz'ora Trascorso questo tempo, allargo con le mani la palla fino ad avere un disco infarino bene tavolo e superficie della pasta e continuo ad allargare con il mattarello facendo girare il disco di pasta Poi inizio ad arrotolare la pasta sul mattarello spianandola con le mani mentre arrotolo e facendo scorrere il mattarello con la pasta per tutto il tavolo, riapro e arrotolo fino ad avere la pasta della sottigliezza desiderata. Infarino bene la superficie e comincio ad arrotolare la pasta su se stessa fino alla fine Con un coltello liscio taglio le tagliatelle delle misura desiderata faccio bollire pochi minuti in acqua abbondante salata e condisco con pesto (qui>>>) o anche salsa di noce - I sapori più semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati ... - Epicuro Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
- CIPOLLE FACILI FACILI BUONE BUONE
Mai post sarà più facile e corto con il massimo risultato di questo. Chiunque, ma veramente chiunque può riuscire. Necessita solo di una teglia, delle cipolle e di un forno. Per questa elaborata ricetta mi servo di comunissime cipolle bionde, possibilmente della stessa misura, per la quantità che mi è necessaria, le metto così come si trovano in una teglia qualsiasi, infilo nel forno della stufa a legna e lascio lì... stando attenta che non salga troppo la temperatura. Quando non ho la stufa accesa, nel forno normale a 180 gradi per mezz'ora, quaranta minuti, secondo la misura delle cipolle. Trascorso il tempo le sfoglio delicatamente con l'aiuto di una forchetta, estraggo le cipolle cotte e condisco con olio evo, sale e se voglio un goccio di aceto balsamico. Spero che la bontà di questo piatto vi ripaghi della fatica e della elaborata preparazione e anche del costo elevato che comporta. 😂😂 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.











