Il Blog di Lella Canepa

CICERI E TRIA

nu ssapire tenìre ttre ccìceri a mmucca ...

Ogni tanto mi piace fare un'incursione fra i piatti che mi sono piaciuti di più in giro per l'Italia, soprattutto in questo periodo di reclusione forzata per tutti, perché non viaggiare con la cucina? Un giorno in Piemonte, un giorno in Lazio, un giorno in Puglia come oggi e ancor meglio nel Salento con Ciceri e Tria, Cìciari tthria.

La cucina è cultura, è storia, è geografia, è arte, il cibo è il mezzo più semplice per avvicinare i popoli, perché mangiare mangiamo tutti.

Ho assaggiato Ciceri e Tria la prima volta da Le Zie a Lecce, locale caratteristico di cucina tradizionale che sembra fermo nel tempo.

La sensazione è quella di entrare in una casa privata, a casa di zia appunto, per il pranzo domenicale di una volta.

Ciceri sta per ceci e Tria sta per pasta, una sorta di tagliatelle di semola larghe circa due cm. e lunghe 10-12, piatto in uso nel giorno di San Giuseppe.

La particolarità sta nel fatto che questo piatto, una sorta di zuppa pochissimo brodosa, oltre alla pasta fatta bollire, ne contempla una parte fritta nell'olio ed entrambe aggiunte ai ceci.



Occorre mettere in ammollo i ceci almeno 12 ore prima, poi farli a cuocere coperti di acqua fredda con cipolla, aglio, sedano, carota, una foglia di alloro fino a che non sono teneri.

Nel caso si può ovviare alla lunga cottura con la pentola a pressione.