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  • ASPRAGGINE E SPRAGGINE

    È stata questa per me un'erba delle più difficili da identificare correttamente, nonostante quando la vedo, riconosco, senza esitazione, quella che voglio prendere tra le altre somiglianti. Come spesso ho già avuto modo di dire, non mi occupo di riconoscimenti scientifici, ma solo di quelli empirici insegnati sul campo, dalla tradizione orale di chi ha raccolto prima di me e mi ha insegnato così i tratti riconoscibili di un'erba al tatto, dall'odore, con la vista. Consultando vari testi sono arrivata alla mia personale conclusione che a grandi linee esistono due tipi di erbe raccolte per uso commestibile chiamate, comunemente Spraggine o Aspraggine , o anche, e capirete perché, Pei Giànchi . Identificate un tempo tutte sotto il genere Picris , una di queste, quella che generalmente raccolgo io, è stata immessa in un nuovo genere e le è stato affidato il nome di Helminthotheca echioides . Raccolgo questa ultima proprio perché, per me, è di sapore migliore delle altre. La rosetta basale , quella che va raccolta in primavera, ha le foglie abbastanza larghe, poco dentate o per niente, ma soprattutto peli ispidi, quasi setole, che rendono la superficie ruvida e hanno alla base delle simil verruche spesso bianche, ma sempre, anche nelle foglie giovani, la superficie, oltre che ruvida e irsuta, non liscia, con una presenza di segni quasi come una specie di eritema, e facilmente la costa rossa. Toccandola e muovendola si sente la caratteristica che le dà il nome: cioè come se si toccasse una carta abrasiva, una cartavetro, e che le da il nome di "aspra" spraggini in campo Facile capire perché le è stato affidato il nome di Spraggine , o di Pei Giànchi. Il gusto invece non si può propriamente definire aspro, solo leggermente, meno se raccolta giovanissima, ma ben equilibra il gusto più amaro di altre erbe nel misto. Più amara, dura e meno gradevole, per quanto mi riguarda, la parente Picris hieracioides , o altre Picris che molti chiamano pure Aspraggine , spesso confondendole e credo per tanti anni pure dai botanici identificate con lo stesso nome o come sottospecie una dell'altra, essendo il mondo delle Picris ampio e di difficile "interpretazione tassonomica" . Molto comuni e infestanti, quest'ultima dalla foglia più stretta e più dentata, spesso con sfumature rossastre, sempre ispida di peli e con foglia ruvida, ma dall'aspetto che di per se non invita alla raccolta... Picris hieracioides Ma queste incursioni nel mondo scientifico poco mi riguardano e non sono certo deputata io a parlarne, lascio a chi ha approfondito tali argomenti con studi appropriati. Personalmente mi interessa aver imparato a riconoscere quella che a mio parere è più appetibile bollita nel contesto delle erbe miste del Prebuggiun ( qui>>> ) . Mi affido alle sue pustoline bianche e ai suoi peli ispidi , e come sempre, al posto dove la raccolgo da anni. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • APRILEVENTI - LE PASSEGGIATE DI APRILE -

    Siamo a fine marzo e non sono ancora riuscita a pubblicare le date dei prossimi eventi, anche perché alcuni non sono ancora definiti e altri sono già praticamente tutto esaurito. Si inizia SABATO 5 APRILE Giornata interamente dedicata al riconoscimento delle erbe selvatiche commestibili e al loro uso nella cucina ligure con particolare attenzione alle paste ripiene. Al mattino dalle 10 passeggiata di riconoscimento delle erbe nei dintorni dell'Agriturismo Risveglio Naturale a Valletti di Varese Ligure. Chi vuole potrà comporre un erbario con Lella Canepa Alla fine intorno all'una, pranzo con pansoti fatti a mano, arrosto alle erbe, dolce. Per chi vuole rimanere nel primo pomeriggio dimostrazione di pulitura e cottura delle erbe, storia e formazione delle varie paste ripiene e del loro ripieno con particolare attenzione a quelle liguri. Ogni partecipante avrà a disposizione un quantitativo di pasta e di ripieno per poter provare a comporre una porzione di pansoti da portare a casa da cuocere Passeggiata + pranzo 40 € Pranzo + corso 40€ Intera giornata Passeggiata + pranzo + corso 65€ Posti limitati pochi posti ancora liberi Prenotarsi il più presto possibile Come sempre è possibile il pernottamento in Agriturismo Tel. : 01871854393 Cell.: 3493386861 Mob. : 3922195962 DOMENICA 6 APRILE Un appuntamento annuale ormai la giornata con Pamela, nei campi vicino alla chiesa di San Marco D'Urri. Ritrovo nei pressi della Chiesa alle 14,30, passeggiata di riconoscimento, Confezione dell'Erbario a piacere con il taccuino da portarsi a casa, messo a disposizione dall'Associazione Al ritorno nei locali nei pressi della chiesa una dimostrazione di come vanno pulite le erbe e cotte, e una prova di cagliatura del latte per la preparazione di una simil prescinseua. Al termine saluti e assaggi. Contributo 25€ Prenotazioni Pamela 379 149 9356 MARTEDÌ 8 E MERCOLEDÌ 9 APRILE Diventato ormai consuetudine l'evento al Gaggero Garden Tigullio a Carasco per la dimostrazione di intreccio palmieri per la festività delle Palme. Tradizione ancora viva in Liguria di un'arte che va sparendo. Al mattino dalle 10-11 dimostrazione di intreccio. Nel pomeriggio se interessati si potrà provare a intrecciare la propria palma da portarsi a casa. Due giorni intensi martedì 8 aprile e mercoledì 9 aprile. Presentatevi per tempo, le adesioni sono sempre numerose SABATO 12 DOMENICA 13 APRILE Tutto esaurito per domenica 13 Aprile per il corso di erbe e torte Rimane qualche posto per sabato 12 per la sola passeggiata di riconoscimento erbe nei dintorni di Cascina il Cucco - Casaleggio Boiro. Come sempre sarà possibile comporre un erbario da portare a casa con il taccuino messo a disposizione dall'Associazione Pranzo in Cascina Telefonare al 327 854 8388 per gli ultimi aggiornamenti LUNEDÌ 21 APRILE IN PROGRAMMAZIONE EVENTO A CARRO ANCORA IN ELABORAZIONE SABATO 26 DOMENICA 27 APRILE Una vera full immersion nelle erbe e nei loro usi. Da sabato 26 aprile alle ore 15 ci accoglierà l'ospitalità del B&B C'era una volta al Villaggio Al Pino di Santo Stefano d'Aveto per una passeggiata di riconoscimento erbe nei prati circostanti. Al ritorno si finirà la costruzione dell'erbario, si parlerà con dimostrazione pratica di pulitura e cottura delle erbe con un aperitivo di prodotti locali forniti dalle aziende circostanti. Per chi pernotta nel B&b la domenica mattina mani in pasta per la costruzione di una mini torta di erbe da portarsi a casa, con tutte le informazioni sulla pasta matta e sulle torte di verdura liguri e non. Si può aderire al solo pomeriggio di sabato con passeggiata e aperitivo con un contributo di 40€ Per tutto il pacchetto, passeggiata di sabato, pernottamento e laboratorio di torte contributo di 100€ Prenotarsi per tempo, i posti sono pochissimi e in veloce esaurimento Sara 348 618 9707 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • VIVERE D' AMOR E SCREPUE

    Sono anni di immensa soddisfazione questi per me, e mai come in queste ultime primavera ne ho raggiunto un punto così alto. La vita mi ha voluto regalare qualcosa di inaspettato e gratuito. Anni fa, tanti, intorno agli anni ‘90, mia madre stava invecchiando e cominciava a vederci sempre meno e io mi resi conto che senza la sua presenza non riuscivo a raccogliere le erbe selvatiche del prebuggiun, o meglio quando c’era lei le conoscevo, quando tornava a Chiavari le mie certezze svanivano. Alle mie domande come fai a sapere che è questa e non quella lì che sembra uguale? Lei mi guardava senza capire, per lei entrava in gioco un istinto primordiale di generazioni di raccoglitrici, il suo, come lo chiamavo io, inconsapevole sapere. Niente internet a quei tempi, cominciai a cercare pubblicazioni sulle erbe commestibili, e già ci aveva provato lei con le sue centinaia di libri su piante e fiori, ma le piante selvatiche commestibili poco erano nominate e non mi riuscì di riconoscerne con certezza che una o due, il tarassaco, la borragine e poco altro. Se in enciclopedie o altro, sempre tutto troppo scientifico e incomprensibile. L'uso delle selvatiche come cibo era stato completamente abbandonato negli anni del benessere, quelli cosi detti del boom economico. Mangiare erbe, per la generazione prima della mia, significava la fame per la guerra, per la carestia e da questo deriva l'etimologia della parola Alimurgia, alimentia urgentia, alimento in caso di urgenza, nutrirsi di erbe edibili, quasi rubate agli animali, per sopravvivenza. Ricordo come, giunti in vacanza nel paesino dove abito adesso, quali possessori di un negozio e quindi individuati come famiglia che stava bene, a breve, vedendo mia madre che raccoglieva erbe e ce le dava da mangiare, cominciò a girare la voce: - I dixan che i sian ricchi ma i mangiu dell'erba-. Dicono che siano ricchi ma mangiano dell'erba. Gli ultimi 50 anni sono bastati per dimenticare un istinto vecchio di milioni di anni come il riconoscimento delle erbe, e pure il sapore infinitamente migliore del coltivato, specie se su larga scala. La passione trasmessa da mia madre e a lei da sua nonna Clorinda, donna incredibile di campagna, che a inizio secolo curava le persone con l'aloe senza saperne il nome, aiutava le donne del paese a partorire e sapeva indovinare il sesso del figlio successivo da come la donna rimaneva dopo il parto, aveva rimedi per tutto e tutto mi è stato negli anni confermato scientificamente, mi convinse che non poteva finire così, solo perché non c'era più la necessità. Un pomeriggio d’autunno, al ritorno dall’ultima forse passeggiata per erbe di quell’anno, decisi di forzare la mano con mia madre. Stesi le erbe su un lenzuolo bianco, la obbligai a dirmene il nome che conosceva e a spiegarmene le differenze pratiche fra una e l’altra per come le sapeva lei: toccandole o dall' odore, nel sapore, nel rumore, e osservandole, e fu così che nacque il mio riconoscimento empirico. Solo dopo molti anni scoprii che era quello usato in tutto il mondo, da quando era comparso l'uomo sulla terra. Fotografai, catalogai in base alle sue informazioni e parlandone fra amiche mi accorsi che tanti non avevano fatto in tempo a raccogliere questo tipo di informazioni. E di tempo non ce n’era molto visto il trascorrere degli anni e l’età media di chi queste conoscenze ancora le aveva. Era il 1996 e credo di essere davvero tra le prime ad avere avuto questa specie di intuizione su quello che sarebbe venuto dopo pochi anni, cioè la richiesta di riconoscere quello che quasi nessuno sapeva più e sentivo che dovevo fare qualcosa. Buttai giù una specie di progetto fatto di slide show e un primo manualetto di fotografie e brevi didascalie e cominciai a cercare un luogo, una location come si dice adesso, per presentarlo pubblicamente. Guardandomi di sottecchi tra “il prebuggiun non lo mangiano più” e “cos’è il prebuggiun?” una prima sera che portai la mia proposta di presentazione delle erbe, davanti a poche persone, la frase che ricordo meglio, e mi spiace ma devo riportarla così, “Le tue c....o di belin di erbe non interessano a nessuno”. Alla morte di mia madre nel 2017 tutto diventò un'esigenza insopprimibile, dovevo assolutamente, nel suo ricordo portare avanti questa idea. Qui entra in gioco mio figlio Alessio, che un giorno arrivò dicendomi:- Ti ho aperto un blog, scrivi quello che sai, che poi muori anche tu- Sincero, diretto, ma vero. Fino a che Franca Ginocchio qui>>> non mi spalancò le porte del suo B&B Fiume a titolo completamente gratuito e Alessandro Dentone mi aiutò permettendomi di portare avanti il tutto che successivamente si concretò nell' Associazione. nei prati del B&b Fiume Sono ancora qui a parlare di erbe, anzi ne parlo talmente tanto tutto l’anno che anche oggi sono roca e senza voce. E ancora chiamo Incontri e non corsi le mie passeggiate e insisto nel dire che non insegno: Tramando. In questi anni ho incontrato persone splendide, Linda Sacchetti e il suo incredibile lavoro sulle erbe liguri, Marco Fossati che mi ha citato nella sua laurea, botanici ed erboristi con i quali mi sono confrontata in tutta Italia e donne, donne, tante donne delle erbe come me, con le quali parlo davvero la stessa lingua e basta un’occhiata per riconoscerci e senza saperlo, lontane km e km una dall'altra, hanno deciso che questo sapere non doveva andare perduto. Ho avuto esperienze indimenticabili, incontrato personaggi e frequentato collaborando cucine stellate, sono finita sulle migliori riviste di cibo. Ma se molto si deve ai cambiamenti della società, con il divenire di sempre più vegani e vegetariani, con un ritorno a guardarsi attorno nella natura, molto a internet, per quello che riguarda il mio mondo e il termine “Prebuggiun” io so che ero pronta e ho fatto la mia piccola parte, quando Mattia Pecis, Executive Chef di Cracco Portofino mi ha contattata per saperne di più sugli usi delle erbe in Liguria. E ci siamo intesi subito. Mattia è fatto di materiale permeabile. Si lascia attraversare da tutto quello che sente e vede, velocemente seleziona ciò che può essergli utile, lo mette da parte, lo tira fuori e lo modifica nel momento che gli serve per creare qualcosa. Mattia va a mille, gli racconto qualcosa di vecchio e di antico, un modo di cottura, il sapore di un'erba, un accostamento della cucina povera e riesce a trasformarlo in un piatto gourmet, innovativo, conservando qualcosa della Liguria che possa essere apprezzato e servito in ambienti completamente diversi. Mattia è il mio futuro. Quello che io non avrò per decorsi limiti di tempo, il mio modo di mescolare erbe e fiori adesso è in lui, l’ha trasformato con eleganza mantenendo la semplicità del prodotto, l’ha proiettato in un mondo dove era sconosciuto, aggiungendo valore. Il messaggio trovato un certo giorno sulla posta di Instagram che mi chiedeva un incontro per parlare delle erbe usate nella cucina ligure, da parte di quello che non sapevo essere il futuro Executive Chef di Cracco Portofino, è stato una vera sorpresa. Dal quel primo momento, un qualsiasi pomeriggio di chiacchiere, c'è stata fra noi un'intesa incredibile. La curiosità di Mattia, la sua inesauribile energia, l'intuito prezioso nell'afferrare al volo cosa va bene e cosa no, ha creato fra noi una sinergia preziosa per me e spero anche per lui. Mattia ha ora 29 anni ne aveva poco più di 24 quando gli è stata affidata da un giorno all'altro una responsabilità enorme. In un paese, bisogna ammetterlo, non proprio ospitale al massimo, che non ti facilita niente, vuoi per il carattere degli abitanti, vuoi per l'asperità del territorio, Mattia si è fatto amare, la Liguria è selvatica di gente e di paesaggio e non è così scontato riuscirci. Insieme in meno di due anni abbiamo fatto esplodere una bomba vegetale. Se tanto va riconosciuto a chi faticosamente non ha mai abbandonato la tradizione servendo le nostre erbe a tavola, vedi per esempio la Brinca a Ne o U Giancu a Rapallo, non si può negare che Portofino>Cracco>Prebuggiun sia stato trainante in maniera diversa. Mattia ha inventato il Risotto al Prebuggiun con Triglia laccata e Prescinseua, dedicandomelo, premiato presso la prestigiosa scuola dell’Alma, piatto ormai rappresentativo del ristorante, portando la parola Prebuggiun a livello mondiale. E anche questa primavera, mentre giro come una trottola mostrando e raccontando di erbe a tutti, vedo decine di persone che si inventano raccoglitori di erbe, che si ricordano improvvisamente ma molto improvvisamente che le conoscevano anche loro, eventi su eventi ovunque, messi su di corsa perché adesso va davvero di moda sapere di erbe, che giurano spergiurando che loro lo hanno sempre usato, che proprio gli è sempre piaciuto, che lo conoscono e come lo conoscono... chissà... Come potrei non essere contenta di tutto questo interesse suscitato? Chi mai si sarebbe aspettato tanto. Il mio scopo è stato più che raggiunto, volevo non andassero perse le conoscenze di mia madre e di mia nonna e di tante altre donne che ho incontrato come loro, il loro istinto e il loro inconsapevole sapere. Rido e mi diverto tanto, quando sento e vedo di tutto e di più, e mi spiace solo che mia madre non ci sia più. Non ha molta importanza se tutto non sarà davvero prebuggiun, non ci si inventa da un giorno all'altro leggendo qui e là e credendo di sapere, io continuo a imparare ogni giorno, ma l'importante è suscitare interesse per una pratica una volta quotidiana e ormai desueta. Qualche volta mi basta un’occhiata, come inquadrano una pianta, come la toccano e capisco. La passione bisogna averla nel cuore che racconta, il gusto nella bocca che assaggia, la riconoscenza nelle mani che toccano, la luce negli occhi che scoprono. Siamo in poche a saper ancora vivere davvero “d'amô e screpue”* E chi è veramente interessato prima o poi lo capisce. *traduzione: vivere solo di amore e Reichardia picroides, l'erba più buona e conosciuta del prebuggiun, conosciuta anche come Talegua >>> https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/10/10/la-talegua-reichardia-picroides Per chi volesse sapere chi era mia madre https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/01/20/storia-di-una-gemma Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FOCACCINE DI PATATE

    focaccine appena sfornate girate alla rovescia per raffreddare Non compero più pane, un po' per l'impossibilità di trovarlo mangiabile, un po' perché ne devo mangiare il meno possibile, così quando ho invitati lo faccio e sempre diverso. L'altro giorno, mi è tornato in mente il grande uso delle patate che si faceva una volta sia nel pane che nella pasta, per consumare il meno possibile la farina di grano, più pregiata e tenuta da parte per venderla. I nostri vecchi mettevano una patata a testa a bollire con la pasta del mezzogiorno, sia che si condisse con l'olio, con il sugo o con il pesto e così facevano con una parte di patate bollite nel pane. L'altro giorno per un aperitivo estivo con amici, invece di fare la pagnotta, ho pensato alle focaccine con le patate, che sono tipiche di alcune valli della Liguria, più nel Ponente, e sono come sempre con mille e più ricette. Tanta farina quante patate, più farina e meno patate, più patate che farina, con le cipolle, con la verdura, al forno, in padella, fritte... c'è da perdersi in mezzo. Come sempre ho provato un po' a modo mio e visto il risultato salvo metodo e ricetta. Ho preparato un lievitino con una bustina di lievito di birra secco Pane Angeli Pizza Bella Alta, che non avevo ancora provato 100 ml di acqua 100 gr. di farina manitoba un cucchiaino di zucchero coperto e messo a lievitare, è talmente caldo che l'ho messo fuori al sole Non c'è voluto moltissimo, nel frattempo ho bollito 3 patate medie con la buccia, circa 300gr.. Le ho schiacciate con lo schiacciapatate (ricordo che non serve sbucciarle, perché la buccia rimane ed è a questo l'uso giusto dello schiacciapatate), ho unito sale, altri 300 gr. di farina, che può essere manitoba o anche altra, e il lievitino. Messo sul tavolo ho impastato fino ad avere un panetto morbido e liscio e messo di nuovo a lievitare coperto. Non è passato più di un'ora, in inverno i tempi saranno sicuramente più lunghi, ho preso la pasta semplicemente un pezzo per volta, con le mani unte di olio, e sistemato in formine antiaderenti del diametro di circa 10cm che avevo comperato anni fa, penso vadano bene anche quelle per le crostatine. Messe di nuovo a lievitare coperte, il tempo che si scaldi il forno a 250°. Ho preparato un emulsione di olio acqua e sale grosso e una volta lievitate, con le dita unte ho creato le fossette e ho spennellato abbondantemente con l'emulsione e infornato fino a doratura. Servirà meno di mezz'ora. Avevano un solo difetto: erano poche. Un'ospite si è intascato di nascosto l'ultima, incurante di ungersi. Le rifarò, e pur mantenendo il lievitino con la manitoba, proverò con la farina integrale e forse anche con altre farine. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ZEPPOLE E FRISCEU DI SAN GIUSEPPE

    - A San Giöxèppe, se ti pêu, inpî a poêla de friscieu - Tradizione antichissima quella delle frittelle per il giorno di San Giuseppe. Una di quelle feste che si è sovrapposta ad altre di fine inverno nelle popolazioni non ancora cristiane, l'ultima degli antichi romani ad essere sostituita con quella dedicata del 19 marzo. E non solo ligure, in tutta Italia si frigge, da nord a sud, tanto da far conquistare al Santo l'appellativo di "San Giuseppe frittellaro". Una leggenda racconta che San Giuseppe dopo la fuga dall'Egitto, si arrangiò a vendere frittelle, visto che non poteva più esercitare il mestiere di falegname. Per questo fino a qualche anno fa, quando ancora esistevano, erano loro, i falegnami, che davanti alle loro botteghe allestivano un banchetto provvisorio e il bancâ (il falegname) offriva a amici e passanti i frisceu, dolci e salati, ripieni di uvetta o verdura. Fra tanti uno era pieno di bambagia e chi lo trovava doveva pagare da bere a tutti. nonno Giuanin, nel suo piccolo laboratorio di falegnameria in Via Entella a Chiavari - A éuggio se fa sôlo i frisceu - La ricetta è semplice e più o meno uguale in tutta Italia. Questa è la mia, simile alla pastella che uso per fare le verdure appastellate nel fritto misto alla genovese, con l'aggiunta di un rosso d'uovo per sancire la festività. Quella antica vuole il lievito di birra unito alla farina il mattino presto perché la pastella per i frisceu sia pronta da friggere per il mezzogiorno. Per far prima ora uso la farina autolievitante, per esempio quella della Spadoni, per circa 250gr., un rosso d'uovo e l'acqua che basta a formare una pastella ancora abbastanza sostenuta, perché di mio, aggiungo il bianco montato a neve. Come dicevo, i frisceu sono cucchiaiate di questo impasto messe in olio abbondante a formare friggendo delle palline. Nell'impasto si può mettere la qualsiasi, per tradizione il Prebuggiun ( qui>>> ), i fiori di Boraggine ( qui>>> ), la lattuga, la cipolla, il baccalà, e in quelli dolci lo zibibbo (l'uvetta). Questi nelle foto sotto, fatti in cinque minuti con farina autolievitante Spadoni, acqua, Prebuggiun>>> aglio e maggiorana tritati. Mio padre, di origini piemontesi, preferiva, in questo giorno, le frittelle di mele come si fa nel fritto misto piemontese, la fetta rotonda con il buco e in ricordo suo così li faccio ancora. La mela deve essere necessariamente Renetta, qualsiasi altra mela si perde. Dopo averla sbucciata e privata del torsolo e tagliata a fette, immergo ogni fetta nella pastella e poi nell'olio bollente. Attenzione ... una è di cipolla 😂😂😂 - San Giuseppe frittellaio è un dì per metà festaio - Al sud, per San Giuseppe, si fanno le zeppole, di ogni misura, e dopo aver passato due anni a rimpinzarmi di queste a Taranto, non posso fare a meno di rifarmele qui tutti gli anni. Sempre al Sud per questa giornata, si organizzano anche le Mattre , le Tavolate di San Giuseppe, mirabolanti tavole ripiene di ogni ben di Dio che vengono offerti alla folla. Una volta venivano riservate ai poveri mendicanti di ogni paese, e per me assistere a una di queste feste, proprio a San Marzano di San Giuseppe, è stata davvero una esperienza emozionante. Tornando alle zeppole , i puristi le intendono fritte, in realtà in ogni pasticceria si trovano a piacere anche quelle al forno. Si tratta di una pasta choux, la pasta dei bignè, servita con crema pasticcera e decorata con una amarena sciroppata. La ricetta viene direttamente da Taranto e fra le tante che potete trovare questa ha veramente poco burro. Dunque in 250gr di acqua metto 50gr di burro a pezzetti a sciogliere sul fuoco, quando prende il bollore butto tutto di colpo 150gr. di farina e faccio cuocere mescolando fino a che non ottengo una palla. Metto a intiepidire, poi uno alla volta, facendolo assorbire bene, aggiungo un uovo intero alla volta, fino a tre, per questa dose. Con l'aiuto di un sac à poche e una bocchetta stellata grande, formo, su quadratini di carta forno (anticamente su di un piattino unto) un anello a due giri. A olio caldo, ma non troppo, poso delicatamente dentro, ogni zeppola con la carta in su, aspetto qualche secondo e tolgo la carta. Lentamente la zeppola si gonfia, la giro e la tolgo quando è di un bel colore ambrato e bella gonfia. Si capisce che la pasta deve essere bella sostenuta, quindi attenzione ad aggiungere l'ultimo uovo, e l'olio deve essere ben caldo, ma meno che per i frisceu , per permettere alla zeppola di gonfiare. Se l'olio è troppo caldo secca senza gonfiare. Una volta fritte le decoro con una crema pasticcera, un'amarena sciroppata e zucchero a velo. Con lo stesso impasto si possono fare e mettere in forno statico a 180° e aspettare che gonfino ben bene. Per la crema pasticcera, semplicemente metto un cucchiaio raso di farina, (o di amido di mais, o di fecola), e di uno di zucchero e un bicchiere di latte scarso, per ogni uovo, in una pentola. Aggiungo qualche semino preso con la punta de coltello, da una bacca di vaniglia, due pezzetti di scorza di limone e sul fuoco basso porto a cottura sempre mescolando. Appena si rassoda e si formano le bolle alle pareti della pentola tolgo e metto a raffreddare. Se qualcuno appartiene al popolo di "quelli che gli impazzisce sempre la crema" conviene provare a cuocerla a bagnomaria ( qui>>>) Non resta che deliziarsi il palato sperando nella primavera che si avvicina anche se San Giuseppe ha la barba bianca e quindi può ancora nevicare ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • RACCOGLIERE, PULIRE, CUOCERE LE ERBE SELVATICHE

    Come si raccolgono le erbe? Cosa si deve fare con le erbe selvatiche dopo averle raccolte e nei prati? Questo articolo nasce per alcune semplici e piccole precisazioni di dovere, dopo che durante i miei incontri mi sono resa conto di come alcune pratiche, che per me sono banali perché fatte da sempre in maniera automatica e ripetitiva, possono non essere così chiare e ovvie come pensavo. Durante le passeggiate di solito faccio vedere come si raccolgono. Le erbe commestibili selvatiche normalmente, salvo pochissime, vengono raccolte ovunque con la rosetta basale, all'attaccatura della radice, perché è proprio lì dove è concentrato il sapore. Cos'è la rosetta basale? rosetta basale di Sciscerbua - Sonchus È la composizione propria della pianta, alla sua comparsa in primavera, con le prime foglie che escono disposte a "rosa" intorno alla radice. Questo modo è comune a molte famiglie Asteraceae, Brassicaceae, Borraginacee, Papaveracee, Plantaginaceee e molte altre. Crescendo lo stelo dove poi comparirà il fiore, le altre foglie, che non sono più quelle alla base, cambiano, fino a non assomigliare minimamente alla rosetta che impariamo a conoscere per raccoglierle e per dirla in pratica non c'è più nulla o poco da prendere, e tutto va per la produzione del fiore. Non tutte le piante hanno una rosetta piatta totalmente aderente al terreno come quella sopra, ciò non toglie che le prime foglie lunghe o corte, piatte o che si innalzano non spuntino intorno alla radice e formino la rosetta basale. Nel video sotto si vede bene, la raccolta di una rosetta basale di Talegua.>>> La rosetta va raccolta integra, proprio dove a livello del terreno inizia la radice, le foglie devono rimanere attaccate e non essere prese a una a una. Per fare ciò, oltre a un po' di pratica per creare l'equilibrio giusto fra non rompere la rosetta e tagliare troppa radice, occorre assolutamente un coltello a punta con i denti, specie se si è alle prime raccolte. La punta serve per infilarla quel tanto e una volta messo il coltello orizzontale al terreno, con la seghetta si taglia la radice. Senza i denti, con un coltello necessariamente affilatissimo il rischio di tagliarsi aumenta Necessario il cestino, l'unica alternativa possibile una borsa in tela, ma è meglio il cestino. Una volta raccolte si puliscono sommariamente delle foglie gialle, deteriorate, della terra in eccesso, per non sporcare quello che è nel cestino, per trovarsi meno lavoro da fare a casa, e per non portare inutilmente dietro quello che comunque andrebbe buttato. Si lascia intera la rosetta di foglie dove è racchiuso il sapore più gustoso. A casa si rifiniscono, si buttano nell'acqua fredda, abbondantissima, per qualche minuto, ma non per ore, si scolano controllando una per una la presenza di terra o animaletti e si ripete questa operazione fino a che nell'acqua non rimane traccia di terra, sabbia, pietroline, rametti e foglie secche. Va bene il lavandino di cucina o una conca grande. È il momento di cuocerle in davvero tanta acqua già portata a bollore, salare poco. Io metto il coperchio. Le erbe sono cotte quando il centro della rosetta cede alla pressione anche solo dell'unghia. Si scolano, io non le passo nell'acqua fredda, anche se viene suggerito da tutti i cuochi. Si spremono per bene, formando delle palline che possono essere messe in congelatore. Ricordo che la parola Prebuggiun significa proprio pre-boggiu cioè prima bollito, sempre perché se è vero che nell'acqua decadono parte dei nutrienti, ma anche eventuali altre presenze, che in certe erbe raccolte un po' con leggerezza (come si dice sempre: mia nonna la prendeva...) alla lunga potrebbero avere qualche effetto sgradevole se non nocivo. Molto meglio che pensare di cuocere a vapore un misto di erbe, quello di mangiare crude tutte quelle che si può, perché intanto vapore o nell'acqua con l'alta temperatura già molto se ne va. Si sta parlando di cibo e un'erba selvatica cotta sarà sempre meglio di una coltivata, se si vogliono usare le erbe per curarsi i metodi sono altri. Fra le tante erbe raccolte con la rosetta basale dell'ortica, della silene, della valeriana rossa si raccoglie la cima, del raperonzolo anche la radice. Confido che questo articolo chiarisca qualche incertezza che tutti possono avere quando ci si approccia al meraviglioso mondo della raccolta delle erbe Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LE VIOLETTE, tu le mangi?

    E le violette tu le mangi? Perché si mangiano, eccome se si mangiano! Nel misto del Prebuggiun ( qui>>> ) sono la nota dolce e profumata e non solo i fiori ma tutta la piantina, pulita bene e messa a bollire insieme alle altre varietà di erbe. Ma anche in insalata, soprattutto le corolle fiorite insieme a Pratoline( qui>>> ), primule e pure in un risotto primavera fatto con pisellini e zafferano, dove si possono mettere sia a cuocere che fresche poi per decorare ( qui>>> ) Non penso di dovermi soffermare più di tanto sul riconoscimento. Se non fosse per le foglie cuoriformi, sicuramente l'intenso profumo non può creare dubbi. Ne esistono diverse qualità, mammola, bianca, tricolore, la viola del pensiero, quella da giardino che però si deve essere sicuri che non sia stata concimata con concimi chimici, tutte possono essere mangiate. Tutti gli anni mi diletto a fare una specie di violette candite da servire agli ospiti insieme a una tazzina di caffè o per decorare una torta mimosa. Mi armo di pazienza e raccolte le viole di prima mattina le tuffo in una ciotola piena d'acqua fredda per qualche attimo per lavarle e togliere eventuali terra, polvere, ecc. Le metto ad asciugare su un foglio di carta da cucina, una volta asciutte le sistemo in un setaccio. Nel frattempo preparo lo zucchero che non deve essere a velo, appena appena passato in un colino per avere solo i granelli più fini. Se voglio accentuare il colore delle viole lo mescolo a un po' di colorante alimentare viola. Con un poco di albume leggermente sbattuto e un pennellino, che tengo solo per questo uso, spennello leggermente i petali, Immediatamente le cospargo di zucchero e lascio asciugare, sempre sul setaccio. Attenzione perché dove non si passa l'albume non attacca lo zucchero. Poi procedo dall'altra parte. Nel caso correggo le parti che sono rimaste senza zucchero. Lascio seccare e poi tolgo lo zucchero in eccesso. Le tengo in una scatolina al riparo dall'umidità, non ho il problema di quanto si conservano perché ne faccio sempre troppo poche... Per conservarle di più e quindi senza l'albume, si sostituisce questo con la gomma arabica, ora più facilmente reperibile visto il dilagare delle paste di zucchero e gum paste dove si usa appunto la gomma arabica (naturale) o il CMC (gomma adragante di sintesi) . Diluito la punta di un cucchiaino di polvere in poche gocce di alcool buongusto o vodka, per fare prima immergo la viola intera e poi la passo nello zucchero. Da tener presente che la gomma arabica dura più a lungo dell'albume di uovo e non lascia nessun gusto né odore Un'altra uso molto carino è lo zucchero profumato alla violetta. Si possono seccare le corolle e mescolarle polverizzate allo zucchero, o meglio macinare lo zucchero con le violette fresche e poi lasciarlo a seccare una notte all'aria calda, magari vicino a una fonte di calore, stufa o termosifone. zucchero alle violette La viola ha tante proprietà, una di queste è calmante del sistema nervoso, da farne con i soli petali uno sciroppo che calma la tosse nei bambini e favorisce il sonno, ma perfino calma la rabbia... Se per fare le violette candite casalinghe mi serve una buona dose di pazienza, per fare lo Sciroppo , anni fa quando avevo i bimbi piccoli, ho davvero esaurito tutta la riserva che avevo. Serve un numero infiniti di fiori, dei quali si usano solo i petali, tagliando via il calice, che come in tutti i fiori lascio un retro gusto amaro. Per fare un minimo peso, diciamo che anche solo 30 gr. ne servono tantissimi. Il procedimento è uguale per tutti gli sciroppi con foglie o fiori. Si versa dell'acqua bollente sui petali di violetta, in proporzione, quasi solo per coprirli. Si lascia in infusione qualche ora, si filtra, sarà di un bel color viola, si mette sul fuoco con metà peso di zucchero o miele. È possibile che il calore lo faccia diventare verde, ma dopo averlo fatto bollire una decina di minuti, una volta raffreddato, spremuto dentro mezzo limone, diventerà di nuovo viola e profumato. Da conservare in frigo e usare a piccolissime dosi. Se non ho pazienza, e ora è spesso così, mi faccio anche solo l' acqua alla violetta da bere, profumata. Metto un poco di fiori in una brocca di acqua fresca, e chiudo e lascio tutta la notte. L'indomani mattina la bevo con infinito piacere, ma si può se si vuole aromatizzare anche del vino. Non uso fare l'oleolito, perché ne faccio già tanti e rischierei di non usarlo, anche se ha proprietà calmanti e disinfiammanti della pelle. acqua alle viole con aggiunta di cinorrodi di rosa canina Le mille leggende e significati di questo fiore sono legati per lo più alla modestia, alla timidezza, . Significa anche protezione, si regala per dichiararsi alla persona amata, ti ho pensato, ti penso...e quindi viola del pensiero, pansè. Mia mamma, da ragazza, in tempo di guerra aveva un giovane che per compiacerla, le faceva delle preziosissime saponette alla violetta con l'olio di oliva e le violette delle fasce della collina di Cogorno dove era sfollata. A quattro anni dalla sua morte, mamma continua a seminare viole. Queste sono nate quest'anno nella strada a 100mt dalla sua casa estiva. Come faccio a sapere che sono le sue? Inconfondibili, non so il nome botanico, il fiore grande il doppio di una viola normale, il colore intenso, il profumo inebriante, impossibile confonderle e soprattutto non ne ho mai viste uguali da nessuna parte. Mamma se le portava dietro ovunque andasse, qualche piantina qui e là, perché le ricordavano un ammiratore che in tempo di guerra le confezionava con i fondi dell'olio le saponette al profumo di violetta e non le aveva mai voluto dare la ricetta. E poi il rito di brinarle tutti gli anni per servirle alle amiche con il caffè... Qualcuno le aveva estirpate come erba nel giardino della casa dove ha abitato diversi anni, ma loro si sono propagate nei dintorni, così in questo periodo, tutti gli anni girando nei pressi improvvisamente le trovo: un anno qui, un anno là e so che è lei che mi pensa. "C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico: io vivo altrove, e sento che sono intorno nate le viole..." Marzo 2021 È sicuramente un fiore ottocentesco anche se le sue proprietà erano conosciute da greci e romani. Di tutte le storie legate alla violetta mi piace ricordare Maria Luigia d'Austria, moglie di Napoleone, che aveva una passione sia per il fiore, il profumo e il colore. Tutti paramenti e le livree di corte erano color violetto, firmava le sue lettere con il disegno del fiore al posto della firma, ne incoraggiò la coltivazione a Parma, dove i frati del convento dell'Annunziata riuscirono a estrapolare per lei un'essenza che diventerà poi la Violetta di Parma Borsari. I Parmigiani tutti gli anni portano sulla sua tomba, a Vienna, un mazzetto di violette, in ricordo della devozione della città alla Duchessa. A dir la verità già era il fiore preferito di Napoleone, con un mazzolino di violette appuntato sull'abito si distinguevano i Bonapartisti in Francia, durante il soggiorno di quest'ultimo all'Elba, che annuncerà la sua fuga dall'isola con la frase: -Tornerò a Parigi in tempo per veder fiorir le violette - , e infatti partì il 26 febbraio ... Si dice che alla sua morte, nel medaglione al suo collo erano conservate alcune violette secche che egli stesso aveva raccolto.... ma sulla tomba di Giuseppina. Tanti poeti e scrittori e altri cantarono della violetta, ma mi piace finire il post con questa poesia di Trilussa: LA VIOLETTA E LA FARFALLA Una vorta, ‘na Farfalla mezza nera e mezza gialla, se posò su la Viola senza manco salutalla, senza dije ‘na parola. La Viola, dispiacente d’esse tanto trascurata, je lo disse chiaramente: - Quanto sei maleducata! M’hai pijato gnente gnente Per un piede d’insalata? Io so’ er fiore più grazzioso, più odoroso de ‘sto monno, so’ ciumaca e nun ce poso, so’ carina e m’annisconno. Nun m’importa de ‘sta accanto a l’ortica e a la cicoria: nun me preme, io nun ciò boria: so’ modesta e me ne vanto! Se so’ fresca, per un sòrdo vado in mano a le signore; appassita, so’ un ricordo; secca, curo er raffreddore… Prima o poi so’ sempre quella, sempre bella, sempre bona: piacio all’ommini e a le donne, a qualunque sia persona. Tu, d’artronne, sei ‘na bestia, nun capischi certe cose… - La Farfalla j’arispose: - Accidenti, che modestia! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • "SCIGUELLI"... LA SILENE 🌿🌿🌿

    Sciguelli, strigoli, scioppettini, carletti , scrusat, erba del cucco ... con quanti nomi è conosciuta questa buonissima erba che spunta con le prime giornate tiepide di primavera. Silene vulgaris è il nome scientifico, e tutto il genere di Silene , del quale esistono diverse varietà, è dedicato a Sileno, compagno del Dio Bacco, personaggio mitologico che pare fosse rivestito di schiuma, come sono rivestite di schiuma molte specie di queste piante, o forse perchè panciuto per le libagioni frequenti, come panciuto il calice dei fiori di Silene. Per scelta personale raccolgo solo la Silene Vulgaris , ma si possono raccogliere anche altre, tipo la Silene Alba , che però sono più ricche di saponine e anche se non si parla di tossicità di queste bisogna stare attenti alla quantità. Inoltre fra le due, la Silene Vulgaris è più facilmente riconoscibile e meno confondibile con la tossica Saponaria officinalis L. La foglia liscia, il suo colore verde quasi simile alla salvia, in primavera forma dei ciuffetti che spuntano in cespugli compatti tra le altre erbe, favorendo i poggi ai bordi dei terreni coltivati, ma pure le ghiaie e gli incolti, frequente ovunque, da nord a sud, dal piano al monte. È anche una di quelle erbe che si può facilmente identificare per mezzo del fiore, nel senso che nel periodo di fioritura, che si protrae per tutta l'estate fino ad autunno inoltrato, dove la si vede fiorita, si può ritornare l'anno dopo per raccoglierne i germogli. Ma il fiore qual'è? Eccolo, conosciutissimo, tutti da bambini, quando i divertimenti erano semplici e gratuiti, ci siamo scoppiati il calice a palloncino sulla fronte o sul dorso della mano. Questi viene pure bucato da alcuni calabroni per succhiare il nettare essendo il fiore talmente chiuso da riuscire impenetrabile per gli insetti. Per essere sicuri quando non c'è il fiore basta assaggiare una foglia, già nell'avvicinarla alla bocca si sentirà un profumo dolce e immediatamente un gusto simile alla buccia di pisello. Tenera, con un gusto che varia dal carciofo all'asparago, buona da sola, preziosa nel misto. È una di quelle erbe dove raccolgo solo le cime, che si riformano nel giro di poco tempo concedendomi più di un raccolto. e quando sei fortunata capiti in un posto così Per gli usi in cucina, una volta assaggiata, non la si lascia più. Mi è giunta voce che in Trentino li mettono perfino sott'olio come antipasto. Nel misto di erbe che è il Prebuggiun ( qui>>> ) non possono mancare, sono la nota dolce che equilibra quella delle erbe amare. Si può, come dicevo, usare da sola, buona la frittata, buono il risotto, anche senza sbollentarla, ma semplicemente passata in padella con poco scalogno o aglio ... Questa soma, che viene dietro sopra l'asino, è Sileno: così vecchio è ebbro e lieto, già di carne e di anni pieno; se non può stare ritto, almeno ride e gode in continuazione. Chi vuole esser lieto, sia, di domani non c'è certezza ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un Manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • LE MARIE, I BISCOTTI DELLA MIA INFANZIA

    Molto prima di qualsiasi mulino bianco o colorato, se arrivava in casa un biscotto comperato erano le cosiddette Marie, e proprio in caso di ricchezza estrema e particolari giornate festive, per eventuali ospiti, i Frufru. in realtà le Marie erano e restano gli Oro Saiwa e finché non ho fatto un po' di ricerche non ho capito perché le chiamiamo Marie. Invece i Frufru sono i wafer, per chi non sapeva di " gaufre" il nome della cialda che li compone e lo storpiava in frufru, o potrebbe essere, e questo è quello che ho sempre pensato, io per il rumore simile a un fruscio che fanno quando li si rompono, sbriciolandosi. Complice l'azienda tutta genovese, la Saiwa, fondata da Pietro Marchese, che nel 1900 ammaliò i clienti preparando i wafer nella sua pasticceria in via Galata e poi nel 1956 diffondendo gli Oro Saiwa. Sia gli uni che gli altri erano dolci conosciuti da secoli, solo l'intuizione del pasticcere e lo sviluppo industriale li ha portati sulle tavole di tutti a un costo tutto sommato contenuto. foto dal web In realtà il vero biscotto Marie, pronuncia inglese e non italianizzato in Marie plurale di Maria come lo diciamo noi qui, è nato rotondo, inventato per il matrimonio granduchessa Marija Aleksandrovna di Russia e il duca di Edimburgo nel 1874 a Londra. Parente prossimo del precedente Rich tea, dal quale si differenzia solo per l'aggiunta di vaniglia, ma la vera differenza con i biscotti fatti in casa è la presenza come grasso del solo olio vegetale, nel caso dei Saiwa una volta olio di palma ora credo forse di olio di girasole, niente uova o burro. Con questi biscotti che sono più leggeri di altri, e dal gusto neutro, si preparano diversi dolci, uno sicuramente famoso fino a poco tempo fa, il Dolce di Menelikke >>> o il salame di cioccolato. Oggi non ho biscotti in casa, sono tutta presa da andar nei prati per erbe, ma sempre perché faccio prima che partire e andare a comperarli, in un ritaglio di tempo ho provato a farli in casa. Gli ingredienti sono chiaramente descritti sul pacchetto è bastata una ricerca su internet per leggere e scopiazzare un po'. La ricetta originale prevede l'81% di farina di frumento, in successione zucchero e olio, e agenti lievitanti, un biscotto poverissimo quindi. Mi sembravano davvero poco per riuscire a mescolare e ho diviso così: 100 gr. di farina bianca 00 100 gr. di farina autolievitante 40 gr. di olio di mais, ma la prossima volta userò arachide o girasole 40 gr. di zucchero 20 gr. di amido Ho impastato tutto con pochissima acqua quella che basta per tenere insieme Ho tirato una sfoglia il più sottile possibile, la prossima volta userò la macchina per sfogliare Ho diviso con la rotella di corsa senza tanta precisione e ho bucato con una forchetta In pratica il lavoro più lungo è stato bucare, ho dimenticato la vaniglia che forse non ci sta male. Ho infornato a 180° per circa 15 minuti. Non sono male e sicuramente sono leggerissimi e hanno certamente aspetto e sapore simile alle Marie. Devo perfezionare qualcosa, probabilmente l'olio per il sapore, devo trovare un olio di semi che non sia ottenuto attraverso solventi ma con spremitura a freddo. Presa da entusiasmo e dalla facilità di esecuzione, ho provato a farli con gli stessi ingredienti sostituendo i 100 gr. di farina bianca con 100 gr. di farina di cereali, e prossimamente proverò con metà farina integrale. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PRIMULA E PRIMAVERA

    foto rubata a Antonio Andreatta Le primule si gonfiano con borioso piglio; mentre l’astuta mammola s’asconde ad ogni ciglio; un alito possente scuote la vita intera. È viva, è qui presente ormai la primavera. (Goethe)​ A primavera iniziata mi ricordo di non aver mai parlato delle Primule . Sembra impossibile visto che il nome stesso significa il primo fiore, il primo che annuncia la primavera, il primo che vedo, e proprio Primavera è chiamata la varietà di Primula , Primula vulgaris , che spunta alla fine dell'inverno, ancor prima delle Violette ( qui>>> ). Ma è felicità nell’aria, e voglia d’incontri ha il cuore per solinghe strade, dove già forse qualche orma di primule lascia coi nudi piedi Primavera. (Francesco Pastonchi) La vera Primula , per così dire, la Primula veris L , è invece l'altra, quella con il calice di fiori su di uno stelo lungo, che fiorisce qualche settimana dopo. Entrambe sono piante commestibili e officinali. Anche se dimentico di descriverle quando parlo del Mio Prebuggiun ( qui>>> ) , in realtà qualche rosetta la metto sempre, nel misto di fine inverno, e anche nelle prime minestre primaverili, quando arriva la voglia di verdura fresca. E da sempre raccolgo i fiori di questa ultima, la Primula veris , per farli seccare e metterli nella tisana per tosse e raffreddore . L'ho sempre fatto, anche prima di scoprire che la pianta contiene dei derivati dell'acido salicilico con effetti analgesici e antinfiammatori , specie per le affezioni dell'apparato respiratorio. Raccontava mia suocera, nata a inizio '900, di aver chiesto a sua madre, all'età di vent'anni, cosa fosse il mal di testa ... ecco, a quei tempi bastava nel caso una tisana di fiori e foglie di Primula per alleviare, con il loro effetto antispasmodico e sedativo una leggera cefalea che forse non aveva le motivazioni della vita di oggi quale stress, rumore, ansia, ecc..., ma si può sempre provare anche adesso. Non ci vuole poi molto a mettere un cucchiaio di fiori in acqua bollente, lasciar riposare coperto dieci minuti e bere. Dei fiori ho già detto ( qui >>> ) di come stiano bene freschi, insieme a viole e altro, in tutti i piatti del momento, dal risotto di Pasqua , alle prime insalate di Tarassaco ( qui>>>) Per conoscenza termino dicendo che esistono, anche selvatiche in natura, numerose specie diverse di primule, non gialle, ma rosa, lilla, blu, come siamo abituati a vedere fra quelle da giardino che abbelliscono i nostri vasi e giardini appena arriva la Primavera. Attenzione però non tutte le primule dei garden, specie diverse da quelle selvatiche, anche se della stessa famiglia, non sono commestibili, quindi non decorate piatti o usate le piante comperate . "La cercan qui, la cercan là, dove si trovi nessuno lo sa. Che catturare mai non si possa, quella dannata Primula Rossa?" E a proposito di primule colorate, a chi come me, appassionato di un certo tipo di letture, ricordo la Primula Rossa (The Scarlet Pimpernel) della Baronessa Orczy, eroe inglese che salva i nobili francesi dalla ghigliottina, con mille peripezie e travestimenti e che firma sempre le sue azioni con uno stemma rappresentante un fiore rosso. Il libro ebbe talmente successo che il termine Primula Rossa entrò nell'immaginario comune per definire un individuo astuto e inafferrabile, ma per onore di verità quella del nobile inglese sir Percy Blakeney non era propriamente una primula, ma l' Anagallis arvensis , piccolissimo fiore appartenente alla famiglia delle Primulaceae, però non commestibile, direi proprio tossico. ... Il biglietto si limitava ad annunciare che la banda degli inglesi ficcanaso era in azione ed era sempre firmato con uno stemma rosso: un piccolo fiore a forma di stella, che in Inghilterra chiamiamo Primula Rossa ... (Capitolo 1 - Parigi, settembre 1792) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ERBANDO 2025 PASSEGGIANDO E RICONOSCENDO

    MARZO 2025 E siamo ad un'altra primavera! Purtroppo senza aver visto nemmeno una giornata di vero inverno, tanto che le erbe si sarebbero potute raccogliere senza interruzione. Per scelta non faccio incontri in inverno e se posso non raccolgo. Le giornate sono corte e fredde e viene presto buio e le piante sono confuse dalle temperature strane. Siamo a Febbraio e il calendario degli incontri per le passeggiate è d'obbligo. Ricordo che gli eventi pubblici sono sempre postati sul mio profilo fb, sulla pagina dell'Associazione e sul blog con un ragionevole anticipo, visto le condizioni del tempo che determinano la presenza o meno di erbe e non permettono di decidere mesi prima. Purtroppo non tutti riescono a prenotare o essere presenti quando decido io il giorno o il posto, quindi: DISPONGO DI UN CERTO NUMERO DI DATE INFRASETTIMANALI PER EVENTI PRIVATI PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE È NECESSARIO : UN TERRENO MESSO A DISPOSIZIONE DAL PROPRIETARIO UN POMERIGGIO O UNA MATTINATA circa DUE ORE, DUE ORE E MEZZA, massimo TRE UN MINIMO DI DIECI PERSONE DURANTE L'INCONTRO NON SI RACCOGLIE MA SI RICONOSCE A ogni partecipante viene dato un taccuino dove fare le proprie annotazioni e compilare un erbario personale da portarsi a casa con le erbe che si incontrano o in alternativa i sette manuali cartacei È richiesto un contributo minimo a persona di 15 euro all'Associazione Erbando Trovate dieci amici o amiche e sarò felice di essere dei vostri e passare qualche ora insieme nella natura a parlare di erbe selvatiche commestibili. È possibile anche un incontro personalizzato anche con meno persone, con un contributo da concordare Mi potete contattare solo via Wsapp  al 348 69 30 662 per accordarci SABATO 1 MARZO Si inizia quest'anno con l'appuntamento abituale a Bargone, all' Hostaria Tranquillo  a Bargone. Al mattino, ore 10, nei pressi del ristorante, una breve passeggiata per il riconoscimento delle erbe classiche del Prebuggiun con Lella Canepa. Sarà facile capire come guardandoci intorno, anche in un marciapiede, un'aiuola, un poggio, ancor prima di arrivare nei prati, è possibile riconoscere le erbe più comuni che spesso ignoriamo essere commestibili. A ogni partecipante sarà dato un taccuino per formare un erbario personale da portare a casa con le proprie annotazioni o in alternativa i sette manuali cartacei. Alle 12,30 -13 Pranzo all' Hostaria Tranquillo con menù a base di erbe a km0 Dopo aver gustato i pansoti di Monica, al pomeriggio, per chi vuole rimanere, show cooking del maestro Giulio Cassinelli per imparare la pasta matta perfetta e dimostrazione con cottura di focaccia al formaggio tipo Recco La pasta matta ligure è usata per la focaccia al formaggio, ma anche per le torte di verdura, la pasqualina, le focacette fritte e tanto altro I partecipanti impasteranno con il maestro e si porteranno a casa un panetto di pasta matta, poi con Lella Canepa prepareranno una torta di prebuggiun da portare via È possibile partecipare all'intera giornata o alla mattina con pranzo o al pomeriggio con pranzo Inizio ore 10 Passeggiata del mattino più pranzo: € 40 Pranzo più corso del pomeriggio: €40 Passeggiata + pranzo + corso, l'intera giornata: € 70 Menù: Baciocca della Val di Vara Torta di erbe Pansoti fatti a mano con prebuggiun e ricotta conditi con burro e salvia Coppa arrosto alle erbe aromatiche e patate al forno Dolce Prenotarsi al 3421601908 All'atto della prenotazione sarà fornito l'Iban dell'Associazione per un versamento anticipato di 10 euro sulla quota   a conferma della partecipazione. SABATO 8 MARZO Partecipazione di Lella Canepa all'evento promosso dalla ProLoco a Villa Vicini a Zoagli, presentazione delle erbe del prebuggiun e conversazione sulla conoscenza arcaica tutta femminile delle erbe. Ancora da definire i particolari che saranno pubblicati a breve. DOMENICA 9 MARZO La magia del Travo, l'antico mulino e i prati intorno sono la cornice perfetta per un'esperienza unica. L’antico Mulino, datato 1690, nei pressi del torrente Travo, sotto l'abitato di Carro, è stato scrupolosamente restaurato da Silvia e Maurizio e riportato a funzionare ad acqua così come una volta. Sarà l’occasione per una passeggiata nei dintorni, con Lella Canepa per riconoscere le erbe presenti del territorio, con particolare attenzione a quelle commestibili specie del Prebuggiun. Ci si ritrova per le 14,30 per poter essere tutti presenti alle 15. Ogni partecipante potrà comporre un erbario da portarsi a casa, con il taccuino fornito dall’Associazione. Al ritorno una degustazione dei prodotti dell’ Azienda Agricola Silvia Bonfiglio a base di miele, marmellate, castagnaccio, tutti prodotti locali, con l’opportunità di visitare e vedere in funzione il mulino ascoltandone la storia. L'evento è aperto a un massimo di 20 persone, prenotarsi in tempo al 3486930662 solo wsapp o chiamare al 347 3108995 Contributo Passeggiata riconoscimento erbe + visita e degustazione 25€ Alla prenotazione sarà fornito l'Iban per un anticipo a conferma della prenotazione SABATO 15 MARZO Partecipazione di Lella Canepa al convegno "DALLA LIGURIA AL MONDO promosso dal MEI Museo Dell'Emigrazione Italiana di Genova DOMENICA 16 MARZO Immancabile il tradizionale appuntamento per una passeggiata di riconoscimento erbe a Castiglione Chiavarese, in località Fiume, nei terreni messi a disposizione dalle amiche dei B&B Fiume e Tre Ponti. Un pomeriggio, dalle ore 15, dedicato all'identificazione di tutto quello che si incontra, in primis, le erbe del Prebuggiun. Novità di quest'anno la partecipazione straordinaria di Italo Franceschini , Commissario del Corpo Forestale in congedo, che illustrerà le modalità per una raccolta opportuna, senza danneggiare la natura, le proprietà delle erbe e dei loro usi nella piccola farmacopea casalinga, parlerà inoltre dei Sentieri a Levante, l'associazione di cui è presidente, che svolge una importante e preziosa opera di tutela ambientale con la pulizia dei sentieri, luoghi dove le erbe del Prebuggiun crescono spontanee. A ognuno dei partecipanti sarà consegnato un taccuino dove potrà a piacere annotare quello che vuole, (nome caratteristiche ecc. di ogni erba) insieme ad una fogliolina raccolta che costituirà poi un piccolo erbario da portarsi a casa, con un contributo di 15 euro a persona all'Associazione. I posti disponibili per questo evento sono massimo 20, per questo motivo all'atto della prenotazione sarà fornito il codice IBAN dell'Associazione per un versamento anticipato di 10 euro della quota Prenotarsi al 348 693 0662 SOLO CON MESSAGGIO VIA WSAPP Come tutti gli anni è possibile pernottare nei due B&B prenotando in tempo. B&b FIUME 0185 408000 B&B TRE PONTI 338 992 9095 SABATO 22 MARZO Si torna anche quest'anno alla Madonna dell'Olivo, il piccolo santuario nel comune di Brugnato. Appuntamento al Santuario alle ore 14 per una passeggiata nei prati circostanti. La modalità è la stessa, dopo una breve introduzione sulle piante che si potranno trovare, ognuno potrà costruire un piccolo erbario con il taccuino fornito dall'Associazione da portare a casa. L'evento ancora da definire nei particolari Per informazioni e prenotazioni Angela 335 304 496 DOMENICA 23 MARZO Un altro posto magico delle erbe sono i prati dell'Az.Agr. Schiappacasse Simona e anche qui torniamo a ritrovare la magia delle erbe. La formula è la stessa degli altri anni un giro nei prati, la costruzione dell'erbario per chi vuole farlo, e per chiudere il pomeriggio una breve dimostrazione di pulitura e cottura del prebuggiun, veloce produzione casalinga di simil prescinseua da gustare subito insieme all'aperitivo con i prodotti dell'Azienda Agricola. Passeggiata con taccuino fornito dall'Associazione e Aperitivo € 30 Per prenotazioni e informazioni Simona 347 420 3054 AGGIORNAMENTO DOMENICA 30 MARZO Finalmente nella terra dei miei avi, lì dove tutto è nato, la passione per il prebuggiun e per le erbe Un pomeriggio a Casa Canata messa a disposizione per costruire un erbario e per conoscere le "ciappe" la caratteristica pietra del luogo. Una piccola passeggiata nei dintorni per riconoscere le erbe e osservare l'uso delle ciappe, con le quali tutto veniva costruito È richiesto un contributo di 15 euro all'Associazione Erbando Occorre prenotare al 320 031 0604 Maria Stella Daneri Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CHIACCHIERE, CHIACCHIERE ... E CHIACCHIERE

    Da chiacchiera nasce chiacchiera ... o bugia o frappa o cencio o crostolo o galano o cioffa o gala o gassa o... o ... o... si fa il giro d'Italia con questo dolce carnevalesco classico del mese di febbraio, che a dir la verità non è nelle tradizioni antiche di casa mia, forse più da parte di mio padre che arrivando dal basso Piemonte ricordava le gasse alessandrine ... In mezzo al marasma di ricette, quando vennero di moda un bel po' di anni fa, decisi, come sempre, per la semplicità, per il minimo indispensabile con il massimo risultato e trovai la ricetta nell' Artusi con il nome di cenci . Meno di così non si può, ve la trascrivo paro paro: 240 gr.di farina finissima 20 gr. di zucchero 20 gr. di burro un cucchiaio di grappa due uova intere Impasto tutto insieme. È questa una pasta abbastanza soda che va lavorata a lungo e messa a riposare coperta per dargli elasticità Dopo una mezz'oretta, o più, tiro una sfoglia... e qui l'Artusi nomina lo scudo per fornire lo spessore di detta sfoglia... avendo avuto un bisnonno numismatico ho deciso che non doveva essere troppo sottile 😂 Con la rotella dentata o quella tagliapizza taglio a strisce, più o meno della larghezza di due dita, e in ogni striscia faccio un piccolo taglio al centro. Piegando una parte dentro al taglio centrale mi diverto a creare le forme più particolari. Nel frattempo ho messo a scaldare la padella con abbondante buon olio da friggere, una volta strutto( qui>>> ), e raggiunta la temperatura friggo, mantenendo l'olio caldo. Immergendole una a una si formeranno bolle su ogni chiacchiera, giro per completare la cottura e metto ad asciugare su carta. Spolverizzo con zucchero a velo vanigliato. A questo punto qual'è la differenza fra i vari nomi dialettali dati a questo dolce? Intanto ci arriva dai Romani con il nome di frictilia, venivano offerte per strada durante i festeggiamenti che poi la tradizione cristiana ha sostituito con il carnevale. Ricetta semplice fin da allora, probabilmente a quei tempi fatte con farina di farro e grasso di maiale, cosparse di miele, alla ricetta base che ho scritto sopra viene aggiunto, passando di paese in paese, quel che può darle maggior sapore: vin santo in Toscana, rum o liquore all'anice in Emilia, limoncello, marsala al sud, cotte nello strutto invece che nell'olio, buccia d'arancia o di limone grattugiata nell'impasto, ripiene di crema o marmellata in Piemonte, ecc. ecc. Resta la considerazione che ci vuole pochissimo a farle, ancora meno se impastate in un qualunque robot da cucina, ma pochissimo anche in spesa, per avere un risultato eccellente e con queste dosi anche mezzo chilo di chiacchiere finite. Mi rifiuto, essendo nate con il nome di frictilia , di cuocerle al forno. AGGIORNAMENTO GENNAIO 2023 Quest'anno ho voluto provare così. La pasta la stessa, solo con aggiunta di cacao. Una volta fritte e raffreddate le ho tagliate, riempite con panna montata e decorate con buccia di agrumi secca tritata. Non si vive di solo chiacchiere ma anche di panna montata. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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