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  • SUOR CORAGGIO, la suora dagli speroni dalla FONTANABUONA all'AMERICA

    In occasione della manifestazione EXPO FONTANABUONA 2018, alla quale inaugurazione ho partecipato ieri, dedico un post ad una donna forte che in quella valle nacque. A Cicagna, in Val Fontanabuona, qui dietro ai miei monti, c’è una piazza intitolata al suo nome, in libreria potete trovare due libri che parlano di lei ...... oggi la mia donna speciale è Rosa Maria Segale. Nel 1854 a 4 anni emigrò con la famiglia, appunto da Cicagna e arrivò a Cincinnati nell’Ohio. A sedici anni consacrò la sua vita a Dio e divenne Suor Blandina. Dal carattere vivace, indomito, certamente si può dire che non ebbe paura di nulla. A 22 anni fu inviata a Trinidad, sperduta cittadina dell’ Ovest, dove allora non arrivava ancora la ferrovia e che raggiunse in diligenza con un viaggio più che periglioso per una suora e sola per giunta. Lì con una volontà e una solerzia che tutti avrebbero imparato a conoscere ben presto, avrebbe voluto fondare una nuova scuola pubblica, ed entrò burrascosamente in rapporti con le personalità della cittadina, che al contrario non ne sentivano l’urgenza. Così un giorno salì sul tetto della piccola scuola esistente e con un piccone cominciò a distruggerne il tetto, allo sceriffo accorso dichiarò: "In ogni ora, dentro tutti i saloons di questa città, si spende più denaro di quanto non costerebbe una grande scuola, il che vuol dire che questa città non ha bisogno di scuole!”. Due mesi dopo Trinidad ebbe un nuovo e grande edificio scolastico... Si fece promotrice dell'abolizione del linciaggio, salvando anche degli innocenti, frapponendosi fra loro e la folla recitando i dieci comandamenti. Strinse grande amicizia con il capo indiano Rafael della tribù degli Utes e, nonostante questi avesse dissotterrato l’ascia di guerra e combattesse giornalmente contro la popolazione, riuscì a farlo uscire dalla città miracolosamente illeso quando questi venne ad accompagnare un giovane indiano moribondo; lei così raccontava a chi le chiedesse perché: - Prima della rivolta il giovane indiano era stato mio scolaro. Un uomo tranquillo e gentile. “Sei stata tu a battezzarlo – mi ha detto il capo-tribù – Lui dice che non vuole morire come un cane. Tu sai che i bianchi ci chiamano cani”. Il mio allievo è morto in pace e suo padre ha potuto ugualmente lasciare la città, indisturbato. A questo ho provveduto io”- da quel giorno lei fu soprannominata Suor Coraggio. Ebbe occasione di conoscere Billy The Kid, già bandito famoso, unica ad avvicinarsi alla baracca fuori città dove un compagno della banda ferito stava per morire, salvò lui e i quattro medici che si rifiutavano di curarlo. Trasferitasi a Santa Fè con la stessa tenacia si apprestò alla costruzione dell’ospedale raccogliendo offerte da chiunque attraversasse quei sperduti territori. Accettò anche un lavoro manuale presso un impresa di pompe funebri, ma non solo riuscì a costruirlo ma ebbe anche la soddisfazione di vedere le stanze dell’ospedale rischiarate dalla prime illuminazioni a gas. Rincontrò e confortò nuovamente Billy the kid nella prigione dalla quale poi lui riuscì a fuggire. Ritenendo terminata la sua missione lì, si trasferì ad Albuquerque e fu proprio durante il viaggio verso la nuova destinazione che tra i banditi avvicinatisi per rapinare la diligenza riconobbe Billy The Kid il quale riconosciutala a sua volta si allontanò senza colpo ferire. Fu tra le prime donne a prendere la patente Anche negli ultimi anni, la tempra della donna di frontiera non l’ abbandonò. A Albuquerque pensava necessaria una scuola superiore femminile, senza lasciarsi minimamente scoraggiare dalle difficoltà e dai rifiuti, andò di casa in casa ad elemosinare, disegnò ella stessa il progetto, iniziò i lavori con le proprie mani e sei mesi dopo sorgeva la “St. Vincent’s Academy”, costruita da una donna e da un indiano Navaho di nome Jose Apodaca. Tale scuola esiste ancora ora nello stesso edificio. Morì nel 1941 a Cincinnati all'età di novantuno anni, dopo che aveva dedicato le sue ultime forze agli immigrati italiani che arrivavano in America in cerca di un futuro migliore. Nel 1932 fu pubblicato per la prima volta un suo diario epistolare della sua vita, "At the End of the Santa Fe Trail" tratto dalle lettere che lei scriveva alla sorella Giustina. Condividi il post! e poi torna, troverai storie appassionanti. E se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> clicca qui sotto e vai al libro >>

  • CENERE, LISCIVA, SODA, SAPONE e altre amenità

    La tradizione non consiste nel conservare le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma. (Jean Jaurès) È oramai nota la mia voglia di conoscenza, a livello pratico soprattutto, su tutto quello che concerne un modo di vivere al massimo dell'autoproduzione con il minimo di spesa. Sono nella generazione di quelli nati ancora tanto vicino alla fine della seconda guerra mondiale, quando lo spreco non esisteva e ho visto tutto lo sviluppo e i cambiamenti dovuti al boom economico, al '68 e all'emancipazione femminile. In casa mia non era contemplato né spreco, né'68, né emancipazione femminile, o forse semplicemente mio padre aveva il terrore che certi tempi tornassero e io potessi non essere preparata ad affrontarli, cosi a sette anni mi insegnò a lavare i piatti con l'acqua di cottura della pasta, ma soprattutto le pentole con le cenere... Arrivata in campagna scoprii la bugâ, il bucato con la cenere, che ancora qualcuna faceva... ricordo la frase di una anziana che, avvallandosi del diritto di ritenersi la donna più pulita del paese, stupiva tutti facendo la bugâ due volte al mese. Non voglio qui dilungarmi nello spiegare cosa sia esattamente il "bucato" che si intendeva una volta, non certo quello che facciamo oggi con un carico della lavatrice. Vi rimando quindi alla pagina del sito qui>>> dove troverete tutto descritto per benino nella ricetta originale del 1879. Voglio invece tornare alla cenere, al giorno d'oggi a qualcuno può non parer vero, ma era il detersivo principe per tutte le pulizie di casa oltre che per il bucato. Dalla cenere, con un procedimento semplicissimo si ottiene la lisciva e come me molti, specie se hanno la stufa a legna o un caminetto, continuano a farla ed ad usarla. Una delle cose importanti per una buona lisciva è la qualità della legna usata per produrre la cenere. Un fuoco fatto con legna di faggio o ulivo o quercia farà una cenere che darà una lisciva superiore ad una fatta con cenere di legna di castagno, tanto per dirne una, evitate di farla con cenere di carta o cartone o simili. Poi l'acqua, dovrebbe essere piovana o di fonte, il più possibile leggera. I metodi per avere la lisciva sono due a freddo e a caldo. La reazione avviene ugualmente solo che a caldo si ha un potere detergente maggiore. È possibile abbandonare la cenere con l'acqua in un bidone di plastica, per due mesi e avere poi la lisciva pronta. Esiste anche un metodo per caduta, tipo quello usato per il bucato, per quel che mi riguarda preferisco il metodo a caldo. RICORDARE CHE SI STA FACENDO UN DETERSIVO Procedo: Setacciata per bene la cenere occorre un recipiente per misurare, con il quale vado a fare una proporzione di un misurino di cenere / cinque misurini di acqua. Non con il peso ma con il volume. Metto in una pentola di acciaio, mai di alluminio, e faccio bollire, o meglio sobbollire, mescolando all'inizio, poi lasciando stare, per almeno due ore, fino a che non sembri separarsi. È possibile assaggiarla, mettendone una goccia sulla punta della lingua, se è pronta pizzica appena. NON BEVETELA. Non esagerare con il tempo di bollitura altrimenti diventa troppo forte. Spengo, lascio decantare completamente, qualche ora o tutta la notte, poi prelevo lentamente con un mestolo il liquido chiaro in superficie, che è la vera lisciva o chiamato anche ranno, trasferendolo in un contenitore in plastica (recuperato da un detersivo, mi raccomando non una bottiglia), attraverso un colino coperto di un panno. CONSERVARE INSIEME AGLI ALTRI DETERSIVI. Chiusa con un tappo, dura anche anni, è un ottimo detergente, disinfettante, sbiancante, è possibile usarla pura per le pulizie pesanti tipo pavimenti ecc., diluita a piacere per quelle più leggere tipo piatti e simili. È sempre meglio usarla con i guanti, pur non essendo come la soda, è sempre corrosiva e alle mani bene non fa, nonostante questo è un prodotto completamente biodegradabile che non lascia tracce. Si può usare in lavatrice, non in combinazione con l'aceto. È in commercio una lisciva in polvere, dal costo contenuto, (non so esattamente cosa sia, forse quella che una volta veniva chiamata potassa e corrispondeva alla pasta che rimane fatta asciugare) e che è sconsigliata dai produttori di lavatrici... conosco chi usa da anni quella mia liquida, prodotta in casa con il metodo descritto sopra, e non è mai successo niente, tanto meno la biancheria diventi grigia, anzi. Tornando alla produzione la pasta di cenere rimasta sul fondo della pentola, la conservo in una contenitore di plastica, per la pulizia della stufa, delle pentole, non graffia e non sporca come accadrebbe con la cenere. Con questa lisciva, quasi in tutte le case, una volta si usava fare anche il sapone, unita ad un grasso che un tempo era lo strutto, o i fondi dell'olio, o l'olio usato, tipo quello fritto. - Aleppo, sapone steso a terra a solidificare per poi essere tagliato a pezzi quadri e messo a maturare nelle pile - La storia della saponificazione è antica, il primo sapone arriva da Aleppo, la ricetta originale contempla l'uso della lisciva di cenere di legna, olio di oliva e olio di alloro, più alta la percentuale di olio di alloro più è pregiato. Anche se la testimonianza più antica di un pezzo di sapone di Aleppo ritrovata risale a 2500 anni fa, in Europa lo portarono gli Arabi, durante le dominazioni intorno all' 800d.C.. A Marsiglia se ne appropriarono, ormai già con la soda, togliendo l'olio di alloro usando solo olio di oliva e diventò il conosciutissimo sapone di Marsiglia. Oggi pare che nessuno lo sappia fare più senza soda, le diatribe sul sapone fatto con la lisciva sono infinite e tanti che ci hanno provato dicono che non si riesce, quanto altri che pare ci riescano. Le mie sincere considerazioni personali sono queste: se volete un buon sapone da bucato in pezzo, con l'olio usato o con lo strutto vi verrà un sapone con un odore forte che resterà nella biancheria e tutti gli oli essenziali di questo mondo non lo toglieranno. Una volta forse era assimilabile all'odore di pulito, e la stoffa della quale era fatta la biancheria più resistente, o semplicemente non si aveva altro, ora non è più accettabile. Se volete un sapone da bucato in pezzi duri, con la lisciva sarà difficile ottenerlo senza conoscere personalmente qualcuno di Aleppo, e purtroppo là ora hanno problemi più grossi ... pare che l'indurimento del sapone derivi direttamente dalla varietà di legna bruciata, quindi anche a me una volta è venuto bene, un'altra volta non è venuto... troppo difficile da gestire, forse sono andati persi (o comunque io non li ho avuti) i segreti pratici per una buona saponificazione con la lisciva. Se li conoscete vi aspetto a braccia aperte. Se invece conoscete il sumero, qua sotto la ricetta originale. ​ Tavoletta di epoca sumera che riporta la ricetta per la preparazione del sapone. Soap Manufacturing Technology - Luis Spitz, 2009 AOCS Press, Urbana, IL 61802 Non resta quindi se volete divertirvi a fare un buon sapone casalingo che affidarvi all'olio di oliva, magari anche un fondo di olio, alla soda e a varie erbe ed essenze rintracciabili in campagna. Questo sempre se avete a disposizione olio di oliva o fondi di frantoio praticamente gratis che non sapete di cosa farne, altrimenti nel caso si sia fortemente interessati e si proceda all'acquisto di oli vari, essenze raffinate, si voglia appassionarsi agli sconti di soda, ai calcolatori per calcolarla, metodi a caldo e altri ammennicoli dei saponificatori casalinghi che spopolano come tanti altri hobby, allora questo non è il blog giusto. Ce ne sono diversi e diversi libri sull'argomento. Se come me vi avanzano gli oleoliti non usati (quello di lavanda qui>>>, quello di iperico qui>>>, quello di elicriso qui>>>) e il contadino vi dà il fondo dell'olio o se volete semplicemente fare una prova, scrivo il procedimento di una base per un sapone all'olio di oliva, buono un po' per tutto. Per il procedimento non bisogna usare niente di alluminio o simili Occorre in ciotole divise: 500 gr. di olio suddiviso in olio evo e oleolito di alloro, o di bacche di alloro A questo proposito uso di solito, come dicevo, per questi scopi, l'oleolito avanzato dell'anno prima, ovviamente in ottimo stato di conservazione. Se volete potete usare qualsiasi oleolito avanzato, di lavanda, di elicriso, ecc. Si parla di oleoliti fatti con olio di oliva altrimenti cambiando tipo di olio cambia la proporzione della soda. Può essere solo olio di oliva, solo oleolito o entrambi nella proporzione che volete 200 gr. di decotto di alloro, o di altra erba, ottenuto facendo bollire una decina di foglie di alloro in acqua per qualche minuto e lasciato poi riposare per dieci minuti. 64 gr. di soda caustica in scaglie (no Soda Solvay), la trovate in tutti i supermercati Un frullatore a immersione, un vaso di vetro o di plastica alto. Accorgimento importante: indossare guanti e occhiali, e lasciate i bambini lontani. La soda è molto più caustica della lisciva e potreste ferirvi. Questo è un metodo a freddo e quindi ... A freddo sciolgo, in un contenitore alto, la soda nel decotto di foglie di alloro , con attenzione perché farà reazione. Unisco il composto agli olii nel vaso grande e inizio a frullare finché non monta e forma un nastro, la consistenza di una crema diciamo. Frullo ancora un poco e il mio sapone è fatto. Trasferisco velocemente in stampi in plastica che possono essere recuperati da confezione di formaggi o simili, o degli stampi di silicone, l'importante che non siano rigidi o di metallo. Batto sul tavolo per eliminare l'aria e compattare. Copro con la carta forno e un panno. Dopo 48 ore è pronto per essere sformato e tagliato se è il caso. Conservato a maturare all'aria, non al sole, per almeno due mesi prima di usarlo. Più invecchia e più è buono, una volta pronto va fasciato pezzo per pezzo, perché non irrancidisca. i saponi all'alloro di Valeria della quale collaborazione mi sono avvalsa -pezzo di sapone ottenuto da me tanti anni fa con la lisciva- Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PASTA, POMODORINI E ... ESTATE

    "La sua polpa vivente, è una rossa viscera, un sole fresco, profondo, inesauribile" (Pablo Neruda) Le giornate si accorciano. Ti alzi una mattina è cambiata l'aria, il cielo grigio, cerchi frettolosamente qualcosa da mettere sulle spalle ... Non te la vuoi fare una velocissima pasta con il sole dentro, che ti tenga attaccata all'estate che se ne va? Occorrono pomodorini maturi, capperi, olive meglio nere, aglio e origano. Svelta, il tempo che cuociono gli spaghetti, il segreto è il fuoco alto e ci si rassegna se schizza un po'. Dunque una padella larga che poi ci stiano gli spaghetti, mentre l'acqua bolle e gli spaghetti cuociono, mettere a freddo in olio evo i pomodorini ai quali per mia mania personale tolgo la sede del picciolo, tagliati a metà per il lungo, abbondante aglio sommariamente schiacciato, capperi se piacciono, olive nere e accendere una fiamma alta, condire con origano e sale, fare andare pochi minuti senza coperchio in modo che presto appassiscano e friggano quasi, solo allora abbassare il gas . Fatto. Aggiungere gli spaghetti cotti al dente, io integrali che gli danno quel gusto rustico in più, saltare e buon appetito.. Gustosa, semplice, veloce e appetitosa, se appartenete alla categoria no-bucce no- semi lasciate perdere, sono quelli che danno il gusto d'estate, il resto è salsa. "La conoscenza è sapere che il pomodoro è un frutto. La saggezza è non metterlo in una macedonia di frutta" (Brian O’Driscoll) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • ACCIUGHE SOTTO SALE

    "Le acciughe fanno il pallone che sotto c'è l'alalunga se non butti la rete non te ne lascia una..." - F.De Andrè - Avevo circa 15 anni quando la pescivendola del quartiere, di cui non ricordo il nome, quella che stava in piazza con il carretto a due ruote, solo le mattine che suo marito pescava qualcosa, e solo quel qualcosa vendeva, mi insegnò a fare le acciughe sotto sale. Così le faccio ancora. Oltre a questo, di lei ricordo solo i suoi due gatti siamesi che vivevano a pesce fresco, le incommensurabili mangiate di mostelle fritte che potevamo fare le sere d'estate, grazie a suo marito che le pescava e lei che ce le faceva trovare pulite... e che non ho mai più mangiato... Dopo, negli anni, ho scoperto che in Liguria le Acciughe passano dalla notte di San Pietro in poi, nella zona di mare davanti a Monterosso nella loro forma e misura migliore per essere pescate e messe sotto sale. Si dice pure che il mare delle Cinque Terre abbia la giusta salinità per renderle dolci, e sode e saporite al punto giusto, con un particolare gusto di mare. dimostrazione pesca alla lampara nella Baia del Silenzio - Sestri Levante - La pesca avviene di notte, con il metodo "alla lampara", in pratica una potente luce posizionata sulla barca, illumina la superficie dell'acqua attirando il pesce. In realtà le acciughe vengono pescate e salate in tutta la Liguria da quando entrate dallo Stretto di Gibilterra e passate dalle coste francesi, arrivano all'inizio dell'estate qui. L' Acciuga o alice, (è la stessa cosa), è un pesce povero, di costo contenuto, uno dei più pescati, anche se in questi ultimi anni si è ridotto molto il quantitativo che si riesce a pescare . È un pesce facente parte del cosiddetto "pesce azzurro", quell'insieme di qualità di pesci che hanno in comune diverse proprietà utili alla salute umana. Ricco di omega 3, di vitamine del gruppo B e E, di selenio, fosforo, ferro e calcio, da consumare almeno due volte alla settimana. Dedicherò un altro post alle varie ricette liguri che mi piace fare con questo pesce, in questi giorni vorrei concentrarmi sulla salatura. È assolutamente adesso, tra giugno e luglio, in queste zone, il momento giusto per la salatura casalinga delle acciughe, quando la temperatura giusta permette loro di "maturare" adeguatamente. Al sud dove le temperature sono più alte, la salatura avviene verso settembre. Ne prendo più o meno una cassetta, tenendo presente che in una arbanella classica ce ne stanno dai due chili e mezzo ai tre, sempre da un pescatore di fiducia, appena raggiungono la misura, che non deve essere sotto i 12 cm, di quelle come si dice qua, "che son da salare quando di 50 ci fai un chilo", Arrivata a casa, provvedo innanzi tutto a pulirle in un modo diverso da quando le pulisco per cucinarle. Cioè mettendo l'unghia del pollice vicino all'osso della mascella, stacco la testa con un movimento verso il basso che mi permette di eviscerarla e nel contempo lasciare l'osso, o meglio la cartilagine della gola, così che l'acciuga resti intera. Mano a mano le butto in un contenitore messo in posizione obliqua, con un po' di sale, in modo che il sangue esca per bene e le lascio cosi per almeno otto ore, senza paura, in quanto il sale le protegge dalle mosche e non devono nemmeno essere messe al fresco, anzi. dopo otto ore Passato questo tempo prendo le arbanelle di vetro classiche da salatura pulite e asciutte e inizio spargendo un po' di sale sul fondo. Il sale deve essere rigorosamente marino integrale. Comincio con il primo strato di pesci, una alla volta testa contro coda, pancia contro schiena, ben sistemate, premendole, uno strato di sale e un'altro di acciughe incrociando gli strati fino a riempire, alternando acciughe e sale. Riempita all'orlo, copro con la tradizionale ciappetta rotonda di ardesia, di una misura appena più piccola dell'imboccatura, e sopra sistemo una bella pietra o spesso il mortaio del pesto, per un peso che sarebbe meglio fosse tra i cinque e i sei chili, per un'arbanella da tre chili di pesce. Dopo all'incirca quattro giorni controllo la quantità di salamoia che si è formata con il residuo di sangue e acqua che avevano le acciughe e tolgo il peso sostituendolo con uno più leggero, meno della metà. Tanti pescatori usano un bottiglione pieno di sabbia, a me è caduto una volta e ho combinato un disastro. Non devono stare al fresco, anzi il segreto per farle maturare bene, è la temperatura giusta, intorno ai 25°, più o meno. C'è chi ha la teoria di togliere quel residuo di sangue che si è formato, pulire bene e rimboccare con salamoia nuova pulita, fredda, preparata con 300 gr di sale sciolto a caldo in un litro di acqua. Sono sincera, a volte lo faccio a volte no. Certamente controllo via via che passano i giorni lo stato del tutto, pulendo e aggiungendo salamoia nuova se serve e non assaggio prima della metà di settembre, contando 50 giorni da quando le ho messe via. Mi sono sempre venute buone, sempre durate anche due anni. Questo è il metodo di qui, se ci si sposta verso la Francia , per esempio, le salano senza pulirle delle interiora, e via via ogni paese ha il suo modo. Infiniti gli usi che se ne possono fare. Di solito le sbatto dal sale, le lavo in vino bianco da battaglia, le apro, le dilisco, e le metto in un piatto coperte d'olio, con poco aglio, origano e una goccia di aceto balsamico, come antipasto. Con poche acciughe salate, pulite e diliscate, sciolte in olio in padella, con uno spicchio d'aglio, si prepara una salsina con la quale condire degli spaghetti. Nella cucina ligure si aggiunge un'acciuga salata un po' dovunque per insaporire, quasi come i funghi. Nel san crau, l'originale nome dato in Liguria al cavolo verza stufato, pietanza che forse voleva somigliare ai crauti e che molti fanno con la salsiccia. Per quanto mi riguarda invece, al cavolo cappuccio o verza, stufato in olio e uno spicchio d'aglio, spruzzato d' aceto verso, la fine della cottura ho sempre aggiunto un poco di olio dove a caldo aveva fatto sciogliere un'acciuga salata diliscata. In tanti altri intingoli che accompagnano tante altre pietanze, non solo di pesce come lo stoccafisso accomodato, ma anche nel coniglio alla ligure o nella carne alla pizzaiola, sopra la pizza, nella salsina del vitello tonnato, nella salsa verde, (qui>>>) dove è immancabile nell'elenco dei dieci ingredienti che la compongono, fino ad alla bagna càoda... ma senza accorgercene tra vitel tonnè e bagnèt verd siamo arrivati in Piemonte ... già ma come hanno fatto ad arrivare fino a qui le acciughe? Pare impossibile, ma una volta il sale era tra le merci più preziose, unico modo di conservazione di pesci, carni, insaccati, formaggi. Era gravato da dazi esosi, rendendosi necessario il trasporto, attraverso vari confini, per raggiungere le terre prive di questo bene così importante. Nacquero le Vie del Sale, una delle più suggestive, quella che va dalla Liguria al Piemonte attraversando sentieri impervi con panorami mozzafiato. Un astuto mercante per evitare le alte gabelle imposte, pensò bene di coprire il sale con qualche strato di acciughe, che molto meno pagavano in tassa, così che al controllo sfuggisse il vero contenuto del barile. Arrivate in Piemonte le acciughe salate, di qualcosa dovevano pur farne, e oltre a metterle un po' dappertutto, inventarono la bagna càoda o càuda. Questo pietanza è un piatto tosto, da uomini duri, di condivisione pura, quando il vino nuovo è pronto da assaggiare, infatti era uso farlo in cantina spillando il vino nuovo, rosso. Dicevo piatto tosto perché l'altro ingrediente in grande quantità è l'aglio, magari di Caraglio, l'Aj d Caraj, già che siamo in Piemonte, . Se pur come tante altre ricette, anche della bagna cauda ne esistono mille varianti, io, di nonni piemontesi, scrivo quella che so, diciamo per quattro persone: Pulisco almeno 12 bei spicchi di aglio e li metto in una ciotola con acqua fredda. In un tegame di coccio metto solo un mestolino di olio evo, buono, ligure, con un pezzo di burro e faccio scaldare dentro a fuoco basso l'aglio asciugato e fatto a fettine sottili, fino a che non diventa una crema. Intanto ho pulito lavandole in acqua e vino, diliscate e asciugate almeno 12 acciughe belle grosse, stagionate un anno se possibile, e le metto nella pentola insieme all'aglio, con circa 400gr di olio, sempre evo, sempre a fuoco basso quel tanto che basta perché si sciolgano e formino una salsa dal bel colore marrone chiaro. Non deve soffriggere e tantomeno bruciare niente, pena il gusto completamente rovinato del tutto. Questo intingolo viene distribuito nelle "sciufette o fojot" che ogni commensale ha davanti, con un cero sotto per tenere calda la salsa, mentre si intinge ogni sorta di verdura cruda, cardo, peperoni, cavolo cappuccio, cipollotti, cuori di indivia e di scarola, ma anche mele, fette di polenta, patate e scorzonera bollite. Per quello che riguarda finocchio, ravanello e sedano, che a me invece piacciono tanto, la tradizione li ritiene troppo aromatici. Ne esiste una variante famosa, buona, che vuole l'aglio cotto nel latte, ma forse è quella per le trattorie dove gli avventori non apprezzano il gusto puro dell'aglio. D'obbligo il bicchiere di Barbera (ma a me, sempre per via dei nonni della zona di Ovada, nel sangue scorre quella parte di Dolcetto o Grignolino e non mi offendo se non è Barbera) rigorosamente nuovo, spillato dalla botte. Per la polenta, la tradizione viene dal generale Alessandro della Marmora che fece servire la bagna càoda con la polenta, nel 1855 in Crimea, per tenere alto il morale delle truppe, e a giudicare da come corrono strombettando i suoi bersaglieri... Le Signorine Acciughe Ricette infavolate di Lella Canepa qui Napo canta "Le acciughe fanno il pallone" qui Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • SAPONARIA

    È scritto tutto qui, nel mio prezioso libro "Per Le Scuole Femminili di Campagna" anno 1879, ritrovato 45 anni fa, e che è una vera Bibbia per la perfetta massaia di campagna, dove si sprecano istruzioni e consigli originali di una volta. Dopo il grande bucato settimanale con la cenere, del quale parlerò un'altra volta, c'era il lavare delle cose delicate quelle che non si potevano passare nella bugâ con la lisciva. Per quelle serviva la Saponaria, un'erba comune lungo i fossi, i ruscelli, proprio per essere pronta da usare dalle lavandaie. Il riconoscimento è abbastanza facile, la Saponaria officinalis, è una pianta alta fino a 70 cm, dai bei fiori a cinque o a volte sei petali riuniti in una specie di grappolo, che vanno dal bianco al rosa carico, a secondo dell'esposizione al sole e con un delicato profumo. Frequente anche lungo le strade, coltivata fino dagli Assiri per le sue proprietà detergenti, anche per il corpo, usata dai Romani nelle terme, ha un contenuto di saponine notevole in tutte le parti ma specialmente nella radice. Fiorisce adesso, da giugno a ottobre, la radice sarebbe meglio raccoglierla a fine autunno, anche se tutta la pianta, steli foglie e fiori, contiene fino al 20% di saponine quando è in fiore. Identificata, adesso con i fiori è più semplice, non mi resta che raccoglierla, pulirla sommariamente, e se voglio seguire la ricetta del mio libro, metterla in acqua di fonte o distillata, a mollo per una notte, dopo averla sminuzzata il più possibile con un buon paio di cesoie da potare, più o meno nella proporzione di una bella manciata di erba in un litro di acqua. L'indomani mattina faccio bollire per una decina di minuti. Devo dire che ho provato a farla bollire anche senza aspettare la notte in ammollo e l'effetto detergente si nota immediatamente agitando con la mano la schiuma che si forma. Filtro e ho pronto un buon sapone liquido per lavare lana e indumenti delicati, che ravviva i colori, e che può essere conservato in frigo per una settimana, dieci giorni, ma con una bella etichetta grande, perché la Saponaria e tutte le saponarie sono tossiche, quindi molto pericolose se ingerite, come per altro i detersivi chimici. A questo proposito in primavera, quando rispunta, la rosetta basale potrebbe essere confusa con la Silene alba, pianta commestibile, se pure anche di questa non si deve esagerare, avendo anch'essa un certo contenuto in saponine. Questo è uno dei motivi per il quale raccolgo solo la Silene vulgaris (qui>>>), per il mio Prebuggiun (qui>>>), più facilmente riconoscibile e perché consiglio sempre di guardare in questa stagione le piante fiorite in modo da sapere poi la primavera successiva se in un posto si è vista la Silene o la Saponaria. Tornando al sapone, con la Saponaria si può fare anche un ottimo shampoo per i capelli, con una soluzione più leggera, tenendo presente che non è adatto per i bambini perché brucia gli occhi e per gli animali che potrebbero leccarsi. Allo shampoo si può aggiungere sia semi di lino, che altre erbe che possono essere utili per i capelli come l'Ortica (qui>>>) o il rosmarino, come si può aggiungere pure qualche cucchiaio di aceto. Come per i capelli, la si può usare su tutto il corpo sempre ricordandosi le proporzioni più leggere, quindi una manciata in due litri di acqua. Si fa seccare per produrre il detergente che ci serve anche durante l'inverno. Anche la sua cugina prossima, la Saponaria ocymoides, che forma meravigliosi tappeti rosa intenso, ha le proprietà detergenti. Pur avendo le caratteristiche di pianta tossica, ha anche proprietà curative, resta il consiglio di non fare da sé, non inventarsi tisane e fare esperimenti. Nonostante questo la Saponaria officinalis è fra gli ingredienti di un dolce arabo, la Halva, a base di sesamo e zucchero, mandorle e pistacchi! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • ZUCCHINI SOTT'OLIO

    Se non ora quando? Gli zucchini, anzi permettetemelo, le zucchine, a casa mia... sono così, quando le semini, palpiti a ogni temporale, a ogni raffreddamento notturno, quando sembrano non crescere, poi appena scoppia il caldo ... l'incubo... anche se ne hai messo solo tre piante, stamattina ne raccogli un chilo e magari prima di sera un altro. Superato l'entusiasmo delle prime, tenere, mangiate appena raccolte, scottate e condite con olio evo, i ripieni (qui>>>) con la pasta, trifolate, fritte, alla piastra... il passato alla sera... quando comincia l'emarginazione da parte di amici e parenti attorno alla tua tavola, conviene pensare di metterne via due per l'inverno. Ricordo che stiamo sempre parlando delle zucchine chiare genovesi, quelle scure non vengono prese nemmeno in considerazione. Credo siano una delle verdure più versatili da conservare, nel congelatore sì, sott'olio sì, perfino secche... Oggi farò qualche vasetto di quelle sott'olio a fiammifero. Dopo aver provato rotonde, a cubetti ecc. ho stabilito che queste sono le migliori in assoluto tanto da non essere nemmeno riconosciute come zucchine quando le servo negli antipasti, il che non è poco... Zucchine giovani appena raccolte, lavate e spuntate, tagliate a pezzi lunghi 4-5cm. Poi tagliate a fette per il lungo, e successivamente a fiammifero, sempre che casualmente non abbiate anche voi il mio meraviglioso coltellino per tagliare a julienne che avrà 50 anni... Per quello che riguarda i vari ammennicoli elettrici o a mano che pretenderebbero di tagliare a fiammifero non ne ho ancora trovato uno con il quale si ottenga un quadrato più o meno perfetto, tagliano tutti a strisce che è un'altra cosa. Ottenuta una bella quantità di fiammiferi di zucchina, li butto in una pentola dove bolle dell'aceto, non molto, molto meno della quantità di zucchine, circa metà del volume di queste, le quali tireranno fuori tanta acqua, diminuiranno di volume e cuoceranno alla perfezione. Nell'aceto, chiaro, ho messo qualche grano di pepe, due chiodi di garofano, una foglia di alloro, uno spicchio di aglio a fettine, sale grosso. Sembrerà strano, vista l'opinione comune che le zucchine debbano cuocere poco, ma in verità questi bastoncini di zucchina bollendo nell'aceto non si rammolliscono, anzi, ed è per questo che li lascio bollire anche un quarto d'ora. Se non piace troppo il gusto dell'aceto, si può sostituirne una piccola parte con vino bianco. A fine bollitura, li scolo con la schiumarola, li metto in un colapasta, li schiaccio come si usa qui "in càregoia", cioè sotto un carico. Dopo qualche ora, l'indomani mattina se li faccio alla sera, pomeriggio se li ho fatti al mattino, li allargo su una picagétta, strofinaccio,per farli ulteriormente asciugare. Fatto ciò, in una ciotola, condisco abbondantemente con origano, se posso peperoncino, olio e mescolo con le mani. Per le conserve sott'olio non uso l'olio extra vergine di oliva, perchè si conserva meglio senza irrancidire, e più a lungo, un olio buono, di oliva semplicemente. A questo punto riempio delle arbanèlle di vetro, senza premere troppo, copro di olio, stando attenta che vada ovunque. Per questo infilo un manico di posata e quando l'olio si è assestato lo ribocco. Fatte a puntino e conservate a d'uopo durano anche due anni, e molti assaggiandole chiederanno, ma cosa è questa bontà? Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • ACHILLEA

    "Cantami, o Diva, del Pelìde Achille..." (Proemio dell'Iliade) Prima ancora dell'Iperico, che qui non è ancora fiorito, voglio raccontare dell'Achillea, meravigliosa pianta che mi accompagna da tanti anni e della quale aspetto con felicità ogni anno la fioritura. Dal nome è facile dedurre che è pianta dedicata ad Achille, eroe mitologico greco e semidio, del quale non mi perdo a raccontar le gesta, mi limiterò a riferire di come egli, imparò dal centauro Chirone, al quale fu affidato dal padre Peleo, fra le altre cose, a curare le ferite con un'erba dalle mille foglie, dall'infiorescenza a piccolo ombrello bianca, a volte rosata, l'Achillea millefolium appunto. Nella foto sopra, presa dal web, la coppa ritrovata a Vulci, risalente al 500 a.C., dove si vede Achille che cura l'amico Patroclo, probabilmente con un cataplasma di foglie di Achillea. Fino a poi con la scoperta dell'America si trovarono i pellerossa che la usavano con gli stessi scopi. Ciò detto ne sono riconosciute anche oggi le infinite proprietà, anche se dimenticate dai più... Al giorno d'oggi se accidentalmente ci si procura una ferita importante, si corre al pronto soccorso, di certo non si invoca Achille e non si fanno impiastri con erbe... come facevano poi nei tornei medievali o ancora nella guerra di secessione americana, ma chissà, meglio saperlo che c'è un'erba così. Anche perché si può per esempio provare a farsi dei semicupi, con un decotto di tutta la pianta, una manciata, lasciata a bagno per dodici ore e poi fatta bollire per dieci minuti, anche secca, per le mestruazioni abbondanti o per le emorroidi sanguinanti, viste le proprietà cicatrizzanti e coagulanti. E' possibile anche berne l'infuso, utile per i dolori di stomaco, favorisce la funzione di fegato e bile, le sue proprietà antibatteriche e antinfiammatorie ne fanno un valido aiuto in caso di cistiti, calma i dolori dovuti a dismenorrea, tanto che qui nella mia valle è chiamata Camamilla sarvæga, camomilla selvatica. È pianta che non va presa alla leggera, interagisce con gli anticoagulanti e con la pressione arteriosa ed è meglio affidarsi, per un uso interno, a un buon medico olistico. Facile invece fare l'oleolito dove la pianta trasferisce all'olio le sue proprietà e diventa utile come olio da massaggio in caso di pelle sciupata, cicatrici, smagliature, capillari deboli, macchie cutanee, per avere effetti importanti si può tenere come un impacco, con particolare attenzione a non esporsi al sole dopo l'uso perché fotosensibile. Prima di dirvi come lo faccio io, ci tengo a fare alcune precisazioni. Il mondo degli oleoliti, ho scoperto essere vasto e discordante. Chi lo fa a freddo, chi a caldo, chi al buio, chi al sole. Chi lo fa con olio d'oliva, chi con olio di mandorle, chi con olio di semi qualsiasi. Chi come me, si avvicina a questo mondo senza studi di erboristica o chimica segue le regole della tradizione e dell'istinto, gesti che ha visto fare senza chiedersi perché e percome. Ho provato a capire il perché e il percome di mia madre che spacciava oleoliti gratis e aveva la folla di avventori fuori casa a chiederglieli, e sono arrivata ad alcune considerazioni mie personali sul suo metodo che è diventato il mio: - uso olio extra vergine di oliva per l'oleolito di Iperico, perché le proprietà lenitive dell'olio si sommano a quelle dell'erba, per i dolori, le scottature ecc. - uso olio di riso, se lo trovassi di sesamo, o di lino, vinacciolo per gli oleoliti per i massaggi per la pelle. L'olio di riso ha un odore più neutro che permette di raccogliere il profumo per esempio del Calicanto (qui>>>) o della Lavanda e una fluidità migliore più adatta a un massaggio. - uso olio di mandorla solo per oleoliti di bellezza, viso e mani, da consumare velocemente. L'olio di mandorle irrancidisce facilmente soprattutto con l'erba fresca che lascia l'umidità. - uso l'erba appena appassita, non proprio secca, per togliere almeno un poco di umidità e per questo metto una garza come coperchio per farla uscire almeno i primi giorni, dopo chiudo ermeticamente il barattolo. - Non peso niente, riempio un barattolo di vetro di erba, senza schiacciare troppo, e la copro di olio. - Metto al sole 40 giorni solo il barattolo con l'olio di Iperico per tirare fuori tutta l'essenza possibile e farlo diventare bello rosso. - gli altri dopo un giorno o due al sole, dipende da che sole, sistemo il barattolo fasciato di carta d'alluminio, in un sacchetto di carta scura, e lo posiziono in un posto caldo anche se non luce solare diretta, e scuoto almeno una volta al giorno. - dopo 40 giorni filtro e spremo, e conservo in bottigliette di vetro scuro, se non le avete si trovano facilmente da acquistare. Li uso per due anni, se non li finisco prima, ma facendomeli tutti gli anni preferisco aggiungere gli oleoliti dell'anno prima all'olio con il quale faccio il sapone. Quindi per farlo di Achillea, riempio un vaso di fiori colti il giorno prima, con poco stelo, copro di olio di riso, sistemo sopra una garza, metto al sole per qualche giorno, poi chiudo e copro di carta alluminio, in un sacchetto di carta, per evitare i raggi diretti del sole, dove lo lascio per 40 giorni solo alla mattina. Tornando all'Achillea, facile la sua identificazione. Gli steli diritti inconfondibili, coriacei, difficili da raccogliere con le mani, le foglie divise i mille foglioline piccole, il fiore a ombrello ma ben strutturato diverso da altri più eterei, bianco a volte con sfumature rosate, il profumo intenso, aromatico e inconfondibile. È una di quelle piante che raccolgo in pieno sole, la mattina tardi, quando la rugiada è asciutta, quando la pianta è ben fiorita, prima che sfiorisca, taglio il fiore insieme a 20-30 cm di gambo. Se voglio farla seccare appendo i mazzi a testa in giù all'ombra, come tutto quello che secco. Seccando resta intatta, utile per composizioni che dureranno anni. Nel mio passato di bomboniere ho sempre sostituito gli orribili fiorellini finti con mazzetti di Achillea legata ai confetti e chi mi conosce lo sa bene, ora la uso per decorare la confezione del cd-libro della mia Associazione (qui>>>), e qualunque altra cosa in casa per la quale mi serva un fiore secco e profumato. Talmente riconosciute le sue proprietà che uno stelo fiorito secco veniva avvolto agli utensili di falegnami e boscaioli, o in generale di chi poteva tagliarsi lavorando, come amuleto contro gli incidenti. Infine in campagna si usava mettere un sacchetto di semi di Achillea nelle botti per la conservazione del vino. Poteva mancare il riferimento amoroso? Al di là dei Cinesi per i quali è sempre stata erba divinatoria, tanto che quando si utilizzano gli steli di Achillea per consultare I Ching, il Libro dei Mutamenti, quest'arte è chiamata Achilleomanzia, anche in occidente ha sempre avuto funzioni magiche profetiche: messo un rametto sotto il guanciale si sarebbe sognato l'amata o l'amato e se ne avrebbe comprovato la fedeltà, dietro recita di opportuna formula prima di addormentarsi... peccato mi siano sconosciute le parole di quest'ultima... se le conoscete inviatemele. Al momento non ho un "amato", ma non si sa mai, fosse quello il motivo per il quale non l'ho mai trovato... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. 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  • RISOTTO alla ROSA e ORTICA

    Ricetta di stagione, piacevole alla vista e al gusto. Connubio perfetto di tre elementi, facile e veloce, con un' unica attenzione a non prevaricare il sapore della rosa con altri. Metto scalogno (meno determinante della cipolla) in una pentola con i petali di due belle Rose da Sciroppo (qui>>>) e tre o quattro punte di Ortica (qui>>>) grossolanamente tagliate. Si possono usare anche altre rose e comunque non esagerare nella quantità perché potrebbero dare un gusto amaro, soprattutto se non si toglie la punta bianca dei petali. aggiungo e faccio tostare due pugni di riso Venere, ma va bene anche un Carnaroli o un riso Selvatico Integrale. Non è necessario sfumare con il vino, ma nel caso pochissimo e possibilmente Prosecco. Porto a cottura con brodo assolutamente vegetale leggero (il mio qui>>>) Verso la fine della cottura, assaggiando, aggiusto di sale e se voglio aggiungo ancora qualche petalo profumato. Manteco con poco burro e se è il caso finisco con poco parmigiano fresco. Ricetta sfiziosa per due, per una cena estiva davanti a un buon Prosecco fresco, le rose parlano sempre d'amore... l'ortica, cotta, non punge più 😊... Questa piccola rosa nessuno la conosce. Potrebbe essere una pellegrina se non l’avessi tolta ai suoi sentieri e serbata per te. Solo un’ape a cercarla partirà, soltanto una farfalla, di lontano affrettatasi per giacere sul suo seno – solo un uccello se ne stupirà – solo una brezza esalerà un sospiro – Oh rosellina – quanto è facile per le creature come te morire! (Emily Dickinson) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • PANISSA DI CECI

    Post veloce e semplice prima che venga caldo e che per tradizione la farina di ceci non si mangi più, o almeno così era una volta. Un tempo con l'estate si sospendeva la cottura di farinata o altro con la farina di ceci, non so perché, non so se era perché senza i moderni metodi di conservazione la farina andava da male con il troppo caldo o per quale altro motivo. Fermo restando che la farina di ceci fa un gran bene, oltre essere adatta per chi soffre di celiachia, è indicata anche per i diabetici perché ha un basso indice glicemico e pure nella ipercolesterolemia, è ricca di vitamine e sali minerali, magnesio, calcio, potassio e fosforo e già ne avevo parlato nel caso della Farfrittata (qui>>>) Così oggi ho fatto la Panissa, un piatto ligure buono freddo, semplice da fare. Il procedimento è simile a quello della polenta. Metto sul fuoco un litro di acqua nella mia pentola speciale a vapore che vi avevo fatto vedere qui>>>, così che non dovrò girare con il mestolo per tutto il tempo di cottura, aggiungo il sale. Quando sta per iniziare il bollore tolgo dal fuoco e verso a pioggia 250 gr. di farina di ceci. L'unico inghippo è che tende a fare davvero tanti grumi, bisogna fare un poco di attenzione. Quando l'ho mescolata per bene con la frusta, rimetto sul fuoco, faccio alzare il bollore, chiudo con il coperchio e a fiamma bassa lascio cuocere per un'oretta senza più guardarla. Senza la pentola a vapore si dovrà girarla come per la polenta. Trascorsa circa un'ora la verso in un tegame basso. unto per bene e la livello meglio che posso. Appena intiepidita la taglio a quadretti se voglio mangiarla condita con cipolla e pepe o a fettine se la voglio friggere in abbondante olio caldo In tutte e due i modi è una sostanziosa pietanza dal gusto buonissimo, ottima anche per aperitivi, buffet ecc. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • SALVIA AMICA SACRA

    -Perché mai muore l'uomo cui la Salvia nasce nell'orto?- Non c'è molto altro da dire su una pianta che ha nel suo nome tutto: Salvia, da salva... non sono dati a caso i nomi, spesso la cultura semplice ha attribuito alle piante i nomi a secondo degli usi: Malva, mal-va, il male se ne va, (qui>>) Lavanda, da lavare, (>>qui) usata per lavare il corpo, per disinfettare, ecc. Anche per lei, come per altre, dimenticate le proprietà terapeutiche, l'uso relegato ad aromatica in cucina, forse per salvare gli involtini? O perché talmente tante le sue doti che finiva per essere messa dappertutto, in tutti i modi, degenerando in leggende fantasiose come quella che fra le sue foglie si nascondo i rospi rendendola velenosa, o che un rametto in una bottiglietta sotterrato nel letame della stalla produceva uno strano animale, anche esso dai poteri magici? O che addirittura facesse risuscitare i morti... Gli antichi Romani facevano una cerimonia particolare nel momento della raccolta, alla quale solo pochi eletti erano predisposti, dopo aver indossato uno specifico abbigliamento, tenuto solo per quell'occasione. Plinio la chiama erba magica, e per le sue proprietà dissecanti consiglia di coltivarla intorno alle paludi. - Salvia salvatrix naturae conciliatrix - Negli anni la scienza ha confermato le qualità conosciute da tempi remotissimi come quelle antinfiammatorie specie del cavo orale, per gengiviti, afte, tagli in bocca in generale, quelle digestive e prova ne è che si usa in cucina con le carni per favorirne la digestione insieme all'alloro, le balsamiche ed espettoranti in caso di tosse e raffreddore, nella glicemia, soprattutto nel ristabilire gli equilibri nell'organismo. Ma la più grande peculiarità riconosciutale è nella cura delle malattie femminili, specie la Salvia sclarea, tanto da essere chiamata Matrisalvia. In un erbario stampato a Verona si legge di come in Egitto, sterminata la popolazione da una epidemia di peste, alle donne sopravvissute fosse dato da bere succo o acqua di salvia al fine di concepire più facilmente. Così come veniva usata per le sindromi mestruali dolorose e per le vampate in menopausa. A questo proposito Trotula Di Ruggiero, (XI sec.), alla quale viene attribuito il primo manuale medico che generò la nascita dell'ostetricia e della ginecologia, in quasi tutte i suoi ricettari nomina la Salvia per curare i disturbi femminili. E Cleopatra usava il potere della Salvia per conquistare gli uomini ... È utile anche nella depressione e in genere per stimolare e riequilibrare tutto l'organismo, ma, confermate scientificamente le proprietà, cosa abbiamo dimenticato allora? L'uso quotidiano, il quando, quanto e come. Non siamo più capaci di assumerla in maniera casalinga. Il suo potere è talmente forte che non è il caso di mettersi a bere tisana di salvia a caso o ad usare il suo olio essenziale, che può provocare persino attacchi epilettici, senza il consiglio di un esperto erborista. Si possono comunque fare degli sciacqui con il decotto, in caso di bocca dolorante per afte e simili, o mal di gola, metterne una foglia nella tisana di Alloro (>>>qui) per digerire, ma quello più comune, che ricordo mi facevano fare fin da piccola, è sfregare i denti con una foglia fresca di Salvia per mantenerli bianchi e lucidi. Provare per credere. E così proprio per non lasciare senza nemmeno una ricetta ve ne passo una provata, per un dentifricio casalingo: un cucchiaio di bicarbonato di sodio tre cucchiai di argilla bianca, (niente cucchiai di metallo ma solo legno o plastica) o anche verde ventilata. salvia secca olio di cocco Occorre sminuzzare finemente in un mortaio (non di legno) la salvia per averne tre cucchiai di polvere finissima, si può aggiungere anche della menta per rendere il sapore più gradevole. Mescolare bene il bicarbonato e l'argilla e la polvere di erbe. Si può usare anche così, ma si possono sciogliere uno o due cucchiai di olio di cocco e aggiungere le polveri mescolate. L'olio di cocco è importantissimo per l'igiene orale, aiuta a sbiancare i denti, è utile nell'alitosi, anche se tende a solidificare, si ottiene un composto più pratico che le polveri. In ultimo, se le si hanno a disposizione, aggiungere poche gocce di olio essenziale di Rosmarino (>>>qui) o di Tea Tree. Sono odori, colori e sapori non immediatamente compatibili con quelli ai quali siamo abituati. Va da sé che più fine sarà la salvia meglio sarà, il colore non sarà bianco e lo spazzolino va sciacquato bene, ma garantisco che poche cose lasciano una bocca così pulita a lungo. Per il riconoscimento della pianta credo non ci siano difficoltà per via dell'odore penetrante, che ricorda forse un po' l'incenso. Le sue foglie la deputarono a curatrice della bocca, proprio per la forma e la loro particolare rugosità che ricorda la lingua. Il colore assunto a ufficialità con il nome verde salvia. Un arbusto, la Officinalis, che si ricopre di lunghi tralci di fiorellini lilla, tra il bianco e il rosa chiaro nella varietà Sclarea, ma in realtà ne esistono di tantissimi colori. Nei giardini di una volta (il mio) si coltiva la Salvia officinalis, per curare i disturbi femminili si diceva meglio la Salvia sclarea, ancora oggi usata anche per profumare il moscato, nei prati si trova la Salvia pratensis dall'odore e foglie diverse, nei giardini quelle ornamentali. Basti sapere che in giro per il mondo ci sono forse più di 900 varietà di salvia, ma che noi in Italia abbiamo una realtà che si chiama le Essenze di Lea (qui>>>) dove coltivano e vendono, quasi esclusivamente Salvia fino ad averne 400 tipi diversi. Li ho conosciuti personalmente alla bella manifestazione che è "Frutti antichi" al Castello di Paderna (PC) (qui>>>) qualche anno fa e trasudano passione per questa pianta. Appartengo alla categoria che adora la Salvia fritta anche solo per accompagnare un aperitivo. Niente di più facile, meglio la varietà con le foglie grandi, più sottili e con l'aroma meno intenso, tipo quella nella foto che ho trovato nell'orto di un amico... !!!!! Si prepara la solita pastella per fritti (>>>qui) si immergono velocemente le foglie e si buttano pochi secondi nell'olio bollente. Poi ci sarebbero i Saltimbocca alla Romana... ma questa è un'altra storia.... “Chi vuol vivere per sempre deve mangiare salvia a maggio” Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. 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  • MI È FIORITA L'INSALATA!

    Preferirei piuttosto avere rose sul mio tavolo che diamanti attorno al collo. (Emma Goldman) La voglia di Primavera mi assale, e comincio mettendola nel piatto... La moda dei fiori eduli sta spopolando in questi ultimi anni, ma in verità si sono sempre usati quando bastava scendere nel campo, non concimato chimicamente, e raccoglierli. Più difficile in città, dai vasi di fiori sul terrazzo, comperati al garden e colmi di schifezze. Ora però, si trovano corolle confezionati fresche al supermercato, e diverse aziende anche italiane si sono attrezzate per la produzione, di fiori coltivati appositamente per l'uso. Intanto c'è da dire che qualche fiore lo si mangia senza ricordarsene... i fiori di zucca e zucchina, ma anche il carciofo è un fiore e cavolfiori e broccoli o cime di rapa e pure lo Zafferano è un fiore. E in casa mia non c'è stato davvero bisogno di aspettare la moda per trovarsi nel piatto un risotto primavera con zafferano e piselli guarnito di viole e primule. O di condire l'insalata con boccioli di tarassaco, margheritine, trovare nelle frittelle fiori di borragine e petali di rosa e finire con le violette candite col caffè. Superfluo dire che i fiori usati devono essere raccolti in posti puliti, non trattati, le piante comperate nei vivai, se pure poi portate a casa, hanno una quantità di integratori che durano mesi, quindi o si parte dal seme e dalla terra, o si raccoglie nei prati in aperta campagna lontano da strade e altri agenti inquinanti. Se non per fare sciroppi di Rose, Viole, Sambuco, Tarassaco dei quali ho già avuto modo di parlare, non sono solita cuocere i fiori, preferisco usarli per insaporire e come decorazione . Raccolti poco prima di usarli, non sono di facile conservazione, tendono ad appassire in fretta, si può provare in una carta inumidita qualche ora in frigo. La prima, ogni anno è l'insalata di Tarassaco, le foglie tenere, con i boccioli appena spuntati che tagliati fini riempiono il piatto di pagliuzze dorate, con qualche viola, poche margheritine, primule, calendula, e più avanti nasturzi. Alcune di queste, la Calendula e il Nasturzio hanno un sapore e un odore deciso che può non piacere. Più avanti l'insalata di tarassaco sarà ingentilita con petali di rosa tagliati fine per accompagnare una frittatina alle erbe aromatiche Adesso è il momento delle violette che davvero stanno bene ovunque, insieme alle primule sono la decorazione perfetta di un risotto da servire a Pasqua. In una base di cipolla tritata, faccio insaporire degli asparagi di campo, o dei pisellini, aggiungo il riso, il brodo e lo zafferano e finisco la cottura. I fiori decorano il piatto pronto all'ultimo minuto e si mangiano. La quantità è a piacere e gusto personale, così come il riso può essere anche misto ai cereali. I fiori prima di essere usati andrebbero lavati velocemente in acqua fredda e tamponati leggermente con carta da cucina. Raccolti possibilmente la mattina e guardati accuratamente uno ad uno. Ugualmente nella classica pastella per frittelle si possono mettere fiori di boraggine, non spesso e solo qualcuno per via di certe qualità della boraggine, ma una volta all'anno si può fare. Anche i petali di rosa, di glicine e di acacia vanno bene in frittella, ricordarsi però di togliere i peduncoli e tutte le parti verdi dell'acacia e del glicine che non sono poi così commestibili come tanti credono. Ho già scritto della pastella che faccio da anni qui>>, ma ripeto velocemente gli ingredienti: farina autolievitante, acqua frizzante, bianco d'uovo montato, a occhio come diceva mia nonna: - A éuggio se fa sôlo i frisceu - - Aglio roseo, selvatico - Tutti fiori di Allium, aglio selvatico e non, cipolla,erba cipollina sono commestibili e anche bellissimi e durano a lungo, hanno sapore delicato e sono molto decorativi. Una pasta inventata lì per lì e che ha riscosso molto successo: fusilli con zucca a dadini spadellata in olio con fiori di timo e -aglio cirroso, selvatico- di erba cipollina, lasciati in padella giusto il tempo di cuocere la pasta. E allora ho capito che basta inventare con quello che si ha a disposizione al momento anche per una merenda di primavera, una fetta di pane ai cereali, formaggio spalmabile mescolato a poco timo tritato, una fettina di pomodoro e una di mozzarella e poi violette, primule, margheritine, petali di garofano, senza dimenticare i fiori di rosmarino... Altri post dove si parla di fiori: Acqua di San Giovanni qui>>> Le violette tu le mangi? qui>>> M'ama non m'ama la pratolina ci ama qui>>> Rosa di nome e di fatto qui>>> Sambuco qui>> Risotto alla rosa e ortica qui>>> Tarassaco qui>>> Calendula Fiorrancio qui>>> Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL ROSMARINO PRINCIPE DEGLI AROMI

    E sempre verde il rosmarino olezza... "Il Rosmarino deve guardare il mare per profumare meglio" Diceva mia nonna mettendo e togliendo il suo vaso di Rosmarino dal davanzale verso il mare, perché il vento non glielo facesse cadere. Ed è l'ultima cosa che abbiamo fatto, l'ultimo pomeriggio che abbiamo passato assieme...- Mettimi dentro il Rosmarino, che c'è vento - La notte se l'è portata via in silenzio. Il suo Rosmarino no, sono passati trentatré anni ed è ancora lì nel mio giardino, spelacchiato, il tronco grosso come il braccio di un uomo, e guarda il mare. E pare sia così, dal significato del suo nome Ros - rugiada e Marino - del mare, pare proprio che questa pianta riesca a raccogliere i vapori salini del mare che intensificano il suo particolare profumo. Delle sue proprietà staremmo a parlarne per giorni se avessimo voglia, basti sapere che insieme alla Salvia è l'unica erba che ha meritato un libro tutto suo nella biblioteca di mia madre. Purtroppo però le sue doti le abbiamo, chissà perché, dimenticate, salvo quelle che servono a insaporire patate e carne. Per me invece resta inconcepibile non averne una pianta, spesso accanto alla porta di ingresso, come si usava una volta, pianta magica che allontana il male, perché si possa avere sottomano, fresco, sempre. A dir del rosmarino le virtù ci vorrebbe una vita e anche di più. Di recente alcune sue doti sono state non solo rivalutate, ma comprovate scientificamente e la più importante, udite udite, è l'effetto a livello cerebrale sulla memoria. Per il resto risulta essere antiossidante, antibatterico, astringente, antisettico, tonico, digestivo, analgesico per dolori reumatici, mal di testa e mal di denti, energizzante, persino nei confronti dei follicoli piliferi dei capelli, favorendone la ricrescita e rallentandone la caduta, e poi afrodisiaco... Per questo non potrò dire tutto, ma se vi capita voi un po' di Rosmarino mettetecelo, ovunque. Dato che mi piace mescolare verità e leggenda racconto di come, a proposito di capelli, si costruissero pettini di legno di Rosmarino per scongiurare la calvizie, ma certamente la più interessante è quella che riguarda l'Acqua della regina Isabella d'Ungheria, moglie di tal Carlo I, che non sono riuscita a collocare temporalmente. Certo invece il ritrovamento di un documento dove la stessa regina scrive la ricetta di tale Acqua miracolosa, donatale da un eremita quando lei a causa di gotta e altre infermità all'età di 72 anni non camminava più. Usando detto rimedio per un anno non solo tornò a camminare, ma usandola anche per il viso ridiventò talmente bella che il re di Polonia la chiese in moglie. Ora che sono invecchiata, single, piena di acciacchi e possiedo finalmente un alambicco non mi resta che provare, adesso che il Rosmarino comincia a fiorire. Leggenda o verità da allora l'Acqua d'Ungheria è stata sempre usata passando da panacea per tutti i mali a semplice tonico per il viso. Se per caso voleste provare a farla vi passo qui la ricetta originale, presa dal famoso libro: Restò quantunque famosa questa acqua, tanto poi da interessare alchimisti e farmacisti dell'epoca che iniziarono ad aggiungere e levare erbe e alcol e olii, e a fabbricare anche creme. Anche Luigi XIV guarì miracolosamente da una reumatismo ad una spalla e ad un braccio grazie a quest'acqua e si dice che pure Napoleone usasse un'acqua di colonia di Rosmarino che considerava un eccellente stimolante della concentrazione mentale. Oggi spesso per questi scopo viene usato l'olio essenziale, con il controllo di un esperto proprio per le sue proprietà. Un'altra ricetta che vede il Rosmarino protagonista è l'Aceto dei quattro ladri, rimedio anche questo rimasto nella leggenda e che a seconda del periodo e del posto dove viene usato cambia ingredienti. La prima volta che se ne sente parlare è intorno al 1630 a Tolosa dove la peste fece 50000 vittime e dove nei registri della città compaiono i quattro ladri che presi a rubare nelle case degli appestati gli fu promessa, non mantenuta, la grazia, dietro la ricetta del miracoloso rimedio. Una formula diversa da quella di Tolosa si trova nel museo di Marsiglia ma in entrambe gode un buon posto il Rosmarino. Inizialmente si trattava di piante lasciate macerare nell'aceto per dieci giorni, poi si arrivò all'uso di oli essenziali sciolti in alcol e in acido acetico. Ne riporto una formula casalinga di tradizione contadina, facile da fare, ma con le erbe della ricetta originale: E se non serve per allontanare i germi chissà che non sia buono in insalata ... un po' come quello che faccio a Natale (DI SALI PROFUMATI E ACETI AROMATIZZATI >>>qui) Un mazzetto di aghi gettato in acqua bollente e messo in un catino, con un asciugamano sopra la testa, per un "fumento", i suffumigi di una volta, in caso di raffreddore. Una, due gocce di olio essenziale sullo spazzolino da denti o una tisana agli aghi di rosmarino da usare tiepida come collutorio per l'igiene orale. Insieme all'Ortica (>>qui) per rinforzare i capelli. Un rametto a bollire insieme a qualche chiodo di garofano per deodorare casa. Un rametto o gli aghi mescolati a sale grosso nell'acqua del bagno, ma non prima di dormire per l'effetto stimolante. Tristo quel male che il rosmarino non sana. Come con tutti i fiori è possibile fare anche un'ottima gelatina che oltre a rinfrancar lo spirito, come dice tal Donzelli nel suo Teatro farmaceutico, "conforta il cerebro humido, giova al cuore e corrobora le membra nervose". Come la faccio è al solito modo: passando le mele nell'estrattore, unendo al peso della passata di mele circa 400 gr di zucchero ogni mezzo chilo di passata, messa al fuoco ad addensare e solo verso la fine aggiungo una bella manciata di fiori di Rosmarino pulitissimi, guardati uno ad uno ma non lavati. Faccio cuocere pochissimo i fiori perdano il meno possibile colore e fragranza. È ottima con i formaggi. Per gli altri usi culinari di questa pianta, sempre meglio fresco, non mi dilungo a dire che va ovunque vogliate metterlo, ma è molto carino usare i rametti, tolte le foglioline lasciando solo il ciuffo, come spiedino, per dei sfiziosi aperitivi. Nella foto sotto uno spiedino con ovetto di quaglia, pomodorino confit, quadretto di formaggio a scelta, tarallo per chiudere. A fianco se interessa piadina con farina d'ortica con salume a scelta, tris di ripieni liguri, pane e humus di ceci decorato con fiore di aglio selvatico Così come il rametto serve per ungere la carne del barbecue. Per il resto gli aghi di questa pianta, si usa metterli sulla Focaccia di pane, ma anche sul Castagnaccio, così come sulle patate arrosto o dentro la pancia di un pollo arrosto con un po' di lardo tritato, o nel pesce, o nella pasta e fagioli o nella zuppa di ceci o altre zuppe. E in ultimo decorazioni di Rosmarino, tralci per decorare la tavola, anelli come portatovaglioli, corone profumate, sui piatti, nei piatti, come segnaposto... Ecco del rosmarino; è per memoria. Non ti scordare, amore; e qui le viole, per i tuoi pensieri. William Shakespeare, Amleto, 1602 Condivi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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