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- LA GINESTRA ACCENDIFUOCO, IL BRUXINE
Da tempo volevo parlare di questa pianta, che pur non essendo commestibile o terapeutica, ha fatto parte della vita degli abitanti di questi posti. Proprio per l'uso e l'abuso da parte dell'uomo e anche per l'abbandono di queste terre una volta pascoli per bovini e ovini e il rinselvatichimento che ne favorisce incendi, è diventata quasi rara. Anche io ne ho abbandonato l'uso ormai da tanti anni, anche se ho sempre cercato di raccoglierla in maniera più oculata di quanto vedevo fare con leggerezza. Il termine volgare per identificarla, "bruxine", ne denuncia l'utilizzo, e nello specifico è il miglior accendifuoco che si possa trovare. Un rametto secco, qualche "sticco" e anche la legna più difficile si accendeva con facilità. Non veniva usato solo per accendere il fuoco, quando ancora non c'era la corrente elettrica qui nelle case e il buio arrivava presto, le donne alla sera filavano al lampo di luce che poteva fare un ramo di bruxine tenuto in mano da qualcun'altra donna o ragazza o spesso bambini, uno dopo l'altro, accesi uno con l'altro per fare una luce forte e continua. La donna che me lo raccontò, non c'è più da tanti anni, mi disse anche di come le dita di questi "portatori di luce" erano sempre marroni dalle bruciature. Anche le candele costavano troppo per filare. Nella fine dell'estate, passata la fioritura e caduti i semi, ci si recava sui monti con le corbe, per riportarle piene di questa particolare ginestra, tranciata nel gambo con un colpo netto di zappa, e messe a seccare per riporle poi nella legnaia, pronte per l'inverno. C'è da dire che l'oculatezza di una volta faceva sì che raramente si spegnesse il fuoco, tenuto in vita da braci, tanto che nella mia vita antica la frase che più mi pesava e mi sembrava assurda è sempre stata: - Ti sei lasciata spegnere il fuoco! - Niente, la frase è rimasta nel DNA ... mi tocca sentirla dire pure da mio figlio, adesso che fiammiferi e diavolina facilitano l'opera e Vestali non ne esistono più. Non mi intendo molto di Ginestre, credo che il nome botanico di questa che forma cespugli bassi e compatti mescolati a ERICA E BRUGO (qui>>>) sia Genista salzmannii DC. , una varietà che si trova solo fra Liguria e Toscana e in Sardegna e se pur non soggetta a protezione è considerata specie a rischio. - Erica, Brugo e Ginestra di Salzmann insieme - Nessuno qui va più per "Bruxine", sostituito da Diavolina e Stecchi già pronti e venduti confezionati in sacchi o cassette ed è bene così visto quanto è diventato difficile trovarne, ma i discorsi di questi giorni su bollette in aumento e privazioni alle quali dovremo andare incontro, mi hanno fatto ripensare a come si faceva una volta, a mia nonna che sventolava il ventaglio di piume per ravvivare il fuoco a carbone nel ronfò (qui>>>), a quelle bambine che si bruciavano le dita perché qualcun'altra appena più grande di loro potesse filare o tessere, a mio padre che mi faceva riusare i fiammiferi spenti per accendere gli altri fuochi della cucina a gas, e a quando, piccolissima, mi fece una lunga spiegazione scientifica sulla combustione e sull'importanza dell'ossigeno perché questa avvenga, perché sapessi come accenderlo e come spegnerlo, perché la conoscenza della gestione del fuoco è un potere che gli uomini hanno e che li fa credere di essere superiori agli altri esseri e più vicini a un dio. IL DONO DEL FUOCO qui>>> - infuocato tramonto al Passo del Biscia fra eriche e ginestre - Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- I TESTAIÖ in Val di Vara e altrove
Qui, nell'alta val di Vara, tutte le casa di campagna hanno vicino al camino o sul sö (pavimento) della cucina della græ (seccatoio) la pila di testéti per cuocere i Testaiö, i testaroli, ma anche il Castagnaccio (qui>>>) o le chizzoe di farina di granoturco. L'uso è comune anche alla Val Graveglia qui dietro. Proprio nella frazione di Iscioli, nel comune di Ne, si costruivano i testetti di terracotta con l'argilla del posto, che venivano venduti in tutte le valli attorno. Il testetto è una specie di piccola teglia di terracotta con i bordi rialzati che viene scaldato nel fuoco rovente di una brace fino a farlo diventare rosso, nel momento che vengono tirati fuori dal fuoco uno a uno con un paio di molle da camino, viene versato dentro al testetto caldo, con l'uso delle foglie di castagno (qui>>>) o no a secondo di quello che si prepara, circa due cucchiai di impasto. Nel caso dei testaroli è più che mai semplice, acqua e farina integrale, sale. Si prepara una pastella semi densa, diciamo della consistenza a nastro, si mette circa due grandi cucchiai, direttamente nel testetto caldo, in questo caso senza le foglie, si copre questi con un altro testetto caldo per pochi istanti quel tanto che serve per formare la crosticina, perché non si attacchi, quando girato e posato sopra si versa altra pastella e così via fino a formare una pila di una decina, dodici testetti. Si controlla la cottura, e si tolgono uno a uno e si condiscono con olio, burro, formaggio parmigiano e pesto se si vuole. Si taglia a spicchi e si serve. Se vi spostate in Lunigiana questi sono chiamati panigacci . Se non avete i testetti di terracotta e volete provare a fare qualcosa di simile, non uguale ma buona, (ha sempre un discreto successo con i miei ospiti) basta avere una padellina da crepes antiaderente e sistemare la pastella nella padella calda. Calcolo uno spessore maggiore di una crespella, diciamo più di 5mm, faccio cuocere pochi istanti, giro cuocio anche da questa parte e poso su un piatto avendo pronti vicino olio, burro e formaggio per condirli uno a uno. È indispensabile usare una buona farina integrale. Formare man mano la pila di Testaiö pronti conditi e portare in tavola. Preferisco non mettere il pesto tra uno e l'altro, ma servirlo a parte. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
- ERBANDO D'AUTUNNO
PASSEGGIANDO, RICONOSCENDO, RACCOGLIENDO ... Breve comunicazione per informare sui prossimi eventi, con pochi giorni di anticipo per colpa delle mutevoli condizioni di questa prolungata estate che sta diventando primavera. Dopo la tragica siccità di questi lunghi mesi passati, pochi minuti di tregenda 20 giorni fa avevano finito per distruggere la campagna. Pur confidando nella natura non pensavo che in meno di un mese, con temperature ancora da piena estate, tutto si sarebbe ripreso così velocemente. Spariti frutti autunnali e foglie, i campi battuti dalla grandine, assisto a un risveglio di carattere prettamente primaverile, i rami sbocciano di gemme e nuove foglie fino ad arrivare agli alberi da frutto fioriti, ciliegi, prugne, meli come fosse aprile. I prati sono coperti di erba verde e quindi la decisione di provare a fare qualche incontro, dopo che ieri ho raccolto tutto il giorno Prebuggiun. - ciliegio sotto casa mia completamente fiorito da una settimana- A CASA DI ERBANDO DOMENICA 18 SETTEMBRE Come tutti gli anni si rinnova l'appuntamento "A Casa di Erbando" . Quest'anno tra piogge e sole caldo, durante la solita passeggiata intorno a casa con Lella Canepa, alla ricerca delle erbe del Prebuggiun e di quanto ci mette a disposizione la natura, potremo vedere due o tre stagioni insieme, gli effetti disastrosi della grandine, quelli della siccità e un inconsueto risveglio primaverile della natura. Di alcune erbe sarà possibile osservare il germoglio e il fiore passando da primavera a estate in uno sguardo. È davvero un'occasione da non perdere non fosse che per avere l'occasione di ammirare l'insolita fioritura settembrina di ciliegi e prugne. Insieme potremo costruire un erbario da portare a casa delle più comuni "erbacce" . Posti disponibili solo 10 Contributo di 15 € per l'Associazione Erbando per prenotare al 3486930662 RITORNO AL CUCCO DOMENICA 2 OTTOBRE Erbando torna in Piemonte! Dopo il successo della prima esperienza come non ripetere l'evento nella magnifica atmosfera incontaminata creata da Sara e Fabio di Cascina Il Cucco ne il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo . Una passeggiata nei dintorni con Lella Canepa per il riconoscimento delle erbe più comuni, selvatiche, spontanee, commestibili usate da sempre nella cucina ligure e piemontese. Un pomeriggio davvero a contatto con la natura fra racconti, aneddoti, confronti, dove sarà possibile volendo costruire un erbario personale da portare a casa. Disponibili anche i sette manuali cartacei di Erbando sulle erbe del Prebuggiun. Al termine aperitivo agricolo a base di formaggi, salumi, prodotti e vino locali. Per informazioni e per l'indispensabile prenotazione occorre telefonare al 327 854 8388 ERBE D'AUTUNNO CON MARCO E LELLA DOMENICA 9 OTTOBRE Un evento speciale studiato da tempo e rimandato per le ben note restrizioni. Ci riproviamo quest'anno nella cornice dei boschi di castagno dell' Agriturismo Risveglio Naturale di Valletti >>> con una passeggiata al mattino con Lella Canepa per il riconoscimento delle erbe che questo speciale autunno simil primavera ci offre, con la possibilità di costruire un erbario da portarsi a casa. Pranzo con gli assaggi delle erbe, antipasti, tortelli ripieni di erbe, arrosto alle erbe e dolce. Al pomeriggio una chiacchierata con Marco Fossati, erborista, sulle proprietà curative e le pratiche della piccola farmacopea casalinga delle stesse erbe. A concludere un piccolo laboratorio per portare a casa un ricordo della giornata Costo 50€ a persona per l'intera giornata posti limitati È possibile arrivare al sabato e pernottare in Agriturismo. Informazioni al Tel. : 01871854393 Cell.: 3493386861 Mob. : 3922195962 Volutamente non ho preso impegni per il 24 e il 25 settembre causa elezioni. Se un piccolo gruppo di persone fosse comunque interessato a fare una passeggiata in altre date, anche in settimana, mi contatti al 3486930662. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- LA LUNGA ESTATE CALDA
Ho sempre preferito la primavera a tutte le altre stagioni, quella vita che si rinnova sembra ogni volta rinnovi anche me. Con gli anni, i dolori, il freddo percepito diversamente, l'odiata umidità, ho imparato ad amare l'estate. Questa di estate è stato impossibile amarla, ma proprio neanche volerle bene. Dopo due anni di chiusure e virus quest'anno ho dovuto rinchiudermi nell'unica stanza di casa dove ogni tanto aleggiava un filo di tiepida brezza, per sopravvivere. Oltre al caldo ho combattuto con ogni sorta di insetti, eserciti di mosche, battaglioni di pappataci e farfalline, dorifore, cimici e formiche, con le finestre spalancate tutta la notte persino le lucciole sbagliavano strada. Zanzare no, le zanzare non mi sopportano, per fortuna. Ogni sera un'ecatombe prima di riuscire a dormire. Dormire... si fa per dire, per la prima volta, qui, a 800mt, con l'aria degli Appennini alle spalle, all'una di notte c'erano 26 gradi e la casa non si rinfrescava. E pensare che in questa camera d'inverno si toccano i sei gradi, e dieci gradi in cucina a volte sono un'utopia. Con due stufe accese mai visti 16 gradi. Ho dormito, lo dico adesso, con tutte le finestre spalancate e anche la porta, diverse notti, poi ho pensato che poteva farmi visita un cinghiale, visto che sotto casa passano abitualmente anche i lupi. Il sole mi ha ferito gli occhi, pur con gli occhiali, il caldo bollito il cervello, uscivo a sera dopo le otto per andare furtiva nell'orto a rubare, a cimici di ogni ordine e grado, qualche zucchina e pomodori malandati, tornando a casa sudata e spesso con due o tre zecche addosso, mai successo prima. Per almeno due mesi buoni, non è mai arrivata acqua al rubinetto che non fosse tiepida, ma potrei dire calda, qualcuno mi ha poi detto che non è bello perché favorisce il formarsi di batteri non proprio graditi. Con la penuria di acqua che c'era non era possibile farla scorrere per farla venire fresca. Le fontane al lumicino, ed era comunque fatica arrivarci. Per questo o perché non lo so ho avuto disturbi di ogni tipo, che non mi passavano neppure quando mi sono arresa a medicinali vari. Nel tentativo di stare meglio ho persino comperato il mio primo tubo di crema con del cortisone dentro. Non mi sono avvicinata ai fornelli per cucinare, ho vissuto di friselle e pomodori, sono riuscita a malapena a mettere insieme un aperitivo per gli amici una sola volta, e sì che non si vedeva l'ora di stare assieme. Ho cercato di essere presente ad alcuni eventi inderogabili e che mi rendono sempre felice, come gli incontri al centro estivo con i ragazzi, ma tornavo a casa che non sapevo "quantu fî me restava in sciâ rocca" quanto filo mi rimaneva sulla rocca, frase usata una volta per definire quanto tempo restava da vivere. ... Strepitando vien giù candida e bella, batte il suol, tronca i rami, il cielo oscura, e nelle grigie vie sonante e dura picchia, rimbalza, rotola, saltella; squassa le gronde, i tetti alti flagella, sbriciola sibilando la verzura, ricasca dai terrazzi e nelle mura s’infrange, e vasi e vetri urta e sfracella. E per tutto s’ammonta e tutto imbianca; ma lentamente l’ira sua declina e solca l’aria diradata e stanca; poi di repente più maligna stride, poi tutto tace, e sulla gran ruina perfidamente il ciel limpido ride. De Amicis Dopo un inverno secco e tiepido, ogni giorno in attesa di una pioggia che non arrivava, con la certezza ormai dell'esperienza che un simile caldo non può che provocare disastri, con la prima aria un poco più fresca che si scontra con un mare caldo arrivato a 30° . É vero questi eventi sono sempre più frequenti, ormai passiamo troppo e solo da un estremo all'altro, ma mi preme dire che qualcosa è sempre successo. Nell'estate del 1903, qui raccontato da chi ho conosciuto che c'era, una tempesta di vento e grandine, distrusse gran parte dei castagneti e il legno fu usato per costruire tutte le capanne col tetto di paglia, di sapore vagamente celtico, che c'erano una volta qui nei boschi per conservare fieno e foglie per lo strame. Quest'anno la mattina del 18 agosto mi sono svegliata con il rumore di una grandinata eccezionale che in cinque minuti ha fatto qui e nella zona fra Lavagna e Sestri Levante disastri che tutti avranno potuto vedere nei vari telegiornali. Dieci o poco più minuti di follia intensa che hanno distrutto coltivazioni di uva e olive, castagne, orti, mais, ma anche danni a case e cose. Arrivata in maniera orizzontale, lo chiamano downburst, pochi hanno salvato l'auto, fari e cruscotti e carrozzerie ammaccate, la mia, vecchia, ma andava, ora è senza fari oltre alla graziosa decorazione nella carrozzeria. Sestri Levante sembra una città mitragliata, tapparelle, intonaci, tetti, alberi, è passata una settimana e stiamo ancora tutti pulendo e contando i danni. Gli stabilimenti balneari di Lavagna sono volati sui binari, dopo una stagione finalmente positiva, tutti devono ricominciare. È ancora e di nuovo troppo caldo, quindi non finirà qui. Questo mi premeva raccontare a chi mi ha scritto e mi ha detto incontrandomi come mai non riceveva più articoli dal mio blog... non ce l'ho fatta fisicamente e mentalmente. I miei post, come ho detto più volte, sono frutto di passeggiate dalle quali prendo ispirazione scoprendo un'erba o con la voglia di cucinare qualcosa. Sono riuscita ad uscire pochissimo, ma fra la desolazione della siccità quest'anno non ci sono stati fiori, pochissima raccolta di erbe stroncate dall'arsura. Non c'è fieno nemmeno per gli animali, non sono riuscita a fare una conserva di nulla, se non qualche barattolo di marmellata definita "Granizada" perché ottenuta con frutti misti raccolti dopo la tempesta. Intorno sembra arrivato improvvisamente l'inverno, non una foglia sugli alberi, solo l'edera rimasta intatta prepara premurosa i suoi fiori, gli ultimi fiori dell'anno per le api golose. La natura magnanima quanto implacabile, si sta già riprendendo, spuntano i sciguelli nemmeno aspettassimo una nuova primavera, e mi ha regalato stamattina un fiore sull'ultimo ramo rimasto di uno dei miei gerani nel mio giardino distrutto. La natura non si domina, se non ubbidendole. Alcune foto mie e della riviera Naturae enim non imperatur, nisi parendo Francis Bacon, Novum Organum, 1620 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- IL LUPPOLO E LA BIRRA DI TORZA
De' Lupoli ... E perché questo simplice è sovrano a rinfrescare e purificare il sangue, gli uomini che non vogliono per ogni leggier cagione molestare il medico, né saziar gli 'ngordi speziali, e pur è loro a cuore la salute de' corpi loro, pigliano un piccicotto di questo simplice e altrettanto fumoterra, cicoria, indivia e boraggine, e tutte insieme, ben lavate, in acqua senza sale fan cuocere. Giacomo Castelvetro 1546 - 1616 Avrei potuto non parlare del Luppolo, soprattutto da quando conosco la Elisa? Anzi è proprio lei e la sua avventura luppolosa che mi hanno dato lo spunto per questa categoria di post: La mia Gente. Conoscere giovani motivati e caparbi, che lottano per fare qualcosa per il territorio contro tutto e tutti, che dal nulla e nel nulla inventano un lavoro che gli permette di coltivare in modo non consueto la terra e di non andarsene dal proprio paese, be'... non è poco. È tosta la Eli, oltre che caparbia, lo si capisce subito, sguardo diritto, forza trascinante, decisa senza esitazioni, sa cosa vuole e ci mette tutta se stessa, anche fisicamente, nel progetto che porta avanti. Partendo dall'inizio, il meglio che può succedere ad un giovane qui nell'Alta Val di Vara, se non decide di percorrere tutti i giorni 70-80km per lavorare nelle città vicine, è di mettere su un'azienda agricola, mucche da carne, o pecore, i campi frammentati dell'entroterra ligure non permettono grandi culture redditizie, già tanti lo fanno, la Eli no, voleva qualcosa di diverso, e sì che il lavoro lei lo aveva trovato, fisso e ben retribuito, ma non avrebbe dato niente al suo paese e avrebbe fatto vivere lontano lei. Da sempre, il nonno nel paesino di Torza, (maps qui>>>) sulle sponde dell' omonimo torrente, nelle prime colline alle spalle di Sestri Levante, una volta passaggio obbligato sulla statale che porta a salire verso Parma o a scendere verso la Riviera, aveva un laboratorio di produzione di spuma e di rivendita di acque in bottiglia, spume, vini, sosta dei viaggiatori quando le strade non erano asfaltate e si doveva fare il passo. Perché lasciare perdere tutto, anche il ricordo? Un bar era troppo semplice, scontato e ripetitivo e questa terra certo non adatta a produrre grosse quantità di vino, ma è giovane la Eli e le viene in mente la birra ... fare la birra... ma sul serio, partendo da piantare un luppoleto, usare il grano della sua amata valle e rispolverare il laboratorio del nonno, così qualche anno fa nasce Torza una Blonde Ale chiara ad alta fermentazione con note fruttate finali. Per questo colgo l'occasione per parlare, oltre che della sua avventura, del Luppolo, pianta che si trova anche spontanea, spesso lungo i corsi d'acqua, in luoghi umidi, ricercata per i suoi germogli primaverili, chiamati bruscandoli usati e creduti come asparagi e spesso purtroppo confusi con le cime di Tamaro o di Vitalba. Germogli di luppolo foto dal web Ricordo perfettamente la prima volta che mia madre tornando da un giro nella valle sotto casa, mi fece vedere i coni verdi, che lo distinguono in estate, dicendomi - questo è il Luppolo - incredula io, perché non pensavo fosse così facile trovarlo, mi convinsi quando scoprii che chi aveva costruito e abitata la casa tanti anni prima, il medico del paese, una volta faceva la birra. Non me ne sono più interessata fino a qualche anno fa, quando è iniziata l'avventura del Birrificio di Torza, La Taverna del Vara e così sono riaffiorate alla mente le parole di mia madre, di come fosse usato anche come medicamento. Per quanto ho letto, a supporto delle sue parole, ha notevoli proprietà conosciute fin dall'antichità. Tutti i grandi curatori di un tempo ne parlano, dall'arabo Mesuëil Giovane, Ildegarda di Bingen, Albert il Grande fino ad arrivare al XX secolo con Pasteur e Koch che le provarono scientificamente. Usati principalmente i suoi coni, i fiori delle piante femminili, per le proprietà calmanti, spesso si trova in associazione con la Valeriana, è una delle erbe più adatta per gli Herbal Sleep, i famosi Cuscini Profumati qui>>> Re Giorgio III del Regno unito curò la sua insonnia con un cuscino di coni di luppolo. È stata inoltre riscontrata una certa attività pro-estrogenica usato in campo femminile specie in menopausa e per questo sconsigliato l'uso in gravidanza. È uno stimolante del succo gastrico, un antiossidante e un antinfiammatorio. Le più importanti proprietà sono nella sostanza viscosa gialla, normalmente chiamata lupulina, contenuta fra le brattee dei coni dei fiori femminili, una resina ricca di olii essenziali aromatici. Questa, anche secca, ha effetto cicatrizzante, e proprietà elasticizzanti, purificanti e antipruriginose, utili nelle dermatiti. L'uso più conosciuto è quello di aromatizzante per la birra, ma non solo. Le confermate attività antibatteriche ne fanno pure un conservante e uno stabilizzante, specie della schiuma. Le stesse proprietà antibatteriche sono allo studio per curare la Tubercolosi, gli operai delle fabbriche di birra tedesche, oltre ad avere problemi di sonnolenza, avevano una conclamata resistenza a contrarre il morbo. Insomma nel 1984 il Luppolo è stato immesso nell'elenco delle piante fitofarmaceutiche. È fra luglio e agosto il momento di cercare, dove in primavera raccoglievamo i teneri germogli per fare il risotto, i preziosi coni da far seccare e usare cum grano salis, quel minimo di prudenza, sempre informandosi bene e chiedendo pareri più illustri del mio, seccarli velocemente per usarli in tisana o per metterne qualcuno nel miele per sedare la tosse, o meglio farsi un cuscino per dormire sonni beati. Per il riconoscimento, il Luppolo, della famiglia delle Cannabaceae, è una pianta che si arrampica e con i suoi invisibili uncini si aggrappa a quello che trova, fino una decina di metri e vive anche 20 anni. Ci sono diverse varietà, fra quelle coltivate e quelle spontanee. Uno dei più conosciuti l' Humulus lupulus ha le foglie divise in tre-cinque lobi, con il margine dentato, abbastanza ruvida la pagina superiore, mentre quella inferiore piuttosto resinosa, che diventano intere e cuoriformi nella parte alta della pianta. Le piante sono maschili e femminili, quelle maschili hanno fiori diversi, una specie di pannocchia di fiorellini pendente, mentre quelle femminili i famosi coni verdi con le bratte fra le quali c'è la lupulina, quella che conferisce alla birra il caratteristico aroma e che bisogna fare attenzione a conservare seccandoli. Il Birrificio va avanti, con l'aiuto del cognato Simone, il sogno di Elisa sta diventando realtà confermata e conosciuta, in questi anni progetti e collaborazioni con altre giovani aziende hanno portato a realizzare diversi tipi di birra, di castagna, con il farro e altri prodotti, come il ri-uso delle trebbie anche per fare il pane. Volete una birra tutta vostra? con ingredienti che volete voi? Elisa ve la fa su misura con la vostra etichetta personalizzata. E inoltre un susseguirsi di eventi proprio al Birrificio, come quello di sabato 8 e domenica 9 agosto o per un ferragosto diverso. Qui per conoscere i particolari https://www.facebook.com/events/1196252920725204/ https://www.facebook.com/events/601632587390126/ https://www.facebook.com/events/2709684695975500/ Tutte le sue birre le potete trovare bene descritte nel sito Taverna del Vara (qui>>>) e se volete potete riceverle anche a casa. Neanche in questi tempi particolari il Birrificio si è fermato, nel periodo di distanziamento, Eli ha continuato a lavorare e a portare la birra a casa ai suoi clienti e il suo motto era "Torza e coraggio". Se passate da Torza fermatevi allo spaccio, visitate il luppoleto, assaggiate le sue birre, scoprirete una realtà giovane che sa di antico, di lavoro, di fatica fisica, di progetto come in questi tempi è davvero difficile trovare. ... Da sonno a veglia fu Il sogno in un baleno. Giuseppe Ungaretti Due cenni storici importanti. Recenti studi archeologici confermano l'antico popolo dei Liguri come grandi bevitori di birra, la Bryton e si sa che spesso era aromatizzata da un miscuglio di erbe ... devo aggiungere altro? la Eli ed io ci stiamo pensando ... che un giorno magari vi troverete a bere la birra al Prebuggiun? 😀 🌿🍺🌿 io, durante una manifestazione, beccata a far colazione la mattina con un bicchiere di Suvero (qui>>>), la mia preferita ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- GAZPACHO IN PIMPINELLA
Sono state giornate calde, torride e l'idea di accendere i fornelli o mangiare qualcosa di caldo non piace e così si è alla ricerca di ricette fresche e semplici. Io mi son fatta il Gazpacho. Non si può certo dire che sia una ricetta di casa mia, mi sbizzarrisco ora che sono sola, con una variante "erbicola" personale. Il Gazpacho, è una zuppa fredda, originaria dell'Andalusia. Non ho avuto la fortuna di poterlo assaggiare nel suo luogo di origine perché il sud della Spagna mi manca, e così mi affido a testi attendibili. Nella sua semplicità non è altro che pomodoro fresco frullato, senza la buccia, con l'aggiunta di cetriolo, eventualmente peperone e decorato con anelli di cipolla e lasciato relativamente liquido. Con l'aggiunta di pane raffermo, quadretti di prosciutto, fettine di uovo sodo diventa una vera e propria zuppa e prende il nome di Salmorejo. Non si cuoce niente, è davvero facile, le varianti sono infinite, impossibile sbagliare. La mia versione, non ha il peperone, e al posto del cetriolo (per alcuni dal sapore troppo deciso e indigesto) metto la Pimpinella (qui>>>), erba facilissima da trovare e dagli infiniti utilizzi, in pratica tutti quelli dove si usa il cetriolo, e anche di più. Per la proporzione bisogna affidarsi al gusto personale, se la Pimpinella piace ... Se non si trova la Pimpinella fresca serve il cetriolo. In origine gli ingredienti venivano pestati al mortaio e poi passati al setaccio, oggi ci si avvale dell'uso di un buon mixer o frullatore. Importante la varietà di pomodoro, essendo l'ingrediente principale, se si sceglie degli anonimi pomodori si avrà un anonimo sapore, di norma preferisco pomodorini. Per avere un Gazpacho fine è necessario pelare i pomodori, togliere i semi, altrimenti pur passandolo ad un setaccio si ritroveranno in bocca. Su come si sbucciano i pomodori ho già scritto (qui>>>). Per quanto mi riguarda non pelo i pomodorini, a me non da fastidio la buccia e comunque una volta frullato lo passo in un colino tipo chinoise. Non rimane che mettere tutto nel frullatore, pomodorini, pimpinella , una fetta di pane raffermo, un'ombra di aglio e frullare con un bicchiere d'acqua. Se lo si vuole pronto subito, oltre alle verdure ben fredde, basta sostituire il bicchiere di acqua con cubetti di ghiaccio. Lo passo in una ciotola e condisco con due cucchiai di olio evo, aggiusto di sale, pepe e mezzo limone spremuto o un cucchiaio di aceto di mele. Dopo un ragionevole tempo per raffreddarlo in frigorifero, si prepara in una ciotola aggiungendo anelli di cipollotto fresco e se si vuole fette di uovo sodo e foglioline di Pimpinella Il Gazpacho teme due cose: l'ossidazione veloce che toglie il colore, e se si tiene troppo in frigo si separa la polpa dal liquido. Per il colore pazienza, ma prima di servirlo è necessario mescolare bene, magari una ripassata veloce nel frullatore. È una felice idea sempre per un fresco aperitivo estivo, soprattutto nella versione più ricca, il Salmorejo. Sulla stessa base, in monoporzione, magari in bel bicchiere, si aggiungono dadini di pane raffermo ripassati in padella con un goccio d'olio, sale e pepe, striscioline di prosciutto crudo, uovo sodo sbriciolato, anelli di cipolla, cubetti di altre verdure, peperoni, pomodori, cetriolo, rendendo la zuppa più consistente. Si può servire con vicino le verdure già tagliate perché ogni commensale aggiunga quello che vuole e soprattutto con cubetti di ghiaccio per raffreddarla a piacere. Se si vuole, tanto non siamo in Spagna e non ci vede nessuno, piattini con quadretti di feta, di prosciutto cotto affumicato invece che crudo, di tortilla casalinga (frittata di patate), e tutto quello che viene in mente. Provare per credere. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- DI FELCI E DI MAGIA
Noi rubiamo come se fossimo dentro una botte di ferro, perfettamente sicuri; abbiamo la ricetta dei semi di felci, camminiamo invisibili Enrico IV - W.Shakespeare Splendono nei boschi verdi odorose e fresche le felci e avvicinandosi San Giovanni, un anno o l'altro mi toccava pur parlarne. Lo faccio con una certa ritrosia, come si deve quando si parla di riti, superstizioni e simili, scelte individuali e personalissime che ognuno fa per se stesso. Lo faccio per conoscenza, la poca che ho in proposito, rimarcando che "qui non si fa scienza o credenza ma tutto con coscienza" ... un po' anche trascinata dagli ultimi eventi dove mi è sembrato di assistere al ritorno di un nuovo buio medioevo dove è lecito dire e credere di tutto e di più. Ma l'umano è sempre stato così e quindi preferisco lasciarmi sfiorare dalla positività che mi possono regalare le erbe, in fin dei conti cosa sarà mai cercare di raccogliere il magico fiore della felce nella notte di San Giovanni, che potrebbe regalarmi l'invisibilità, confronto a tutto quello che ho letto e sentito in questi ultimi mesi? Ebbene sì, fra le erbe più magiche che si può, c'è sicuramente la felce. Quale? difficile dirlo, si parla di "felce d'acqua", e per me sono sempre state queste della foto sopra, lunghe, in grandi cespugli frequenti lungo gli anfratti e le valli ombrose dei miei boschi di castagno, che tanto mi hanno aiutata nelle composizioni floreali in chiesa, la Dryopteris filix-mas, la felce maschio. In realtà, chiedendo ad un amico esperto, a livello botanico per felce d'acqua si intende quelle appartenente al genere Salvinia, che vivono galleggiando sull'acqua. - Salvinia - Perché questo alone magico intorno alla felce? Pare che con l'osservazione delle piante, agli antichi non riuscisse di capire come si riproducessero, visto che non era possibile vederne mai i fiori, e di conseguenza i semi. In realtà è così, la felce è un organismo antichissimo che si diffonde per mezzo di spore, sulla pagina inferiore delle foglie sono presenti gli sporangi che lasciano cadere le spore che servono per diffondere la pianta e in qualche senso questa polvere veniva definita magica. Inoltre c'è chi parla di un effimero fiore bianco che compare solo nella notte del solstizio. Quindi un po' tutte le Felci sono considerate piante magiche, il meraviglioso Capelvenere di cui già parlai qui>>>, la Cedracca qui>>>, con tutto il loro bagaglio di doti e proprietà. In tutti i testi antichi si parla della magia delle felci e dei loro usi scaramantici, inutile li stia a ricopiare qui, alcuni sono riportati in questo articolo, se qualcuno ha piacere di leggere, molto è già scritto qui: https://www.fondazioneterradotranto.it/2018/07/25/la-felce-di-s-giovanni-o-del-solstizio-tra-leggenda-magia-e-medicina-popolare/ Per contro la mia foglia di felce nell'Acqua di San Giovanni qui >>> la metto sempre, adoro il profumo muschiato, il verde intenso, e la prediligo nelle composizioni floreali, così come era usata in quanto elemento decorativo nei giardini romantici dell' 800. Usate anche a scopo terapeutico, ma con una certa tossicità, e tante proprietà, una volta si facevano cuscini di felci secche per tenere lontane le pulci, per esempio nella cuccia dei cani. Post estrapolato dalla pagina fb "IL MONDO A TAVOLA Dalla Cucina Etnica alle Cucine del Mondo" di Vittorio Castellani Chef Kumalé I germogli ricciolosi di alcune specie, tossici se consumati crudi, in certe culture sono normalmente consumati cotti come verdura e addirittura commercializzati, dall'Asia alla Russia, alla Francia Settentrionale ai Nativi Americani, conosciuti con il nome di Fiddleheads, dette pastorali in botanica per la somiglianza con il bastone pastorale, il loro particolare modo di svilupparsi srotolandosi si chiama vernazione circinnata. -foto dal sito Actaplantarum- https://www.actaplantarum.org/galleria_flora/galleria1.php?view=1&id=2082 E allora fra scienza e credenza, sono pronta a cercare di raccogliere questo prezioso talismano che dovrebbe donarmi l'invisibilità, dote per altro che so darmi da sola se voglio, rifugiata come sono qui nel mio piccolo mondo antico, dove nessuno mi vede se non attraverso il virtuale, questa strana magia del terzo secolo. Quante cose da fare in questi giorni e sopratutto in queste notti! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- FIOR DI CIOMBOLINO
... È un fior magato. Il suo germe quassú lo portò il vento. Il suo nome lo cantano le stelle. Nulla sa delle selve e dei giardini sparsi pel mondo: sta, fra tetti e cielo, felice: al mondo unico fior si crede, ed io l’amo per questo... Ada Negri È arrivato il momento di parlare anche di lei, la Cymbalaria muralis. Me la fece notare qualche anno fa quel gran saggio che è Don Sandro Lagomarsini, fermandosi un attimo al mio gazebo di selvatiche commestibili, da lontano segnandola col dito, abbarbicata ai muri del Castello di Varese Ligure, dicendomi : - Vedi lassù? Ora mangiano anche quella, la Cymbalaria - Un piccolo inciso per dire che non c'è stata volta che non ho incontrato Don Sandro e non ho imparato qualcosa e di lui potete leggere qui>>> Tornando al Ciombolino, da quella volta ho imparato a notarla sui muri a mezz'ombra, fra le pietre, in mezzo a Ombelico di Venere (qui>>>) e a Parietaria (qui>>>) per la sua rapida diffusione, ora che si moltiplicano i ruderi abbandonati. Fatta qualche ricerca, è vero si potrebbe mangiare anche lei. Dal sapore acre e amaro che ricorda il crescione, e per quello a me non piace molto, può insaporire le insalate. Con la giusta misura però, qualche fiorellino qui è la per decorare, qualche foglia per chi piace, perché ha comunque una certa tossicità. L'alto contenuto di tannini e mucillagini ne fanno una pianta usata per curare le emorroidi. Compresse imbevute nell'infuso ottenuto con la pianta possono essere applicate sulla parte e anche per accelerare la guarigione di ferite ed escoriazioni. Sempre meglio da fresca, pare sia usata anche per i calcoli renali. Un'altra piantina che, ad osservarla bene, regala inaspettate meraviglie botaniche. All'inizio crea un riparo di foglie carnose, che ricordano nella forma quelle dell'edera, coprendo la fessura dove stanno attecchendo le radici, poi con il suo esile portamento filiforme che scende flessuoso lungo i muri, sta attenta a non sovrapporre mai le foglioline perché possano raccogliere tutta la luce possibile, i piccolissimi fiori si allungano a cercarla fino a quando, diventati piccoli frutti giunti quasi a maturazione, allungano il peduncolo nella direzione contraria per raggiungere una nuova crepa all'ombra nel muro ove aprirsi e mettere radici. I fiori appunto, minuscoli, che sembrano piccole orchidee, perfetti, appena accennanti sfumature di viola, con al centro due punti di giallo vivace quasi a dire: - sono qui guardatemi! - Sembra impossibile che in un mondo di perfezione e bellezza simili ci sia posto anche per noi gente imperfetta al punto da pensare che la natura sia a nostra disposizione. Ieri non c’era. Or vive, tra due vecchi embrici. Se per poco io m’arrischiassi sovra il muretto del terrazzo, cogliere lo potrei. Non ardisco... Ada Negri Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- FIOR DI LINARIA
- Ogni erba che guarda in su ha le sue virtù - Questa serie di post potrebbe chiamarsi "conoscetele con me" in quanto trattasi di erbe molto comuni, che vedo da sempre, ma delle quali non ho mai giovato degli usi che se ne può fare. Oggi è la volta della Linaria vulgaris Mill, in questi primi giorni d'autunno riempie ancora i campi, insieme a Solidago (qui>>>) e Topinambur, del quale parlerò prossimamente, tutti fiori gialli, come a sostituire la luce del sole che si sta attenuando. Per quanto mi riguarda ho sempre chiamato questi fiori bocche di leone selvatiche, e infatti alla stessa famiglia di quelle coltivate appartengono. Solo di recente ho scoperto, ma non provato personalmente, le proprietà e gli usi di questo fiore. È commestibile, ma per il momento ne riserverò l'uso decorativo delle corolle nelle insalate. È utile fresca, ridotta in polpa, o il decotto in impacco, per alleviare i disturbi delle emorroidi, pare calmi velocemente prurito e dolore. Il decotto serve anche per le infiammazioni agli occhi, o della pelle, per i foruncoli per esempio. L'infuso, sempre delle sommità fiorite, anche secche, aiuta nella stitichezza e nella diuresi. È pianta tintoria, da sempre il decotto concentrato di fiori era usato per i capelli biondi e pure per tingere le stoffe di giallo. Il suo nome deriva dalla similitudine delle foglie con quelle del lino, il fiore ricorda decisamente una bocca e rappresenta una sfida per gli insetti che devono arrivare in fondo per raccogliere il polline, sporcandosi così tutto il corpo e favorendo l'impollinazione. Questa è quella comune ovunque, ma sfogliando i miei libri ne ho scoperta una più rara a fiori tra il lilla e il blu, non ritrovata in Liguria. Ripeto non ho avuto modo di provarla personalmente, ma queste sono le ultime giornate per la raccolta e farne scorta, di conseguenza, scusate, non posso fermarmi oltre a chiacchierare, ho da andare a raccogliere per farle seccare, altrimenti come faccio a provarne le virtù? Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- FIOR D'ORCHIDEA
La siccità dei mesi scorsi ha avuto una importante rilevanza sui fiori quest'anno. Il mio lillà ha solo una decina di fiori, trovo pochissimi iris nei campi e praticamente quasi nessuna orchidea. Forse cambierà qualcosa ora dopo le piogge. Volevo lo stesso scrivere due parole sulle orchidee selvatiche, non per fare un elenco di nomi botanici che per altro non sono nemmeno sicura di conoscere bene, più di tutto mi preme ricordare di come siano protette a livello non solo nazionale ma europeo, tanto da essere inserite nella Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora). Alcune varietà hanno una protezione totale in tutta Italia, alcune una protezione parziale. Non si possono cogliere i fiori, non si possono raccogliere le capsule dei semi, per nessuna ragione può essere estratto il bulbo sotterraneo. Sembrerà banale un post per dare solo questa informazione ma in realtà c'è ancora chi non sa che sono protette ma soprattutto c'è ancora chi non sa che sono orchidee spontanee. Mi sono trovata tempo fa a pranzo in un agriturismo dove i tavoli erano allegramente decorati da mazzolini di Anacampis morio con l'unica giustificazione che ce n'era il bosco pieno e figuriamoci se sono orchidee e se sono protette. Lo so, sono noiosa forse anche pedante ma tant'è non ho resistito a spiegar qualcosa. E poi a dirla tutta non c'è solo questo da dire, c'è altro. In fin dei conti questo è un blog di erbe commestibili! Una delle cause della estinzione delle orchidee selvatiche sono le proprietà che sono state attribuite al suo bulbo. La forma di quest'ultimo, somigliante ai genitali maschili, due tuberi ovali vicini, ha fatto sì che si creasse l'aspettativa di un potere afrodisiaco o che servisse per agevolare la procreazione, anche perché legato alla leggenda di Orchis, il focoso figlio del Satiro, che tentò di violentare una sacerdotessa e per questo punito e fatto a pezzi da bestie feroci. Dai pezzi sbranati crebbero le orchidee, per ricordare come fosse bellissimo e i suoi tuberi per rimarcare l'oltraggio del quale si macchiò. In medicina il prefisso orchi- è infatti usato per le malattie dell'apparato maschile. Ovvio che ho messo una foto presa da un vecchio libro di mia madre, non ho scavato e estratto i bulbi solo per fare una fotografia. Con queste premesse era adoperato il bulbo seccato e macinato per produrre una farina, il Salep, dal profumo dolce e conturbante, che è ancora in uso nei paesi arabi e mediorientali, oggi quasi solamente in Turchia, utilizzata per bevande simili alla cioccolata e gelati da passeggio. Questi paesi non hanno aderito alla Convenzione di cui sopra, ma quello di cui non mi capacito che si possa tranquillamente acquistare su internet, visto che ne è proibito il commercio in tutta l'Unione Europea, tanto è vero che, per esempio in Germania, viene usata la gomma guar come sostituto per chi vuole assolutamente berlo. Eppure con le moderne tecnologie, basta frugare un po' sul web e, vicino a improbabili composti in polvere sostitutivi artificiali, c'è tranquillamente la possibilità di comperare quello vero. A questo punto diventa difficile convincere che non è il caso di consumare i tuberi di orchidea. Tra l'altro la scienza non ha minimamente confermato le famose proprietà afrodisiache e tanto meno quelle procreatrici, ma solo un debole potere antidiarroico. È semplice da capire come estraendo il bulbo se ne impedisca la propagazione, visto che le orchidee in genere hanno una riproduzione complicata per seme e comunque raccogliendo il fiore si finisce per impedire anche quello visto che senza fiore il bulbo non arriva a maturazione. In Turchia però le orchidee per produrre il Salep sono coltivate, quindi ... Di forme e colori diversi, alcune orchidee sono talmente specializzate nella loro forma, per invitare gli insetti all'impollinazione, da assomigliare all'insetto stesso. Di altre orchidee, quelle che qui da noi sono fiori preziosi coltivati, e in altre parti del mondo fiori spontanei, non parlo se non per ricordare la Vanilla planifolia Jacks. ex Andrews, da tempo coltivata nei paesi tropicali per i suoi frutti profumatissimi, la Vaniglia o Vainiglia, come l'abbiamo sempre chiamata un tempo, famosa per il suo uso in cucina. - foto dal web - Come scrivevo sopra non mi attarderò a scrivere i nomi botanici, potrei sbagliarli, ci sono centinaia di libri sull'argomento, uno fra tutti Orchidee d'Italia - Guida alle orchidee spontanee . Tra i siti che si occupano di orchidee ho trovato questo, molto chiaro e semplice da consultare, se qualcuno vuole approfondire. Il Matese è uno dei luoghi dove sono concentrate le più varie specie di Orchidee spontanee italiane. https://www.matesenostrum.com/orchdee-spontanee-specie Fotografi che si occupano solo di fotografare orchidee selvatiche, e fra i miei amici Antonio Andreatta, al quale ho rubato le foto più belle, come quelle che seguono che si distinguono molto facilmente dalle mie sopra. Per chi serba il cuore di un'Orchidea, Le paludi sono rosa a giugno. Emily Dickinson Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. 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- HEMEROCALLIS, IL GIGLIO TURCO
... possa l’Hemerocallis al di là degli alberi salvarmi dalla mia miseria ... Canti Classici (cit.Andrea De Donato) L'Hemerocallis, "bellezza di un giorno", più o meno questo è il significato di questo fiore di un arancio caldo, che se si è fortunati si può incontrare nei boschi adesso a giugno, e certamente nei giardini di una volta dove formava abbondati bordure profumate, fino a diventare infestante. Se ne parlo qui fra erbe e fiori mangerecce e ricette di campagna è perché questo bellissimo fiore è commestibile. Confesso che la prima volta che mi è stato proposto in un piatto ho pensato che mai avrei mangiato un giglio e lì feci il primo errore, nel senso che l'Hemerocallis non è propriamente un giglio anche se la sua somiglianza lo fa confondere spesso con il così detto Giglio di San Giovanni, il Lilium bulbiferum, presente nello stesso periodo, sempre allo stato selvatico, protetto e non commestibile. Alcuni caratteri distintivi permettono l'identificazione. L'Hemerocallis ha foglie nastriformi in grossi cespi solo alla base, il fiore arancio striato, leggermente pendulo sullo stelo gracile privo di foglie. Il Giglio ha portamento eretto con lo stelo rigido dove sono presenti le foglie. Per questa somiglianza e per il medesimo periodo di fioritura spesso vengono chiamati entrambi Giglio di San Giovanni, ed è per questo che il nome botanico è sempre importante e non bisogna affidarsi solo al nome popolare. - a sinistra Hemerocallis, a destra Lilium - il Lilium nella foto, protetto non va raccolto, questo si è trovato, ahimè, sulla strada di una falciatrice durante la fienagione. È necessario non fare confusione perché il Lilium potrebbe essere tossico, mentre l'Hemerocallis si mangia. Identificato non resta che portarlo nel piatto. L'uso in cucina è antico come il tempo, già è nominato negli scritti del Confucianesimo, Dioscoride ne parla e forse per questo è chiamato Giglio turco. In Cina dove è largamente usato, in cantonese chiamato "verdura d'oro", intere famiglie vivono della coltivazione e la raccolta di questo fiore, che poi essiccato è portato ai mercati. SI mangiano i fiori interi, i petali dal sapore dolce e profumati leggermente di limone, meno gli steli e i tuberi, usati anche dalla medicina popolare cinese. Le foglie no, è meglio di no. Raccolti quando appassiscono, prima che cadano, oppure quando il bocciolo è pronto a sbocciare, usati freschi per una meravigliosa decorazione per piatti e insalate, zuppe, fritti, cotti stufati in padella pochi minuti, o fatti seccare, poi reidratati in acqua tiepida e saltati velocemente in padella con erbe aromatiche e spezie sempre tenendo conto del sapore tendente al dolce. Nel mondo occidentale ha trovato largo spazio anche nei giardini dove forma angoli tappezzati molto gradevoli, ed è stato ibridato in altri colori. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>
- DELLA CICORIA E DELLA CIOFÈCA, il ☕️ di una volta
Non c'è cicoria che guardi in su che non abbia le sue virtù Con il nome di Cicoria vengono individuate molte piante, spesso il Tarassaco (qui >>>), quasi uguale nella foglia e, in definitiva, molte insalate visto che la cicoria comune è la madre di quasi tutte quelle che mangiamo, ma solo quella con il delizioso fiore azzurro è Cichorium intybus L., 1753 fiore di cicoria E' una delle piante più antiche conosciute e mangiate dall'uomo, tracce del suo uso si riscontrano nelle grotte preistoriche. E' facilmente individuabile in estate con i suoi fiorellini azzurri dalla forma simile a una margherita, in primavera le sue foglie tenere possono essere consumate in insalate o bollite sole o nel misto di verdure e per certe ricette può essere ripassata in padella con aglio e olio. Ha proprietà digestive leggermente lassative, disintossicanti, depurative, per fegato e reni. Queste qualità si concentrano a fine estate nella radice, che fin dal 1600 viene utilizzata per una bevanda che sostituisce il caffè senza averne gli effetti eccitanti, anzi ha solo effetti benefici sull'organismo, dati dall'acido caffeico contenuto. Il nome di questo decotto spesso viene associato alla parola ciofèca, che in parole povere vuol dire "bevanda dal sapore cattivo", tanto per capirci... e per comprendere perché abbandonata per preferirle il caffè, tralasciando completamente i risultati positivi che aveva sulla salute. Per provare a fare questo succedaneo del caffè, come una volta, è ora il momento di raccoglierla, in autunno, dove mesi fa abbiamo visto i suoi fiori, cercando le piante più grosse e evitare le piante più piccole per goderne la primavera prossima. Tolgo le foglie al colletto, pulisco e lavo e le preparo per bollirle Lavo accuratamente le radici con una spazzolina o una paglietta e taglio a rondelle per accelerare il processo di essiccazione. In questo mi aiuta come sempre la stufa a legna, ma se ho premura e una quantità limitata, mi aiuto con qualche passaggio in microonde 5 minuti alla volta alla massima potenza. Tra una volta e l'altra tiro fuori e mescolo. A questo punto tosto in padella (ancora possiedo quella apposta per la tostatura), ma si può fare in una normale senza il coperchio, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Mi regolo dal profumo che sprigiona che assomiglia vagamente a quello del caffè, facendo attenzione che non bruci. Ora posso macinarlo e metterne a bollire un bel cucchiaio in una tazza d'acqua per due o tre minuti, filtrare e bere. Se ho a disposizione dell'orzo o della segale crudi, tosto anche quelli e faccio una miscela in proporzioni come più mi piace e, nella versione di lusso, aggiungo qualche cucchiaino di caffè. Si può fare anche nella classica moka, l'importante è riempire il filtro a metà. Ci conosce la cicoria leva la palandrana al farmacista Può sembrare una cosa lunga, ma stamattina ho raccolto, essiccato e macinato. Ho pulito e bollito la verdura e questo a mezzogiorno è il risultato. Buon appetito e buona bevuta ☺️. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>











