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  • ERBA AGLINA, L' ALLIARIA

    Proseguo la serie delle erbe che assomigliano all'ortica, dopo Melissa (qui>>>) e Lamio (qui>>>) con un'altra molto simile: la Alliaria. Solo nell'aspetto e solo ad un occhio non allenato. Deve il suo nome volgare Erba aglina e anche quello scientifico, Alliaria petiolata, al leggero profumo di aglio che emana, anche se in verità con l'aglio botanicamente non ha nulla a che vedere, facendo essa parte delle Brassicaceae, la grande famiglia delle piante con i fiori con 4 petali messi in croce e perciò chiamata anche delle Crucifere, per capirci la famiglia dei cavoli e delle senapi, o dei ravanelli. Infatti l'Alliaria può, passato il primo sentore di aglio, riportarci alla mente anche un po' l'odore di cavolo. Tutto molto soft comunque, tanto da permetterne l'uso in cucina, sempre regolandosi al proprio gusto. Aggiunta a frittate, bollita con altre erbe, i fiori a decorare e profumare un'insalata, i semi come spezia. Si mangia tutta, praticamente sempre. Nel mondo anglosassone è conosciuta come Garlic Moustard, i semi sono aggiunti ai sandwiches come fossero senape. Un poco di foglie tritate, o pestate, mescolate a ricotta o formaggio fresco,poco olio, sale, per un simil "smørrebrød" con una fetta di pane scuro di segale o ai cereali con semi, sopra salmone o bresaola o fette di uovo sodo, qualche fiorellino per decorare. Per le dosi è meglio assaggiare per adeguare al gusto personale, il sapore dell'erba aglina persiste in bocca. È erba officinale con proprietà riconosciute aperitive e digestive, visto che nonostante il gusto simile all'aglio si digerisce meglio, c'è chi fa il decotto per le vie respiratorie e chi fa cataplasmi sulla pelle per favorire la cicatrizzazione o lenire i pruriti. Personalmente non l'ho mai usata con questi scopi, mi sono limitata all'uso alimentare, specie nel periodo che è fiorita. Per il riconoscimento non ci sono grossi problemi, se pur simile all'ortica, pianta alta fino a 70/80 cm, diritta, a guardar bene la foglia è leggermente più cuoriforme, diversamente dentata e non pelosa e soprattutto non urticante. Si riconosce meglio con i fiori, a primavera e ovviamente dall'odore appena stropicciate le foglie Cresce in gruppi numerosi nei luoghi umidi e ombrosi, fino a qualche anno fa ne vedevo molta di più, ora piante colonizzatrici e più vigorose prendono il sopravvento nei terreni abbandonati. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • TORTA CIOCCOLATOSA SEMPLICE E VELOCE

    Quando la primavera dimentica chi è, quando il tempo grigio di un Aprile piovoso e freddo, quando si affetti da chiusura pandemica, quando è appena passata Pasqua ma non hai assaggiato cioccolato, oppure hai la casa invasa dalle uova di Pasqua, insomma quando ogni scusa è buona per tirarsi su il morale con una fetta di torta estremamente cioccolatosa, ma da fare in pochi minuti senza troppo sporcare o faticare. Per le torte, come per tante altre ricette, uso la "Farina che Lievita" della Spadoni, in alternativa si aggiunge il lievito da dolci in proporzioni. Quindi: 250 gr. farina che lievita o di farina 00 + mezza bustina di lievito da dolci 180 gr. zucchero di canna o anche semolato bianco 35 gr. cacao amaro 120 gr. di burro sciolto o 100 di olio ( ma io preferisco sempre il burro) 120 gr. latte 2 uova intere 100 gr. di cioccolato, fondente è meglio, tritato grossolanamente All'americana, in una ciotola mescolo con una forchetta tutti gli elementi in polvere farina, cacao, zucchero e un pizzico di sale In un'altra ciotola, gli elementi liquidi: il latte, le uova, il burro sciolto pochi istanti in microonde o a bagnomaria. Unisco i liquidi alle polveri e aggiungo la cioccolata in pezzi grossolani Sistemo in una teglia, per questa dose, quadrata da 24 cm, ma se è rotonda sarà lo stesso, foderata di carta forno, (quella della carta forno passata sotto all'acqua del rubinetto e spremuta per adattarla bene alla forma della teglia già la scrissi?) In forno a 180° per 50 minuti, provare con lo stecchino Raffreddata su una gratella si può cioccolatosare ulteriormente coprendola di cioccolato fuso a Bagnomaria (qui), O con una bustina pronta di glassa al cacao tipo quella della Paneangeli. Si può farcire sempre con una crema al cioccolato facendo sciogliere il cioccolato e poi unire a questo lo stesso peso di panna montata o semplicemente con una marmellata ai frutti di bosco o con una spruzzata di panna montata ... ... ma è tanto buona così. È davvero velocissima, il tempo di mescolare gli ingredienti ed è ottima anche senza aggiunte, non esageratamente ricca da poterne gradire due fette per la merenda di una giornata grigia di una primavera che non si ricorda di esserlo. Quello che vedi davanti a te, amico mio, è il risultato di una vita di cioccolato. (Katherine Hepburn) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL LAMIO, L' ORTICA MORTA

    E un po' più in là, all'ombra della spalla destra di Avram, una falsa ortica bianca era impegnata a inviare segnali olfattivi a insetti perennemente indecisi fra lei e altre piante, germogliando nel frattempo calici fertili, per l'autoimpollinazione, nel caso gli insetti la deludessero ... A un cerbiatto somiglia il mio amore - David Grossman - Fra le piante più difficili da riconoscere, sembrerà strano, a contare le numerose richieste che mi arrivano, l'Ortica (qui>>>). In realtà esiste una pianta in particolare che assomiglia davvero tanto, da mandare in confusione chi si approccia al mondo delle erbe. È o meglio sono, i vari Lamium che si trovano facilmente ovunque, Lamium purpureum, Lamium maculata e Lamium album, ecc. Nella foto sotto Ortica in mezzo a Lamium, non c'è davvero da stupirsi se vengono confuse facilmente. Appena spuntano in primavera, quasi sempre prima delle Ortiche, è difficile riconoscerle, in questa fase assomigliano ancora di più, le foglie quasi sempre verde tenero, l'aspetto davvero simile, a volte anche la presenza dei peletti, ma a guardar bene il fusto è quadrato, le foglie più piccole con nervature diverse, l'odore differente ... nel dubbio non resta che toccare 😜😂. Dopo qualche giorno allo spuntare dei fiori, questi tanto diversi da quelli dell'ortica, le foglie sono già più carnose e con colore più intenso, a volte variegate, si capisce di più. Così è facile comprendere come i nomi volgari di falsa ortica o ortica morta siano davvero indicati e che se per caso dovesse finire in pentola poco accadrà se non ritrovarsi con una pietanza che non avrà il gusto che ci aspettiamo. I Lamium hanno gusto e odore distinto, dolciastro, di erba, non tingono come l'ortica e hanno altre proprietà e anche un certo contenuto in tannini e saponine che ne sconsigliano l'uso smoderato. In casa mia non si è mai mangiato per quella super prudenza innata, o perché non piaceva o semplicemente perché per fortuna c'era di meglio da mangiare. Da bambini ci si divertiva a succhiare il fiore, dolce, e dalla forma del fiore prende il nome, dal greco fauci, gola, o cavità . Di tutte le sfumature del rosa purpureo, c'è pure bianca, ma anche gialla, a volte con foglie variegate di bianco Non è nemmeno un ingrediente del Prebuggiun(qui>>>), mentre lo è in altre regioni di zuppe e minestre, questo non toglie che lo abbia visto su un banco in un mercato di verdure a Genova. Nel caso il Lamium alba, quello con il fiore bianco, è il migliore come gusto, leggermente più amaro, e più ricco di contenuti qualitativi. In qualche modo gli sono riconosciute anche proprietà medicinali, sempre più per il Lamium album che per gli altri, specie antinfiammatorie del pavimento pelvico, delle mucose, usata nel medioevo per perdite e pure prostatiti. La tisana di fiori è utile se si è mangiato troppo, per la mucosa dello stomaco o per infiammazioni in bocca, o come risciacquo per pelle e capelli grassi. Negli usi di cucina sono da preferire le punte verdi prima della fioritura, ma ripeto con moderazione, non così come altre erbe che si possono usare tutti i giorni. Ripeto quello già scritto: una volta si moriva certamente più per fame che per quello che si mangiava e tutto quello che era appena commestibile veniva raccolto da tutti e chi arrivava prima mangiava il meglio. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • BAVARESE YOGURT E PANNA ALLE FRAGOLE

    Mentre tutti si rigirano fra pastiere e colombe, io, in un attacco di nostalgia cocente, ho deciso per questa Pasqua, per la Bavarese alle Fragole, che poi può diventare ai Frutti di Bosco, e magari fiori, la famosa bavarese che seguiva l'amica Gabri alle riunioni primaverili, Pasque, 25 Aprile, Primi Maggio, dove si mangiava allegramente insieme senza pensare che non l'avremmo più potuto fare liberamente. Non era ancora entrata in casa che mio figlio le chiedeva: - L'hai portata la bavarese? - è talmente una ricetta sua che io non mi sono mai più di tanto preoccupata di farla. Il tempo passa, la Gabri latita, bavarese causa restrizioni pandemiche non se ne vede più... dovevo rimediare. Non sarà proprio come la sua, ma qualcosa ci uscirà. La caratteristica principale di questa è che ha sotto una base di pan di spagna come si usava una volta, non come adesso con biscotti tritati, che sembra una cheesecake. Anni, ma tanti anni dopo, scoprimmo che anche Iginio Massari la fa cosi, che abbia copiato? 😜😂🤣 Questa è un mini ricetta, giusto per due persone come noi o per quattro che si accontentano di una fetta, facile e semplice. Per il Pan di Spagna: 2 uova (circa 100gr.) 70 gr. di zucchero semolato 40 gr. di farina 00 10 gr. fecola poco estratto o semi di vaniglia Sbatto bene bene per diversi minuti le uova intere con lo zucchero fino a renderle spumose, aggiungo l'estratto o i semi e di vaniglia poco per volta farina e fecola setacciate girando piano per non smontare l'uovo Sistemo in un teglia circa cm. 20, NON si deve sbattere per uniformare perché altrimenti si tolgono le preziose bolle d'aria che rendono vaporoso l'impasto in cottura. Cuocio in forno per 25 minuti circa a 180°, provo con uno stecco la cottura. Sforno e lascio raffreddare. Preparo la crema con: Ammollo la gelatina in poca acqua fredda e strizzo, la metto poi a sciogliere nel latte caldo. Mescolo lo yogurt con lo zucchero a velo, aggiungo il latte con la gelatina Monto la panna e lentamente amalgamo con lo yogurt. Nel frattempo ho preparato un piatto coperto con pellicola, ho posizionato il cerchio di acciaio inox rivestito con acetato da pasticceria e sistemato la crema, livellando. Sopra ho messo il disco di Pan di Spagna. Coperto in frigo per dodici ore o fino al giorno dopo, se si vuole aspettare meno aumentare la dose di gelatina fino a 10gr. per sei ore. Questo sistema permette di avere, estraendo e girando, una bavarese con la superficie il più possibile perfetta che verrà decorata con la salsa ai frutti di bosco o alle fragole solo all'ultimo. Si può tranquillamente usare una tortiera con cerniera rivestita di carta forno, o se non si vuole rischiare sistemare prima il disco di Pan di Spagna e sopra la crema livellando bene l'indomani mattina o dopo 12 ore decoro la bavarese tolta dall'anello e dalla pellicola, girata sul piatto da portata, con la salsa e qualche frutto o fiore, solo pochi minuti prima di portare in tavola. In alternativa si può decorare con la frutta fresca e fiori e servire la salsa a parte. Per coprire i bordi ho usato avanzi di pan di Spagna sbriciolato ma si può mettere anche graniglia di mandorle tritate. Per la salsa: i frutti che piacciono mirtilli, more o fragole qualche cucchiaio di zucchero se c'è un cucchiaio di sciroppo di rose o di qualsiasi frutto che stia bene. Scaldo a fuoco basso in un pentolino la frutta tagliata con qualche cucchiaio di zucchero fino a che non si disfano, passo nel passino premendo con il cucchiaio, per togliere i semini e avere un liquido sciropposo limpido. Lascio raffreddare. Si deve aggiungere all'ultimo minuto non essendo altro che uno sciroppo non rimane ferma sulla crema, non è una cheesecake dove ogni strato contiene gelatina per solidificare. Per finire quel minimo di storia... intanto si dovrebbe dire "il bavarese" sottinteso come un budino, e nasce in Francia, una rivisitazione di una bevanda, quella sì bavarese, a base di tè, latte e liquore che cuochi francesi a servizio dei regnanti di Baviera Wittelsbach, inventarono e portarono in tutta Europa. La ricetta originale prevede crema inglese, cioè crema pasticcera e panna montata ma da lì in poi ci si è inventato di tutto, basta ci fosse la gelatina come solidificante. Non è nemmeno necessario il PandiSpagna sotto o come si usava negli anni '70 più strati intercalati da strati di crema inglese e crema inglese al cacao, può essere un semplice dolce al cucchiaio. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA SCORZONERA di Codivara

    Codivara è un paesino alle pendici del Monte Zatta, nell'Alta Val di Vara, talmente in su, che il suo nome significa proprio in "co' " al Vara, parola antica dialettale che significa "in cima, all'inizio" al Vara. Ha fatto e fa parte della mia vita. Fino a pochi anni fa, era facile trovare qui le radici di scorzonera, fra le più buone coltivate. Ricordo come venivano portate dai contadini, fasciate a mazzetti, ai mercati e ai fruttivendoli pronte per essere gustate da ottobre a primavera, specialmente come piatto tradizionale ligure delle feste. Non essendo una cultura facilissima, necessita di una terra favorevole, della fatica manuale di uomini che lentamente negli anni non ci sono più, piano piano è andata scomparendo, non solo qui, ma in tutta la Liguria, fino a trovarne solo proveniente da fuori. Quest'anno mi è stato fatto un gran regalo, ho potuto averne un bel po' e immediato il desiderio di gustarla e condividerla, almeno virtualmente, qui. A differenza delle Radicce (qui>>) la Scorzonera, che non è una cicoria, ha un sapore più dolce. Oltre a non essere una Cicoria, non è neppure la classica Scorzonera conosciuta con questo nome, viene chiamata "Scorzonera" solo in Liguria, ma si tratta del Tragopogon porrifolius L, da tempo immemorabile coltivato qui. La differenza si trova come sempre nel fiore, facile da vedere anche nei prati, in quasi tutto il territorio italiano. Eccolo, bellissimo ed ecco l'enorme pappo con i semi LA RICETTA Come per le Radicce (qui>>>) non faccio altro che togliere la buccia superficiale con un comune pelapatate, tagliarle a pezzi, le più grosse a metà, conservando parte del ciuffo. Provvedo a metterle immediatamente a bagno in acqua acidulata con limone perchè tendono a diventare scure subito, come i carciofi, e così anche a macchiare le mani. Le metto in abbondante acqua fredda e faccio cuocere per una quindicina di minuti, o fino a che non sono tenere alla prova con una forchetta. Per essere buona non deve avere l'anima interna che la rende dura e poco appetibile. A cottura ultimata è pronta da gustare così, condita con buon olio evo ligure e, se piace, limone. Oppure come contorno saporito, passata in padella con una noce di burro, per piatti di carne, specie il coniglio. Nella tradizione è una delle verdure del Cappon Magro, (qui>>) ma fa anche parte delle verdure del Fritto Misto Genovese, nel menù delle feste sia di Natale ma pure a Pasqua, in caso di Pasqua bassa cioè quando questa ricorrenza cade entro marzo, e quindi ancora in tempo per raccogliere la scorzonera, insieme a carciofi e altre verdure di stagione. Devo solo, dopo la bollitura, passarla nell'uovo sbattuto nel pane grattugiato e così impannata friggerla in abbondante olio. In questo caso preferisco davvero l'olio extravergine di oliva ligure, che con il suo sapore gentile insaporisce senza soverchiare il piacevole gusto della scorzonera. -"In pitansin! " - avrebbe detto mia madre, intraducibile parola genovese che più o meno significa gratificante piattino di appetitosa pietanza, ma è molto di più... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA BORRAGINE - 🌿 e borâxe ...

    ... l'acqua corre alla borrana ... Oggi tocca alla Borragine, Borago officinalis L.. Nella cucina ligure è una delle più conosciute e usate. Pianta rustica, resistente in inverno fino a sparire solo con il freddo intenso, preferisce terreni sabbiosi umidi, infestante negli orti concimati, le foglie sull'ovale, pelose, dall'odore che ricorda il cetriolo, con nervature evidenti la fanno riconoscere abbastanza facilmente, Il fiore azzurino violetto, anch'esso riconoscibile, sui fusti ramosi dai riflessi rossi. Qualcuno pensa che possa essere confusa con la Mandragora, tossica, non credo ci sia pericolo nelle mie zone, perché non ho mai saputo la pericolosa Mandragora si trovi al nord, e poi questa mi risulta abbia le foglie glabre, di odore sgradevole oltre a non avere fusto, ma solo la rosetta basale. Qui sotto a sinistra la Mandragora, a destra la Boraggine. Mandragora Borragine Mille e più leggende antiche circondano la Borragine ma da tutti è riconosciuta come l'erba che dona allegria, gioia, forse anche coraggio. Con queste premesse se ne adornavano le feste di matrimonio, la si consumava nel vino prima delle battaglie. Io mi limito a metterla, poca, nel ripieno dei Ravioli(qui>>>) mai da sola, sempre, insieme a tutte le altre che compongono il Prebuggiun (vedi qui>>>). Non ne faccio un uso continuo e importante perché pare che non sia erba completamente innocua come tante altre. Contiene sicuramente alcaloidi particolari con attività tossiche per il fegato, addirittura favoriscono il cancro al fegato. Queste sostanze diventano pericolose solo con un uso prolungato, per mesi e con quantitativi importanti, il problema è che ogni fegato è diverso e nessuno può dire quanta ne faccia male. Quando agli incontri di Prebuggiun dico questa cosa, un coro di proteste si alza e rischio il linciaggio, perchè in Liguria non si tocca il basilico e la Borragine! Ricordo però che i nostri vecchi mangiavano sì i ravioli con sola Borragine nel ripieno, ma li mangiavano tre, quattro volte l'anno solamente e, di certo, non avevano i nostri fegati che già sopportano tanto, fra inquinamento e medicinali. Insomma, non è un'erba da farsi la tisana tutti i giorni, nonostante le sue proprietà depurative, antinfiammatorie e sudorifere. Il Ministero della salute con un decreto ha stabilito che fiore, foglia e pianta erbacea con fiori sono da considerare degli estratti vegetali non ammessi negli integratori alimentari. L'olio, invece, ricavato dai semi, perde la tossicità e viene usato per curare gli sbalzi ormonali, la pressione del sangue e problemi della pelle. Questo non mi impedisce comunque di divertirmi a mettere i fiori per colorare le insalate o un risotto primaverile, sempre con la dovuta parsimonia, a mettere le corolle nei cubetti di ghiaccio per abbellire le bevande estive e, se proprio non ho altro, due foglie nella minestra la aggiungo e, nel fritto misto di primavera, qualche frittella di fiori non posso fare a meno di metterle. Per le frittelle una delle pastelle più veloci è quella con farina autolievitante, acqua frizzante e albume d'uovo montato a neve. Immergo le cimette fiorite e friggo in abbondante olio. Ma stasera un risottino borraggine e zafferano me lo voglio fare: metto cipolla e una pianta di borragine tagliate grossolanamente a rosolare in olio Unisco il riso e faccio tostare. Aggiungo a poco a poco brodo vegetale bollente (acqua calda e il mio dado (vedi qui>>>) Aggiungo anche una bustina di zafferano, porto a cottura e finisco con burro e parmigiano. Ricordo la regola aurea di Paracelso: Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto "La Boraggine può dire, ed è la verità, allevio il cuore, genero l'allegria" Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • PAPPARE I PAPAVERI

    ...Lo sai che i papaveri son alti alti alti e tu sei piccolina ... e tu sei piccolina... "Pappare i papaveri come si fa? Non puoi tu pappare i papaveri, disse papà ..." continua la strofa... Quando hai passato l'infanzia sull'onda musicale di una canzone, mentre tua madre raccoglieva piante di papavero per fartele mangiare, nonostante vogliano farti credere che tu sei quella "piccolina", cresci con la consapevolezza che tu i papaveri sai come papparteli ... e non è male come costruzione della fiducia in se stessi. E sono ancora qui, più di sessant'anni dopo, a mangiar papaveri, una delle erbe presenti nel Prebuggiun (qui>>>) quando a inizio primavera formano quelle belle rosette ricche di foglie e danno quel sapore delicatamente amaro al misto. Occorre fare una distinzione: il papavero rosso comune dei campi è il Papaver rhoesas e altre varietà. Il papavero coltivato per l'estrazione dell'oppio e di conseguenza della morfina è il Papaver somniferum, ma si trova comunque nei prati, e giardini, insieme al Papaver setigerum DC. specialmente nel centro e sud Italia. Nonne e mamma dopo di loro, raccomandavano di mettere nel misto di erbe una quantità giusta, convinte come erano, che anche nella rosetta basale primaverile di quello comune, rosso, Papaver rhoesas, fosse un poco di potere sedativo e visto che comunemente si raccolgono tutte e due le piante appena spuntate in primavera, pur se esiste una differenza riconoscibile fra le foglie . Non so se scientificamente è vero, chi dice sì chi dice no... So per certo che nella tradizione di rimedi casalinghi, c'è sempre stata la tisana di petali essiccati di Papavero rosso comune, come blando sedativo per favorire il sonno ai bambini, e agli anziani o per sedare gli attacchi di tosse, insieme a qualche fiore di camomilla. Pochi grammi di petali essiccati, all'ombra il più velocemente possibile, poi polverizzati, lasciati in infusione per 10 minuti in acqua calda. L'uso antico si ritrova anche nella famosa Tisana dei quattro fiori che pareva curare tutti i mali, specie malanni invernali tipo influenza, tosse febbre e simili, dove i fiori erano più di quattro e cioè malva, farfara, papavero, verbasco, piede di gatto, altea e viola mammola. In realtà per le difficoltà di reperirne sette tutti insieme, era importante averne almeno quattro di queste. Se volete provare: Miscelo in parti uguali i fiori di almeno quattro di queste erbe: fiori di Malva, fiori di Papavero, fiori di Tasso Barbasso, fiori di Viola Mammola, fiori di Tossilagine o Farfara, fiori di Altea, fiori di Sempiterno o piede di gatto. Lascio in infusione un cucchiaino da caffè di questa miscela in una tazza d'acqua bollente per dieci minuti, filtro e dolcifico con miele, magari il mio sciroppo di Tarassaco (qui>>>). Abbastanza facile anche qui in Liguria, incontrare il Papaver setigerumDC. che si distingue dal Papavero somniferum per una leggera differenza di colore nell'interno dei fiori, e anche nella quantità di oppio contenuta nel lattice che si estrae dalla capsula immatura dei fiori . Mentre il somniferum è commestibile, la varietà setigerum è considerata tossica, e per questo motivo non uso nessuno dei due nel misto di erbe, vista la mia difficoltà nel distinguere le piantine appena spuntate una dall'altra. Di queste due varietà, fino agli anni '50 più o meno, nel centro-sud Italia si faceva uso, chiamato "papagna", per alleviare dolori e fatiche della vita di campagna. Addirittura in provincia di Taranto, e nel Salento tutto, si usava fare un ciuccio con una pezzuola pulita piena di zucchero intinto in poche gocce di infuso fatto con le teste dei fiori sfioriti e fatte seccare e sbagliare la dose era pericolosissimo. Per questo dalla metà del secolo scorso in Europa le coltivazioni estensive a scopo commerciale e medicinale del papavero da oppio, ancora esistenti in Sud Italia sono soggette ad autorizzazioni e controlli. Le grandi piantagioni per ricavare morfina e purtroppo altri usi, sono principalmente in Afganisthan, Pakistan, Birmania, dove il clima favorisce un alta concentrazione di alcaloide. Tutto ciò è lontano dalla possibilità di estrarre oppio da qualche papavero trovato sulla nostra strada. E ancora meno esiste la possibilità di alcunché usando il Papavero comune... Essendo l'alcaloide principalmente contenuto nella capsula immatura ed estratto mediante incisione della stessa è illegale questo processo e viene sconsigliato di coltivarlo in giardino, nonostante sia tranquillamente messo in vendita nei garden. Detto questo a me, comunque, fin da piccola hanno messo bene in testa la pericolosità di abusare del potere del papavero, fosse pure nella raccolta della rosetta basale per il misto di erbe. ... Né il papavero, né la mandragora, né tutti i narcotici del mondo, ti renderanno il dolce sonno che fino a ieri era tuo... Otello - W. Shakespeare Riconoscerlo fra le altre a foglia lunga e frastagliata non è facilissimo, ci si arriva con la pratica e l'osservazione e soprattutto sapendo che lì, in quel posto, magari l'anno prima, passando, abbiamo visto un bel campo di papaveri. Quindi raccolto, con le altre erbe del Prebuggiun (qui>>>), pulito e bollito per frittate, ripieni o mangiato così con olio e limone, con tutti gli usi di una comune verdura bollita. Oltre a questo, anticamente, tramite la tintura fatta con i petali, si estraeva il rosso che veniva usato come rossetto per labbra e guancia. Come altri fiori ha tradizioni legate all'amore, il petalo posato sul pugno della mano e colpito con il palmo dell'altra, se emette un forte schiocco è simbolo di fedeltà e amore ricambiato. Le simbologie legate al papavero sono molte, quella che indica come Alti Papaveri le personalità importanti pare derivi dal gesto che fece Tarquinio il superbo tagliando in un solo colpo le teste di tutti i papaveri di un campo vicino per far capire al figlio chi eliminare per conquistare la città di Gabii e cioè le persone più in vista, quelli dalle cariche più alte. I mille papaveri rossi di De André si dice prendano spunto da Gengis Khan che spargeva semi di papavero sul terreno delle battaglie da lui vinte per onorare il nemico e perché passando si sapesse che lì si era combattuta una sanguinosa battaglia. E non manca la leggenda d'amore che vuole il Papavero creato da Plutone, dio degli inferi, per ricordare, con il suo colore rosso, a Proserpina, sua moglie, quanto egli l'amasse, quando lei tornava sulla terra. E a questo proposito nel mondo anglosassone il papavero è il simbolo dei caduti nelle due guerre mondiali, tanto da metterne uno all'occhiello nella ricorrenza dell'11 novembre, il Remembrance Day. In questa fotografia il milione di papaveri di ceramica piantati nel prato della Torre di Londra qualche anno fa. E pochi artisti hanno resistito alla tentazione di rappresentare il papavero nelle loro opere ...e sono mille papaveri rossi ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • EVENTO PARLACOMEMANGI - RAPALLO -

    Questo è un post dedicato ai frequentatori della bella Rapallo e del Tigullio in generale. Sabato 27 febbraio dalle ore 10,30 Lella Canepa sarà ospite di ParlaComeMangi - Bottega Italiana, a Rapallo in Via Giuseppe Mazzini, prestigiosa bottega di rivendita di prodotti alimentari liguri e italiani in generale, di qualità, piccoli produttori scelti uno per uno dal team della Bottega per essere portati sulle vostre tavole. Come è d'uso ParlaComeMangi ospita all'esterno della bottega via via personaggi che rivelano le tecniche di produzione, vuoi come si fa il pesto, vuoi un formaggio pregiato. Domani tocca a noi di Erbando, lo spazio messoci gentilmente a disposizione è la bancarella fuori, nel carruggio, dove presenteremo le erbe del Prebuggiun. È l'unica occasione concessaci, visto le restrizione imposte nessuna passeggiata per il riconoscimento erbe è finora programmabile, così abbiamo pensato per chi passa di lì e ha piacere, è possibile costruire insieme a Lella Canepa il proprio "prebuggiunario" da portarsi a casa, con un minimo di contributo all'Associazione. O in alternativa se si vuole ritirare i sette manuali di riconoscimento, ma anche solo un saluto o una chiacchierata sulle erbe, siamo lì ad aspettarvi a vostra disposizione in maniera totalmente gratuita. Vi aspetto. Tutto con il massimo rispetto per le norme Covid Per informazioni sulla Bottega https://www.parlacomemangi.com/ Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FOCACCETTE DI MAIS E DINTORNI

    Ancora una volta mi trovo ad affrontare una ricetta semplice di campagna, ma così semplice che quasi in ogni casa ci si ritiene in diritto di cambiare dosi, ingredienti e modo di cottura. Difficile globalizzare la cosa anche se delle FOCACCETTE di farina di granoturco se ne parla da quando questi, arrivato dalle Meriche fu definito "turco" come tutto quello che era esotico, diverso. La mia esperienza è passata attraverso il ricordo d'infanzia di mia madre dei semplici Panotti di sola farina e acqua o forse un po' di latte, cotti da sua zia velocemente sotto al testo, o al forno, serviti ogni mattino per colazione in quel di San Salvatore di Cogorno, alle Chissoe o Chizzoe di Comuneglia con i ciccioli e un po' di cipolla e cotte nei testi di terracotta come i Testaroli (qui>>>) fino ad arrivare recentemente ai Fugassin de Mega della Riviera, sempre farina di mais e acqua con un po' di lievito ma fritti, e mangiati con il prebuggiun di cavoli e patate, o come chiamava mia nonna quello di cavoli, sprebuggiun. Per questa volta ho modo di farvi vedere questi ultimi, che ho gustato ieri ospite di un' amica. Prossimamente cercherò di fare anche le altre versioni. Dunque serve la farina di mais, setacciata più volte finissima, e questo forse è l'unico segreto. Si impasta velocemente in una terrina con acqua, poco sale, un poco di olio, e un pizzico di lievito in polvere disidratato, fino ad ottenere un impasto morbidissimo che andrà lavorato con le mani. Si lascia riposare, circa due ore, per dargli modo di lievitare. Il lievito è in questo caso un optional, anticamente non si metteva, ma così acquistano una morbidezza ulteriore. Nel frattempo avrà assorbito gran parte dell'acqua, dico questo perché se l'impasto fosse diventato troppo duro si può aggiungere l'acqua necessaria. Con un poco di impasto fra le mani si forma una specie di dischetto che va gettato man mano nell'olio bollente e rigirato fino a cottura. Messi a scolare sulla carta si servono caldissimi con il Prebuggiun di cavoli e patate schiacciate. In questo caso non si usa la parola Prebuggiun nel senso di misto di erbe selvatiche di campo (qui>>>) come al solito in tutta la Liguria, ma per questa particolare pietanza di cavoli e patate schiacciate in uso nella zona della Val Graveglia di Ne. Narra la leggenda che tal mangiare fosse servito a Napoleone di passaggio nella valle, presso la Prioria di S.Eufemiano, e apprezzandolo molto, volesse farne partecipe il suo luogotenente "Bouillon", più schizzinoso, convincendolo ad assaggiarla, ripetendogli: - "prêua, Bouillon"- prova, Bouillon. Finirono gli abitanti a forza di ripetere la storia, per pronunciar "prebuggiun". Vera o falsa la leggenda, raccontata forse per far apprezzare una pietanza povera, per dargli lustro, visto che l'aveva mangiata Napoleone, garantisco sulla bontà, e al giorno d'oggi preziosa, non fosse per il prezzo che hanno questi cavoli rinomati e non così facili da trovare. Per ottenere questo piatto imperiale basta mettere in acqua fredda alcune patate intere con la buccia, di pasta morbida, personalmente preferisco tipo Monna Lisa o Primura, e portarle a cottura. In un'altra pentola capace si cuociono in acqua bollente i cavoli, privati delle foglie esterne più dure e tagliati grossolanamente. Ma quale cavolo? Il Cavolo Broccolo di Lavagna! Questa è una varietà che ha del broccolo la forma delle foglie leggermente arricciate, anche se meno frastagliate, con le foglie allungate forma al centro un cuore tenero, chiaro, che a volte raggiunge un colore appena appena rosato, dal gusto dolce e dall'odore NON penetrante e sgradevole come gli altri cavoli. Una volta cotti i cavoli, scolati, pelate le patate si spezzettano battendo con il bordo di un piatto fino a mescolare bene e inondato il piatto d'olio evo ligure nuovo si servono con un congruo numero di Fugassin caldissimi e magari una costina di maiale al forno. È questa una pietanza antica che inaugurava la stagione invernale, con il primo freddo che faceva addolcire i cavoli, la farina di granoturco appena arrivata dal mulino e sopratutto l'olio nuovo delle nostre colline liguri e perché no il vino novello appena appena spillato... scusate ma con dei nonni che facevano Mosto di cognome non potevo sorvolare sul vino... 😂 Per raccontare ancora quanto sono fortunata, questa volta ho appagato anche cuore e vista, per l'emozione di veder cuocere nel ronfò, la vecchia cucina in muratura di una volta.. e grazie Franca! Se vi accontentate di questa emozione potete soggiornare anche voi al B&B Fiume di Castiglione Chiavarese(qui>>>) dove troverete questa e altre meraviglie da vedere. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • THE IRISH SODA BREAD BROWN - il pane irlandese -

    "Uova del giorno, pane di un giorno e vent'anni tolgono tutti gli affanni" Ora, vent'anni non li ho più, ma quello che mi ha fatto capire questo proverbio è che il mio intestino non gradiva più il pane fresco soprattutto se con il lievito di birra. Così qualche anno fa ho scoperto il pane irlandese. Sembra che in Irlanda non usino il lievito, ma tutto il pane sia con il bicarbonato. Ho provato la ricetta di un'amica di FB che abita in Irlanda, che mi ha confermato ciò e devo dire che non è male, soprattutto se si ha poco tempo e anche poca pratica. La preparazione è talmente elementare e veloce che qualsiasi bambino la può eseguire. La fermentazione avviene grazie al gas che forma il bicarbonato al contatto dell'acido del latticello con il quale è impastato. Appunto il latticello, praticamente introvabile in Italia, ve lo potete fare tranquillamente. Il latticello non è altro che il siero che deriva dalla lavorazione del burro e del formaggio. Più buono e ricco quello del burro ovviamente, quindi se avete letto il mio post sul burro fatto in casa (vai qui>> o in fondo a questo post) sapete che ho il latticello che mi è avanzato. Ora, non sono santa e non faccio sempre il burro con il fiasco ma con un comodo frullatore a immersione e ho questo risultato: quello che vedete sotto è il latticello. Se non ho la panna e non posso fare il burro per avere la quantità necessaria di latticello mescolo metà latte e metà yogurt magro. Come sempre non riesco a non modificare una ricetta e quindi questa è quella del mio pane irlandese Mescolo in una ciotola circa 300gr di farina integrale con circa 200gr di Manitoba (non so perché ma ho scoperto che viene meglio) e un large pinch salt (come dice la mia amica) un largo pizzico di sale, diciamo un cucchiaino. Inizio ad aggiungere il latticello circa 500 gr. Se non mi basta quello avanzato dalla lavorazione del burro, aggiungo in egual proporzioni latte e yogurt magro. Cioè, se ho 300 gr. di latticello unisco 100 gr. di latte e 100 di yogurt, e mescolo velocemente a metà lavorazione unisco un cucchiaino da te di bicarbonato di sodio. Vi consiglio di usare il Bicarbonato Solvay, perché di qualità superiore. continuo a mescolare, ma per poco tempo, ma proprio poco, non serve nemmeno che sia bene amalgamato, perchè la reazione inizia subito e quindi prima si mette nel forno meglio è. Potete modificare di poco la quantità di farina se volete in ultimo lavorarlo un po' con le mani, ma non serve. Lo trasferisco su una teglia antiaderente e prende la forma che vuole lui. In qualche modo cerco con un coltello di fare una croce per favorire la levitazione e trasferisco in forno caldo a 200° - 220° per 40 minuti. Si gonfia, si colora e quando è leggero e picchiando sul fondo si sente un "toc" come di vuoto, è pronto. Nonostante durante la cottura si possa avvertire forse un poco di odore di bicarbonato, nel gusto difficilmente lo si ritrova, soprattutto se si usa un bicarbonato di qualità. Eccolo. Praticamente ci ho messo di più a scrivere il post. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • HYOSERIS, LA TAGIAINETTA

    Un'altra delle piante che, se pur commestibile, non rientra nell'elenco di quelle che fanno parte del mio Prebuggiun (qui>>>). Conoscendo diverse persone che la raccolgono e la consumano non potevo fare a meno di parlarne ancora. Parto dal facile riconoscimento. Confusa spessissimo con il Tarassaco (qui>>>) del quale comunque è parente stretta, alcuni tratti la distinguono con certezza da quest'ultimo. La foglia, più piccola e stretta del Tarassaco, dal margine molto dentato, intagliata con precisione in lobi triangolari, che spesso sembrano sovrapporsi dà il nome volgare alla pianta: Tagiainetta = tagliata netta, o anche Dénte de conìggio sempre per la forma regolare. Liscia, non pelosa, di un bel verde squillante, la pianta a rosetta con tante foglie. Il fiore giallo, quasi uguale al Tarassaco, più piccolo ma distinguibile bene se si osserva sul retro. Molto comune, nelle regioni mediterranee, fiorita per gran parte dell'anno, da sempre ritenuta una pianta da foraggio per gli animali, piace molto alle tartarughe, il suo nome Hyoseris radiata L. significa Cicoria da porci, e forse per questo i raccoglitori del Prebuggiun spesso la disdegnano, è praticamente un test fra gli esperti, specie più anziani, alla ricerca di un gusto ottimo. Per vedere se me ne intendo mi chiedono: - Tagiainette? le raccogli? - Per contro io ho la risposta pronta: -No,no, - E infatti in casa mia non si sono mai mangiate. Non certo per la commestibilità, quella è accertata, non ci sono dubbi, è raccolta ovunque da sempre, ma per il gusto che pare vada ad incidere troppo sul misto, almeno quello originario del nostro Prebuggiun. Descrivere un sapore è difficile, troppo personale, conosco chi la mangia anche cruda da tenera, a me non piace, non resta che provare. Molto del suo successo è dovuto al fatto che si trova ovunque, anche in inverno, in grande quantità e in tempi di carestia questo era una fortuna qualsivoglia fosse il gusto. Non ci sono problemi di tossicità o altro, ma nemmeno le sono riconosciute grandi proprietà curative e questo può essere un altro motivo, da parte di chi ben sapeva che le prime erbe fresche dopo un lungo inverno avrebbero portato un gran beneficio all'organismo, per raccoglierne altre migliori al suo posto. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL SEDANO

    Ah! Se la donna sapesse cosa il sedano fa all'uomo lo andrebbe cercando da Parigi a Roma La pioggia dei giorni scorsi, anzi il diluvio, ha fatto sciogliere tutta la neve. Difficile parlare di erbe, trovare qualcosa, uscire senza scivolare sul ghiaccio con questo tempo. Da qualche giorno c'è una tregua, una timida luce fra le nebbie, inforco gli scarponi, infilo una giacca e arrivo all'Abbandon'orto che più abbandonato di questi mesi mai fu. Neanche il tempo di ripulire dai sostegni dei pomodori e dei fagioli, piove da ottobre e poi la neve. Adesso non è il caso di calpestare inutilmente il terreno troppo zuppo, non gradisce. La desolazione che mi aspetta è tanta, se qualcosa era rimasto ci hanno pensato gli animali, ma sul limitare mi ricordo sempre di sistemare le piante che potrebbero sopravvivere al freddo, quelle protette sotto la neve e così ho raccolto i primi timidi boccioli di cicoria rossa, per una volta sono arrivata prima io dei caprioli e poco più in là spunta spavaldo lui, il cuore del sedano dell'anno scorso che cerca di riemergere al primo tiepido sole. Così mi è sovvenuto che non avevo mai parlato di lui, il sedano, l'ho dato per scontato, per me talmente familiare da non credere di doverlo presentare a nessuno. Invece parlando con amici ho scoperto quanto siano ignorate le sue infinite proprietà e quanto, almeno qui, sia poco amato come ingrediente principale, usato quasi esclusivamente ormai nel famoso cipolla-sedano-carota tritati. Intanto non è affatto da sottovalutare il gusto che dà agli alimenti ai quali viene aggiunto. In tempi lontanissimi si usava fare la minestra della sera anche solo con una costa di sedano, perché è proprio lui che fa la minestra, senza sedano non è minestra. É zuppa di cipolle, zuppa d'aglio, crema di zucca, vellutata di verdura ma solo con una costa di sedano diventa una minestra ed è per questo che in tempi magri ma magri anche solo una pentolino di acqua con una costa di sedano, olio e un po' di pastina, andava bene come cena. Poi chi farebbe mai un soffritto classico per stufati, arrosti o che senza il sedano? Chi farebbe un brodo senza sedano? senza carota, senza cipolla, ma mai senza sedano. Il sapore da solo può anche non essere gradito a tutti, anche se per quanto mi riguarda un cuore di sedano crudo in pinzimonio o tagliato a filetti nell'insalata, specie la cicoria rossa, a me piace molto. Se poi all'insalata si aggiunge parmigiano in scaglie il sapore è perfetto. Se si vuole essere più sfiziosi mele, sedano, mandorle e insalata. D'estate le coste bianche tenere di sedano accompagnate sopra da una crema di gorgonzola, o taleggio o qualsivoglia formaggio cremoso e decorato con noci o nocciole tritate è un ottimo accompagno per l'aperitivo o un antipasto fresco. Basta lavorare il formaggio con un poco di panna o di latte per ammorbidirlo e poi sbizzarrirsi. “Per i nervi sconvolti, il sedano sia il vostro alimento e rimedio” - Ippocrate - Ma parliamo delle proprietà, soprattutto quelle tacitamente intese nel vecchio detto di inizio post... 😂 Negli ultimi anni molto si è parlato del succo ottenuto con l'estrattore o con la centrifuga preso alla mattina a digiuno come toccasana per tutto. Il problema è proprio quello di affidargli proprietà miracolistiche. Nel caso del sedano, se proprio si vuole avere il massimo dei benefici, è sicuramente meglio sgranocchiare la costa intera tra un pasto e l'altro, come spezza fame così da assumere non solo vitamine ma anche le sue importanti fibre, che ne fanno una preziosa "ramazza intestinale" (cit.) e che sono quelle che aiutano ad abbassare trigliceridi e colesterolo e che non vengono usate trasformandolo in succo. Tenendo presente poi che i succhi centrifugati vanno bevuti immediatamente perché ossidandosi all'aria perdono gran parte dei benefici, e che i bei sedani comperati in supermercato vengono da campagne lontane e chissà quanto hanno già perso. Basta assaggiare una costa di sedano appena raccolto e confrontarla con una comperata. Resta il fatto che nel bicchiere di centrifugato di cetriolo, mela, banana, carota, pomodoro o che so io, la costa di sedano con il suo sapore ci sta bene. Ha talmente poche calorie, soprattutto sgranocchiato, che entra in tutte le diete crudo o cotto, ed è anche depurativo. Cotto, tutte le ricette del finocchio vengono bene, previa pulitura dei fili della costa esterna, bollito, gratinato, stufato, con il pesce, con il pollo, ecc. È uso comune consumare solo la costa del sedano, almeno così mi hanno insegnato. Ho chiesto a suo tempo perché e nonna rispose - Perché non fanno bene come il resto - In realtà sono commestibili ma molto più aromatiche quindi possono dare un gusto diverso che la costa e presentano delle piccole controindicazioni, sconsigliate a chi soffre di allergie, di disturbi renali cronici, a chi allatta per il sapore che passa, e inoltre danno una certa fotosensibilizzazione, sempre mangiate in grandi quantità. Per limitare il consumo di sale e approfittare di tutte le sue proprietà ipotensive si può fare il sale di sedano. Tagliato a pezzi per favorire l'essiccazione, cercando sempre di mantenere le basse temperature, una volta secco, si macina finemente e si usa al posto del sale come insaporitore, aggiungendo semmai pochissimo sale fino ed è questo quello che andrebbe utilizzato nella preparazione del Bloddy Mary. La scienza ha confermato anche un certo contenuto di antiossidanti protettivi del cervello e già lo diceva Santa Ildegarda, e anche di vitamina K, tanto ricercata in questi momenti... ma di cosa parlavo? Ah sì ... delle proprietà afrodisiache. Usato dai tempi remoti per questo scopo, sopratutto in brodo, qualcosa è stato confermato. Il sedano stimolerebbe un ormone che viene liberato con il sudore e che agirebbe come un ferormone, cioè farebbe parte del famoso "odore di maschio" dal quale la femmina è attratta e eccitata. Scusate il linguaggio poco scientifico ma così è come l'ho capita io. In molti scritti viene nominato con questa peculiarità, Madame Pompadour inventò un potage per le sue cortigiane, Savonarola ne sconsigliava l'uso alle donne che volevano rimanere caste perché cibandosene non sarebbe stato possibile riuscirci, Mességué padre racconta di come facesse parte del filtro d'amore di Tristano e Isotta... Per questo le donne dovrebbero farlo comparire spesso nel quotidiano, anche se dovrebbero pensarci gli uomini: - Se l'uomo sapesse l'effetto del sedano, se ne riempirebbe il cortile - In Puglia, il riferimento è d'obbligo, a fine dei lauti pranzi domenicali a base di orecchiette con braciole e polpette al sugo cotto molte ore, è uso servire un pinzimonio di sedano e spesso finocchio crudo, per aiutare a "sgrassare" lo stomaco da quel che si è mangiato. Però è un pinzimonio particolare, la verdura non va "pucciata" nell'olio ma viene servita nel bicchiere di Primitivo. Come sempre in botanica, esistono numerose varietà di sedano, da quello selvatico, Apium graveolens L., da imparare a riconoscere molto bene per la sua somiglianza con cicute varie ecc. essendo della stessa famiglia con simile portamento, e che può dare reazioni allergiche da contatto, a un'infinità di buonissimi sedani coltivati sparsi per tutt'Italia, bianchi, neri e pure rossi, senza dimenticare il sedano rapa, che ha stesse proprietà e gusto più delicato, buono sia crudo che cotto e spesso confuso con una rapa comune o con il cavolo rapa. Ultima nota storica, la splendida Selinunte potrebbe dovere il suo nome a una pianta riconosciuta come una specie di prezzemolo selvatico, molto aromatico, abbondante nei dintorni, ma descritta come più somigliante a un sedano, l'Appio, o sélinon e rappresentata nelle sue monete antiche. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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