Il Blog di Lella Canepa

L'ARTEMISIA DEI CAMPI


Sono davvero pochi anni che ho scoperto che quella che infestava il mio orto e che chiamavo con disprezzo "crisantemo selvatico" era in realtà la preziosissima Artemisia o Assenzio selvatico e mi si è aperto un mondo incredibile intorno a questa pianta facendomela amare e adesso guai chi me la tocca, anche se i vicini, piccoli coltivatori, contadini di ritorno, mi guardano ammirarla pensando che sono impazzita.

Non mi resta che condividere quello che ho letto qui e là e cercato di imparare su questa erba e invito ad approfondire, perché sicuramente le mie informazioni sono lacunose.

È dunque una infestate, in orti, prati e bordi di strade e si trova con estrema facilità.

Il riconoscimento, non fosse per la forma particolare delle sue foglie, profondamente incise, quasi come dita di una mano, lunghe e a punta, verde brillante prima e crescendo più scure sopra, biancastre sotto nella pagina inferiore, lo stelo rossastro e rigato, rigido, quello che colpisce è l'intenso odore che si sprigiona appena appena sfiorata, un profumo amaricante che ricorda qualcosa.



L' Artemisia è infatti adoperata per molte bibite analcoliche ed è uno degli ingredienti del vermouth.

Di Artemisia ne esistono diverse specie, questa comune di solito è l'Artemisia vulgaris o a volte, con piccole differenze nella foglia Artemisia verlotiorum.

Altre specie molto conosciute sono Artemisia umbelliformis, Artemisia genipi, Artemisia glacialis, presente specialmente sulle Alpi, protette e usate per fare con un infuso di alcool e erba il liquore Genepy, o l'Artemisia absinthium, l'Assenzio maggiore, distillando la quale si ottiene l'Assenzio e usata anche questa per aperitivi e bevande analcoliche.

L'aspetto di queste è completamente diverso da questa del post che si trova ovunque.

Il suo nome locale qui è erba megu, intesa come erba dottore, viene largamente usata per le sue proprietà digestive, e nella medicina popolare orientale per curare tanti altri disturbi.

Nel corso della guerra in Vietnam i soldati erano decimati dalla malaria. Americani e cinesi facevano a gara per trovare un nuovo farmaco, perché quello usato fino ad allora cominciava ad essere inefficace.

Ci riuscì una piccola ricercatrice donna, cinese, YouYou tu, che analizzando 2000 preparati della medicina popolare, scoprì il principio attivo che agiva nella pianta di Artemisia annua e che fu chiamato artemisinina. A lei, per la scoperta, fu dato il Nobel per la medicina solo nel 2015 e il preparato ancora cura la malaria.

Di recente anche l'Istituto dei Tumori di Milano sta svolgendo studi che sembrano incoraggianti sulle incredibili proprietà di questa pianta.

In questa tribolata primavera è uscito un link effetto che dava la notizia di come in Africa si usasse l'Artemisia per sconfiggere il Covid-19, è ovvio che quello che fa riferimento sono le pubblicazioni scientifiche dopo anni di studi che comprovano l'efficacia, certo è che l'Artemisia ha ancora tanto da darci.

Si può quindi usare, con la solita oculatezza, questa dei nostri campi, in infuso per digerire, ed è anche un blando sedativo, un vermifugo, insomma da saper usare.



È erba femminile, le donne ne legavano qualche ramo in cintura per essere protette, usata per favorire il parto e aiutare nel ciclo mestruale, non adatta a chi allatta per il gusto amaro che può passare al latte.

In cucina qualche foglia, specie per accompagnare le carni grasse, pare (non ho ancora provato) che i boccioli dei suoi fiori non ancora aperti, seccati, servano per massaggiare le carni molto grasse prima della cottura, per favorirne la digeribilità e conferire un particolare aroma.

Nell'orto, in giusta misura, funziona come antiparassitario, allontana afidi, cavolaia e formiche e altri ospiti indesiderati.

Purtroppo il suo polline è altamente allergizzante per i soggetti sensibili.

Come tutte le piante che avevano visibili effetti sull'uomo è da sempre considerata erba magica, immancabile nell'