top of page

Search Results

Search this site

402 risultati trovati con una ricerca vuota

  • TIGLIO

    Tiepide sere estive Adesso i tigli sono rifioriti davvero e la sera, quando comincia a far buio ed è finito il faticoso lavoro, giungono le donne e le fanciulle, salgono in cima alle scale appoggiate ai rami e riempiono un cestino di fiori di tiglio.. . Dai vecchi alberi, attraverso le tiepide sere estive, giunge sempre un profumo dolce come il miele... Hermann Hesse Se c'è un albero che tutti conoscono quello è il Tiglio, non c'è bisogno di spingersi in campagna per trovarlo, è uno degli alberi preferiti per formare viali alberati in tutte le città d'Europa e del mondo. Unter den Linden, (Sotto i Tigli) il viale di Tigli più famoso si trova a Berlino. Forse per la sua longevità, forse per le innumerevoli proprietà, l'impiego di ogni sua parte, sta di fatto che in ogni paese da tempo immemorabile si usava piantare un Tiglio nella piazza del paese e sotto si riunivano gli abitanti per discutere e decidere su tutto ciò che riguardava la cittadina. Fra i Tigli Monumentali chi sostiene che il più vecchio sia quello di Macugnaga in Piemonte, pare abbia 800 anni, una lapide posta lì vicina, riporta: -Dal 1200 intorno a questo tiglio si adunavano per civili incontri e mercati genti delle valli nostre e straniere. Sotto la sua ombra con animo patriarcale si amministrava la giustizia...- O a Cava de'Tirreni dove pare ci sia il Tiglio sotto al quale studiava Torquato Tasso... Tiglio monumentale di Macugnaga Riconoscerlo quindi non sarà difficile, non fosse che per il profumo dei suoi fiori, talmente dolce e inebriante da rilassare chiunque. Al giorno d'oggi si potrebbe pensare di fare sotto a un Tiglio per esempio, le assemblee di condominio... 😜 Ne esistono diverse varietà europee e americane, che spesso danno origine a ibridi, io uso quello che c'è qui vicino a casa mia senza sapere esattamente a che specie appartenga. Da sempre considerato pianta sacra, e legato a mille e una leggenda. La sua foglia a cuore ne ha fatto l'albero dell'amore di coppia, della fedeltà anche per quello che racconta Ovidio ne Le Metamorfosi, che vuole i coniugi Filemone e Bauci, in perfetta armonia tutta la vita ("comandano e obbediscono" dice Ovidio), gli Dei esaudiscono il loro desiderio di continuare così per l'eternità trasformando lui in quercia e lei in Tiglio. Perché tu non abbia dubbi, sui colli di Frigia c’è una quercia vicino a un tiglio, e intorno un muro di altezza modesta... Per avvicinarsi alle tante proprietà terapeutiche del Tiglio, basti pensare all'altra leggenda che vuole Chironte, il centauro conoscitore di erbe, che curava tutti i mali degli uomini con queste, fosse nato da Filira poi trasformata in albero: un Tiglio appunto, il primo. Ma ogni posto ha i suoi racconti e il Tiglio è caro anche ai popoli germanici. Il suo nome ha dato origine al verbo lindern , alleviare, calmare, mitigare... oltre che ad altre mille e una leggenda nordica, impossibile da raccontare tutte, ma se cercate in ogni narrazione antica, troverete il Tiglio. Non resta che farne man bassa quando fiorisce, appena fiorisce, fra maggio e giugno a seconda della posizione. Si raccolgono i fiori con le "ali", le due bratee attaccate al fiore, e si fanno seccare all'ombra, all'aria, prima che siano del tutto aperti. Credo sia inutile dire che non bisogna raccogliere quelli dei viali in città, inquinati dai gas di scarico, cercate un Tiglio in aperta campagna... comunque quando raccolgo erbe per fare tisane, per scrupolo, immergo velocemente per un attimo nell'abbondante acqua della fontana, fosse solo per togliere la polvere. Una volta secchi per bene, sommariamente sminuzzati con le mani, ne farò la dolce tisana preferita della sera, il prossimo inverno, magari con un pizzico di Biancospino (qui>>>), per rilassarmi, dormire meglio, ma anche nel caso di tosse raffreddore, per sciogliere il catarro, per sudare in caso di febbre, con l'aggiunta o meno del Miele di Tarassaco (qui>>>) . Ha anche effetti diuretici. La preparazione, sempre la stessa, quella dell'infuso, un bel cucchiaio di erbe secche, anche due, nella tazza tisaniera, acqua quasi bollente, copro e bevo dopo almeno 10 minuti. Questi dolcissimi fiori sono fra i più bottinati tra le api, che ne fanno un miele profumato, sempre sperando che anche loro non vadano a raccogliere il polline per le strade di città ... Ma non è finita qui... ora viene la parte più dimenticata... In primavera le prime foglie tenere possono essere usate come insalata, addirittura per farcire panini, come i germogli che si fanno lessati come una qualsiasi verdura, in estate mentre raccolgo i fiori raccolgo anche i rametti con le foglie, che faccio seccare e poi frantumate con le mani e setacciate per eliminare le parti grosse, trasformo in farina. Per la loro caratteristica mucillaginosa sono un ottimo addensante per minestre. Certo deve piacere il gusto, ma si può sempre provare. In anno di raccolta abbondante uso fiori e foglie anche per imbottire cuscini profumati DEI CUSCINI PROFUMATI E FATATI (qui>>>) Oltre alle innumerevoli proprietà terapeutiche c'è da dire che il legno di Tiglio non è particolarmente pregiato, facile però da lavorare, usato per lo più per fiammiferi, matite, tasti di pianoforte, paste per la carta, le fibre della corteccia invece si possono usare per fabbricare corde e intrecciare stuoie, in Russia fabbricavano scarpe, sulla corteccia ridotta in foglietti anticamente ci si scriveva come con il papiro, insomma davvero una pianta magica e utile, forse per quello non poteva mancare in nessuna città. "Sotto a quel tiglio nella campagna, là c'era un letto per noi due, e là potete ben vedere come sono spezzati i fiori e l'erba. In una valle al limite del bosco, tandaradei, dolce cantava l'usignolo..." -Under der Linde - Walther von der Vogelweide (XII secolo) - Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • SAMARE

    Nel mezzo un olmo immenso, ombroso, stende i rami e le braccia annose: dicono che questa sia la casa dove stanno di solito i vani Sogni, appesi, sotto ciascuna foglia. Eneide VI, 282-249 Era il tempo delle Samare... Sono pochi anni che le ho ritrovate per caso, passando in un sentiero, dopo che negli anni '50 un fungo trasportato da insetti ha decimato tutti gli Olmi europei. Le Samare sono i frutti dell'albero di Olmo, i primi frutti, credo, dell'anno. Quando le ho viste non credevo ai miei occhi, in quanto ne avevo una memoria lontanissima, e non le avevo mai più trovate, ma non ho avuto dubbi. Questo particolare frutto, che in due sottili membrane leggere avvolge il seme, è commestibile, buono, con un gusto fresco che ricorda la nocciola. Buoni in insalata, mescolati ad altre erbe, o aggiunti a zuppe e minestre, o anche come decorazione nei piatti. Sono più gustose prima che si intraveda il seme rossiccio all'interno. Basta raccogliere e pulire velocemente senza tenerle troppo immerse nell'acqua. L'Olmo è un altro albero magico di cui si è persa memoria, quella memoria che faceva sì che anche un bambino sapesse distinguere un albero da un altro, ora non più. Ignoro se vengano insegnati a scuola, ma certamente in casa è difficile. Spesso la magia era la spiegazione alle proprietà curative e anche l'olmo ne ha, ma chi se ne ricorda? Forse solo gli erboristi oggi affidano all'olmo la cura della pelle, dell'acne, di alcune dermatosi. All'Olmo era affidato il mondo dei sogni, il potere di rimettere in ordine ciò che era in confusione, spesso sotto un olmo i giudici decidevano le sentenze. Albero caro vicino alle case, a lui si affidava la speranza di una prole numerosa, bambini che poi si suggeriva fossero messi a dormire fra rami e foglie di Olmo che li avrebbero fatti crescere con ossa forti e robuste. Non c'era vigneto dove l'Olmo non fosse maritato alla vite, sostituito ora da pali di cemento... Spesso piantato vicino alle chiese, il più vecchio d'Italia, che ha resistito alla grafiosi, è l'Olmo di Casa Mordini, di circa 500 anni, inserito negli alberi monumentali, protetto da almeno 4 leggi, 2 nazionali e 2 regionali. Anche se la circonferenza di 682cm non è data da un solo fusto ma da più alberi della stessa ceppaia. Con la disconoscenza degli alberi se ne va un altro sapere antico come l'uomo, quando ogni albero aveva una funzione all'interno della comunità. Finiti i tempi dove alla nascita di un figlio si piantava un albero. Due anni fa, senza grandi motivi apparenti, forse per fare luce su un sentiero, sono stati tagli gli enormi tigli che il nonno di mio marito aveva piantato alla nascita delle figlie, ho provato un dolore sordo. Loro non ci sono più da tanto, ma i tigli erano lì, forti e diritti a ricordarle... sì, ma da chi? forse solo da me. Chi li ha tagliati non lo sapeva e forse non sapeva nemmeno fossero tigli. Solo con me stesso Gli alberi si piegano ad accarezzarmi. La loro ombra abbraccia il mio cuore. Candy Polgar Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FIOR DI LUNARIA, FIOR DI MONETA

    È davvero questo l'anno della Lunaria! Non ne avevo mai visto tanta, andando e tornando dai miei monti al mare è tutto un color rosa violaceo ai bordi delle strade, quasi qualcuno l'avesse seminata. Speriamo sia di buon auspicio, visto che nel linguaggio magico delle piante, per la somiglianza dei suoi frutti con delle grosse monete, il nome con il quale è più conosciuta è Moneta del Papa, la si ritiene portatrice di ricchezza, in grado di proteggere dalla miseria e dagli spiriti maligni e che ce ne sia bisogno in questo periodo non c'è dubbio Lunaria pare invece derivi dal nome "luna" che gli alchimisti davano all' argento convinti come erano che questa pianta riuscisse a trasformare il mercurio appunto in argento. D'argento diventano i frutti quando seccando, strofinati e tolti delicatamente i semi fra le due parti, rimane un sottilissimo disco madreperlaceo che può ricordare una moneta e per alcuni riflette la luce lunare. Quanti ne facevamo una volta perché fossero pronti per abbellire le case in inverno, adesso mi piacciono anche così seccati e basta, sempre per usarli in composizioni dall'autunno in poi . Il motivo perché ne parlo qui non è il mero ricordo melanconico del suo uso decorativo, ma per il fatto che anche questa è un'erba commestibile, e commestibile in tutte le sue parti. I fiori, decorativi in un angolo del giardino, sotto ad altri alberi o arbusti, profumano specie di sera e sono ricercati da api e farfalle. Dal fiore si evince facilmente si tratti ancora una volta di una parente del cavolo, della senape, del ravanello ecc. cioè della famiglia delle Brassicaceae o Crucifere per via dei quattro petali in croce, quindi il suo gusto è piccante, da tener presente se si usano i fiori, o i frutti verdi ancora immaturi, le siliquette, nelle insalate. I semi possono essere pestati e dare un condimento davvero molto simile alla senape, mescolati ad aceto e sale. Ho già scritto diverse volte che le piante con sapore così prevalentemente piccante non fanno parte dei miei misti di erbe, per il semplice motivo che mi sembra alterino troppo il gusto delle altre, mentre sono usate da chi piace. Così le prime foglie che escono in primavera, basta essere certi di riconoscerle, il fusto, i fiori, la radice in autunno quando diventa più carnosa, bollito o crudo tutto è commestibile, basta che sia gradito il sapore. Come sempre esistono diverse varietà botaniche di Lunaria, alcune con fiori anche bianchi e frutti più allungati che rotondi e si nota la somiglianza con una parente, la Alliaria>>>qui che però si distingue immediatamente per l'odore di aglio. Come altre erbe comuni le si sono sempre attribuite proprietà curative, ora studi scientifici si soffermano sui suoi contenuti di acido nervonico, utile per il cervello, che potrebbero essere interessanti nella cura dell' Alzheimer e della Sclerosi. Ricca di vitamina C e minerali e antiossidanti, qualche foglia non può che far bene. Non mi risulta sia protetta, ho letto comunque che in alcuni luoghi è ritenuta rara, qui quest'anno non lo è di sicuro. Occorre ricordare che è una pianta bienne, solo in alcuni casi eccezionalmente annua, nonostante il nome dato a una varietà da Linneo, Linaria annua, la più comune. Sarà il caso di farne gran scorta, nella speranza che funzionino gli effetti magici, che possa regalarci salvaguardia dai maligni, dalla miseria e riporti gli uomini alla chiarezza e all'onestà come il suo nome inglese Annual honesty sembrerebbe significare. Forse quest'anno ce n'è tanta proprio perché la natura sapeva che ne serve una quantità notevole, per tutti. Buona Pasqua -foto dal web- Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • I CUCULLI

    A l’è a riunda di cuculli che tò moe a l’ha ruttu i tondi a l’ha ruttu i recamme cinque lie ghe son costè. A l’è a riunda di cuculli i cetroin sensa i peigulli a bursetta recamma scignuria sciu spezià. A l’è a riunda de zenà che comensa u carlevà carlevà u l’è zà passou l’ommu du saccu u se l’è piggiou. Mancavano alla categoria dei fritti di Liguria i Cuculli, le frittelle di farina di ceci, che forse facciamo solo qui così piccole, simili alle pettole pugliesi che sono però di farina bianca. Segreti non ce ne sono, anche perché ognuno le fa un po' come vuole, è semplice farina di ceci, acqua e lievito. Di solito lascio l'impasto di una consistenza per così dire a nastro, e una volta lievitato lo prendo con un cucchiaio passato prima nell'olio caldo e con l'aiuto di un altro cucchiaino lo faccio scivolare a friggere. Uso il lievito a lievitazione naturale in grani, con la dose indicata sulla bustina. C'è chi fa un impasto più sodo, io vado molto a occhio, perché come diceva mia nonna "A éuggiu se fâ sôlo i frisceu" a occhio si fan solo le frittelle, quindi per una volta sono più che giustificata. Messo il tutto a lievitare per qualche ora, anche 12, dalla sera alla mattina o viceversa, all'impasto finale viene aggiunto poco sale, il verde tritato della cipollina fresca e maggiorana, o anche niente. Qualche volta ho aggiunto pochi pezzi di carciofo tritati o anche un cucchiaio di Rossetti, il novellame di pesce, insomma si può aggiungere tutto quello che sta bene con la farina di ceci, così come si fa con la farinata. La ricetta è già presente con il nome di "cucullo" ne "La Vera Cuciniera Genovese" del 1862, dove sono anche dei cuculli di patate. Per quanto mi riguarda abbiamo sempre chiamato così solo quelli di farina di ceci per distinuerli dai Frisceau, quelle di patate semplicemente polpette. Più importante è come friggerli, pochi alla volta, in olio profondo, caldo ma non caldissimo per permettere la cottura anche dentro. Appena dorati si tirano fuori. E fritti nell'olio di oliva... eh sì, acquistano sapore. Resta da capire cos'era questa "rionda di cuculli" che tutti quella della mia età hanno sentito raccontare. Anche la parola "cucullo" non si capisce bene l'etimologia, qualcuno parla del bozzolo del baco da seta, anche se cucullus in latino significa cappuccio a cono, proprio dei monaci che a loro volta lo presero dal gallico, chissà che non derivi proprio dal tradizionale cono di carta paglia dove vengono da sempre serviti come cibo da strada. Ad ogni buon conto, qualche anno più tardi, qualcuno ha pensato di individuare la famosa rotonda (riunda) a Rapallo ... chissà ... 😜 A riunda dita “Siggi” amìa ben cumme ti a piggi, se ti sgàri in stisinin ti te u piggi in tu stupin. Ti ghe treuvi biciclette, camiun motu e carussette, tutti nun san cose fà se fermase o cuntinuà. Quelu in machina cu sùa, quelu a pè cu-a sò scignua, i furesti e i rapallin se ne sbattan u belin. Quella lì, cari fanciulli, a l’è a riunda di cuculli. Traduzione La rotonda detta Siggi guarda bene come la prendi se ti sbagli appena un poco trovi biciclette, camion, moto e carrozzelle nessuno sa cosa deve fare se fermarsi o continuare Quello in macchina suda quello a piedi con la sua signora agli stranieri e ai rapallini non gliene frega niente. Quella cari fanciulli è la rotonda dei cuculli Traduzione filastrocca inizio post E’ il girotondo delle frittelle tua madre ha rotto i piatti ha rotto quelli ricamati cinque soldi le son costati. E’ il girotondo delle frittelle le arance senza picciolo la borsetta ricamata riverisco signor speziale. E’ il girotondo di Gennaio che comincia il carnevale carnevale è già passato l’uomo del sacco se l’è pigliato.

  • LE CRÊPES

    Per molti anni in questa casa non sono entrate Crêpes, crespelle le chiamavamo, si andava di cannelloni, parevano troppe le uova nelle ricette che giravano per i libri di cucina allora reperibili. Mia madre, quando la parola colesterolo non esisteva, mai ho capito in base a quale concetto, aveva un numero ristretto di uova nel suo firmamento culinario: ovunque, nel pan di Spagna come nella crema pasticciera o nelle Crêpes erano sempre troppe. Poi un giorno, per il mio secondo figlio, che aveva ambizioni da cuoco fin dalla più tenera età, comperai un libro di ricette da fare con i bambini, quando lui nemmeno sapeva leggere e meraviglia! trovai una ricetta che non ho più abbandonato. Mi si aperse un mondo... facili, economiche, trasformabili in mille modi, si possono preparare con anticipo, e soprattutto con poche uova. 250 gr. di farina un pizzico di sale 1/2 litro di latte e acqua mescolati nella proporzione che volete 1/4 di latte e 1/4 di acqua per esempio 2 uova un cucchiaio di burro fuso In una fondina setaccio la farina e metto le due uova intere, mescolo con il burro fuso e aggiungo l'acqua e il latte fino ad aver mescolato bene MA niente sbattere con fruste o mixer, non va incorporata aria, per avere un impasto fluido meglio lasciar riposare un po', mezz'ora, un'ora... Una prima variante è nell'uso di farine diverse, grano saraceno, farina di castagne, anche di mais, farina integrale,farina di ceci, sempre in proporzione metà e metà con farina bianca doppio zero. Importante per cuocere, la padellina bassa e sottile antiaderente della misura giusta apposta per questo uso, se non c'è una padella antiaderente qualunque. La padella sul fuoco leggermente imburrata con l'aiuto di carta da cucina, dopo qualche esperimento si trova sia il fuoco giusto, inizialmente alto, che la quantità da mettere ogni volta nel padellino per avere una crêpe sottile. Una volta versato al centro, con il mestolo l'impasto, muovere la padella in modo rotatorio inclinandola velocemente per far si che si allarghi sul fondo e con il fondo del mestolo in un movimento circolare in pochi secondi coprire la padella con l'impasto. che si rapprenderà all'istante. Un attimo ed è pronta per essere girata, con una spatola o se siete dei giocolieri esperti, saltandola in aria. Non si unge ogni crêpe ma solo ogni 4 o 5. Altri sistemi, che possono essere usati all'inizio, tipo quello di eliminare l'eccedenza di impasto inclinando la padella hanno solo l'effetto di sporcare ovunque. Se non si riesce, all'inizio si può, per imparare a farle sottili, provare, facendo cadere l'impasto in un'altra ciotola però. In sostanza appena allargato nel padellino basta tenere in verticale, non cade, per eliminare l'impasto in più, quello che non si è rappreso immediatamente. A questo punto su di uno strofinaccio pulito preparato alla bisogna, le allargo affinché raffreddino, dopo possono essere tranquillamente impilate in un piatto, chiuse con pellicola e conservate in frigo qualche giorno. Non attaccano. Con questa ricetta a me ne vengono 18 - 20 di circa 19 cm di diametro. Con l'impasto si può, sulla piastra elettrica fare una grande crêpe rettangolare da farcire e tagliare poi a fette, molto utili in un finger, messi in piedi e detti "turbanti" Una volta pronte possono essere farcite con un'infinità di ripieni: classico: verdure, tipo Prebuggiun (qui>>) e ricotta, formaggio parmigiano. Le verdure bollite, tritate, aggiunte a ricotta in proporzione da rendere il ripieno morbido. elegante: besciamella, funghi, prosciutto con funghi porcini o misti spadellati a pezzetti piccoli, aggiunti a prosciutto cotto tritato, poca besciamella per amalgamare, o senza fungi solo prosciutto e formaggio. appetitoso: radicchio, taleggio e noci. Il radicchio crudo, soffocato in padella con pochissimo aglio e olio, aggiunto a taleggio e noci tritate. Adatto l'impasto con grano saraceno gourmet: chiusa a sacchetto con dentro un risottino primavera o come si vuole sfizioso: un asparago bollito ogni crêpe, stracchino. Buono con la farina di castagne vegetariano: con verdure miste, tipo una caponada e formaggio molle e l'impasto di grano integrale autunnale: di farina di castagna condito con pesto invernale : lardo o pancetta rosolato in padella posato sopra a una crepes di farina di mais o di ceci dolce: marmellata, crema, panna, quella crema famosa di nocciole e cioccolata..., frutta sciroppata, ecc. ecc. in questo caso poi gratinate in forno con lo zucchero sopra famose: Suzette, dalla Francia, a dir la verità ricetta monegasca, nonostante gli aneddoti di cuochi famosi e principi... Dolce, vuota, piegata a triangolo, immersa in una salsa di burro, arancia e limone, e incendiate con il Grand Marnier. Certo per queste sarebbe meglio la ricetta originale, che ha più uova e un cucchiaio di zucchero ... e poi con la fantasia quello che si vuole e quello che a volte si ha in casa. Un altra variante è la chiusura. Esiste più di un metodo per chiudere una crêpe arrotolandola tipo cannellone chiusa dalle parti e arrotolata piegandola a metà e poi ancora a metà a formare un triangolo a sacchetto chiusa con due fili di erba cipollina arrotolata e tagliata a pezzi e messi in piedi come turbanti a pacchetto Si capisce perché mi si è aperto un mondo, perché davvero le versioni sono davvero infinite tra cambiare l'impasto, il ripieno, il modo di chiuderle e di condirle, e tutte da affidare alla propria fantasia, al proprio gusto, e poi veloci da preparare. È possibile anche farcirle in anticipo il giorno prima, disporle nella teglia, coperte da pellicola perché non secchino e conservate in frigo. L'importante è lasciare il condimento da unire all'ultimo minuto, e infilarle in forno giusto 15-20 minuti prima di portarle in tavola. Tutte possono essere condite con poca besciamella allungata, senza esagerare, spesso basta un fiocchetto di burro su ogni crêpe, formaggio, qualche aroma, e poca panna o besciamella. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SPINA CHRISTI, LA MARRUCA

    foto dal web (qui>>>) In tema, la pianta di queste giornate spinose non può che essere la Marruca o Paliurus spina-christi o anche Ziziphus spina-christi. Per i genovesi, liguri in generale, Ziziphus riporta alla mente la parola dialettale "zìzoa" che vuol dire giuggiola e in effetti di un albero della stessa famiglia si tratta. Spina christi è evidente che si riferisce alla corona di spine di Gesù. Al di là di leggenda e verità le spine conservate, considerate reliquie attendibili, sono tutte di questa pianta, mentre la corona, sempre quella considerata attendibile, conservata a Notre Dame di Parigi è intrecciata, per tenere la forma, insieme con una semplice varietà di giunco. E tutte le spine, sempre quelle accettate e conservate in giro per il mondo, sono state staccate dalla suddetta corona, e sono di Marruca. Si suppone che in origine fossero circa sessanta, settanta spine, e fu Luigi IX di Francia, San Luigi, a staccarle e a distribuirle in giro. Egli comperò la corona dal Re di Costantinopoli Baldovino, a saldo di un debito da questi contratto con Venezia e costruì la Sainte-Chapelle per conservare la preziosa reliquia. ... siepe che il passo chiudi co' tuoi rami irsuti al ladro dormi 'l dì; ma dài ricetto ai nidi e pascolo a gli sciami; siepe che rinforzai, che ripiantai, quando crebbe famiglia, a mano a mano, più lieto sempre e non più ricco mai; d'albaspina, marruche e melograno, tra cui la madre selva odorerà io per te vivo libero e sovrano, verde muraglia della mia città... La siepe G. Pascoli - Primi Poemetti La Marruca cresce abbondante intorno a Gerusalemme, dal Marocco all' Iran, ma non disdegna neanche i nostri siti su fino alle Alpi, in posti molto soleggiati, ora abbastanza rara, certamente più conosciuta al Sud, poco sulle isole. L'arbusto una volta molto usato per creare siepi inviolabili atte per il portamento ramoso e le lunghe spine a recintare il bestiame e le proprietà, ha una corteccia rossastra, piccole foglie lucenti, fiori galli graditissimi alle api, il che ne fa un'ottima pianta mellifera. I frutti singolari tondi, piatti danno il nome volgare alla pianta di cappellini o soldini. Questi hanno un sapore che ricorda la mela secca e una volta, maturi, venivano tostati e macinati e usati come caffè. foto dal web (qui>>>) Le proprietà accertate sono innumerevoli, diuretiche, antinfiammatorie, contro colesterolo e acidi urici e largamente usata in preparazioni erboristiche. Dalle foglie si ottiene un preparato per le pelli grasse, i brufoli, come polvere deodorante, ed è anche una delle piante con le quali si prepara il Sidr, conosciuto anche impropriamente come Henné puro, anche se la pianta dell'Henné è un'altra, ma gli effetti sono molto simili sia sulla pelle che sui capelli, dove è usato per il potere lavante e rinforzante, non colorante, infatti è adatto per i capelli chiari. È in vendita in molti siti o nelle erboristerie, in polvere ottenuta anche da altre varietà di Ziziphus. foto web (qui>>>) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SALSA DI NOCI, DI NOCCIOLE O DI PINOLI .... NÒXE, NISÊUE E PIGNEU...

    foto di Antonio Andreatta “E o dixeiva, frattanto che i pigneuoi pestava co-e noxe in tò mortâ: -Andavimo pe pigne da figgeu, e sentivimo o vento sciù in ti pin…-” - Edoardo Firpo - Tra le salse liguri spicca la Salsa di Noci, a Sàrsa de Nôxe, per condire i Pansoti (qui>>>), ma anche delle tagliatelle o una pasta. Salsa senza cottura, un pesto se vogliamo, in quanto per tradizione è fatta al mortaio, pestando le noci con altri ingredienti fino a ridurle a crema. Vediamoli questi ingredienti : Noci, pinoli, aglio,mollica di pane bagnata nel latte, olio, sale. Nella foto manca il parmigiano reggiano grattugiato, ingrediente indispensabile, ma tradizionalmente non nella confezione della salsa, messo poi al momento di condire la pasta, c'è invece un po' defilato il bicchiere di un frullatore perché ...insomma... siamo negli anni della tecnologia e se voglio uso pure il mortaio, ma faccio decisamente prima nel frullatore con un risultato davvero accettabile. Bandita invece la panna, e pure la ricotta, basta la mollica imbevuta di latte che dà la cremosità giusta. Qualcuno indica l'uso della Prescinseua>>>, io no, qui mai messa. Per le quantità invece ci si regola a piacere. La tradizione vuole le noci spellate e il risultato finale è diverso. Sgusciate le noci, si gettano per pochi minuti in acqua bollente, si spegne il fuoco e si procede a spellare i gherigli, togliendo la pellicina Ho spellato chili di noci da ragazza, fino a che un giorno ho deciso che bastava sbollentarle, per togliere il forte che possono prendere le mie noci campagnole un po' selvatiche, specie dopo quasi un anno dalla raccolta. Almeno la sbiancatura delle noci rimane un'operazione importante per avere una salsa chiara e non abusare in proporzione del pane ammollato. Sistemo tutti gli ingredienti nel bicchiere del frullatore e frullo. Aggiungo il parmigiano E così per fare una buona Salsa di Pinoli, ottima per condire i Corzetti o Corsetti o Croxetti,>>> dischetti di pasta fresca ottenuti tagliando e successivamente pressando la pasta, ottenuta con farina e acqua, in uno particolare stampino di legno intagliato. Il procedimento è uguale come la Salsa di Noci, semplicemente sostituendo le noci con soli pinoli, certamente italiani, usando l'aglio se gradito e con l'aggiunta, in questo caso utile, di qualche ciuffo di maggiorana. L'uso della maggiorana non si disdegna nemmeno nella salsa di noci, se piace. Della differenza importante fra i pinoli ho già detto qui >>> nel post dedicato a Sua Maestà Re Pesto>>>, e pure dell'aglio di Vessalico che è sempre meglio usare per le salse liguri. Stesso metodo e ingredienti per la Salsa di Nocciole, se non con la differenza di tostare le nocciole per privarle della pellicina e qui sì, una buona aggiunta di ricotta. Con questa salsa è buona anche una semplice pasta integrale. Tutte e tre, con il frullatore, sono salse veloci da preparare all'ultimo minuto, anche per l'arrivo di un ospite improvviso, basta avere i pochi ingredienti sempre in casa. Ricordo che qui, a pochi chilometri da dove abito, esattamente dove sono nata, è stato registrato da qualche anno, il marchio "Nocciole Misto Chiavari", che tutela le diverse varietà di nocciole coltivate sulle colline dell'entroterra ligure, pare da addirittura 4000 anni, e i prodotti da esse derivati, come il pregiato olio di nocciole, ottimo a crudo su pesce e carne, ma anche sulla pelle. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Nel 2018 darà vita all'Associazione Culturale Erbando, un'associazione senza fine di lucro volta a promuovere la cultura in tutte le sue forme, con particolare interesse, da un lato alla divulgazione della conoscenza delle Erbe Selvatiche Commestibili Spontanee, dall'altro lo studio e valorizzazione della donna attraverso la storia dell'evoluzione dei lavori femminili nell'ultimo secolo. A tal fine, l'Associazione dà vita ad incontri, convegni, conferenze, interventi nelle scuole, corsi didattici per bambini e ragazzi, manifestazioni, eventi e mostre (qui>> per gli eventi). Una delle espressioni dell'Associazione Culturale Erbando è questo Blog, tenuto, curato e messo a disposizione direttamente da Lella Canepa senza alcun intermediario e, come puoi notare, senza alcuna pubblicità che ne possa sostenere i costi. Per questo ti chiediamo una piccola donazione di solo 1€ che ci aiuterà concretamente a ridurre/eliminare i costi di gestione del Blog e di continuare a darti la possibilità di leggere i tuoi contenuti preferiti senza alcuna pubblicità. Clicca sul pulsante qui sotto e apri il link sul tuo browser fuori da Facebook! Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Clicca qui sotto per avere il manuale "Il Mio Prebuggiun" e apri il link sul tuo browser fuori da Facebook! Clicca qui sotto per acquistare il libro "Donne da Ieri a Oggi" (né Lella Canepa né l' Associazione Culturale Erbando percepiscono alcun compenso per l'acquisto del libro; il link ha il solo scopo statuario di diffusione e promulgazione della conoscenza dei lavori femminili dell'ultimo secolo) Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare. Sostieni il Blog di Erbando, clicca sul pulsante qui sotto e apri il link sul tuo browser fuori da Facebook!

  • CROSTATA AL LIMONE

    Il mio dolce di questa strana Pasqua è la crostata al limone. Dovevo fare qualcosa che oltre al dolce avesse anche quel poco di aspro perché non sarà questa la festa tutta serena che si vorrebbe avere, gioiosa e allegra, l'aspro lo dobbiamo mandare giù volenti o nolenti. La Pasta Frolla per le mie crostate è la stessa da anni, la classica dell'un-due-tre o come l'ho imparata io, del tre-sei-nove, dove il tre sono 3 etti di zucchero, il sei 6 etti di burro e il nove 9 etti di farina. La proporzione resta la stessa, quale si voglia sia la quantità. Nella marea di paste chiamate frolle questa è pressoché infallibile. Dico così perché si può impastare, conservare in frigorifero chiusa in un contenitore anche 20 giorni, l'importante che uovo e burro siano freschissimi. Si può congelare, si possono fare e congelare biscotti e crostate già pronte da infornare. Inoltre in questo post vorrei riuscire a dimostrare come sia facilissimo farla con qualsiasi robot da cucina, quando tante volte mi sono sentita dire impossibile e io non saprei invece quasi più impastarla a mano. Nella frolla vera non ci va lievito. Si chiama frolla perché deve "frollare" in un luogo fresco, solitamente in frigorifero per un po' e perché anche dopo cotta è meglio se mangiata il giorno dopo, sarà più morbida. Un'altra cosa che toglie sofficità implacabilmente è la lunga lavorazione, che non fa altro che scaldarla e renderla poi dura in cottura. Il procedimento per il robot è severo in alcuni passaggi: prima zucchero, farina, burro morbido ma non troppo, un pizzico di sale, vaniglia, buccia di limone e solo per ultimo un tuorlo d'uovo per la dose da uno-due-tre. Mai mettere l'uovo o il burro per primi. Anche i tuorli d'uovo sono in proporzione, per la dose tre-sei-nove sono tre e così via. Si aziona e in pochissimi minuti si ottiene un impasto più o meno così, anche meno di così. granuloso, staccato, che con due movimenti con la mano direttamente nel robot, si riduce a una palla poco liscia, si fascia nella pellicola o si mette in un contenitore con coperchio in frigo Come si vede il risultato è lo stesso che sia l'impastatrice che il robot, dipende dalla quantità. Nel frattempo preparo la crema. Questa è stata per tanto tempo "la crema di limone della Sig.ra Marta" perché fu una signora Marta che me l'insegnò milioni di anni fa, poi negli anni ho scoperto tante analogie con il Lemon Curd, molto più ricco sia in burro che in uova e sicuramente anche in sapore ma mi accontento di questa, la versione povera. Le dosi per la crostata con la pasta frolla 1/2/3 sono: scorza di un limone 150 grammi di zucchero 25 grammi di fecola 25 grammi di burro 250 ml di acqua il succo di un limone se grande, due se piccoli In pentolino faccio sciogliere a freddo la fecola con poca acqua, poi aggiungo il resto dell'acqua, il burro, lo zucchero, la scorza e in pochi minuti di cottura girando a fuoco basso si addensa. Come accenna ad addensarsi, spengo. Fuori dal fuoco, appena intiepidita aggiungo il succo del limone. Lascio raffreddare completamente, tolgo la scorza, e solo prima di metterla sulla crostata aggiungo un uovo intero. Riprendo la pasta, almeno una mezz'ora, un'ora dopo, si vede in foto la differenza di come il riposo l'abbia resa liscia, senza averla toccata. Stendo velocemente, manipolando il meno possibile, con il matterello allo spessore di un cm per la larghezza di una teglia da 24cm, ritaglio un disco, sistemo nella teglia, di alluminio, NON IMBURRATA, senza carta forno, non serve, la quantità di burro presente nell'impasto impedisce che si attacchi, lo giuro. Con un poco di pasta formo un cilindro che poso intorno al bordo, con il polso dentro la teglia, pollice e indice verso il bordo, pizzico e formo la decorazione ondulata. Questa è la più semplice e spedita, poi ce ne sarebbero altre. Metto la crema e con gli avanzi di pasta, con il metodo della coda di topo, cioè una pallina di pasta nella sinistra (topo), con la destra modello i tondini (la coda) per formare la grata della crostata. E qui parte l'aneddoto... perché rotolini di pasta e non strisce? In questa zona la crostata è conosciuta con il nome di "Tórta in prexón", torta in prigione e quindi la pasta sopra deve essere rotonda come sarebbero le grate di ferro di una prigione ... guai a farla con le strisce.... Questa volta la crema mi è venuta un po' liquida ma niente paura durante la cottura si solidifica sufficientemente e dopo circa 35-40 minuti a 180° è pronta. Una volta cotta, la giro tranquillamente con un piatto e la metto a raffreddare. Un ultimo segreto rivelatomi da un grande maestro pasticcere, Budicin di Ruta di Camogli che secoli fa, ma proprio secoli, mi insegnò che per sapere se una crostata è cotta dentro, bastava bagnarmi l'indice di saliva e metterlo sotto la teglia calda, non c'è pericolo di bruciarsi, se la crostata dentro è cotta si sente un particolare sfrigolio sul polpastrello, ripeto non c'è pericolo di bruciarsi, so che tutto ciò sarebbe più semplice se potessi farlo vedere e provare, ma credetemi sulla fiducia e se volete tentate. Garantisco. il maestro Marco Budicin e io Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CANESTRELLI - e roête

    Come promesso proseguo la lavorazione dei dolci in via del Natale 🤶. Il Canestrello, "u canestrelléttu", è uno dei dolci liguri più conosciuto e certamente uno di quelli delle feste nella zona di Varese Ligure, dove è chiamato "roêta", rotella, con chiaro riferimento alla forma rotonda dentellata. Tante sono le ricette della pasta frolla che lo compongono. Come sempre io scrivo la mia. Questo foglietto è in casa da almeno 60 anni. ricapitolando 1 kg di farina 6 etti di zucchero 1/2 kg di burro 6 tuorli d'uovo il succo di un limone di mio negli anni ho aggiunto un cucchiaino di essenza di vaniglia. Con la farina faccio la fontana, metto il burro a pezzetti, morbido ma non troppo, aggiungo lo zucchero, i tuorli d'uovo, il succo di limone e la vaniglia. Se non ho voglia di fare a mano uso un robot o una planetaria mettendo nell'ordine: la farina, lo zucchero, il burro a pezzetti, il limone, la vaniglia; solo per ultimo aggiungo i rossi d'uovo. Impasto velocemente, solo a mescolare gli ingredienti, fino ad avere un impasto granuloso che metto sul tavolo e a mano formo una palla che metto a riposare in frigo per almeno un'ora. Ma posso farlo anche il giorno prima. Passato il tempo, taglio un pezzo, lo ammorbidisco velocemente e lo tiro in una sfoglia di 3 millimetri. Per avere la regolarità uso due strisce di legno che mi sono comperata in un brico center delle varie altezze che mi servono, e passo il matterello, in questo caso rotante, appoggiandolo su di esse, per avere uno spessore uniforme A questo punto ho bisogno della forma a fiore con il buco al centro classica dei canestrelli. Io ne ho di diverse misure per poter sfruttare tutta la pasta. Anticamente le vecchie forme non avevano i petali ma l' esterno tutto ondulato. Per tagliare infarino le forme, premo sulla pasta e poi per staccarle uso un coltello lungo sottile Posiziono via via su carta forno in una teglia e cuocio a 180 gradi per 10 - 12 minuti. Li sforno ancora chiari e molto morbidi e non li tocco fino a che non sono freddi. Rimpasto i vari ritagli fino ad usare tutta la pasta. Raffreddati, li spolvero di zucchero a velo. Come tutta la pasta frolla li preparo prima, perché siano pronti da mangiare dopo qualche giorno. A volte ne preparo delle grandi quantità, già tagliati e posizionati sulla carta forno e li congelo per averli pronti da cuocere, infornando senza scongelarli. So con certezza che a Varese Ligure, proprio Varese, io disto forse 10 km., c'è chi usa anche gli albumi o parte degli albumi, ma per me restano un poco più "duri" meno friabili e così continuo con la mia ricetta antica. Nelle mio "In Favola", Ricette di cucina infavolate, che aspetta sempre un editore compiacente, ne ho dedicata una alle ruêtte, se avete cinque minuti: Di Ella e della sua voglia di scappare Ella viveva in convento già da diversi anni. Le suore l’avevano amorosamente accolta quando una mamma distratta e affaccendata in altre cose del mondo l’aveva provvisoriamente posta sulla famosa Ruota degli Innocenti del monastero, quel meccanismo che concedeva una speranza a piccoli frugoletti che della vita non avevano colpa. E della vita appunto Ella conosceva solo il convento, la chiesa del convento, l’orto del convento, tutto si svolgeva dentro quelle mura e le uniche persone che aveva visto erano le suore. Aveva imparato ad ubbidire, a dire sì, ad essere docile ed era tutto quello che le suore le chiedevano e davvero nella sua innocenza credeva che al mondo non esistesse altro e nessuno. Amava passare le sue ore libere dallo studio e dalla preghiera specialmente ad aiutare Suor Cuoca ed era diventata brava a fare dolci. Le suore erano contente di questa sua per così dire “inclinazione”, i dolci di Ella erano molto apprezzati fuori nel mondo e la loro vendita segreta contribuiva a sostenere le spese di mantenimento del monastero anche se ogni tanto la giovane si chiedeva come facessero le suore a mangiare tutti quei dolci ... Cresceva Ella e capitava passeggiasse sola in luoghi che non aveva mai visitato, porte che si aprivano su giardini, stanze e chioschi ma che finivano sempre con davanti l’alto muro. Un pomeriggio, appena dopo pranzo, nell’ora che le suore si ritiravano nelle celle in contemplazione Ella capitò in cima ad una grande scala da dove scorse in fondo un enorme portone. Un tintinnio di campanello ed ecco arrivare Suora Portiera, Ella si nascose in una nicchia e l’enorme portone si aprì, nell’arco di luce una figura alta, bruna con una voce possente mai udita ringraziò la suora del pacco che gli porgeva. Oltre, una strada polverosa e un infinito sconosciuto, sulla strada un carro con due grandi ruote ....Un attimo e la porta si richiuse, tutto sparì, ritornò il silenzio, solo l’inspiegabile accelerare del battito del cuore di Ella rimbombava nella tromba delle scale e lei fece non poca fatica a farlo tornare normale. Le avevano insegnato a non fare domande a Ella e forse aveva paura delle risposte, non disse nulla, non chiese nulla, tornò in cucina prese burro uova zucchero e farina fine, un nonnulla di limone e tirata una grande sfoglia cominciò a ritagliare delle rotelle dentate a ricordo delle ruote del carro che avevano portato via il bel giovane. Le “ruette”, così si chiamano i canestrelli liguri di pasta frolla piacquero molto alle suore che non sapendo nulla si intenerirono credendo che la ragazza sfornasse ruote su ruote pensando a quella prima ruota che girando l’aveva chiusa per sempre lì. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL MIO CONIGLIO ALLA LIGURE... e anche un po' alla piemontese 🐇🐇

    È primavera, con le feste, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, prime comunioni e matrimoni, e ahimè, in queste campagne una volta il coniglio veniva sacrificato a rappresentare la carne che tutti potevano preparare in queste occasioni. La carne del coniglio è annoverata tra le carni bianche, è tra le più leggere, con poco colesterolo, si dimentica spesso che è fra le più adatte per i bambini, anche nello svezzamento, con molta attenzione agli ossicini pericolosissimi, e quindi meglio tritata. Abitando in campagna galline e conigli erano i primi animali da cortile che uno si procurava, e i conigli se tenuti bene, proliferano in tal modo che uno deve inventarsi le ricette per usare la carne, che devo dire pur essendo molto buona tende a stufare un po'. Avendo avi piemontesi il mio approccio con le ricette di coniglio è multiplo e negli anni credo di averlo cucinato in tutti i modi. Questi di seguito sono alcuni. La prima e più usata è quella del coniglio in umido da mangiare con la polenta. Una piccola osservazione personale sulla pentola da usare: a me il coniglio viene buono solo in questo tipo di pentola, vecchissima, di alluminio. Non chiedetemi perché, non lo so, anche se penso che in una pentola di terra cuocia altrettanto bene. Un passaggio importante è quello di mettere il coniglio lavato e asciugato, tagliato a pezzi moderatamente grandi, in una pentola senza nulla e a fuoco vivace, con attenzione, girarlo, facendolo colorare e poi con il coperchio, abbassare il fuoco fino a che non esce l'acqua, che contribuirà a togliere il gusto di selvatico. Getto via il liquido ottenuto e metto da parte i pezzi di coniglio. È un'operazione che con quelli di supermercato si può ovviare. Un'altra regola da ricordare con il coniglio è che essendo una carne magra è meglio aggiungere un qualche grasso, lardo o pancetta e burro per insaporirlo. Quindi trito aglio, abbondante timo, pancetta e li metto a fondere nella stessa pentola dove avevo asciugato il coniglio, con un pezzo di burro e olio, rimetto i pezzi e faccio rosolare, sempre girando per far assorbire bene. Per gli aromi preferisco usare solo aglio e timo, al massimo Rosmarino (qui>>>), aggiungo gli immancabili e abbondanti pinoli e qualche gheriglio di noce, che in campagna era più facile avere. Quando è rosolato ben bene sfumo con un bicchiere di vino, aggiungo le mie olive liguri in salamoia, aggiusto di sale e metto il coperchio. Sulla stufa, a cuocere fino che la carne è tenera, e il tempo dipende dall'età del coniglio, controllando che il liquido non evapori troppo, nel caso aggiungo un po' di brodo fatto con il mio dado vegetale. Negli anni ho smesso di aggiungere il fegato e anche la testa, per una mia questione personale, ma non posso esimermi dal dire che sono entrambi buoni, per gli appassionati. Come secondo piatto è tradizione accompagnarlo con un'ottima Scorzonera (qui>>>) passata al burro Ma non è festa senza fritto e il coniglio fritto garantisco è una prelibatezza. Taglio a pezzi più piccoli, cerco di togliere qualche osso, spesso uso le cosce dietro e i pezzi più polposi della schiena per friggere, lasciando all'umido il resto. Batto con il batticarne, sulla polpa, perché le ossa se rotte formano punte molto affilate, e anche un piccolo pezzetto è molto tagliente, e non è il caso di ingerirlo, passo nell'uovo battuto, senza infarinare prima e poi in una panure fatta aromatizzando a piacere il pane grattugiato con timo e poca scorza di limone tritati. Fritto in abbondante olio caldo e magari accompagnato da fette di carciofo pure queste impannate e fritte ... E se non l'avete mai assaggiate è l'ora di provare le polpette di coniglio. Cerco di ricavare più possibile polpa e la trito in un comune tritatutto con aglio, pancetta, un'erba a piacere prezzemolo, timo, santoreggia... Aggiungo parmigiano, uovo e formo delle polpettine rotonde. Passo nella farina, nell'uovo e nel pane grattugiato e friggo, oppure cuocio in umido. Con le ossa avanzate dal difficile compito di prelevare la polpa per il fritto e le polpette e quindi con tanta carne ancora attaccata, si può fare questo ottimo brodo. Ricordo che una delle cose più leggere e digeribili, per anziani bambini e convalescenti, nello stesso tempo ricco di proteine e altro, è il brodo di coniglio. Bastano le solite verdure: carota cipolla sedano, una foglia di alloro e un rametto di rosmarino, uno spicchio d' aglio, qualche gambo di prezzemolo, qualche grano di pepe se si vuole e un pomodoro secco. Aggiungo i pezzi di coniglio e faccio bollire per un'ora. Poi spolpo manualmente e condisco con olio, succo di limone, e un' erbetta a piacere, sistemo sopra ad un letto di insalatina. Ho provato a fare il famoso Tonno di coniglio, una specie di tonno sott'olio, ma devo dire non ha riscontrato grandi favori in casa mia. Questa è certamente la mia parte piemontese. Con il brodo si può fare una leggerissima minestrina, molto ricostituente anche per una persona convalescente... ma ci sono ancora oggi i convalescenti? O imbottiti di antidolorifici, antinfiammatori, antistomale, si va a scuola e a lavorare lo stesso? No, perché una volta c'era la cura, intesa anche come "accudimento" della persona malata e della malattia, ora c'è solo la guarigione istantanea a tutti i costi. Piccola disgressione, scusate... meglio farci una risata ... A proposito del coniglio bollito ricordo con tenerezza il mitico Gully, parlando di una sorella che viveva a Cassinelle, vicino ad Ovada, un giorno ebbe a dirmi: - Quella stordîa de mæ seu a l'è andæta a stâ in Piemónte e òua a fâ o conìggio a balétto cómme e castàgne - Ah! se non avessi avuto un quarto di Piemonte nel sangue ... non l'avrei mai capita😂😂😂 Avrei altro da dire sul coniglio in cucina, tipo come disossarlo e farcito imporchettato, ma per il momento mi fermo qui. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL PREBUGGIUN

    "L'uomo non produce nulla. Neanche una piantina. È la natura che le dà vita. Coltiva il tuo orto, è la tua più grande ricchezza. Io sono pigro e continuerò a raccogliere amorevolmente erbe spontanee e mangerecce per le vie della campagna smarrita. Ero ateo ma presto mi convertii al paradiso in terra e alla sacerdotessa Natura. Gli aerei non dovrebbero lanciare bombe, ma semi. Salveremmo il mondo seminando semi dappertutto, così, senza criterio, se non quello di lasciar poi fare alla natura". (M. Thompson Nati, I need around you/Ho bisogno che tu ci sia, 2015, Around M. Fukuoka). M.Thompson Nati è un personaggio creato da Andrea Battantier, www.miplab.it È l'ora di parlarne. Per Prebuggiun o meglio "prebogión", o "preboggión" così pare sia scritto in genovese corretto, si intende un'antico piatto conosciuto più o meno in tutta la Liguria, composto da un misto di erbe spontanee selvatiche commestibili raccolte nei campi incolti e bollite in abbondante acqua. Una volta cotto può essere gustato così o usato per i ripieni dei pansöti o delle varie torte di erbe caratteristiche della Liguria. Una volta cotte le erbe, e da qui viene appunto la parola "prebuggiun", come è facile intuire da pre- bogîo, prima bollito. Nonostante diverse erbe che lo compongono possano essere mangiate crude, la pietanza va composta con un misto di erbe prima bollite e poi spremute e c'è un perché. La bollitura elimina parte delle proprietà, ma anche le possibili leggere tossicità presenti in alcune erbe o se per caso ci si confondesse tra una varietà più buona o meno buona, vedi la Borragine, alcuni tipi di Selene, la Romice... ecc. In alcune zone della Liguria il Prebuggiun è anche un minestrone di verdure o come nella Val Graveglia cavoli e patate schiacciate, ma sempre prima bolliti. Da una decina di anni mi interesso a questa pietanza e alle erbe che la compongono, per tradizione di famiglia e per non far sparire un'usanza antica. Fino a poco tempo fa non riuscivo a trovare una persona che mi accompagnasse nelle mie passeggiate alla ricerca e nella raccolta di questi preziosi erbaggi. Non solo ma quando iniziai a fotografare e cercare di catalogare con un minimo di nome scientifico non avevo documenti, libri, fotografie che ne parlassero adeguatamente, quindi mi sono dovuta necessariamente affidare all'esperienza di famiglia e quella di chi ne sapeva più di me. Negli ultimi anni invece si è tornato un certo interesse e una riscoperta. Per questo con l'Associazione Culturale Erbando, ho iniziato a promuovere incontri, presso Agriturismi, Aziende Agricole, Pro Loco o simili per fare conoscere il più possibile, sia dal vero che con il materiale da me raccolto, il numero di erbe e le loro proprietà. Essendo un "misto" è facile capire come cambi sia di paese in paese, sia di stagione in stagione. Le erbe raccolte a 800 mt non possono essere tutte le stesse raccolte in riviera, e quello che si raccoglie a febbraio difficilmente lo si potrà raccogliere ad aprile, ma il vero segreto del Prebuggiun Ligure, che lo differenzia da tutte le altre pietanze simili, è che oltre a saper riconoscere la pianta fisicamente, è necessario conoscerne attentamente il sapore per poter comporre con la giusta dose di ognuna, anche in tempi diversi e varietà diversa, l'armonia fra l'amaro, il piccante e il dolce, che è poi il gusto finale della pietanza. Un'antica regola dice che debbano essere almeno dodici o tredici per un buon amalgama, da scegliere a seconda della stagione, fra più di venti qualità: talegua, grugnin, pimpinella, raperonzolo, cicoria, tarassaco, pratolina, violetta, ecc. ecc., ma è solo una leggenda. Vero à che più erbe si mettono più sarà buono E appunto un altro scoglio da superare sono i nomi, diversi da zona a zona, risolvibile solo se si conosce il nome scientifico esatto, tenendo conto che alla stesso genere appartengono spesso diverse specie, per esempio: Le Piantaggini: Plantago Major, Plantago lanceolata, Plantago Ovata ecc. ecc. e magari con caratteristiche morfologiche, a chi profano, non sembrano neanche simili. Nelle foto qui sotto due Piantaggini In realtà Linda Sacchetti biologa nutrizionista, docente di Scienza dell'Alimentazione e Igiene e Sicurezza degli alimenti, si è presa la briga di catalogare e studiare a fondo ben 34 erbe che secondo lei sono usate dal Ponente al Levante Ligure per la composizione del Prebuggiun. Di queste nel Mio Prebuggiun, ovvero quello che da tradizione è nella mia famiglia, ma anche nella zona del Tigullio, dalla Fontanabuona a Cogorno, Lavagna, Sestri Levante fino a Genova, non ne uso più di una ventina, essendo le altre per me poco appetibili. Perché commestibile non sempre vuol dire appetibile. A questo proposito ho una certa riluttanza a presentare le erbe qui, preferisco gli incontri, così chiamati proprio perché mi piace "incontrarmi" per scoprire insieme quello che c'è da sapere, toccando, annusando oltre che vedendo, soprattutto in campo aperto dove è sicuramente più facile. "Per star bene senza affanno mangia Prebuggiun almeno tre volte in un anno" La pratica antica di raccogliere erbe spontanee, era una volta, estremamente necessaria a fine inverno per poter ricavare nutrienti e altro dalla verdura fresca che la natura ci offriva molto prima di quella che si poteva ricavare da qualsiasi coltura messa dall'uomo, nel momento di cambio di stagione dove il corpo subisce una serie di trasformazioni dei quali si fa carico in gran parte il fegato e quindi l'azione disintossicante, depurativa di alcune piante gioca un ruolo importante. Consiglio per chi è proprio digiuno da qualsiasi informazione di riconoscimento, di incominciare con le più facili, quelle che conosciamo già un po' tutti, e di applicarsi a impararne non più di due o tre all'anno per essere sicuri di non raccogliere qualcosa se non di dannoso, quantomeno di sgradevole nel gusto. Di non scoraggiarsi ai primi tentativi, andar per erbe è una passione, un po' come per i funghi, ci vuole tempo e la pazienza di imparare a distinguere, e anche la pratica, la perseveranza nell' osservazione, per notare le piccole differenze tra una e l’altra pianta. Importanti e utili i confronti dal vero con persone che le conoscono bene, così come sono utili libri e fotografie e assolutamente necessaria la passione. Le modalità di raccolta sono quelle atte alla conservazione più possibile dell'ambiente, facendo il minimo danno possibile. È necessario per quasi tutte le piante prelevare la rosetta basale intera, affondando il coltello al colletto della radice, salvo quelle dove viene usato solo il ciuffetto apicale di foglie e germogli. Errore grave raccogliere solo le foglie, ne andrebbe gran parte del gusto, vista la tenerezza delle foglie primaverili è proprio il punto dove sono iniziano le foglie, immediatamente all'inizio della radice che è il buono. È buona norma raccogliere solo il necessario e lasciare qualche pianta perché possa continuare a propagarsi senza fatica e anche perché a noi sia possibile ritrovarla. Togliendole tutte non danneggiamo solo la pianta ma anche noi stessi perché non ne troveremo e mangeremo più nel giro di pochissimo. È assolutamente necessario per la raccolta il cestino in vimini, o al massimo una borsa in stoffa. Banditi sacchetti in plastica che rovinerebbero irrimediabilmente le erbe nel portarle a casa. È consigliabile anche provvedere a una prima pulitura appena raccolte, così da trascinarsi dietro inutilmente terra, foglie ecc. e sporcare eccessivamente le erbe nel cestino. Di seguito i link dei post dove presento le erbe una ad una del Mio Prebuggiun, e per mio intendo quello di famiglia, prevalentemente della zona di San Salvatore, di Lavagna, della Fontanabuona, de Tigullio in generale. Aspraggine (qui>>>) Borragine (qui>>>) Bunommo (qui>>>) Cicoria (qui>>>) Grugnin(qui>>>) Lassana Senie (qui>>>) Ortica (qui>>>) Papavero (qui>>>) Piantaggine(qui>>>) Pimpinella (qui>>>) Pratolina (qui>>>) Primula (qui>>>) Radichella Costaneigra (qui>>) Raperonzolo(qui>) Silene (qui>>>) Siscerbua (qui>>>) Talegua (qui>>>) Tarassaco (qui>>>) ValerianaRossa (qui>>>) Violette(qui>>>) CLICCANDO SULLA FOTO SI APRE ALLA PAGINA DEL POST DEDICATO - Aspraggine o Spraggine - - Borragine - - Bunommo o Bellommo - - cicoria - - grugnin - - lassana o senie - - Ortica - - papavero - - piantaggine - - Pimpinella - - pratolina - - Radichella a Costaneigra - - Raperonzolo - - Silene - - Sciscerboa - - Tarassaco - -Valeriana - - violette - CLICCANDO SU OGNI FOTO SI APRE LA PAGINA AL POST DEDICATO Tutte le altre erbe usate in LIguria che non sono in questo elenco sono nella categoria a questo link: https://www.lellacanepa.com/blog/categories/il-mio-prebuggiun Altre erbe commestibili o usate nella farmacopea casalinga locale sono presenti a: https://www.lellacanepa.com/blog/categories/l-erbando-del-giorno Se a qualcuno interessano gli incontri potete contattarmi qui> o dare un'occhiata alla pagina dell'Associazione Culturale Erbando su FB.qui>> o al mio profilo personale FB qui>> Con l'iscrizione alla news letter al blog sarà possibile ricevere gli aggiornamenti oltre che dei post anche date e luogo degli incontri organizzati . Solitamente porto io le erbe dal vero per una breve parte teorica, completata da un'illustrazione di fotografie e spiegazioni dove possiamo scambiare informazioni e se c'è la possibilità successivamente di una passeggiata con la ricerca in campo aperto. Per un buon riconoscimento è necessario conoscere il fiore e, per questo, gli incontri continuano anche dopo l'epoca della raccolta della pianta che per uso alimurgico deve essere necessariamente raccolta prima della fioritura. Anche perché nel momento che se ne riconosce il fiore, si può nella stagione successiva ritrovare nello stesso posto la piantina da raccogliere e, di solito, più facilmente si imparano i fiori che non la pianta alla quale, senza il fiore, non penseremmo mai per un uso in cucina. A tutti i partecipanti agli incontri dell' Associazione viene consegnato il manuale cartaceo riassuntivo o a scelta può essere composto un erbario da portare a casa con le annotazioni che si preferiscono. Da maggio 2019 è possibile ordinare e ricevere a casa i sette piccoli manuali cartacei che raccolgono le principali informazioni per un riconoscimento empirico, potete ordinarli qui con un piccolo contributo all'associazione, comprensivo di spese di spedizione: https://www.lellacanepa.com/donazione-tutti-manuali Tutte le Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • FRITTO MISTO ALLA GENOVESE

    Oggi è stata la grande giornata del fritto misto. A Bargone presso l'Hostaria Tranquillo, abbiamo passato il pomeriggio a parlare, confezionare ed assaggiare fritto. Chi temeva di non riuscire a gestire le ostie è invece riuscito benissimo. Tutti soddisfatti e con il loro fritto pronto da portare a casa. E non solo... grazie alla collaborazione di Ostificio Ligure >>>qui ogni partecipante ha avuto in omaggio una confezione di 100 Nêgie. - Alcune foto della giornata di oggi - Riepilogo in questo post la giornata per capire alla fine come è composto un piatto di fritto misto alla genovese e qualche nozione per una buona frittura. Chi segue i miei post sa che non sono altro che quadri di vita vissuta, non sono né una storica né una cuoca né un'erborista o una botanica. Mi limito a raccontare come si è sempre fatto in casa e come continuo a fare. Riguardo al piatto di fritto misto, credo di aver avvoltolato centinaia, se non migliaia di ostie per gli stecchini che facevo con mia madre, mentre per esempio i crocchini non erano così ambiti. In casa non si poteva usare pollo o coniglio per l'avversione di mio padre, quindi solo cotolettine di maiale o di vitella. La scorzonera non poteva mancare, come la fetta di carciofo fritto e se erano di stagione fette di zucchine e raramente qualche melanzana, piuttosto fette di porcini. Il quadrato di lattebrusco e il rombi di lattedolce solo nelle grandi occasioni, che per molti era Natale, per noi il fritto misto non mancava nemmeno a Pasqua nel menù. A noi interessava più di tutto fare scorpacciate di stecchi nelle nêgie. Sono proprio le ostie, le nêgie, quelle che caratterizzano il fritto genovese. Friggere friggevano già gli Egizi, pare una sorta di pasta dolce nel grasso, poi passando per i Romani, che non amavano il fritto croccante ma lo tornavano ad inzuppare, attraversando Medioevo e Rinascimento dove è diventato quasi comune, è arrivato a Napoli e a Roma diventando cibo salato di strada, vedi pizza fritta e supplì. Ogni regione ha il suo piatto di fritto misto, con differenze che solo noi rileviamo, tanto che all'estero viene servito un qualche assemblamento di carne e verdura senza traduzione, semplicemente chiamato "Fritto misto all'Italiana". Il più famoso e il più ricco è forse quello piemontese, che può avere fino a 30 pezzi diversi. Nato come piatto dell'inverno quando si macellavano gli animali nelle campagne e data la deperibilità delle frattaglie si provvedeva a suddividerle e a friggerle. A queste erano aggiunti funghi, carciofi, fette di mela e semolino dolce - Lorenzo Venuti batte a coltello il ripieno dei crocchini - Nel fritto ligure, come si vede nei post precedenti di questa categoria nel blog, bocconcini di carne prosciutto e formaggio sono infilzati in uno stecco e avvolti in un'ostia grande inumidita, e un impasto morbido di cervella, animelle, carne e verdura è confezionato di nuovo nell'ostia, per poi essere passati nella farina, nel bianco d'uovo o nell'uovo e nel pangrattato. Fino a pochi anni fa nelle case dove c'erano ancora le nonne, gli stecchi, erano preparati anche con un misto macinato, quello dei crocchini, simile al ripieno della cima, infilzato nello stecco e avvolto nell'ostia. Nelle antiche ricette, e personalmente ho aiutato a prepararli e mangiati, il crocchino di macinato sullo stecco, senza verdura, era diverso da quello senza stecco, era poi, invece che nell'ostia, fasciato in un quadrato di crema pasticcera, come quella del lattedolce, premuto intorno e impanato e fritto. Non so chi ancora faccia una preparazione simile e superata la prima diffidenza dell'accostamento fra carne e dolce, ho dovuto ammettere che era buono. Certo non sono più sapori del giorno d'oggi. Ripeto, per casa mia, in una porzione doveva esserci almeno una cotoletta di vitello, possibilmente una di maiale, tre stecchi, due crocchini, due fette di carciofo impanate, due o tre frittelle, frisceau, di cipollotto o erbe varie, due pezzi scorzonera bollita e impanata e se di stagione fette di zucchina in pastella, due rombi di lattedolce e uno di lattebrusco. Poche sono le differenze ma personalmente non mi piace vedere la fetta di mela o il semolino al posto del lattedolce, foglie di salvia o di borragine impastellate, anche la melanzana così così, poi ripeto quando una pietanza ha la parola "misto" significa che varia sempre molto anche da casa a casa, e non è che in altre occasioni non mi diverto a friggere foglie di salvia o petali di rosa, specie negli aperitivi estivi, ma non nel piatto di fritto misto. - Una giovanissima me, anni70, che prepara gli stecchi nella normale quantità abnorme che rappresentava le domeniche di fritto in casa mia - Come si frigge? Vorrei poter dire che friggo nell'olio di oliva, un olio leggero come può essere l'olio ligure. Non lo faccio, l'unica cosa che friggo nell'olio di oliva sono i carciofi. Il resto lo friggo in olio di semi di arachidi, che rimane il più adatto, (non lo dico io, è scientifico) avendo un punto di fumo abbastanza alto e soprattutto non dà sapore, anche perché solitamente non è estratto usando solventi come per l'olio di mais, di girasole e di altri semi, il prezzo più alto dell'olio di arachidi rispetto ad altri oli dovrebbe tutelarci, ma è sempre meglio che sulla confezione sia scritto "ottenuto per pressione" e soprattutto se friggendo si osservano alcune regole importanti. Si frigge in abbondante olio, ma veramente tanto, nuovo, mai di un'altra frittura, si aspetta che sia caldo con metodi empirici, ma che funzionano, tipo il pezzetto di pane o lo stecchino in legno, quando sfrigolano l'olio è pronto, se si ha un termometro fra i 160 e i 180 gradi, mai più basso. Il fuoco va regolato abbastanza alto da impedire che si abbassi troppo la temperatura immergendo i pezzi, che devono essere pochi alla volta e iniziando da quelli che sporcano meno l'olio, come le verdure in pastella e dopo quello che è impanato. Lasciato nell'olio il tempo che colorisca appena e immediatamente tirato su. Se si è sufficientemente bravi si possono mettere due padelle così da accelerare, visto che il fritto deve arrivare in tavola caldo, questo spesso implica il sacrificio di una persona che rimane a friggere mentre gli altri mangiano. Se si deve friggere per molte persone un fritto di tanti pezzi diversi, si può friggere in due uno immerge i pezzi e l'altro li tira su velocemente, se non si possiede una padella con la griglia. ll fritto deve essere scolato benissimo, posato su una carta assorbente, portato in tavola nel giro di pochi minuti e salato all'ultimo momento pena il suo afflosciamento. Il fritto deve arrivare in tavola dorato, caldo e asciutto. Un errore da evitare è quello della rifrittura, o di mettere a scaldare il fritto, oltre a non essere così buono è quando si sviluppano sostanze che potrebbero far male più che la frittura stessa, che ormai è acclarato non faccia così male, una volta ogni tanto, anzi, rappresenti una palestra per il fegato. Non ho ancora afferrato bene il concetto di friggitrice ad aria, ma penso che non lo affronterò nemmeno. Rimango convinta che un buon forno ventilato non sia così diverso, forse meno comodo, ma il consumo è lo stesso e il fritto è fritto se c'è l'olio. Punto. Piuttosto sottovalutiamo tante cose che non ci accorgiamo siano fritte. Come ebbe una sera a dirmi un caro amico cardiologo, mentre cuocevamo la farinata nel suo forno "anche la farinata è un fritto per la grande quantità d'olio e l'alta temperatura, ma restiamo convinti che sia al forno". E così patate, ecc. ecc. tutto dipende dalla temperatura e dalla presenza in quantità di olio. Per quanto riguarda dove friggere, visto schizzi e odore, e oltre l'impegno nel fare il cibo rimane poi da pulire davvero tanto, mi sono organizzata fuori, con un fornello, una protezione per il vento e non mi rimane che un minimo di sporco da pulire e nessuna puzza in casa. Quando piove non si mangia fritto in casa mia. STECCHI FRITTI MODERNI https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/04/01/untitled CROCCHINI NELLE NÊIGE https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/04/20/crocchini-nelle-neige LATTEDOLCE E LATTEBRUSCO. https://www.lellacanepa.com/single-post/2019/12/27/lattedolce-e-lattebrusco ZEPPOLE E FRISCEAU https://www.lellacanepa.com/single-post/2019/12/27/lattedolce-e-lattebrusco Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

bottom of page