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  • DI SCIROPPI E ZUCCHERI CON FIORI, FRUTTA, FOGLIE E GEMME

    Via via che scrivo di un'erba e dei suoi usi ho spesso riportato come con questa si possa ottenere uno sciroppo, un modo delle genti contadine di una volta, di conservare qualcosa della bella stagione, per godere nei duri inverni delle proprietà rimaste imprigionate dallo zucchero. Da momento che non tutti possono leggere tutto e che il blog comincia ad avere un numero consistente di articoli che non tutti riescono a ritrovare, ho deciso di ripetere condensate tutte qui alcune regole del metodo elementare, da me usato da sempre, per trasformare con successo qualsiasi fiore od erba in sciroppo. Prima di tutto mi preme ricordare che qualsiasi sciroppo degno di questo nome contiene una quantità di zucchero importante e qualsivoglia sia il suo uso occorre tenerne conto, inutile provare a fare sciroppi con metà zucchero o simili. Lo zucchero o eventualmente il miele è importante per la conservazione, non è possibile scendere sotto la proporzione di 650 gr. di zucchero a chilo. Inoltre la cottura tende a far perdere alcune proprietà termolabili dell'erba o del fiore. Nonostante ciò, alcuni sciroppi restano di conforto alle prime avvisaglie di tosse e raffreddore o come nel caso dello sciroppo di rose, per rinfrescare l'intestino o altri estremamente dissetanti aggiunti all'acqua d'estate. Servono poche cose: erba o petali di fiori, acqua, zucchero. Regole ferree due: che la pianta sia edibile, non velenosa, foglie o petali sani e puliti, e che la cottura sia per il tempo giusto, in modo da non arrivare a un caramello che non avrebbe più niente della pianta usata né profumo né proprietà. Un altro processo necessario la macerazione e nel caso della frutta la fermentazione. Se lo sciroppo è di foglie, normalmente più consistenti di un petalo di fiore, è opportuno fare un decotto con le foglie, fatto bollire per 10 minuti, un quarto d'ora, da lasciar riposare per 24 ore. Successivamente si spreme per bene l'erba o i petali e si aggiungono minimo 800 grammi di zucchero a chilo di liquido ottenuto. Si mette sul fuoco e si fa addensare, sorvegliando perché tende a traboccare, anzi direi che nel momento che si alza per uscire dalla pentola è pronto. Il tutto non deve durare che dai venti ai 40 minuti a meno che non si abbiano decine di litri da portare a bollore. Un passaggio importante è quello di togliere con un mestolo forato la schiuma che si forma all'inizio, perché porta in superficie eventuali imperfezioni rimaste che tolte lasceranno lo sciroppo limpidissimo. La proporzione di foglie/acqua per fare il decotto è difficile da calcolare, tutto sta nell'erba usata, normalmente si coprono di acqua, altrimenti vale più o meno 100gr. per un litro, ma non è una regola rigida, non si fanno molti danni se se ne mettono più o meno, lo sciroppo di piantaggine per esempio a volte, lo faccio anche con solo 50gr. di foglie per litro di acqua. Con il tempo ognuno trova la formula che più gli viene bene. Si scopre presto che foglie e petali sono leggerissimi e che farne un etto ne servono davvero molti. Per lo sciroppo di petali di fiore, siano essi di rosa, di acacia e di sambuco (di queste ultime due, acacia e sambuco, vanno tolte con attenzione tutte le parti verdi perché tossiche) di viole, di tiglio, di gelsomino, di lillà, di fiori di rosmarino, e udite udite bouganvillea, insomma un fiore che abbia un aroma o proprietà, si fa bollire l'acqua e si versa intiepidita sui petali e poi si lascia lo stesso a macerare per 24 - 36 ore. Si preme, si pesa e si procede come sopra. Anche qui la proporzione fra petali e acqua va da 100 a 300gr. per litro di acqua. In entrambi i casi è utile unire ai petali del limone a fette, con la buccia. Per lo sciroppo di gemme, l'ultimo che ho fatto in questi giorni, ho usato le gemme di abete rosso, Picea abies , quello normalmente venduto come albero di natale, ho seguito lo stesso metodo come con le foglie. Ho raccolto le gemme tenere, di un verde brillante, ormai si possono trovare solo intorno ai 1000 metri, le ho sciacquate, coperte d'acqua, fatte bollire per 15 minuti e lasciate in infusione per poco più di 24 ore. Dopo di che ho spremuto bene le gemme, che nella cottura hanno perso il colore brillante, pesato il liquido, avevo 1200 gr., ho aggiunto 1 kg. di zucchero, rimesso sul fuoco e fatto bollire una mezz'oretta fino ad avere la consistenza sciropposa e un bel colore ambrato. Per quanto riguarda la frutta il discorso è leggermente diverso, ma non tantissimo. Quello che differenzia la confettura o la gelatina dallo sciroppo è il contenuto di pectina. La pectina è una fibra solubile che riscaldata a contatto con gli zuccheri si trasforma in gel e crea l'addensamento di marmellate e simili. La pectina è presente nella frutta, più è acerba più ce n'è. Il contenuto in pectina varia a seconda del tipo di frutta, mele, prugne, agrumi e uva i più ricchi e la confettura cambia consistenza a seconda della quantità di pectina presente data sia dal tipo di frutta sia se la frutta è più o meno matura. Lo zucchero fa da conservante, agisce poco sulla densità della marmellata. Quindi se si vuole una buona marmellata, o anche se dal succo di una frutta qualsiasi si vuole ottenere una gelatina, occorre mettere sul fuoco subito il succo appena spremuto con lo zucchero, sempre in proporzione di 800 gr. di zucchero a chilo di succo e in venti minuti di cottura si ottiene la gelatina voluta. Per ottenere la gelatina con cose tipo bacche varie occorre aggiungere, oltre all'acqua, qualche fetta di mela verde abbastanza acerba. Così come in anni di produzione eccessiva di mele, specie quelle selvatiche, è possibile farsi in casa una buona pectina da aggiungere per addensare quello che si vuole. Basta far cuocere in poca acqua mele a pezzi NON sbucciate e senza togliere il torsolo, con un po di succo di limone, dopo 40 minuti a fuoco basso, si prende e si filtra attraverso un telo, si rimette sul fuoco e si fa restringere ancora per una ventina di minuti. Si conserva in congelatore o in barattoli nel frigorifero. - amarene sciroppate - Se invece si vuole uno sciroppo, che sia di amarene, ciliegie, fragole, lamponi, ribes, è necessaria la fermentazione dove la pectina perde forza. La frutta raccolta matura viene spremuta un po' con le mani, tanto da romperla appena, in un contenitore di acciaio o ceramica, non plastica o alluminio, spolverizzata sommariamente di zucchero in superficie, coperta e lasciata a fermentare per qualche giorno. Il tempo di fermentazione dipende da quanta pectina ha la frutta e dalla temperatura del periodo e dalla quantità. Se si fa uno sciroppo di amarene a luglio farà più caldo e basterà qualche giorno, che uno fatto a maggio o settembre. In questo tempo formerà una schiuma in superficie, si "alzerà", si dice, fermentando.... Quando smette di bollire è pronto per essere messo in un telo, e premuto per ottenere il massimo liquido. Per questa operazione ho comperato per pochi euro un torchietto in acciaio. Non uso il torchietto o comunque sto attenta a non rompere e schiacciare troppo, nel caso per esempio di sambuco o altre piante che nel seme hanno sostanze tossiche. Se non si possiede un torchietto si usa un sacchetto di tela bianca, ottime le federe di cotone o lino dei corredi di una volta tenuti allo scopo, e si preme forte con le mani appendendolo per facilitare l'operazione. Si pesa il liquido ottenuto, si mette sul fuoco, si aggiunge lo zucchero sempre in proporzione di 800gr per chilo di liquido e si fa bollire sempre per venti minuti mezz'ora. Qualunque sia lo sciroppo ottenuto va conservato adeguatamente. Mentre lo sciroppo cuoce, si provvede a sterilizzare nel forno a 110°, per un quarto d'ora le bottiglie, vuote, preferibilmente scure, perfettamente pulite. La temperatura dello sciroppo deve essere simile a quello delle bottiglie, cioè meglio evitare di versare sciroppo caldo in bottiglie fredde e viceversa. Nessuna preoccupazione se a caldo lo sciroppo potrà sembrare troppo liquido, vale sempre la regola della goccia sul piattino lasciato raffreddare per verificarne la consistenza. Tappato immediatamente non avrà bisogno di altra pastorizzazione o almeno io non l'ho mai fatto, lo sciroppo ricuocerebbe alterandone sapore e aroma. Una bella etichetta e via in dispensa al buio, i miei sciroppi hanno sempre durato anni, anche se abitualmente non uso conserve che abbiano più di due anni. Un altro metodo per estrarre uno sciroppo è quello del sole. Basta mettere quello che si vuole, come nel caso delle gemme di abete, soprattutto trovandole le pigne di Pino mugo, ma anche con i petali di rosa, con una generosa dose di zucchero esponendo al sole per una ventina di giorni o fino a quando lo zucchero non si scioglie estraendo le proprietà. Una volta si faceva con le ciliegie amarene, che il sole aiutava a diventare leggermente alcoliche. Una cosa completamente diversa è lo zucchero fiorito, come il sale fiorito del quale avevo già parlato ( qui>>> Di sali profumati e aceti aromatizzati). Basta raccogliere corolle di fiori, calendula, lavanda, viole, rose, rosmarino, salvia, ecc. ecc. seccarli e sbriciolarli a piacere in zucchero o sale a secondo degli usi. Ultimamente frullo i petali con una quantità di zucchero e poi faccio seccare, Un profumato zucchero alla violetta, alla lavanda o alla rosa per addolcire la tisana, un sale ai fiori di rosmarino o di salvia per la carne alla brace. zucchero alla rosa e zucchero alla violetta per addolcire tisane e decorare dolci sale fiorito Rammento, con largo anticipo, che tutte queste cose, sciroppi, marmellate, zuccheri e sali fioriti, costituiscono un delizioso regalo di Natale, o anche un presente se si va ad una cena, quando finalmente si potrà tornare ad allegre cene fra amici, specialmente in questo tribolato anno dove tanti non hanno potuto trascorrere vacanze in campagna e farsi la provvista di cose buone e dolci ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA CELIDONIA

    Questa co' la celidonia 'lumina i sua ciechi nati Leonardo Proprio vicinissima a casa, attaccata alle pietre del rustico, cresce felice ogni anno la mia riserva di Celidonia. È nel suo, visto quanto le piace il pietrame, e io godo a ritrovarla ogni anno al suo posto, anche se non l'ho mai usata. Sì, perché fra le erbe è una delle più pericolose o come diceva Maurice Mességué tra le più crudeli, ma lui ne sapeva fare buon uso ed era una delle sue preferite. La sua tossicità è da imputare ad alcuni alcaloidi simili a quelli dell'oppio, presenti in tutta la pianta, specie nelle radici, e infatti appartiene alle Papaveraceae. Usata in diversi medicinali è tra le erbe da non provare a sperimentare in maniera casalinga se non se ne ha una comprovata esperienza. In alcuni paesi ci sono limitazioni legali al suo uso. Oltre alle proprietà antidolorifiche, antispasmodiche, le sono riconosciute proprietà nella cura della vista, cataratta e altro, ma anche esternamente per contusioni e slogature, per il mal di denti, peccato che poi i denti cariati sembra cadano con l'uso di questa erba Messeguè aveva la sua ricetta per pediluvi e bagni alle mani, considerati portentosi per riattivare la circolazione e sollevare da dolori vari, ma nel contempo un semplice pediluvio potrebbe influenzare il flusso mestruale, tanto per rimarcare la potenza di questa comunissima erba. Nel ricordo di molti è rimasto spesso solo quello di curare verruche, porri, duroni e calli, con poche gocce del lattice arancione che esce spezzando il gambo, pratica pericolosa anche questa, se non eseguita con attenzione, vista la causticità del liquido. Liquido che la leggenda narra come venga usato dalle rondini per dare la vista acuta ai piccoli nel nido quando è l'ora di volare via e dal termine greco che significa appunto rondine, sembra prenda il nome. Questa caratteristica ne permette il riconoscimento immediato, se quello con i fiori o le foglie non basta, basta spezzare lo stelo e immediatamente si vedrà fuoriuscire il liquido di un giallo carico, quasi arancio. A prima vista può essere scambiata per un qualche tipo di ranuncolo ma all'attenta osservazione si notano le differenze. Come tutte le erbe potenti, quando la scienza non sapeva ancora spiegare in merito a cosa riuscisse ad avere effetti sull'uomo, era considerata magica, talmente magica che si credeva entrasse nella composizione della pietra filosofale. È certamente fra quelle da raccogliere e inserire, nell' Acqua di San Giovanni qui>> , con parsimonia, visto che pochi ssime gocce in un decotto bastano ad alleviare un infiammazione degli occhi. Rientra nella composizione di un sale magico per togliere la negatività, quel sale che si sente raccontare dagli anziani di come lo mettessero nei dintorni della porta di casa o portato in tasca in vista di possibili incontri o visite nefaste. Questa è forse l'unica pratica che si può fare di questa erba, seccata e mescolata a sale grosso, anche se non è possibile svelare qui le parole da accompagnare a questo rito rigorosamente eseguito in una notte di luna piena e che darà potere al sale per un anno. Anche nasconderne un ramo sotto lo zerbino di casa sembra serva già a molto. Così tante le sue doti che qualcuno traduceva il suo nome volgare celidonia in "dono del cielo", donum caeli. Non mi stanco mai, e soprattutto in presenza di un'erba come questa, di raccomandare di evitare intrugli e pozioni casalinghe per curarsi, solo ottimi erboristi e prodotti commerciali controllati sono in grado di suggerire cure adeguate. Quello che mi stupisce sempre è come si siano alzati attacchi mediatici e legali su certe erbe e su altre che crescono tranquillamente indisturbate e infestanti ma pericolose, nemmeno una parola, tanto la diffusa ignoranza su quello che ci circonda fa sì che si possa indirizzare la conoscenza solo su quello che è più opportuno a qualcuno. Quello che i nostri anziani sapevano del loro attorno andrebbe insegnato con semplicità nelle scuole, visto che ora la scienza può spiegare meglio effetti e conseguenze. Io sorrido ogni anno alla mia Celidonia, la aspetto, so che arriva come le rondini e fiorisce fino a che loro non se ne vanno, non la disturbo, mi dà sicurezza che ci sia, proprio come le rondini mi danno la certezza della primavera. “ La celidonia è molto calda e contiene un succo velenoso e viscido. Perché ha un veleno così nero e amaro in essa non può dare salute ad una persona, perché amche se da qualche parte desse salute, darebbe maggiori malattie interne da qualche altra parte. Se qualcuno ne mangia o ne beve, essa lo irrita e lo ferisce internamente, e quindi a volte provoca un'evacuazione e una digestione dolorosa e priva di salute." Santa Ildegarda di Bingen Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ALESSANDRA, MANI D'ORO

    Alessandra, mani d'oro Come è successo a tutti, questo amaro periodo mi ha allontanato dal piccolo quotidiano che riempiva la mia vita, l'aperitivo con le amiche, il ritrovarsi per due chiacchiere, il salutarsi da una parte all'altra della piazza il giorno di mercato, e pure il semplice rituale di una mano perfetta che, per esempio, cura i tuoi piedi talmente bene che dopo ti sembra di camminare su una nuvola. Così sono qui, ultima a parlare di lei, solo oggi sono uscita di casa e finalmente ci siamo riviste e non poche cose sono successe in questi mesi. Lei è Alessandra Picetti , la nostra amicizia è una di quelle "nate sul fronte" una ventina di anni fa, cioè intendo in una difficile esperienza dove siamo capitate tutte e due, quasi attonite di viverla, che lasciano il segno e appunto ricordi belli e brutti insieme. La vita ha poi portato lei, giovane mamma a lanciarsi in un mestiere che le piaceva, sempre con la amatissima sorella Monica, gestendo un centro estetico a Varese Ligure. Con gli anni ho scoperto in Alessandra doti di ottima cuoca, pittrice, ecc., oltre al leggero tocco delle sue mani, l'unica alla quale ho permesso di truccarmi, e quindi un interesse verso tutto quello che era manuale, un carattere aperto sull'artistico andante un po' come sono io, che me l'ha resa ancora più cara. Monica Picetti al tornio Ma Alessandra è anche la figlia di Pietro Picetti, del quale ho parlato nell'articolo dedicato ai Corzetti o Croxetti (qui>>>) , l'elegante pasta ligure, conosciuto potrei dire in tutto il mondo, come uno degli ultimi che si dedicava all'intaglio degli stampi per i Croxetti, la nobile pasta tipica ligure che arriva dal medioevo, riproducendo gli antichi disegni o personalizzandoli per il cliente. Ho dovuto scrivere "dedicava" perché purtroppo la scorsa estate Pietro è andato a intagliare stampi per un cliente importantissimo che non poteva più fare a meno di lui, lasciando un vuoto come solo un padre può lasciare. stampi per corzetti o croxetti in diverse essenze di legno le varie lavorazioni, dal legno grezzo, a una prima sgrossatura, il disegno, le sgorbie e il guanto in pelle, il prodotto finito, la firma Alessandra Picetti Negli ultimi mesi le richieste si erano accumulate ma lui non riusciva a finire il lavoro, così un giorno Alessandra, con la sorella Monica, decide di provare e dalle loro mani esce quello che nemmeno pensavano possibile. Le mani leggere corrono veloci e precise sul legno guidate dall'amore e il risultato non può che essere buonissimo. Pietro fa in tempo a vedere le sue figlie destreggiarsi fra sgorbie e tornio, studiare le varie essenze del legno e i tanti disegni nuovi e antichi degli intagli. Niente può mitigare un dolore come ciò che stanno portando avanti Alessandra e Monica, come ripetere i gesti, le mani sui suoi attrezzi, gli stessi passi nella sua bottega ... Passate da Varese Ligure, Pietro c'è, è lì a intagliare stampi, come sempre, solo che adesso è biondo. Alessandra Picetti Piazza Pieve ,18 -Varese Ligure- cell.347 982 0886 La morte non è una luce che si spegne. È mettere fuori la lampada perché è arrivata l’alba - Rabindranath Tagore - Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DEI CUSCINI PROFUMATI E FATATI Herbal Sleep Pillows

    Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori, sulla Luna e sulla Terra fate largo ai sognatori! Gianni Rodari In questi giorni particolari dell'anno, tra l'altro così vicini al mio compleanno, lasciatemi sognare ancora un po'. Proprio perché gli anni inclementi passano, rimanere bambina nel mondo delle fate e della magia per qualche giorno all'anno aiuta, poi ci ci si sveglia e nel caso i sogni si realizzano. Un'altra cosa che si può fare con le erbe raccolte in queste notti del solstizio, sono i Cuscini Fatati. Potrei chiamarli solo Cuscini Profumati , ma nella tradizione le erbe sotto il cuscino avevano davvero scopi predittivi e taumaturgici, quindi perché non fatati? L'uso di accompagnare il sonno e non solo, di fanciulli, neonati, e ragazze da marito con erbe è antico come le stesse erbe e simile in tutte le latitudini. Ovunque anche qui, in Liguria, ad ogni bimbo appena nato venivano confezionati da mani esperte sacchettini e piccolissimi cuscinetti, contro malocchio, malattie e avversità chiamati "u breve", "u brevetìn" "u brevettu" ripieni di erbe secche, fra le quali sicuramente la Ruta e la Lavanda, e altro, che veniva sistemato nella culla ma anche indossato appeso tra i vestitini. L' usanza antica, venne ripresa anche dalla religione cattolica, tanto che questi "talismani" venivano confezionati da suore, con l'aggiunta di immaginette sacre. Se volete approfondire l'argomento, consiglio la lettura del bellissimo libro "Domanda al Vento che Passa", dell'amico Paolo Giardelli antropologo di campo, studioso delle tradizioni e delle società rurali, che ha raccolto negli anni tutte le testimonianze possibili su vita e costumi di una volta e trasportate in molte pubblicazioni. Qui un estratto: Per proteggere i più piccoli da disgrazie e malattie che potevano essere “gettate” su di loro si usava porre nei vestiti dei più piccoli un sacchettino, di preferenza di colore rosso, all’interno del quale erano posti da tre a cinque grani di sale e, se possibile, qualche foglia di ulivo benedetto la Domenica delle Palme. Il ricorso ai brevi, messi nelle fasce, cuciti nel lato interno delle maglie o appuntati con uno spillo al vestito, era molto diffuso in passato, quando non vi era l’assistenza sanitaria attuale e la mortalità infantile mieteva molte vittime: -“Gli mettevano “u brevetìn, un sacchettino al collo, che dentro c’era un cristetto, una madonnina, del lumìn Cristu del venerdì santo, perché dicevano che gli davano il malocchio. Il brevetìn era a forma di cuore, lo ricamavano con ago e filo, con un cordino per tenerlo al collo dei bambini. Dentro ci mettevano quelle cose benedette”-... Fino a poco tempo fa, ma probabilmente l’uso non è ancora del tutto tramontato, non erano soltanto i guaritori tradizionali a confezionarli, su ordinazione dei genitori che li avrebbero fatti benedire al momento del battesimo, ma lo stesso clero: il breve infatti richiama i brevia, citati nei trattati di demonologia, che erano (sono) preparati da sacerdoti e suore: “Le suore davano dei cuoricini, poi facevano dei sacchettini che si mettevano al collo del bambino. Il prete ci metteva un sacchettino al collo, perché dicevano che proteggeva dal malocchio. Ci metteva una crocetta di palma benedetta della Domenica delle Palme, un po’ di sale e altre cose”... Estrapolato da P. Giardelli, Domanda al Vento che passa, malocchio e guaritori tradizionali , Pentàgora Ed., Savona 2012 ( per acquistarlo clicca qui>>> ) - bellissimi brevettin, ritrovati di recente da un'amica in casa della nonna - Cito questa antica credenza, pressoché sparita, solo per chi la ricorda o per chi non la conosceva e il posto giusto per parlarne mi pareva proprio questo dove racconto del mio cuscino profumato che mi confeziono ogni anno, che conforta le mie notti, senza per questo cadere in fatue superstizioni. Ne avevo già parlato qui >>> L'origano gioia dei monti dove accennavo ai cuscini curativi di erbe, di Origano appunto per la cervicale, o il così detto Cuscino di Venere riempito di Achillea , Salvia e Sale grosso per i dolori mestruali. Nei vari articoli dedicati alle singole erbe ho spesso citato la tale o tal' altra erba messa sotto il cuscino per vari motivi e allora perché non raccoglierne un po' in questi mattine dense di rugiade speciali e forse finalmente un po' di aria calda, da fare poi velocemente seccare, per confezionarci il nostro cuscino personale, dove chiudere i nostri desideri e chissà favorire un sonno sereno? In fin dei conti cosa serve oltre alle erbe, raccolte magari durante una passeggiata la mattina presto, ricche della benefica rugiada? Solo un rettangolo di stoffa, cotone o lino, seta, fibre naturali, ovviamente, piegato e cucito sui due lati. Si può cucire facilmente anche a mano. Può anche essere un regalo per una persona cara, un vero "pensiero". Il leggero fruscio delle erbe e il delicato profumo accompagneranno i nostri sonni e sogni. Si raccolgono le erbe, anche più di una, diverse a secondo delle necessità, mescolate insieme, perché le proprietà si rafforzino. Cliccando sul nome della pianta porta direttamente al post dedicato ad ogni singola erba Lavanda per diradare l'ansia Ruta per affrontare l'angoscia Rosmarino per un buon sonno rinvigorente anche delle capacità cognitive Alloro per un sonno ricco di sogni nel futuro Artemisia se proprio si vuole sapere tutto tutto Pioppo e Tiglio per un sonno tranquillo Achillea per sognare l' amato Cedracca per assorbire mali, dolori articolari, o anche solo farli sopportare meglio Iperico contro brutti sogni Timo per disinfettare Luppolo per calmare sognare sognare sognare Elicriso per trovar marito Sambuco per dormire insieme alle fate Felce sempre per favorire un sonno libero da tutti i mali, fosse pure un mal di denti e poi perché no la salvifica Salvia , petali di Rosa , e quanto di altro vi sembri meglio. Il cuscino più conciliante il sonno è sicuramente quello riempito con i coni di Luppolo Molte di queste hanno realmente proprietà rilassanti e probabilmente contribuiscono veramente a un sonno sereno. Una volta ben secche si sminuzzano con le mani o fra un telo premendo con un matterello di legno, senza usare marchingegni elettrici o meccanici che scaldando le erbe ne altererebbero le proprietà. Senza ridurre in polvere, eliminando gli steli più grandi che darebbero fastidio. Per la misura, da mettere sotto la testa, preferisco una soluzione bassa da poggiare sopra o sotto il cuscino a secondo di quanto desidero godere del profumo. Ognuno può fare come meglio crede, tenendo presente anche la quantità di erbe che si posseggono. Riempito, si cuce sul lato rimasto aperto, e se si vuole si può fermare le erbe con qualche punto da parte a parte. Non va lavato, ma lasciato eventualmente ogni tanto al sole per eliminare l'umidità residua delle erbe e quella che può assorbire durante la notte dal nostro corpo. Tenuto con accortezza dura anche più un anno. Se non si riesce a raccogliere tante erbe o se sembra essere troppo profumato, si possono mescolare le erbe scelte in minore quantità con pula di grano, o di grano saraceno o ad avercela paglia di riso, il famoso Crine di una volta. Dimenticavo di parlare del Crine, usatissimo una volta per confezionare cuscini e materassi da appoggiare sotto al materasso di lana. A me bambina, amantissima dei cavalli, mi faceva specie tagliassero le criniere degli adorati animali per farne cuscini, fino a che un vecchio materassaio passato per casa, mi confortò spiegandomi che per crine in questo caso si intendeva Crine vegetale , solitamente paglia di riso , ma anche fibre di Palma, più specificatamente la Palma di San Pietro , comune nella macchia mediterranea, o anche alcune erbacee marine dette Crine marino . Crine vegetale, in questo caso paglia di riso, recuperata in un campo da un'amica Io stessa ho dormito fino a che non mi sono sposata su un materasso di lana appoggiato sopra ad uno di crine e la scelta di un vegetale per il materasso e di uno di provenienza animale, non era a caso. Lo stesso materassaio mi spiegò come era necessaria sia la lana che assorbiva umori e sudori del corpo durante la notte sia il vegetale dove questa li trasferiva, e quest'ultimo li tratteneva, altrimenti avrebbero finito per tornare fra le ossa di chi si riposava la notte dopo, raccomandandomi di non buttare i miei materassi di crine vegetale perché ritenuto un materiale pressoché eterno. Una spiegazione semplicistica, che però ritrovai anni dopo in una descrizione più scientifica, constatando come per l'ennesima volta i nostri vecchi fossero saggi, sostituendo nel caso la paglia con gli " scartocci di granoturco ", le foglie delle pannocchie di mais, più deteriorabili, attaccabili da animaletti, e presto abbandonati al primo bagliore di progresso. Ora si torna, con le dovute precauzioni, ai materiali vegetali, il lattice stesso, quello vero lo è, e si trovano materassi in fibra di cocco, crine e altro, consigliati per le proprietà isolanti e di traspirazione. Ah l'estate! Una volta cominciava quando mettevi il materasso di crine sopra a quello di lana, per godere di un fresco naturale. Kapok lavato e recuperato e mescolato alle erbe per fare i cuscini Un'altra fibra vegetale dimenticata è il Kapok, morbidissima e leggerissima, la fibra più leggera al mondo che si ottiene dai semi di Ceiba pentranda, un albero dei paesi più caldi. Una volta si facevano le imbottite, le coperte spesse e trapuntate che si usavano prima dei piumini e che costavano meno. Tranquilli, se il riferimento alla magia può non essere nelle corde di tutti, gli Herbal Sleep Pillows vanno tantissimo di moda e si trovano da comperare su internet a prezzi molto interessanti, tanto da convincerci a farceli da sole, come si trovano facilissimamente quelli di Lavanda sui mercatini, a prezzi più modesti. Buon lavoro e ... sogni d'oro... anzi no ... verdi sogni dorati tranquilli e profumati. Che strana macchina è l’uomo. Gli metti dentro lettere dell’alfabeto, formule matematiche, leggi, e doveri ed escono favole, risate e sogni. Fabrizio Caramagna Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IPERICO

    - Scrivono alcuni essere l’Hiperico tanto in odio à i Diavoli, che abbrusciandoli, e facendoli fumento con esso nelle case, ove li sentono, subito se ne partono via, perciò è chiamato da alcuni caccia diavoli, ovvero fuga demon - I discorsi del Matthioli, 1568 L'estate è esplosa, tutto è pronto da raccogliere e la notte magica di San Giovanni si avvicina. Una delle erbe da non dimenticare di prendere, appena scende la rugiada, la sera tra il 23 e il 24 è l' Iperico , o Erba di San Giovanni , e pure Erba dei 100 mali , o Cacciadiavoli . Le caratteristiche terapeutiche e legate a credenze sulla magia di questa pianta sono note fin dall'antichità. È una delle piante che si usava per confezionare i brêvi o brêvetu , o brêvetin sacchetto a forma di cuore che dentro conteneva erbe, sale e altri ingredienti ritenuti capaci di proteggere dal malocchio, Spesso dopo averli cuciti e fatti benedire si regalavano alle puerpere per metterli nelle culle o al collo dei bimbi appena nati, ma anche i contadini usavano metterli al collo delle mucche che avevano appena sgravato. qui>>>DEI CUSCINI PROFUMATI E FATATI La particolarità di macchiare di rosso scuro dei petali del suo fiore, (basta strofinare la corolla fra le dita), fa si che si attribuisca la sua nascita a dove cadde il sangue del santo e che il diavolo cercando di distruggerla riuscisse solo a perforarla, da qui il nome di Hypericum perforatum . Infatti ponendo in controluce una delle sue foglioline pare essere tutta forata. È un inganno, perché quelli che sembrano piccoli fori sono in realtà ghiandole traslucide di essenza. Tutti questi elementi rendono facile l'identificazione della pianta che cresce spontanea e a grandi macchie gialle, un po' ovunque, sui bordi delle strade e nei campi incolti, è facile vederla fiorita proprio in questo periodo. Dell'uso dell' Iperico in casa mia, vi posso solo dire che l' oleolito che faceva mia madre era oggetto del desiderio di quanti la conoscevano e che lei faceva felici ogni anno regalando a destra e a manca boccette di prezioso olio rosso. E che io, figlia ingrata, snobbavo. Fino a una sera, quando passando gli anni e incominciando gli acciacchi, decisi di massaggiarmi un ginocchio talmente dolorante da non lasciarmi prender sonno ... e in pochi minuti capii il perché di tanti proseliti. Ora sono poche le sere che non mi corico unta un po' ovunque e che giugno passi senza vedere i miei balconi con barattoli di olio e Iperico a macerare. Delle mie personali considerazioni su come fare gli oleoliti già ho detto nel post sull' Achillea ( qui>>> ) ma ripeto la facile ricetta di quello di Iperico : Basta prendere una quantità di sommità fiorite (sempre lontano da luoghi inquinati) sufficiente a riempire, il giorno dopo quando è appena un po' appassito, un classico vaso di vetro da conserve, coprirlo di olio, in questo caso extra vergine di oliva, o metà vinacciolo, chiudere con una garza, esporlo al sole caldo. Dopo qualche giorno, evaporata almeno in parte l'umidità, lo chiudo e continuo a lasciarlo al sole per 40 giorni, scuotendo ogni giorno, fino a che non abbia assunto un bel colore rosso. Dopo di che filtro e chiudo in boccette scure. Ho già detto che questo è uno dei pochi oleoliti che lascio al sole proprio per estrarre tutta l'essenza dalla pianta, consiglio a chi vuole cimentarsi, di non farne litri perché bastano poche gocce per un massaggio, quello che la pelle riesce ad assorbire. Oltre a dare sollievo nei dolori muscolari, del nervo sciatico, dei reumatismi e altri, è un prezioso antirughe, pare accertato sia il miglior anti-età che ci sia in natura, un vero rigeneratore e con questo potere risulta utilissimo in caso di bruciature, ustioni anche quelle che formano la bolla. Oltre a dare immediato sollievo, favorisce la guarigione. Unica controindicazione la fotosensibilità , quindi sconsigliato l'uso prima dell'esposizione al sole per non incorrere in fastidiosi pruriti o macchie, mentre è consigliato come doposole , la sera. Recentemente ho letto come questo non sia proprio così, che solo per ingestione avviene l fotosensibilità, io mi attengo alle vecchie regole, visto i tanti altri che mi posso dare. Infatti persino gli animali che se ne cibano a volte vengono presi da attacchi di prurito e i contadini devono provvedere a togliere le piante di Iperico dal fieno per un po' di tempo. Non sono tutte qui le proprietà di questa erba. È ormai accertata scientificamente la sua capacità di curare le lievi depressioni e l'insonnia, con gli stessi effetti delle benzodiazepine, senza gli effetti collaterali di quest'ultime, ma anche le cistiti, e le affezioni bronchiali. A questo proposito le interazioni con altri medicinali, persino gli anticoncezionali, sono talmente importanti da non consigliare a cuor leggero l'uso interno casalingo, anche se Strabone , storico e geografo greco, più o meno 2000 anni fa, utilizzava la tisana di fiori per procurarsi buoni sonni e riposare sereno. Forse, parlando della pianta come Scacciademoni si intendeva quelli interni, come i pensieri tristi e la malinconia classici della depressione che non trovando una spiegazione venivano attribuiti a forze malefiche superiori, e non è forse per chi ne soffre un vero diavolo interiore? Al giorno d'oggi i composti fitoterapici a base di Iperico sono tra i più usati, e una cura al cambiamento di stagione, sotto controllo medico, può scongiurare all'inizio dei primi sintomi, l'approssimarsi di patologie che, trascurate, potrebbero diventare ben più gravi. Passati i tempi per me di interazioni con medicinali come la pillola anticoncezionale un pizzico di iperico nella tisana della sera a primavera e in autunno lo metto, per tirarmi su il morale. varietà di iperico anche questa comune nei prati ma non perforatum Esistono diverse varietà di Iperico, molto usate nei giardini, che non hanno proprietà curative, quindi va attentamente individuata la specie perforatum spontanea di cui sopra. Un altro Iperico selvatico che ho trovato al sud, nel mio girovagare in terra Tarantina, è l' Hypericum triquetrifolium , dal fiore più piccola e dalla conformazione della pianta fitta fitta, chiamata fumulu, o erba di San Giovanni crespa, e la cito perché è interessante l'uso che ne facevano una volta. Sui muretti a secco venivano fatti tappeti di questa erba e sopra messi i fichi a seccare. Per la particolare conformazione dell'erba creava un perfetto graticcio per l'areazione che permetteva una perfetta essiccazione. inoltre veniva usato per fabbricare piccole scope. Non mi risulta che abbia proprietà nemmeno questo. Aggiornamento 2021: Ho recentemente scoperto che anche questo iperico dalle foglie piccole e triangolari pare venga usato per un olio con le stesse proprietà di quello fatto con l' iperico perforato. La modalità di preparazione è la stessa, ma l'olio non diventa rosso Hypericum triquetrifolium Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • RUTA

    - la Ruta ogni mmale stuta - La ruta spegne ogni male... sarà, come spesso capita nel mondo delle piante, più è tossica e più cura. E la Ruta tossica lo è davvero tanto, il suo uso può avere conseguente letali e anche nel maneggiarla occorre attenzione perché le sostanze, responsabili pure dell'odore sgradevole, contenute nelle vescichette delle sue foglie, possono provocare arrossamenti e gonfiori. Inutile continuare a parlare di chi la mette nella grappa, l'ho visto fare diverse volte e forse sarà vero che non è mai morto nessuno nel berla, ma grazie no, preferisco altri metodi per digerire. Così come in casa mia non si è MAI usata nella cottura della selvaggina e sì che ero circondata da cacciatori e ne ho cotto e visto cuocere, e sono convinta che veniva usata per insaporire quella lasciata frollare forse troppo e per nasconderne il sapore forte e ci sarebbe da dire su cosa era peggio se mangiare quella carne o usare la ruta, ma come ripeto spesso una volta la fame era fame e ognuno poi aveva le proprie abitudini e i propri gusti, e difficilmente senza un approfondito esame tossicologico si poteva arrivare a pensare a un intossicazione dall'uso continuo della ruta. I danni a reni e fegato sono evidenti, è più abortiva del prezzemolo ma davvero rischioso usarla a questo scopo, una delle figlie dell'imperatore Tito, Giulia Titi, morì in seguito a aborto forzato con la Ruta. Perché i romani la mettevano ovunque, bontà loro, ma avevano talmente tanti motivi per morire che quello della ruta era forse trascurabile, l'età media non superava i 30 anni... fiore di Ruta Preferisco attenermi a un altro uso antico, quello di repellente per qualsiasi tipo di parassita, sopratutto nel mio giardino sta lì per tenere lontani vipere e topi che non ne sopportano l'odore. Come tutte le erbe con importanti proprietà era ed è considerata magica, si credeva impedisse la germinazione dei semi e la religione se ne impossessò per gli esorcismi per i suoi fiori che ricordano una croce e quando il prete passava a benedire non mancava di benedire la pianta di ruta in giardino, altrimenti se non benedetta non si poteva tenere. Questa benedizione obbligatoria perché anche le streghe si racconta ne facessero largo uso e certamente ancora oggi va nell' Acqua di San Giovanni>>> e nei Brevettin o nei cuscini>>> , soprattutto per difendere dalla paura, per dare il coraggio di affrontare situazioni angosciose. Come spesso ripeto la mia conoscenza limitata di botanica non mi permette di identificare la specie esatta della mia pianta di Ruta, che ho rubato in un poggio in riviera e trasferito in un vaso e lì sopravvive da anni. Sono una decina in Italia le specie di Ruta, tutte con proprietà simili e la mia quasi certamente non è la più comune, cioè la Ruta graveolens della quale metto sotto foto del sito Actaplantarum per un confronto. Di certo è una Ruta, di certo per me l'odore è sgradevole, di certo non la uso in cucina o cerco di curarmi. foto di Actaplantarum cliccare per vedere altre foto Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • E' l'ora dell'ALLORO 🌿- l'öfêuggio pe digerî e altri usi

    “Mangiare è un diritto, digerire è un dovere.” Marcello Marchesi Se non ora quando? Parlare dell' Alloro e delle sue proprietà digestive? E non solo. Le festività appena trascorse hanno sovraccaricato stomaco e intestini di tutti, quindi di corsa a farsi una tisana di Alloro . Se per altre erbe è importante fare distinzione fra la procedura decotto o infuso, nel caso dell'alloro non la faccio. DECOTTO DI ALLORO Anzi, parto dall'acqua fredda: due o tre tazze di acqua in un bricco di vetro tipo Pyrex (odio fare le tisane nel metallo), spezzetto dentro tre quattro foglie di Alloro, fresche o secche non importa , e metto sul fuoco.Le foglie giovani hanno più proprietà. Faccio sobbollire una decina di minuti, filtro nella tazza e volendo aggiungo qualche poco di scorza di limone. Ancora qualche minuto e poi bevo con calma. Non metto zucchero, nemmeno miele, mi sono abituata a berlo così. Qualsiasi sia la tisana che voglio fare di Rosmarino, salvia o quello che voglio, una foglia di alloro ormai la metto sempre Per quel che mi riguarda l'effetto è assicurato se serve per la digestione. Non per niente in cucina è usato nei piatti impegnativi dalla cottura lunga come ragù, sughi, arrosti ecc. ecc. E' utile perfino nei casi di inappetenza. Le proprietà dell' Alloro non si limitano a quelle digestive, la tisana fa bene in caso di influenza, dolori vari, mal di testa, febbre. Si può bere tranquillamente tutti i giorni, specialmente questi giorni, e si può usare per sciacquare i capelli per combattere la forfora. IL LIQUORE DI ALLORO Se proprio non piace la tisana, si può passare al liquore. Una delle tante ricette consiglia di mettere una trentina di foglie in mezzo litro di alcol puro per almeno cinque giorni. Dopo si filtra, si aggiunge mezzo litro di acqua e 2 etti di zucchero e si lascia riposare per un mese prima di bere. L'OLEOLITO DI ALLORO L' oleolito fatto con le sue bacche o le sue foglie è utile nei dolori da reumatismi o da contusioni. Basta mettere una manciata di bacche o foglie in un vaso al riparo dalla luce e coprirle di olio di oliva. Dopo un mese si filtra e si conserva sempre in una boccetta scura e si massaggiano poche gocce sulle parti doloranti. Ha anche proprietà tarmicide, un ramo a seccare dentro l’armadio contrasta i parassiti, anche fra le farine in cucina, e, udite udite, un ramo di alloro appeso in cucina mantiene la pace familiare e preserva dalle liti domestiche.😜 Con le bacche mature cotte in acqua si può fare un olio prezioso per saponificare, ma bisogna essere esperti e la cottura va eseguita all'aperto per i fumi tossici che produce. Fior d'alloro L' Alloro, l'öfêuggio in genovese, è in Liguria la pianta tradizionale del Natale. Anticamente era il nostro albero di Natale, tagliato la mattina del solstizio e addobbato di mandarini, nocciole, nastri e fiocchi bianchi e rossi, i colori di Genova. Di Alloro il ceppo donato al Doge per il Confeugo , e di Alloro il tronco che doveva bruciare in tutte le case dalla notte di Natale a Capodanno e alle cui ceneri, conservate, venivano attribuite proprietà scaramantiche. Di Alloro , per tradizione, il rametto nel centro del " pan doçe", che sarà tagliato da " o fantìn", il più giovane celibe di famiglia. Pianta officinale, l' Alloro , nome scientifico Laurur nobilis L., spesso messa vicino alle case, non viene colpita dai fulmini, sacra fin dall'antichità, protagonista del mito di Dafne e Apollo, simbolo di trionfo e di vittoria. La corona di alloro con la quale si incoronavano gli imperatori è poi passata ai " laureati " che proprio dal Laurus nobilis prendono il nome. Le foglie sono utili anche per tenere lontani i parassiti delle farine, paste ecc. Un ramo appeso nell'armadio tiene lontane le tarme. E' quasi impossibile, per l'aroma che emanano le sue foglie appena stropicciate, confonderlo con altre piante simili, tipo il lauroceraso o l'oleandro, entrambe velenose. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • MAGGIO

    Come tutti gli anni sarò presente a Chiavari in Fiore, cercherò i fiori delle piante del prebuggiun, i fiori commestibili e quelli che è meglio non mangiare e quelli proprio velenosi. Sarò lì per chiacchierare come sempre di erbe e fiori. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA CEDRACCA O SPACCAPIETRA

    Ho trovato un muro di bellissima Spaccapietra , Cedracca o Asplenium ceterach L. E quindi ne parlo, più che altro per raccontare di zio Pippo, fratello di nonna materna, il più semplice dei cinque fratelli, quello rimasto sempre nella casa di campagna, con un destino legato al vino nel nome: Giuseppe Mosto , a lui toccò di consegnare vino nelle case, con la sua bicicletta con il carretto attaccato dietro, per conto del suo datore di lavoro che faceva Guastavigna di cognome ... nome omen. Questa erba è quella che mi ha insegnato lui, tanti e tanti anni fa, quando la raccogliemmo assieme un pomeriggio, nei muretti del Maggiolo, per curare un qualche suo problema urinario, che sospetto avesse pure quello qualche connessione col vino. Le abbondanti piogge autunnali l'hanno fatta prosperare fra queste pietre, qui vicino a casa mia lontano chilometri e anni da quel giorno. È di fatto una delle tante felci abbastanza comuni, distinguibile dalle altre per l'aspetto delle foglie più carnoso, la pagina superiore di un bel verde opaco intenso, la pagina inferiore coperta di spore rossastre che la fanno riconoscere anche come erba ruggine , e davvero si insinua nei muri di pietra quasi spaccandoli con le sue rosette. Il caldo estivo la dissecca quasi totalmente e cadono le spore, la pioggia poi la fa rinverdire rigogliosa Con questa fama di spaccapietra gli antichi ritennero che lo stesso effetto poteva averlo sui calcoli renali, e viene usata ancora oggi per quello e in genere per favorire la diuresi nelle infiammazioni, e quindi zio qualche ragione l'aveva. Non ne ho mai dovuto far uso, per fortuna, ma è usata nella farmacopea erboristica e facilmente reperibile in tintura o pastiglie. Il suo uso non si limita alle vie urinarie, il nome scientifico sembra derivi dalla parola greca che identifica la milza, e per curare questa serviva nel Medioevo, ma anche applicata calda per far maturare i foruncoli, o il decotto per risciacquare i capelli per fortificarli. Ora che ne ho trovato una riserva proverò per i capelli, mentre come al solito sconsiglio di avventurarsi nell'uso interno senza l'aiuto di un buon erborista. Ma quello che invece farò prestissimo sicuramente sarà l'uso innocente dei suoi supposti poteri quasi magici. Ai tempi si usava imbottire i cuscini di Cedracca perché pare basti ad assorbire mali, dolori articolari e disgrazie, far sopportare meglio, e quindi perché non provare... E poi, meravigliosamente, una foglia raccolta la sera di San Giovanni e nascosta nella scarpa farà trovare un tesoro ( Acqua di San Giovanni ( qui>>> ). Quanto mi piacciono le leggende e le usanze di un tempo quando bastava una foglia nella scarpa per vivere con un'illusione di ricchezza e un cuscino di erba per far sparire dolori e disgrazie ... “- Abbiamo pochissime possibilità vero? - Indovinato! È in questi casi che arriva la magia.” - Tutto può cambiare - Anche altre felci del genere Asplenium hanno proprietà simili anche se per tutte è sconsigliato improvvisare tisane, fosse solo perché non si è consapevoli di quanto principio attivo stiamo assumendo e visto che si ritrovano facilmente nei preparati erboristici sicuri perché non approfittarne. Ricordo che non è considerata erba commestibile... Asplenium trichomanes A proposito... dimenticavo ... lo zio, conosciutissimo in tutto il Tigullio e più in là, oltre al suo rapporto particolare con il vino, curava, "segnava" , il Fuoco di Sant'Antonio, capacità che non si era nemmeno riconosciuto da solo, gliela avevano scoperta tardivamente a sua insaputa, e venivano a prenderlo da tutte le parti anche quando era anziano, ma di lui amo ricordare l'arte meravigliosa di suonare le campane, dalle quali fin da giovanissimo sapeva tirare fuori melodie incredibili e inusuali. Fu il campanaro ufficiale della Basilica dei Fieschi di San Salvatore di Cogorno per più di 50 anni, figlio e nipote di campanari, ma lo chiamavano per le feste importanti dappertutto, qualunque fosse la chiesa e per quanto lontana potesse essere, se le campane suonavano a festa in un certo modo, noi si sapeva: - È zio Pippo che suona! - E mai più le ho sentite suonare così. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • NEL PASTENELLO... ♥️

    Con questo post inauguro una nuova categoria dedicata ai luoghi del cuore. ♥️ Quale cuore? Il mio ovviamente. Quei posti dove vado, vengo, torno e ritorno, che fanno parte della mia vita. Ho già scritto di alcuni luoghi che spesso ospitano oltre a me i miei eventi delle erbe, questa nuova rubrica nasce dalle richieste che spesso mi sono state fatte, di parlare di dove abito, che vita faccio, mi viene chiesto se si può venire a trovarmi, qualcuno pensa che io gestisca un agriturismo, un B&b, che possa ospitare e cose simili. Non è così, vivo sola e non gestisco nessun B&b o agriturismo e sono io che spesso vado ospite qui e là, questo non toglie che nelle vicinanze ci siano soluzioni che permettano di incontrarci, o per poter conoscere questi posti. Abito nell'Alta Val di Vara, alle pendici del monte Zatta, a circa 800mt., questa è una Liguria di confine, a cavallo tra le province di Parma, La Spezia e Genova, una Liguria semi sconosciuta, che spesso viene trascurata e che invece offre buone opportunità per trascorrere qualche giorno davvero in pace al fresco e sufficientemente vicino al mare. nella faggeta per funghi * Sono posti dove frequentemente tra l'estate e l'autunno si può passare la mattinata nella faggeta dello Zatta, raggiungibile a piedi in meno di un'ora, a cercare funghi porcini e al pomeriggio sempre in meno di un'ora di auto raggiungere le spiagge sia delle Cinque Terre, che del Levante Ligure, Sestri Levante, Lavagna, Chiavari, passare il pomeriggio al mare e tornarsene a dormire al fresco. Quella che descrivo oggi, in questo articolo, è la soluzione più vicina a dove vivo io, una decina di minuti a piedi, di amici carissimi, per via traversa anche un po' parenti, a Toceto, nel Pastenello, Ca' du' Pinzer , che affittano come casa vacanze, dove spesso ospitano i miei eventi di erbe, fiori, e simili . La casa è su tre livelli con un bel giardino chiuso e un parcheggio privato. Al piano terra, che si apre sul giardino, c'è un grande ambiente con una cucina e un bagno, al piano superiore cucina, soggiorno una camera matrimoniale e una singola, bagno con doccia, in mansarda camera matrimoniale, camera singola, bagno con vasca idromassaggio. In tutto 5 posti letto, due cucine e tre bagni. In un contesto isolato, in mezzo a boschi di castagno, è a pochi minuti a piedi dalla chiesa e dall'osteria del paese dove c'è ancora una bottega storica di alimentari come una volta. Comuneglia - La Chiesa - Marina e Massimo sono quanto di più accogliente ci possa essere, discreti ma attenti ad ogni esigenza degli ospiti, tutta la casa è provvista di wi-fi gratuito e l'ambiente è adatto ai bambini per i quali sono presenti giochi e quant'altro è possibile, e anche gli animali sono i benvenuti. Davanti a casa, un prato al limitare del bosco con amache e rete per pallavolo, ecc. È a disposizione un barbecue ed eventualmente anche una sauna. Marina e Massimo A meno di dieci chilometri c'è Varese Ligure, borgo medievale conosciuto in tutta Europa per la prima certificazione ambientale ISO 14001, bandiera arancione del Touring Club Italiano ed inserito nei Borghi più Belli d'Italia. Ci sono negozi, supermercato, banche, posta, bar e ristoranti. Varese Ligure è in una posizione strategica, da sempre luogo di scambi fra le valli confinanti. Si raggiungono facilmente in meno di un'ora, più o meno 40 km da una parte o dall'altra, sia la provincia di Parma attraverso il Colle di Cento Croci, o La Spezia e le Cinque Terre per la strada provinciale SP566 o la Riviera di Levante per la galleria del colle di Velva, o il Passo del Biscia, offrendo una vasta di possibilità di visitare posti diversi. Non resta che mettere i contatti necessari, se davvero agognate a una vacanza lontano dal chiasso, a contatto con la natura, dove sarete voi a decidere quando buttarvi in una sagra di paese fra le tante nei dintorni, farvi due giri di ballo liscio, andare a fare un bagno al mare o a quasi 1400 mt, esplorare le fonti del Vara, e perché no? imparare a fare la focaccia al formaggio di Recco con me o i pansoti come preferite, o fare un giro per i boschi assieme a scoprire le erbe del posto. Focaccia al Formaggio cotta nel forno a legna a Ca' du Pinzer per informazioni sulla casa vacanze Ca du' Pinzer Marina cell. 348 419 0989 Sotto un po' di foto dei monti intorno e del mare a meno di un'ora di auto, non serve altro per spiegare i motivi del mio vivere qui. UNO SGUARDO SUI MONTI INTORNO sopra la casa mt.800 M.Chiappozzo e dolina di Pian d'Oneto - Passo del Monte Biscia mt.890 verso la Riviera di Levante Panorama sui monti Verruga, Porcile e Biscia dalle sorgenti del Fiume Vara dal Monte Zatta mt.1400 Ruderi del Castello di Novasina XII sec. sul M. Riso raggiungibile facilmente a piedi Passo delle Cento Croci verso Borgotaro mt.1055 VARESE LIGURE Castello Fieschi - Varese Ligure ** Ponte di Grecino - Varese Ligure ** Al Borgo Rotondo - Varese Ligure ** VERSO LA VAL TARO Castello di Compiano - foto di Donatella Dallara Borgo Val di Taro - Palazzo Boveri - foto dal web VERSO LA SPEZIA Portovenere * Manarola - Una delle Cinque Terre * VERSO LA RIVIERA DI LEVANTE - Sestri Levante - Baia del Silenzio * Sestri Levante - la Baia * Lavagna - la spiaggia - foto dal web Chiavari - il mercato e il palazzo - foto dal web Portofino * San Fruttuoso Cristo degli Abissi * foto di Antonio Andreatta ** foto di Silvia Podestà Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • B & B DEL CUORE ♥️

    Ci sono persone che ti entrano subito nel cuore quasi come una deflagrazione, imponendosi, e spesso con la stessa velocità ne escono, e altre in punta di piedi a piccoli passi perché vogliono restarci. La conoscenza con Franca è stata così, discreta, gentile, elegante come è lei, senza farsi notare, ma all'occorrenza, nella necessità, mi giravo e lei era sempre lì pronta ad offrirmi quello che poteva. Così quando ho iniziato il percorso con l'Associazione Erbando, ha aperto con entusiasmo le porte del suo curatissimo B&B Il Fiume , e con non poco lavoro fisico e impegno mi ha aiutata a portare avanti il mio progetto, supportandomi, spronandomi e sopportandomi. La location perfetta, il suo B&B è a Castiglione Chiavarese, in località Fiume, sulle sponde del torrente Petronio, nella casa di pietra di famiglia, con un ampio giardino, una graziosa piscina, circondato da campi dove le nostre erbe del Prebuggiun crescono a loro agio, a pochi minuti dalle spiagge di Sestri Levante, Riva Trigoso, ecc. Le tre camere dotate di tutti i comfort, colazione sotto il patio o nel giardino con vera focaccia ligure al fresco della valle. E poi c'è Antonio, attento e prezioso custode di tanta bellezza, anche quella di Franca ... 😀 Marta è venuta dopo, solo di recente, a pochi metri dal Fiume, anche lei ha aperto nella sua bella casa antica un B&B, il B&B Tre Ponti e anche lei è stata accolta a braccia aperte e si è creato subito un sodalizio con Franca, invece che, come avrebbero fatto altri, imbarcarsi in sterili competizioni. Si sostengono a vicenda, si scambiano consigli e vivono da buone vicine, e non è poco di questi tempi. La casa di Marta è un poco diversa, non ha il giardino ma un'ampia terrazza, la padrona di casa ha una padronanza con le lingue non indifferente (che invidia) nessuna sorpresa se sentite parlare giapponese ... Wanda e Pongo, i due cani arrivati per caso, e nel campo qualche alveare accudito amorevolmente così da poter tornare a casa con un barattolo di miele assolutamente a meno di km0 . Dalle finestre delle camere potreste credere di vivere in un quadro ... Quando i miei incontri di Erbando si sono fatti sempre più numerosi sia in date che in numero di partecipanti, il bel salone di Marta ci ha accolti, e così ora tutte e tre siamo una forza, diverse ma insieme, quello che non fa una fa l'altra, e come farei mai io senza loro due ormai? Abbiamo voglia di ritornare tutti a una qualche normalità, le due strutture sono aperte, con le attenzioni del caso, l'unica specificazione non si accettano al momento soggiorni di una sola notte, per l'alto costo delle sanificazioni e tutto quello che ha portato di lavoro in più questa esperienza, e Franca e Marta sono molto attente al benessere proprio e dei loro ospiti. Anche i nostri incontri di Erbando torneranno al più presto, si pensa settembre - ottobre, i prati intorno saranno di nuovo verdi, si potrà fare la solita piccola passeggiata di riconoscimento da un posto all'altro. Abbiamo tante novità in mente, come un erbario personale da costruirsi e da portarsi poi a casa... presto saranno pubblicate. Chi vorrà, potrà soggiornare presso Franca o Marta, per prolungare l'incontro con me e le nostre erbe e godere della pace delle loro case. A presto. Contatti: B&B Il Fiume Via Fiume, 11, 16030 Castiglione Chiavarese FRANCA 0185 408000 Facebook https://www.facebook.com/bebfiume/ B&B Tre Ponti Via Fiume 3, 16030 Castiglione Chiavarese MARTA 338 992 9095 Facebook https://www.facebook.com/BB-Tre-Ponti-309423053312785/ Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL PARADISO PUÒ ATTENDERE ... ♥️

    E quando ti avverrà, potrai scoprire che andavi sognando di essere un fiore che aveva da fiorire. Alle sorgenti dell’essere - Walter Gioia C'è chi i sogni li tiene nei cassetti, c'è chi come Francesca Maltinti ed Emanuele Fumagalli mentre li sta ancora sognando, incomincia a realizzarli. Nel primo decennio degli anni 2000 con due figlie piccolissime e poco più di trent'anni vogliono scappare dalla città, desiderano vivere nella natura, a contatto con gli animali, le bimbe libere, e loro a fare quello che piace davvero a entrambi. Francesca ha un percorso alle spalle di Naturopata e Floriterapeuta, Emanuele giovanili esperienze di cuoco prima di dedicarsi al massaggio tradizionale, ayurvedico e al primo livello Reiki. Girano la Liguria in lungo e in largo per trovarlo il loro paradiso, finché sentono parlare dell' Alta Val di Vara, la valle del biologico e in cima in cima, per una strada sterrata, dopo il piccolo abitato di Valletti, perso nel mezzo di boschi e prati, lo trovano. Rustico di pietra da aggiustare, campi da lavorare, tanta aria pulita. Nel giro di qualche anno, con molto lavoro manuale, un impegno di capitale non indifferente, hanno visto crescere il loro sogno: l' Azienda agrituristica certificata Bio , dove coltivare verdure, erbe e fiori da trasformare e servire poi a chi come loro vuole passare qualche giorno o solo qualche ora, tranquillo nella più assoluta libertà, per fare passeggiate nei monti intorno, fare un salto a Varese Ligure, arrivare in meno di un'ora alle Cinque Terre, a Sestri Levante, a Chiavari o semplicemente assaggiare la loro cucina genuina a quattro mani, quelle di Franci e Manuele, perché loro fanno tutto assieme in armonia. Senza molte formalità, appena arrivati si fa conoscenza con i cani Tobia e Mascherina, i gatti Tabata, Gertrude, Eolo, Mammolo, Pisolo, Cucciolo, Sprizzolo e Arturo l'asino, tutti arrivati casualmente e perfettamente in grado di accogliere gli ospiti. Potrete pranzare sotto il portico, tra salvia, lavanda e stachys, e dormire nelle camere semplici ma ognuna con bagno privato, e anche approfittare delle sapienti mani di Emanuele per godere di un massaggio ayurvedico nell'ex seccatoio trasformato in stanza dei massaggi. Gli oli, i saponi, le creme, che si trovano da provare nelle camere, sono preparate da Francesca che si diverte a creare per i propri ospiti idrolati e oleoliti e il resto, oltre a marmellate, sciroppi, conserve di varia natura, ma anche il pane con farine scelte e la sua pasta madre che ha più di 70 anni. In cucina lo standard è l'improvvisazione con quello che produce l'orto, stagione per stagione e anno per anno e anche la fantasia fa parte delle ricette. Eh sì, oltre alla libertà il silenzio, quello della natura, i decibel massimi quelli del canto degli uccelli, niente auto, niente persone se non le poche presenti, niente vie pedonali assembrate, tanto da incontrare senza problemi caprioli, cinghiali, tassi, istrice e quel che ci può essere. Il nome, Il Risveglio Naturale , non è scelto a caso, sperano sempre che nei loro ospiti avvenga un risveglio non solo fisico nella pace, ma anche nella mente e nello spirito, un riappropriarsi di se stessi a contatto con la natura. L'agriturismo è sotto il Monte Verruga a circa 700 mt. circondato da boschi di castagno, con vista sul monte Zatta, monte Chiappozzo, monte Biscia e i piccoli paesini intorno. Da qui si vede anche casa mia, i Ghiggeri, proprio di fronte, a pochi km di saliscendi. Ed è anche per quello che, per quanto ci è possibile, Francesca ed io collaboriamo, lei mette la location, l'alloggio per coloro che vogliono seguire i miei incontri sulle erbe di questi monti, e ascoltare lei che parla di fiori. Non disperiamo ancora di riuscire a fare qualcosa in questo strano anno, a settembre - ottobre, quando luci e colori di questa nostra campagna saranno ancora più caldi e accoglienti. Se il vostro ideale di vacanza è il negozio firmato, il passeggio serale nelle vie del centro a guardare le vetrine, non potete stare senza il caos delle rinomate località turistiche, il tum tum delle discoteche, ecco, non fa per voi ... l'unica "comodità" è il servizio wi-fi, indispensabile in mezzo ai monti per avere un minimo di contatto col mondo. Nella solitudine che mi sono scelta, in mezzo alla natura che tanto amo, aver visto arrivare abbastanza vicini, una giovane coppia che cerca faticosamente di realizzare un sogno così, mi è di grande consolazione e speranza per il futuro. Contatti : Azienda Agrituristica Risveglio Naturale località Colea 9919028 Valletti tel. 0187185 4393 http://www.risveglionaturale.it/ FB: Azienda Agrituristica Risveglio Naturale - Varese Ligure e nel frattempo le bimbe son cresciute ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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