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  • TORTA DI MELE SEMPLICE SEMPLICE

    Anche oggi una giornata uggiosa con un tempo urfido e come si può tirar su il morale? Ma con una torta semplice semplice di mele, da mangiare a merenda! Una ricetta vista mille volte, una specie di "sette vasetti" che qui diventano sei. L'unica cosa è che mia mamma la conosceva dagli anni '50, quando i vasetti di yogurt erano pressoché sconosciuti. L'aveva imparata qui in campagna, quando veniva per funghi, dalla signora che la ospitava e che a quei tempi non aveva ancora l'acqua in casa, la luce elettrica e l'unica bilancia era il "cantà", la grossa stadera senza piatto per pesare cose di grandi dimensioni. La Serafina, così si chiamava, usava un bicchiere, tipo da osteria, e io a posteriori ho pensato fosse semplicemente il metodo usato da sempre per dosare i dolci come fanno ancora oggi in America, cioè con "a cup", la tazza. Evidentemente gli immigrati Italiani hanno importato il metodo con loro e così è rimasto. Tornando alla ricetta io sono rimasta al bicchiere, e ho modernizzato con lo yogurt e l'olio (ma consiglio di leggere fino in fondo...) - 2 scarsi di zucchero - 2 di farina autolievitante - - uno scarso di olio di arachidi - uno di yogurt magro Metto due uova con lo zucchero nel robot con la frusta faccio girare fino a che l'uovo non è bello spumoso e gonfio, quindi aggiungo lo yogurt, l'olio e per ultimo la farina autolievitante, oppure farina e mezza bustina di lievito per dolci e mescolo amalgamando il tutto Nel frattempo ho sbucciato quattro, cinque mele a fettine e le ho messe con mezzo limone spremuto e un poco di zucchero. Fatto l'impasto lo metto nella teglia.....🤔a proposito il trucchetto della carta forno bagnata sotto al rubinetto e strizzata per farle prendere meglio la forma della tortiera lo si sa? Nella mia teglia sottile antica di alluminio che cuoce perfettamente non serve, basta ungere e infarinare sopra sistemo le mele a fette, qualche pinolo, che potrebbero essere noci o mandorle spezzettate, spolverizzo di zucchero, se piace cannella e inforno per circa 35 minuti in forno a 180° Ai tempi della Serafina al posto del il bicchiere di yogurt e di olio ne usava due di panna scremata dal latte, la mattina dopo la mungitura, e garantisco che se si prova a sostituirlo anche oggi il gusto cambia. Magari noi pensavamo erroneamente che la torta della Serafina fosse più calorica... Ho controllato le calorie e mentre l'olio ne ha 900 ogni 100 gr., la panna ne ha 336, il burro 750 , il latte 61 e lo yogurt magro 36. La differenza sta nel tipo di grassi, ma non certamente nelle calorie. Non aggiungo altro... sostituire un bicchiere di panna con uno di olio (è circa un etto) forse non è così importante... e io vi ho mentito spudoratamente perché non esito a farmela con un bicchiere di panna liquida fresca e uno di latte. Se sono in giornata particolarmente dietetica uno di yogurt e uno di latte, allora sì che cambia la faccenda. 😜 😂 😃 😍 🙃 🤗 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>> Tutti gli usi alimurgici o farmaceutici indicati sono a mero scopo informativo, frutto di esperienza personale, declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

  • Il KAKI, la MELA d'ORIENTE

    月つき夜よに米こめの飯めし tsuki-yo ni kome no meshi Un piatto di riso sotto la luna di sera Come non parlare del Kaki, un altro dei frutti che l'autunno ci regala con il suo colore acceso. Ho fatto caso come l'arancione, che si ritiene un colore caldo, nell'immaginario umano legato all'estate, al sole, un periodo dove i colori ci sono tutti, è invece l'ultimo colore, quello che la natura ci regala in autunno per poter sopravvivere al buio dell'inverno. Tutto intorno è arancio, le foglie, le zucche, le ultime carote dell'orto, le più grosse, le prime arance, i primi mandarini, e appunto il Kaki. Il colore arancione denuncia la presenza nei vegetali del carotene, precursore della vitamina A, che curiosamente protegge dalle infezioni polmonari, stimolando la difesa immunitaria, la struttura ossa ed è importantissima per la vista. Eh sì, la natura ci pensa a cosa serve. E la parola "arancione" non è esistita prima della comparsa delle arance, portate forse dal Portogallo circa 1000 anni fa, il colore considerato e identificato prima come una sfumatura del colore rosso tanto che è rimasto nel linguaggio popolare dire i capelli rossi, i gatti rossi, e così via anche se sono visibilmente arancioni. Tornando al frutto del Kaki, cosa potrei dire che non sia già stato ampiamente detto? Frutto dolcissimo se lasciato maturare bene, ricco di potassio, proprietà se non proprio lassative, certamente un rimedio contro la stitichezza, mentre acerbo è astringente e allappante, mangiato così con il cucchiaino o messo nello yogurt al mattino come colazione rigenerante, trasformato in cottura perde tutti i nutrienti e non vale la pena fare una marmellata, almeno io la penso così. È possibile congelare la polpa per usarla poi per dolci e mousse ma anche questa soluzione non mi attira. Un minimo di attenzione per chi soffre di diabete per la presenza importante di zuccheri, mia nonna diceva che mangiare un kaki era come mangiare un uovo, forse confondendo fegato con pancreas, e che era meglio non mangiarne più di uno o due al giorno, tempi che di pancreas e diabete poco si sapeva, probabilmente si moriva e basta. In realtà è utile sia a fegato e pancreas ma come diceva nonna con la giusta parsimonia. Raccolti acerbi, è un frutto climaterico, continua a maturare dopo averlo raccolto, messi in una cassetta se vicino alle mele meglio, il rilascio di etilene delle mele contribuisce a farli maturare prima. Un sistema per farlo maturare velocemente è quello di massaggiarlo con un po' di grappa, provare per credere. Il modo migliore di mangiarlo resta con il cucchiaino, controllando la consistenza più del colore, appena è morbido al tatto. Oppure la polpa mescolata ad yogurt, al mattino appunto, per il contenuto in potassio e il potere energizzante. Così visto che non mi va di cuocere i Kaki, a proposito non esiste il caco, plurale e singolare è sempre Kaki, ho scartabellato libri e web per trovare qualcos'altro. A volte tutto parte da una parola letta magari in un racconto e il grande strumento che è internet ti permette di sapere subito cosa significa, e così quest'anno si va di Hoshigaki e forse pure di Kakishibu. Che si fanno i Kaki secchi già lo sapevo, non troppo maturi tagliati a fette, nell' essiccatore e diventano uno piacevole snack. In Giappone, davvero la terra dei Kaki, come tutto l'Oriente, dal quale arrivò in Europa, invece usano un sistema tanto simpatico che in queste giornate uggiose ho deciso di provare, l' Hoshigaki. Consiste nel pelare i kaki che hanno cambiato colore, ma ancora duri, legarli a due a due con un nastro e appenderli fuori al sole o dietro una finestra sempre all'aria e al sole, o in una soffitta luminosa arieggiata e calda. Dopo qualche giorno vanno massaggiati per muovere le sostanze zuccherine e nel giro di un mese dovrebbero essere al punto giusto per aprirli e assaggiare la delicata crema dolce che si è formata all'interno. Avendo l'accortezza di raccoglierli con un pezzetto di ramo si potrà intorno legare un Kaki al nastro o corda, uno per capo. Fatto questo basta appenderli, dopo una settimana cominciare a massaggiare, in tre quattro settimane saranno Hoshigaki. Per essere più esaustiva posto il link del video più completo che ho trovato su you tube: https://www.youtube.com/watch?v=Fn6ZG8nOIJ4&ab_channel=marronrecipe Non avendo un tempo asciutto ho pensato di metterli semplicemente sopra la stufa dove sicuramente gira aria calda, poi se dovesse smettere questa umidità li metterò al sole e all'aria aperta. Tra un mese saprò. Non è pensabile che avrei gettato via le bucce, pensavo al tannino che contengono e quindi usarle per tingere e mi frullava in testa qualcosa altro che avevo letto: Kakishibu Questa affascinante antica tecnica, sempre giapponese, consiste nel far macerare o meglio fermentare i kaki per estrarne un succo uso a tingere le stoffa, la carta, il legno ecc. Il colore deriva dal tannino contenuto nel kaki acerbo, la sostanza allapante, ma non serve solo per tingere, ma anche per le proprietà antibatteriche, antimuffa, impermeabilizzanti e rinforzanti. Per il terribile odore e per il basso costo veniva utilizzato per i vestiti da lavoro del popolo, per le reti da pesca, per fare gli ombrelli e per i sacchi usati nella fermentazione del riso e per tingere washi, la carta Giapponese. L'uso è andato scemando con l'industrializzazione e adesso i pezzi di stoffa, anche dei sacchi di riso antichi tinti con il Kakishibu sono pregiati e oggetto di collezione. Solo di recente la tecnica è stata riscoperta e non più per un uso popolare. Il colore è mutevole anche con il passare del tempo, si intensifica o si rischiara a secondo dell'esposizione. Ho messo le bucce in un recipiente di vetro con un tappo che faccia passare l'aria con due o tre cucchiai di zucchero, ma di fermentazione so davvero poco e non so se avrò la costanza di tenere a fermentare sei mesi le bucce dei miei Kaki, visto che poi va fatto invecchiare due anni e così sempre sfrugugliando su internet ho scoperto che si può avere direttamente dal Giappone già pronto ... e volete che non me lo sia ordinato? Come mai avrei potuto fare ormai senza? Il tempo perché arrivi e questo post sarà aggiornato appena avrò da sciorinare tessuti e lane tinte con il Kakishibu. Per l'ennesima volta mi trovo costretta a riflettere sul nostro mondo industrializzato dove tutto sembra più facile. Accanto alla meravigliosa possibilità di avere a casa mia in poco tempo un prodotto straordinario, una volta avrei dovuto aspettare che tornasse Marco Polo, abbiamo abbandonato tecniche meno facili per abbracciare un mondo fatto di prodotti di sintesi, più veloce ad avere il risultato, dove restano però residui pericolosi, addirittura anche per la pelle, di inquinamenti vari, fra il produrli e poi il tingere. Abbiamo preteso un colore certo, con tanto di numero Pantone XXX al posto di avere un abito che cambia il colore nel tempo, con il sole o con la pioggia, con il caldo o con il freddo, unico, personalissimo ... forse non siamo tanto progrediti, volevo dire furbi, come ci sembra di essere. A questo link qualche informazione in più: https://loopoftheloom.com/kakishibu Un metodo più veloce è quello di usare i kaki ancora completamente verdi, frullati, immerso quello che si vuole tingere ma solo con l'esposizione alla luce del sole e il passare dei giorni, il colore si trasforma in un marrone dorato. Parlando di tinture e colori sottolineo che il così detto color Kaki nulla a che vedere con il kaki frutto. Usato per le divise estive di molte forze armate, gli inglesi i primi in India, che colorarono le divise bianche con foglie di tè, ha funzioni mimetiche, dal vocabolo persiano khak che significa terra. Ancora due parole sull'albero di Kaki. Conosciuto come l'albero delle sette virtù, la bontà del legno (é della famiglia dell'ebano) con il quale si fabbricavano le mazze da golf, il nutrimento dei suoi frutti (il nome scientifico Diospyros significa cibo di Dio), la grande ombra, non viene attaccato da parassiti, il concime che danno le foglie, i suoi rami ottimo rifugio per gli uccelli, lunga vita. È stato individuato come l'albero della pace. Durante il bombardamento atomico di Nagasaki, il 9 aprile 1945, solo un fragile albero si salvò, era un albero di kaki, fu amorosamente curato da Masayuki Ebinuma, un arboricoltore che riuscì da questo a produrre delle piantine di seconda generazione che ora a richiesta vengono inviate in tutto il mondo con il progetto "Kaki Tree Project – La rinascita del tempo" dedicato ai bambini di tutte le scuole che allevino questi alberi e sorveglino sul significato della parola "pace". Tutte le informazioni a questo link: https://kakitreeproject.com/italiano/?page_id=5399 l'albero nel 1945 l'albero nel 1996 La leggenda Chi non sa che il tempo del prossimo inverno veniva predetto con la lettura dei semi di Kaki? Un gioco divertente senza nessun fondamento scientifico ma provare non costa niente Le posate che si trovano danno il responso: se si trova il coltello sarà un inverno di freddo pungente se la forchetta si avrà un inverno mite, il cucchiaio tanta neve da spalare.

  • ZUPPA DI CIPOLLE

    Sette beni fa la zuppa: toglie la fame e la sete, riempie la pancia, pulisce i denti, fa dormire bene, fa andar di corpo e colora le guance Della famosissima compagnia della Lesina, XVI secolo Francesco Maria Vialardi Tutto nasce dal particolare momento attuale di panico da contagio, per arrivare a parlare della famosa cipolla tagliata che pare servì a preservare alcune famiglie di contadini dall'epidemia di influenza Spagnola nel 1919. La notizia gira, in molti la conoscono, si dice che assorba i germi nell'ambiente e che non vada poi mangiata se lasciata aperta tagliata in giro, anche in frigo. Vero è, assodato in laboratorio, che alcuni batteri siano infastiditi agli effluvi della cipolla, la quale contiene alliina liasi, un enzima che si combina con altri elementi trasformandosi in acido solforico, ma da soli questi batteri non vanno sulla cipolla, quindi, di mio, penso che l'odore ricordasse in qualche modo un disinfettante e che questo tranquillizzasse chi la teneva addirittura sul comodino. C'è da tenere presente che nelle tombe antiche sono stati ritrovati bulbi di cipolla in quanto si credeva che potesse ridare "il respiro ai morti". Le proprietà antimicrobiche e antibatteriche la cipolla al suo interno ce l'ha davvero però e se mangiata ce le regala, e se qualcuno vuole tenere mezza cipolla aperta in casa in questo periodo di terrore, chi sono io per impedirlo, consiglio di non affidarsi solo a quello e non dimenticare di mangiarne, quello sì fa sicuramente bene. „Quando sono raffreddato so cosa mi occorre: una cipolla al forno da mangiare prima di andare a letto.“ George Washington Quindi stasera la mia zuppa di cipolle, anzi quella che ho imparato da Monsieur Mességué padre, mio primo guru della vita in campagna tanti tanti anni fa. Due belle cipolle, io preferisco le bionde, più saporite, ma stasera ho trovato solo le bianche, tagliate fini, uno spicchio di aglio intero, un pizzico di sale e messe a stufare lentamente, non rosolare, nella pentola di terra con poco burro e olio, fino a che non sono tenere tenere. Nel mentre metto a scaldare circa un quarto di latte con qualche ramoscello di Timo (anti-tutto anche questo, leggi qui>>) e aggiungo alle cipolle stufate con un cucchiaio del mio Dado vegetale (qui>>>). Questa dose va bene per me che non mangio altro o per due persone come primo o che mangiano meno di me Cuocio a fuoco bassissimo per un'altra ventina di minuti, sorvegliando che non trabocchi all'inizio mentre preparo i crostini di pane, i miei soliti crostini, quelli che di solito ho già pronti e che forse ho già descritto. Semplicemente pane anche raffermo, tagliato a quadretti, spruzzato di olio evo, sale e un pizzico di pepe e messo a tostare in forno pochi minuti. Una volta fatti possono essere conservati in un sacchetto di carta pronti alla bisogna. Sempre che non li bruciate come succede all'80% per me e non ve li mangiate tutti subito. Poco prima di portare in tavola divido la zuppa in una o più cocotte a seconda della quantità, su un fondo di crostini, una grattugiata di formaggio sopra meglio Gruyere, ma anche Asiago o Emmental e Parmigiano, come più piace, e metto a gratinare pochi minuti in forno. La zuppa ottenuta, nonostante la presenza del latte, è di una leggerezza e dolcezza incredibile, che anche i più ostici nei confronti delle cipolle apprezzeranno. Si può usare anche metà latte e metà acqua, ma perde in sapore. Si può usare brodo vegetale o brodo di carne ma allora è un'altra zuppa. Se invece si vuole fare una cosa molto particolare, per una serata direi "country chic", sempre che piaccia, si può usare latte di capra, finendo la zuppa con un formaggio di capra a pasta molle o trovandolo, un buon stracchino di capra. Volete darle un po' di colore e potenziare l'azione antinfiammatoria della cipolla? Basta aggiungere un cucchiaio di curcuma prima di informare! Se la zuppa è ben fatta la cipolla si sfalderà completamente, ma nel caso si può sempre passare al frullatore ad immersione e farne una crema. Non finiscono qui le proprietà della cipolla e sarà il caso di parlarne ancora, e se volete potete provare anche il Polàstro alle cipolle (qui>>>) o le mie Cipolle facili (qui>>>) La cipolla è un'altra cosa. Interiora non ne ha. Completamente cipolla fino alla cipollità. Cipolluta di fuori, cipollosa fino al cuore, potrebbe guardarsi dentro senza provare timore. Wisława Szymborska Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ACETO DEI QUATTRO LADRONI

    Nulla è più contagioso che parlare di malattie. G. Uhlenbruck Post semiserio, semi storico, semi ironico. Post se si ha voglia di far qualcosa per prenderla mezzo sul ridere, ma di fatto una realtà tra leggenda e storia, quando in altri tempi imperversavano contagiose epidemie, quando non si aveva altro, quando si faceva come si poteva. Scritto sull'onda degli ultimissimi avvenimenti, anche se in un altro post ne avevo già parlato ( Il Rosmarino principe degli aromi qui>>>), ora è forse il caso di fare un ripasso accelerato sull'Aceto dei Quattro Ladri o a volte dei Sette ladri. In una delle tante pestilenza che intorno al 1600 imperversarono per l'Europa, quattro o sette, a secondo della leggenda, uomini entravano indisturbati a rubare nelle case dei morti appestati, dove nessuno osava per timore del contagio, rimanendo immuni al morbo. Catturati, ebbero salva la vita in cambio della ricetta del rimedio usato. C'è chi narra che girassero con una pezzuola imbevuta davanti alla bocca, chi immergessero le mani, chi si bagnassero tempie e polsi con una mistura di aceto e erbe. Senza andare molto lontano si può capire come già il solo lavarsi offrisse qualche garanzia, una pratica non molto usata in tempi, quando ancora non si era scoperto quanta parte avesse l'igiene e la disinfezione nella trasmissione dei microbi. Scoperta che avverrà solo alla fine del 1800, quando con il semplice lavaggio delle mani da parte dei medici, che andavano dall'autopsie, senza nessuna precauzione, alle pazienti vive, ci si accorse che nelle partorienti spariva quasi del tutto la cosiddetta febbre puerperale. Tornando all'aceto la sua funzione chissà se fu quella di preservare almeno un poco il contagio, tramite l'aceto e le innegabili proprietà che le erbe messe a macerare dentro, rilasciavano in esso. La formula, facile, modificata, ampliata e cambiata di nome più volte nei corsi dei secoli rimane essenzialmente la stessa, un buon aceto, che di per sé ha blande proprietà disinfettanti nei confronti di alcuni microbatteri, con l'arricchimento di erbe varie messe a macerare dentro. Erbe e spezie conosciute anche esse dall'antichità per doti antibatteriche. Quindi: Mettere in un vaso almeno: un cucchiaio di foglie di salvia triturate un cucchiaio di foglie di rosmarino triturate un cucchiaio di foglie di timo o serpillo triturate; un cucchiaio di foglie di alloro triturate un cucchiaio di foglie di fiori di lavanda triturati uno spicchio d'aglio schiacciato. Questa una delle ricette con le erbe usate già nel medioevo. Inoltre si possono aggiungere: un cucchiaio di foglie di noce triturate un cucchiaio di chiodi di garofano schiacciati una stecca di cannella schiacciata un cucchiaio di lichene islandico triturato un cucchiaio di ginepro (ramoscelli e bacche) triturato. Si ricopre il tutto con 1 litro di buon aceto bianco o rosso, si macera per sette giorni e infine si filtra. Una formula di questa preparazione con l'aggiunta di ruta, assenzio e canfora ebbe un riconoscimento ufficiale nel 1758 ed era conservata nel Museo della Vecchia Marsiglia, visto il successo che tale preparazione ebbe. Il suo momento di gloria sparì dal Codice ufficiale medico francese solo alla fine del 1884 con la scoperta della moderna farmacopea Preparato a freddo può essere conservato a lungo. Si può bere diluito in acqua. D'altronde l'aceto nelle case dei contadini ha sempre rappresentato un valido aiuto, Ippocrate lo usava come disinfettante, rende lucidi i capelli (chi fra quelle della mia età non se li è sciacquati almeno una volta con l'aceto?) ha un'azione dimagrante (un cucchiaio nell'acqua bevuta durante i pasti, la principessa Sissi inventava continuamente bevande e impacchi a base di aceto per mantenere sottile la vita), cura il mal di testa (ricordate la carta matta imbevuta d'aceto sulla fronte e le tempie delle nostre nonne?) conserva gli alimenti, impedisce la formazione di muffe, schiarisce le macchie della pelle, toglie il senso di nausea (libri e film del passato pieni di bottigliette di aceto aromatizzato fatto annusare alle donne svenevoli costrette nei stretti busti di un tempo), e in mille lavori casalinghi: con sale e bicarbonato per disgorgare il lavandino, sgrassatore per vetri e superfici, anticalcare, ammorbidente, e brillantante in lavatrice e lavastoviglie e mille altri usi. Già fare questa mistura dalle pretese doti sarà divertente, portarlo di regalo agli amici in occasione di una cena per provare a sdrammatizzare, e nel caso niente impedisce di condirci un'insalata o una carne. Difficile possa nuocere, assunto a piccole dosi o per un uso esterno. Per quanto mi riguarda, non so a chi o a cosa devo questo, ma sono almeno otto anni che non prendo una qualunque forma di raffreddore o influenza, ho altre mille cose ma questa no. Tutto sommato, aceto a parte, respiro gran parte dell'anno un'aria sicuramente più pulita, e vivo certamente in un posto che non si può dire affollato. Tutto fa. Se dipendesse da me renderei contagiosa la salute invece che la malattia. R. Ingersoll Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SETTEMBRE, ANDIAMO....

    Per gli amanti delle erbe, Settembre non è un mese di grande raccolta. Le erbe commestibili ormai hanno finito il loro ciclo vitale, le aromatiche e le altre a seccare per l'inverno, si aspettano le piogge d'autunno mentre ci si diverte con marmellate e conserve dei frutti estivi. Per Erbando questo settembre invece è denso di eventi. Appena passata la felice esperienza di EXPO-FONTANABUONA con tanti amici e tante nuove conoscenze https://www.ilsecoloxix.it/eventi/2019/09/02/news/seimila-visitatori-in-quattro-giorni-ad-expo-fontanabuona-1.37407249 ci aspetta domenica 8 a San Salvatore di Cogorno la centenaria Fiera del Perdoni e dei Perdonetti in onore della Santa Croce. Papa Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi, nel 1252, con Bolla di Fondazione, donava alla Basilica dei Fieschi in San Salvatore, la preziosa reliquia della S.S.Croce, conservata nel suo pettorale, donata a Roma da S.Elena Imperatrice, madre di Costantino. Per la ricorrenza vennero accordati tre giorni di Gran Giubileo, di speciale Indulgenza e per festeggiare una fiera detta dei Perdoni e Perdonetti che senza interruzione si tenne fino agli anni trenta. Negli ultimi quindici anni si è ripristinata l'usanza nella seconda domenica di settembre e anche in questa occasione saremo presenti con tutti i manuali di riconoscimento delle erbe. Neanche il tempo di mettere via e si parte per Erbacce e Dintorni, a Cerveteri, l'annuale importantissima festa delle Erbe, dalla felice idea di Roberta Rossini e co. , che fondando un gruppo su Fb si sono poi trovate a gestire circa 60.000 persone appassionati di erbe, molte delle quali partecipano all'evento, ormai tradizionale, dove si trovano laboratori, workshop, conferenze, mercatini, scambi di semi e tutto quello che può interessare. Trovate al link qui tutto ciò che riguarda i due giorni della manifestazione: https://www.facebook.com/events/2486556461365070/ Noi non mancheremo e domenica 15 saremo ci è offerta l'occasione di parlare di Liguria Selvatica. Di ritorno, di corsa ci aspettano domenica 22 a Genova alle Serre di San Nicola. L'evento, due giorni sabato 21 e domenica 22 settembre, affronta tematiche come riciclo, sostenibilità, economia circolare, energie rinnovabili e cambiamento climatico e noi siamo invitati domenica 22 alle ore 18 a parlare come sempre di Prebuggiun, e visto il titolo del Festival, specialmente di Ortica. A questo link le informazioni https://www.produzionidalbasso.com/project/alle-ortiche-festival-ambiente-e-cultura-alle-serre-di-san-nicola/?fbclid=IwAR3rW3iFcX5e7vl1y2yuRh0J_ICMOqGH5f-g9MOsfv4HL4Xzzaw77nRw-ZQ Per finire domenica 29 settembre saluteremo gli eventi estivi con la tradizionale Fiera di San Michele a Casarza Ligure. Appunto per me, un Settembre ricco di va e vieni, la gatta che non sa più dove abita, il blog che aspetta articoli, valigie fatte e disfatte, il caldo che non ci abbandona, speriamo reggano la voce e i piedi, Settembre, andiamo ... ... Che la smettiamo di girare il mondo a parlar di erbe, che voglio tornare a casa? Pumi, la gatta di Erbando Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • APRILE VIENE ERBANDO

    Appuntamento sabato pomeriggio 6 Aprile al Bistrot di Basko a San Salvatore di Cogorno. Erbando sarà presente con il Prebuggiun. Potrete vedere dal vero e toccare con mano le erbe spontanee selvatiche commestibili che lo compongono. Lella Canepa sarà a vostra disposizione per illustrarle una ad una, fornirvi informazioni sui tempi e modi di raccolta. Nel corso del pomeriggio sarà anche dimostrato un metodo casalingo per la fabbricazione della Prescinseua. L'evento è aperto al pubblico. Il 12 Aprile Erbando è a Eataly a Genova dalle 18,30 alle 21,30 sempre con le erbe del Prebbugiun e in collaborazione con il Pastificio Dasso per la preparazione dei Pansoti, meraviglioso scrigno di pasta che con la compagnia della ricotta trasforma le erbe selvatiche in un delizioso piatto. Tutte le informazioni per partecipare a questo link: https://www.eataly.net/it_it/il-mio-prebuggiun-2019-04-12-6109 Erbando cerca location, che possono essere agriturismi, B&B, pro loco o altro nella zona di La Spezia, per le numerose richieste di persone che vorrebbero partecipare agli incontri. Potete contattare l'Associazione al 3486930662 per proporre una sede opportuna Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • Gestisci il blog dal tuo sito live

    Gestire il tuo blog è facile! Per prima cosa pubblica il tuo sito, poi accedi direttamente dal tuo sito live sia su computer che su smartphone. Accedi con il tuo account Wix, come admin del tuo blog. Puoi gestire il tuo blog e i tuoi post anche dal tuo sito pubblicato. Accedi al tuo blog con il tuo account Wix. Ora sei pronto per creare e modificare i tuoi post. Clicca su Crea un post e poi Pubblica. Puoi anche gestire i commenti: mettere mi piace o eliminare i commenti dei tuoi lettori. Puoi anche creare delle bozze e pubblicare i tuoi post in seguito su Il mio profilo > Bozze."

  • Crea il tuo blog

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  • Fai crescere la community del tuo blog

    Con Wix Blog puoi creare una community online. I lettori possono diventare membri del tuo blog e condividere le loro opinioni e idee. Scopri tutti i membri I lettori possono iscriversi e diventare membri del tuo blog con la loro pagina personale. I membri possono seguirsi tra di loro e vedere i loro commenti e i loro mi piace. Puoi visualizzare tutti i membri del blog, cliccando sull'icona membri nella barra per l'accesso. Consiglio: utilizza la barra di ricerca per trovare i membri per nome. #dream

  • Aggiungi immagini, video e testi

    Aggiungi immagini e video ai tuoi post per catturare l'attenzione dei tuoi lettori. E se il tuo post contiene solo testi, puoi personalizzarne lo stile con le funzionalità che Wix Blog ti offre! Immagini e video Personalizza il tuo post con video e immagini. Grandi o piccoli, scegli tu la dimensione che preferisci. Puoi gestire il tuo post sia su computer che su smartphone. Allineamento del paragrafo Puoi allineare i tuoi paragrafi a sinistra, destra o centro e sistemarli a destra o sinistra delle tue immagini. Sottotitoli e virgolette Aggiungi sottotitoli per rendere più facile la lettura di post lunghi e aggiungi le virgolette per evidenziare i tuoi messaggi. #dream

  • Aggiungi gli hashtag

    Ti piacciono gli #hashtag? Ottima notizia! Puoi aggiungere hashtag ai tuoi post per aiutare i tuoi lettori a trovare gli argomenti a cui sono interessati. Utilizzando gli hashtag, puoi raggiungere un pubblico più vasto e interessato ai tuoi post. Inizia ad aggiungere hashtag ai tuoi post! Un consiglio: utilizza hashtag che descrivano di cosa tratta il tuo post.

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