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  • SUCCEDE... nei SEPPONI di CARRO

    Succede che tu nasca a Milano, e che tu cresca con tutte le opportunità che una grande città così ti offre. Succede che poi un giorno una tua compagna di scuola ti inviti a passare le vacanze estive nel tranquillo paesino sull'Appenino Ligure, alle spalle delle Cinque Terre. Succede che lì in un attimo tutto si compia, che proprio lì, incontri chi accompagnerà i tuoi giorni futuri, chi cambierà la tua breve vacanza di giovane donna in una scelta di vita. Eh sì, proprio lei Silvia Bonfiglio , a Carro, incontra Maurizio , si innamora, lo sposa per non andarsene più. Carro è un grazioso paese adagiato su una collina dell'Appennino ligure, nell'Alta Val di Vara, con sullo sfondo le Alpi Apuane, una di quelle felici posizioni liguri che permettono alla mattina di fare un giro per funghi e alla sera un bagno nel più bel mare azzurro della Riviera di Levante, veramente una manciata di chilometri da Moneglia, Deiva Marina, Bonassola, Levanto. Un piccolo comune dove non manca nulla, famoso al mondo per gli antenati di Nicolò Paganini che lui veniva a trovare al paese, e che viene ricordato ogni estate con il Festival Paganiniano (qui>>>) , una serie di concerti di musicisti famosi. Ha pure il Santuario, la Cerreta , edificato presso la casa che diede i natali al Santo Antonio Maria Gianelli ( qui>>> ) , fondatore delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto , le Giannelline di Chiavari, ma non c'è dubbio che qualche differenza con Milano ce l'ha. Silvia e Maurizio, da giovani sposi vivono a Genova, lui ha una ditta di elettrotecnica, agli inizi degli anni '90, Maurizio eredita l'antico castagneto del nonno, ormai abbandonato e rinselvatichito, impraticabile, frequentato solo da cinghiali e inizia a pulirlo, sistemarlo, recintarlo, tutto nei fine settimana, quando tornano al paese. Il bosco, denominato località Sepponi , probabilmente proprio dai ceppi, i seppi in dialetto, i grossi castagni che c'erano, era una volta famoso anche per gli ottimi funghi porcini che crescevano in simbiosi con gli alberi. Maurizio cerca di informarsi sulle varietà di castagne della valle, della storia del castagno così importante per la sopravvivenza della gente di quella vallata, impara a innestare i giovani polloni nati a caso dalle vecchie piante ormai tagliate. Recupera le marze di varietà che nessuno conosce più, e tutto questo ascoltando gli anziani, una cosa qui, una cosa chiesta là, una cosa capita, una intuita. foto da ETNOBOTANICA IN VAL DI VARA UN MARRONE DEI SEPPONI La passione fa fare grandi cose e e succede che dopo qualche anno Silvia e Maurizio scelgono la loro terra, le loro castagne, si trasferiscono definitivamente, creano l' Azienda Agricola Silvia Bonfiglio con il proposito di produrre inizialmente marroni, poi arriveranno le castagne per la farina, le api per l'impollinazione e il miele, i funghi secchi, e piano piano una produzione di confetture con frutta biologica del posto. Importante il recupero del vecchio seccatoio, fabbricato nel 1821, situato direttamente nel bosco, che una volta seccava quintali e quintali di castagne di tutto il paese, e intorno al vecchio casone gli eventi organizzati tutti gli anni, l'accensione del fuoco alla fine della raccolta, che brucerà per più di un mese costantemente, la festa del castagnaccio quando finalmente è pronta la farina, dopo che le castagne secche, private della buccia, sono state selezionate a mano UNA AD UNA per aver un prodotto di buonissima qualità, escursioni notturne alla luna piena e incontri con bambini. Qualche anno fa la loro farina ha vinto il Primo Premio Nazionale come migliore Farina di Castagne. A questo proposito vorrei ricordare qui, a tutti coloro che a settembre cominciano a fare castagnaccio convinti di comperare farina nuova, che la cosa non è possibile, stando che la raccolta avviene più tardi, dura per tutto il tempo che le castagne cadono e si cominciano a seccare a fine ottobre, per avere il prodotto finito non prima di dicembre. Quindi l'illusione di avere farina dell'anno subito appena si vedono cadere le prime castagne, è appunto un'illusione. Quella che si compera a settembre, ottobre, è farina dell'anno precedente, non per questo deve essere per forza cattiva, ma non è certamente fresca. Ogni anno in questi giorni ai Sepponi si ripete l'antica cerimonia dell'accensione del fuoco nel seccatoio, con una piccola festa tra i presenti che quest'anno, per le ovvie ragioni legate al Covid, si è svolta per forza in formato ridotto. É possibile seguire un filmato di qualche anno fa qui>>> https://www.youtube.com/watch?v=Ob-nADMebGU&ab_channel=TeleLiguriaSud Per chi non avesse nozione di cosa sia un essiccatoio per le castagne, comune una volta su tutto l'Appennino, si tratta di una costruzione in muratura, di forma quadrata, che presenta un piano terra dove viene acceso a pavimento un fuoco di grossi pezzi di legna che brucerà lentamente per più di un mese, sopra un soppalco, oggi di rete metallica, dove da una finestra a sotto tetto vengono messe le castagne in modo che secchino con il calore che sale attraverso. La costruzione è dotata di piccole aperture in alto che la fanno funzionare come un grande camino. Silvia e Maurizio continuano la loro opera di recupero e innesto di castagneti, di recente stanno cercando di restaurare anche il vecchio mulino del paese, hanno lottato e lottano contro il cinipide, contro il mal dell'inchiostro, cercando di invogliare i giovani al recupero dei boschi abbandonati della zona, organizzando ogni sorta di eventi direttamente nel bosco come anche corsi di innesto. Il loro lavoro è stato riconosciuto e il castagneto visitato dagli studiosi del settore. Nonostante l'immenso lavoro fisico che c'è dietro al lavoro delle castagne, oltre la cura del castagneto, confrontato tutta la filiera con l'esiguo guadagno che resta, Silvia e neppure Maurizio, rimpiangono la città e meno che meno ora, quando la loro scelta di vita ha ancora di più un senso, quando la libertà e la possibilità di lavorare all'aperto permette di lasciarsi alle spalle le problematiche quotidiane di questo periodo. È possibile trovare Silvia nei mercati e fiere della zona, dedicati alle produzione agricole di nicchia, con le sue marmellate, i funghi secchi, la farina e tutto quello che riesce a produrre in azienda e quest'anno le principali manifestazioni non si sono potute fare rendendo tutto ancora più difficile. Così, a crederci, succede che a volte i sogni si avverano ... Proprio per loro mi sembra adatta la favola del Fungo e la Castagna, che avevo scritto anni fa e con tutto il cuore a loro la dedico: FUNGO E CASTAGNA Quando Castagna, da bambina, provò ad infilare le sue tenere radici nell’ubertosa terra del sottobosco, lassù sulle pendici del verde Appennino Ligure, incontrò uno strano filamento bianco profumato. Ne restò inebriata e lui da lei avvinto. Decisero di proseguire insieme per la strada della vita. Castagna crebbe albero frondoso, indaffaratissimo a far foglie, fiori e frutti, era molto richiesta. Le sue foglie usate perfino come tortiera, il tronco come legno da costruzione e da ardere, e soprattutto lei, chiusa nel suo riccio spinoso aspettava di diventar farina, tanto attesa al finir dell’estate a servir da pane e companatico per il lungo inverno in arrivo. In tutto questo daffare non è che Castagna riuscisse a vedersi molto con l’amato nonostante egli fosse saldamente attaccato alle sue radici e la loro vita insieme mooolto felice. Si doveva risolver la questione e la soluzione si trovò, come sempre nelle coppie che funzionano, a mezza strada. Castagna si decise a cadere a terra ed egli a far capolino fuori, improvvisamente, quando meno lei se lo aspettava, per abbracciarla ancora con il suo profumo, nascosti fra le foglie gialle e rosse nel respiro umido dell’autunno AZIENDA AGRICOLA SILVIA BONFIGLIO Via Alfonso Garibotti, 7, 19012 Carro SP laboratorio e vendita, si prega telefonare per appuntamento o visita al castagneto 347 310 8995 SITO : http://www.boscosepponi.bio/index.html FB : https://www.facebook.com/CastagnetodeiSepponi/?ref=page_internal Negli ultimi anni Silvia e Maurizio si sono dedicati intensamente al recupero dell'antico Mulino del 1690 nei pressi del Torrente Travo del 1690, ripristinandolo totalmente e facendolo di nuovo funzionare ad acqua Un luogo magico, visitato ormai da studenti e studiosi, dove tutti gli anni, fra i tanti eventi, anche quello del riconoscimento erbe, unito alla possibilità di vedere il mulino funzionare. https://www.mulinodeltravo.it/ FB: https://www.facebook.com/mulinodeltravo Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DELL'INTRECCIAR DI CESTI ... DELL'IMPAGLIAR DI SEDIE

    Da sempre mi sono interessata a questo tipo di manualità, ma non sono molti anni che sono riuscita in un vero approccio di intreccio cestini o impagliatura sedie. Poi la mia strada si è incrociata con Rossana Sciascia dell'Agriturismo Ca'Marcantonio che con semplicità mi ha fatto tornare a casa con il mio primo tentativo di cestino, da lei ho conosciuto Claudio Mariani e tutto è diventato ancora più chiaro, e in seguito Fortunato Caruso e altri. Scoprire poi che per tutto o quasi, cestini, sedie, fabbricare funi ci sia ancora una volta la presenza costante e indispensabile delle erbe fa si che in questi tempi conoscerle e provarle sia stato sempre più pressante. Avrei voluto fare e forse un giorno ci riuscirò, un post più dettagliato con più informazioni, ma in questo periodo si concentrano molte cose, dalla raccolta del prebuggiun a quella delle erbe da intrecciare, alle prime semine e io ho davvero, purtroppo, una vita sola e le giornate troppo corte per fare tutto quello che vorrei. Così ho deciso per queste brevi note per un'informazione di base. Come succede con le erbe commestibili, che sono molte di più di quelle tossiche o velenose, l'uomo ha provato ad intrecciare di tutto con risultati diversi, e sono sempre le più comuni quelle più usate. La prima volta che ho incontrato Rossana stava intrecciando foglie di canna comune, secche e poi inumidite, per rifare una sedia. Arundo donax è il nome botanico di questa semplice canna che possiamo trovare tutti lungo qualsiasi argine di fiume o palude o dove il terreno è semplicemente umido e alla quale dedicherò prossimamente un post visti i suoi numerosi utilizzi. Le foglie lunghe raccolte a inizio estate, essiccate all'ombra e poi reidratate e mantenute umide mentre si lavorano permettono di ottenere dei buoni sedili. Questo non è l'unico uso della canna comune, è una specie officinale, ha proprietà curative, con le dovute attenzioni per la presenza di un alcaloide che agisce nei confronti di febbre, raffreddori e altri malanni invernali. Gli Egizi usavano le foglie per fasciare i morti. È largamente usata per fare graticci, le arelle, per sostegno alle piante negli orti, bastoni, e strumenti musicali. Si stanno studiando le possibilità di produrre biomassa con questa pianta, da molti invece considerata ormai un'infestante. C'è da dire anche che non va confusa con il bambù come molti pensano, con il quale condivide solo la famiglia botanica. Un'altra pianta usata per impagliatura delle sedie e ancora più resistente sono alcune del genere Carex, devo ancora studiare un po' prima di poter dedicare un post, visto che ne ho trovato nelle zone umide dei boschi qui intorno e vicino al fiume, e ho riconosciuto uguale a quella che ho usato con Fortunato lo scorso settembre per impagliare la mia sedia. A guardarmi sembro brava, ma è tutto merito del maestro, la strada per imparare è ancora lunga e spero di poter avere ancora altre esperienze con Rossana e Fortunato. Fra le erbe di palude adatte c'è anche la Tifa della quale avevo già parlato qui>>> La Tifa I SALICI uno dei saliceti di Claudio Ma se di intrecci si parla non si può dimenticare le tante qualità di Salice che da sempre vengono impiegate per costruire ceste, cavagni, borse, arredi ecc. e aver conosciuto prima Rossana che me ne ha insegnato con semplicità i rudimenti e poi poter anche solo ammirare Claudio mentre con passione e una precisione non umana incrocia, accavalla, tira, spinge flessuosi rami per far uscire dalle sue mani incredibili manufatti è per davvero una fortuna. Claudio non compera nulla, tutto il materiale che usa è preso in natura, negli ultimi anni per averne a sufficienza ha impiantato nei propri terreni un saliceto, con molte varietà dei salici che usa, semplicemente con delle talee e la sua generosità innata lo ha portato a insegnarci anche questo, e giusto questo è il momento migliore. Claudio mentre impianta un nuovo saliceto con talee sue a casa di un'amica Questa la borsa che ha fatto per me l'anno scorso prendendo spunto da una vecchia sporta per la spesa usata dagli anni 30-40 in poi e che solo lui poteva rifarmi identica. Al momento mi accontento di raccogliere lungo il fiume, a fine inverno, così come mi hanno insegnato loro, i giovani rami lunghi sottili e flessibili, prima che escano i nuovi germogli, e adesso con questa luna nuova è già quasi tardi e così sono andata ieri. I giovani rami, se non sono usati subito, da secchi devono essere lasciati a bagno per farli tornare flessibili prima di usarli. Sulle varietà di salice Salix purpurea, Salix alba, ecc. è necessario davvero parlarne in un altro post dedicato, anche per le innegabili proprietà che sono derivate da queste piante. Per chi ancora non lo sapesse proprio da una varietà di salice fu isolato l'acido acetilsalicilicilico e poi riprodotto sinteticamente con il nome di Aspirina, visto che da millenni gli uomini usavano la corteccia del salice o pure le foglie di mirto per curare dolori e febbri Intanto se qualcuno vuole provare può passeggiare lungo un qualsiasi corso d'acqua e approfittare di quello che trova. I miei sono solo piccoli tentativi ma mi rendono così felice di esserci riuscita. Sulle erbe da intreccio, per esempio su quello di fare funi con le erbe, o sulla lavorazione dei giovani polloni di castagno ridotti a strisce sottili per la lavorazione delle corbe, c'è ancora molto da dire ma piano piano ci riuscirò, conosco persone che intrecciano qualsiasi essenza vegetale sia duttile e flessibile, anche se sta sparendo questa arte. una delle mie piccole prove Ho scritto adesso questo post perché domenica 27 non potrò essere presente a una delle riunioni annuali di intreccio che fa Rossana nel suo agriturismo visti i miei impegni con le erbe, spero di riuscire il prossimo. Il suo casale è completamente immerso nei boschi in Alta Val di Vara, a pochi km da Sestri Levante e dalle Cinque Terre, e da Varese Ligure e Rossana non si ferma all'intrecciare, ma fila la lana, lavora l'argilla, coltiva la terra, scrive libri ... e tutto condivide con piacere con chi lo desidera. Potete contattarla al suo Agriturismo Ca' di Marcantonio per vedere e comperare i suoi manufatti, per chiederle dei corsi, per farvi impagliare le sedie, per filare la lana e molto altro. Alberto Anzi e Rossana Sciascia Loc. Marcantonio - Fraz. Chiama 19010 Maissana - La Spezia P.IVA 01225020112 Tel. Fax. 0039 0187 845 720 Cell. 0039 329 392 4199 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SULL' ARANCIO AMARO, LA MARMALADE E IL FIOR D'ARANCIO

    Giardino Pantesco di Donnafugata - bene del FAI Torno torno la casa c'era "u jardinu", un ettaro d'àrboli da frutta: aranci, mandarini, limoni, limongelli...* A. Camilleri - Da quanti anni non mi capitavano delle belle arance amare da poter trasformare nella famosa Marmalade! >>>Pour Marie Malade   Come ho già scritto in un altro post dedicato a varie marmellate, la parola marmellata in Europa si può usare legalmente solo per le marmellate di agrumi e pare che questo derivi dalla marmellata di arance che i cuochi fiorentini inventarono per la Regina Maria di Francia debilitata per le frequenti gravidanze. Aggiornamento: Pare che da gennaio 2025, la parola marmellata si possa usare anche per altra frutta. L'etimologia esatta della parola vuole derivi dal portoghese marmelo,  la mela cotogna con le quali si confezionarono le prime composte. L'arancio amaro arrivò in Europa prima di quello dolce, portato dagli Arabi che lo scoprirono in India. In Sicilia, ormai spariti, presso ogni villa, tenuta, casa di campagna c'era una costruzione in pietre a secco, rotonda ma anche quadrata, u jardinu , dove venivano coltivati gli agrumi, spesso un albero solo che veniva consegnato da padre in figlio come bene prezioso simbolico della famiglia. Il muro difendeva dai venti caldi e favoriva un microclima che tratteneva l'acqua. Anche in Liguria vicino ad ogni casa c'era un arancio amaro e qualcuno sopravvive ancora, c'era nella casa dei nonni a San Salvatore e mi sono chiesta sempre perché, leggendo più avanti nel post sono tentata di pensare che sapendo come agisce sul sistema nervoso, se lo tenevano ben vicino. Un po' come la pianta dI gelsomino vero, ormai sostituita in maniera aberrante da quello falso senza saperne le conseguenze >>>FIOR DI GELSOMINO foto di Citrus x aurantium - Actaplantarum - Le proprietà dell'Arancio Amaro, conosciuto anche come Melangolo, Citrus × aurantium, credo   siano dimenticate dai più, perché non ne sento parlare molto. Un giorno le riscopriranno e così torneranno di moda. Questo frutto, specie nella buccia, contiene sinefrina, un alcaloide che ha un'azione simile all'adrenalina, era ed è usata in preparati dimagranti ed energizzanti... che i cuochi fiorentini avessero ragione? Con tutte le cautele del caso, perché allo stesso modo aumenta la pressione e il rischio cardiovascolare. I preparati che derivano dall'arancio amaro devono essere somministrati da un medico che conosca bene il paziente che vuole dimagrire. Sempre perché naturale non vuol dire privo di controindicazioni. Dagli Arabi arriva non solo l'arancio ma anche la capacità di distillare i fiori di questo agrume, ottenendo così l'olio di Neroli, prezioso alleato per calmare, rilassare il sistema nervoso, utile nelle depressioni, nei periodi bui, dentro ha il sole delle arance del Mediterraneo. Per lo stesso motivo i fiori d'arancio non potevano mancare in occasione di matrimoni. Le zagare, come mi insegnò un calabrese che mi diede del suo meraviglioso miele di zagare, sono i fiori di tutti gli agrumi, arancio, limone, mandarino, anche se tendenzialmente si individuano con quel nome solo i fiori di arancio. Olio di Neroli perché deriva dalla moglie di quel Orsini duca di Bracciano e principe di Nerola, Anna Maria de la Tremoïlle de Noirmoutier, che lo introdusse in Francia alla fine del '600. Inutile dire che è largamente usato in profumeria. Purtroppo, puro è carissimo. In Liguria è nota l'Acqua di Fior d'Arancio, l'idrolato ottenuto dalla distillazione dei fiori di arancio amaro, una volta prodotto in grande quantità, in provincia di Imperia, nella valle di Vallebona, veniva e viene usata per profumare i dolci liguri, in primis il nostro pandolce e anche le chiacchiere. A Genova si può acquistare dalla Antica Farmacia dei Frati, cliccando sulla foto si va al link di riferimento. Con le belle arance che mi sono state regalate mi sono preparata una super marmelade, a modo mio, seguendo come sempre il mio istinto dopo aver letto e ascoltato decine di ricette. Ho pelato con un pelapatate le arance, togliendo solo la parte arancio, che poi in parte ho tagliato a striscioline. Ho tagliato a metà le arance pelate per togliere i semi, operazione da fare su un piatto per recuperare il succo. Ho passato questi pezzi nell'estrattore. Ormai faccio tutte le marmellate con l'estrattore, se non si possiede l'estrattore, o si hanno grosse quantità è uguale con la macchina della salsa, altrimenti si possono spezzettare e mettere sul fuoco con un bicchiere di acqua e frullare con il frullatore ad immersione dopo qualche minuto. Ho pesato la polpa ottenuta e ho aggiunto nella pentola lo zucchero nella proporzione di 800gr. per ogni chilo di frutta passata. Controllare il bollore con un fuoco non troppo basso, all'inizio sembrerà che si formi molto liquido, ma gli agrumi hanno un alto potere gelificante e anche se non sembra, da fredda rassoda tantissimo. Importante schiumare per avere un prodotto finito limpido. Dopo aver schiumato, ho aggiunto parte delle scorze tagliate a striscioline, che avevo appena tuffato in acqua bollente per un minuto. Tutte sembravano tante, le rimanenti l'ho messe in congelatore, qualcosa ne farò. Non serve tantissimo tempo, la pectina si degrada con la cottura e si ottiene l'effetto contrario, continuando la cottura si ha la caramellizzazione  dello zucchero perdendo colore e profumo della frutta. Per una quantità limitata, tra uno e due chili non faccio bollire più di mezz'ora - quaranta minuti. Personalmente ormai mi regolo con il colore, ma il metodo del piattino freddo funziona sempre. ...e da oltre il muro l’agrumeto faceva straripare  il sentore di alcova delle prime zàgare. Era un giardino per ciechi... Il Gattopardo Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • STRUDEL

    Di Voi, Signore e Signorine, molte sanno suonare bene il pianoforte o cantare con grazia squisita, molte altre hanno ambitissimi titoli di studi superiori, conoscono le lingue moderne, sono piacevoli letterate o fini pittrici, ed altre ancora sono esperte nel tennis o nel golf, o guidano con salda mano il volante di una lussuosa automobile. Ma, ahimè, non certo tutte, facendo un piccolo esame di coscienza, potreste affermare di saper cuocere alla perfezione due uova al guscio. Ada Boni "Il Talismano della Felicità" 1927 Era il tempo delle mele... è il tempo dello strudel. La ricetta della pasta per il mio strudel, lo confesso subito, è tratta paro paro dal Talismano della Felicità, un must dei libri di cucina, che tutte le brave spose di una volta dovevano avere nel corredo, e io, come si dice, lo ebbi e tanto lo usai, come si vede... Un libro utilissimo, completo, dove prendere spunti su tutto, e da parte mia, che difficilmente seguo una ricetta come è scritta, questa invece ha un piccolo segreto ed è talmente facile e scarna di ingredienti con una riuscita superlativa, che non l'ho mai abbandonata. Provare per credere. Per un buon Strudel, occorrono innanzitutto le mele, per quanto mi riguarda cerco di usare quelle che ho, in questi giorni sono sommersa dal raccolto delle mele e scelgo quelle ammaccate, non perfette, che so non si conserveranno e quelle uso, a caso, mescolate. Alcuni preferiscono la Mela Renetta , adatta quando è soda e acidula. Per il resto 250gr. di farina , in questo che ho fatto ieri più di metà era integrale, un uovo , un pizzico di sale, mezzo cucchiaio di zucchero, mezzo bicchiere di acqua, 50gr. di burro, che per questo ho sostituito con pari olio di arachide , sempre perché non riesco a non modificare una ricetta, ma soprattutto perché volevo farlo e non avevo burro. Nella farina a fontana metto l'uovo e zucchero e sale, poi l'acqua intiepidita quel tanto o anzi, quel poco per far sciogliere il burro, o appena intiepidita con l'olio, impasto velocemente, sbattendo con forza sul tavolo, poi formo una palla. E qui il passaggio importante. Nel frattempo ho messo sul fuoco una pentola più grande della palla di pasta, e più alta, vuota , con il coperchio e la faccio scaldare. Una volta calda, tolgo il coperchio e la giro sulla palla di pasta, che non tocchi ne alle pareti ne in altezza e lascio così per un quarto d'ora. Passato questo tempo la palla di pasta sotto la pentola è diventata estremamente elastica e facile da tirare, perché la pasta dello strudel deve essere così sottile " da poter leggere una lettera d'amore" messa sotto ... Tiro la sfoglia su di un canovaccio da cucina pulito, o anche sul tappetino di silicone, bene infarinato, per poterla più agevolmente arrotolare una volta farcita. Ungo appena appena con un poco di burro liquefatto, sempre se ce l'ho. A questo punto posso mettere sopra tutto quello che voglio: tradizionalmente mele a fettine, qualche cucchiaio di marmellata qualsiasi (meglio albicocca, prugna, mela) qua e là pinoli , mandorle a fettine (le preferisco con la buccia), uvetta sultanina appena ammollata in acqua tiepida (ma se piace rum), ma anche noci spezzettate, buccia di limone, un pizzichino di cannella se piace, e sopra a tutto due cucchiai di pane grattato finissimo fatti rosolare in poco burro e una spolverata di zucchero Lascio liberi i bordi perché arrotolando il ripieno tende ad uscire e riempie. Quando ho messo tutto quello che voglio, o quello che ho, delicatamente prendendo i lembi del canovaccio ( o quelli del tappetino di silicone) sollevo e lentamente arrotolo facendo scivolare poi direttamente nella teglia. Chiudo bene ai lati e spolvero la superficie di zucchero e qualche pinolo per decorazione Un milione di anni fa, la prima volta che lo feci, pensando la ricetta un po' misera, raddoppiai le dosi, ottenendo un rotolo lungo un metro che non sapevo in che teglia mettere e dovetti piegare per poterlo infornare... 😂😂😂 Cottura dolce, forno medio, per un'oretta. Cotto, spolverizzo con zucchero a velo. Toglietevi l'illusione che sia un dolce trentino, tirolese o austriaco... se ne ha notizia già in Mesopotamia nell'VIII se. a.c., e poi in Grecia, in seguito lo portarono i Turchi con 200 anni di dominazione in Ungheria , dove all'originale dolce ottomano, la Baclava , vennero aggiunte le mele così facili da trovare in quella zona. Con la conquista dell'Ungheria da parte dell'Austria arrivò a Vienna che lo nominò Strudel, dalla traduzione letterale della parola vortice o gorgo o mulinello, proprio perché la pasta va arrotolata intorno alle mele e non come tanti fanno, semplicemente chiusa intorno al ripieno. Se si vuole fare i goduriosi è possibile servirlo con crema pasticcera, crema inglese, zabaione o con una pallina di gelato alla crema... SLURP...​ Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CHIARA, LA CHEF

    Chiara è una di quelle persone che trovi mentre sei incasinato, dove devi dare il massimo e non sai manco tu qual è, ma ti giri e nel marasma trovi i suoi occhi e le sue mani che han capito al volo senza tanto parlare. Come si diceva in casa mia "a l' è precacci-nna", dinamica, che si dà da fare, intuitiva, veloce e attenta al risultato. Ci si riconosce subito, anche se di generazioni diverse, e da evento a evento abbiamo stretto confidenza ridendo a battute e a spritz condivisi. Originaria di un paesino vicino a Legnano, anno 1989, ma già con un buon bagaglio di esperienze. Che voleva cucinare se lo ricorda da quando aveva tre anni, insieme ai profumi e ai gusti di quello che le preparava la nonna quando tornava dall'asilo. Frequenta il Collegio Arcivescovile Castelli di Saronno diplomandosi in Tecnica dei servizi della ristorazione. Accetta un colloquio per un'esperienza in riviera ligure, a Sestri Levante, e qui rimane, ormai da diversi anni. Dopo un buon numero di stagioni in diversi locali, decide di provare a lavorare in autonomia, come personal chef per qualsiasi evento, per qualsiasi tipo di richiesta riguardante la ristorazione, per venire a cucinare a casa vostra o fare un corso per imparare qualsivoglia piatto. Particolarmente attenta alle esigenze di cucina vegetariana e vegana, allergie varie, usa solo prodotti di alta qualità. Disponibile per eventi internazionali, le piace portare la cucina che ama sulle tavole di tutto il mondo. Perché un post su di lei? Perché con la curiosità che la contraddistingue, qualche passione che ci unisce, volevate mica che non ci mettessimo ad andare per erbe e a provare piatti nuovi o antichi insieme? Mi fa piacere anche farla conoscere a chi magari ignora che anche qui, come ormai dappertutto, ci si può affidare alle mani di persone competenti come lei, che possono alleggerire il lavoro di giornate che potrebbero diventare pesanti, senza rinunciare per questo al buono, fatto bene, elegante e senza spostarsi da casa propria. Ma se devo descriverla con una parola è: determinata, e passando ieri qualche ora con lei mi ritornava in mente questa frase del Dalai Lama: Le decisioni sono un modo per definire sé stessi. Sono il modo per dare vita e significato ai sogni. Sono il modo per farci diventare ciò che vogliamo. Alcuni piatti di Chiara: Trovate Chiara Lattuada al 349 724 8341 Su Istagram come >>> lattuada.chiaramya Su fb come >>> https://www.facebook.com/chiara.lattuada.771 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL RAPERONZOLO -🌱🌱🌱

    Presto presto che altrimenti non le troviamo più... le radici di Raperonzolo ! Una delle erbe più buone che conosco, la radice dolce e la sua foglia fanno parte della composizione del Mio Prebuggiun (qui>>>) quello che vado mostrando agli incontri dell' Associazione Erbando (qui>>>) Il Raperonzolo o raponzolo ( Campanula rapunculus L .) è un poco più difficile da riconoscere delle altre mostrate fino ad ora. Difficile per le caratteristiche della rosetta basale che ama stare nascosta fra le altre erbe del prato, e facilmente confondibile. Le foglie sono ovali, lisce, oblunghe di un bel verde, quasi lucide. Bisogna armarsi di pazienza e provare ogni volta che si pensa di averlo trovato ad estrarre la piantina, scavando intorno con la punta del coltello, per scoprire se sotto c'è la radice, bianca, carnosa, questa sì differente dalle radici di altre piante e riconoscibile, come una piccola rapa, dalla quale prende appunto il nome. A volte la radice è piccola, anche biforcata, ma sempre con il suo colore bianco quasi trasparente. È dall'autunno che si deve cogliere fino a inizio primavera, cioè quando la radice si ingrossa e prima che escano i fiori che assorbiranno tutti i nutrienti, lasciando la radice dura e legnosa. Ed è proprio grazie ai fiori che si può effettuare il riconoscimento sicuro, sono ovunque nelle campagne, in grandi quantità, visibilissimi, graziosi con i loro steli di campanelle azzurro-lilla. Non resta che ricordarsi dove si sono visti durante l'estate per tornare a raccogliere più tardi la rosetta basale con la radice, che spunta dopo le prime piogge d'autunno. In quanto ai metodi per cucinarlo, radice e foglia, si può spaziare dal cotto al crudo. Ottimo nelle misticanze in insalata, e qui si possono usare anche solo i fiori azzurri durante l'estate, ottimo bollito, solo o insieme alle altre. Nel Prebuggiun è la nota dolce che non deve mancare per bilanciare l'amaro di altre. È una radice ricca di inulina, come il topinambur e la cicoria e questo basterebbe per farne una pianta preziosa. Dovendo, nota dolente, raccoglierne anche la radice, conviene, oltre ad una raccolta oculata, seminarli quando e dove è possibile. I semi si trovano facilmente, se non nel garden più vicino, su internet. Il magico momento del ritrovamento. Per il Raperonzolo, non ci si accontenta di una leggenda, ma si arriva addirittura alla fiaba. Chi non conosce Raperonzolo e la sua prigionia nella torre? Talmente buoni i raperonzoli in insalata che sua mamma, incinta di lei, si nutriva solo di quelli e avendone gran voglia, ne fece fare incetta dal marito persino nel giardino della maga. Questa, sorpresolo sul fatto, volle in cambio delle piante raccolte, la bambina appena nata, e le diede il nome di Raperonzolo, tenendola poi confinata in una torre altissima irraggiungibile, perché diventata una incantevole giovane dai lunghi capelli di oro filato. Sarò stato l'effetto dei raperonzoli mangiati dalla madre? Chi può dirlo? Di certo è che sono proprio questi, quelli che vi invito a trovare. "Oh Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli che per salir mi servirò di quelli." Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • PRIMAVERA ERBANDO 2026

    ANTEPRIMA EVENTI Pochi giorni a febbraio, come succede ormai da qualche anno un altro inverno senza freddo vero e mi ripeto, ma si sarebbe potuto raccogliere a oltranza tante erbe. Per scelta non faccio incontri in inverno e se posso non raccolgo. Le giornate sono corte con poca luce e le piante sono confuse dalle temperature strane, e anche il sapore cambia. Siamo a Febbraio e mi trovo a preparare un primo calendario degli incontri per le passeggiate e altri eventi, anche se non completo. Ricordo che le date sono sempre postate anche sul mio profilo fb, sulla pagina dell'Associazione e sul blog con un ragionevole anticipo, visto le condizioni del tempo che determinano la presenza o meno di erbe e non permettono di decidere mesi prima. Purtroppo non tutti riescono a prenotare o essere presenti quando decido io il giorno o il posto, quindi: DISPONGO DI UN CERTO NUMERO DI DATE INFRASETTIMANALI PER EVENTI PRIVATI PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE È NECESSARIO : UN TERRENO MESSO A DISPOSIZIONE DAL PROPRIETARIO UN POMERIGGIO O UNA MATTINATA circa DUE ORE, DUE ORE E MEZZA, massimo TRE UN MINIMO DI DIECI PERSONE DURANTE L'INCONTRO NON SI RACCOGLIE MA SI RICONOSCE A ogni partecipante viene dato un taccuino dove fare le proprie annotazioni e compilare un erbario personale da portarsi a casa con le erbe che si incontrano o in alternativa i sette manuali cartacei È richiesto un contributo minimo a persona di 15 euro all'Associazione Erbando Trovate dieci amici o amiche e sarò felice di essere dei vostri e passare qualche ora insieme nella natura a parlare di erbe selvatiche commestibili. È possibile anche un incontro personalizzato anche con meno persone, con un contributo da concordare Mi potete contattare solo via Wsapp  al 348 69 30 662 per ogni chiarimento Gli eventi non si limitano al riconoscimento erbe, da diverso tempo alterno con amici e amiche competenti esperienze che riguardano la natura, come intrecci vari di rami per la costruzione di cestini o di filatura e tintura lana, approcci a lavorazioni varie e show cooking di ricette di piatti liguri. Si inizia a febbraio a Santo Stefano d'Aveto con La collaborazione con Sara Diana è recente ma da subito è stata intensa, da un evento all'altro per tutto il 2025. Dopo la pasta e le torte ripiene, uncinetto e filatura lana, questo è l'ultimo sulle più comuni arti manuali che una volta erano normale quotidiana routine, prima dell'evento dedicato l'otto marzo dove una mostra e altre sorprese sono ancora in progettazione. Durante la giornata di sabato, con arrivo dalle 9,30 con il materiale fornito, rami di salice, ognuno potrà costruire un cestino da portare a casa finito. Ci aiuterà Maurizio Leone e tutti, proprio tutti riusciranno a fare un cestino. Durante la giornata una breve interruzione per un brunch con assaggi di prodotti del territorio per proseguire nel pomeriggio fino a finire. L'offerta con il pernottamento è per la notte di venerdì per essere pronti al sabato mattina o per quella del sabato così da poter poi alla domenica, dopo un'abbondante colazione, fare un giro per Santo Stefano d'Aveto, e magari se ci sarà, una passeggiata sulla neve. Per l'evento cestino occorre portare una cesoia da potare, necessarie, un coltello e un piccolo tagliere se possibile. I posti sono disponibili sono davvero pochi, per potere seguire ognuno, occorre mettere a bagno il salici diversi giorni prima quindi prenotarsi per tempo Per tutti i particolari chiamate Sara al 348 618 9707 DOMENICA 1 MARZO Una dei più suggestivi siti dove mi capita di fare la passeggiata di riconoscimento erbe Fin dalla prima volta che Silvia mi ha accompagnato la parola è stata: magico. Antico Mulino del 1690, sapientemente restaurato da Silvia e Maurizio, ora funzionante con l'acqua opportunamente mandata alla macina aprendo un canale destinato, tutto come più di trecento anni fa. L'incontro unisce il riconoscimento delle erbe, con particolare attenzione a quelle commestibili, alla visita del mulino funzionante e un assaggio dei prodotti dell'Azienda Agricola Appuntamento alle 14,30 per poter essere tutti presenti alle 15. Ogni partecipante potrà comporre un erbario da portarsi a casa, con il taccuino fornito dall’Associazione. L'evento è aperto a un massimo di 20 persone, prenotarsi in tempo chiamare al 347 3108995 Contributo Passeggiata riconoscimento erbe + visita e degustazione 30€ SABATO 8 - DOMENICA 9 MARZO - SANTO STEFANO D'AVETO EVENTO ANCORA IN VIA DI DEFINIZIONE DEDICATO ALLA MANUALITÀ NON SOLO... DONNE DA IERI A OGGI DOMENICA 22 MARZO - NEIRONE Altro posto magico delle erbe sono i prati dell'Az.Agr. Schiappacasse Simona a Neirone. La formula è la stessa degli altri anni un giro nei prati, la costruzione dell'erbario per chi vuole farlo, e per chiudere il pomeriggio una breve dimostrazione di pulitura e cottura del prebuggiun, veloce produzione casalinga di simil prescinseua da gustare subito, insieme all'aperitivo, con i prodotti dell'Azienda Agricola. Passeggiata con taccuino fornito dall'Associazione e Aperitivo € 30 Per prenotazioni e informazioni Simona   347 420 3054 VENERDÌ 27 SABATO 28 ANCORA DA DEFINIRE LA DATA ESATTA DA GAGGERO INTRECCIARE LE PALME DOMENICA 12 APRILE CASALEGGIO BOIRO CUCCO D'APRILE Come potrei non tornare al Cucco, il programma è tutto da definire, perché ogni anno ne inventiamo una nuova con Sara e Fabio. La data è fissata, presto seguiranno i particolari. ANTEPRIMA MAGGIO FINE SETTIMANA 2 - 3 MAGGIO AL RISVEGLIO NATURALE Anche qui evento in via di definizione Fine aprile - primo maggio importante evento dedicato all'AGLIO ORSINO sui prati della Val d'Aveto dedicato al suo riconoscimento sicuro, ad una consapevole raccolta e ai gli usi più comuni in cucina. Se questo come altri di questi eventi, ancora non definiti, incuriosisce, scrivetemi su wsapp al 3486930662, così da potermi rendere conto dell'eventuale interessamento, per meglio organizzare il numero di persone. Non faccio mai giornate con troppe persone, desidero che ognuno abbia il maggior coinvolgimento possibile e torni a casa con il maggior numero di informazioni. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • C'È CANNELLA E CANNELLA

    a sinistra Cassia a destra Cannella vera Questo periodo fra impedimenti personali e problemi con la piattaforma, non riesco ad aggiornare il blog come vorrei, ma con l'avvicinarsi delle feste natalizie e per questo, dell'uso più assiduo di spezie, mi sono convinta a scrivere della Cannella in quando ho capito che molti ignorano che c'è cannella e cannella, sempre perché le persone si sono allontanate dal quotidiano contatto vero con qualsiasi cosa. C'è differenza fra la vera cannella e quella che spesso viene chiamata cannella e cannella non è. Ormai si compra, c'è scritto cannella e si porta a casa, basta. Ho ancora nel naso il profumo dolce e aromatico di quella che nonno metteva sulla panna delle meringhe alla domenica, talmente forte che mi fastidiava persino. In casa ho sempre visto comperare i bastoni, nessuno l'hai mai presa già in polvere, e non è una spezia proprio fra le più economiche. Poi intorno agli anni 70 si è diffusa la moda Biedermeier, tutta decorazioni di pignette, nastrini e... bastoncini di cannella. In quegli anni mi trovavo in un garden center alla ricerca di nastri quando in uno scaffale mi scappa l'occhio su un sacco di cannella lunga circa 30cm a un prezzo ridicolo. Ben sapendo quando costasse una stecca, quando si faceva la provvista delle spezie per conciare il maiale, mi chiesi come fosse possibile. Così fu che scoprii che esiste la Cannella dell'albero Cinnammoum verum, originaria dello Sri Lanka e anche altre simili, di alberi della stessa famiglia Lauracee, come lo sono l'Alloro, la Canfora, l'Avocado , ecc., e la Cinnamomum aromaticum , che nasce in Cina, normalmente conosciuta come Cassia, ma dall'aspetto molto simile alla Cannella vera e che viene definita "decorativa". Sono spezie queste delle quali non si usa il seme o la foglia o il frutto, ma fusto e rami che una volta lavorati e seccati sembrano sottili pergamene arrotolati. Questa è la prima grossa differenza fra le due. La Cassia NON è in sfoglie sottili. Un'altra differenza è nell'odore, più forte e pungente nella Cassia, dolce e aromatico nella Cannella. Cinnamomum verum - Cannella dello Skri Lanka o Ceylon Cinnnamomum aromaticum - Cassia o Cannella della Cina Visto che vengono tutte e due vendute come cannella e sono da molti considerate entrambe cannella qual'è il problema? Primo: il costo, il prezzo della Cassia è anche sei volte più basso di quello della Cannella vera, ma se comperi una al prezzo dell'altra... specie se è in polvere e non c'è scritto cosa è veramente... Secondo: l'aroma, a volte pensi che non piaccia, forse perché non è vero profumo di vera cannella, lo ricorda ma non uguale, a me per esempio non piace Terzo: e per me il più terribile, le infinite, incredibili, quasi sconosciute proprietà della Cannella, se anche sono presenti nella Cassia lo sono in minore quantità, ma nella Cassia il contenuto di cumarine è fino a più di 50 volte che nella Cannella di Ceylon, e le cumarine causano danni al fegato. È tranquillamente venduta una al posto dell'altra, adesso che nessuno ne sa la differenza, perché l'uso minimo rende difficile pensare che se ne possa assumere tanta da avere problemi, ci si dimentica dell'accumulo negli organi come il fegato di questa, insieme ad altre sostanze che giornalmente ingurgitiamo senza sapere cosa stiamo bevendo o mangiando. Ma se per caso usiamo la cannella con l'intento di farci del bene e non usiamo quella vera... La Cannella vera è una delle sostanze con più antiossidanti, ricca di oli essenziali utili per i malanni di stagione, come antinfiammatorio, analgesico, antimicrobico, antispastico. Le sono riconosciute scientificamente capacità di abbassare il colesterolo, i trigligeridi, l'ipertensione. Studi recenti sembrano garantire risultati nelle malattie di Alzheimer e Parkinson. Quindi l'uso specie in inverno, nei dolci, nello strudel, nell'acqua di mela, nel brodo di pollo alla Messeguè può solo essere consigliato, quello della Cassia meno. Visto poi che se ne usa comunque piccole quantità concediamoci il lusso di usare quella di Ceylon e lasciamo quella simile alle decorazioni natalizie. Purtroppo la perdita di "confidenza", di conoscenza, dei profumi veri, del reale valore di tutto, fa sì che come succede anche con lo zafferano, o con la semplice lavanda e ancor più con il famoso falso gelsomino siamo soggetti a quelle che io definirei comunque piccole truffe. Ci accontentiamo di spendere meno, di trovarlo più facilmente, di avere meno fastidi, ma se ci dicono che è Cannella, Lavanda, Gelsomino va bene, anche se ci lasciano degli indizi dai quali potremmo intuire. Il Rincospermum se è chiamato Falso Gelsomino... il Lavand ino se non è Lavanda pura, la Cannella vera ha con sé il nome Cinnamomun verum un po' di colpa l'abbiamo noi che non approfondiamo. Fior di Gelsomino... https://www.lellacanepa.com/single-post/fior-di-gelsomino-e-di-non-gelsomino Lavanda https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/07/11/lavanda Fior di zafferano sì... https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/10/20/zafferano-s%C3%AC-zafferano-no-e-dello-zafferano-ligure Polàstro alle cipolle... https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/03/13/POL%C3%80STRO-ALLE-CIPOLLE-E-LA-SUA-ZUPPA?fbclid=IwAR20aKjhczV60OJdhwmZrVlaxb0zS7yQ1WEGeJrSocyZ03bKh-6MuSKAxOo foto di MatchaMatcha a questo link si vede il momento della raccolta a cui segue l'essiccazione dove si forma la stecca arrotolandosi https://www.reddit.com/r/oddlysatisfying/comments/1lcirp0/the_process_of_harvesting_cinnamon/?show=original Per non creare confusione, un altro albero delle regioni orientali si chiama botanicamente Cassia con diverse varietà, ed è usato come purgante come la Senna, anche questa un tempo classificata come una Cassia Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CROSTATA SBRISOLATA

    Da tempo volevo provare questa crostata e a dirla tutta volevo farla con la farina di grano saraceno, ma tant'è ho dimenticata di comperarla una, due, tre volte e allora mi sono rassegnata a farla con farina bianca. La ricetta è quella di una frolla normale, già descritta più volte, per esempio qui >>>Crostata al limone , la solita con la regola dell'un-due-tre, farcita però con ricotta e marmellata e ricoperta di briciole di pasta frolla. Per questa piccola torta, tendo ormai a diminuire sempre le dimensioni dei dolci, di circa 20 cm. ho messo 60 gr. di zucchero, 120 gr. di burro, 180 di farina 00, un uovo intero, una grattugiata di buccia di limone, ho impastato velocemente e messo a riposare per almeno mezz'ora in frigorifero. Nel frattempo ho mescolato un vasetto di ricotta con qualche cucchiaio di zucchero, meglio a velo. Divido il panetto di pasta in due parti, una leggermente più grande dell'altra. Stendo il pezzo più grande e sistemo nella teglia, sempre senza imburrare, non serve con la pasta frolla, creo pizzicando un bordo o aggiungo un rotolino di pasta per formarlo come viene meglio, riempio con la ricotta e a cucchiaiate sopra uno strato di marmellata, meglio se di frutti di bosco, lamponi, fragole, mirtilli o simili. Sopra, semplicemente con le mani, sbriciolo a pezzetti, ricoprendo tutto, la rimanente pasta. Inforno a 180° fino a cottura, 35-40 minuti. AGGIORNAMENTO Causa mani doloranti che mi impedivano di impastare la pasta tirata fuori dal frigorifero ho provato a sbrisolare anche la parte sotto, a mucchietti così tolti dall'impasto con le dita e sistemati vicini sulla tortiera. Viene buonissima, forse anche meglio Sono soddisfatta del risultato, la torta è morbida, piacevole e un po' diversa dalle solite crostate, resto dell'idea che con farina di grano saraceno in parte o tutto sia ancora più buona. Non finisce qui. AGGIORNAMENTO Ho provato a sostituire la farina di grano saraceno ed è ok, se non piace il gusto così rusti si può fare metà e metà. Ho provato anche a farla senza ricotta, con marmellata di arance, di gelatina di uva fragola, ecc. buonissima Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • OGNISSANTI O HALLOWEEN... DOLCETTO O SCHERZETTO? O CALDARROSTE ALL'INFERNO?

    è l'è de' vivi che bisogna avè paura, no de' morti..! Gli zii di mia mamma intorno agli anni 20-30 del '900, nelle sere che precedevano l'uno e il due novembre, tentavano di impaurirla con una candela accesa infilata in una zucca intagliata, raccontandole di morti che per una notte ritornano tra i vivi e lei ne conservava un ricordo poco piacevole. Questi zii, oltre a non essere mai stati in America, erano cattolici praticanti, uno organista e l'altro campanaro, per tutta la loro vita, in una delle basiliche più belle di Liguria, la Basilica dei Fieschi, tanto da essere chiamati "I Parrocchia" come soprannome di famiglia, quindi impensabile un rito di sfregio alla loro religione. Qui, alta Val di Vara, ancora negli anni '50, prima della grande ultima emigrazione verso le americhe e le fabbriche, i giovani vagavano di casa in casa mascherati per chiedere un'offerta di cibo per i propri morti. In realtà in tutta Italia, senza scomodare altri paesi stranieri, ma un po' dappertutto è così, la fine dell'estate e quindi l'inizio del buio invernale venivano salutati con rituali che ricordano gli spiriti dei defunti, i poveri chiedevano qualcosa da mangiare a chi più ricco aveva accumulato più provviste per l'inverno e l'intenzione è sempre più o meno quella di accogliere con qualcosa i propri cari trapassati che per una notte tornano sulla terra, ai quali si accende una luce, che sia in una zucca, in una rapa o semplicemente una candela sulla finestra o un lumino acceso in casa. Dalla festa celtica di Samhain alle Parentalia romane si è arrivati al nostro Ognissanti e Festa dei defunti ... I miei ricordi di bambina sono nei lunghi rosari serali nella basilica a San Salvatore a far sciogliere gli Offiçiêu, con attenzione a non sporcare e bruciare la panca della chiesa. Questi offizieu o"mucchetti", propri della tradizione ligure, sono una sorta di lungo cerino avvolto attorno a delle forme in legno, che simulano piccole borsette, fiaschetti, cestini, scarpette, ecc. che venivano accesi e lasciati consumare durante il rosario serale di questo periodo. Facevano bella mostra nelle vetrine di pasticcerie e drogherie, e fra bambini era gara a chi aveva il più bello, il più grande. Spariti come tante altre cose, non c'è più nessuno che li fa e che li usa, i miei figli non ne hanno mai visto o acceso uno. Davanti ai negozi de tûtti i speziæ, esposti in bell'ordine pe mettine coæ gh'è un mûggio asciortio de belli offiçieu delizia, sospio de tanti figgieu Nicolò Bacigalupo Offiçiêu di Adriana Dagnino foto di Luciana Brescia - Chiavari - autrice del magnifico macramé sul quale sono posati gli Officieau Se posso comprendere il fastidio di qualcuno nei confronti della mercificazione di queste usanze, meno capisco chi non ricorda da dove arriva davvero tutto ciò e non certo dall'America. Nel dopoguerra, e io da lì vengo, abbiamo volutamente accantonato e dimenticato usi e tradizioni, modi di fare e di dire, cibi che ci ricordavano la povertà, la campagna, assettati di modernità e industria, che ci rappresentavano e adesso non riconoscendoli li chiamiamo addirittura strumenti del demonio... Meglio sarebbe, se si vuole davvero sapere cosa è Halloween, lo si chiedesse alla nonna, senza nemmeno scomodare i Celti. Gli uomini di tutti i tempi hanno sempre avuto paura del buio invernale che si avvicina in questa stagione e con qualsiasi rito cercavano di conservare e omaggiare la luce sperando che questa tornasse la primavera successiva. Nel nord dell'Europa i bambini facevano e fanno processioni di lanterne intagliate nelle rape, chiedendo offerte per i defunti e ogni paese ha la sua leggenda, ma tutte riportano ai morti che tornano per una notte. Per la facilità con la quale si trovavano più zucche che rape i primi emigranti in America iniziarono a intagliare quelle. Non è obbligatorio sottostare alle regole di mercato, si può sempre come me continuare ad intagliare la zucca dell' orto, a mettere candeline e cere ( se potessi avere ancora uno dei nostri offizieu! ) nella speranza che per una sera i miei morti ritornino, fosse possibile vederli ancora una volta! La zucca classica da intagliare qui dalle mie parti era il chéussu o zucca a fiasco, fra gli infiniti usi che ho cercato di elencare in quest'altro post >>> O CHÉUSSO Ai bimbi liguri venivano regalate "reste di balletti e mele carla" una sorta di collana che anche gli adulti si mettevano al collo per andare a messa la sera dei defunti. Con poca pasta di mandorla insaporita con curaçao, cacao, pistacchio, venivano confezionate fave e castagne arrostite dolci da regalarsi di casa in casa. Oggi è ancora possibile comperarle nelle pasticcerie più pregiate come Romanengo>>> Proverbi liguri ricordano che " Ognissanti senza becco, Natale poveretto " o " Pe i Morti, bacilli e stocchefisce no gh’è casa che no i condisce" dai quali si capisce che tradizione vuole un qualche volatile in tavola, che poteva essere il gallo, la faraona o altro da eliminare nel pollaio prima dell'inverno, o anche il bottino del cacciatore di casa, fagiano o (ahimè!!!) uccelletti, così da riservare le carni più pregiate del maiale a Natale. Oppure lo Stoccafisso con i bacilli , ovvero un legume tipo una piccola fava secca, praticamente introvabile, che negli ultimi anni è ricomparso con il nome di Favino, qui da me con le fagiolane, i grandi fagioli di Spagna, semplicemente bolliti e conditi con il primissimo olio nuov In casa mia non c'erano grandi tradizioni culinarie per questo periodo, se non forse per i ceci o a volte fagioli a zimin, del quale ho già scritto qui>>>A Zimino . - zimino in cottura - Certamente erano i giorni delle castagne, nella tradizione fatte a " balletti", le castagne bollite con la buccia, ma ricordo con più piacere le serate fra ragazzi, qui, a fare le " Rustie all'inferno " caldarroste, spolverizzate di zucchero, innaffiate di grappa e accese poi sempre mescolando. È d'obbligo spegnere la luce durante il procedimento così da godere dello spettacolo, o almeno così a noi sembrava, ci si divertiva davvero con poco. Sempre perché ci si divertiva con quello che si aveva, finì in canzoncina la serata fra ragazze del dopoguerra che non avendo la grappa un po' ne chiesero ai giovani, i quali per vendicarsi di non essere ammessi al divertimento, offrirono una bottiglia di acqua al posto della grappa che alla fine non bruciò annacquando miseramente le castagne. Quando furono nel piatto pronte ben bagnate continuarono per mezz'ora a mescolar ma l'acqua dei Ghiggeri non volle mai bruciar La ricetta, con qualche attenzione, è quanto di più facile ci sia. Fatte le caldarroste, si sbucciano il più velocemente possibile cercando di tenerle in caldo. Si sistemano in una pirofila, si mette qualche cucchiaiata di zucchero, un bicchierino di grappa, si mescola e CON ATTENZIONE si dà fuoco, sempre mescolando. Bruciato tutto l'alcool si gustano le castagne così condite, quasi caramellate. Se proprio non c'è altra soluzione, è possibile fare qualcosa di simile a delle caldarroste nel forno o nel microonde, e ci sono decine di modi diversi. Uno è quello di praticare il solito taglio nella parte rotonda, mettere le castagne tagliate a bagno per 10 minuti in acqua tiepida, mettere sul piatto del microonde e far andare per cinque minuti alla massima potenza. Un sistema veloce per fare una minima quantità di castagne per una - due persone. Se se ne devono fare di più, dopo l'ammollo, si asciugano e si passano in forno a 180° per una mezz'ora, mescolando spesso. In entrambi i casi, a fine cottura, si mettono dentro ad un sacchetto di carta ben chiuso o in uno strofinaccio, per cinque minuti, in modo da poterle sbucciare bene. - castagne all'inferno - Per vedere la lavorazione degli Offiçêu qui: https://www.youtube.com/watch?v=X0_DvwpbILA&t=86s&ab_channel=PrimailLevante Per saperne di più sulle tradizioni italiane antiche di zucche intagliate e regali dolci ai bambini qui: https://www.thinkdonna.it/festa-ognissanti-commemorazione-dei-defunti-tradizioni-italia.htm?fbclid=IwAR1aN2r3aCS_WahxRUKOcWGktFrJYrkpUfYPXskK-jYR5wJAyLm0b4163Zw# Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • O CHÉUSSO, LA ZUCCA A FIASCO

    Quest'anno la mia zucca di Halloween è stata proprio quella della tradizione nostra, dei miei nonni, dei miei zii che la intagliavano per spaventare le sorelle agli inizi del '900 e più tardi mia madre, un po' per dimostrare per l'ennesima volta come le zucche intagliate e festa compresa, non siano un'importazione dall'America, ma una tradizione dimenticata di ritorno, qu ando si è capito che si poteva mercificare. Tutte le mie considerazioni, quello che si è sempre fatto, le ricette della tradizione sono in questo altro post >>>OGNISSANTI O HALLOWEEN, DOLCETTO ecc Questa particolare zucca è quasi dimenticata, dopo essere stata presente nella vita quotidiana dell'uomo da migliaia di anni, in Liguria come in tutte le parti del mondo. Conosciutissima, chiamata chéusso, cossa, cusso, cösso e chi lo sa in quanti altri nomi, cresceva sulle téupie , le pergole che ogni casa di campagna aveva davanti all'uscio, insieme all' uva merella, l'uva fragola. foto dal web Talmente antico il suo uso che non si riesce nemmeno a rintracciarne l'origine, uno dei primi ortaggi coltivati, pare addirittura prima del frumento. Tracce ne sono state trovate fino a 13000 anni fa, sia in Africa, che in Cina ma anche in Messico, tutti i popoli ne hanno e ne fanno uso. Il suo nome botanico è Lagenaria siceraria, della famiglia Cucurbitacee, unica zucca presente prima della scoperta delle Americhe, quando arrivarono le altre, sempre stessa famiglia ma genere Cucurbita. Contrariamente a quanto si pensa è commestibile da giovane, una varietà, la Lagenaria longissima o Serpente di Sicilia è molto conosciuta al sud, e i suoi germogli chiamati tenerumi apprezzatissimi in zuppa. foto dal web Difficile possa venire in mente di mangiarla matura, la polpa di consistenza schiumosa è un purgante e un emetico e la buccia dura. Secca è leggera ed è stata usata come galleggiante per le reti e anche per imparare a nuotare. Seccando diventa come legno e da sempre l'uomo ha pensato che svuotandola dei semi e dei residui di polpa secca aveva a disposizione un recipiente ottimo per i liquidi acqua e vino, ma anche per farine, tabacco e simili. L'origine del nome viene dal greco lagenos che significa fiasco e l'uso antico è dimostrato nelle frequenti raffigurazioni in dipinti e statue. Specialmente nell'iconografia dei Santi, la Lagenaria è rappresentata quando si tratta di santi pellegrini come per esempio San Rocco e San Giacomo. Si usa anche una forzatura nella crescita per farla rimanere piatta come la più classica borraccia piatta In Cina è simbolo dei farmacisti in quanto vi venivano riposti erbe e rimedi vari. Appese fuori significava che lì c'era una bottega di rimedi tradizionali, così la frase "cos'hai in zucca?" deriva proprio da chi entrava e chiedeva cos'hai nella zucca per curarmi? Sono anche considerate portafortuna per la casa foto dal web Svuotata e divisa, modellata, diventava recipiente, mestolo. Qui veniva usata per per concimare gli orti con la chintànn-a... e separare l'olio dall'acqua e i miei nonni che in tempi più moderni ne ebbero uno di lamiera, continuarono a chiamarlo cossu, mi ci volle un po' di tempo per capire che il nome veniva direttamente dalla zucca, Nel libro sotto come trasformarli in utensili di uso quotidiano https://www.amazon.it/Historic-Gourd-Craft-Traditional-Vessels/dp/0764328301 Prima ancora di pensare a svuotarla, semplicemente scuotendola, secca con i semi dentro, l'uomo scoprì uno dei primi strumenti musicali. Le vere Maracas ancora oggi sono fatte spesso con una zucca dipinta. In seguito zucche svuotate sono state usate come cassa armonica, uno dei Sitar indiani, Kaccapi vina , è fatto con una lagenaria svuotata e sei corde, e pure il Berimbau, strumento tribale emigrato dall'Africa con gli schiavi e diventato indispensabile elemento della Capoeira brasiliana. Non ci è voluto molto per pensare a decorarle e quindi dipinte, incise, disegnate sono diventate elemento decorativo di arredo. Qualche esempio in foto, ma si può trovare di tutto. Chi di noi, di una certa età, non ha avuto un presepe in una zucca? Non privo della giusta rilevanza, l'uso, comune in tutte le parti del mondo, che ne fanno alcuni gruppi etnici come astuccio penico, la Koteka. Dall'Africa al Nord America, ancora oggi in Papua Nuova Guinea gli uomini usano la parte opportuna della zucca essicata e svuotata a protezione del pene, tenuto con una cordicella di palma, dando a questo indumento, l’unico spesso indossato, simbolismi particolari, tipo protezione contro gli spiriti maligni a tutela della propria fecondità e decorato in maniera diversa a secondo dell'occasione nella quale viene messo caccia, danza, eventi sociali. foto dal web Ultimi, ma forse chissà non ne trovo altri, l'uso nell'orto per allontanare roditori e istrici e quello nella medicina popolare L'odore delle foglie di una varietà, la Lagenaria Mayo Giant, sembrerebbe essere sgradito e quindi in un orto a carattere familiare, una pianta di Lagenaria, opportunamente cimata per non sopraffare le altre coltivazioni, potrebbe tenere lontano fastidiosi visitatori notturni. Ho già scritto della polpa che ha effetti purganti e emetici, e un impiastro con le foglie pari curi il mal di testa. https://www.cercatoridisemi.com/product-page/zucca-mayo-giant-lagenaria-siceraria Mi resta da fare una piccola considerazione personale. Al di là degli innumerevoli impieghi di un qualcosa che cessato l'uso ritorna alla terra, alla natura, senza lasciare traccia, mentre per tutte le cose che si possono fare si spreca spesso plastica, chi mai ci restituirà la fantasia, l'inventiva, che una semplice zucca in tutto il mondo ha saputo suscitare? Qualche anno fa, quando per curiosità un amico le aveva seminate, me le portò dicendo che nessuno sapeva cosa farne... Servirà l'intelligenza artificiale? Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DI SCOPE E DI STREGHE

    Passando appena fuori del paese lo sguardo al campo sotto strada rivedo il Sorgo che cresce, seminato tardi e tagliato verde per essere usato come foraggio fresco alle mucche e mi è venuto voglia di parlarne per chi non lo ricorda più. Il Sorgo un tempo era molto usato e non solo per le bestie, a dir la verità è ancora molto usato, essendo il quarto o il quinto cereale coltivato al mondo, questo ha portato ad una selezione delle specie per l'alimentazione umana o per quella animale, solo in Italia ne sono coltivate circa 115 varietà, e ne esiste anche inselvatichito. È pianta resistente alla siccità, alle malattie, e per questo molto usata, per esempio in Africa. Assomiglia vagamente al granoturco, pianta alta con foglie larghe e piatte e infiorescenze a spighette, che contengono i semi, la granella. foto dal web È un cereale e come tale usato per farine dall'epoca greco-romana, conosciuto come melica , sostituito poi dal mais tanto da far rimanere questo vocabolo " melica " nella parlata volgare, per identificare il granoturco, o almeno qui è così, la meliga , contratto poi in mega, è nel nostro dialetto, il mais. Non contiene glutine e oltre la macinatura per polenta, pane, pappe, può essere usato in granella come il riso, ormai reperibile solo nei negozi di alimenti naturali. Ma la voglia di parlarne mi è venuta non per l'uso alimentare, ma per un'economia basata su questa pianta e ormai praticamente sparita: la fabbricazione delle scope. Da strega qual sono mi sembrava giusto parlarne. La Saggina , il materiale con il quale erano fatte gran parte delle scope fino a una cinquantina di anni fa, è il sorgo, o meglio nella tradizione popolare il sorgo veniva chiamato e usato come saggina. Il termine Saggina o anche Scagliola è però usato anche per le piante acquatiche del genere Phalaris. Di questa stagione, tolto il seme, si vedevano appesi nelle campagne i mazzi di sorgo a seccare, e nell'inverno gli uomini fabbricavano le scope che dovevano durare il più possibile. Le scope non erano solo di saggina ma di brugo ( qui>>> dell'erica e del brugo ) , di ginestra, di tamerice, di sanguinello, di betulla, di scoparia, e altre piante, ma soprattutto non erano altro che un ramo al quale veniva legato semplicemente un mazzo dell'erba scelta. Poi, un giorno del 1797, a Hadley nel Massachusetts , tale Levi Dickenson, contadino, rivoluzionò il mondo delle pulizie casalinghe assemblando un certo numero di mazzi di sorgo in maniera piatta legandoli con del salice, inventando così la Scopa di Saggina , così come è ancora conosciuta adesso. Fu la pubblicità che sua moglie fece alla scopa presso le amiche, a far sì che egli ne fece un mestiere inventando pure una macchina per assemblarle. Oggi la produzione è prettamente affidata ai paesi dell'Est da dove provengono praticamente quasi tutte le scope di saggina, anche se in tutti i paesi contadini d'Italia esiste la conoscenza di chi in passato fabbricava manualmente scope e anche musei che ne raccontano la storia. Fino a qualche anno fa, in provincia di Lucca esisteva l'ultimo artigiano che fabbricava ancora le " granate ", come sono chiamate in Toscana le scope, appunto da grano , ricordando il sorgo che è cereale usato come il grano . Nel video a questo link potete vedere tutta la lavorazione: https://www.youtube.com/watch?v=G5AQvKBRR64&ab_channel=NoiTvLucca foto dal web Prima del Sorgo molte altre piante venivano usate per fare le spasoîe, le Urxe, Uxe, Úrscia, Uexie , nomi in dialetto dell' Erica arborea , (dopo un milione di anni che abito qui, non riesco ancora a pronunciarli bene), di brugo, di Erica scoparia , e ancora adesso di queste erbe sono fatte quelle per pulire la cenere del sō, il rialzo nella grae, gré, il seccatoio, dove si cuoceva il pane e le torte sotto il testo qui>>> https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/11/28/paneprofumo-di-pane Oggi, giornata fresca di tramontana, ma soleggiata, ho fatto un giro per fotografare qualche pianta e per raccogliere qualche ramo. Intendo fare qualche piccola scopina da regalare per le prossime feste per scacciare via tutti i cattivi pensieri e tutto quello che questo anno ha portato, c'è davvero molto da scopare via. Fino a qualche decennio fa, chi ha tanti anni come me, ricorda un uomo che girava nelle campagne per acquistare le ciocche, i ciocchi, le radici di questa, l' Erica arborea , che dovevano essere scelte con cura per fabbricare le pipe, e anche questo rappresentava un piccolo guadagno per i contadini che sapevano quali cavare. La pianta deve avere dai 50 ai 70 anni per produrre il ciocco, la radice ottimale. La pianta resiste agli incendi, rispuntando ed è per quello che è adatta alla costruzione delle pipe, ma per essere usata la sua radica non deve aver subito incendi in quanto il calore rovina il prezioso rizoma, deprezzandolo. Frequentissima nelle macchie mediterranee a ridosso del mare è presente in tutti i boschi anche qui, spesso sui poggi a fianco la strada. erica in fiore a primavera Tornata a casa con l' Erica, l'ho tagliato quattro o cinque pezzi, uno un poco più grande e diritto, poco filo di rame. Ho rifinito con qualche fiore secco di Achillea, di Romice, un pezzo di cannella vecchia, un pignetta raccolta chissà dove, un cuoricino di feltro, il biglietto con l'augurio di scopare via tutte le negatività, ago filo e ad essere moderni colla a caldo... ma è solo una prova. Ora deve seccare e perderà gran parte del verde diventando una scopina da streghetta, penso che possa essere un bel chiudi pacco. Ti mettiâe ou brûggu réddenu'nte 'n cantùn Che se d'â cappa a sgûggia 'n cuxin-a á stria A xeûa de cuntà 'e págge che ghe sun ... A çimma ... metterai la scopa diritta in un angolo, che se dalla cappa scivola in cucina la strega, a forza di contare le paglie che ci sono ... E la scopa, di saggina o altro, da tempo immemorabile è collegata alla magia, alle streghe, alle superstizioni, a tradizioni ecc. ecc. Difficile arrivare all'inizio di tutto ciò, pare che maestri, sciamani, guaritori in tutto il mondo, abbiano sempre avuto una sorta di bastone in mano, alla stessa erba aggiunta a questi bastoni erano sempre dati poteri magici o di sacralità, vedi la ginestra per esempio, e questo in tutte le culture, anche se era palma da dattero. Il fatto poi che scopando si togliesse l'immondizia, la sporcizia, aggiunge simbolismo. Tutti sappiamo di tradizioni di balli e di chi rimane con la scopa in mano, o la malignità di scopare i piedi alle ragazze nubili così che non si sposassero, o di riti di matrimonio saltando la scopa, o di non scopare dopo il tramonto per non scopare via la fortuna. I versi della canzone sopra ricordano la credenza popolare di mettere una scopa a testa in sù vicino al camino, perché la strega che volesse entrare sarebbe costretta a contare i fili che la compongono e quindi a perdere tempo. -Donne valdesi raffigurate come streghe, miniatura da un manoscritto di Martin Le Franc, Le champion des dames, 1451- Tanto importante la simbologia affidata alla scopa che da strumento delle streghe si riesce a trasferirle il potere di tenerle lontane, vedi le scopine augurali variamente decorate che si usano regalare nelle festività natalizie proprio per spazzare via i mali e le sfortune e impedirne il ritorno. Appunto la strega ... il primo attestato storico che parla di un qualcuno a cavallo di una scopa è del 1453, ma ops... era un uomo Guillaume Edelin , priore e pare amante del diavolo. Anche se ci sono testimonianze più antiche di cavalcate con la scopa, lo stesso Pitagora, pare sconsigliasse di cavalcarne una. Sorvolo sul significato fallico dato al manico di scopa, cavalcato dalle streghe, che ha portato poi a usare il termine per definire anche l'atto sessuale e relegato l'uso alle streghe in quanto donne, ma anche i maghi ve lo dico qui, cavalcano scope per recarsi ai sabba. Per conoscenza aggiungo che la Befana, nulla a spartire con le streghe e meno che meno simbolo sessuale, proprio per questo inforca la scopa con la "spazzola" sul davanti, al contrario di come si vede, ahimè, in quasi tutti i disegni in giro. Resto dell'idea che tutto ciò derivi dal fatto che lo strumento scopa era presente in tutte le abitazioni e munito di bastone servisse come unica arma presente, e le streghe, donne sempre povere che usano erbe, cosa potevano avere velocemente alla mano? Le fate, solitamente ricche, per niente girano in carrozza e hanno la bacchetta magica dorata... L'uso della scopa come simbolo è talmente legato all'uomo, ma ci veniva comodo dimenticarlo, che il riconosciuto popolo dei Metis, i discendenti dei primi coloni nelle terre degli indiani d'America che con loro si unirono, ne portano la tradizione in un ballo tutto maschile. A questo link per vedere come è la Broom dance: https://www.youtube.com/watch?v=4UgwRj-JDSk&ab_channel=MetisPrairieSteppers Per conoscenza mi piace riportare che il famoso gioco di carte chiamato " scopa " si chiama così perché il punto si prende proprio lasciando il tavolo pulito, come fosse spazzato. Scopa nuova scopa bene ma scopa vecchia conosce tutti gli angoli 😜 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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