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  • È NATALE ... nonostante tutto.

    Post estremamente difficile quest'anno, mi è stato chiesto di scrivere qualcosa in proposito, fra tradizioni e ricette, quello che faccio o che ho sempre fatto io. Non sono la persona più adatta, se da me ci si aspetta descrizioni di acquisti frenetici e pantagruelici pranzi con decine di parenti, dopo essere scesa dagli sci. Se la devo raccontare tutta e chi mi conosce già sa, abbiamo sempre vissuto in casa il Natale in maniera particolare avendo un padre particolare. Mio padre amava farsi i cavoli suoi, e tutto quello che facevano gli altri non faceva per lui, doveva però combattere con mia madre che voleva riunioni parentali e sfogarsi in cucina, così noi abbiamo sempre fatto il "Finto Natale di Casa Canepa". La singolare tradizione iniziava circa un mese prima dove si cominciava a spacchettare regali "che tanto è Natale", con varie cene per gli auguri fra gli amici, per finire con una grande tavolata di parenti la domenica prima di Natale, ai quali tutti, era imposto di far finta che ne avessimo 25, quindi menù, regali baci e abbracci e Buon Natale a tutti. Qualche volta, i giorni dopo, si partiva per la seconda casa nel paesino sperduto (qui dove abito ora) e lì si rifaceva un altro Natale, con molto meno magia perché avevamo già aperto i regali, mentre tutti ma proprio tutti intorno festeggiavano e noi si bivaccava da un divano all'altro fra i vari Zanna Bianca e La Vita è meravigliosa trasmessi in tv. Il mio divertimento era tutto nell'organizzare presepi viventi e recite con i bambini, andare di casa in casa dove nei giorni fra le feste, si ammazzava il maiale, in un trionfo di salsicce fresche, sanguinacci e imparare a legare il salame. Qualche volta, tante purtroppo, la giornata di Natale si passava a fare l'odiato inventario in negozio e non era cosa facile avendo più di 20000 articoli in vendita. Nel tentativo di riaccendere tradizioni antiche della Liguria riproponendole, andavo chiedendo a nonni e zii, ma quelle scoperte non ebbero successo in famiglia tant'è che erano state volutamente abbandonate, a cominciare da quella di mio bisnonno, vera ed originale ligure, della cena di magro a base di cavoli bolliti e la colazione la mattina di Natale bevendo una scodella di brodo di trippa. Messe al voto le tradizioni ci fu chi chiese perché non eravamo nati in luoghi più ameni. 🤣🤣🤣Personalmente non conosco nessuno che le ottempera più. Nelle case più abbienti il brodo di "sbira" era completato con cappone, carne di manzo e palline di salsiccia, dove poi per il pranzo, che iniziava al pomeriggio, venivano cotti i natalini, o maccheroni di natale, lunghe e grosse penne lisce, che mettevano a prova la buona volontà di tutti per riuscire a prenderli nel brodo con il cucchiaio. Seguiva il cappone con la mostarda, in anni più poveri sostituito con il Cappon magro, allora piatto povero di verdure e pesce con salsa verde. Il giorno di Santo Stefano finalmente i Ravioli, ma come nella migliore consuetudine i ravioli alla genovese erano e sono costituiti da una sfoglia con pochissime uova, un ripieno di erbe selvatiche più indivia e scarola, formaggio, poca carne e poche uova, conditi con il Tócco, pezzo di carne cotto a lungo in poco pomodoro fino a disfarsi. Per secondo oltre la carne del sugo, una bella Cima. Di tradizione anche i berodi, i sanguinacci che arrivavano caldi dalla campagna. Non poteva mancare il Pandolce, da non confondersi con il panettone e nemmeno con il pandolce basso, invenzione recente, e questo sì che rappresentava la capacità delle donne di portare in casa il Natale. La lievitazione del pandolce era seguita come la nascita di Gesù e foriera di buoni o cattivi presagi a seconda del risultato. L'albero di Natale per la Liguria è l'Alloro, ricco di significati, ricordo le macellerie, i besagnini, le rosticcerie con fuori i rami di alloro, in casa un ramo addobbato con mandarini e poco altro, e il ceppo che avrebbe dovuto bruciare a lungo nel camino e ina ramma nel pandolce. Sposata in terra di confine quale è questa, se faccio un passo sono a Parma, se ne faccio due sono in Toscana, nessuno voleva sentire parlare di brodi di trippa e simili. Qui i ravioli sono grassi di carne di maiale e uova e il loro sugo un ragù che guarda all' opulenta Emilia, i secondi un trionfo di carni, di animali spesso macellati in quel periodo e l'albero assolutamente il Ginepro. Anche qui un pandolce seguito amorevolmente nella lievitazione, ma con un di più di vassoi di roêtte, baci di dama pezzi di turta in prexón, gobelletti, amaretti ecc. In questo pot pourri ne è risultato un Natale molto personalizzato, ma mai senza il presepe con le statuine di cartapesta degli anni '50, ognuna con un significato, e una vecchia di più di 100 anni che rappresenta un tipico personaggio del presepio genovese, il mendicante zoppo. Raffigura il povero senza lavoro, il menomato, il migrante, colui che è costretto a dipendere dall’elemosina, che cerca, chiede, vagabonda, chiunque sia senza mezzi e senza assistenza e per questo è l'unica statuina che può dare le spalle alla stalla, a Gesù Bambino. Mi è sempre anche piaciuto tanto preparare molto la casa, tutte decorazioni fatte a mano, corone di tralci e bacche raccolti nelle passeggiate o palline fatte con vecchio velluto e passamanerie recuperate Per il pranzo, della riviera ligure mi è rimasto il Cappon magro, che a volte mancando il pesce, mia madre se lo inventò magrissimo solo di verdure e spesso così lo faccio. Grazie ad una conoscenza che li insegnò a mia madre, in casa mia non è Natale senza Tortellini girati sul dito e piccolissimi. Non piange nessuno se faccio i Ravioli. Poi un buon Arrosto, spesso di maiale, la Cima la preferisco a primavera. Sempre ma proprio sempre, in autunno al tempo dei funghi, un'arbanella con quelli piccoli, i più belli sott'olio, è messa da parte per l'antipasto di Natale. Non so cosa sarà quest'anno, da anni i nostri natali sono ridottissimi, tre massimo quattro persone, gli altri non ci sono più, l'argomento regali non mi tange, da anni se e quando è il caso non aspettiamo natale o compleanni per farceli. Certamente posso dire che il singolare metodo di mio padre mi ha abituato a Natali diversi, poco tradizionali. Per quanto riguarda gli sci, l'unico paio che io o i mei figli abbiamo visto sono quelli di legno che mio marito, con il pezzo di legna sotto il braccio, usava per andare a scuola quando negli anni '50 le nevicate erano abbondanti anche qui, questo senza che niente o nessuno ci abbia mai impedito di andare. Aggiungo un pensiero per la messa di mezzanotte, il nostro prete di campagna aveva 29 chiese per nove parrocchie, e per Natale si faceva scrupolo di fare personalmente almeno una messa in ognuna con un tour di "messe di mezzanotte" dalle otto di mattina a sera fonda che al confronto le polemiche di questi giorni su quando e come mi fanno solo sorridere. Ma la mattina di Natale poteva succedere che mia madre cercando fra le fronde dell'albero in sala, fasciato malamente in un pezzo di carta matta trovasse un gioiello per lei, con un biglietto e una poesia scritta da mio padre, perché Natale è Natale ... nonostante tutto. Qui sotto cliccando i link per le ricette nominate della mia tavola di Natale, aggiungerò a breve quella dei Ravioli e di un Arrosto. Ho risparmiato a chi legge, anche questa volta, quella del brodo di trippa. https://www.lellacanepa.com/single-post/ravioli-e-ravioli I MIEI TORTELLINI https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/12/22/i-miei-tortellini IL MIO CAPPON MAGRO https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/12/24/il-mio-cappon-magro-anzi-magrissimo TÓCCO DE CÀRNE E FÓNZI https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/04/06/T%C3%93CCO-DE-C%C3%80RNE-E-F%C3%93NZI-N%C3%89IGRI-sugo-di-carne-e-porcini A ÇIMMA. https://www.lellacanepa.com/single-post/2018/08/15/a-%C3%A7imma-la-cima-alla-genovese PANDOLCE https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/01/03/il-pandolce-genovese-o-pand%C3%B4%C3%A7e-zen%C3%A9ize I CANESTRELLI https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/12/17/canestrelli-e-roc3aate LA CROSTATA https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/04/12/CROSTATA-AL-LIMONE GOBELLETTI https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/12/16/dolci-gobelletti BACI DI DAMA https://www.lellacanepa.com/single-post/baci-a-tutti?fbclid=IwAR2pCoHLBns5uyOetPG2v9WK16x7kSUOamaA6NE1bnp7za2e-xK989kGzvA https://www.lellacanepa.com/single-post/i-caramellati-della-sig-ra-graziella ALLORO https://www.lellacanepa.com/single-post/2017/12/26/L%C3%96F%C3%8AUGGIO-PE-DIGER%C3%8E-lalloro-per-digerire-e-altri-usi Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • IL PANDOLCE GENOVESE O PANDÔÇE ZENÉIZE 🍪

    Co-o mae solito camallo ve spediscio ben fasciôu, (ma però non de regallo) o pan dôce comandôu, câo Feliçe, che bon pan! O pâ proprio un marsapan... li gh’è drento do çetron, do fenoggio, do vin bon, pignêu freschi, e che zibibbo ... Martin Piaggio 1811 foto Pasticceria Copello - Chiavari - Ormai mi fischiavano le orecchie... Un altro Natale e ancora non avevo scritto la ricetta del dolce ligure più classico dei classici: O Pandôçe Zeneise. E per Pandôçe Zeneise intendo quello alto, quello che a volte viene chiamato Panettone Genovese... orrore! Poi mi invitano a parlarne a un evento al Musel a Sestri Levante insieme ad altri ben più illustri esperti, per la parte che riguarda la ricetta o meglio le ricette. La telefonata d'invito diceva: - chissà quanti pandolci impasta lei! - È stato il giorno nel quale sono stata costretta a confessare che non l'impasto proprio più il Pandolce... o meglio io lo impasterei anche, ma poi me lo mangio tutto da sola perché pochi siamo e poco ne mangiamo... si fa prima a comperarlo. Dopo aver rispolverato le mie vecchie ricette, aver intervistato il pasticcere più amato in riviera, trovato due vecchie foto sono andata e di ritorno come potevo non condividere qui? La storia in breve è che il Pandolce genovese è vecchio vecchio, pare che quando Andrea Doria nel '500 indisse un concorso per la ricetta perfetta, era da qualche secolo che i genovesi confezionavano un pane con Zibibbo, di origini forse persiane, mentre Toni, lo sguattero di Ludovico il Moro, non aveva ancora impastato per sbaglio il suo dolce, che piacque così tanto allo Sforza da onorarlo con il nome di Pan de Toni ... Le Crociate, la Repubblica di Genova, la fama di marinai girovaghi dei genovesi portò qui prima che altrove Uva Sultanina e Zibibbo, Frutta Candita (che diventerà una specialità ligure) e fu facile usarli per ricordare un pane arricchito che qualcuno aveva assaggiato forse in Persia e che veniva servito al re da un giovane paggio la mattina di Capodanno. Questa usanza fu trasportata qui, visto che è il fantìn di casa, lo scapolo più giovane a portarlo in tavola al cospetto del capofamiglia, e la prima fetta riservata alla mamma che recita l'augurio: Vitta lunga con sto’ pan! Prego a tutti tanta salute comme ancheu, comme duman, affettalu chi assettae da mangialu in santa paxe co-i figgeu grandi e piccin, co-i parenti e co-i vexin tutti i anni che vegnià cumme spero Dio vurrià. Per la ricetta ne esistono mille e più di mille, ogni pasticcere, panettiere ha la sua, ogni casalinga ha la sua. Sì perché fino ai primi del '900 il pandolce si faceva in casa e come fa fede questo vecchio libro di ricette, in casa era meglio. La preparazione lunga e laboriosa, intanto l'uso del lievito madre, che per fortuna ora è tornato di moda, con le diverse e lunghe lievitazioni che ne conseguono, con ansie varie, riti scaramantici, "sperlengoie", segni della croce perché le lievitazioni andassero a buon fine, tanto da costringere le donne di casa a portarselo a letto, insieme al "præve" lo scaldino con la brace che avrebbe mantenuto costante la temperatura. In tutti questi anni passati, dove ho assistito alla preparazione in casa di persone anziane, ho vissuto con loro "l'apprensione da pandolce" che questa ricetta creava, così la trepidazione all'assaggio e la conseguente approvazione per essere definita una perfetta donna di casa se il dolce veniva inappuntabile. Ad oggi credo che tutto derivasse dal fatto che il costo degli ingredienti era ed è abbastanza elevato perché un eventuale fallimento fosse ritenuto un fatto grave. Dopo la ricetta antica del libro vi posso passare la ricetta, per altro già pubblicata altrove, del pandolce della rinomata e antica Pasticceria Copello di Chiavari, (qui>>>) con tutti i diversi passaggi 500 grammi di lievito madre fresco (crescente, levòu) 500 grammi farina Manitoba impastare e mettere a lievitare finché non raggiunge il doppio del volume aggiungere 1 kg farina impastare e mettere a lievitare finché non raggiunge il doppio del volume Ai 2kg-2,5 e mezzo d’impasto ottenuto aggiungere uguale peso di farina, impastare meglio con un’impastatrice, fino ad ottenere una pasta omogenea Aggiungere circa 570 gr di burro morbido 570 gr di zucchero 7 uova 180 gr. Latte 15gr. Sale Impastare fino a raggiungere una bella elasticità Aggiungere: 1900 gr di uvetta 700gr di cedro e arancia candita 180gr di pinoli Un pizzico di vaniglia Continuare ad impastare fino a raggiungere un’omogeneità completa Dividere l’impasto in pezzature da 500 o 1000 gr. come si desidera Impastare un poco ogni forma a mano fino a formare una cupola Mettere a lievitare coperte in luogo tiepido Raggiunto il doppio del volume incidere con una lametta un taglio a triangolo sulla superficie Cuocere in forno caldo statico a 200° per un’ora circa le forme da un chilo Questa ricetta presenta l'uso delle uova, non è detto che per altre sia così, in diverse ricette antiche non vengono usate. foto Pasticceria Copello - Chiavari - Come si evince si tratta di lavoro lungo e laborioso, quasi impossibile a mano se non si possiedono forti braccia, le lievitazioni fra un passaggio e l'altro possono durare anche otto o dieci ore e devono essere fatte a temperatura costante. Come dicevo esistono mille e più ricette, fra queste quelle delle donne di campagna che almeno qui, usavano cuocerlo nella teglia, come forse si faceva davvero all'inizio, null'altro che un pane con l'aggiunta di qualcosa, spesso poteva essere solo quello che si aveva, quindi i pinoli erano magari sostituiti dalle noci, l'uvetta dai fichi, gli ingredienti più parchi, ma l'ansia sempre la stessa, quella della lievitazione, specie l'ultima di 8 - 12 ore che poteva pregiudicarne il risultato. Scrivo anche questa ricetta più o meno uguale ad altre di diversi paesini dell'entroterra: 500 gr. farina 250 zucchero 200 burro 200 uvetta 100 cedro candito a cubetti 100 latte 50 pinoli 50 lievito di birra 30 liquore tipo rum 3 uova vaniglia Preparare un lievitino con il latte caldo e 100gr. di farina. Far levitare. Unire il resto della farina, insieme a zucchero, una punta di vaniglia, e tre uova intere Far lievitare sempre in luogo a temperatura sufficientemente calda costante senza spifferi. Quando raggiunge il doppio del volume unire il burro quasi fuso, l'uvetta ammollata prima in acqua, il cedro, i pinoli, il liquore se gradito. Impastare a lungo fino ad assorbimento di tutti gli ingredienti in maniera omogenea, versare in una teglia con il bordo alto. Spennellare in superficie con latte e cospargere di zucchero semolato. Fare ulteriormente lievitare e cuocere in forno a 180° Tutto questo finché si parla del Vero Pandolce Genovese alto. Un'altra storia tutta diversa per il Pandolce basso, chissà perché chiamato Baciccia, come la maschera genovese. Non sembrò vero alle comari di casa, ma anche a certe pasticcerie desiderose di creare qualcosa di nuovo, all'avvento delle bustine di lievito chimico istantaneo di risparmiarsi le ansie delle lunghe lievitazioni e quindi impastando tutto ottenere un Pandolce basso ma molto appetibile. È un'altra cosa rispetto a quello alto, la consistenza rimane più friabile, non liscia ma non per questo meno buono, anzi, ma non può essere considerato un dolce da tradizione.e Ecco una delle tante ricette che si trovano, quella che ho fatto per anni 1 Kg di farina, io uso quella autolievitante della Spadoni 2 hg di uvetta 2 etti di canditi 2 etti di pinoli 4 etti di burro 3,5 hg di zucchero acqua di fior d’arancio Impastare velocemente tutto con il burro morbidissimo, quasi sciolto, porzionare, formare a cupola e infornare a 180°. Oltre a essere velocissima, è utile anche per fare mini pandolci da fare come segnaposto. San Bias El Benediss la Gola El Nas Qualunque sia il tipo di Pandolce andrebbe riservata una fetta al povero che bussa alla porta, come si usava una volta, e un'altra conservata in un tovagliolo per essere consumata il giorno di San Biagio il 3 Febbraio, per proteggere dal mal di gola. Il santo protettore appunto della gola, avendo salvato un ragazzo che stava soffocando a causa di una lisca conficcata, dandogli un pezzo di pane. Non fu l'unico miracolo, era usanza portare a benedire il panettone una volta cotto e posarlo in sacrestia vicino ai tanti. Uno di questi fu dimenticato, e il frate Desiderio incaricato della benedizione poco alla volta se lo mangiò tutto. Quando la donna, appunto il 3 febbraio, si ricordò di andarlo a riprendere, il frate imbarazzato non sapeva come raccontare il malfatto, ma nell'involto dimenticato sorpresa! c'era un panettone intero ancora più grande e lievitato del precedente. Gridando al miracolo da allora si consacrò un pezzetto di dolce, da mangiare quel giorno per ricordarlo. Questa sì è una leggenda milanese acquisita anche da noi, ma fra scambi di ricette e di leggende tutto il mondo è paese... chissà poi da dove veniva quel tal Toni che sbagliò la ricetta del dolce di Lodovico... che fosse stato a Genova? Qualche momento dell'evento sul Pandolce Genovese organizzato dall' Associazione Camelot di ieri al Musel di Sestri Levante. Sono intervenuti oltre a me Giorgio Getto Viarengo, la nutrizionista Polyanna Zamburlin, il Sig. Grondona, alcune attrici della Compagnia Teatrale I SENZAPRETESE che hanno letto poesie in genovese. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • LA MIA PICCOLA PASTICCERIA SECCA

    Nei ristoranti di lusso c'è sempre un cuoco addetto solo ai dessert, un eletto che passa la giornata tra spezie aromatiche, panna fresca, frutta, torte, pasticcini: esattamente quello che vorrei fare io per guadagnarmi da vivere. Isabel Allende , Afrodita, 1998 AMARETTI, BRUTTI MA BUONI, PINOLATE, PETITS FOURS Le feste son vicine e se pur non ci saranno molti parenti e amici in visita, lo stesso non voglio rinunciare al mio vassoietto di piccole pastine secche che fanno tanto festa, da servire ad eventuali ospiti con il tè. Ho già descritto Baci di Dama ( qui>>> ), Gobelletti ( qui>>> ), Canestrelli ( qui>>> ) oggi invece mi sono deliziata nel preparare piccole quantità di Amaretti , Brutti ma Buoni, Pinolate , Petits fours , così li chiamavamo un tempo. Ho deciso di riunire tutte le ricette in un solo post, per via degli stessi ingredienti e poca differenza nel procedimento. Il tempo dedicato facendoli insieme ma diversi, si risparmia in pulizia di stoviglie e altro adoperati, con il risultato a lavoro finito di trovarsi un bel vassoio di dolcetti più o meno impiegando lo stesso tempo che si userebbe per farne una qualità sola. Mentre cuoce una varietà si prepara l'altra. Gli ingredienti per tutti mandorle, a volte pelate a volte no, nocciole in qualche caso se si vuole, albume, zucchero. Le quantità veramente minime, tanto per un albume ogni volta, si possono raddoppiare, ma a me bastano così, giusto per farli e divertirmi. Ricordare che un albume d'uovo pesa tra i 35 e i 37 grammi. Tutti vanno tolti dal forno quando ancora sembrano molto morbidi e chiari, altrimenti raffreddando seccherebbero troppo. AMARETTI Questa ricetta è denominata in casa "Amaretti della Gabri", per via dei quantitativi importanti che aspettavamo portasse la tal Gabri a tutte le riunioni fra amici. Questo è un amaretto non morbido, spugnoso. Se si vogliono secchi secchi basta farli cuocere di più. È un misto di mandorle e nocciole ma è possibile farli anche con sole mandorle. Occorrono: 90 gr. di mandorle non pelate 90 gr. di nocciole leggermente tostate e pelate 125 gr di zucchero semolato vaniglia, estratto o un pizzico di vanillina un albume qualche armellina ( qui>>> ) o poco aroma di mandorla amara Tritare nel mixer nocciole e mandorle non finissime, mescolarle allo zucchero e alla vaniglia in una ciotola, aggiungere l'albume appena appena battuto con una forchetta, impastare poi con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formare delle palline e sistemandole su carta forno in teglia, appiattirle appena appena. Far cuocere in forno a 160° forno statico, 20 minuti circa, con attenzione che non colorino troppo. Se si vogliono degli amaretti morbidi, di sola mandorla, raddoppiare il peso delle mandorle, eliminando le nocciole, aggiungere l'albume questa volta sbattuto a neve fermissima, con movimenti leggeri dall'alto al basso per non smontare il composto. Con questa dose ho ottenuto più di 50 amaretti. BRUTTI MA BUONI 100 GR. DI MANDORLE NON PELATE (oppure NOCCIOLE , come piace di più, io mandorle) 90 gr. di zucchero semolato (io zucchero di canna) un albume Tritare questa volta grossolanamente le mandorle oppure le nocciole Montare a neve l'albume con lo zucchero e aggiungere il trito e mescolare piano. Mettere il composto in un pentolino di acciaio e far asciugare con attenzione a fuoco dolcissimo sempre mescolando per qualche minuto. Con l'aiuto di due cucchiai formare dei mucchietti sulla carta forno in teglia Infornare a 140° - 150° per mezz'ora o poco più sempre sorvegliando attentamente che non secchino troppo PINOLATE Per questi dolcetti occorre accendere un mutuo per comperare i pinoli, visto anche il procedimento. Inutile farli con pinoli che non siano italiani, la differenza si vede qui >>> A Varese Ligure abbiamo un negozio che vende pinoli, mandorle e nocciole a prezzo di ingrosso in pacchi da chilo o mezzo chilo, così ogni anno a Natale ci regaliamo pinoli e mandorle. L'alternativa è raccogliere le pigne e procurarseli, come ho già fatto qualche volta. Occorrono: 50 gr. di mandorle pelate (anche qui sarebbe opportuna una piccola quantità di mandorle amare) 110 gr. di zucchero semolato un albume Mescolare un attimo le mandorle pelate in una ciotola con lo zucchero prima di tritarle finissime, mischiare la farina ottenuta con lo zucchero e aggiungere l'albume. A questo punto occorre sbattere a lungo, diversi minuti, contro le pareti della ciotola fino a che lo zucchero sembra sciolto e si forma un impasto morbido e liscio. Con l'aiuto della sac à poche formare dei punti grossi come una moneta. Su un piano vicino si preparano stesi una discreta quantità di pinoli. Si solleva la carta forno con i mucchietti di impasto, che non cadranno se della consistenza giusta e si capovolge sui pinoli (ecco perché ne occorrono molti) si preme leggermente con la mano, si rigira, si aggiustano un poco e si mette in forno a 140° per 25 minuti. SI tolgono chiarissimi. È praticamente impossibile attaccare pochi pinoli per volta su ogni mucchietto di impasto senza questo metodo. PETITS FOURS Ho lasciato questi per ultimi, perché è necessario lasciarli asciugare una notte, o 12 ore, prima di cuocerli. Occorrono 100 gr. mandorle spellate 100 gr. zucchero semolato 70 gr. zucchero a velo un albume un limone Per queste dosi sarebbe opportuno che l'albume fosse di un uovo grande, più o meno 40 gr. da aggiungere poco per volta per non compromettere il risultato Macinare finissime le mandorle con lo zucchero, nella ciotola aggiungere la buccia di limone grattugiata, e lo zucchero a velo (ricordarsi di setacciarlo, io l'ho dimenticato!) e l'albume semi montato impastando con il cucchiaio fino ad ottenere un impasto liscio omogeneo ma sostenuto. Con una sac à poche e una bocchetta stellata grande formare le pastine sulla carta forno. Per agevolare l'operazione inumidire appena la teglia così da fissare la carta. Premere con forza e con una leggera torsione sollevare la bocchetta Andrebbero decorati con mezza ciliegia candita rossa, verde. e filetti di mandorla. Non avendole ho usato quadretti dei miei Hoshigaki , kaki secchi di cui parlo qui >>> , pezzetti di Cotogna candita, e mandorle. Coprire con un telo leggero e mettere a seccare in un luogo fresco, non nel frigorifero Dopo 12 ore cuocere a 140 per un quarto d'ora circa. Mi sono distratta un attimo, ho sbagliato la temperatura del forno e a 160°, come si vede nella foto, oltre ad essersi "seduti" troppo, in pochissimo tempo sono anche troppo coloriti, devono essere tolti dal forno molto chiari. Ce ne sarebbero altri, ma avevo finito le mandorle ... Ho giocato poco più di due ore oggi pomeriggio e con poche cose ho circa 125 pastine, che conserverò una volta raffreddate in una scatola di metallo, cercando di dimenticare che esistono 😂😜. Se si esclude mandorle, che non posso procurarmi in natura, e pinoli, che sono davvero un lavoro lunghissimo raccogliendo le pigne, le nocciole le ho, gli altri ingredienti sono economici, come dire ne vale la pena. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti . Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di " Donne da Ieri a Oggi " una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di " Erbando " un ricercato evento che produce sempre il " tutto esaurito " da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PAN DI ZENZERO A MODO MIO

    Dove o da chi ho avuto questa ricetta non potrei mai dirlo, ho nelle nebbie della memoria che fosse originale svedese. Pur essendo semplicissima ha delle caratteristiche che la rendono particolare e bisognosa di fiducia per essere realizzata, e se ho continuato a farla è perché per me è buonissima. Può essere usata per fare i classici biscotti o le casette decorate con la glassa a tema natalizio. Non ha uova e l'aspetto appena finito di impastarla non è incoraggiante, ma andiamo per gradi. Occorrono: 250gr. di burro di qualità 200ml di miele di castagno 400 gr. di zucchero di canna, uso quello fine dell'Eridania 200ml di acqua 650gr. di farina pochissimo lievito da dolci, mezzo cucchiaino Spezie un cucchiaino da te di zenzero un cucchiaino da te di cardamomo un cucchiaino da te di chiodi di garofano in polvere 2 cucchiai di cannella e ancora a piacere noce moscata, anice stellato sempre in polvere. Sciolgo a bagnomaria il burro con il miele, tolgo dal fuoco, aggiungo zucchero dove avevo mescolato le spezie, l'acqua, sempre mescolando la farina. A questo punto si può assaggiare e nel caso aggiungere ancora spezie. Il tutto avrà una consistenza molle tipo un impasto da torta, a vederlo così poco compatibile con la possibilità di modellare biscotti, ma basta metterlo in frigo, in un contenitore chiuso per un giorno, ma si può anche due o tre, l'impasto dura in contenitore coperto in frigo anche un mese, e trascorso questo tempo l'impasto indurito, sarà modellabile, sempre con una certa rapidità perché con il calore tende a ri-ammorbidirsi. Si stende come una comune frolla, si tagliano velocemente le forme, non troppo sottile, specie per i pezzi delle casette, meglio con gli stampi, si mettono con la carta forno su un vassoio in frigo per una mezz'oretta e poi si cuociono in forno a 140°. Questa pasta tende a gonfiarsi e deformarsi in cottura e fredda gonfia meno, si può anche omettere il passaggio in frigo, come si possono preparare e mettere in congelatore e poi direttamente in forno quando si vuole. Detto tutto ciò penso che comunque l'aggiunta all'inizio di un uovo non cambierebbe di molto il gusto, forse aiuterebbe nella consistenza, ma ripeto a me piace molto così. Se per la casetta non si hanno le forme, basta disegnare e o meglio stampare su un foglio uno dei tanti modelli che ci sono su internet, così da non dimenticare dei pezzi. Lasciare raffreddare molto bene prima di tentare la decorazione. Per fare i vetri delle finestre uso poco isomalto, messo nei fori prima di infornare, ma bastano pezzetti di caramelle dure, che col calore si sciolgono. DELLA GLASSA Il mondo che mi si aprì quando partecipai ad un corso con importanti personaggi nel settore dell'icing e del piping, e le cose che vidi fare dal vero, mi fecero capire che mai avrei potuto aspirare non dico a certi livelli, ma nemmeno a quelli più terra terra Questi artisti perché artisti sono, e fra questi Donatella Semalo e Eddie Spence, fanno cose con la glassa che nemmeno immaginavo possibili, io a malapena un puntino storto. Nella specialità biscotti decorati, sogno ancora un corso con Evelindecora. In rete i video più esaurienti che ho trovato sono di Emma's Sweets, specie per capire bene la consistenza giusta. Per arrivare a questi risultati hanno prodotti e strumenti specifici dove per esempio lo zucchero è uno zucchero impalpabile speciale (sotto nella foto) e beccucci dal foro talmente piccolo che non passa uno spillo. Molti usano la polvere di meringa al posto dell'albume Di questi quelli indispensabili sono almeno i beccucci di acciaio professionali PME dell' 1 e del 2. Sono da lasciare completamente perdere tutte gli attrezzi in plastica, le siringhe, e simili. Utili i sac a poche usa e getta se non si riesce a fare il cornetto di carta da forno. Tutti questi articoli, una volta introvabili si possono tranquillamente reperire su internet e averli con pochi euro Per la consistenza https://www.youtube.com/watch?v=_eGFTz-Hs6s&t=186s&ab_channel=Emma%27sSweets Per la decorazione https://www.youtube.com/watch?v=-zR5rIG4nrs&t=111s&ab_channel=Emma%27sSweets Anche se i miei risultati sono modesti lo stesso ho potuto assistendo, capire qualche regola ferrea. - Tutti e dico tutti, gli utensili usati vanno puliti benissimo con alcool alimentare o con aceto, sgrassati perfettamente, asciugati e possibilmente in acciaio o vetro non in plastica. - L' albume deve essere assolutamente a temperatura ambiente da almeno un giorno e passato in un colino. Se si hanno problemi a usare il bianco d'uovo crudo preferire quello confezionato, in vendita ovunque, che è pastorizzato, ricordando che un albume pesa all'incirca 35-37 grammi. - Un pizzico di cremor tartaro che lo tiene su, a me povera mortale, in effetti chi se ne intende non lo mette - Un cucchiaio di acqua o due gocce di limone - Mescolare l'albume con il cremor tartaro e l'acqua e quando inizia a schiumare unire metà dello zucchero e una volta assorbito l'altra metà. - Sbattere con le fruste elettriche per almeno cinque minuti a velocità media cercando cioè di far inglobare meno aria possibile. La glassa non ha bisogno di gonfiare. Deve essere lucida e della consistenza giusta, cioè sollevando la frusta deve rimanere una bella punta Le dosi: - 35 gr. di albume - 250 gr. circa di zucchero a velo il più fine possibile - un pizzico di cremor tartaro - un cucchiaio di acqua Ci sono centinaia di proporzioni diverse per fare la glassa, con la pratica ognuno trova la sua. Montata la glassa occorre un "tempo di maturazione" in frigo, coperta con la pellicola "a pelle", cioè aderente, perché non passi aria, almeno un'oretta. Così si conserva fino a tre giorni in frigo. Questa consistenza serve per le decorazioni classiche, se invece si vuole ricoprire tutto il biscotto o comunque superfici più grandi serve una glassa leggermente più liquida e questo si ottiene aggiungendo UNA GOCCIA DI ACQUA alla volta per un massimo di 7, 8 gocce fino ad avere una densità simile allo yogurt. Meglio spruzzata, nel video si vede molto bene. Non si può recuperare una glassa troppo liquida. Fatta la glassa si fa il cornetto in carta, o se ne adopera uno usa e getta, dove si infila il beccuccio di acciaio inox da 1 mm. massimo due. Il cornetto di carta deve essere piccolo, per poterlo tenere in mano fra pollice e indice, la carta forno deve essere di buona marca resistente, inutile cercare di descrivere a parole, in questo video è spiegato benissimo https://www.youtube.com/watchv=Eop0XP9_Fm0&ab_channel=Milli È possibile colorare la ghiaccia con colori meglio in gel, mai mai liquidi. I cornetti con i vari colori vanno preparati prima e posizionati con la punta su uno strofinaccio appena umido perché non secchi e seccando occluda la punta. Se si vuole prendere la mano basta stampare un disegno semplice, posizionare sopra a un foglio di carta forno e in trasparenza provare a seguire i contorni. Queste decorazioni su carta forno seccano velocemente e si possono poi staccare e usare. La glassa serve per unire i vari pezzi delle casette Si possono decorare i biscotti anche con la pasta di zucchero. Per la neve la farina di cocco è quella che secondo me è più decorativa. Quest'anno mi sono divertita con le "arbanelle"di Natale, o Candy jar da regalare alle amiche, molto facili, un misto di polveri, (cacao, zucchero, amido) per fare la cioccolata a casa, da aggiungere solo il latte e sopra qualche biscotto decorato. Qui sotto qualcuno dei miei "paciughi".

  • I CARAMELLATI DELLA SIG.RA GRAZIELLA

    Una persona non muore mai se c'è qualcuno che la ricorda Ugo Foscolo Questi dolci, un altro classico dei giorni di festa della mia infanzia, sempre troppo pochi nel vassoio dei pasticcini, a fare a chi fa prima a prenderne uno... e mai saputo il nome ... "quelli con la pasta di mandorla" ... Da grande li ho preparati, spesso per questo periodo, sempre un numero limitato in mezzo agli altri. Poi un giorno chiacchieri con un'amica di dolci di Natale e lei ti racconta dei Caramellati di sua mamma, che produceva in quantità industriale da regalare agli amici. Caramellati? chiedi ... cosa sono? e così lei ti racconta di come tutti gli anni, prima delle feste, c'era un giorno, in casa sua, fra sua mamma e sua zia dedicato a dividere prugne, datteri e noci, a impastare la finissima pasta di mandorle, farcire la frutta e infine ohh! passarli nel caramello, e dell'attesa di parenti e amici di ricevere il pacchettino di dolcetti, una tradizione familiare insomma. Mi assale la voglia di provare la versione caramellata e a lei di ritornare a sentire quel gusto, ora che sua mamma, la Graziella, non c'è più. Gli ingredienti pochi: mandorle e ugual peso di zucchero a velo, poca acqua di rose, non avendola sciroppo di rose. Il procedimento semplicissimo: spellate le mandorle, messe nel mixer con lo zucchero e fatte diventare finissime fino a che estraendo l'olio diventino una pasta modellabile. Come sempre ingrediente d'obbligo: la pazienza. Per una prova bastano: 100gr. di mandorle con la pelle 100gr. di zucchero a velo un cucchiaino di sciroppo o acqua di rose Le mandorle si sbucciano facilmente. Si fa bollire un pentolino d'acqua, si immergono le mandorle per pochi minuti, poi una ad una si tolgono dall'acqua e premendo sulla parte tonda la pellicina marrone viene via con facilità. Si asciugano poi al calore mite del forno aperto, non devono tostare. Consiglio l'uso delle mandorle con la buccia per questi pasticcini perché infinitamente più buone delle altre già sbucciate. Asciugate per bene si passano nel mixer con uguale quantità di zucchero a velo, insistendo fino a che un poco dell'olio delle mandorle fa diventare tutto una pasta. Si agevola il processo con un cucchiaio di sciroppo di rose, ma si può sostituire con semplice acqua, pochissima, o con un altro sciroppo tenendo presente che aromatizzerà la pasta. È opportuno preparare prima la frutta a metà e denocciolarla, prugne secche, datteri e gherigli di noci. Per le noci, ho le mie e per romperle lasciando interi i gherigli c'è un piccolo segreto, basta schiacciare le noci tra la cima e il fondo, "ai poli" per così dire Si impasta velocemente spolverizzando il piano con zucchero a velo. Ottenuta la pasta omogenea si rotolano dei filoncini, si staccano dei pezzi e si farcisce la frutta premendo. Per il caramello si mette su un fuoco basso un pentolino con zucchero e metà peso di acqua. Senza mescolare mai, si aspetta che bolla e che inizi a caramellare, si aggiungono poche gocce di limone e si spegne appena assume un colore dorato. Molto velocemente UNO ALLA VOLTA con l'aiuto di una forchetta (il calore potrebbe sciogliere la pasta di mandorle) si passano nel caramello i frutti farciti e si posano su di una griglia con un piatto sotto a scolare. Raffreddati si sistemano nei pirottini di carta. Una goduria. Due parole su pasta di mandorla, marzapane, pasta reale: vorrei riuscire a chiarire le differenze. Non ci riuscirò mai, come per tante altre ricette i nomi passano da una all'altra con più o meno gli stessi ingredienti tanto da non capirci niente. Di fatto esiste una pasta di mandorle di solo mandorle e zucchero a velo adatta all'uso descritto sopra, una con mandorle zucchero e albume più consona alla cotture dei pasticcini (qui>>>) una con zucchero cotto (a volte con aggiunta di glucosio o miele) che dà una pasta più fine per le coperture di torte o per la frutta martorana, ecc. Potrei dire che ritengo pasta di mandorle la prima, marzapane la seconda e pasta reale la terza, ma è solo un'opinione mia, anche i pasticceri più famosi hanno divergenze in proposito e ho sentito chiamare tutte e tre le versioni in tutte le combinazioni possibili a secondo del luogo di provenienza del dolce, quindi ... mi rimarrà il mistero. Così da tre chiacchiere in un lungo pomeriggio di un anno un po' tanto strano sulla tavola di Marta ci sarà di nuovo qualcosa di simile ai Caramellati di sua mamma, che per il pudore che spesso accompagna il dolore della perdita di una persona nessuno aveva mai provato a rifare. Non ho conosciuto la sig.ra Graziella e non ho assaggiato i suoi fruttini ma ho avuto piacere di provare e con Marta abbiamo deciso che l'anno prossimo faremo insieme una giusta quantità di Caramellati da distribuire agli amici, proprio come faceva lei con tanta generosità. E finalmente questi dolcetti hanno un nome: i Caramellati Dicono che Elena non sia più qui ma anche quest'anno ha messo in tavola i miei dolci preferiti, dicono che anche Tina sia con Elena e insieme guardino le stelle serene e immobili come loro. Non ho bisogno di sognare per sapere che invece stanno aspettando dalla mattina l'arrivo dei parenti. In quanto a Menotti ha già aperto il vino: è sempre toccato a lui per questo ha posato la mano sulla mia e lo abbiamo fatto insieme. È bello che le ombre diano gioia abbiamo luce e sangue e carne di chi è restato. Natali che durano tutti gli anni della vita. NATALE PER SEMPRE Anna Spissu. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • VIN BRULE' DELLE FESTE e i suoi BISCOTTINI

    Freddo, neve, dicembre, Natale. Tempo di regali, di visite di amici e parenti, per riscaldare cuori e membra stupiamoli con un'originale tazza di Vin Brulè dorato accompagnato da particolari biscottini. La ricetta del è quella che faccio da anni ed è modificabile a piacere con l'aggiunta di spezie che più piacciono, servono: Per 4 persone: mezzo litro di vino rosso a piacere 100 gr. di zucchero, meglio di canna 4 chiodi di garofano un stecca di cannella la buccia di metà arancia bio senza parte bianca la buccia di metà limone ugualmente senza albedo Questa è una base, già molto buona così, si possono aggiungere anice stellato, che fa tanto Natale, una grattatina di noce moscata, bacche di ginepro o quel che si vuole. Di facile esecuzione, basta mettere tutto in un pentolino sul fuoco, mescolando ogni tanto con il cucchiaio di legno per pochi minuti fino a portare quasi a bollore, senza far bollire, fino a che non si scioglie lo zucchero. A questo punto andrebbe fiammeggiata la superficie per eliminare l'alcool, pare che l'origine del nome derivi proprio da vino bruciato. È un'operazione che non faccio sempre, lo ammetto, nel caso basta un bastoncino lungo di legno, acceso, avvicinato al bordo interno della pentola per lasciar bruciare l'alcool in superficie. Dopo tutto ciò per renderlo originale basta servirlo in una bella mela rossa svuotata all'occorrenza, con uno scavino, zuccherata in superficie e per aggiungere un tocco natalizio decorata con oro alimentare. Non si deve aver timore di mangiare l'oro, è commestibile ed è reperibile in fogli, scaglie, spray o in polvere. Molto usato in civiltà più ricche di noi, nell'antico Egitto si faceva il pane farcito con l'oro, in Giappone si è sempre servito il sakè con l'oro, ma è nel medioevo che se ne comincia a fare un uso persino spropositato, tanto da costringere Galeazzo Visconti a limitare l'uso a due sole portate dorate durante i pranzi. Il termine "indorare la pillola" deriva proprio dall'uso di mescolare oro a medicinali per farli accettare meglio, quindi... Non pensate poi che sia inavvicinabile come prezzo, è ancora caro ma non così tanto e dura tantissimo. Per quel che mi riguarda sono andata avanti almeno una decina d'anni con la mini confezione che comperai a Milano. Ci sono poi tutti i coloranti alimentari per pasta di zucchero che ne contengono quella minima quantità e sono davvero accessibili. Per far rimanere ferma la mela occorre tagliare dalla base, lasciandola appoggiata sul picciolo sotto e con lo scavino svuotarla lasciando un consistente contorno di polpa. Premere il bordo della mela in una ciotola con zucchero e se si vuole, decorare con l'oro. Versare il Vin Brulè caldo e servire con biscottini alle mele e noci, o una fetta di Strudel (qui>>>la ricetta perfetta) Per i biscotti della foto ho pronta la ricetta un po' particolare che si abbina benissimo, essendo quelli alle mele e noci banali, quelli speziati si scontrano con il gusto del vino già speziato di suo e quindi mi sono inventata questi. Occorre: 50gr di farina di grano saraceno 50 gr. di farina di segale 100 gr. di farina 0 100 gr. di zucchero muscovado 50 gr. di cereali bio misti tipo muesli con avena e semi di girasole, zucca, amaranto... 80 gr. di burro morbido e al posto delle uova 50gr. di farina di ceci una decina di noci spezzettate Impasto con cura con l'aiuto di mezzo bicchiere di latte Stendo con il mattarello fra due fogli di carta forno, non proprio sottile e taglio a rettangolo Inforno a 180-200 gradi anche ventilato e lascio cuocere per 15- 20 minuti . A me hanno creato dipendenza. Essendo inventati lì per lì si possono fare tutte le modifiche e le prove che vengono in mente, è possibile sostituire il burro con l'olio, non mettere le noci, mettere noci e pezzetti di mela, sostituire la farina di ceci con un uovo, aggiungere un pizzico di lievito da dolci, chissà ... chi lo sa ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • DI SALI PROFUMATI E ACETI AROMATIZZATI

    Ma "quanti pochi" giorni mancano al Natale? Sforato il budget e ancora quel regalino da fare? Colleghe di lavoro o amiche del gruppo di burraco, dell'uncinetto o checchessia alle quali fare un presente? All'ultimo momento, con spesa praticamente nulla non rimane che il sale aromatizzato. Assurdo comperarlo visto che per prepararlo in casa ci vuole meno che a leggere questo post. Si fa praticamente da solo, bastano sale grosso e erbe. A dir la verità, e qui approfitto per parlarne, esiste la ricetta principe, quella vera, antica, collaudata, da usare su tutto, usata con gli stessi ingredienti ovunque. Conosciuta con il nome di Salamoia Bolognese, e questo potrebbe fare la differenza nell'etichetta dei vasetti preparati da regalare, ha un ferreo elenco di ingredienti che qui passo a citare come li conosco io: - 500 gr. di sale grosso meglio marino, magari integrale - un bel ramo di rosmarino - un ciuffo di salvia - 3 bei spicchi di aglio - grani di pepe a piacere Non resta che lavare e far asciugare le erbe, pulire l'aglio, tritare fini a coltello o mezzaluna e mescolarle al sale. Diffidare di prodotti troppo fini che passati ad un robot rendono amare le erbe, meglio se si vuole e si può, pestare tutto insieme, erbe tritate e sale, in un mortaio, e questo è un'ulteriore salto di qualità, magari con l'aiuto amoroso di un compagno compiacente. Se proprio non potete fare diversamente tritate con il robot solo il sale ad una misura media non fine. Mescolato bene il tutto, si può allargare in un vassoio di cartone, coperto con un foglio di carta da cucina e lasciare asciugare una notte, magari vicino al calorifero o alla stufa, o come posso fare io all'aria secca e gelida di questo bel sole dicembrino. Vasetti carini reperiti presso un qualsiasi negozio orientale o di casalinghi o se si è accorti, riciclati, una bella etichetta con la dicitura "VERA SALAMOIA BOLOGNESE TRITATA A MANO" uno spaghino, un fiocchetto, un cartellino di auguri. Se la cosa prende la mano, come spesso succede a me, ci si può sbizzarrire con gli ingredienti: - sale, limone e timo adattissimo per pesce - sale e origano per bruschette e friselle - sale e peperoncino per il barbecue e che la fantasia si scateni. Una ricetta che trovai tempo fa, chissà dove, parlava di un Sale della Zingara, e a memoria era più o meno così: 1/2 kg di sale grosso pestato insieme a la buccia di un limone uno spicchio di aglio due foglie di alloro tre belle foglie di salvia un ramo di rosmarino circa 20 gr. di pepe Pensarci per tempo e raccogliere fiori vari di campo, in estate e mescolarli al sale per un bel Sale Fiorito, oltre ad essere profumatissimo, d'effetto nel piatto. Se come me seccate di tutto, si può ancora mescolare roselline, achillea, fiori di cicoria, elicriso, tarassaco, malva, calendula, lavanda, fiori di rosmarino e chi più ne ha ne metta se eduli, e fare un sale profumatissimo, d'effetto sulla bistecca o nell'angolo del piatto anche solo come decorazione, e se non utilizzato diversamente può diventare un profumato centrotavola, anche con una candelina nel mezzo. Tutto sommato, c'è ancora più di una settimana e se vogliamo fare qualcosina in più, vicino al barattolino di Sale Aromatico una bottiglietta di Aceto Aromatico, facile ancora più che il sale. Già avevo raccontato di quello alle Rose (qui>>>), non solo è profumato nell'insalata, ma serve per curare i foruncoli e come tonico per il viso. Basta una manciata di petali di rosa in una bottiglietta di aceto di mele, lasciato in infusione per una settimana, filtrare e imbottigliare. Questo è invece è proprio l'aceto di Natale. Preparo schiacciati nel mortaio due o tre spicchi di aglio, un trito di timo e rosmarino, qualche grano di pepe nero, una stecca di cannella, 5 o 6 chiodi di garofano, qualche bacca di ginepro o di mirto, una foglia di alloro. Metto sul fuoco una pentola con un litro di aceto bianco, appena raggiunge il bollore butto dentro il mix di erbe e copro con un coperchio. Lascio in infusione anche tutta la notte, filtro, imbottiglio ed etichetto. Non avete idea di cosa sia questo aceto, anche su una triste fetta di pollo ai ferri... E poi anche qui ci si può sbizzarrire all'infinito: - aceto agli agrumi con le bucce bio di limoni, arancia, mandarino - aceto alle erbe una per ogni bottiglietta o un trito misto rosmarino, timo, maggiorana, origano - al peperoncino Preferisco Sale e Aceto aromatizzato all' Olio Aromatizzato, perché sempre meglio aggiungere questi all'ultimo momento per fare una salsa profumata, piuttosto che aggiungere ingredienti tipo erbe o altro all'olio che col tempo tendono a alterarsi e a cambiare il buon gusto dell'olio. L'unico, per me, che regge un po' nel tempo è l'Olio al Peperoncino. E quindi: un vasetto di sale aromatico, una bottiglietta di aceto di Natale o agli agrumi, una di olio al peperoncino, e se il regalo è per l'amica o l'amico appassionati di erbe, potete mettere tutto nella borsa dell'Associazione, insieme a cd e manuale, con il fiore di Tarassaco fatto a mano da me ... un gran regalo. Se interessa la borsina potete averla con un minimo contributo all'Associazione, potete contattatarmi su wsapp al 3486930662 Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • I MIEI TORTELLINI -

    Immancabili sulle tavole del Natale di casa mia. A ricordo di una signora che gestiva con il figlio un negozio di alimentari in Chiavari e di cui non ricordo il nome, che a mano faceva migliaia di migliaia di tortellini per tutti i chiavaresi e che li insegnò a mia mamma negli anni '50. La ricetta di famiglia è praticamente quella originale che potete trovare qui salvo pochissime modifiche, forse per alleggerirla un pochino. Le pur modeste dosi degli ingredienti vi permetteranno di ottenere una quantità incredibile di tortellini che rigorosamente vanno contati per averne un numero sufficiente a persona, circa una ventina. Vi consiglio di provare con metà dose, se non li avete mai fatti. Dunque, il ripieno: 100gr. di carne di maiale e 100gr. di carne di vitello, vitellone, tagliata a dadini che rosolo scoperta a fuoco lento in burro e olio e una foglia di alloro. Alzo la fiamma e sfumo con un goccio di vino bianco, sale (poco). Trito finemente 80gr. di prosciutto crudo di parma, 80gr. di mortadella e la carne rosolata. A questo proposito ricordo che se si mettono prodotti di prima qualità si ottengono tortellini di prima qualità. Mescolo in una terrina con circa 150 gr di parmigiano reggiano grattugiato, un uovo (due se sono piccole) e un nonnulla di noce moscata fino ad ottenere un impasto sostenuto. Assaggio per controllare il sale. Se non riesco ad amalgamare rimetto tutto nel Moulinette e diventerà omogeneo, perché il ripieno dei tortellini deve essere perfetto, data la poca quantità che ne va in ognuno non si devono sentire in bocca pezzi e pezzetti. Metto in frigo, coperto. Per la sfoglia: 200gr di farina bianca 00 100 di semola (oppure 300 di farina bianca 00 è lo stesso). Aggiungo la semola per dare un po' di forza alla mia farina che è sempre locale e semi integrale, pur se setacciata finissima. Faccio la solita fontana, metto pochissimo sale e due uova, e impasto per avere un impasto tenace, non morbidissimo. Cerco di non aggiungere il terzo uovo, ma piuttosto pochissima acqua. Quando assorbita tutta la farina, mi ritrovo le mani pulite, formo un palla, la avvolgo in pellicola e la metto in frigo a riposare, per un'oretta. Proseguo l'impasto con la macchina tipo Imperia, passando più e più volte pezzi di pasta fino ad avere delle sfoglie abbastanza spesse, uguali e tutte di grana fine. Questo è uno dei casi dove non provo nemmeno a fare la sfoglia a mano e spiego il motivo. La costruzione religiosa di ogni tortellino, specie da parte di una persona sola, richiede molto tempo, taglia, riempi, piega. Mentre ne faccio uno il resto della sfoglia secca e non riesco più a piegarla. Se faccio un impasto molto morbido altero, piegandolo, la forma del tortellino. A questo proposito, proprio come in una liturgia, si sceglieva in casa mia la giornata giusta, ne troppo secca ne troppo umida, non si doveva aprire le porte e fare corrente "CHE SECCA LA PASTA", gridava mia madre, e si finiva per scegliere una sera dove regolarmente si arrivava a notte fonda tagliando e riempiendo cerchietti, ma sopratutto si era tranquille senza nessuno attorno. Ci provo da anni ma non riesco a fare i tortellini se non di notte. Quindi passo poca sfoglia per volta per averla sottilissima, conservando l'altra coperta bene, e non provo nemmeno a rimpastare i ritagli, li uso al massimo per fare dei taglierini. “E l’oste, che era guercio e bolognese, imitando di Venere il bellico..." Veniamo alla forma. Pare che un cuoco burlone spiò dalla serratura una affascinante marchesa riuscendo a sbirciare null'altro che l'ombelico, ma tanto bastò che non potendo dimenticare tal adorabile particolare, cercò di riprodurlo... In tutti i libri di cucina ho trovato sempre la descrizione di un quadratino di pasta sottilissima con poco ripieno, piegato a triangolo e avvolte le due punte a unirsi. Non so perché ma i miei tortellini non sono così. Intanto non sono quadrati ma rotondi e, ogni anno, si tirava fuori il bicchierino da liquore della misura giusta, piccolissima, per tagliarli, tenuto da parte apposta. Tempo fa ho trovato l'attrezzino giusto, che poi è quello per fare gli anolini. Sopra a un dischetto, tenuto nella mano sinistra con la punta dell'indice, si posa una quantità più o meno come un'unghia, di ripieno, si piega, si chiude premendo il bordo, si tira leggermente fra il pollice e l'indice della mano sinistra per poter girare intorno all' indice destro ripiegando la parte, prima di unirla pressando sull'altra. La differenza è visibile e per me i tortellini sono i miei, forse una soluzione a mezzo nella diatriba fra Bologna e Modena che se ne contendono l'invenzione. Con un po' di pratica si riesce a farli sempre più piccoli fino a girarli sul dito mignolo. Ricordarsi che in tutti i casi, un tortellino non deve pesare più di cinque grammi... Essendo un procedimento laborioso, eseguo con largo anticipo, in grande quantità e sistemo in freezer su un vassoio, per poi appena congelati sistemarli in sacchetti, pronti da cuocere senza scongelare. Un'altra regola inconfutabile è che i tortellini vanno cotti in brodo, un buon brodo confezionato con metà manzo e metà gallina ruspante. Di tortellini asciutti non se ne è mai parlato in casa. Vado, che la notte è lunga ... Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze interessanti. Se vuoi, puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • CASSINELLI, IL MITO

    ... La mia gente che m’aspetta ancora la gente mia ce l’ho qui nel cuor ... Potrebbe accadervi un giorno di passeggiare per Osaka, entrare in qualche locale e scoprire di poter mangiare la "pizza genovese" e altro, lo stesso potrebbe succedervi in qualsiasi altra parte del mondo dal Sud America all'India, è stato ovunque e ovunque ha impastato e cotto focacce. Lui è Giulio Cassinelli, il mito della focaccia genovese e con chi se non con lui potevo iniziare questa categoria di post dedicati alla mia gente, giovane e diversamente giovane che ha fatto del proprio lavoro una passione. E Giulio diversamente giovane lo è davvero, difficile credere la sua data di nascita, nel 1936 ad aprile, il 23 per l'esattezza. Tutto di lui è giovane e frizzante, come si muove, come pensa e interagisce con tutti, come sorride alla vita e come gira il mondo senza fermarsi. Forse il mito nasce da qui, dalla sua semplicità e facilità di comunicazione con tutti, dal portare con disinvoltura più di settant'anni di impasti di pane e focacce sulle spalle che si rendono palesi solo quando lo vedi al lavoro, quando ti rendi conto che l'impasto lo riconosce, gli cresce tra le mani liscio e morbido, quando lo vedi cuocere e sfornare le sue bontà con una facilità che riesce a trasmettere con un'empatia insuperabile. Corsi che insegnano della panificazione proliferano ovunque, ma nessuno lascia l'entusiasmo di uno fatto con lui. In poco tempo con semplici, essenziali ma importanti nozioni ti porta a fare la vera focaccetta genovese, leggera, morbida e croccante, alveolata il giusto, che non unge le mani, che non ti sarà mai indigesta, o a riuscire a cuocere nel forno di casa la focaccia al formaggio di Recco Sarebbe facile per me mettere qui l'ennesima ricetta, una sfilza anonima di ingredienti banali farina, olio, sale, acqua, lievito ma non servirebbe a immergervi nella magia di farla con lui. Figlio di altri tempi, quando i bambini fortunati venivano messi a lavorare a 12 anni, nel suo caso un panificio, il mestiere del padre, i primi giorni al lavoro alle cinque, poi rapidamente alle quattro, fino ad arrivare a recarsi al lavoro alle tre d'inverno e all'una d'estate per poter avere pronta la prima focaccia alle cinque. Tutto impastato a mano, specie la focaccia, e non era di certo qualche chilo, e cerca di barare una notte Giulio, con l'amico che lavorava con lui, decide di provare con l'impastatrice, ma no, la focaccia non esce uguale, "I'impasto vuole sentire la pelle, il calore delle mani" dice lui. Anche tutti i panini sono formati a mano con una velocità che lo mette in competizione con la prima chifferatrice che arriva. Felice di guadagnare bene nel miglior panificio della zona e ogni tanto un colpo di fortuna: un turista di passaggio che entusiasta della sua focaccia gli regala 10000 mila lire a lui che ne portava mille al giorno a casa. A casa, a Camogli, oltre a papà e mamma sono cinque fra fratelli e sorelle, lui eredita il nome da una sorellina morta prima della sua nascita di difterite, famiglia onesta dove "il pane non mancava mai" racconta sorridendo. A soldato si offre per fare il cameriere e riconosciute le sue capacità si ritrova alla mensa ufficiali, dove mette da parte di nascosto qualcosa da regalare alla sera ad un soldato meno fortunato, padre di cinque figli ... Tornato fa di tutto nella sua vita, non solo pane, capo personale di un ristorante, gestisce panifici, ecc., proprio a Recco un locale ancora oggi esibisce orgoglioso l'insegna: Focaccia al Formaggio dal 1962 e indovinate chi era lì già allora a farla? Ora va ovunque lo chiamino a trasmettere il suo entusiasmo, sempre con le mani in pasta. E quando si dice mani in pasta, si dice per tutto, con lui si può imparare la focaccia al formaggio di Recco, la sua famosa pizza genovese con stracchino e un piccolo segreto, pane e impasti vari e tanto altro. Per conoscerlo basta seguire i suoi spostamenti nei vari corsi, i più vicini a me sono al Tapullo di Sestri Levante, nelle cucine dell'Accademia dei Sapori dell'ex convento dell'Annunziata, con la fedele Micaela, suo alter ego. http://www.tapullo.it/ tel. 329 955 1556 Sempre circondato da giovani e bambini usa con disinvoltura smartphone, tablet e social, lo trovate su Fb, controlla le 2 milioni e passa di visualizzazioni del suo video non solo su you tube ma su ben più importanti piattaforme. Io donna fortunata sono onorata della sua confidenza, voi cercate di frequentare uno dei suoi corsi, fosse solo per la magia di conoscerlo ... Oppure potreste, chi lo sa, incontrarlo che cuoce focacce nel deserto ... AGGIORNAMENTO 2021 Oggi all'interno di Pane e Olio 2021 c'è stata l'ennesima dimostrazione di preparazione e assaggio della focaccia da parte di Giulio. Sono cambiate molte cose in questi due anni e sono un ricordo i bellissimi corsi per imparare a farla con lui e non si sa quando e come potranno ricominciare. Nella speranza di fare cosa gradita pubblico la ricetta che ha consegnato oggi ai partecipanti e un piccolo video anche se mi scuso per l'audio non proprio chiarissimo ma questo è quello che ho potuto fare. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • PICAGGE DI MAIS E CAVOLI ALLA CREMA DI FORMAGGIO

    Avevo già parlato delle pappardelle o tagliatelle di mais in precedenza qui>>PAPPARDELLE DI MAIS AL SUGO DI PORRI E LUGANEGA Oggi invece sono a raccontare della ricetta con la quale ho partecipato al contest indetto dalla manifestazione SONO TUTTI CAVOLI NOSTRI tenutasi a Lavagna sabato e domenica scorsi, per conto dell'Associazione Culturale Erbando. La ricetta è quanto mai semplice e ovviamente sono onorata e commossa di essere stata premiata con la motivazione "per l’impegno nel portare avanti le nostre preziose tradizioni più antiche" Per la pasta ho usato 100gr.di farina di granoturco e 200 di farina di grano duro, non semola, ma può andare bene anche una farina 00, un uovo, acqua, un pizzico di sale. Ho fatto bollire il cuore di un Cavolo Broccolo di Lavagna, una varietà di cavolo propria della zona del Tigullio e coltivata da sempre nella piana dell'Entella, del quale avevo già parlato qui>>>FOCACCETTE DI MAIS E DINTORNI Ho tritato non finissimo, il cavolo bollito e l'ho aggiunto nella fontana di farina e ho impastato. Dopo aver lasciato riposare la pasta, ho tirato la sfoglia e tagliato le tagliatelle . Il termine "picaggetta" in genovese e in generale in tutta la Liguria, definisce lo strofinaccio, il canovaccio da cucina di cotone che un tempo aveva un anello di fettuccia, "la picaggia" appunto, per essere appeso. La parola compare già nel 1588 in Rime diverse ecc. parlando di calzoni tenuti su da una fettuccia comodi da portare e svelti da togliere Che no han da desgroppà che unna picaggia ... Anche in altre regioni si usano parole simili, gli studiosi tendono ad associarle ad "appiccare" nel senso di appendere e così le tagliatelle larghe tra gli 8 mm. e un cm. vengono chiamate picagge, come è la misura di una comune fettuccia di cotone. Per curiosità riporto che la misura delle vere tagliatelle bolognesi è stata codificata in 8 mm. da cotte e 7 da crude, che sarebbe pari alla 12.270a parte della Torre degli Asinelli. Cavolo! divago... tornando alla ricetta, bollite le tagliatelle in abbondante acqua salata, si condiscono con una salsa di formaggio ottenuta sciogliendo del formaggio San Stè (qui>>) grattugiato, in poca panna e latte. Ho usato questo tipo di formaggio per la ricetta presentata a un contest che prediligeva i prodotti locali, ma nel caso è fattibile con il formaggio che più piace, per esempio un taleggio. Se piace in ultimo, un pizzico di peperoncino. Cavoli e granoturco si sposano benissimo come si può assaggiare anche con LA PUTA qui>>>, la polenta con i cavoli, piatto tipico invernale della tavola contadina, e non solo in Liguria. Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • EVENTI

    DAL 26 AL 28 NOVEMBRE - LAVAGNA Sono limitate a due le partecipazioni di Erbando agli ultimi eventi del 2021. La prima data è quella della della terza edizione di SONO TUTTI CAVOLI NOSTRI a LAVAGNA, il 27 e il 28 NOVEMBRE prossimi, con un GALÀ DI PRESENTAZIONE VENERDÌ 26 a scopo benefico. Un evento ricco di proposte di ogni tipo per far conoscere i cavoli, nello specifico il meraviglioso cavolo di Lavagna coltivato da sempre nella piana dell'Entella. Show cooking, escursioni, diverse le iniziative dirette ai bambini, mercatino delle eccellenze del territorio. È tutto nel programma pubblicato sotto. La manifestazione si terrà al Porticato Brignardello e in Via Dante, ma molte altre realtà parteciperanno in città. Erbando sarà presente al Porticato sempre con le erbe del Prebuggiun, per chiacchierare con voi, per chi volesse i manuali, ma la novità di quest'anno saranno i cuscinetti di erbe. Le erbe raccolte da noi Elicriso, Achillea, Luppolo, Tiglio, Crine, riempiono dei deliziosi cuscinetti cuciti artigianalmente con stoffe naturali antiche di recupero. Ogni cuscino ha un profumo particolare che va "ascoltato" e per questo preferiamo non spedirli, ognuno deve avere la possibilità di scegliere quello che piace. Dormire sopra a un cuscino di erbe dà la possibilità di usufruire del profumo degli oli essenziali presenti nelle erbe e delle loro proprietà. I cuscini si potranno avere dietro un contributo-donazione all' Associazione. Per saperne di più : https://www.lellacanepa.com/single-post/2020/06/27/dei-cuscini-profumati-e-fatati-herbal-sleep-pillows DAL 3 all' 8 DICEMBRE - SESTRI LEVANTE Ritorna Pane e Olio e ritorna la partecipazione di Erbando a questa bella manifestazione. Ancora da definire il programma, ma noi ci saremo, sempre con le nostre erbe e con uno Show Cooking sabato alla 16,30 in collaborazione con lo chef Jorg Giubbani . Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

  • SPEZZATINO DI CARNE E VERDURE, TANTE VERDURE

    La ricetta delle domeniche invernali, insieme ad altre di carne come brasato o stufato. A proposito spezzatino o stufato che differenza c'è? A casa mia lo spezzatino era di carne più magra e tenera, con una cottura appena un poco più veloce dello stufato che nel nome dice tutto, la pietanza al fuoco tanto che si stufa, e in effetti è un metodo di cottura di varie cose verdure, carni, ma anche pesce. Lo spezzatino poi, sempre sulla mia tavola, ha la funzione di un secondo piatto e non come stufati e brasati accompagnati da polenta o riso pilaf che diventano un piatto unico. Questo in particolare è ricco di verdure così da farne un piatto tutto sommato leggero e digeribile. In pochissimo olio e una foglia di alloro rosolo la carne, mentre taglio le verdure. Una grossa carota tagliata a spicchi e poi a rondelle, due belle coste di sedano bianco meno aromatico di quello verde tagliato a listarelle, una bella cipolla tagliata a fettine e aggiungo alla carne rosolata Intanto ho messo sul fuoco il segreto della nonna, un pentolino con un bicchiere scarso di vino bianco con dentro uno spicchio di aglio schiacciato e qualche rametto di rosmarino, che faccio scaldare qualche minuto, per poi aggiungerlo alle verdure e alla carne rosolate. Qualche cucchiaio lo uso per sciogliere pochissimo doppio concentrato di pomodoro, non tanto per colorare quanto per dare sapore, ma si può fare a piacere. A questo punto regolo di sale e aggiungo le patate a pezzi, una varietà di patate che regga la cottura prolungata senza sfaldarsi completamente. La cottura continua per almeno un'ora, un'ora e mezza, con il coperchio ben chiuso, perché si dovrebbe arrivare a fine cottura con l'umidità fatta da carne, verdure e coperchio e il vino aggiunto prima di incoperchiare. La quantità giusta per non far diventare la pietanza un bollito. Tenere controllato che non bruci e nel caso aggiungere pochissimo brodo o acqua, sempre assaggiando per il sale. Buon appetito e buona domenica! Condividi il post! e poi torna, troverai esperienze affascinanti. Se vuoi puoi iscriverti alla news letter cliccando qui>> per non perderti nessun articolo. Lella Lella Canepa, creatrice di "Donne da Ieri a Oggi" una fantastica mostra poi tradotta in un libro e di "Erbando" un ricercato evento che produce sempre il "tutto esaurito" da subito, anch'esso tradotto in un manuale dove si impara a conoscere e raccogliere le erbe selvatiche commestibili come facevano i nostri avi. Lella Canepa ama da sempre tutto ciò che è spontaneo, semplice e naturale e coltiva da anni la passione per tutto quello che circonda il mondo manuale del femminile. tramandato per generazioni da sua mamma, sua nonna e la sua bisnonna. Se vuoi, puoi metterti in contatto con Lella qui>>

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