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  • CASSINELLI, IL MITO

    ... La mia gente che m’aspetta ancora la gente mia ce l’ho qui nel cuor ... Potrebbe accadervi un giorno di passeggiare per Osaka, entrare in qualche locale e scoprire di poter mangiare la "pizza genovese" e altro, lo stesso potrebbe succedervi in qualsiasi altra parte del mondo dal Sud America all'India, è stato ovunque e ovunque ha impastato e cotto focacce. Lui è Giulio Cassinelli, il mito della focaccia genovese e con chi se non con lui potevo iniziare questa categoria di post dedicati alla mia gente, giovane e diversamente giovane che ha fatto del proprio lavoro una passione. E Giulio diversamente giovane lo è davvero, difficile credere la sua data di nascita, nel 1936 ad aprile, il 23 per l'esattezza. Tutto di lui è giovane e frizzante, come si muove, come pensa e interagisce con tutti, come sorride alla vita e come gira il mondo senza fermarsi. Forse il mito nasce da qui, dalla sua semplicità e facilità di comunicazione con tutti, dal portare con disinvoltura più di settant'anni di impasti di pane e focacce sulle spalle che si rendono palesi solo quando lo vedi al lavoro, quando ti rendi conto che l'impasto lo riconosce, gli cresce tra le mani liscio e morbido, quando lo vedi cuocere e sfornare le sue bontà con una facilità che riesce a trasmettere con un'empatia insuperabile. Corsi che insegnano della panificazione proliferano ovunque, ma nessuno lascia l'entusiasmo di uno fatto con lui. In poco tempo con semplici, essenziali ma importanti nozioni ti porta a fare la vera focaccetta genovese, leggera, morbida e croccante, alveolata il giusto, che non unge le mani, che non ti sarà mai indigesta, o a riuscire a cuocere nel forno di casa la focaccia al formaggio di Recco Sarebbe facile per me mettere qui l'ennesima ricetta, una sfilza anonima di ingredienti banali farina, olio, sale, acqua, lievito ma non servirebbe a immergervi nella magia di farla con lui. Figlio di altri tempi, quando i bambini fortunati venivano messi a lavorare a 12 anni, nel suo caso un panificio, il mestiere del padre, i primi giorni al lavoro alle cinque, poi rapidamente alle quattro, fino ad arrivare a recarsi al lavoro alle tre d'inverno e all'una d'estate per poter avere pronta la prima focaccia alle cinque. Tutto impastato a mano, specie la focaccia, e non era di certo qualche chilo, e cerca di barare una notte Giulio, con l'amico che lavorava con lui, decide di provare con l'impastatrice, ma no, la focaccia non esce uguale, "I'impasto vuole sentire la pelle, il calore delle mani" dice lui. Anche tutti i panini sono formati a mano con una velocità che lo mette in competizione con la prima chifferatrice che arriva. Felice di guadagnare bene nel miglior panificio della zona e ogni tanto un colpo di fortuna: un turista di passaggio che entusiasta della sua focaccia gli regala 10000 mila lire a lui che ne portava mille al giorno a casa. A casa, a Camogli, oltre a papà e mamma sono cinque fra fratelli e sorelle, lui eredita il nome da una sorellina morta prima della sua nascita di difterite, famiglia onesta dove "il pane non mancava mai" racconta sorridendo. A soldato si offre per fare il cameriere e riconosciute le sue capacità si ritrova alla mensa ufficiali, dove mette da parte di nascosto qualcosa da regalare alla sera ad un soldato meno fortunato, padre di cinque figli ... Tornato fa di tutto nella sua vita, non solo pane, capo personale di un ristorante, gestisce panifici, ecc., proprio a Recco un locale ancora oggi esibisce orgoglioso l'insegna: Focaccia al Formaggio dal 1962 e indovinate chi era lì già allora a farla? Ora va ovunque lo chiamino a trasmettere il suo entusiasmo, sempre con le mani in pasta. E quando si dice mani in pasta, si dice per tutto, con lui si può imparare la focaccia al formaggio di Recco, la sua famosa pizza genovese con stracchino e un piccolo segreto, pane e impasti vari e tanto altro. Per conoscerlo basta seguire i suoi spostamenti nei vari corsi, i più vicini a me sono al Tapullo di Sestri Levante, nelle cucine dell'Accademia dei Sapori dell'ex convento dell'Annunziata, con la fedele Micaela, suo alter ego. http://www.tapullo.it/ tel. 329 955 1556 Sempre circondato da giovani e bambini usa con disinvoltura smartphone, tablet e social, lo trovate su Fb, controlla le 2 milioni e passa di visualizzazioni del suo video non solo su you tube ma su ben più importanti piattaforme. Io donna fortunata sono onorata della sua confidenza, voi cercate di frequentare uno dei suoi corsi, fosse solo per la magia di conoscerlo ... Oppure potreste, chi lo sa, incontrarlo che cuoce focacce nel deserto ... AGGIORNAMENTO 2021 Oggi all'interno di Pane e Olio 2021 c'è stata l'ennesima dimostrazione di preparazione e assaggio della focaccia da parte di Giulio. Sono cambiate molte cose in questi due anni e sono un ricordo i bellissimi corsi per imparare a farla con lui e non si sa quando e come potranno ricominciare. Nella speranza di fare cosa gradita pubblico la ricetta che ha consegnato oggi ai partecipanti e un piccolo video anche se mi scuso per l'audio non proprio chiarissimo ma questo è quello che ho potuto fare. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PICAGGE DI MAIS E CAVOLI ALLA CREMA DI FORMAGGIO

    Avevo già parlato delle pappardelle o tagliatelle di mais in precedenza qui>>PAPPARDELLE DI MAIS AL SUGO DI PORRI E LUGANEGA Oggi invece sono a raccontare della ricetta con la quale ho partecipato al contest indetto dalla manifestazione SONO TUTTI CAVOLI NOSTRI tenutasi a Lavagna sabato e domenica scorsi, per conto dell'Associazione Culturale Erbando. La ricetta è quanto mai semplice e ovviamente sono onorata e commossa di essere stata premiata con la motivazione "per l’impegno nel portare avanti le nostre preziose tradizioni più antiche" Per la pasta ho usato 100gr.di farina di granoturco e 200 di farina di grano duro, non semola, ma può andare bene anche una farina 00, un uovo, acqua, un pizzico di sale. Ho fatto bollire il cuore di un Cavolo Broccolo di Lavagna, una varietà di cavolo propria della zona del Tigullio e coltivata da sempre nella piana dell'Entella, del quale avevo già parlato qui>>>FOCACCETTE DI MAIS E DINTORNI Ho tritato non finissimo, il cavolo bollito e l'ho aggiunto nella fontana di farina e ho impastato. Dopo aver lasciato riposare la pasta, ho tirato la sfoglia e tagliato le tagliatelle . Il termine "picaggetta" in genovese e in generale in tutta la Liguria, definisce lo strofinaccio, il canovaccio da cucina di cotone che un tempo aveva un anello di fettuccia, "la picaggia" appunto, per essere appeso. La parola compare già nel 1588 in Rime diverse ecc. parlando di calzoni tenuti su da una fettuccia comodi da portare e svelti da togliere Che no han da desgroppà che unna picaggia ... Anche in altre regioni si usano parole simili, gli studiosi tendono ad associarle ad "appiccare" nel senso di appendere e così le tagliatelle larghe tra gli 8 mm. e un cm. vengono chiamate picagge, come è la misura di una comune fettuccia di cotone. Per curiosità riporto che la misura delle vere tagliatelle bolognesi è stata codificata in 8 mm. da cotte e 7 da crude, che sarebbe pari alla 12.270a parte della Torre degli Asinelli. Cavolo! divago... tornando alla ricetta, bollite le tagliatelle in abbondante acqua salata, si condiscono con una salsa di formaggio ottenuta sciogliendo del formaggio San Stè (qui>>) grattugiato, in poca panna e latte. Ho usato questo tipo di formaggio per la ricetta presentata a un contest che prediligeva i prodotti locali, ma nel caso è fattibile con il formaggio che più piace, per esempio un taleggio. Se piace in ultimo, un pizzico di peperoncino. Cavoli e granoturco si sposano benissimo come si può assaggiare anche con LA PUTA qui>>>, la polenta con i cavoli, piatto tipico invernale della tavola contadina, e non solo in Liguria. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • EVENTI

    DAL 26 AL 28 NOVEMBRE - LAVAGNA Sono limitate a due le partecipazioni di Erbando agli ultimi eventi del 2021. La prima data è quella della della terza edizione di SONO TUTTI CAVOLI NOSTRI a LAVAGNA, il 27 e il 28 NOVEMBRE prossimi, con un GALÀ DI PRESENTAZIONE VENERDÌ 26 a scopo benefico. Un evento ricco di proposte di ogni tipo per far conoscere i cavoli, nello specifico il meraviglioso cavolo di Lavagna coltivato da sempre nella piana dell'Entella. Show cooking, escursioni, diverse le iniziative dirette ai bambini, mercatino delle eccellenze del territorio. È tutto nel programma pubblicato sotto. La manifestazione si terrà al Porticato Brignardello e in Via Dante, ma molte altre realtà parteciperanno in città. Erbando sarà presente al Porticato sempre con le erbe del Prebuggiun, per chiacchierare con voi, per chi volesse i manuali, ma la novità di quest'anno saranno i cuscinetti di erbe. Le erbe raccolte da noi Elicriso, Achillea, Luppolo, Tiglio, Crine, riempiono dei deliziosi cuscinetti cuciti artigianalmente con stoffe naturali antiche di recupero. Ogni cuscino ha un profumo particolare che va "ascoltato" e per questo preferiamo non spedirli, ognuno deve avere la possibilità di scegliere quello che piace. Dormire sopra a un cuscino di erbe dà la possibilità di usufruire del profumo degli oli essenziali presenti nelle erbe e delle loro proprietà. I cuscini si potranno avere dietro un contributo-donazione all' Associazione. Per saperne di più : https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/06/27/dei-cuscini-profumati-e-fatati-herbal-sleep-pillows DAL 3 all' 8 DICEMBRE - SESTRI LEVANTE Ritorna Pane e Olio e ritorna la partecipazione di Erbando a questa bella manifestazione. Ancora da definire il programma, ma noi ci saremo, sempre con le nostre erbe e con uno Show Cooking sabato alla 16,30 in collaborazione con lo chef Jorg Giubbani . Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SPEZZATINO DI CARNE E VERDURE, TANTE VERDURE

    La ricetta delle domeniche invernali, insieme ad altre di carne come brasato o stufato. A proposito spezzatino o stufato che differenza c'è? A casa mia lo spezzatino era di carne più magra e tenera, con una cottura appena un poco più veloce dello stufato che nel nome dice tutto, la pietanza al fuoco tanto che si stufa, e in effetti è un metodo di cottura di varie cose verdure, carni, ma anche pesce. Lo spezzatino poi, sempre sulla mia tavola, ha la funzione di un secondo piatto e non come stufati e brasati accompagnati da polenta o riso pilaf che diventano un piatto unico. Questo in particolare è ricco di verdure così da farne un piatto tutto sommato leggero e digeribile. In pochissimo olio e una foglia di alloro rosolo la carne, mentre taglio le verdure. Una grossa carota tagliata a spicchi e poi a rondelle, due belle coste di sedano bianco meno aromatico di quello verde tagliato a listarelle, una bella cipolla tagliata a fettine e aggiungo alla carne rosolata Intanto ho messo sul fuoco il segreto della nonna, un pentolino con un bicchiere scarso di vino bianco con dentro uno spicchio di aglio schiacciato e qualche rametto di rosmarino, che faccio scaldare qualche minuto, per poi aggiungerlo alle verdure e alla carne rosolate. Qualche cucchiaio lo uso per sciogliere pochissimo doppio concentrato di pomodoro, non tanto per colorare quanto per dare sapore, ma si può fare a piacere. A questo punto regolo di sale e aggiungo le patate a pezzi, una varietà di patate che regga la cottura prolungata senza sfaldarsi completamente. La cottura continua per almeno un'ora, un'ora e mezza, con il coperchio ben chiuso, perché si dovrebbe arrivare a fine cottura con l'umidità fatta da carne, verdure e coperchio e il vino aggiunto prima di incoperchiare. La quantità giusta per non far diventare la pietanza un bollito. Tenere controllato che non bruci e nel caso aggiungere pochissimo brodo o acqua, sempre assaggiando per il sale. Buon appetito e buona domenica! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • TOPINAMBUR

    Entro i manipoli qua e là sparsi dei topinambùr lungo gli argini ogni lustro del giallo si fa intimo all’autunnale catarsi Ori di affabili corollari – topinambùr se è il caso di nominare una scintillazione che pare casalinga ed invece è stellare Altri Topinambur A. Zanzotto Come ho gia avuto modo di dire per la Linaria (qui>>) e il Solidago (qui>>>) l'inizio dell'autunno mi regala quasi esclusivamente fiori gialli intorno, come se avessero catturato la luce del sole e me la volessero restituire in un momento che questa diventa giorno per giorno più labile. Uno di questi è il Topinambur, ormai tutti siamo abituati a riconoscerlo sugli argini dei rivi, ai bordi delle strade. Topinàmbur e non Topinambùr, come invece si sente spesso dire, nome datogli, quando arrivò in Europa, pare in seguito ad una serie di coincidenze sbagliate: si credeva che la tribù brasiliana dei Tupinambà se ne nutrisse solo perché alcuni di questi indigeni arrivarono in Italia insieme ai primi tuberi intorno al 1600, in realtà la sua origine è nel Nord America, Canada e fuori di lì, dove coltivati come foraggio, hanno anche sfamato intere popolazioni. E proprio su un sito del Minnesota ho trovato le uniche foto per identificarlo e distinguerlo da altri girasoli con i quali condivide non poche cose. Quindi Helianthus tuberosus L., il Topinambur, "Helianthus" fiore del sole, in quanto anche questo segue il percorso del sole, e si comprende "tuberosus" per le radici che formano i tuberi. Questi raccolti a fine fioritura, sono consumati crudi e cotti. Conosciuto nel resto del mondo con altri nomi, Carciofo di Gerusalemme, Rapa tedesca , patata del Canada, ecc. Ma come dicevo, essendo parente stretto dei girasoli, ne esiste una varietà quasi identica, presente in molte regioni d'Italia, che è l' Helianthus pauciflorus o Girasole selvatico. Posto foto prese dal sito minnesota wild flowers per un confronto con i miei topinambur e comprendere quanto siano simili. Le misure quasi identiche, i colori simili, piccole differenze, la stagione di fioritura che inizia molto prima e le punte dei petali che tendono ad attorcigliarsi nel girasole selvatico. Un piccolo aiuto può venire dalle foglie Ma la prova decisiva sta nell'estrarre le piante: se sotto sono presenti i tuberi quasi sempre rossastri, che ingrossano a fine fioritura, abbiamo trovato i Topinambur. Si raccolgono a inverno inoltrato. Questo il raccolto di oggi da poche piante selvatiche trapiantate un anno fa nel mio giardino, niente di eccezionale, ma più che sufficienti per un assaggio. Conviene provare a trapiantare un tubero di quelli acquistati per avere una varietà coltivata, probabilmente si hanno migliori risultati, ma sempre con il passare di qualche anno. Per quanto riguarda il gusto, il pensiero ritorna a quando mia madre negli anni '70 pretendeva di farceli mangiare con la scusa che assomigliassero al carciofo, facessero così bene ... e noi ... E stesso risultato ho avuto io in casa mia. Adesso che vivo sola posso mangiare quello che voglio, non posso dire che non mi piacciano ma neanche vado di corsa a raccoglierli, più che altro li dimentico, e mi ricordo quando vedo i fiori in questa stagione e mi riprometto di tornare a raccoglierli. E bene farei visto che ho imparato quanto sono utili in una dieta, per lo scarso apporto calorico, per l'importante presenza di inulina, per la presenza di fibra solubile che favorisce la microflora intestinale e quindi il transito, e per la vitamina A, B e H. Ricordando sempre che sono diversi gli effetti che hanno sull'intestino, alcuni possono essere ... per così dire ... scomodi ...😜 Si possono consumare sia crudi che cotti, grattugiati crudi nello yogurt per una merenda sana, nell'insalata ridotti in chips con il pelapatate. In Piemonte vengono serviti con la bagna cauda (qui>>la ricetta) sia cotti che crudi. Cotti, stufati, fritti, un po' come le patate. Tutte le ricette di quest'ultime si adattano. Anche i fiori, commestibili, si possono usare per decorare insalate e piatti vari. L'odore dei fiori tiene lontane le mosche, ed è per quello che li raccolgo sempre, quando le ultime mosche diventano noiose sentendo la pioggia e il freddo che arriva. Inoltre un bel mazzo rallegra all'istante anche l'angolo più buio della casa. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA COTOGNATA

    Ingredienti: due belle Cotogne, zucchero, un fulmine. Infatti la mia sarebbe "La Cotognata fulminata" visto che martedì scorso mentre era in corso un bel temporalone, avevo in mano le cotogne per farla, quando un fulmine è entrato in cucina dal filo della parabola facendo esplodere decoder, router, prese e spine, salvavita ... e giusto perché avevo in mano i due frutti e dovevo pesarli ero a due metri di distanza, ciò è bastato a salvarmi da guai fisici peggiori anche se è rimasta la paura. Passato lo spavento, ma rimasta senza corrente elettrica, senza televisione e senza internet in attesa di ripristinare una parvenza di normalità, non mi rimaneva altro che continuare a fare la cotognata, non fosse che per distrarmi. Due notizie sulla pianta: il Cotogno, Cydonia oblonga Mill., 1768, è lui, è Cotogno e basta. Botanicamente non esiste la Mela Cotogna o la Pera Cotogna, semplicemente alcune varietà fanno frutti più allungati somiglianti alla pera e altri più arrotondati somiglianti alla mela, ma sempre e solo Cotogni sono. Conosciuta fin dall'antichità, dai Babilonesi, ai Greci ai Romani, è spesso rappresentata in dipinti, mosaici e quanto. Il famoso Pomo d'Oro era quasi certamente Cotogno, lanciato sul tavolo di un banchetto di nozze, dalla dea della discordia, con inciso "alla più bella" e vinto da Afrodite. Infatti il Cotogno è simbolo delle nozze, augurio di amore e fertilità e spesso Venere è raffigurata con una Cotogna in mano o su un carro di fiori e Cotogne. Usata per profumare cassetti e armadi, l'intenso aroma che sprigiona maturando può dare persino fastidio. È frutto non appetibile crudo, anche se per tradizione la giovane sposa dovrebbe addentarne uno prima della notte di nozze, la cottura ne fa sprigionare la dolcezza e trasforma il gusto acidulo in uno solluchero. Frutto dimenticato, quasi introvabile, non interessa i mercati, trasformata in Cotognata era una volta l'unico dolcetto, al posto di cioccolatini e caramelle non proprio per tutti, e ambizione perduta di mia madre trovare qualche frutto per avere il gusto di risentirsi bambina. Qualche coltivazione salvata al sud, famosa la Cutugnata salentina, ed è ben lì che le ho ritrovate anni fa e provato a farla, anche se al nord Codogno pare debba il suo nome proprio alla ricetta della Cotognata a pezzi. Esistono altre ricette che non conosco, un liquore, lo sburlon, in provincia di Parma e anche la Cognà Piemontese, salsa-marmellata di mosto d'uva e frutta, può essere fatta con le cotogne. Qui e là ora se ne riparla e quando mi capita anche solo uno o due frutti mi metto all'opera. E questo stavo giusto facendo l'altro giorno, pesavo le due grandi pere cotogne che mi aveva regalato l'amico dell'Az. Agr. Ka Bambù Le, più di un chilo, quando è entrato il fulmine in cucina... Detto questo garantisco che viene benissimo anche senza la presenza del fulmine durante il procedimento. Basta prenderle, anche una sola se bella grande, pulirla e lavarla a dovere per eliminare facilmente la peluria che hanno sopra, togliere le varie macchie o ammaccature della buccia senza toglierla, aprirle una a una e togliere il torsolo e i semi. Questi possono essere fatti bollire in poca acqua a parte, filtrata, con l'aggiunta di zucchero in ugual peso e fatta addensare, per ottenere una trasparente gelatina da usare per esempio sulle torte, dipende da quanti torsoli si hanno. Tornando alla Cotognata, ridotte le mele in pezzi, si mettono sul fuoco su una pentola con il fondo spesso, a filo di acqua e si fanno bollire fino a che non sono tenere. Con un frullatore ad immersione, o con il passaverdure o con un robot si passano in purea, si pesa e si aggiunge uguale peso di zucchero. Si rimette sul fuoco, meglio in una pentola larga e bassa e si fa addensare a fuoco medio, rimescolando fino a che non ha il colore scuro classico della Cotognata, con l'accortezza di controllare che non attacchi, cosa per altro facile a questa composta. Si prepara una teglia bassa e larga foderata di carta forno, leggermente inumidita si versa e si stende con il coltello fino a uno spessore gradito di due o tre centimetri. Appena fredda si copre con uno strofinaccio pulito o con carta da cucina e si mette a seccare per uno, due giorni. Trascorso il tempo giusto si rovescia, si toglie la carta dal fondo et voilà la cotognata perfetta Si taglia a strisce e a quadrotti e si passano questi nello zucchero semolato e si conserva cosi in vasi coperti come qualsiasi marmellata. Meglio in frigo se si vive in una casa particolarmente calda. In Salento, vengono conservati, in "arbanelle" di vetro inframezzati da foglie di alloro e dischi di carta forno, chiuso il tappo con carta profumata al rum e passati nello zucchero all'ultimo minuto. Un quadretto di Cotognata era l'unico dolce comperato da mia madre bambina quando stava eccezionalmente buona, insieme alle briciole che una volta venivano vendute a peso per poche lire in tutte le pasticcerie di Chiavari. "Dui franchi de fregógge", due centesimi di briciole, era la sua merenda preferita, mentre andava a scuola, e per briciole intendo briciole, quelle che il pasticcere faceva tagliando pan di Spagna, paste sfoglie ecc. ecc. che venivano vendute a peso. Altri tempi ... quando bastavano le briciole per essere felici. Non sarebbe più conveniente il temporale non farlo per niente? Un arcobaleno senza tempesta, questa sì che sarebbe una festa. Sarebbe una festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra. (Gianni Rodari) Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PETTO DI POLLO AL LIMONE DI NONNA MARIA

    Da giovane ragazza ero riuscita ad ottenere dal mio severissimo padre, il mezzogiorno di giovedì libero per poter andare a pranzo da chi volevo. Questo giovedì poteva essere da amici o parenti, ma spesso era dalla nonna Maria. Un must da lei era il pollo al limone che ancora oggi dopo più di 50 anni continuo a fare e che tutti quelli che assaggiano replicano, e che mangiavo con piacere visto che mio padre aveva bandito il pollo dai tavoli di casa. Niente altro che scaloppine al limone ma di pollo, una ricetta semplice ancora oggi sulla mia tavola, che non stufa mai, che contiene il segreto di come la carne rimanga morbidissima e saporita, oltre al velocissimo tempo di esecuzione, proprio da ultimo minuto. Occorre solo petto di pollo a fettine, farina, uno spicchio di aglio (a piacere), due o tre cucchiai di succo di limone, olio, sale, un pizzico di dado di verdura in polvere (il mio qui>>>IL DADO È TRATTO ) ma se non si hanno preclusioni verso glutammati e simili anche mezzo dado sbriciolato, o una punta di estratto. Preparare il succo di limone spremuto. In una padella grande mettere uno spicchio di aglio vestito e schiacciato a scaldare in poco olio, mentre si infarinano le fettine, dopo averle eventualmente battute. Sistemarle nella padella non sovrapposte, il tempo di far sbianchire un lato, girare velocemente, abbassare il fuoco, togliere la buccia dell'aglio, salare, mettere il dado, distribuire il succo di limone, chiudere il gas, incoperchiare e lasciare almeno 5 minuti con il fuoco spento e il coperchio. Questo procedimento è d'obbligo per far rimanere il pollo morbidissimo, deve necessariamente finire di cuocere con il limone e il calore trattenuto dal coperchio. Se si finisce la cottura sul fuoco il petto di pollo diventerà sgradevolmente stopposo ed è il motivo per il quale viene spesso disdegnato e considerato un piatto da malati. Il tempo di stendere la tovaglia, apparecchiare e servire. Le fettine saranno morbidissime, l' aglio e il dado insaporiscono la carne scipita del pollo, il succo di limone conclude la cottura della carne senza renderla stopposa e gommosa, il vapore che si forma con il coperchio favorisce il sughetto gustoso, nessuna crema a incidere sulle calorie del piatto. Questo piatto, che ho cucinato ancora oggi, mi dà modo di ricordare mia nonna Maria, della quale volevo parlare da tempo, non era una gran cuoca, il tempo in cucina le pareva un po' sprecato, aveva da cucire lei, ma non si adattava comunque a mangiar male, sapeva i banchi del mercato dove avevano la verdura migliore, il negozio con il parmigiano più buono ma in offerta, la carne più tenera, passava la mattinata a fare la spesa, come si usava una volta. Aveva comunque dentro i segreti della mamma sua, la famosa bisnonna Clorinda, la "curandera local", che tanto ha tramandato a figli e nipoti in fatto di erbe e usanze. Lei invece, nonna Maria, donna indomita e volitiva, con tutto il cuore voleva diventare autonoma e cittadina, dimenticare riti e erbe, curarsi con l'Aspirina, passeggiare per Chiavari con calze, cappello e guanti, e comperare il necessario nei negozi. Nonostante fossero contadini sì, ma proprietari di terre, scendeva alla fine della prima guerra mondiale, a nemmeno 14 anni, sola, tutti i giorni da San Salvatore di Cogorno a Chiavari 5 km andare e 5 di ritorno a sera, a piedi, per imparare a diventare sarta. Con fare civettuolo per tutta la vita si tolse due anni, perché l'età una donna non la deve mai dire. Per affrancarsi dalla vita di campagna, si scelse accuratamente per marito un giovane chiavarese con due appartamenti, con il quale si scambiò solo qualche occhiata per strada, prima che lui andasse a chiederla. Il romanticismo non faceva parte della sua esistenza, baci abbracci carezze banditi, relegò il povero nonno innamorato della bella campagnola, a dormire in uno dei due appartamenti subito dopo la nascita di mia madre, perché lei aveva da cucire anche di notte. Nell'altro, diventata sarta prima di sposarsi, allestì la sua sartoria, arrivando ad avere fino a 12 lavoranti tutte assieme, giovani allieve che venivano ad imparare, e nessuno l'udì mai più dire una parola con la còcina dialettale. Come gestiva le sue sartine con piglio deciso e pugno di ferro in guanto di velluto, così nessuno riusciva a fare qualcosa contro la sua volontà, la sua parola era legge, l' abilità caratteriale nel perseguire un obiettivo il suo credo, ci metteva anni ma arrivava, pochissime cose non sono andate come voleva lei. In tarda età tornarono a dividere lo stesso appartamento ma mai la stessa stanza e i racconti ilari di mio nonno dei suoi tentativi di dormire con lei vengono ancora oggi riportati in famiglia. Il loro rapporto, per noi nipoti, era esattamente come vivere dentro ad una commedia di Gilberto Govi. Stonata come pochi altri ho conosciuto, in una famiglia di cantanti e suonatori, per ninna nanna ci cantava Fratelli d'Italia a ritmo sostenuto. Per lei, pragmatica e con tante cose da fare, la lentezza non esisteva. Chi avrebbe detto che il mondo ce l'avrebbe fatta senza di lei ... Il fallimento più grande della sua vita, questa giovane nipote dotata, che volle fare la strada all'indietro e sposare un campagnolo, vivere scalza e senza mutande in mezzo alle erbe: io. Non voleva nemmeno venire al matrimonio... il regalo me lo diede due anni dopo, sotto il ricatto di battezzare mio figlio nella Basilica dei Fieschi, chiesa di famiglia. E questo nonostante mio marito le piacesse moltissimo. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ERBANDO A LEVANTO 16 E 17 OTTOBRE A LEVANTO

    All'interno della bellissima manifestazione Sapori Verticali a Levanto (Sp) ci saremo anche noi di Erbando. Sabato 16 e domenica 17 Ottobre dalle 11 alle 18 in piazza del Popolo nel mercatino delle eccellenze saremo presenti con il più possibile numero di esemplari di erbe selvatiche commestibili di Liguria, ma non solo, per parlarne con voi. qui>>>IL MIO PREBUGGIUN https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/01/20/il-prebuggiun#:~:text=Per%20Prebuggiun%20o%20meglio%20%22prebogi%C3%B3n,e%20bollite%20in%20abbondante%20acqua. Potremo chiacchierare anche di tutte le erbe, sempre selvatiche, per fare i cuscini di Luppolo, di Elicriso, di Tiglio, di Iperico ecc. ecc. qui>>> DEI CUSCINI PROFUMATI E FATATI https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/06/27/dei-cuscini-profumati-e-fatati-herbal-sleep-pillows E non dimentichiamo il nostro Progetto Lana, le nostre prove di tintura con le erbe, parleremo anche di queste, sempre erbe selvatiche, comuni. Vi aspettiamo!!! Tutte le informazioni sull'evento nella pagina FB https://www.facebook.com/SaporiVerticali/ Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • FUNGHI, E ANCORA FUNGHI, SÌ .... MA QUALI FUNGHI?

    - Tre meravigliosi Porcini di varietà diverse e di diverso habitat - Il primo a sinistra un Porcino classico prevalentemente abitante del bosco di castagno, al centro un Porcino detto del Re perché fra i migliori per gusto, compattezza della carne e profumo, più facilmente rinvenibile fra querce e cerri, a destra meno pregiato per sapore e odore, ma di più lunga durata e resa, carne sana e compatta, il Porcino classico del sottobosco di faggio Avviso: questo NON È un post ad alto interesse scientifico, ma una piccola divagazione personale, come un giro nel bosco con me in questi giorni. È il momento di ammetterlo, questo ottobre 2021 c'è una crescita record di funghi porcini, belli, sani, una vera goduria per i fungaioli. Purtroppo queste giornate eccezionali, che arrivano dopo un prolungato caldo torrido e una abbondante pioggia, favoriscono l'avventura di chi fungaiolo non è e si improvvisa, convinto che sia il momento giusto per raccogliere, visto che ce ne sono tanti. Questo post vuole essere di complemento al precedente Funghi, Funghi, Funghi qui>>> dove già avevo scritto alcune considerazioni e ricette e intende affrontare con semplicità alcuni errori di valutazione da parte di chi è meno pratico. Sulla commestibilità è sempre meglio non scherzare, anche i più esperti possono sempre sbagliare. Di seguito metterò alcuni casi che mi sono capitati e avendo sempre avuto a che fare con boschi e funghi non mi hanno tratto in inganno, ma a volte è davvero difficile. Il primo eclatante è quello della foto sotto, una probabile Amanita pantherina vicina e simile ad un porcino buonissimo. Il colpo d'occhio iniziale è davvero notevole, però anche senza raccoglierlo si individua la differenza nel cappello, la viscosità dell'Amanita confronto alla cuticola liscia del porcino a destra. In questo caso era appena piovuto e la pioggia aveva contribuito a eliminare le verruche classiche dell'Amanita che altrimenti si sarebbe presentata più o meno così: A un occhio non attentissimo, anche dopo averlo raccolto, si sarebbe potuto incorrere in un errore fatale. Nelle foto successive anche la sezione del gambo può ingannare, ma ad osservando meglio si individuano i resti di alcune verruche e si indovina un futuro anello. Tolgono ogni dubbio le lamelle sotto e una forse punta che il porcino non ha mai. Per complicare non si vede per nulla il bulbo ad uovo in fondo al gambo, caratteristico delle Amanite, e questo è un altro motivo per sconsigliare la raccolta di funghi molto piccoli. L'odore non conta, l'Amanita non puzza e dopo aver toccato tanti porcini non è certo la differenza di profumo che serve per l'identificazione. Potrebbe chissà anche non essere la terribile Amanita pantherina, ma scoprirlo dopo averla mangiata non sarebbe per niente piacevole, visto che è fra i funghi più velenosi. Certo non è nemmeno parente del suo vicino. L' Amanita pantherina condivide l'habitat del porcino, al punto che spuntando spesso qualche giorno prima dei funghi buoni viene definita "spia". Una confusione che può davvero essere mortale la si può fare fra l'Amanita vaginata, commestibile, e la terribile Amanita phalloides. Non potrò mai dire quale delle due è quella della foto sopra, in quanto mi sono sempre rifiutata di correre dei rischi per un fungo e disinteressata a distinguerle per mangiarle. Pare che le striature sul bordo del cappello, la mancanza di anello e bulbo grosso alla base le faccia distinguere. Personalmente sono andata per funghi con chi le raccoglieva con certezza, ma allo stesso tempo mi è toccata la conoscenza di un esperto fungaiolo che certissimo l'ha cotte, sbagliando e provocando la morte di un convitato. Anche questa è una "spia" della prossima nascita dei porcini. Un altro scambio meno pericoloso si può avere con il Porcino del fiele, il Tylopilus felleus, praticamente se non velenoso, impossibile da mangiare per via del sapore disgustoso. L' errore di mettere un esemplare in cottura con funghi buoni inquina il gusto degli altri rendendo il piatto immangiabile. La somiglianza è davvero tanta, lo si riconosce per le striature scure sul gambo sempre lungo e cilindrico, e per l'imenoforo, cioè la parte in questo caso sotto, che è sempre tendente al biancastro poi rosata e infine grigia. A questo proposito, l'imenoforo è una delle parti più importanti per il riconoscimento del fungo. Posto quasi sempre sotto al cappello è la struttura dove risiedono le future spore e l'osservazione di forma, colore e come è più o meno attaccato al gambo è utilissima per l'identificazione del genere e della specie. Una delle prime nozioni da imparare. A guardar bene anche il cappello è un po' troppo a punta. L'odore quasi nullo tendente all'acido, ma come dicevo inattendibile quando si è maneggiato diversi funghi. Se si mettono i due funghi a confronto si vedono meglio le differenze, spesso dividono il territorio. Nel caso della foto sopra non avrei dubbi sulla possibilità di sbagliare, ma non è detto che chi si approccia per le prime volte non possa confondersi, visto che sembrano due bei porcini, non fosse per il colore di cappello e gambo. Per quanto mi riguarda sono convinta che si tratti di un fungo da non raccogliere. Devo aggiungere che in queste zone, dove si possono trovare tranquillamente molte varietà di ottimi funghi porcini e non, poco mi curo di riconoscere con l'esatto nome scientifico quelli che ottimi non sono e che pur sembrando però porcini non sono. La micologia è una disciplina delle scienze biologiche che per l'identificazione esatta dei funghi passa attraverso microscopi e strumenti precisi, misurazioni e conteggi esatti, non dall'occhiata e basta. Occorre la sezione del fungo, osservarne l'eventuale viraggio di colore toccandolo, individuarne l'odore con certezza. Sfogliando vari libri di funghi ho scoperto essercene tanti che vengono raccolti e mangiati pur non rientrano negli "ottimi", alcuni sono buoni solo dopo cottura ma la mia opinione resta perché mai prenderli se ho a disposizione quelli che voglio di buonissimi? Questi sopra, che non so identificare con il nome preciso, ma potrei azzardare la vecchia terminologia di qualcosa tipo Boletus luridus, è chiamato qui Ferun ed essendo non raccolto prospera in abbondanza e se ne trovano esemplari molto grandi. È uno dei funghi che cambia colore toccandolo e questo ne determina già la non appartenenza ai Porcini. Se fosse quello che penso è uno dei funghi che contiene delle tossine termolabili e quindi per diventare commestibile, non buono, necessita di lunghe cotture, e mi chiedo perché prenderlo? Per la serie "non so cosa è ma non è un Porcino" anche questo rimane per quanto mi riguarda nel bosco. Il gambo troppo giallo, il cappello troppo convesso, il colore troppo rosso nemmeno mi ha fatto venire voglia di andare oltre. Anche questo toccandolo vira di colore e quindi non è di mio interesse. Certo sono tutti che al primo sguardo non attento possono farti venire un coccolone da aspettativa disillusa. Più o meno questi somiglianti al porcino ma con gambo più sottile fibroso e cambio di colore vengo chiamati qui "stinguafamiggia" e questo dovrebbe già dirla lunga sul possibile evento dal quale ha avuto il nome, anche se non lo penso così pericoloso da "estinguere una famiglia" Sotto un altro simile. Ci sono poi funghi che mangiavo e non mangio più, anche se non ne ho mai mangiato in quantità. Le Manine, o Ramarie, sono ormai state incluse fra i funghi con tossicità da crudi, che necessitano di bollitura e che in grande quantità provocano comunque disturbi gastrointestinali, salvo il rischio poi di confondere le varie specie di Ramaria o Ditola fra loro visto che ce ne sono alcune davvero tossiche anche da cotte. Un altro che non consumo più è lo Steccherino, genere Hydnum, anche per questo fungo il valore commestibile viene messo in dubbio per l'amarognolo che rilascia, specie se l'esemplare è vecchio e comunque va consumato sempre ben cotto. Alcuni suggeriscono di eliminare gli aculei sotto, proprio per togliere un poco l'amaro. Spesso confuso con l'ottimo Galletto o Finferlo, Chantarellus cibarius, con il quale non c'è paragone in termini di gusto, si distingue proprio osservandolo sotto per gli "aculei" al posto delle lamelle classiche. Ripeto ho la fortuna di poter accedere ai migliori funghi che un bosco può offrire perché rovinarmi il gusto con la mediocrità? Altro fungo che in casa non si è mai mangiato, ma che ricordo in vendita dal verduraio, così come ricordo di aver accompagnato a raccoglierlo un'amica che ne era ghiotta, è il chiamato qui in zona Pevèn, o Clitocybe nebularis, perché esce un po' più tardi a fine ottobre. Sono ormai state riconosciute le tossine che contiene, che potrebbero essere eliminate con una lunga cottura, durante la quale però dette tossine pare vengano emesse con il vapore, fino a provocare disturbi e mal di testa in chi occasionalmente le inala. Ne è stata quindi proibita la vendita e sconsigliato il consumo. Niente da spartire con il parente stretto Clitocybe geotropa ora Infundibulicybe geotropa meglio conosciuto come Cimballo, o Fungo di San Martino, che ahimè non riconosco più, non e che da alcuni esperti viene quasi assomigliato per il sapore al tartufo. Non ho fatto in tempo ad impararli per bene con chi li conosceva e le somiglianze sono davvero troppe con altri funghi. foto dal sito di Funghi in Italia qui >>>https://www.funghiitaliani.it/topic/15436-infundibulicybe-geotropa-bull-fr-harmaja-2003/ Le foto seguenti sono rubate (si evince la differenza con le mie) dall'amico Antonio Andreatta, solo per mostrare alcuni funghi che spero nessuno raccolga mai, senza bisogno di tante spiegazioni. La riconoscibilissima Amanita muscaria, molto pericolosa, chiamata così per le sue proprietà moschicide. Ricordo i primissimi anni delle mie vacanze qui in una casa nel bosco, non andavo ancora a scuola, il piatto nel centro del tavolo con una bella grossa Amanita cosparsa di zucchero e le mosche attirate che vi morivano sopra in pochi minuti ... Pericolosa perché? A parte i gravi disturbi che provoca l'ingestione, a volte curabili solo con trapianto di fegato, se nessuno si può ingannare quando si presenta come nella foto, esiste la possibilità di confonderla con l' Amanita caesarea dopo una pioggia che le ha fatto scivolare via le verruche bianche, non prestando attenzione al fatto che l'Ovolo buono ha l'imenoforo a lamelle di un bel giallo carico, al confronto di questo velenoso che lo ha bianco. Occorre sapere che esistono anche Amanite velenose di colore giallo aranciato SENZA le verruche bianche, ma sempre completamente bianca sotto e nel gambo Spesso sono assieme e mi è capitato di trovare una famiglia di Ovuli buoni con nel mezzo una o due di queste tossiche. Ovolo buono - foto dal web - Ovolo velenoso Ancora di più rimane difficile distinguerli quando l'ovolo è chiuso, ragione per cui è sempre meglio diffidare e non raccogliere, in Italia è comunque proibita la raccolta di ovoli chiusi. Per due motivi: raccogliendo il fungo in quello stato se ne impedisce la propagazione delle spore e perché il consumo errato di ovuli chiusi rappresenta ancora la prima causa di morte per avvelenamento da funghi. -Possibile Ovolo velenoso mortale- -Ovolo buono- In questo stadio può essere confuso con le mortali Amanita phalloides e Amanita verna. Mi duole dover raccontare comunque come l'Amanita muscaria sia stata usata dai tempi antichi come droga per i suoi effetti allucinogeni date le proprietà psicotrope, fino ad arrivare a bere l'urina per cinque o sei volte di chi la consumava... Ancora oggi, anche in Italia, c'è chi mangia questo fungo dopo averlo sottoposto a trattamenti particolari. Se si va in Giappone è possibile che lo servano, specie in salamoia senza che lo si sappia. Leggende narrano che è grazie a questa Amanita che le renne di Babbo Natale volano. Personalmente ho conosciuto due persone trapiantate di fegato per averla assaggiata e tanto mi basta. Altra bellissima foto di Antonio, la posto solo perché mi fa venire in mente un Cortinarius e forse lo è. Dubito che a qualcuno potrebbe venire voglia di raccogliere e assaggiare questo fungo, ma chissà ... anche perché alcuni odorano di pane appena sfornato. Mi da l'occasione di parlare del genere Cortinarius, che non sono solo blu, ma soprattutto comunemente marroni, aranciati, ocra ecc. e potrebbero essere confusi con altri commestibili. Anche qui la famiglia dei Cortinarius, un mondo a parte, che la paura di sbagliare mi ha impedito di riconoscere i pochi commestibili da quelli che non lo sono e passata la voglia di provarci. Sì, perché oltre a essere quasi tutti velenosi, pochi con scarso interesse culinario, molti con conseguenze mortali, sono anche infidi. I sintomi, spesso legati ad un insufficienza renale, che portano quasi sempre al coma e alla successiva morte, avvengono giorni e giorni dopo, anche due settimane, quando non si riconducono più alla consumazione eventuale del fungo, con conseguenze spesso tragiche. Con questo esistono anche funghi di colore blu o violaceo commestibili, ma perché rischiare se non si ha la conoscenza esatta? Altre foto di miei bellissimi ma sconosciuti incontri, che non mi fan venire voglia di provarne la più o meno commestibilità, e tanto meno raccoglierli o distruggerli come vedo troppo spesso fare. Il fungo ha un'importante funzione ecologica nel bosco di vitale importanza per l'albero con il quale vive in simbiosi e distruggere esemplari con il bastone solo perché non sono commestibili o non li si conoscono è un comportamento cretino e pericoloso. Mancano all'appello Colombine e Galletti, cioè Russule e Chantarellus e le inconfondibili Trombette da morto, Prataioli e Tiulli la buonissima Mazza di Tamburo dei quali ho accennato nell'articolo precedente qui>> Aggiornerò il post appena e se cominceranno a nascere ... Ma c'è qualcosa meglio di un cesto così? Non ci si improvvisa fungaioli, un po' ci si nasce, e come per tante altre cose servono passione, sensibilità, intesa ed equilibrio con la natura. Gli spettacoli ai quali ho assistito in questi giorni osservando le orde che entravano nei boschi, senza nemmeno parcheggiare la macchina decentemente, urlando e schiamazzando, pestando e raspando posti dei quali si disinteressano per il resto dell'anno, mi fa amare sempre di più il mio isolamento dal genere umano. Pensare di essere un amante della natura attraversando un bosco rombando con una moto da Trial, approfittando del fatto che in queste zone i pochi abitanti sono troppo anziani per tener conto delle loro proteste, per credere di arrivare prima, raccogliendo o meglio distruggendo qualsiasi cosa si incontri sul proprio cammino, mi fa rimpiangere i tempi quando esisteva ancora "la temanza" un misto di terrore reverenziale e di rispetto se ti fossi permesso di raccogliere un fungo troppo piccolo, avessi raspato nel terreno o in qualsiasi modo alterato l'ambiente incantato del bosco. Molto interessanti sono alcuni video su You tube che possono avvicinare chi proprio non ne sa niente del magico mondo dei funghi perché se magia esiste quella dei funghi senz'altro lo è. Seduta nel bosco penso ai funghi e alla loro magia. I funghi, si sa, sono cugini in prima delle fate e come diceva mia madre hanno i loro segreti. Quando vieni scelto da loro non devi tradirli andando a spantegare in giro dove decidono di farsi vedere da te e nemmeno darti delle arie accompagnando altri, non toccati dalla stessa malìa, per vantarti di come tu invece sei in segreta intesa con loro. Sono suscettibili, gelosi, si offendono e non ti parlano più o meglio non si faranno più vedere nemmeno da te. Insomma per un po’ ti tengono il muso. Concessa invece la condivisione con altre persone da loro prescelte, persone che in giorni particolari dell’anno gli arriva addosso "il morbin" di andare a vedere in quel posto, fossero pure le sette di sera e fossi già in pigiama, perché il fungo quando ti chiama ... Ordunque in questi giorni più volte mi sono recata qui, io ho trovato i miei, mio figlio i suoi e abbiamo avuto orde di barbari ieri e oggi. Questo bosco è frequentatissimo, sulla strada, anche stamattina c’erano altre persone, ma appena entrata sul solito sentiero, ecco ... volevano farsi trovare da me. E non mi venite a raccontare quella che sono nati stanotte perché non è vera, e nemmeno che voi trovate i funghi, perché sappievatevelo sono loro che scelgono chi gli pare per farsi trovare. p.s. Ahahahahahah ... (risata) Sono appena venuta a conoscenza di una App per il riconoscimento funghi .... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • ERBE D'AUTUNNO

    ERBE D'AUTUNNO Ho fatto un giro per erbe. Dopo le prime piogge qualcosa è spuntato. Ho perciò deciso di organizzare per SABATO 2 una passeggiata di riconoscimento. Certamente non è come a primavera e il terreno è provato dalla grande arsura, ma qualcosa si può trovare. Comprendo che il tempo di preavviso è poco ma ormai si deve programmare così di giorno in giorno. Per sabato si prevede ancora una bella giornata di sole. Per chi è interessato la modalità è quella dell'anno scorso. Ai partecipanti, previo contributo all'Associazione, verrà consegnato un taccuino per raccogliere qualche foglia delle erbe che incontreremo durante la passeggiata e costruire così un erbario personale che potrà essere portato a casa per approfondire le annotazioni che ognuno vorrà fare. Luogo d'incontro: presso la sede dell'Associazione località Ghiggeri, Varese Ligure orario: dalle 15 - 15,30 in poi L'intero incontro avverrà all'esterno nei sentieri circostanti, si prega di intervenire con calzature e abbigliamento adatti. Si raccomanda il rispetto delle norme anticovid Non saranno superate le 15 presenze, è consigliato quindi prenotarsi al più presto al 3486930662. Date le difficoltà di linea (siamo tra i monti) si consiglia di usare wsapp. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DEL SALE, DEL SÂA E DELLA SAÖA, E ALTRO DALLE CUCINE ANTICHE CHE NON CI SONO PIÙ

    Al giorno d'oggi per conoscere un uomo bisogna mangiare sette salme di sale I Malavoglia - G.Verga Scrivere del sale e della sua importanza per l'uomo, nelle poche righe di un post sarebbe stato quasi ridicolo, studiosi autorevoli hanno scritto libri su libri, tante sono le cose che si dovrebbero dire, ma le prime giornate autunnali portano dei ricordi e questo non sarà altro che un post nostalgico sull'uso nella vita contadina di alcune cose ormai dimenticate nelle cucine di una volta, soprattutto qui sull'Appennino, prendendo spunto da due recipienti che qui, dal sale hanno preso il nome. L'oggetto nella prima foto, in queste zone, è chiamato Saä-oa (chissà se si scrive così), più semplicemente cassetta del sale e l'idea mi è venuta scoprendo che è appesa nella mia cucina ma sono pochi che entrando sanno cos'è e persino il nome dialettale rischia di scomparire con le poche persone che ancora lo conoscono. Eppure ancora non molti anni fa la sua funzione era talmente importante che dalle dimensioni si poteva intuire il benessere della famiglia, tanto che una volta le giovani donne prima di sposare andavano a curiosarne le condizioni, prima di accettare le galanterie di un giovanotto. La mia, ereditata, grande, mostra con la sua generosa misura la condizione piuttosto benestante, per quell'epoca, della famiglia. Non a caso la paga, il salario, proprio da sale deriva, tanto era prezioso, in quanto i soldati romani erano pagati anche con il sale, e ancora oggi si dice: " pagare un conto salato" Prezioso perché l'unico che poteva conservare gli alimenti, e chi viveva lontano dal mare ne soffriva la mancanza, e per averlo doveva pagare dazi e gabelle. Numerose le strade del sale che si trovano a cavallo degli Appennini, la più importante la Salaria Nova, fondata dai Sabini per raggiungere l' Adriatico e approvvigionarsi di sale, visto che quello del Tirreno non bastava. Della nostra via del sale, quella da Liguria a Piemonte, ho già parlato qui>>> , con l'incredibile storia che ha portato la Bagna Cauda, a base di pesce , ad essere un piatto piemontese. Tornando all'oggetto di cui sopra, tra gli scarni arredi che si trovavano nelle grae , il seccatoio, unico locale dove si cucinava, qui nelle case sull'Appennino, fino a poco più di 50 anni fa, la Saä-oa aveva il posto d'onore appesa al suo chiodo, fra l'incavo nel muro che custodiva i preziosissimi fiammiferi, i bricchetti , direttamente dalla parola francese briquet = accendino, e l'angolo rotondo scavato per riporre la campana, u testu . Nel mezzo del locale un quadrato di pietra refrattaria, il seau, dove si accendeva il fuoco, una catena appesa, la chenn-a, dove si attaccava il paiolo, o il testo , la campana, intorno massimo due banche, le panche, niente tavolo. Delle ricette dei cibi sotto il testo ho già scritto diverse volte. Questa cosa della mancanza del tavolo mi stupì non poco, appena arrivata qui, sapevo che si mangiava sulla panca, con il piatto in mano, ma dove si preparava, dove si ammanniva? Niente acqua in casa, quindi niente lavandino, in un altro locale più fresco una ramai-nna, un secchio con l'acqua fresca e il coppo, il mestolo, pronto, e il sa-ä , il mortaio, almeno così qui in dialetto, si chiama. Sa-ä perché usato per pestare il sale, che veniva acquistato solo grosso e integrale. E poco usato per fare il pesto, che sull'Appennino il basilico soffre il freddo e si riusciva a coltivare pochissimi giorni all'anno. - Sa-ä, ramai-nna, coppo, vascelle-a, tagiòe e mêzalùnn-a - Nello stesso locale la màstra , l'unico vero mobile, quasi sempre in castagno, con cassetti e antine per conservare farina e altro, sopra il piano dove impastare la pasta giornaliera senza uova e con il brénno, la crusca, la famosa pasta a vantaggio di cui già raccontai qui ricetta e altro>>> . In un angolo u levau , il crescente, il pezzetto di lievito madre tenuto in serbo per impastare ,due, massimo tre volte, la settimana il pane. Il modello di madia sotto in foto è il classico ligure genovese, dell'Appennino. Tutto ben chiuso al riparo dai topi dall'anta a ribalta che non bisognava mai dimenticare di chiudere. Gesti e profumi che non esistono più. - foto dal web - https://www.facebook.com/marketplace/item/409493697102844/?ref=search&referral_code=marketplace_search&referral_story_type=post&tracking=browse_serp%3A61549f24-c075-478d-9e18-9095a3ce587f Se il locale era sufficientemente al fresco e si aveva qualcosa da mettere via in un angolo la moschea , l'armadio di telai di griglia finissima, dove riporre salami, formaggio, piatti di latte a fare la panna, uova, sempre al riparo di mosche e topi. E forse questo scritto nasce dall'ingenua battuta di mio figlio, che mentre tanti anni fa, gliene mostravo una, spiegando a cosa servisse, semplicemente dicendo: - Era per le mosche - mi rispose: - Allevavano le mosche? - Da qui si comprende il baratro generazionale che c'è stato in pochissimi anni tanto che chi è nato dopo la guerra l'ha ancora usata e chi è nato vent'anni dopo non sa cosa sia, ammesso che ne abbia mai visto una. Anche la moschea, definiva il benessere della casa, perché più grande era, evidentemente più cose si avevano da riporre. Un modello più piccolo era usato anche in città, per essere appeso fuori alla finestra, in inverno, come frigorifero naturale. In casa, quasi sempre un coltello solo, grande, squadrato, usato al posto della mezzaluna per fare il battuto di lardo, di prezzemolo e aglio o simili. L'altro coltello lo aveva in tasca l'uomo di casa, a serramanico, l'unico legittimato ad usarlo, anche se poi erano le donne di casa a tirare il collo alle galline ... Pochissime forchette, più cucchiai, di ottone spesso, perché se non era zuppa era stufato e minestra, pochissime stoviglie, qualche piatto nella vascelle-a , qualche tazza, di terracotta o ceramiche poco pregiate. Le pentole una, forse due, ad esser ricchi una padella. Certamente uno o più paieu, paioli di rame o ghisa con il manico per essere appesi sopra al fuoco. Come teglia ho già raccontato di come si usassero le foglie di castagno, qui>>> Il castagno albero sovrano... L'olio, preziosissimo qui fra i monti, avuto solo in cambio delle giornate a raccogliere le olive, da parte delle giovani donne e i ragazzi che passavano il monte a piedi per fermarsi nelle case in riviera tutto il tempo della battitura e raccolta, veniva conservato nelle giâre di terracotta, anche queste liguri riconoscibili nella forma, con il mestolino appeso per l'uso. Con il fondo dell'olio che si formava si faceva il sapone. Immancabile il macinino per il caffè, mia suocera non avrebbe mai bevuto del caffè che non fosse stato macinato in giornata, penso che adesso molti non ricordino che il caffè è in semi tostati, anche se ho visto che le più recenti e costose macchine per il caffè da casa prevedono l'uso del caffè in chicchi. Ho pure fatto in tempo a imparare a tostarlo con le conseguenti sgridate se non si stava attenti e si faceva appena appena bruciare. Manualità e sensibilità scomparse, piccoli gesti che però insegnavano attenzione e cura. In un angolo del fuoco u brìccu , smaltato blu o bianco, con il caffè preparato una volta al giorno semplicemente facendo un decotto di polvere di caffè e acqua, dove poi si formava il deposito sul fondo e lentamente si faceva scendere il liquido aromatico nella tazzina. Se certi gesti sono scomparsi di alcuni odori non abbiamo nemmeno memoria, ricordo il giorno che entrata nella casa di famiglia, almeno vent'anni dopo la morte del suo ultimo abitante, ho trovato nella stalla, malamente buttato, il bricco del caffè, ho sollevato il coperchio e l'aroma che è uscito non lo scorderò più. - Chi non sa stare in cucina non sa stare nemmeno in chiesa - Potrei aggiungere altro, chissà forse dimentico tante cose, ho scritto di getto, ma il post nasce proprio dal desiderio di ricordare e se forse mi verrà in mente qualcosa di altro farò un aggiornamento. Voglio solo dire che non ho 200 anni, nonostante tutto, quello che descrivo l'ho visto e gli oggetti fotografati li conservo e molti li ho usati, e non me ne vergogno, come chi invece ha scambiato una vita semplice, certamente faticosa, come sinonimo di povertà e chissà perché, da non ricordare se non con disagio e imbarazzo. Potendo scegliere, senza rinnegare nulla e senza falsi ideologismi io ho scelto la ricchezza della semplicità e sono ancora qui. Cucino nel fuoco a legna e qualche volta, poche, nel microonde, vado a lavare alla fontana ma tutti i giorni uso la lavatrice e comunico con internet, mentre passeggio nel bosco per erbe e fiori. Vivo il futuro dentro al mio meraviglioso passato. https://www.lellacanepa.com/single-post/del-rumf%C3%B2-ronf%C3%B2-rumford https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/11/28/paneprofumo-di-pane https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/01/21/torta-di-riso-finita-e-allora-rifacciamola https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/12/16/sua-maest%C3%A0-re-pesto https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/07/06/fiori-antichi-dei-miei-giardini-spariti Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti . Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • TORTA DI PORRO

    Ti ritrovi tuo figlio a cena, hai poche cose in frigo e l'unica cosa che trionfa nell'orto sono i porri. Si fa un torta di porro quindi. Nel caso ne basta uno, visto che è quasi un chilo. Della pianta avevo più o meno già parlato qui>>Fior d'aglio, visto che si trova anche selvatico, anche se non delle dimensioni delle varietà selezionate per coltivare. Il periodo migliore è durante l'inverno, dopo i primi freddi, ma nel mio orto sono diventati già molto grandi e quindi non ho resistito ad usarne almeno uno per questa ricetta. Ortaggio dalle incredibili proprietà salutari, ricco di vitamine e minerali preziosi. Utile per l'intestino e problemi urinari, consigliato nelle diete. Citato nella Bibbia e amato dall'imperatore Nerone, convinto che il porro lo aiutasse a mantenere una voce limpida La torta di cipolle o di porro è nella tradizione ligure da sempre credo, può essere un antipasto o come ho fatto io un piatto unico, gustoso ed economico. Il porro ha sapore più delicato, ma nulla vieta di usare le cipolle. Per questa torta preferisco unire la prescinsêua più che la ricotta, fa davvero la differenza, e stasera non mi sono fatta fermare dal fatto che non avevo comunque né una né l'altra in frigo perché ho sempre in dispensa il caglio per farmela e quindi la prima cosa che ho preparato è questa, la ricetta è qui >>La mia prescinsêua Tagliata a rondelle sottili la parte bianca del porro, basta farla stufare per una decina di minuti in padella con olio e poca acqua e coperchio. Nel mentre si prepara la solita pasta matta che ho già descritto diverse volte, >>qui e si lascia da parte coperta. Una volta appassito il porro, andrà mescolato a due- tre uova, due o tre cucchiai di formaggio parmigiano, la prescinsèua e qualche fogliolina di timo o maggiorana. Controllo il sale. Tirata la sfoglia e messa sulla teglia, in questo caso da 30cm, riempio con il ripieno preparato. Copro con un altra sfoglia e metto in forno caldo a 180° per circa 40 minuti. Se si vuole si può mettere più di una sfoglia, tirata sottilissima, per fare un simil effetto sfogliato. Meglio lasciarle perdere un pò' di calore appena tirata fuori dal forno, si assesta il sapore. Pur essendo note le virtù del porro nelle diete dimagranti, dubito che funzionino in questo caso, in due ce la siamo mangiata tutta! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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