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  • "SCIGUELLI"... LA SILENE 🌿🌿🌿

    Sciguelli, strigoli, scioppettini, carletti , scrusat, erba del cucco ... con quanti nomi è conosciuta questa buonissima erba che spunta con le prime giornate tiepide di primavera. Silene vulgaris è il nome scientifico, e tutto il genere di Silene , del quale esistono diverse varietà, è dedicato a Sileno, compagno del Dio Bacco, personaggio mitologico che pare fosse rivestito di schiuma, come sono rivestite di schiuma molte specie di queste piante, o forse perchè panciuto per le libagioni frequenti, come panciuto il calice dei fiori di Silene. Per scelta personale raccolgo solo la Silene Vulgaris , ma si possono raccogliere anche altre, tipo la Silene Alba , che però sono più ricche di saponine e anche se non si parla di tossicità di queste bisogna stare attenti alla quantità. Inoltre fra le due, la Silene Vulgaris è più facilmente riconoscibile e meno confondibile con la tossica Saponaria officinalis L. La foglia liscia, il suo colore verde quasi simile alla salvia, in primavera forma dei ciuffetti che spuntano in cespugli compatti tra le altre erbe, favorendo i poggi ai bordi dei terreni coltivati, ma pure le ghiaie e gli incolti, frequente ovunque, da nord a sud, dal piano al monte. È anche una di quelle erbe che si può facilmente identificare per mezzo del fiore, nel senso che nel periodo di fioritura, che si protrae per tutta l'estate fino ad autunno inoltrato, dove la si vede fiorita, si può ritornare l'anno dopo per raccoglierne i germogli. Ma il fiore qual'è? Eccolo, conosciutissimo, tutti da bambini, quando i divertimenti erano semplici e gratuiti, ci siamo scoppiati il calice a palloncino sulla fronte o sul dorso della mano. Questi viene pure bucato da alcuni calabroni per succhiare il nettare essendo il fiore talmente chiuso da riuscire impenetrabile per gli insetti. Per essere sicuri quando non c'è il fiore basta assaggiare una foglia, già nell'avvicinarla alla bocca si sentirà un profumo dolce e immediatamente un gusto simile alla buccia di pisello. Tenera, con un gusto che varia dal carciofo all'asparago, buona da sola, preziosa nel misto. È una di quelle erbe dove raccolgo solo le cime, che si riformano nel giro di poco tempo concedendomi più di un raccolto. e quando sei fortunata capiti in un posto così Per gli usi in cucina, una volta assaggiata, non la si lascia più. Mi è giunta voce che in Trentino li mettono perfino sott'olio come antipasto. Nel misto di erbe che è il Prebuggiun ( qui>>> ) non possono mancare, sono la nota dolce che equilibra quella delle erbe amare. Si può, come dicevo, usare da sola, buona la frittata, buono il risotto, anche senza sbollentarla, ma semplicemente passata in padella con poco scalogno o aglio ... Questa soma, che viene dietro sopra l'asino, è Sileno: così vecchio è ebbro e lieto, già di carne e di anni pieno; se non può stare ritto, almeno ride e gode in continuazione. Chi vuole esser lieto, sia, di domani non c'è certezza ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • LE MARIE, I BISCOTTI DELLA MIA INFANZIA

    Molto prima di qualsiasi mulino bianco o colorato, se arrivava in casa un biscotto comperato erano le cosiddette Marie, e proprio in caso di ricchezza estrema e particolari giornate festive, per eventuali ospiti, i Frufru. in realtà le Marie erano e restano gli Oro Saiwa e finché non ho fatto un po' di ricerche non ho capito perché le chiamiamo Marie. Invece i Frufru sono i wafer, per chi non sapeva di " gaufre" il nome della cialda che li compone e lo storpiava in frufru, o potrebbe essere, e questo è quello che ho sempre pensato, io per il rumore simile a un fruscio che fanno quando li si rompono, sbriciolandosi. Complice l'azienda tutta genovese, la Saiwa, fondata da Pietro Marchese, che nel 1900 ammaliò i clienti preparando i wafer nella sua pasticceria in via Galata e poi nel 1956 diffondendo gli Oro Saiwa. Sia gli uni che gli altri erano dolci conosciuti da secoli, solo l'intuizione del pasticcere e lo sviluppo industriale li ha portati sulle tavole di tutti a un costo tutto sommato contenuto. foto dal web In realtà il vero biscotto Marie, pronuncia inglese e non italianizzato in Marie plurale di Maria come lo diciamo noi qui, è nato rotondo, inventato per il matrimonio granduchessa Marija Aleksandrovna di Russia e il duca di Edimburgo nel 1874 a Londra. Parente prossimo del precedente Rich tea, dal quale si differenzia solo per l'aggiunta di vaniglia, ma la vera differenza con i biscotti fatti in casa è la presenza come grasso del solo olio vegetale, nel caso dei Saiwa una volta olio di palma ora credo forse di olio di girasole, niente uova o burro. Con questi biscotti che sono più leggeri di altri, e dal gusto neutro, si preparano diversi dolci, uno sicuramente famoso fino a poco tempo fa, il Dolce di Menelikke >>> o il salame di cioccolato. Oggi non ho biscotti in casa, sono tutta presa da andar nei prati per erbe, ma sempre perché faccio prima che partire e andare a comperarli, in un ritaglio di tempo ho provato a farli in casa. Gli ingredienti sono chiaramente descritti sul pacchetto è bastata una ricerca su internet per leggere e scopiazzare un po'. La ricetta originale prevede l'81% di farina di frumento, in successione zucchero e olio, e agenti lievitanti, un biscotto poverissimo quindi. Mi sembravano davvero poco per riuscire a mescolare e ho diviso così: 100 gr. di farina bianca 00 100 gr. di farina autolievitante 40 gr. di olio di mais, ma la prossima volta userò arachide o girasole 40 gr. di zucchero 20 gr. di amido Ho impastato tutto con pochissima acqua quella che basta per tenere insieme Ho tirato una sfoglia il più sottile possibile, la prossima volta userò la macchina per sfogliare Ho diviso con la rotella di corsa senza tanta precisione e ho bucato con una forchetta In pratica il lavoro più lungo è stato bucare, ho dimenticato la vaniglia che forse non ci sta male. Ho infornato a 180° per circa 15 minuti. Non sono male e sicuramente sono leggerissimi e hanno certamente aspetto e sapore simile alle Marie. Devo perfezionare qualcosa, probabilmente l'olio per il sapore, devo trovare un olio di semi che non sia ottenuto attraverso solventi ma con spremitura a freddo. Presa da entusiasmo e dalla facilità di esecuzione, ho provato a farli con gli stessi ingredienti sostituendo i 100 gr. di farina bianca con 100 gr. di farina di cereali, e prossimamente proverò con metà farina integrale. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PRIMULA E PRIMAVERA

    foto rubata a Antonio Andreatta Le primule si gonfiano con borioso piglio; mentre l’astuta mammola s’asconde ad ogni ciglio; un alito possente scuote la vita intera. È viva, è qui presente ormai la primavera. (Goethe)​ A primavera iniziata mi ricordo di non aver mai parlato delle Primule . Sembra impossibile visto che il nome stesso significa il primo fiore, il primo che annuncia la primavera, il primo che vedo, e proprio Primavera è chiamata la varietà di Primula , Primula vulgaris , che spunta alla fine dell'inverno, ancor prima delle Violette ( qui>>> ). Ma è felicità nell’aria, e voglia d’incontri ha il cuore per solinghe strade, dove già forse qualche orma di primule lascia coi nudi piedi Primavera. (Francesco Pastonchi) La vera Primula , per così dire, la Primula veris L , è invece l'altra, quella con il calice di fiori su di uno stelo lungo, che fiorisce qualche settimana dopo. Entrambe sono piante commestibili e officinali. Anche se dimentico di descriverle quando parlo del Mio Prebuggiun ( qui>>> ) , in realtà qualche rosetta la metto sempre, nel misto di fine inverno, e anche nelle prime minestre primaverili, quando arriva la voglia di verdura fresca. E da sempre raccolgo i fiori di questa ultima, la Primula veris , per farli seccare e metterli nella tisana per tosse e raffreddore . L'ho sempre fatto, anche prima di scoprire che la pianta contiene dei derivati dell'acido salicilico con effetti analgesici e antinfiammatori , specie per le affezioni dell'apparato respiratorio. Raccontava mia suocera, nata a inizio '900, di aver chiesto a sua madre, all'età di vent'anni, cosa fosse il mal di testa ... ecco, a quei tempi bastava nel caso una tisana di fiori e foglie di Primula per alleviare, con il loro effetto antispasmodico e sedativo una leggera cefalea che forse non aveva le motivazioni della vita di oggi quale stress, rumore, ansia, ecc..., ma si può sempre provare anche adesso. Non ci vuole poi molto a mettere un cucchiaio di fiori in acqua bollente, lasciar riposare coperto dieci minuti e bere. Dei fiori ho già detto ( qui >>> ) di come stiano bene freschi, insieme a viole e altro, in tutti i piatti del momento, dal risotto di Pasqua , alle prime insalate di Tarassaco ( qui>>>) Per conoscenza termino dicendo che esistono, anche selvatiche in natura, numerose specie diverse di primule, non gialle, ma rosa, lilla, blu, come siamo abituati a vedere fra quelle da giardino che abbelliscono i nostri vasi e giardini appena arriva la Primavera. Attenzione però non tutte le primule dei garden, specie diverse da quelle selvatiche, anche se della stessa famiglia, non sono commestibili, quindi non decorate piatti o usate le piante comperate . "La cercan qui, la cercan là, dove si trovi nessuno lo sa. Che catturare mai non si possa, quella dannata Primula Rossa?" E a proposito di primule colorate, a chi come me, appassionato di un certo tipo di letture, ricordo la Primula Rossa (The Scarlet Pimpernel) della Baronessa Orczy, eroe inglese che salva i nobili francesi dalla ghigliottina, con mille peripezie e travestimenti e che firma sempre le sue azioni con uno stemma rappresentante un fiore rosso. Il libro ebbe talmente successo che il termine Primula Rossa entrò nell'immaginario comune per definire un individuo astuto e inafferrabile, ma per onore di verità quella del nobile inglese sir Percy Blakeney non era propriamente una primula, ma l' Anagallis arvensis , piccolissimo fiore appartenente alla famiglia delle Primulaceae, però non commestibile, direi proprio tossico. ... Il biglietto si limitava ad annunciare che la banda degli inglesi ficcanaso era in azione ed era sempre firmato con uno stemma rosso: un piccolo fiore a forma di stella, che in Inghilterra chiamiamo Primula Rossa ... (Capitolo 1 - Parigi, settembre 1792) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ERBANDO 2025 PASSEGGIANDO E RICONOSCENDO

    MARZO 2025 E siamo ad un'altra primavera! Purtroppo senza aver visto nemmeno una giornata di vero inverno, tanto che le erbe si sarebbero potute raccogliere senza interruzione. Per scelta non faccio incontri in inverno e se posso non raccolgo. Le giornate sono corte e fredde e viene presto buio e le piante sono confuse dalle temperature strane. Siamo a Febbraio e il calendario degli incontri per le passeggiate è d'obbligo. Ricordo che gli eventi pubblici sono sempre postati sul mio profilo fb, sulla pagina dell'Associazione e sul blog con un ragionevole anticipo, visto le condizioni del tempo che determinano la presenza o meno di erbe e non permettono di decidere mesi prima. Purtroppo non tutti riescono a prenotare o essere presenti quando decido io il giorno o il posto, quindi: DISPONGO DI UN CERTO NUMERO DI DATE INFRASETTIMANALI PER EVENTI PRIVATI PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE È NECESSARIO : UN TERRENO MESSO A DISPOSIZIONE DAL PROPRIETARIO UN POMERIGGIO O UNA MATTINATA circa DUE ORE, DUE ORE E MEZZA, massimo TRE UN MINIMO DI DIECI PERSONE DURANTE L'INCONTRO NON SI RACCOGLIE MA SI RICONOSCE A ogni partecipante viene dato un taccuino dove fare le proprie annotazioni e compilare un erbario personale da portarsi a casa con le erbe che si incontrano o in alternativa i sette manuali cartacei È richiesto un contributo minimo a persona di 15 euro all'Associazione Erbando Trovate dieci amici o amiche e sarò felice di essere dei vostri e passare qualche ora insieme nella natura a parlare di erbe selvatiche commestibili. È possibile anche un incontro personalizzato anche con meno persone, con un contributo da concordare Mi potete contattare solo via Wsapp  al 348 69 30 662 per accordarci SABATO 1 MARZO Si inizia quest'anno con l'appuntamento abituale a Bargone, all' Hostaria Tranquillo  a Bargone. Al mattino, ore 10, nei pressi del ristorante, una breve passeggiata per il riconoscimento delle erbe classiche del Prebuggiun con Lella Canepa. Sarà facile capire come guardandoci intorno, anche in un marciapiede, un'aiuola, un poggio, ancor prima di arrivare nei prati, è possibile riconoscere le erbe più comuni che spesso ignoriamo essere commestibili. A ogni partecipante sarà dato un taccuino per formare un erbario personale da portare a casa con le proprie annotazioni o in alternativa i sette manuali cartacei. Alle 12,30 -13 Pranzo all' Hostaria Tranquillo con menù a base di erbe a km0 Dopo aver gustato i pansoti di Monica, al pomeriggio, per chi vuole rimanere, show cooking del maestro Giulio Cassinelli per imparare la pasta matta perfetta e dimostrazione con cottura di focaccia al formaggio tipo Recco La pasta matta ligure è usata per la focaccia al formaggio, ma anche per le torte di verdura, la pasqualina, le focacette fritte e tanto altro I partecipanti impasteranno con il maestro e si porteranno a casa un panetto di pasta matta, poi con Lella Canepa prepareranno una torta di prebuggiun da portare via È possibile partecipare all'intera giornata o alla mattina con pranzo o al pomeriggio con pranzo Inizio ore 10 Passeggiata del mattino più pranzo: € 40 Pranzo più corso del pomeriggio: €40 Passeggiata + pranzo + corso, l'intera giornata: € 70 Menù: Baciocca della Val di Vara Torta di erbe Pansoti fatti a mano con prebuggiun e ricotta conditi con burro e salvia Coppa arrosto alle erbe aromatiche e patate al forno Dolce Prenotarsi al 3421601908 All'atto della prenotazione sarà fornito l'Iban dell'Associazione per un versamento anticipato di 10 euro sulla quota   a conferma della partecipazione. SABATO 8 MARZO Partecipazione di Lella Canepa all'evento promosso dalla ProLoco a Villa Vicini a Zoagli, presentazione delle erbe del prebuggiun e conversazione sulla conoscenza arcaica tutta femminile delle erbe. Ancora da definire i particolari che saranno pubblicati a breve. DOMENICA 9 MARZO La magia del Travo, l'antico mulino e i prati intorno sono la cornice perfetta per un'esperienza unica. L’antico Mulino, datato 1690, nei pressi del torrente Travo, sotto l'abitato di Carro, è stato scrupolosamente restaurato da Silvia e Maurizio e riportato a funzionare ad acqua così come una volta. Sarà l’occasione per una passeggiata nei dintorni, con Lella Canepa per riconoscere le erbe presenti del territorio, con particolare attenzione a quelle commestibili specie del Prebuggiun. Ci si ritrova per le 14,30 per poter essere tutti presenti alle 15. Ogni partecipante potrà comporre un erbario da portarsi a casa, con il taccuino fornito dall’Associazione. Al ritorno una degustazione dei prodotti dell’ Azienda Agricola Silvia Bonfiglio a base di miele, marmellate, castagnaccio, tutti prodotti locali, con l’opportunità di visitare e vedere in funzione il mulino ascoltandone la storia. L'evento è aperto a un massimo di 20 persone, prenotarsi in tempo al 3486930662 solo wsapp o chiamare al 347 3108995 Contributo Passeggiata riconoscimento erbe + visita e degustazione 25€ Alla prenotazione sarà fornito l'Iban per un anticipo a conferma della prenotazione SABATO 15 MARZO Partecipazione di Lella Canepa al convegno "DALLA LIGURIA AL MONDO promosso dal MEI Museo Dell'Emigrazione Italiana di Genova DOMENICA 16 MARZO Immancabile il tradizionale appuntamento per una passeggiata di riconoscimento erbe a Castiglione Chiavarese, in località Fiume, nei terreni messi a disposizione dalle amiche dei B&B Fiume e Tre Ponti. Un pomeriggio, dalle ore 15, dedicato all'identificazione di tutto quello che si incontra, in primis, le erbe del Prebuggiun. Novità di quest'anno la partecipazione straordinaria di Italo Franceschini , Commissario del Corpo Forestale in congedo, che illustrerà le modalità per una raccolta opportuna, senza danneggiare la natura, le proprietà delle erbe e dei loro usi nella piccola farmacopea casalinga, parlerà inoltre dei Sentieri a Levante, l'associazione di cui è presidente, che svolge una importante e preziosa opera di tutela ambientale con la pulizia dei sentieri, luoghi dove le erbe del Prebuggiun crescono spontanee. A ognuno dei partecipanti sarà consegnato un taccuino dove potrà a piacere annotare quello che vuole, (nome caratteristiche ecc. di ogni erba) insieme ad una fogliolina raccolta che costituirà poi un piccolo erbario da portarsi a casa, con un contributo di 15 euro a persona all'Associazione. I posti disponibili per questo evento sono massimo 20, per questo motivo all'atto della prenotazione sarà fornito il codice IBAN dell'Associazione per un versamento anticipato di 10 euro della quota Prenotarsi al 348 693 0662 SOLO CON MESSAGGIO VIA WSAPP Come tutti gli anni è possibile pernottare nei due B&B prenotando in tempo. B&b FIUME 0185 408000 B&B TRE PONTI 338 992 9095 SABATO 22 MARZO Si torna anche quest'anno alla Madonna dell'Olivo, il piccolo santuario nel comune di Brugnato. Appuntamento al Santuario alle ore 14 per una passeggiata nei prati circostanti. La modalità è la stessa, dopo una breve introduzione sulle piante che si potranno trovare, ognuno potrà costruire un piccolo erbario con il taccuino fornito dall'Associazione da portare a casa. L'evento ancora da definire nei particolari Per informazioni e prenotazioni Angela 335 304 496 DOMENICA 23 MARZO Un altro posto magico delle erbe sono i prati dell'Az.Agr. Schiappacasse Simona e anche qui torniamo a ritrovare la magia delle erbe. La formula è la stessa degli altri anni un giro nei prati, la costruzione dell'erbario per chi vuole farlo, e per chiudere il pomeriggio una breve dimostrazione di pulitura e cottura del prebuggiun, veloce produzione casalinga di simil prescinseua da gustare subito insieme all'aperitivo con i prodotti dell'Azienda Agricola. Passeggiata con taccuino fornito dall'Associazione e Aperitivo € 30 Per prenotazioni e informazioni Simona 347 420 3054 AGGIORNAMENTO DOMENICA 30 MARZO Finalmente nella terra dei miei avi, lì dove tutto è nato, la passione per il prebuggiun e per le erbe Un pomeriggio a Casa Canata messa a disposizione per costruire un erbario e per conoscere le "ciappe" la caratteristica pietra del luogo. Una piccola passeggiata nei dintorni per riconoscere le erbe e osservare l'uso delle ciappe, con le quali tutto veniva costruito È richiesto un contributo di 15 euro all'Associazione Erbando Occorre prenotare al 320 031 0604 Maria Stella Daneri Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. 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  • CHIACCHIERE, CHIACCHIERE ... E CHIACCHIERE

    Da chiacchiera nasce chiacchiera ... o bugia o frappa o cencio o crostolo o galano o cioffa o gala o gassa o... o ... o... si fa il giro d'Italia con questo dolce carnevalesco classico del mese di febbraio, che a dir la verità non è nelle tradizioni antiche di casa mia, forse più da parte di mio padre che arrivando dal basso Piemonte ricordava le gasse alessandrine ... In mezzo al marasma di ricette, quando vennero di moda un bel po' di anni fa, decisi, come sempre, per la semplicità, per il minimo indispensabile con il massimo risultato e trovai la ricetta nell' Artusi con il nome di cenci . Meno di così non si può, ve la trascrivo paro paro: 240 gr.di farina finissima 20 gr. di zucchero 20 gr. di burro un cucchiaio di grappa due uova intere Impasto tutto insieme. È questa una pasta abbastanza soda che va lavorata a lungo e messa a riposare coperta per dargli elasticità Dopo una mezz'oretta, o più, tiro una sfoglia... e qui l'Artusi nomina lo scudo per fornire lo spessore di detta sfoglia... avendo avuto un bisnonno numismatico ho deciso che non doveva essere troppo sottile 😂 Con la rotella dentata o quella tagliapizza taglio a strisce, più o meno della larghezza di due dita, e in ogni striscia faccio un piccolo taglio al centro. Piegando una parte dentro al taglio centrale mi diverto a creare le forme più particolari. Nel frattempo ho messo a scaldare la padella con abbondante buon olio da friggere, una volta strutto( qui>>> ), e raggiunta la temperatura friggo, mantenendo l'olio caldo. Immergendole una a una si formeranno bolle su ogni chiacchiera, giro per completare la cottura e metto ad asciugare su carta. Spolverizzo con zucchero a velo vanigliato. A questo punto qual'è la differenza fra i vari nomi dialettali dati a questo dolce? Intanto ci arriva dai Romani con il nome di frictilia, venivano offerte per strada durante i festeggiamenti che poi la tradizione cristiana ha sostituito con il carnevale. Ricetta semplice fin da allora, probabilmente a quei tempi fatte con farina di farro e grasso di maiale, cosparse di miele, alla ricetta base che ho scritto sopra viene aggiunto, passando di paese in paese, quel che può darle maggior sapore: vin santo in Toscana, rum o liquore all'anice in Emilia, limoncello, marsala al sud, cotte nello strutto invece che nell'olio, buccia d'arancia o di limone grattugiata nell'impasto, ripiene di crema o marmellata in Piemonte, ecc. ecc. Resta la considerazione che ci vuole pochissimo a farle, ancora meno se impastate in un qualunque robot da cucina, ma pochissimo anche in spesa, per avere un risultato eccellente e con queste dosi anche mezzo chilo di chiacchiere finite. Mi rifiuto, essendo nate con il nome di frictilia , di cuocerle al forno. AGGIORNAMENTO GENNAIO 2023 Quest'anno ho voluto provare così. La pasta la stessa, solo con aggiunta di cacao. Una volta fritte e raffreddate le ho tagliate, riempite con panna montata e decorate con buccia di agrumi secca tritata. Non si vive di solo chiacchiere ma anche di panna montata. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LUISA SPAGNOLI 😘 il suo bacio e il mio bacio

    La capacità di immaginare quello che ancora non c'è , questo fa la differenza. Luisa Spagnoli Questo blog nasce dal mio sito (qui>>>) che prende origine dalla mia voglia di raccontare delle donne, ma ancora di più delle capacità delle donne, della fatica fisica nella gestione quotidiana della vita, della loro inventiva nel risolvere i problemi, di come la tecnologica, spesso inventata da loro stesse, negli ultimi cento anni, glieli abbia potuti risolvere permettendo così un recupero di tempo che ha consentito loro di accorgersi di esistere. Così mi hanno sempre affascinato le storie di quelle che più di altre si sono distinte, ma che sono rimaste, spesso e solo in quanto donne, nell'oblio, perchè se tutti sappiamo di Agnelli e Olivetti, Ford, e Edison, pochi sanno chi sono le donne che hanno contribuito a cambiare la storia e la società, in tutti i campi. Fra queste credo che Luisa Spagnoli sia una delle figure più intraprendenti, con una storia eccezionale che sa davvero di favola, ma è tutto vero. Fino a qualche anno fa pochi la conoscevano, poi due anni fa la Rai ha messo in onda una fiction su di lei, abbastanza fedele, portandola nelle case di tutti. Nasce nella seconda metà dell'800, in una famiglia povera, ma sogna davanti alla vetrina di una drogheria a Perugia di imparare a fare dolci. Con il marito Annibale Spagnoli riesce a rilevare la drogheria e impara a fare i confetti. Ma vuole di più, capisce di aver bisogno di aiuto e riesce a coinvolgere in società con lei Buitoni, già imprenditore della pasta, e da lì la sua ascesa non si ferma più. Sbaragliando la concorrenza (maschile, che sorride alla possibilità di una donna di guidare una qualunque impresa) inventa uno dopo l'altro, nella piccola azienda all'inizio con soli 15 dipendenti, che chiama Perugina, , prodotti dolciari nuovi che ancora oggi noi gustiamo. Dal cioccolato alla banana, alla caramella Rossana, al cioccolato Luisa e via via con un'inventiva senza fine. È lei che inventa "la scatola" di cioccolatini assortiti, reinventa la sorpresa dentro l'uovo di pasqua e tanto altro. Fino al giorno che scopre che le nocciole rotte avanzate dalle lavorazioni vengono buttate via. Prende questa granella di nocciole e la mescola a cioccolato gianduia, forma una pallina e sulla sommità mette una nocciola intera e per la somiglianza con un pugno chiuso chiama il cioccolatino "Cazzotto". Era il 1922 e quando Luisa presenta la novità a Giovanni Buitoni, il giovane figlio del suo socio, questi, innamorato di lei, decide che il nome più appropriato è Bacio. Inizia un corteggiamento fra i due fatto di bigliettini con frasi d'amore, che viaggiano da un ufficio all'altro nascosti nell'incarto dei cioccolatini che si scambiano per essere assaggiati. L'amore è come la tosse, se ne accorge Seneca, direttore artistico dell'azienda che pensa subito alla trovata pubblicitaria di fasciare il bacio con bigliettini con frasi d'amore e lega l'immagine di questi a una riproduzione che ricorda il famoso quadro di Hayez. È nato il Bacio Perugina. Da intuizione a intuizione è lei che fa venire a lavorare le mogli degli uomini che devono andare in guerra, che crea per loro un ambiente lavorativo confortevole con asili, zone per l'allattamento e il tempo dedicato ai figli viene retribuito come se stessero lavorando. Allestisce anche una scuola del buon governo, dove c’era una signorina che insegnava alle dipendenti come prendersi cura della casa e dei bambini. Suo marito si ritira dall'azienda, lei siede finalmente nel consiglio d'amministrazione. Vive la sua storia d'amore con Giovanni, più giovane di lei di 14 anni con discrezione e riservatezza, e lui le starà accanto fino alla fine. Dato che un'azienda, tre figli maschi, una relazione, un cioccolatino dietro l'altro non le bastano, quando suo figlio Mario entra a lavorare nella Perugina, lei decide di darsi all'allevamento di conigli d'angora. Inventa un sistema non cruento, per avere la lana solo pettinandoli, mette in piedi una fabbrica di abbigliamento economico per chi non poteva permettersi il cachemire. Per questo sogna una città, la "Città dell'angora", dove chi lavora al progetto dei conigli diventerà una comunità autosufficiente, dove ci sarà per tutti una parte assistenziale e una ricreativa. Le operaie avranno a disposizione perfino una piscina. Non vedrà realizzato appieno il suo sogno, un tumore alla gola se la porterà via a soli 58 anni. Il figlio Mario porterà a compimento i piani della madre. Nasce la rete commerciale " Luisa Spagnoli " per l'abbigliamento, con negozi in tutto il mondo, dove ancora oggi lavorano nipoti e pronipoti. Oggi la Perugina è stata venduta, ma a Perugia la nipote di Luisa che porta il suo nome, si è rimessa a fare cioccolatini, con le stesse ricette, cambiano solo i nomi, ceduti alla Nestlé. Il famoso Bacio, per esempio, ora si chiama Nonna Luisa. Se per un giorno volete sentirvi Luisa Spagnoli fate come me, per San Valentino provate a fare i Baci come più piacciono a voi. A me per esempio non piace il cioccolato al latte e il gianduia che c'è dentro ai baci originali, così ho preso 40gr di zucchero e ho passato al tritatutto con 50 gr. di nocciole (ma potete fare anche mandorle se vi piacciono di più) finissime, messo in una ciotola e mescolato insieme a 20gr di cacao amaro (o cioccolato al latte fuso, o cioccolato bianco o gianduia) 50gr di nocciole (mandorle) pelate e tritate grossolanamente a coltello, un pezzetto di burro e 50ml di latte freddo. Ripongo in congelatore per mezz'ora, dopo formo delle palline della grandezza di una noce e sulla sommità metto una nocciola. Un'altra mezz'ora in congelatore e poi sciolgo del cioccolato fondente dove con l'aiuto di due forchette immergo i cioccolatini appena tirati fuori dal freezer. Con un po' di pratica verranno somigliantissimi ma soprattutto al gusto che più piace. Un bigliettino con la frase d'amore preferita, incarto e voilà ... devo solo regalare il mio bacio... ☺️ «Luisa Spagnoli era una donna eccezionale nella mente e nel cuore» Giovanni Buitoni Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DEGLI ERIGERON

    Prima che inizino le passeggiate di riconoscimento di quest'anno desidero dire due parole su queste erbe, perché è ormai impossibile non incontrarne e di conseguenza descriverle. Ormai, cambiamento climatico o no invadono dappertutto ed è più facile trovare loro che altre. Botanicamente Erigeron è un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, per dirla facile facile piante che hanno, per i profani, visivamente, il fiore tipo la margherita, a volte piccolissimi, a volte riuniti assieme. È la famiglia che conta più specie, si parla di 23000, suddivise in 1620 generi, quindi il riconoscimento non sempre è facilissimo. Gli Erigeron da soli sono già 150 specie diverse, alcune, una quindicina forse, vivono da sempre fra le nostre Alpi ed Appennini, le altre fra America e Sud America. Fra quelle che vivevano all'altro capo del mondo, sfuggite agli orti botanici dove erano state portate come curiosità, ce ne sono due diventate comunissime ai nostri piedi l'Erigeron canadensis e l'Erigeron karvinskianus, che vengono definite neofite invasive, di fatto malerbe infestanti. Adesso è il momento che va di moda mangiare, tutto, specie se è un'erba selvatica e presto davvero dovremo mangiare queste perché stanno soppiantando con la loro facilità di espansione e resistenza ai diserbanti, alla siccità e al gelo, le altre, quelle che una volta era banale trovare. Come diceva quello, per quanto mi riguarda, non mi avrete mai come volete voi. Io non le mangio. - Erigeron - non sono in grado di definire la specie se canadensis o una delle altre, in questa fase sono molto simili Erigeron canadensis, Erigeron floribundus, Erigeron sumatresis ecc. Impossibile non trovarlo, tra poco sarà più facile trovare questo che la piantaggine una volte così comune. Gli va bene qualsiasi angolo di strada, di campo, di pietra, di sabbia, da 0 a 1400mt. Ci sono almeno tre varietà simili con poche differenze che personalmente non riesco a percepire, Erigeron candensis, Erigeron floribundus, Erigeron sumatrensis. Differenze nella foglia più stretta o più larga, nell'altezza del cespo fiorito, nella misura e numero dei fiorellini del corimbo o nell'odore più o meno persistente. fiore di Erigeron - foto di Actaplantarum Il fiore, uno stelo alto con le foglie diverse da quelle della rosetta, con in cima un corimbo di fiorellini, fino a 200 I nomi simili seppola canadese una, seppola di Buenos Aires l'altra, seppola di Naudin ancora un'altra. Il nome seppola o coniza, Conyzinae è il nome della sottotribù di appartenenza, potrebbe derivare dal greco pulce, per il forte odore di cimice che emana da secca e serviva ad allontanare appunto le pulci. Gli oli essenziali di cui è ricca fanno assomigliare di più al cumino l'odore che emana. Ha proprietà da non sottovalutare e nei testi viene indicata come officinale. Gli animali non la apprezzano per il forte sapore amaro e potendo la scartano. Invece gli umani sì, pare che ci sia gente in giro che la mangia, la usa con grande soddisfazione. Nelle mie passeggiate la faccio sempre assaggiare perché sorprende con il suo gusto che ricorda il peperone verde così a chi piace può unirla a insalate, ma cruda la peluria che la ricopre può essere fastidiosa o aggiunta a cuocere per insaporire un sugo. Sempre che piaccia. A me no, non piace, in realtà non posso mangiare neppure i peperoni veri per un'allergia che mi è uscita una decina di anni fa. Erigeron karviskianus Erigeron karvinskianus Un altro Erigeron invasivo che si vede davvero dappertutto e che ha preso il posto di tante spontanee selvatiche del prebuggiun, tipo le Talegue e tutte quelle che amano crescere sui muri, fra le pietre, è l'Erigeron karvinskianus. Confuso spesso con la pratolina, sorprende per la fioritura inossidabile, duratura, che non si lascia intaccare da nulla, siccità, freddo, terreno povero. Pratolina Erigeron Le differenze con la margheritina dei campi sono notevoli ma possono sfuggire ad una osservazione frettolosa. La prima sono sicuramente le foglie completamente diverse e il portamento stesso della pianta. Mentre la pratolina, pur riempiendo interi prati, ogni pianta ha la sua rosetta di foglie e due o tre fiori su uno stelo sostenuto, questo Erigeron forma grandi cespi di fiori su steli sottili che ormai si vedono sui muri di pietra di tutte le strade. Il fiore che potrebbe sembrare più simile non si chiude alla sera e i petali sono diversi, più sottili, più numerosi, spesso rosati. -Erigeron annuus- foto di Actaplantarum Un'altra varietà simile è l'Erigeron annuus. Da entrambi sono derivati ibridi per decorare i giardini rocciosi. Non mi risulta una commestibilità della pianta, ma ormai sempre più spesso vedo i fiori usati per decorare piatti vari. Pur non sapendo di una reale pericolosità preferisco non usarla, consapevole che non sarebbe un fiore sull'insalata ad avvelenarmi, ma preferisco nel caso continuare ad usare le pratoline. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • UN SAN VALENTINO IN ERBA

    Tu tienimi e io mi trasformerò in meraviglia tra le tue mani, al caldo, quel caldo che di notte fa crescere il gran o ... Chandra Livia Candiani La primavera, i primi tepori, le prime erbette, ma vogliamo stupire con un menù abbastanza green, semplice, costo limitato, sapore inaspettato? e inaspettatamente afrodisiaco? Succede che se poi, come me, resti tutta la settimana senza auto, finita dal meccanico, e non ti puoi muovere, devi inventare con quello che c'è in casa ... Una specie di cena finger, coreografica, qualcosa di più di un aperitivo per non appesantire, tutto pronto da gustare non necessariamente a tavola ... Tutto già visto nel blog solo idee raccolte qui da scegliere Accese le candele, con il primo flûte di bollicine, con qualche chicco di melagrana dentro gambi teneri di sedano bianco con formaggio morbido e noci e un pizzico di paprika, il sedano è opportuno in certi casi ... sugli effetti del sedano qui>>> Cuoricini sablè salati al parmigiano e timo Da preparare prima e tenere chiusi, una frolla salata leggera all'olio, ma si può fare anche al burro, con erbette che possono essere anche salvia, rosmarino o quel che si vuole e .. un pizzico di pepe, che serve sempre... 100 g farina 00 50 g parmigiano grattugiato 50 g olio evo oppure 50 gr. burro un cucchiaino di timo tritato o a piacere o l'erba che si preferisce sale pepe Impastare velocemente gli ingredienti, lasciar riposare l'impasto nel frigo, spianare fra due fogli di carta forno, ritagliare i cuori, infornare a 180° Cuocere 12-14 minuti senza lasciar colorire troppo. Mini torte di verdura tipo Pasqualina, bastano due, si possono preparare in anticipo, la ricetta dettagliata qui>>>Pasqualina o...   Poca sfoglia di pasta matta, qualche verdura, se non si hanno erbette spontanee del prebuggiun, spinaci o bietole, prescinseua o ricotta, nel mezzo un ovetto di quaglia, prima di coprire con altra sfoglia. Cuocere in forno caldo a 180° . Insalatina radicchio, pratoline e pimpinella e erbette varie Qualche piantina di pratolina, poche foglie di radicchio rosso, qualche stelo di pimpinella, di talegua, raperonzolo, altre erbe tenerissime che spuntano adesso, da raccogliere direttamente nel prato. Tutte le verdure pulite, pronte da condire all'ultimo minuto con un'emulsione di olio, qualche goccia di limone, una di aceto balsamico, sale rosa. Delle piccole crêpes , per cambiare, fatte con farina di castagne e farina bianca, ripiene di asparagi, magari i primissimi selvatici, verdura afrodisiaca per eccellenza, o in mancanza funghi porcini, quelli seccati questa estate, condite con una besciamella leggera passate un attimo in forno all'ultimo minuto. Per la ricetta delle crêpes   qui>>>   Crazy cake all'arancia Un dolce leggero e semplicissimo la crazy cake al cacao o torta all'acqua, la famosa torta inventata in America durante la crisi del '29 quando anche trovare le uova era un problema. Da provare assolutamente, tutto insieme direttamente in teglia, una mescolata veloce aggiungendo l'acqua. Servono: 180 g di farina 150 g di zucchero 30 g di cacao 1 cucchiaino di bicarbonato 1 pizzico di sale 1 cucchiaio di aceto 80 g di olio di semi 250 ml di acqua Da lasciare cosi con una riduzione di arance, ottenuta con fettine di arancia bio fatte bollire pochi minuti con qualche cucchiaio di zucchero e succo di arancia. Oppure ricoperta di una goduriosa ganache al cioccolato fondente ottenuta facendo sciogliere a bagno maria lo stesso peso di cioccolato e panna bacio Il tempo di fare due baci con biglietto dedicato, ho già messo la ricetta passo passo qui>>>   Se questo menù è troppo verde, si può integrare con un vassoio di salumi, giardiniera e funghi sott'olio sempre preparati quest'estate, puntare su panini coreografici con arrosto o petto di pollo marinato e cotto alla piastra. Meglio star leggeri, per una volta niente aglio, niente cipolla ... 😜😂 È quasi tutto fatto con quello che si può avere in casa, quasi improvvisato. Vado che pure io ho un amore che mi aspetta... A chi mi chiede quanti amori ho avuto io rispondo di guardare nei boschi per vedere in quante tagliole è rimasto il mio pelo. Alda Merini Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ANICINI E ANICE

    Gli occhi l'anice avvalora e lo stomaco ristora Scuola Medica Salernitana Tempo fa raccontavo di quando andando in visita ai parenti, specie durante le festività, si portasse il classico pacchetto di Anicini. Sempre quando si "andava a trovare" un convalescente, per felicitarsi dell'avvenuta guarigione, convinti come si era una volta, che niente era meglio dell'uovo sbattuto e zucchero per riprendersi e in pratica questo sono, più leggeri di un dolce con burro, con l'aggiunta delle proprietà dei semi di anice. La mia ricetta, penso simili a tante altre, è con 200gr. di farina 00 200gr. di zucchero 3 uova un cucchiaino di semi di anice poca acqua di fior d'arancio uno stampo da plum cake Monto prima gli albumi a neve ben ferma con un cucchiaio di zucchero, così poi posso usare il mixer senza lavarlo per sbattere bene i rossi d'uovo con lo zucchero. Mentre sbattevano ho unito un cucchiaino di semi di anice finemente tritati. Non bisogna confondere i semi di Anice per la ricetta con i semi di finocchietto selvatico ( qui>> il Finocchio selvatico ) simili ma non uguali, usati quelli per fare i Biscotti del Lagaccio ( qui>>>I Lagaccio... ). In questo caso ho messo semi di anice stellato, ma si dovrebbero usare i semi di anice dei prati, facilmente reperibili nei negozi di prodotti per dolci. Ho messo anche un cucchiaio di acqua di fior d'arancio o se non ce l'ho succo d'arancia. Unisco a mano con molta attenzione gli albumi montati e poi la farina setacciata poco per volta. Avevo questo stampo da plumcake ondulato per fare non so più quale dolce (fa parte del mio corredo di 72 teglie messe insieme fra comprate ed ereditate) al quale pensavo da tempo per gli Anicini e infatti, dopo averlo imburrato e infarinato leggermente, ho versato l'impasto con attenzione livellando bene. Lo stampo mi ha suggerito una lettrice del blog è per l'amor polenta un dolce tipico della zona di Varese Lombardo. Ho cotto in forno statico a 180° per 15-20 minuti fino a che non ho visto la superficie che iniziava a colorire. La scelta dello stampo si è rivelata giusta, l'impasto trattato con attenzione, pur senza lievito, è cresciuto tanto da permettermi, una volta cotto ed estratto, di tagliare i biscotti in misura lungo la traccia, dividendo poi le fette a metà per avere due biscotti ogni fetta Messi su carta forno li ho fatti biscottare in forno ventilato a 180° sorvegliando con attenzione e togliendoli appena accennavano a prendere colore. La tradizione li vuole di accompagno a un buon bicchiere di vino bianco, ma anche una bella tazza di tè caldo. Sinceramente non mi ha soddisfatto la scelta dell'Anice stellato, che nella cottura mi sembra aver perso tanto. La ricetta mi dà l'occasione di parlare dell'Anice, parola con la quale si intende comunemente più di una pianta. Piante tutte che ricordano nel profumo e nel sapore il finocchio con un vago sentore di menta. L' Anice vera o Pimpinella anisum L. , chi è fortunato la trova nei prati dove nasce spontanea, non ovunque. Per la sua stretta parentela con prezzemolo e cicuta, nonostante il forte odore aromatico, sconsiglio vivamente di ricercarla e fare prove visto i rischi che si corrono a sbagliare e quindi di affidarsi a un negozio per comperarne i semi che in realtà poi sono i frutti essiccati. Usata da tempi antichi, considerata pianta invincibile e annoverata fra le piante magiche. La tisana di questi frutti ha proprietà antisettiche, è utile per intestino e stomaco, si crede favorisca la montata lattea e dia un buon sapore al latte materno ed è per questo che gli Anicini venivano portati in regalo alle puerpere. Il suo olio essenziale è pericoloso in un uso casalingo. Un altra confusione è con l'Aneto, altra pianta della stessa famiglia ma con odore profondamente diverso. Non avendola qui metto un disegno botanico trovato in internet. Questa erba èspesso sostituita in quasi tutti gli usi di pasticceria dall'Anice stellato, che fa prima ad arrivare dall'Oriente che l'Anice vera dai nostri prati . L' Anice stellato o Illicium verum è un albero tropicale i cui fiori bianchi si trasformano poi nella stella legnosa che tutti conosciamo. Ogni lobo contiene un seme. È usato per produrre liquori come la Sambuca, il Pastis, il Mistrà. Ricco di proprietà simili al finocchio e all'anice vera, un acido estratto da questa pianta è presente nella composizione di un antivirale usato nella cura dell'influenza. Anche per questo la foto è presa da internet. Anice stellato Molti considerano anche la bacca di un'altra pianta orientale, Zanthoxylum piperitum o pepe di Sichuan, simile all'anice, forse perché spesso usata insieme all'anice stellato. Non ne faccio uso per la mia intolleranza alle spezie in generale. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . 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  • PANETTONE GASTRONOMICO

    Classico delle feste, degli antipasti, da tanto volevo farlo, tutti gli anni ho sempre comperato quelli già pronti da farcire, quest'anno ho deciso di farlo. Ci vuole meno di quanto si creda, fra una cosa e l'altra si può imbastire anche in anticipo, anzi si deve comunque sempre farlo almeno il giorno prima. Da tanto avevo in casa il pirottino di carta da mezzo chilo, ormai si trova in qualsiasi supermercato. per questa dose ho usato questi ingredienti: 150 gr. farina 00 100 gr. farina manitoba 50 gr. farina di semola 65 gr. acqua 65 gr. latte 30 gr. olio 1 uovo intero e un tuorlo 15 gr. zucchero 6 gr. di sale 1/2 bustina di lievito secco Mastro Fornaio Pizza Bella Alta Ho mescolato l'acqua al lievito e 100g. di farina e messo a lievitare al caldo (vicino al termosifone, o nel forno spento con la luce accesa. Quando sarà lievitato con le bollicine in superficie aggiungo il resto della farina, l'olio, il latte, un uovo intero e un rosso. Mescolo prima con una forchetta poi trasferisco sulla spianatoia e impasto a mano per qualche minuto, meno di dieci, fino ad avere un impasto morbido appena appena appiccicoso. Rimetto nella ciotola, copro e a lievitare al caldo. In questo periodo lo metto sopra alla stufa, altrimenti nel forno con la luce accesa. Ben lievitato lo rimetto sul piano lo stendo con il matterello a forma di rettangolo, piego i lati, arrotolo, copro e faccio lievitare di nuovo una mezz'ora. A questo punto, sempre sul piano, lo giro, ovvero come si dice lo "pirlo" fino a dare la forma caratteristica a mezza cupola, lo metto nel pirottino, deve arrivare a circa due terzi, o poco più di metà, e di nuovo coperto a lievitare. Il tempo è dato dalla temperatura, dalla farina, dal tipo di lievito. Da quando uso questo Mastro Fornaio Pizza Alta devo dire che non ne ho fallito uno e non ci metto poi così tanto. Per chi si lamenta che questi tipi di ricette siano complicate volevo aggiungere che non è che i lievitati vogliono essere tenuti per mano, o guardati ossessivamente. Mentre loro lievitano si può fare altro, perfino uscire di casa che non se ne accorgono e tornare a riprenderli più o meno al momento giusto, qualche minuto non pregiudica il risultato, basta non dimenticarsene. Una volta le donne impastavano il pane, lo mettevano a levà, poi andavano a far erba, a mungere la mucca, tornavano, mettevano a cagliare il latte, davano due pieghe alla levà, tornavano a fare il bucato ecc. ecc. Adesso il panettone lievita anche se si va a fare la spesa, si passa dall'ufficio, si va a prendere i bambini a scuola, ecc. ecc., giuro. Lievitato che sia, si inforna a 170°. panettone salato bruciato E così, confidando nella mia furbizia e l'innata esperienza con il forno della stufa a legna, me lo sono dimenticato e ho messo troppa legna, bruciando la superficie, e anche con il forno elettrico, a 160°-170° statico, consiglio di coprirlo con carta forno se tendesse ad arrostire troppo, dato che nel forno ci deve stare un'oretta. Nessuna paura però, la mia è solo una strinatura superficiale. Anche se questo non ha la procedura più lunga di altri panettoni, l'ho comunque infilzato con due ferri da calza, messo fra la griglia del forno spento, (la luce è accesa solo per fare la foto) a testa in giù fino all'indomani mattina, tolto la superficie bruciata e usato tranquillamente. Dentro era perfetto e buonissimo. Il raffreddamento a testa in giù serve per mantenere la sofficità, l'umidità che il pirottino tenderebbe a trattenere farebbe collassare la cupola, e comunque non è mai il caso di tagliarlo subito. Forse con questo tipo di impasto meno, mi piace farlo visto il risultato di fette che rimangono soffici anche nel tempo. Lo rifarò mettendo delle foto più decenti. Esperimento riuscitissimo, dato che non dovevo usarlo subito e che volevo vedere se si poteva usare, vista la scottatura, il mattino dopo l'ho tagliato a fette, eliminato la cupola bruciacchiata e come si vedono in foto, messe dentro ad un sacchetto e posizionate in congelatore. Tirate fuori dopo un mese, lasciate scongelare una notte in frigo, erano perfette come appena fatte per essere usate per l'aperitivo di Natale con gli amici. È noto come per il panettone gastronomico si usi farcire le fette nei più svariati modi. Chi lo fa solo di pesce, chi lo fa di carne, chi lo fa di vedura o chi mescola. Maionese, salsa tonnata, burri e formaggi morbidi alle erbe, mousse varie Salmone, gamberetti, prosciutto e altri salumi vari, funghi sott'olio, tonno, uova di lompo, insalate, infinite le varianti. Si tagliano le fette partendo dal basso, non più alte un dito, calcolando che non si farcisce la base con la crosta e la cupola, si spalmano le creme, si farcisce, si copre con la cupola intera. Non farcisco la base perché mi sembra che quella fetta in più dia solidità e non farcisco la cupola sempre perché mi sembra che stia più in forma. Si fascia nella pellicola e si tiene in frigo fino a mezz'ora prima di servire, così si compatta bene, così è trasportabile, e si conserva anche tre giorni in frigorifero. Si tira fuori dal forno, si lascia dieci minuti perché non sia troppo freddo,  si lega con un fiocco rosso, si porta in tavola, si taglia a triangolini per ottenere dei mini tramezzini facilmente asportabili. Sono pochi anni che ho capito come si farciva, cioè una fetta farcita e una no, in modo che si possano prendere poi con le dita, altrimenti tutte le fette ripiena come si fa? Farò la foto a quello che preparerò per l'ultimo dell'anno, adesso mi premeva la ricetta per cominciare dal pane. Nel disegno sotto le parti colorate sono le farciture, di solito mi viene meglio dal vero di come l'ho disegnato. Vado che ne voglio impastare un altro. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. 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  • BACIOCCA, prego! non torta di patate 😋

    Credo la ricetta della Baciocca come la più controversa nella storia di tutte le ricette di cucina. Spesso una ricetta varia di zona in zona, mantenendo più o meno gli stessi ingredienti e spesso più di un paese se ne appropria la paternità. Nel caso della baciocca la diatriba fra ricette e paesi sfiora la faida familiare. Di casa in casa si sente " la vera ricetta è questa! ": le uova si, le uova no... la sfoglia sotto, la sfoglia sopra, la sfoglia no, l'aglio, la cipolla tanta ...poca... quale sarà la verità? Anche le origini sono fantasiose: chi asserisce che le ragazze di paese più belle e brave nel comporla, fossero chiamate " baciocche ", chi dice che la sfoglia messa sotto sia di un impasto "matto" di farina e acqua e quindi " baciocco ".... Il suo "areale" si sposta dal Levante ligure, all' Alta Val di Vara , ai confini con la Lunigiana a Prato SopraLaCroce, fino a spingersi nella Val Taro dove se ne fa un vero culto. Resta il fatto che le diverse versioni sono appunto diverse, fino a diventare una cosa completamente estranea una all'altra, fermo restando l'ingrediente principale: le Patate . LA STORIA Ho studiato a fondo le varianti e mi sono fatta una mia idea storica. In Italia è sempre o perchè c'è passato Napoleone o perchè c'è passato Garibaldi, in questa storia tra la fine del '700 e l'inizio dell'800, tale sorella di Bonaparte, Elisa, detta la Baciocca dal cognome del marito Felice Baciocchi , regnò sul piccolo ducato di Massa e Carrara, Lucca e Piombino. Su di lei se ne narrano di cotte e di crude, amica di Nicolò Paganini (originario di Carro, Alta Val di Vara, ai confini con Massa Carrara) e molto...diciamo... "apprezzata e desiderata". Le premesse ci sono tutte perché qualcuno decida di usare il soprannome " baciocca " per le ragazze appetibili e scarse di contenuto e trasferire l'appellativo a una pietanza comunque buonissima con il poco che c'è dentro. Per quanto mi riguarda la vera ricetta resta quella che ho imparato qui in Alta Val di Vara e che si differenzia poco da quella di Santa Maria del Taro dove da qui è trasmigrata, proprio perché è anche quella più particolare, più scarna, ma più saporita tra le tante. Non ci sono le uova, e me ne sono fatta una ragione, visto che la scorta di patate coincideva con la muta delle galline, periodo nel quale fanno meno uova. Mi sembra logica la sostituzione di queste con le due farine di grano integrale e di granoturco per il colore, il sapore e per permetterne l'amalgama. Non veniva usata altra farina per la sfoglia sotto, ma veniva posata sulle foglie di castagno che fungevano da teglia e cotta sotto il testo come il pane. Quando la cuocio nel forno di casa a volte metto la sfoglia, ma solo per poterla porzionare e servire in maniera più precisa e funzionale. Insegnatami più di cinquant'anni fa da un'anziana del paese, che non voleva saperne di altri ingredienti oltre a questi che descrivo, nel caso l'aggiunta di sfoglia, uova o altro avrebbe dato per risultato finale quello che era da lei definito quasi con disprezzo "torte di patate". Mi sento a pieno titolo di erigere la mia ricetta come la più passabile di autenticità. Dunque veniamo al dunque. LA RICETTA Trito il lardo, un segreto antico è quello di scaldare la lama con il quale si trita, coltello o mezzaluna di ferro, la mia è quella di nonna non la cambierei con niente altro. Con pochi veloci movimenti ecco il lardo, circa 200gr, ridotto in pasta. Trito anche la cipolla, una piccola e la metto ad appassire in una padella a fuoco moderato. Trito finemente anche aglio prezzemolo e un nonulla di rosmarino In una terrina taglio le patate, circa 1kg e mezzo, a fette non sottilissime. Patate, quali? La tradizione del levante ligure dice Quarantina, a me piace tanto la Monalisa, certamente non una patata farinosa che tenda a sfaldarsi. aggiungo il trito di erbe e quello di cipolla appassita con il lardo, due pugni di farina di granturco e una di grano, integrale mi raccomando, e una bella manciata di parmigiano Mescolo ben bene con le mani, è l'unico sistema per amalgamare tutto, nel caso mi aiuto con uno o due cucchiai di panna o latte. Nel frattempo, avevo ammollato le foglie secche di castagno in acqua tiepida (vedi il post Sua Maestà il Castagno: non si butta via niente, tantomeno le foglie ). La cottura ottimale è sempre quella sotto al testo (vedi il post PANE..profumo di pane ) ma non avendolo a disposizione mi accontento di mettere le foglie nel tegame. Se non ho le foglie di castagno, impasto la pasta matta, anche con un comune robot da cucina. Farina, acqua e sale con un po' d'olio, quanto basta per avere un impasto morbido. Tiro una sfoglia sottile a coprire la teglia e sopra posiziono le patate schiacciando per bene in uno strato più o meno di 2 o 3 cm La Baciocca deve trasudare grasso, quindi ancora un bel giro d'olio sopra e inforno a 200° C per 40 minuti Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. 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  • TARTE TATIN SALATA DI CIPOLLE

    Piove, improvvisamente piombati dentro a un autunno estivo, qualcosa bisogna inventare. È la mattinata giusta per accendere il forno, visto poi la quantità di cipolle pulite ieri per servirmi della buccia come colorante per la lana non mi resta che provare una torta di cipolle. Troppo classica, alla ligure, cipolle stufate, uova, formaggio, maggiorana... ci starebbe ma sono senza uova. Ripiego, ma si fa per dire, senza uova, su una Tarte Tatin salata. Non sapendo minimamente come fare decido di copiare paro paro la ricetta di quella dolce che avevo fatto ( qui>>>Tartetatinoriginalericettafrancese ) sostituendo le mele con le cipolle. Proprio per questo NON è una semplice torta con pasta sfoglia o pasta frolla salata ripiena di cipolle caramellate e infornata. Il procedimento è quello da ricetta originale francese. Preparo la pasta brisée, con l'olio questa volta, la mia teglia per questa preparazione è da 20cm. giusto per due persone, o per una persona a mo' di piatto unico. 120 gr. di farina 40 gr. di olio sale timo sbriciolato pochissima acqua, solo quella che serve per impastare, anche niente se non serve metto a riposare coperta Accendo il forno a 200° Metto un pezzetto di burro e poco olio nella teglia (cm.20) che andrà in forno, e metto direttamente sul fuoco. Affetto non troppo sottili due belle cipolle e già che ci sono aggiungo uno scalogno, sistemo nella teglia, in due strati, pizzico di sale, infilo nel forno caldo per una ventina di minuti. Tiro fuori, lascio il forno acceso, rimetto sul fuoco, spolverizzo di zucchero di canna, aggiungo un cucchiaio di aceto e faccio caramellare con attenzione per pochi minuti. Stendo la pasta, non troppo sottile, copro, bucherello, e rimetto in forno per venti minuti sempre a 180 - 200°, sempre forno statico. Quando la pasta è colorata, tiro fuori, rimetto sul fuoco per pochi secondi, per sciogliere il caramello sul fondo, con un piatto giro ed è pronta. Buona calda, buona fredda, buona con l'aperitivo, buona fra gli antipasti, buona con un piatto di insalata come piatto unico, intanto fuori è tornato un po' di sole. A proposito ... che bella la lana tinta con la buccia di cipolla! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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