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  • ERA DI MAGGIO ... EVENTI 2023

    Ecco i primi eventi programmati a maggio 2023, seguiranno eventuali aggiornamenti Tutti gli eventi sono pubblicati anche sui social FB, Instagram ecc. DALLA LIGURIA CON SAPORE - ERBE SELVATICHE E PANSOTI ALLA CASCINA IL CUCCO Al mattino nei prati intorno alla cascina una breve passeggiata per il riconoscimento delle erbe classiche del Prebuggiun con Lella Canepa. A ogni partecipante sarà dato un taccuino per formare un erbario personale da portare a casa con le proprie annotazioni o in alternativa il manuale cartaceo. Alle 12,30 -13 pranzo, antipasto e ricco piatto unico, con menù a base di erbe a km0 Al pomeriggio per chi vuole rimanere, un corso amatoriale introduttivo sulle paste ripiene, in particolare i pansoti, la particolare pasta ligure ripiena di erbe. Sarà mostrato come pulire, cuocere le erbe, preparare un ripieno e come lavorare la pasta fino al prodotto finito in maniera casalinga così come facevano le nostre nonne. Ogni partecipante proverà a impastare e preparare una piccola quantità di pansoti . È possibile partecipare all'intera giornata o alla mattina con pranzo o al pomeriggio con pranzo Passeggiata del mattino più pranzo: € 35 Pranzo più corso del pomeriggio: €35 Passeggiata + pranzo + corso, l'intera giornata: € 60 Per informazioni e per l'indispensabile prenotazione telefonare al 327 854 8388 Cascina Il Cucco si trova in provincia di Alessandria, nel parco delle Capanne di Marcarolo, in via fossa del Cucco, 78, 15070 Casaleggio Boiro AL CHIAVARI IN FIORE 20 - 21 MAGGIO Ritorna il 20 e 21 maggio 2022 “Chiavari in Fiore”. La manifestazione si svolgerà nel centro storico e le vie si trasformeranno in una grande serra in occasione della mostra-mercato di fiori e piante ornamentali, un modo originale per inaugurare la bella stagione. Erbando sarà presente come tutte gli anni con stand dedicato a erbe e fiori selvatici 27 - 28 MAGGIO FOGLIE E FIORI - RICONOSCIAMOLI E TRASFORMIAMOLI - SCIROPPI E OLEOLITI A CASA DI ERBANDO Rose, iperico, achillea e gli altri mille fiori del prato. Passeggiata di riconoscimento e raccolta con successiva dimostrazione di come trasformarli con facilità con metodi casalinghi delle nostre nonne. Come seccare con attenzione, come trasformarli in sciroppi e altre produzioni conservabili. Questo evento è ancora da definire nei particolari perché suscettibile delle condizioni meteo, insomma ci vogliono i fiori sbocciati per poterlo fare. Potrebbe slittare al fine settimana seguente del 2 - 3 - 4 giugno Sarà un evento dedicato a poche persone alla volta quindi se interessati inviare un messaggio wsapp al 3486930662. A maggio non basta un fiore. Ho visto una primula: è poco. Vuoi nel prato le prataiole: È poco: vuole nel bosco il croco. È poco: vuole le viole; le bocche di leone vuole e le stelline dell’odore. Non basta il melo, il pesco, il pero. Se manca uno, non c’è nessuno. È quando è in fiore il muro nero è quando è in fiore lo stagno bruno, è quando fa le rose il pruno, è maggio quando tutto è in fiore. G.Pascoli Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SAMARE

    Nel mezzo un olmo immenso, ombroso, stende i rami e le braccia annose: dicono che questa sia la casa dove stanno di solito i vani Sogni, appesi, sotto ciascuna foglia. Eneide VI, 282-249 Era il tempo delle Samare... Sono pochi anni che le ho ritrovate per caso, passando in un sentiero, dopo che negli anni '50 un fungo trasportato da insetti ha decimato tutti gli Olmi europei. Le Samare sono i frutti dell'albero di Olmo, i primi frutti, credo, dell'anno. Quando le ho viste non credevo ai miei occhi, in quanto ne avevo una memoria lontanissima, e non le avevo mai più trovate, ma non ho avuto dubbi. Questo particolare frutto, che in due sottili membrane leggere avvolge il seme, è commestibile, buono, con un gusto fresco che ricorda la nocciola. Buoni in insalata, mescolati ad altre erbe, o aggiunti a zuppe e minestre, o anche come decorazione nei piatti. Sono più gustose prima che si intraveda il seme rossiccio all'interno. Basta raccogliere e pulire velocemente senza tenerle troppo immerse nell'acqua. L'Olmo è un altro albero magico di cui si è persa memoria, quella memoria che faceva sì che anche un bambino sapesse distinguere un albero da un altro, ora non più. Ignoro se vengano insegnati a scuola, ma certamente in casa è difficile. Spesso la magia era la spiegazione alle proprietà curative e anche l'olmo ne ha, ma chi se ne ricorda? Forse solo gli erboristi oggi affidano all'olmo la cura della pelle, dell'acne, di alcune dermatosi. All'Olmo era affidato il mondo dei sogni, il potere di rimettere in ordine ciò che era in confusione, spesso sotto un olmo i giudici decidevano le sentenze. Albero caro vicino alle case, a lui si affidava la speranza di una prole numerosa, bambini che poi si suggeriva fossero messi a dormire fra rami e foglie di Olmo che li avrebbero fatti crescere con ossa forti e robuste. Non c'era vigneto dove l'Olmo non fosse maritato alla vite, sostituito ora da pali di cemento... Spesso piantato vicino alle chiese, il più vecchio d'Italia, che ha resistito alla grafiosi, è l'Olmo di Casa Mordini, di circa 500 anni, inserito negli alberi monumentali, protetto da almeno 4 leggi, 2 nazionali e 2 regionali. Anche se la circonferenza di 682cm non è data da un solo fusto ma da più alberi della stessa ceppaia. Con la disconoscenza degli alberi se ne va un altro sapere antico come l'uomo, quando ogni albero aveva una funzione all'interno della comunità. Finiti i tempi dove alla nascita di un figlio si piantava un albero. Due anni fa, senza grandi motivi apparenti, forse per fare luce su un sentiero, sono stati tagli gli enormi tigli che il nonno di mio marito aveva piantato alla nascita delle figlie, ho provato un dolore sordo. Loro non ci sono più da tanto, ma i tigli erano lì, forti e diritti a ricordarle... sì, ma da chi? forse solo da me. Chi li ha tagliati non lo sapeva e forse non sapeva nemmeno fossero tigli. Solo con me stesso Gli alberi si piegano ad accarezzarmi. La loro ombra abbraccia il mio cuore. Candy Polgar Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • I CUCULLI

    A l’è a riunda di cuculli che tò moe a l’ha ruttu i tondi a l’ha ruttu i recamme cinque lie ghe son costè. A l’è a riunda di cuculli i cetroin sensa i peigulli a bursetta recamma scignuria sciu spezià. A l’è a riunda de zenà che comensa u carlevà carlevà u l’è zà passou l’ommu du saccu u se l’è piggiou. Mancavano alla categoria dei fritti di Liguria i Cuculli, le frittelle di farina di ceci, che forse facciamo solo qui così piccole, simili alle pettole pugliesi che sono però di farina bianca. Segreti non ce ne sono, anche perché ognuno le fa un po' come vuole, è semplice farina di ceci, acqua e lievito. Di solito lascio l'impasto di una consistenza per così dire a nastro, e una volta lievitato lo prendo con un cucchiaio passato prima nell'olio caldo e con l'aiuto di un altro cucchiaino lo faccio scivolare a friggere. Uso il lievito a lievitazione naturale in grani, con la dose indicata sulla bustina. C'è chi fa un impasto più sodo, io vado molto a occhio, perché come diceva mia nonna "A éuggiu se fâ sôlo i frisceu" a occhio si fan solo le frittelle, quindi per una volta sono più che giustificata. Messo il tutto a lievitare per qualche ora, anche 12, dalla sera alla mattina o viceversa, all'impasto finale viene aggiunto poco sale, il verde tritato della cipollina fresca e maggiorana, o anche niente. Qualche volta ho aggiunto pochi pezzi di carciofo tritati o anche un cucchiaio di Rossetti, il novellame di pesce, insomma si può aggiungere tutto quello che sta bene con la farina di ceci, così come si fa con la farinata. La ricetta è già presente con il nome di "cucullo" ne "La Vera Cuciniera Genovese" del 1862, dove sono anche dei cuculli di patate. Per quanto mi riguarda abbiamo sempre chiamato così solo quelli di farina di ceci per distinuerli dai Frisceau, quelle di patate semplicemente polpette. Più importante è come friggerli, pochi alla volta, in olio profondo, caldo ma non caldissimo per permettere la cottura anche dentro. Appena dorati si tirano fuori. E fritti nell'olio di oliva... eh sì, acquistano sapore. Resta da capire cos'era questa "rionda di cuculli" che tutti quella della mia età hanno sentito raccontare. Anche la parola "cucullo" non si capisce bene l'etimologia, qualcuno parla del bozzolo del baco da seta, anche se cucullus in latino significa cappuccio a cono, proprio dei monaci che a loro volta lo presero dal gallico, chissà che non derivi proprio dal tradizionale cono di carta paglia dove vengono da sempre serviti come cibo da strada. Ad ogni buon conto, qualche anno più tardi, qualcuno ha pensato di individuare la famosa rotonda (riunda) a Rapallo ... chissà ... 😜 A riunda dita “Siggi” amìa ben cumme ti a piggi, se ti sgàri in stisinin ti te u piggi in tu stupin. Ti ghe treuvi biciclette, camiun motu e carussette, tutti nun san cose fà se fermase o cuntinuà. Quelu in machina cu sùa, quelu a pè cu-a sò scignua, i furesti e i rapallin se ne sbattan u belin. Quella lì, cari fanciulli, a l’è a riunda di cuculli. Traduzione La rotonda detta Siggi guarda bene come la prendi se ti sbagli appena un poco trovi biciclette, camion, moto e carrozzelle nessuno sa cosa deve fare se fermarsi o continuare Quello in macchina suda quello a piedi con la sua signora agli stranieri e ai rapallini non gliene frega niente. Quella cari fanciulli è la rotonda dei cuculli Traduzione filastrocca inizio post E’ il girotondo delle frittelle tua madre ha rotto i piatti ha rotto quelli ricamati cinque soldi le son costati. E’ il girotondo delle frittelle le arance senza picciolo la borsetta ricamata riverisco signor speziale. E’ il girotondo di Gennaio che comincia il carnevale carnevale è già passato l’uomo del sacco se l’è pigliato.

  • FRITTO MISTO ALLA GENOVESE

    Oggi è stata la grande giornata del fritto misto. A Bargone presso l'Hostaria Tranquillo, abbiamo passato il pomeriggio a parlare, confezionare ed assaggiare fritto. Chi temeva di non riuscire a gestire le ostie è invece riuscito benissimo. Tutti soddisfatti e con il loro fritto pronto da portare a casa. E non solo... grazie alla collaborazione di Ostificio Ligure >>>qui ogni partecipante ha avuto in omaggio una confezione di 100 Nêgie. - Alcune foto della giornata di oggi - Riepilogo in questo post la giornata per capire alla fine come è composto un piatto di fritto misto alla genovese e qualche nozione per una buona frittura. Chi segue i miei post sa che non sono altro che quadri di vita vissuta, non sono né una storica né una cuoca né un'erborista o una botanica. Mi limito a raccontare come si è sempre fatto in casa e come continuo a fare. Riguardo al piatto di fritto misto, credo di aver avvoltolato centinaia, se non migliaia di ostie per gli stecchini che facevo con mia madre, mentre per esempio i crocchini non erano così ambiti. In casa non si poteva usare pollo o coniglio per l'avversione di mio padre, quindi solo cotolettine di maiale o di vitella. La scorzonera non poteva mancare, come la fetta di carciofo fritto e se erano di stagione fette di zucchine e raramente qualche melanzana, piuttosto fette di porcini. Il quadrato di lattebrusco e il rombi di lattedolce solo nelle grandi occasioni, che per molti era Natale, per noi il fritto misto non mancava nemmeno a Pasqua nel menù. A noi interessava più di tutto fare scorpacciate di stecchi nelle nêgie. Sono proprio le ostie, le nêgie, quelle che caratterizzano il fritto genovese. Friggere friggevano già gli Egizi, pare una sorta di pasta dolce nel grasso, poi passando per i Romani, che non amavano il fritto croccante ma lo tornavano ad inzuppare, attraversando Medioevo e Rinascimento dove è diventato quasi comune, è arrivato a Napoli e a Roma diventando cibo salato di strada, vedi pizza fritta e supplì. Ogni regione ha il suo piatto di fritto misto, con differenze che solo noi rileviamo, tanto che all'estero viene servito un qualche assemblamento di carne e verdura senza traduzione, semplicemente chiamato "Fritto misto all'Italiana". Il più famoso e il più ricco è forse quello piemontese, che può avere fino a 30 pezzi diversi. Nato come piatto dell'inverno quando si macellavano gli animali nelle campagne e data la deperibilità delle frattaglie si provvedeva a suddividerle e a friggerle. A queste erano aggiunti funghi, carciofi, fette di mela e semolino dolce - Lorenzo Venuti batte a coltello il ripieno dei crocchini - Nel fritto ligure, come si vede nei post precedenti di questa categoria nel blog, bocconcini di carne prosciutto e formaggio sono infilzati in uno stecco e avvolti in un'ostia grande inumidita, e un impasto morbido di cervella, animelle, carne e verdura è confezionato di nuovo nell'ostia, per poi essere passati nella farina, nel bianco d'uovo o nell'uovo e nel pangrattato. Fino a pochi anni fa nelle case dove c'erano ancora le nonne, gli stecchi, erano preparati anche con un misto macinato, quello dei crocchini, simile al ripieno della cima, infilzato nello stecco e avvolto nell'ostia. Nelle antiche ricette, e personalmente ho aiutato a prepararli e mangiati, il crocchino di macinato sullo stecco, senza verdura, era diverso da quello senza stecco, era poi, invece che nell'ostia, fasciato in un quadrato di crema pasticcera, come quella del lattedolce, premuto intorno e impanato e fritto. Non so chi ancora faccia una preparazione simile e superata la prima diffidenza dell'accostamento fra carne e dolce, ho dovuto ammettere che era buono. Certo non sono più sapori del giorno d'oggi. Ripeto, per casa mia, in una porzione doveva esserci almeno una cotoletta di vitello, possibilmente una di maiale, tre stecchi, due crocchini, due fette di carciofo impanate, due o tre frittelle, frisceau, di cipollotto o erbe varie, due pezzi scorzonera bollita e impanata e se di stagione fette di zucchina in pastella, due rombi di lattedolce e uno di lattebrusco. Poche sono le differenze ma personalmente non mi piace vedere la fetta di mela o il semolino al posto del lattedolce, foglie di salvia o di borragine impastellate, anche la melanzana così così, poi ripeto quando una pietanza ha la parola "misto" significa che varia sempre molto anche da casa a casa, e non è che in altre occasioni non mi diverto a friggere foglie di salvia o petali di rosa, specie negli aperitivi estivi, ma non nel piatto di fritto misto. - Una giovanissima me, anni70, che prepara gli stecchi nella normale quantità abnorme che rappresentava le domeniche di fritto in casa mia - Come si frigge? Vorrei poter dire che friggo nell'olio di oliva, un olio leggero come può essere l'olio ligure. Non lo faccio, l'unica cosa che friggo nell'olio di oliva sono i carciofi. Il resto lo friggo in olio di semi di arachidi, che rimane il più adatto, (non lo dico io, è scientifico) avendo un punto di fumo abbastanza alto e soprattutto non dà sapore, anche perché solitamente non è estratto usando solventi come per l'olio di mais, di girasole e di altri semi, il prezzo più alto dell'olio di arachidi rispetto ad altri oli dovrebbe tutelarci, ma è sempre meglio che sulla confezione sia scritto "ottenuto per pressione" e soprattutto se friggendo si osservano alcune regole importanti. Si frigge in abbondante olio, ma veramente tanto, nuovo, mai di un'altra frittura, si aspetta che sia caldo con metodi empirici, ma che funzionano, tipo il pezzetto di pane o lo stecchino in legno, quando sfrigolano l'olio è pronto, se si ha un termometro fra i 160 e i 180 gradi, mai più basso. Il fuoco va regolato abbastanza alto da impedire che si abbassi troppo la temperatura immergendo i pezzi, che devono essere pochi alla volta e iniziando da quelli che sporcano meno l'olio, come le verdure in pastella e dopo quello che è impanato. Lasciato nell'olio il tempo che colorisca appena e immediatamente tirato su. Se si è sufficientemente bravi si possono mettere due padelle così da accelerare, visto che il fritto deve arrivare in tavola caldo, questo spesso implica il sacrificio di una persona che rimane a friggere mentre gli altri mangiano. Se si deve friggere per molte persone un fritto di tanti pezzi diversi, si può friggere in due uno immerge i pezzi e l'altro li tira su velocemente, se non si possiede una padella con la griglia. ll fritto deve essere scolato benissimo, posato su una carta assorbente, portato in tavola nel giro di pochi minuti e salato all'ultimo momento pena il suo afflosciamento. Il fritto deve arrivare in tavola dorato, caldo e asciutto. Un errore da evitare è quello della rifrittura, o di mettere a scaldare il fritto, oltre a non essere così buono è quando si sviluppano sostanze che potrebbero far male più che la frittura stessa, che ormai è acclarato non faccia così male, una volta ogni tanto, anzi, rappresenti una palestra per il fegato. Non ho ancora afferrato bene il concetto di friggitrice ad aria, ma penso che non lo affronterò nemmeno. Rimango convinta che un buon forno ventilato non sia così diverso, forse meno comodo, ma il consumo è lo stesso e il fritto è fritto se c'è l'olio. Punto. Piuttosto sottovalutiamo tante cose che non ci accorgiamo siano fritte. Come ebbe una sera a dirmi un caro amico cardiologo, mentre cuocevamo la farinata nel suo forno "anche la farinata è un fritto per la grande quantità d'olio e l'alta temperatura, ma restiamo convinti che sia al forno". E così patate, ecc. ecc. tutto dipende dalla temperatura e dalla presenza in quantità di olio. Per quanto riguarda dove friggere, visto schizzi e odore, e oltre l'impegno nel fare il cibo rimane poi da pulire davvero tanto, mi sono organizzata fuori, con un fornello, una protezione per il vento e non mi rimane che un minimo di sporco da pulire e nessuna puzza in casa. Quando piove non si mangia fritto in casa mia. STECCHI FRITTI MODERNI https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/04/01/untitled CROCCHINI NELLE NÊIGE https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/04/20/crocchini-nelle-neige LATTEDOLCE E LATTEBRUSCO. https://www.lellacanepa.com/single-post/2019/12/27/lattedolce-e-lattebrusco ZEPPOLE E FRISCEAU https://www.lellacanepa.com/single-post/2019/12/27/lattedolce-e-lattebrusco Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FIOR DI ACETOSELLA

    Avverto intorno a me tutto questo germogliare, mi rallegro per gli arbusti di cerfoglio, sui cui sono posate nuvolette di minuscoli insetti neri, per i fiori bagnati di rosso dell'acetosella, per gli steli sottili che s'inclinano a Oriente Sophie Scholl - Oxalis articulata Savigny - Ho avvertito la necessità di scrivere qualcosa su queste piantine molto comuni, perché durante gli incontri di riconoscimento erbe, ho scoperto come tante persone confondano trifoglio con le così dette acetoselle. In breve e succinto: non tutte le piante che hanno le foglie divise in tre foglioline sono trifogli. È il periodo giusto anche perché il 17 marzo, festa di San Patrizio, patrono dell'Irlanda, è notoriamente raffigurato con un trifoglio in mano, con il quale era solito spiegare il mistero della Trinità agli Irlandesi e anche in questo caso sembra ci sia stato un qui pro quo. Se oggi è sicuramente acclarato sia il Trifoglio e nello specifico il Trifoglio repens uno dei simboli dell'Irlanda, anche se non quello ufficiale, ai tempi del Santo gli Irlandesi si nutrivano di acetosella dei boschi e chissà allora quale sarà stata davvero la pianta usata. -Oxalis - La prima differenza sta nella famiglia botanica: Le così dette acetoselle sono Oxalidaceae, i trifogli sono Fabaceae, la stessa di fave, piselli e fagioli. Quella visiva più immediata è nei fiori. Le Oxalis hanno una campanella a calice di cinque petali che può essere, a secondo delle varietà, giallo, rosa o bianco. - Oxalis violacea L. - Solo la varietà a fiore bianco con leggere sfumature color malva è la vera acetosella, Oxalis acetosella L., chiamata Pan degli Angeli, ed è presente nei luoghi ombrosi dei boschi di faggi, carpini, misti. È quella che c'è sempre stata nei terreni europei mentre le altre furono introdotte dopo, da paesi più caldi come Sud America e Africa ed amano di più il sole e il caldo. - La terribilmente infestante Oxalis pes-caprae L., incubo di tutti i giardinieri e ortolani, arrivata dal SudAfrica a Malta all'inizio dell'800 e propagatasi solo attraverso i suoi bulbilli - Il fiore dei Trifogli è invece un insieme di capolini che possono essere bianchi, rosa, rossi e gialli riuniti in un'infiorescenza rotonda o allungata - tipi di Trifoglio - Anche nelle foglie, osservandole bene c'è una notevole differenza e diventa più facile il riconoscimento osservandone la forma: tagliata a cuore nelle Oxalis, più rotonda nei Trifogli - trifoglio - - acetosella - "Fortuna all'occhio che lo vede guai al dito che lo coglie" È noto come si creda che i quadrifogli, una rara anomalia del Trifoglio repens, portino fortuna. Fino a poco tempo fa si riteneva possibile trovare un quadrifoglio ogni 10.000 trifogli, da uno studio condotto di recente la possibità è salita a 1 su 5000. Poiché l'uomo vuole credere a quello che vuole, vengono coltivate alcune varietà di Oxalis che hanno la foglia divisa in quattro foglioline, e poi vendute come portafortuna. Durante la settimana di fine anno in paesi come la Croazia è usanza regalare queste piantine come portafortuna per il nuovo anno, ma non sono veri quadrifogli. Attenzione però: "Fortuna all'occhio che lo vede guai al dito che lo coglie", il quadrifoglio ove trovato, non andrebbe mai colto se non per regalarlo. I Celti già usavano il 3 come simbolo di molte credenze insieme a tanti altri popoli antichi dove si ritrova sempre il Triskelis: i tre elementi Acqua-Terra-Cielo, Passato-Presente-Futuro, Corpo-Mente-Anima, solo più tardi la Trinità, ecc. ecc. La rara quarta fogliolina nel trifoglio rappresenta proprio la Fortuna. - piantina di Oxalis tetraphylla venduta comunemente come quadrifoglio portafortuna a Opatija - solo uno di questi è un vero quadrifoglio, il primo a sinistra. Dai tempi dei tempi le acetoselle sono ritenute piante commestibili. In zuppe e insalate, per il loro sapore acidulo, così come si usava succhiare il gambo per dissetarsi. Oggi sappiamo che l'importante contenuto di acido ossalico ne sconsiglia l'uso per chi soffre di affezioni renali, calcoli ecc. reumatismi, artrite e gotta. Se proprio si vuole usare conviene farla bollire e spremere, nell'acqua decadono gran parte degli ossalati. Come sempre è l'abuso e non l'uso, anche se occorre ricordare che nel caso "per abuso" in certe sostanze bastano quantità minime. Il contenuto di acido ossalico è talmente importante che una volta si produceva il sale di acetosa, usato per pulire e lucidare i metalli, togliere le macchie di ruggine, e disincrostare. La presenza di ossalati è una difesa verso gli animali che la brucherebbero per i quali è tossica in quantità, proprio come per gli umani. e questa? Ops!... non è Trifoglio, non è Oxalis, è una varietà di Erba medica! - Medicago araba - e non è finita... anche un tipo di Rumex viene comunemente chiamata Acetosella... >>>La Romice o Lapazio ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • È TEMPO DI AMENTI

    Di scorcio nel pendio della collina pallida sul lago non fronde non verdezza. Solo i nocciuoli tra i fusticelli diramati all'aria hanno allungato i ciondoli giallini e ingemmato il rossore degli stimmi. Forse così d'incerta pubescenza trasparve nella prima età la primavera ermafrodita. Più in là, dimenticato al margine dell'acqua, è un rimasuglio delle nevi... A. Richelmy - Febbraio - È tempo di amenti e occorre parlarne. Appunto, ma esattamente cosa sono questi "amenti"? Passeggiando in campagna, tra fine gennaio e febbraio, il primo debole segnale della primavera in arrivo sono i fiori penduli del nocciolo, mentre lungo i corsi d'acqua i salici iniziano a mostrare i loro "gattini". Ebbene questi sono amenti, nome di alcuni fiori di specie botaniche. I primi fiori, anche se pochi sanno che sono fiori. Quelli penduli, spesso se non sempre, sono maschili, come quelli del nocciolo, mentre le infiorescenze femminili di quest'ultimo sono piccole e poco evidenti se non ad un occhio attento. Piano piano più avanti nei mesi si vedranno quelli di betulle, ontani, querce, castagni e pioppi. Sono fiori che si servono del vento (anemofili) che trasporta il polline anche a km di distanza ad un altro albero simile, visto che di solito non possono impollinare lo stesso albero. -amenti di nocciolo- Pur non servendosi di insetti impollinatori, il pensiero va ugualmente alle api che trovano negli amenti di nocciolo il primo cibo utile dopo l'inverno per riprendere l'attività, nutrire la regina dell'alveare che ricomincerà a covare. Le api andranno in seguito a raccogliere il nettare di tutti i fiori primaverili, prodotto da questi proprio per attirare le api e favorire l'impollinazione, con il quale produrranno il miele, fonte di zuccheri nella loro nutrizione, ma adesso servono le proteine e se pur il polline degli amenti di nocciolo non ne è ricchissimo, la grande quantità di fiori prodotti dagli alberi è di primaria importanza per la loro sopravvivenza. - amenti di ontano - Al di là della curiosità botanica di scoprire che sono fiori, anche l'uomo se ne è servito nella sua alimentazione. In questa corsa a scoprire quello che c'è di edibile in natura, e basterebbe capire che se siamo qui dopo più di 200.000 anni e perché è quasi tutto commestibile, si riscoprono ricette e usi abbandonati ed è tutto un fiorire di frittelle e bevande a base di amenti. Personalmente, pur sapendo che ci si poteva nutrire di questi particolari fiori della betulla, dell'ontano, del pioppo, del nocciolo e del castagno, della quercia, anche se più la pianta è ricca di tannini più sono amari, non mi è mai venuto voglia di provare a metterli in una zuppa o di pastellarli e friggerli. So che alcuni fanno una bevanda frizzante tipo birra, o li usano in altri processi di fermentazione. Non sono contraria alle prove in generale, e sono contenta di avere questo tipo di conoscenza, fosse mai un giorno mi servisse, ma non ne sento la necessità. In rete si possono trovare ricette di tutti i tipi. - amenti di Castagno - Occorre ricordare che hanno diverse proprietà medicinali. Basta pensare al salice che contiene salicina e pochi amenti possono raggiungere il potere medicinale di una aspirina, e non è possibile in maniera casalinga misurare la quantità di principio attivo. Qui in valle era usato il decotto di amenti secchi e foglie di castagno per curare bronchiti e influenze con febbre alta, tosse e dolori vari. Anche quelli di nocciolo sono usati per lo stesso scopo, consigliati dalla Antica Farmacia Sant'Anna di Genova >>> cliccando si legge la ricetta. Inoltre per la l'ovvia massiccia presenza di polline, sono tra i responsabili delle maggiori allergie, quindi attenzione agli usi ... - amenti di Pioppo tremulo - Conosciamo tutti la leggenda dei "gattini" di salice, la gatta disperata perché avevano gettato i suoi piccoli nel fiume così regalò la morbidezza delle sue zampine al salice pietoso che si chinò a salvarli... qualche ramo non poteva mancare in casa nei vasi di fiori secchi, quando le stanze si adornavano di cose semplici e naturali ed era tutta una corsa a cercare di raccoglierli prima che si aprissero ... ma non s’adira il giovinetto alloro, il leccio, il pioppo tremulo ed il lento salice: a prova corrono con loro; cantano al vento. G.Pascoli - Pino in fiore - Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PASSEGGIANDO RICONOSCENDO ERBANDO 2023

    Eccoci! Ci siamo! Il tanto atteso programma degli eventi di Erbando della primavera 2023. Ho tergiversato fino ad ora perché è tutto in divenire e queste sono solo le prime date certe, ce ne saranno sicuramente altre, ma intanto... SABATO 4 MARZO ERBANDO AL FIUME Nelle storiche location che per prime hanno ospitato gli incontri di Erbando si ripete anche quest'anno la passeggiata di riconoscimento erbe del Prebuggiun nei terreni messi a disposizione dei B&B Fiume e B&B Tre Ponti. Un pomeriggio dedicato a tutto quello che si incontra, in primis, le erbe del Prebuggiun. Ognuno dei partecipanti potrà a piacere annotare quello che vuole, (nome caratteristiche ecc. di ogni erba) su un taccuino consegnato a inizio evento, ed una fogliolina raccolta che costituirà poi un piccolo erbario da portarsi a casa. Taccuino e penna (forniti da noi) e passeggiata con un contributo di 15 euro a persona all'Associazione. Al termine chi vuole potrà avere i manuali dell'Associazione con il contributo di 1 euro cadauno. I posti disponibili per questo evento sono solo 15, per questo motivo all'atto della prenotazione sarà fornito il codice IBAN dell'Associazione per un versamento anticipato di 10 euro della quota Prenotarsi al 348 693 0662 Per problemi di linea (siamo tra i monti) è preferibile chiamare tramite wsapp . In caso di maltempo l'evento sarà rimandato. 12 MARZO DOMENICA SELVATICA E RIPIENA A BARGONE Dopo il successo dell'anno scorso torna la Domenica Selvatica all'Hostaria Tranquillo a Bargone Al mattino nei campi, nei pressi del ristorante, una breve passeggiata per il riconoscimento delle erbe classiche del Prebuggiun con Lella Canepa. A ogni partecipante sarà dato un taccuino per formare un erbario personale da portare a casa con le proprie annotazioni o in alternativa i sette manuali cartacei. Alle 12,30 -13 Pranzo al Tranquillo con menù a base di erbe a km0 A grande richiesta, dopo aver assaggiato i pansoti di Monica, al pomeriggio, per chi vuole rimanere, un corso amatoriale introduttivo sulle paste ripiene, in particolare i pansoti. Sarà mostrato come pulire, cuocere le erbe, preparare un ripieno e come lavorare la pasta fino al prodotto finito in maniera casalinga così come facevano le nostre nonne. Ogni partecipante proverà a impastare e preparare una piccola quantità di pansoti . È possibile partecipare all'intera giornata o alla mattina con pranzo o al pomeriggio con pranzo Passeggiata del mattino più pranzo: € 35 Pranzo più corso del pomeriggio: €35 Passeggiata + pranzo + corso, l'intera giornata: € 60 Menù Antipasto Baciocca della Val di Vara Torta di erbe Pansoti fatti a mano con prebuggiun e ricotta conditi con burro e salvia Arrosto ripieno alle erbe con insalatina fiorita e patate al forno Tiramisù al profumo di limone Prenotarsi al 3421601908 DOMENICA 19 MARZO PROBABILE EVENTO IN LUNIGIANA ANCORA DA DEFINIRE DOMENICA 26 MARZO SIAM FRITTI!! MA ALLA GENOVESE Una domenica senza erbe ma per soddisfare la richiesta di chi non ha potuto imparare dalla nonna o dalla mamma a preparare il fritto alla genovese nelle ostie. A pranzo un menù a tutto fritto per introdurre l'argomento, al pomeriggio si passa all'azione e si preparano stecchi e crocchini nell'ostia sotto la scrupolosa guida di Lella, Monica e Alice. I partecipanti impareranno a comporre stecchi e crocchini avvolti nella sottilissima ostia classica del fritto della Liguria, la giusta impanatura di carne e verdura, la composizione del lattedolce fritto e del lattebrusco, fino a comporre una porzione da portare poi a casa. Menù ore 13 Gnocchi fritti Frittole di erbette Panissa fritta Polenta fritta con salse Fritto misto Frittelle di mele Costo degustazione più corso con Lella e Monica: € 60 Prenotarsi al 3421601908 DOMENICA 2 APRILE RISVEGLIO NATURALE A VALLETTI Appuntamento annuale imperdibile a Valletti all'Agriturismo Il Risveglio Naturale per il riconoscimento delle erbe selvatiche Al mattino durante la passeggiata nei campi intorno sarà possibile riconoscere le erbe trovate sul percorso e costruire un erbario da portarsi a casa Al ritorno a pranzo menù selvatico Al pomeriggio la chiacchierata proseguirà per consentire di perfezionare l'erbario e per i consigli sulla pulitura e i vari usi delle erbe. Pranzo: Aperitivo e antipasto a tema erbette Tortelli di Prebbugiun Arrosto Profumato alle erbe di Liguria con insalata selvatica Dolce È possibile arrivare al sabato e pernottare in Agriturismo. La giornata intera di domenica, riconoscimento erbe pranzo in Agriturismo 40€ a testa. Posti limitati Informazioni al Tel. : 01871854393 Cell.: 3493386861 Mob. : 392219596 SETTIMANA DAL 2 ALL'8 DI APRILE DEDICATA ALLA COMPOSIZIONE DEI TRADIZIONALI PALMIERI , ANCORA DA DEFINIRE NEI PARTICOLARI CHI VOLESSE IMPARARE A FARLI CHIAMI IL 3486930662 SABATO 22 APRILE A CASA DI ERBANDO Non può mancare l'annuale appuntamento a Casa di Erbando. Una passeggiata con Lella Canepa di riconoscimento erbe e fiori selvatici a 800 mt.s.l.m. diversi da quelle che si ritrovano in riviera e quando a questa altezza ci sono ancora. La composizione di un erbario da portarsi a casa con le nozioni acquisite durante il cammino e un campionario di foglie raccolte Taccuino e penna per l'erbario (forniti da noi) e passeggiata con un contributo di 15 euro a persona all'Associazione. Al termine chi vuole potrà avere i manuali dell'Associazione con il contributo di 1 euro cadauno. È necessario prenotarsi, meglio via wsapp, al 3486930662 All'atto della prenotazione sarà fornito l'Iban dell'Associazione dove versare un anticipo di 10 euro a conferma della prenotazione stessa Queste le prima date, ci saranno altre date e luoghi, ancora da definire nei particolari, l'evento primaverile alla Cascina Il Cucco fra il 25 aprile e il primo maggio, un evento dedicato ai fiori e alla composizione di sciroppi, oleoliti, o quant'altro, probabilmente a fine maggio, la tradizionale partecipazione a Chiavari in Fiore, le BancaLelle a Rapallo, restate connessi! Ricordo che gli eventi pubblici sono sempre postati sul mio profilo fb, sulla pagina dell'Associazione, su Instagram e sul blog con un ragionevole anticipo. Purtroppo non tutti riescono a prenotare o essere presenti quando decido io il giorno o il posto, quindi è possibile organizzare un evento dove si vuole DISPONGO DI UN CERTO NUMERO DI DATE INFRASETTIMANALI PER EVENTI PRIVATI PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE È NECESSARIO : UN TERRENO MESSO A DISPOSIZIONE DAL PROPRIETARIO UN POMERIGGIO O UNA MATTINATA circa DUE ORE, DUE ORE E MEZZA, massimo TRE UN MINIMO DI DIECI PERSONE DURANTE L'INCONTRO NON SI RACCOGLIE MA SI RICONOSCE A ogni partecipante verrà dato un taccuino dove fare le proprie annotazioni e compilare un erbario personale da portarsi a casa con le erbe che si incontrano o in alternativa i sette manuali cartacei È richiesto un contributo minimo a persona di 15 euro all'Associazione Erbando Trovate dieci amici o amiche e sarò felice di essere dei vostri e passare qualche ora insieme nella natura a parlare di erbe selvatiche commestibili. Mi potete contattare solo via Wsapp al 3486930662 per accordarci Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • STRUDEL DI FARINA DI CASTAGNE DI ROSSANINA (QUASI)

    Questa ricetta un po' rubata, mi dà l'occasione di parlare di ROSSANINA DEL SANTO >>> la maga del "senza" senza glutine, senza nichel, senza uova, senza lattosio, ma non senza gusto. Appassionata di cibo inventa ricette su ricette buone e belle per far sorridere la tavola degli allergici, celiaci e intolleranti. Generosamente, pur essendo il suo lavoro, spesso le mette a disposizione gratis, sui vari canali social Fb, Instagram, You tube. Cuoca sopraffina, è referente per il mondo dei celiaci, fa corsi anche on line su panificazione e altro sempre "senza". Se non la conoscete e foste in un impasse per questioni di intolleranze e allergie correte a leggere, in fondo al post i link ai suoi profili. Basta un'occhiata ai suoi piatti per capire che sono soprattutto "senza" tristezza. Per quanto mi riguarda, pur non dovendo al momento fare attenzione a questo e a quello, il suo entusiasmo è talmente contagiante che non posso fare a meno di seguirla. Qualche giorno fa ha postato questo strudel di farina di castagne pensato per l'allergia al nichel, talmente intrigante che ho deciso di provare. Non ho seguito alla lettera la ricetta, anche io sono molto freeform, soprattutto perché non ne avevo bisogno e quindi ho fatto alcune modifiche, senza molta attenzione alle intolleranze, di cui spero non se ne avrà a male. Le differenze sono minime, ho usato il latte normale, non ho messo i 2 gr. di xantano (non ce l'avevo) che penso servano a tenere insieme meglio il composto e usato anche due pere invece che solo mele. Ho lasciato le stesse farine, mi piaceva molto l'idea della farina di riso quindi: 80 gr. di farina di castagne 50 gr. di farina di riso 50 gr. di fecola poi un uovo 50 gr. circa di latte (anche un po' meno) (anche senza lattosio) 30 gr. di zucchero per il ripieno: 2 mele renette 2 pere poco zucchero finissimo di canna un etto di burro (se si vuole senza lattosio) Ho impastato insieme le farine e lo zucchero con l'uovo, aggiungendo il latte poco alla volta fino ad ottenere un impasto morbido, con attenzione e poi lasciato riposare almeno mezz'ora. Ho tagliato a piccoli pezzi le mele e le pere mescolate con un cucchiaio di zucchero e metà del burro sciolto. Ho steso su carta forno infarinata con la farina di riso, con delicatezza e ho messo i pezzetti di mela e pera, ancora una spruzzata di zucchero, pinoli e qualche briciola di buccia di mandarini e arance bio che secco e macino io. Avvolto con l'aiuto della carta, la pasta è molto fragile, ho spennellato di burro fuso e cosparso di zucchero finissimo di canna. Cotto nel forno a 180° per una mezz'ora, aprendo ogni tanto e spennellando col rimanente burro fuso. Tagliato e servito con panna montata. Come si vede nella foto, cotto nella stufa a legna, è bastata un legna in più e la fiammata lo ha colorato troppo qui e là, ma questo non ha influito su chi lo ha gustato. Nella fretta di assaggiare ho dimenticato una foto dello strudel intero prima e dopo averlo infornato e adesso... non c'è già più 😂😜😂 La prossima volta lo farò solo di pere. Grazie Rossanina dell'idea. Fb : Rossanina Maga Merletta https://www.facebook.com/search/top/?q=Rossannina%20maga%20merletta Instagram: Rossanina free form https://www.instagram.com/rossaninamagamerletta_freefrom/ Sito: Rossanina free form https://www.rossaninafreefrom.it/?fbclid=IwAR2kVQoK26QXcHHe8OTG73A7rmuNC4TipOgCB4BFvAJBuEdzkCAA8rsvQxY You tube: RossaninaMagaMerletta https://www.youtube.com/@rossaninamagamerlettafreef5837 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA FUMARIA

    Perché ora, a gennaio, un post su quest'erba? Perché il tempo davvero matto nel quale viviamo mi ha permesso nei giorni scorsi, prima della nevicata, di trovare una pianta di Fumaria capreolata incredibilmente sviluppata e fiorita come mai potrei dire avevo visto qui. Mentre più in basso è pianta davvero infestante, insieme alla varietà officinalis, quella con i fiori rosa rossi, a questa altezza è un po' più difficile trovarla. Trovarla, poi, rigogliosa e completamente fiorita a metà gennaio, questo non me lo aspettavo. Fiorita completamente, in una giornata di sole invernale talmente forte che non sono riuscita a fotografare meglio di così. L'ho notata perché si faceva ben vedere attorcigliata ai rami spogli di una vitalba, che a sua volta aveva preso possesso della vecchia recinzione. Questa proprietà le viene curiosamente dalle foglioline che sono in grado di avvolgersi come viticci per salire e diventare quasi un rampicante. I fiori invece dovrebbero esserci da giugno, senz'altro sono anche questi il risultato dell'eccezionale primavera tardiva venuta al posto dell'autunno. Osservando le foglie, specie di questa varietà, si può vedere una vaga somiglianza con il Papavero qui>>> o la Celidonia qui>>> e infatti appartiene alla stessa famiglia, le Papaveraceae, sono cugine in pratica. I fiori invece non assomigliano per niente a nessuna delle due, piccoli, lunghi, riuniti a grappolo con la cima più scura. Così come queste altre contiene un alcaloide che ne fa un'erba potenzialmente tossica, sconsigliata per il consumo alimentare. Le sue proprietà sono prettamente medicinali, quando anche nella farmacopea contadina si sapeva come usarla. Proprietà antinfiammatorie, toniche e spasmolitiche per il fegato e le vie biliari, lassative e diuretiche, vermifughe. L'uso esterno contro dermatiti, congiuntiviti, eczemi. Una volta, quando era banale saperlo, veniva considerata l'erba che portava ai cento anni, in grado di curare anche le malattie inventate degli ipocondriaci. Adesso a fare da soli riusciremmo solo ad intossicarci, anche se non è tra le piante più tossiche. L'uso è quindi riservato solo agli erboristi esperti, o a chi, fortunato, ne ha memoria. Talmente importante come pianta curativa che ho letto come i Francesi le dedicassero un giorno dell'anno, il 3 di marzo. Perché invece in quasi tutti i paesi del mondo il suo nome fa riferimento al fumo non l'ho capito bene. Ho letto che sarebbe per il colore grigio (???) delle foglie, che da lontano assomiglia a una nuvola di fumo...o perché bruciando fa un fumo irritante, o solo estirpandola pare produca un odore acre simile al fumo, o anche perché il gusto è amaro sgradevole come il fumo. Pare abbia delle proprietà tintorie, probabilmente sul giallo. Proverò. Fumaria officinalis foto di Actaplantarum Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL VISCHIO

    Un'altra fine anno, un altro Capodanno. Questo tempo uggioso, pieno di nebbia e pioggia, oltre a immalinconirmi, mi ha impedito di andare per boschi a cercare il vischio. D'altra parte non avrei nemmeno nessuno da baciare sotto al classico ramo appeso in casa, quindi mi sarei accontentata di trovarlo senza coglierlo. Nonostante siano ormai anni che non lo appendo più per i baci ho sempre cercato di averne un ramo in casa, essendo questa una delle usanze più antiche dell'uomo. La pianta mi ha sempre incuriosito perché qui nella mia valle non si trova, e anche mia madre ha desiderato tutta la vita trovarlo in un bosco, come andavano raccontando fungaioli e cacciatori che sapevano dove Finché un giorno, non tantissimi anni fa, a pochi chilometri, valicando il passo delle Cento Croci ed entrando in Val Taro, proprio lungo la strada, ho visto i primi alberi, nel caso peri, prugne e mele, con il vischio sopra. Essendo in un terreno privato li ho potuti ammirare solo da lontano, ed è diventato un appuntamento ogni volta che mi recavo a Borgotaro. Oggi quegli alberi sono secchi, e non c'è più vischio, in seguito ho saputo che in quelle zone non è difficile trovarne, anche se sta diventando sempre più raro. L'ho ritrovato invece salendo la strada che porta al parco del Pollino, in Basilicata, proprio ai primi di dicembre di qualche anno fa, in un viaggio magico, che forse proprio perché aveva un che di stregato doveva riservarmi, oltre al resto, anche la sorpresa di un albero coperto di decine di grossi ciuffi di vischio, che ho potuto osservare con calma, ma ero tanto emozionata che non ho fatto che due sole foto. Pochi km dopo, in una trattoria del posto, altro incontro magico che conservo nel cuore come uno dei ricordi più belli, direttamente dalla forestale, venni a sapere che, contrariamente a quanto si pensa, non è una pianta protetta dappertutto sul territorio nazionale, ma solo a protezione regionale, più al nord come il Trentino, la Lombardia e forse il Piemonte, anche se lì trattandosi di una zona di Parco, dubito si potesse raccogliere. Il Vischio, di qualsiasi varietà si tratti, se Viscum album, il più comune, con le bacche bianche perlacee, su piante da frutto, tigli, salici ecc, . Loranthus europaeus Jacq dalle bacche giallo oro, che vegeta sulle querce e sui castagni o Phoradendron leucarpum quest'ultimo arriva dall'America del Nord ai nostri fioristi, è una pianta emiparassita. Per emiparassita si intende una pianta che integra il nutrimento che le abbisogna prendendolo da una pianta ospite. Infatti non vivrebbe se le sue radici fossero messe sulla terra, anche se è in grado di crescere attraverso la fotosintesi. Si pensa solitamente che questo farà morire certamente la pianta dove si attacca, non è del tutto vero, anche se spesso dà una mano al deperimento di quest'ultima. Essendo una delle piante più antiche che accompagna l'uomo da secoli, una delle più magiche e sacra, dalle molteplici proprietà, centinaia sono le leggende alle quali è legata. Fra le più note quelle della tradizione del bacio e del perché appenderlo sopra alla porta. Celti e Druidi ritenevano le piante, specie quelle trovate su quercia, talmente sacre, nate da un fulmine scagliato da un dio, che venivano raccolte con un'apposita cerimonia al termine di un banchetto e solo un sacerdote poteva coglierle, con un falcetto d'oro e facendole cadere su di un drappo bianco, o prese al volo, circondato da altri sacerdoti che le riponevano in un bacile d'oro. Creduto il Vischio, in grado di ridare la possibilità di generare a qualsiasi essere sterile e quindi simbolo di fecondità per come era in grado di crescere senza radici, e di guarire quasi tutti i mali. In realtà avrebbe davvero proprietà medicinali, si parla anche di un certo effetto su alcuni tumori che viene studiato adesso, o di come regoli la pressione, e si sa che veniva usata nella medicina popolare, a me è rimasto solo il memore della sua tossicità e a livello casalingo è davvero sconsigliato farne uso, o di quando con le bacche se ne faceva una colla per acchiappare gli uccelli, pratica oggi proibita. - Enea occupa l'ingresso ed asperge di acqua fresca il corpo ed attacca il ramo sulla soglia davanti. Compiuti dunque i riti, consegnato il dono alla dea, giunsero ai luoghi ridenti, alle amene verzure, le sedi beate dei boschi fortunati: Qui l'aria è più pura e veste di luce purpurea le pianure, vedono un loro sole e stelle loro. - Eneide, libroVI L'uso di appendere il vischio alla porta pare derivi da un passo dell'Eneide che riconosce nel Vischio il ramo d'oro con il quale Enea, volendo rivedere il padre Anchise morto, si presenta alla porta degli inferi, consigliato dalla Sibilla Cumana, per calmare le ire di Caronte e offrirlo a Proserpina e appenderlo sulla porta della città di Dite, all’ingresso dei Campi Elisi, potendo così proseguire per incontrare il padre fra i beati. - Se non ti commuove l’esempio di una tale pietà , almeno riconosci questo ramo!» e mostrò il ramo che teneva nascosto sotto la veste. Il cuore di Caronte, gonfio d’ira, si mise in pace: egli non disse più nulla - Il bacio sotto al ramo di Vischio è invece leggenda nordica. La dea Frigg, madre del dio Sole Baldur, temendo la profezia che le annunciava la morte del figlio e quindi la fine della vita sulla terra, si fece promettere da tutti gli elementi, animali e piante, che non gli avrebbero fatto del male, ma dimenticò il Vischio e il dio del male ne approfittò per confezionare una freccia che diede in mano a Hoder ,il dio cieco dell'inverno, che la scagliò proprio contro il figlio della Dea, uccidendolo. Pianse la madre affranta sul corpo dell'amato Baldur e le sue lacrime si trasformarono nelle traslucide perle del Vischio, riportando in vita il figlio. Felice la dea baciò chiunque passasse di lì, appunto sotto il Vischio adorno per la prima volta di bacche bianche ... Nel caso vi accingeste a raccoglierlo per usarlo come portafortuna, sappiate ancora che non va raccolto con le mani nude e mai che mai preso con la mano sinistra e lasciato cadere a terra ma afferrato al volo. Dopo decine di baci sotto il vischio e qualche ramo raccolto personalmente, posso affermare con cognizione di causa che quello usato da me doveva essere proprio stato raccolto malamente non avendo ricevuto meno che meno nessuno degli effetti fantastici che mi aspettavo. Con ciò stasera se avessi un ramo di vischio e qualcuno da baciare proverei ancora una volta. Auguri e baci Ho derubato i boschi i fiduciosi boschi gli alberi ignari porgevano le loro galle e i muschi lusinghe alla mia fantasia esaminai curiosa i loro ninnoli li afferrai li portai via cosa dirà l’austero abete cosa la quercia? Emily Dickinson Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DICEMBRE EVENTI

    Pubblico per chi fosse nei dintorni o volesse visitare la Riviera Ligure nei prossimi giorni Due gli eventi significativi ai quali parteciperò con le erbe per conto dell'Associazione Erbando Si comincia a LAVAGNA>>> dove sabato 3 dicembre e domenica 4 si svolgerà SONO TUTTI CAVOLI NOSTRI evento che prende spunto da una delle verdure più buone coltivata nella piana dell'Entella il Cavolo di Lavagna, ingrediente di molte ricette del territorio, ne avevo scritto qui>>> FOCACCETTE DI MAIS E DINTORNI e qui>>>PICAGGE DI MAIS E CAVOLI ALLA CREMA DI FORMAGGIO oltre ad altre varietà come le Gaggette, ecc. Sarò presente il 3 il 4 al Porticato Brignardello con le erbe, i manuali, per una chiacchierata con chi vorrà passare a trovarmi. Qui il programma delle iniziative e gli eventi della manifestazione A pochi chilometri a Sestri Levante, PANE E OLIO tradizionale festa dell'olio nuovo. Anche quest'anno programma ricco di iniziative ed eventi, uno collegato ai Cavoli Nostri con un'escursione che porterà in una bellissima passeggiata a piedi da Lavagna a Sestri Levante a Pane e Olio. Sarò in piazza Bo alla Casa dell'Olio sabato 10 alle 15,30 con le erbe, i manuali, per una chiacchierata con chi vorrà passare. Anche qui il programma completo dei numerosi eventi https://www.sestri-levante.net/wp-content/uploads/2022/11/PANE-E-OLIO-PER-WEB.pdf Se interessati agli eventi e volete trascorrere qualche giorno in riviera ricordo i due B&B nelle vicinanze che partecipano sempre alle iniziative dell'Associazione: https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/07/31/b-b-del-cuore B&B Il Fiume Via Fiume, 11, 16030 Castiglione Chiavarese FRANCA 0185 408000 Facebook https://www.facebook.com/bebfiume/ B&B Tre Ponti Via Fiume 3, 16030 Castiglione Chiavarese MARTA 338 992 9095 Facebook https://www.facebook.com/BB-Tre-Ponti-309423053312785/ Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PISAREI E FAŚÖ

    Tempo di zuppe e piatti caldi, corposi, sazianti e riscaldanti. Fra questi i Pisarei e fagioli, non proprio una zuppa, non proprio una pasta asciutta, un piatto che ho imparato da sola, da un'enciclopedia comperata anni fa e mai mangiata nella zona di origine: il Piacentino. Quindi trattasi di esperienza personale, mi perdonerà chi li sa fare veramente. Piatto povero, si racconta che i monaci lo servissero ai viandanti che passavano sulla via Francigena, nutriente e appagante oltre che poco costoso. Ricetta antica, Fasò si capisce sono i fagioli, che con gli arrivi dalle Americhe nel tempo sono cambiati, da quelli piccoli con l'occhio ai borlotti (qualcuno mette i cannellini), all'aggiunta del pomodoro, Pisarei sono dei piccoli gnocchetti di pane grattato e farina che cotti in acqua bollente vengono poi conditi in un sugo di fagioli. Spesso li faccio quando mi avanzano dei fagioli bolliti per qualche altra pietanza, si conservano nell'acqua di cottura, ben chiusi in un contenitore in frigo, anche 4 o 5 giorni. Prima faccio l'impasto (con queste dosi vengono tre piatti abbondanti) 50gr. di pane grattugiato 130 di farina, spesso la metto integrale, anche se è un po più difficile da lavorare sale acqua tiepida quanto basta per un impasto compatto che metto a riposare sotto una ciotola mentre preparo il sugo. Nella casseruola, se possibile di terra, (la mia si è rotta!!! dopo tanti anni di onorato servizio e un numero di traslochi incredibile), metto i classici odori cipolla, sedano carota, ma anche solo cipolla e poco lardo pestato con un niente di aglio, faccio imbiondire, poi butto i fagioli con parte dell'acqua di cottura e faccio passare, insaporire, dopo qualche minuto aggiungo il pomodoro passato e faccio cuocere a fuoco basso mentre finisco i pisarei. La ricetta originale comprende la cottura dei fagioli ammollati direttamente, quindi dopo averli fatti passare nel soffritto di odori e lardo, si aggiunge acqua e poca passata di pomodoro e si fanno cuocere a fuoco bassissimo come un sugo di carne. Dall'impasto prendo una piccola parte che allungo in un rotolino e da questo stacco delle porzioni di pasta grosse più o meno come i fagioli, che finisco incavandole con la pressione del pollice . Sulla bravura nel formare i pisarei, pare che le suocere valutassero l'affidabilità delle future nuore, probabilmente io sarei rimasta nubile, ma non li ho mai fatti con una piacentina doc e come li faccio li faccio piacciono molto. Sull'etimologia della parola "pisarei" ci sono diverse versioni, la più verosimile sembra derivare dallo spagnolo "pisar" nel senso di schiacciare, l'azione che si fa con il pollice per dare al pezzetto di pasta per dare la forma. Altre alludono a spiegazioni più terra terra, ma lasciamo perdere. Cuocio in abbondante acqua salata come qualsiasi gnocco, pochi minuti e quando sono venuti a galla, dopo qualche bollore, li raccolgo con la schiumarola e li metto a insaporire nel sugo di fagioli per qualche altro minuto. Il risultato è a mezza strada fra una zuppa non troppo brodosa e una pasta non troppo asciutta. Per chi è vegetariano, tolto il lardo, è una valida alternativa al sugo di carne, come era nell'intenzione dei monaci che lo servivano ai pellegrini di passaggio, bisognosi di nutrimento, per proseguire il viaggio a piedi per raggiungere Roma Viandante non c'è via, la via si fa con l'andare Antonio Machado Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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