Il Blog di Lella Canepa

IL CAPELVENERE


E se gli occhi tuoi cesii han neri cigli, ha neri gambi il verde capelvenere

Il Fanciullo - G.D'Annunzio -

Da tempo volevo parlare del Capelvenere, nella top ten delle piante più amate da mia madre. Lo so, sono monotona, finisco sempre lì, ma è pur da lei che mi viene questo amore, quando da bambina me lo fece vedere nello stesso posto dove vado a raccoglierlo ancora adesso più di mezzo secolo dopo.

Per innamorarsene bisogna guardarlo con calma da vicino, vedere come la natura crea l'elegante trina effimera delle sue foglie e il sottile ma resistente stelo nerissimo che vorrebbe ricordare i capelli della dea Venere.

Non posso che essere riconoscente a chi mi ha insegnato a osservare e capire questa bellezza che si riproduce da infiniti secoli essendo il Capelvenere appartenente ad una specie di felce.

Adiantum capillus-veneris è il suo nome botanico, dal greco adiantos che ho letto da qualche parte significa " non si bagna" e questa è la particolarità delle sue foglie: non si imbibiscono d'acqua.


Il suo regno sono le cascate ombrose, le grotte umide, le pareti calcaree dove scorre tutto l'anno acqua pulita, i pozzi.

Difficilissimo coltivarlo per mantenere questa costante umidità nel modo giusto.

In casa mia madre ci riusciva tenendolo nel bagno di casa, nebulizzandolo ogni mattina con acqua a temperatura ambiente che teneva in uno spruzzino, io non ci provo, vado direttamente a guardarmelo sul posto.

Una pianta con una bellezza così particolare non poteva non avere leggende, e diverse sono per tutta Italia le grotte, le cascate o le fonti che da lei prendono il nome e dove si narra che questa o quell'altra ninfa o addirittura Venere si bagnassero nude e un temerario pastore le guardasse e nel caso di Venere si innamorasse dei suoi lunghi e setosi cappelli tentando di rubarne una ciocca mentre la dea dormiva.

Accortasene, non rimase a quest'ultima che trasformarlo nella bella pianta del Capelvenere.


Nella medicina popolare gli si attribuiscono proprietà per impedire la caduta dei capelli ma anche incredibili capacità di sedare la tosse, di alleviare la bronchite, sia in tisana che con uno sciroppo ottenuto con le foglie, nonostante si sospetti una leggera tossicità, come potrebbero avere per esempio anche il prezzemolo o i fiori di borragine.

In Piemonte, e ricordo anche qui i miei avi piemontesi, era normale farsi il capilèr, il tè di Capelvenere, quando forse non era così semplice avere tè e caffè nelle case.

Il termine si trova ancora oggi nei discorsi degli anziani per definire qualsiasi tipo di tisana fatta con erbe.

Se si vuole provare, visto anche la capacità di aiutare il fegato, si fa un infuso con acqua bollente, al massimo si fa prendere il bollore a uno o due cucchiai di foglie, si fa riposare coperto e si beve dolcificato con miele.

Il decotto può essere un ottimo risciacquo per i capelli.